Emergenza della specie: morire di spazzatura
di Serena Gaudino
Conoscevo già l’impegno culturale ma soprattutto civile di Ariele D’ambrosio perché avevo curato l’ufficio stampa di uno dei suoi ultimi spettacoli: “Canzone per Nejra”, dato alle scene prima al Teatro Sannazzaro qualche anno fa e poi ripreso in una forma leggermente diversa, nell’ambito dell’ultima edizione del “Festival Benevento Città Spettacolo”. E devo dire che già in quella occasione, leggendo il canovaccio di quello spettacolo e poi vedendolo sulle scene montato con la collaborazione di Sandro Cerino, e di tantissimi altri validi musicisti ma non solo – mi riferisco anche al video firmato da Angelo Serio – ho colto la originale sensibilità performativa di D’Ambrosio che si realizza non solo nella messa in scena finale del progetto, bensì nell’accurata ricerca dei materiali informativi – puramente letterari o giornalistici – che costituiscono l’ossatura del percorso teatro-performativo.
Ebbene, dopo quella esperienza, da cui è stato anche tratto un libro pubblicato da Colonnese (Canzone per Nejra. Tra guerra e terrorismo, con cd Audio) Ariele D’Ambrosio torna in libreria con un altro libro, speriamo presto tradotto anche in uno spettacolo teatrale, che nasce dall’indignazione verso l’emergenza- spazzatura che resiste a Napoli da ben 14 anni.
In “Mundus. Poesie per un’etica del rifiuto”, edito da Valtrend Editore Napoli, però D’Ambrosio non è il solo curatore. Affianco al suo nome infatti, compare anche quello di Mimmo Grasso – il segretario dell’Istituto Patafisico Partenopeo – e quello dei testimonial Franca Rame (“Lettera aperta alla camorra”) e Alex Zanotelli (“E’ al colmo la feccia”).
In pratica il libro, che inaugura a detta dei curatori una vera e propria collana di impegno civile, è suddiviso in due parti: in apertura ci sono le testimonianze della Rame e di Zanotelli, oltre alla prefazione di D’Ambrosio, e un breve ammirevolissimo saggio di Giuseppe Tortora che fotografa, spiega, introduce e affronta con chiarezza e coraggio quanto è successo a Napoli dal 1994 a oggi ma soprattutto quanto l’umanità intera sia costretta a pagare per le colpe, l’incuria, l’arroganza, la sfacciataggine, l’impudicizia, la strafottenza, la cattiveria, la povertà d’animo, la dabbenaggine dei politici, degli imprenditori e di ogni comune cittadino o contadino che abbia dato fiducia alla camorra e ad ogni delinquente esistente in tutta la Campania e non solo.
Ed è su questo pezzo che mi voglio soffermare prima di andare a sfogliare le poesie che costituiscono, in numero cospicuo, la seconda parte del volume.
L’intervento di Giuseppe Tortora, infatti, mi piace in particolare perché nella sua brevità offre un approccio “culturale” al problema della spazzatura a Napoli. E lo fa partendo da quel cestino che sta sul desktop di tutti i nostri computer e che in Tabucchi si trasforma in un’idea di romanzo, in ottemperanza alla legge traspositiva dell’oggetto che in Barisani appunto, secondo sempre Tortora, raggiunge il suo apice quando un bullone, o una vite, una molla o una biella viene trattata dall’artista a mo’ di oggetto in grado di far poesia, o almeno di dir qualcosa che esula dal suo stato di oggetto asservito alla meccanica. Ma Tortora non si ferma qua e mentre tira in ballo Bauman e poi ancora Calvino e le sue Città Invisibili – Leonia in particolare – compaiono all’orizzonte Spinoza, Hegel, Sartre ma anche Paolo Giordano, curiosamente, l’autore de “La solitudine dei numeri primi” e finalmente una riflessione sugli scarti del progresso economico, dell’ordinamento sociale e sulle discariche dei rifiuti umani che sintetizza così: “Quelle che raccolgono immigrati arrivati in forma clandestina e profughi politici. Analogo fermento (rif. A “i segni della pericolosa tossicità sociale delle discariche sociali in fermento – ndr) infatti si verifica nei centri temporanei d’accoglienza, nei super-ghetti e nei veri e propri lager presenti in ogni parte del mondo, in cui la logica stessa della reclusione predispone le oggettive condizioni d’ingestibilità del fenomeno della clandestinità”.
E naturalmente non mancano le discariche, aggiunge Giuseppe Tortora dove vanno a finire i “Rifiuti culturali: ovvero i valori, gli usi, i costumi che in tempi diversi hanno costituito quella che Hegel avrebbe detto “la determinatezza di un consorzio civile”. E ancora “pratiche sociali, forme di ritualità religiosa, modelli di comunità familiare, termini lessicali, espressioni idiomatiche… che hanno ceduto il passo a nuove istanze “negate” – come avrebbe detto sempre Hegel – per lasciar posto alle nuove, ulteriori e pressante emergenze”. Naturalmente proprio questi sono gli scarti che costituiscono “l’ineliminabile retroterra… della comune identità attuale.
Di grande giustezza infine il riferimento di Tortora al poema “Sebeto” di Mimmo Grasso: il fiume napoletano ormai quasi del tutto sotterraneo che rappresenta la metafora del “flusso continuo, silenzioso, nascosto, che, ri-portando a noi, oggi, quanto abbiamo abbandonato lungo il percorso, fonda – e garantisce – la essenziale continuità della nostra mobile identità culturale”.
La seconda parte del libro, curata appunto da Ariele D’Ambrosio e Mimmo Grasso è invece una raccolta di poesie di alcune delle voci più interessanti del panorama poetico e performativo contemporaneo. Ad aprire la raccolta è chiamata la voce giapponese di Bin Akio e quelle italiane di Viola Amarilli e Franco Arminio che col suo abile piglio poetico pennella velocemente la tragicità del momento: “l’immondizia è il nostro collier/ lo stemma araldico/ di una civiltà disfatta,/la spia che il mondo sta per finire./ il momento è vicino/ e verrà in un punto preciso, /per esempio avellino.
Ma ancora, ne cito solo alcune, “Nella valle di Ennom” di Ariele D’Ambrosio, “La morte di Emme il 29 febbraio in piazza del Plebiscito” di Marco De Gemmis, “Visita a una discarica illegale di ceneri tossiche nella campagna tra Napoli e Caserta” di Marco Palasciano e poi le mirabili riflessioni poetiche di Marchia Theophilo e la chiusura accorta e irriverente di Mimmo Grasso in Ex Post.
Mundus
Poesie per un’etica del rifiuto
A cura di Ariele D’Ambrosio e Mimmo Grasso
Con testimonianze di Franca Rame, Giuseppe Tortora e Alex Zanotelli
Valtrend Editore Napoli