Archivio per gennaio 2009
“Una pioggia di euro…”

Queste sono le cosiddette mura pelasgiche (o ciclopiche) di Monteverde in una mia foto dell’aprile 2004.
Si tratta di una delle poche testimonianze visibili della presenza di cinte murarie fortificate, di probabile origine sannitica, presenti in quest’area dell’ Irpinia.
Non voglio dilungarmi sulla loro importanza storica, né sulle potenzialità attrattive che siti come quello di Monteverde potrebbero rivestire, se inseriti in una rete di attrattori; sarebbe un discorso lungo e, per molti, forse,noioso.
31 gennaio 2009, evento a lapio in casa iannino
DEGRADO PUBBLICO
Seguono alcune note scritte per un blog locale nel mese di luglio scorso. A volte sembra che con la ‘comunicazione’ in qualche modo si possa incidere sulle vicende degli uomini e/o della nostra terra. Invece, dopo un pò di clamore tra lettori e addetti ai lavori, tutto cade in un vuoto silenzioso. Quotidianamente mi occupo di recupero di beni architettonici; credo nel lavoro che faccio; spero sempre che possano contribuire a migliorare almeno un poco il nostro vivere … bellezza, utilità, economia, tracce, tasselli testimoniali, recupero di memoria, patrimonio pubblico, opportunità di occupazione … Poi succede che gli enti committenti non si preoccupino di utilizzare questi beni … è proprio cosi : le amministrazioni pubbliche non usano quanto recuperato . Trascurando Leggi il seguito di questo post »
d e m o c r a z i a
un post proposto da salvatore d’angelo (saldan)
UNA DEMOCRAZIA SENZA PIU’ ELETTORI di Giuseppe Limone*
L’ATTUALE SISTEMA ELETTORALE ESPROPRIA I CITTADINI DEL LORO DIRITTO, CREANDO UN PARADOSSO : SONO GLI ELETTI A SCEGLIERSI I VOTANTI. INSOMMA, UNA DEMOCRAZIA SENZA PIU’ ELETTORI.
Luisa Martiniello, la poetessa del ritorno
NELLA TERRA DI MEZZO __ di Paolo Saggese
Nel commentare la rubrica “Nella terra di mezzo”, molti irpini si mostrano stupiti per la ricchezza culturale di questa provincia: sembrano increduli, quasi meravigliati. Possibile, dice qualcuno, che l’Irpinia è così ricca, e non me ne sono mai accorto!
Questo commento ci riempie di gioia, perché “hoc erat in votis” – per dirla con Orazio -, questo era il nostro obiettivo, era nei nostri desideri nascosti. “Nella terra di mezzo” è uno specchio in cui possiamo riconoscerci, perché è la nostra storia che attraverso fotogrammi nitidi ci racconta l’anima di questo lembo di terra piccolo quanto si voglia eppure fecondo non meno di altri.
In questo lembo di terra è nata Luisa Martiniello, figlia d’arte, poetessa, scrittrice, saggista, docente di materie letterarie presso il Liceo Classico di Mirabella Eclano, dopo molti anni d’insegnamento nell’hinterland milanese. Leggi il seguito di questo post »
NELL’ORDINE DEI SEGNI
lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello
i
A parte i pochi mesi in cui andai alla dottrina, oltre, prima che l’aggiustassero, non credo d’esserci più entrato. Se non ricordo male, la facciata non doveva essere neanche intonacata.
Dentro, la chiesa Madre, dava l’impressione di un sudario usato. Nella parte centrale del transetto, c’erano solo un paio di nicchie -una per san Canio, l’altra per la Madonna del Rosario- ricavate nei muri imbiancati e nudi. Nello spazio dell’altare riservato ai preti, tra la fine delle volte e l’inizio delle pareti, spuntavano putrelle come cavalli di Frisia messi a sbarramento, a protezione dei passaggi aperti, tra questo nostro mondo e l’altro che è di là, durante la funzione. Non sembrava, però, un campo di battaglia, piuttosto, dopo la vittoria, una postazione abbandonata.
DICHIARAZIONI PERSONALI
mi piacerebbe che apparissero qui sul blog una serie di “dichiarazioni personali”.
Intendo dei testi (da cinque a cinquanta righe) in cui i comunitari raccontano i loro desideri, le loro paura, le cose che fanno o hanno fatto, le cose che non fanno o non hanno fatto.
insomma un testo in cui ci si esponga….
