Giuseppina Luongo Bartolini, la poetessa del riscatto femminile
NELLA TERRA DI MEZZO _ di Paolo Saggese
Oggi offriamo ancora una figura poliedrica di poetessa e di intellettuale, ossia Giuseppina Luongo Bartolini, irpina di nascita, ma sannita di adozione: infatti, la sua famiglia si trasferì nel corso degli anni ‘30 del Novecento da Altavilla Irpina nella vicina provincia di Benevento.
Una figura poliedrica, perché la Luongo Bartolini, già docente e preside di Scuole superiori, è studiosa di storia, intellettuale engagée, impegnata anche politicamente – nel consiglio comunale di Benevento tra il 1970 e il 1985, dove ha ricoperto le cariche di Assessore alla Pubblica Istruzione e alla Cultura, e dunque al Traffico, ai Trasporti e alla Polizia Urbana.
Ha dato vita tra l’altro ad un Movimento Femminile Provinciale della Democrazia Cistiana (1985-1988), ha organizzato eventi e manifestazioni culturali di rilievo. Inoltre, è stata Presidente provinciale dell’Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi, ed è tra i fondatori del “Gruppo Franco” per la diffusione multimediale della poesia.
Dunque, la poesia, sebbene sia la principale attività intellettuale della Luongo Bartolini (che ha al suo attivo sedici raccolte poetiche, una di narrativa, alcune pièces teatrali), non è l’unica, ma si inserisce in un percorso di vita intenso e ricco di esperienze, carico di tensioni e di scoperte, che fanno dell’autrice una delle figure più importanti del nostro tempo, nel panorama culturale dell’intera Regione e del Sud.
Prima di offrire qualche piccolo, fugace esempio, della ricerca poetica della Luongo Bartolini, è tuttavia opportuno tracciare un quadro sebbene sommario della figura nel suo complesso, partendo da uno dei libri più importanti della studiosa, ossia “Questione donna. Variazioni sullo specifico femminile” (Foglianise, BN, 1986).
In quest’opera, con un atteggiamento che precorre in buona parte molte delle discussioni odierne sulla funzione della donna in campo politico, sulle ‘pari opportunità’, sull’assenza della donna tra i candidati e gli eletti al Parlamento nazionale ed europeo, la Luongo Bartolini, sviscerando dati e statistiche, propone una nuova immagine della donna, moderna ed emancipata, consapevole della discriminazione di cui è vittima, consapevole di quanto ancora occorresse e occorra per una piena eguaglianza di opportunità. Dunque, il libro, ancora adesso, è prezioso, e conserva la sua attualità, perché ci invita a riflettere su questioni nodali ancora irrisolte (penso anche ad un’adeguata politica per la famiglia, assente in Italia), e che ci testimonia di una società ancora fortemente attardata. Accanto a questa consistente azione politica – che propone di rifondare il mondo arricchendolo dei valori morali e civili della donna -, la Luongo Bartolini ha anche ingaggiato un’altra azione meritoria, quella di difesa del territorio sannita e meridionale, di una sua riscoperta e valorizzazione, evidente nella pubblicazione di una serie di saggi dedicati all’arte e alle bellezze architettoniche locali.
E veniamo alla poesia, citando innanzi tutto un breve frammento, in cui la Luongo Bartolini descrive se stessa: “E libri libri / ebbi per compagnia / abitazione”.
Innanzi tutto, occorre premettere che è cosa ardua affrontare un tale compito in modo esaustivo, dal momento che la stagione poetica dell’autrice ha avuto inizio nell’ormai lontanissimo 1949 – infatti, la raccolta “Dilemma” è datata 1949-1960 – e continua tutt’oggi, con l’ultima raccolta, molto ponderosa, che risale al gennaio 2008: “L’attraversamento del giorno”, Genesi.
Nel periodo intermedio la poetessa ha edito altre quattordici antologie, tutte chiaramente all’insegna di un notevole sperimentalismo linguistico e metrico, come nel caso di Ugo Piscopo.
Infatti, come ammoniva Giuseppe Tedeschi nella prefazione a “Bagno della Regina Giovanna”, questi versi “non vanno letti fuggevolmente. Questa poesia è una poesia-labirinto, oltre che una poesia-trappola per il lettore viaggiante, saltellante, estivo, evasivo, giulivo”.
Queste poesie, infatti, testimoniano un mondo complesso e in divenire, dalla prima raccolta dominata dall’esistenzialismo e dall’ermetismo (notevole è, ad esempio, l’uso del correlativo oggettivo in molte delle raccolte), ma anche da numerosi e coltissimi retroterra e allusioni letterarie (Emily Dickinson, Kierkegaard, Shakespeare, Borges, Alfonso Gatto), ed in cui il “dilemma”, “straziante e irreversibile”, è “se basti l’amore a darci qualche felicità e a rendere la vita meno tragica”, alla seconda (“L’esca del lucro”, 1896) – incentrata sul “disagio di essere vivente in un mondo sempre più alienato, violento e perverso” -, alla “Paglia dell’oro” (1989), caratterizzata da un qualche conforto, da una qualche speranza.
