Eduardo Alamaro, già postatore sulla prima edizione di questo blog (blogspot), ora sullo specialistico Archiwatch (il blog di giorgio muratore), ci invia un ‘ironicoamaro’ testo riferito agli scottanti fatti napoletani; si tratta di una ’lettera al direttore’, cestinata dal direttore di un quotidiano nazionalnapoletano! lo mettiamo qui, a disposizione dei lettori e degli amici comunitari che hanno conosciuto Edu_ardo
“Caro direttore, mi creda, sono molto triste per queste tragedie nostrane, “tra pazzia e scemenza”, come da vostra efficace sintesi giornalistica. Sono un cittadino medio, anzi medio-inferiore, della Napoli d’oggi. Di media in-formazione & cultura, tendente al basso, verso chi sta peggio di me. Quindi tarata e vocata a sinistra da sempre. Di formazione cattolica e di sani principi familiari e non familistici di base. Sono di quella generazione e de-generazione speranzosa, tutta ideologica e d’idee salvifiche. Quella che poi si è trovata e non ri-trovata ad amministrare la città, la provincia e la regione e l’Italia tutta. Ed è finita via via, scendendo per li rami, dal lontano ’75 a oggi, com’è finita.
Succhiata e risucchiata trasversalmente nelle cose, cosette & pastette ai livelli più attaccaticci alla poltrona. Comode poltroncine d’autore, ben designate per post/moderni intrecci affarosi che solo i ciechi non hanno voluto vedere per tempo. Sfacciati segreti di Pulcinella, maschere dell’Esposto artigiano-artista che del resto il Comune ‘ncardillato nel centro storico offriva subliminalmente in dono a ogni personalità global giunta in questi anni nella nostra città istituzionale.
Una de-generazione Vinavil intercettata come si legge oggi sui giornali. Santa Intercettazione che apre gli occhi e le orecchie a tutti. Il re, anzi il popolo-sovrano, è nudo! Intercettazioni che fanno traboccare il vaso pieno fino all’orlo di una velenosa bevanda alla quale però è stato ben difficile non dissetarsi, a tutti i livelli & modelli. Bisogna consumare, lo dicono tutti gli esperti del Mondo! Dar da bere agli assetati & assettati d’affari. Dar da mangiare agli affamati & affannati di città!
Tutto ciò ha partorito una Napoli di mezza e dimezzata, ‘ncardellata, ‘nugnesizzata, doppiogiochista e tendenzialmente suicida. Con il gambale delle sette leghe global che invece era, pare, solo una scarpetta di modesta ginnastica per scalate del nostrano palazzo. Altro che sana Chiaia-Posillipo, in realtà luogo para-malavitoso per l’Eccellenza, ferita a morte da tempo, l’altra faccia di Scampia. Tutto ciò costituisce un danno sociale incalcolabile per la Napoli perbene (e non pre-bene), ex-operaia e non operata, diffusa e lavoratrice senza quartiere, che nessun tribunale potrà mai ripagare del mal tolto e mal fatto. Una generazione e un tessuto fiduciario sociale distrutto, difficile da ricostruire, temo. Non ci rimane che Sepe, speranza e carità!!! Ora por Nobis. Lauda Dio e ‘a Madonna c’accunpagna!!!
Ma io le ho scritto perché il viscido piano inclinato, scivoloso e al contempo vinavilicoso, era chiaro e designato da anni. Bastava fare qualche incisiva inchiesta giornalistica. Ognuno dovrebbe fare il suo mestiere in profondità.
Ho fatto parte della commissione edilizia Integrata (ambientale) del Comune di Napoli dal 1997 al 2001 e li capii che singole e singolari voci critiche “non organizzate”, diciamo così, non erano gradite al sistema che si e su profilava. Infatti furono prima sopportate e poi gentilmente non riconfermate. Diciamo pure emarginate ed espulse dalla città. Cozze, ostriche e ostracismo democratico. Bisognava, sin da allora, procedere velocemente verso quella oggi manifesta fase sovrana bossistico-manageriale, ch’è sotto gli occhi di tutti. Procedere verso quella che appare ai più una oggettiva e concreta convergenza d’interessi tra impresa deviabile, comitati d’affari, politici corrutti, cultura s/corretta, fameliche professioni, pezzi di università, amministrazioni e amministrativi, etc….
Ma il “pasticcio Napoli” non è affatto napoletano. Tutt’altro! Romeo in Giulietta sprint non è una tragedia postmoderna nostra locale. Ma è inscritta in un sistema di gestione della città tarata e tirata per il sistema Italia e oltre. So’ cose raffinate, integrate, differenziate come i rifiuti da smaltire: Napoli in Romeo non è un’isoletta sperduta nell’antico. E’ invece ben collegata alla cultura dell’Italia metropolitana d’oggi.