è un pò come fare in forma più distesa il giro di presentazioni che facciamo durante gli incontri.
armin
il tempo delle maschere
di marcello faletra
Nel contesto sociale, il tempo ha la stessa curiosa forma di esistenza di altri elementi sociali da noi indicati con sostantivi come società, cultura, capitale, denaro, linguaggio – sostantivi che si riferiscono a qualcosa che, in un senso non troppo determinato, sembrano esistere al di fuori e separatamente dagli uomini. Leggi il seguito di questo post »
invito a bonito, di david ardito
zingare, invito di salvatore di vilio
non siamo un’arca di Noè
Il tre febbraio a Cairano daremo vita a un gruppo redazionale che si occuperà del blog.
Inviteremo le persone con cui intendiamo continuare questa bella avventura della comunità provvisoria. La nostra non è un’arca di Noè ma una zattera.
Comunità provvisoria significa aggiustare continuamente il tiro. L’assemblea di Cairano deciderà le nuove regole di funzionamento del blog. Prendiamo atto che l’odio tonifica e i cattivi mostrano sempre più energia dei buoni. Accade nei bar, nelle piazze, accade anche nella rete. La comunità provvisoria è nata per creare un punto di raduno dei più sensibili, un luogo per chi vuole ancora credere che gli uomini sono essere mirabili.
osservazioni
di Marcello Faletra
Le interrogazioni di Renata Morresi e di Salvatore D’Angelo rilanciano sensibilmente le mie osservazioni. Gliene sono grato. Mi danno la possibilità di “viaggiare nel tempo” con altri termini e mi obbligano a precisare alcuni punti. Leggi il seguito di questo post »
un commento di renata morresi
Ma che bel pezzo questo di Marcello Faletra, complimenti.
Una sorpresa davvero sentire declinare così brillantemente il tema del tempo, che sembrava, da un po’, essere in secondo piano rispetto all’importante discorso sullo spazio avvenuto negli ultimi anni, con tutta la relativa sorprendente ‘riscoperta’ della località e dell’essere situati e della geopolitica come momenti critici fondamentali del nostro pensar/ci. Leggi il seguito di questo post »
VENTO FORTE AL NORD
metto qui le date del primo di una serie di giri nordici con il libro. spero di incontrare qualche irpino in esilio….
segnalo anche che l’ultimo pezzo paesologico si può leggere su “primo amore” e su “scuola di paesologia”. Leggi il seguito di questo post »
COSA SIGNIFCA ESSERE UMANI
di Ugo Morelli
Potrebbe apparire una domanda banale o sciocca chiedersi che cosa significa essere umani. Leggi il seguito di questo post »
blog
COMMENTI ai POST: ad evitare i tormentoni degli ultimi giorni, per lo più da parte di anonimi buontemponi (affezionati lettori di cui conosciamo l’identità ma non le finalità) che interrompono il filo delle discussioni ai post, riteniamo utile introdurre la registrazione e il login per poter inviare commenti e/o inserire post . Registrarsi, loggarsi, è una regola comune a Leggi il seguito di questo post »
UN’ALTRA IRPINIA

Gentile Comunita Provvisoria, vedendo un post di molto tempo fa, sono andato con la memoria indietro, e fatto il bilancio, e considerando il tutto mi son deciso a scrivere. Come mi chiamo lei lo sa, sa tutto. Che cosa faccio è certamente chiaro. Scrivo questo post e mi scuso, non è una cosa di corrente uso, per fare una richiesta un po’ speciale, se ho sbagliato non ne abbia a male, e per la risposta creda, non ho fretta, però se trova il tempo mi dia retta, … aspetterò con calma, buono, muto. Adesso vado al nocciolo della questione e spero mi prenda in considerazione: mi serve un’altra Irpinia! Si mi serve, mi serve un’altra Irpinia! Però per carità, non Leggi il seguito di questo post »
“Io tacerò” *
DI VIOLA AMARELLI
Ah, la fuscella di ricotta ricca
trabocca nelle mani del ragazzo
a quelle del garzone sussiegoso in
un cortile ingombro di dovizie, Leggi il seguito di questo post »
L’aura comunitaria
di Marcello Faletra