Ma testimoniano, anche, un lavoro di lima, che talvolta produce oscurità, e dunque una cura metrica finissima.
Ancora a proposito della produzione letteraria sino al 1994 (anno della pubblicazione del “Bagno della Regina Giovanna”), Giuseppe Tedeschi annota, puntualmente: “… Un versificare ricco, variegato, completo e che attua tutte le costruzioni metriche e architettoniche del lirismo più canonico”.
Con “Village / Icòna” (1998) si apre e si chiude una nuova stagione della poesia, caratterizzata da un linguaggio che si fa sempre più irto e espressionistico – come osserva Bàrberi Squarotti nell’introduzione alla raccolta. Si tratta di un libro “enigmatico” (ancora Bàrberi Squarotti), dominato questa volta non dalla polimetria, ma piuttosto dal verso ampio, “che ha, in tutta l’opera, l’andamento del versetto biblico, anche per il rifrangersi ovvero il reduplicarsi degli echi ritmici e semantici di verso in verso, per un acuimento di evidenza”.
La ricerca sperimentale della poetessa, comunque, non è finita, perché la poesia della Luongo Bartolini si evolve e trae linfa dalla vita. Un lutto tragico, la morte del carissimo marito Pellegrino Bartolini, ha dunque ispirato uno straordinario canto d’amore e di fede nell’Eternità, ovvero la raccolta “Album. Poesie d’amore”, dove convivono mirabilmente canti di fede e d’amore.
Il libro ha inizio con due citazioni catulliane (“Amata nobis quantum amabitur nulla”; “Fulsere tibi soles”), la prima delle quali è poi ripresa con variazioni all’inizio di alcune poesie (“Chi si amò più di noi chi più / di me e di te visse momento …”; “Chi si amò più di noi?”; “Nessuno si amò più di noi”). Altri echi, espliciti, sono a Pascoli e alle sacre scritture, ma ciò che colpisce è l’intento della poetessa di concepire un canto di fede nel ricongiungimento, e al contempo un canto d’amore – ancora catullianamente – eterno: “Ho imparato da te / che amare è donare / attraversare il mondo / per cogliermi una rosa / la prima del cespuglio / che fiorisce e se ne perde / il tempo il luogo / rimanga dell’evento / la vastità di quel cielo / di maggio e tu / nella bella persona / nel vòlto che sorride / in grazia dell’offerta che / fu per me la tua vita”.
[pubblicato su OTTOPAGINE il 14 aprile u.s.]
Signara Giuseppina , sono uno scrittore di romanzi, di cui, due pubblicati ed uno in fase di pubblicazione. Mi sono permesso di contattarla per farle presente (mi auguro senza recarle offesa) , una mia iniziativa. Solitamente scrivo un romanzo sociale, il mio scrivere si basa sostanzialmente nel fotografare alcune aree della realtà . Attualmente sono impegnato nella stesura di un romanzo in cui ho necessità di una corrispondenza epistolare con una poetessa, in quanto, la protagonista riveste tale ruolo. Le spiego in sintesi la trama narrativa fin dove sono arrivato; il protagonista, bibliotecario, uomo semplice la cui morale si è consolidata negli anni in ambienti “comuni”. Lei, appartiene all’alta borghesia cittadina, figlia di un ricco imprenditore, circondata da tutti quei privilegi che ricamano la classe. Tra loro affiora un sentimento, ma per ovvi motivi, viene troncato, o , quanto meno, si cerca di interromperne il ciclo. Lei parte, quindi, si allontana e inizia una corrispondenza con il protagonista. Tra loro c’è un denominatore comune, quello della scrittura, lui un romanziere in cerca di successo, lei una poetessa oppressa da uno schema indottrinato da una rigida educazione familiare a cui cerca di ribellarsi. Quello che mi servirebbe affinché il lettore possa percepire un senso di realtà maggiore durante la lettura è per l’appunto alcune poesie e lettere scritte da una donna in grado di cogliere quegli abbagli necessari ai fini di una coinvolgente narrazione che si accosti alla realtà. Qualora decidesse di prendere in considerazione la mia proposta, le farò avere il mio romanzo, sia quello in fase di pubblicazione, cosicché lei possa rendersi conto delle potenzialità narrative e stilistiche , sia quello che potrebbe riguardarla.
In attesa di una Sua risposta
Cordiali Saluti
Giovanni Piccirilli
Giovanni
11 Dicembre 2008 alle 9:52 pm