Faccio un esempio e chiudo. In questi giorni del pre-Natale in Toscana è stato costretto ai domiciliari l’architetto Marco Casamonti, 43 anni, ordinario di progettazione architettonica a Genova, brillante e rampante personaggio molto dentro la nostra città che conta, dall’Ordine degli Architetti agli “Annali dell’Architettura e della Città di Napoli”, fondazione della quale dal 2006 è direttore scientifico. Andare al Palazzo reale a vedere la Mostra sul Mediterraneo, prego! E di quel Mediterraneo truccato Napoli è capitale!
Nelle benedette intercettazioni con Ligresti, dello stile Casamonti colpisce il metodo, la disinvoltura, la sudditanza professionale alla Fracchia di un personaggio pur tanto noto e esposto culturalmente, editorialmente, accademicamente (“io l’ammiro tantissimo, sono anche un po’ innamorato di Lei …. oggi è festa ed io sono qui nello studio a lavorare per Lei perché Lei merita….”). E poi: «La gara la dovrebbe vincere Pietro, perché poi la facciamo assieme io e Pietro, ma io non posso vincerla perché in questo Comune (Terranova Bracciolini, Arezzo, ndr) ho fatto troppi lavori». Tutti accettano: «Ma figurati, lo abbiamo già fatto altre volte per te». Casamonti ringrazia: «A buon rendere! Pietro, ci mancava che non vincevi tu il concorso, eh, Dio Buono, scusa, era tutto telecomandato, ci mancava che non vincevi Terranuova».
Domanda finale da un milione di euro: quanti Casamonti della cultura intercettata nella Terra Nuova Nostra ci sono in giro oggi per l’Italia-Madre Provvida, fino alla Napoli tra pazzia e paziella? Tra case campane e monti toscani? Un amaro saluto da”
Eduardo Alamaro
..Tanti…tanti…ma proprio tanti…sono legioni. Perché questo è IL SISTEMA….il sistema Italia, purtroppo. LA C.P., se vuole, può farsi modello alternativo. In sedicesimi, s’intende. Può essere un progetto alto, grande , diverso. Né pro loco elettronica, nè ritrovo d’anime belle (e stimabilissime) nè ennesima lobby politica. Ma può e deve essere di più. MOLTO DI PIU’.
A tutti quelli che ci credono indicare cosa dev’essere.
Saldan
Salvatore D'Angelo
9 Gennaio 2009 alle 12:37 am
“Pezzottare” è un’arte
Caro direttore,
non sono Paganini e quindi mi ripeto. Tra il pezzo di Fiore e il pezzetto scritto da Belfiore, rivendico l’autenticità e la nobiltà del pezzotto napoletano tuttofiore. Quello dipinto di rosa & rosetta in fiore del festival di Napoli di ogni tempo e padrone.
Sono costretto a ripetere quello che qui gentilmente già pubblicaste (C.d.M., 14 dicembre 2005) a proposito di un altro pezzottato doc politico-amministrativo recente. Quello della Provincia di Napoli, col suo programma elettorale arrimediato e rattoppato all’ultimo momento. Come pare a molti oggi il nuovo assessorume comunale.
Il pezzotto made in Naples (e Provincia) va – ribadisco ancora una volta – salvaguardato e rafforzato. Ha una sua storia antica pubblica da rivendicare ad arte! Basta con i copyright degli Originali che a loro volta non hanno nulla di originale, essendo solo copie stanche di cose già viste e dimenticate nel tempo inesorabile che scorre trasversalmente da tutte le parti comunali.
Per il pezzottista abituale napolitano come me, tra il Cinema Astra e la Casa Comunale Astratta non c’è alcuna differenza di qualità cittadina. Tra un assessore in (possibile) attesa col pigiama a righe a casa sua, o al cinema, o –corna!– in prigione; e un altro in azione alla casa comunale non c’è alcuna differenza di resa qualitativa pubblica.
I pezzottisti abituali d’oggi partenopei si accontentano. forse loro malgrado, del pezzotto. Anzi tutto sommato lo preferiscono. Ma a una condizione originale: dev’essere pezzottato doc, fatto bene, qui il punto assoluto! Pezzotto è bello, anzi in questo caso comunale, è –speriamo– Belfiore! La questione scherzosa, in conclusione, è se si pezzotta con arte e se c’è il mercato comunale adeguato! Non c’è trucco non c’è inganno. Guardare “gli originali” è facile; pezzottare con arte pubblica è difficile. Mi creda sul serio! Eduardo Alamaro
eduardo alamaro
12 Gennaio 2009 alle 6:46 pm