Temporalità/temporaneità. Con la nozione di contiguità intendevo sottolineare, nel mio primo intervento (l’Irpinia come opera d’arte) l’importanza di due elementi fondamentali nella comunicazione: culturale e naturale. Si tratta di un aspetto proiettivo e transitivo (un movimento che è allo stesso tempo oggettivo e soggettivo). Per comprenderlo forse è utile far riferimento alla vecchia connotazione spaziale di “quartiere”, “borgo”, “villaggio”. Termini desueti per un immaginario subordinato all’istantaneità (al tempo reale) delle nuove tecnologie che segnano gli spazi urbani. Ma che consentono la rivitalizzazione spaziale delle metafore: vicoli, “rue”, “larghi”, aperture spontanee, una dialettica degli aggregati “minori”, che originandosi a partire dalle metafore spaziali, tocca però, sostanzialmente, nuclei temporali. La comunicazione si forma a partire da queste condizioni spazio-temporali. Se in questi luoghi dialettizati nel tempo e nel racconto, non vi è metamorfosi è perché vi è ancora presenza nel linguaggio e nella comunicazione della metafora. La metamorfosi è il contrario della metafora. Nulla è trattenuto nella metamorfosi. È ciò che accade nelle grandi metropoli, senza immagini fisse, senza luoghi di cui si ha il tempo per raccontarli, per trasferirli in memoria; in questi luoghi non vi abitano più né uomini né animali, ma esseri deumanizzati, robotizzati, nevrotizzati, esseri che non sanno più trattenere il tempo. La metropoli è cosi una promessa di rovina temporale per via del tempo reale che insiste nella formazione del sé, produzione a catena di infelità, di repressione, di insoddisfazione. Mentre la rua, il vicolo, in altre parole gli avamposti della memoria vivente costituiscono ancora forme di rappresentazione del tempo come narrazione mitica e transizione del passato nel presente.
INTERVISTA
ANDREA DI CONSOLI INTERVISTA LUIGI LOMBARDI SATRIANI
Incontriamo l’antropologo Luigi Lombardi Satriani nel suo studio alla Facoltà di Lettere di Roma, nel Dipartimento di antropologia. Classe 1936, calabrese di Briatico, in provincia di Vibo Valentia, autore di numerosi saggi, senatore ds dal 1996 al 2001, Lombardi Satriani è uno dei maggiori conoscitori del carattere e dei comportamenti calabresi e meridionali.
Partirei dalla “questione religiosa”. Il Sud è ancora religioso? Che tipo di religiosità è quella meridionale? E’ ormai una religiosità puramente “sindacale”, nel senso del chiedere aiuti e interventi al “divino”?
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Antonio Neiwiller, Maggio 1993
È tempo di mettersi in ascolto.
È tempo di fare silenzio dentro di se.
È tempo di essere mobili e leggeri,
di alleggerirsi per mettersi in cammino. Leggi il seguito di questo post »
L’irpinia come opera d’arte…
il nostro blog non è un tappeto volante in cui le cose appaiono e poi scompaiono per sempre. siamo liberi di andare avanti ma anche di tornare indietro … Leggi il seguito di questo post »
la zattera
17gennaio2009 La comunità provvisoria oggi si è ritrovata a Nusco. Ancora una bella giornata in cui abbiamo mischiato architetti (anche di fama) professori, poeti, musicisti, folli, pensatori a riposo e tanta altra umanità che si raccoglie in questi incontri baciati dalla grazia del non avere scopi precisi.
non girano soldi nei nostri giri e neppure poltrone. per questo Leggi il seguito di questo post »
zungoli 1980 – ph. giannini
12gennaio2009 _ Mi ha mandato in visione queste foto l’amico Salvatore di Vilio, spendendo parole appassionate per il suo autore, Guido Gannini. Per me questa foto è il manifesto della civiltà contadina colta sul finire, sullo spartiacque rappresentato dal 1980. Da lì prende il volo la modernità incivile in cui stiamo vivendo.
LO SPOSALIZIO
vignetta di vittorio iannino2009
13gennaio2009
testo di enzo maddaloni _ alias nanosecondo
Un asserto può essere vero o falso, non esiste una terza possibilità? In verità questa rappresenta una contraddizioni e solo insita nel nostro modo di pensare e di concepire la realtà, e ce la portiamo dietro da millenni. Ora basta dobbiamo riuscire ad identificarla diversamente alla sua radice.
Nel Post “nonluoghi” di Elda ci si è posti il problema della forma: fisica, emozionale, filosofica, archeologica ed antropologia nel mentre nel post di Marcello Faletra “L’Irpinia come opera d’Arte” fisica, biologica, ed anche qui archelogica ed architettonica. In altri miei commenti ad altri diversi post fin dall’inizio della comunità provvisoria ho proposto riflessioni su questo argomento. Un recupero dei frammenti per ricostruire una forma. Oggi costruisco cerchi dell’anima. Tutti noi abbiamo posto al centro l’uomo nelle sue diversità. Ma chi è quest’uomo di cui stiamo parlando?
far rinascere il laceno d’oro
omaggio maccheronico
la recensione di Antonio Fiore / Corriere del Mezzogiorno 17.1.09, per «la locanda» di sant’angelo dei lombardi
Maccheronia / Arcangelo Gargano, il pizzaiolo che volle farsi chef
Fagioli «nasillo», ravioli al baccalà e «cruschi»
A Borgo San Rocco, l’Irpinia profonda colpisce ancora
Vincenzo D’Alessio. Poeta di lotta e di passione
Nella TERRA di MEZZO - di Paolo Saggese
La “poesia del Sud” ha un timbro diverso dalla “poesia del Nord”. Con questo non si vogliono indicare priorità o preferenze, ma solo diversità. All’interno delle diversità si possono poi cogliere le somiglianze interne a questa poesia meridiana, ovvero nata nell’alveo antico del Mediterraneo. Questa poesia del Sud è poesia di lotta e di passione, come ci ha insegnato Scotellaro o ancora Quasimodo, Gatto, Compagnone, Vittore Fiore.
Questa poesia impegnata mi è piaciuto definirla “meridionalista”, perché pone, sulla scia di Dorso, di Rossi-Doria, e prima di Gramsci, al centro i problemi del Sud.
La poesia vera, comunque, non ha nazionalità o etichette. È poesia vera e basta.
grande comunità
anche oggi tantissimi visitatori. e molto belle le cose che compaiono nelle nostre pagine.
mi pare che ormai sia il blog che il gruppo itinerante siano realtà consolidate.
io non metterò più poesie o racconti o altri pezzi letterari. è momento di dare spazio ad altri.
oggi sono stato a san fele. il pezzo che ho scritto chi vuole lo può leggere sul blog del corriere del mezzogiono intitolato “scuola di paesologia”.
di volta in volta magari segnalerò a chi è interessato i luoghi dove poter leggere le cose che pubblico.
armin
PERCHE’ TACI SU GAZA?
DI DONATO SALZARULO
Perché taci su Gaza? Perché non
provi a sparpagliare il coro di corvi
gracchianti dietro ai carri armati?
Perché non esprimi ad alta voce
il tuo dissenso? Leggi il seguito di questo post »
Ombre
DI VITO SOLAZZO
Alto e superbo lo sguardo abbraccia l’ampio paesaggio sottostante. Man mano il corso del torrente si allontana fino ai terreni coltivati,fino alle luci della distesa pianeggiante. Invano l’occhio si acciglia, invano cerca di andare oltre, la notte e la foschia lontana gli fanno da muro. Quasi deluso, allora, a ritroso, punta le vigne, le siepi, i boschetti e tutte le strade che convergono verso la Croce. Rapido risale al muretto; si rigira e gli si impongono il tiglio e il convento: radici antiche, emblematiche, sofferenti, comunque, resistenti. E’ tutto fermo, silenzio tremendo, non un refolo, solo lo scorrere continuo ed inutile della fontanella vicina,un miagolio lontano ed una finestra sbattuta .Lo sguardo va allora alla luna e, come per incanto, al suo chiarore, ecco ombre. Leggi il seguito di questo post »
Dal più alto dei cieli
i lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello
Gli arcangeli, da noi, ci sono tutti e tre.
Alla Nunziata c’è Gabriele con la vergine turbata.
All’Immacolata, invece, in una stanza c’era, forse di un metro e mezzo, la statua di Raffaele con Tobia che aveva in braccio un pesce grande quasi quanto il cane nero che ringhiava, con la coda alzata, allo spettatore.
Tutti e tre gli arcangeli avevano un aspetto tranquillo e volti luminosi, di una bellezza giovanile.
senza parole























