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comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella

ARCHITETTURA / urbatettura

con 5 commenti

lioni-municipio-verderosa-2Caro Angelo, ti ringrazio dell’invito che, per varie ragioni, mi è impossibile accettare. Sarei venuto ben volentieri anche per avere l’occasione di polemizzare col mio amico Massimo Pica per la sua tesi, esposta di recente nel “cahier bleu”, secondo cui dovere primario degli architetti è ascoltare la gente se vogliono rendere un buon servizio all’architettura e all’urbanistica…e che bisogna evitare artificiose fratture fra queste due discipline. Non ricordo le parole precise ma credo che il senso sia questo. Quanto al consultare la gente non mi pare che gli architetti lo abbiano mai fatto. Sin dai tempi di Imothep.

Non riesco a immaginare Brunelleschi che consulta i fiorentini prima di innalzare quel cielo di pietra che è la cupola di Santa Maria del Fiore. Oppure Wright, o LeCorbusier o Terragni…Come non riesco a immaginare lo stesso Massimo che consulta i napoletani prima di sconvolgere piazzale Tecchio a Fuorigrotta ( Massimo sa che non ha mai condiviso questa realizzazione). Non riesco a capire il senso di questa tesi. Che non ha nulla a che vedere col rapporto che l’architetto deve avere con la realtà, con i bisogni della gente. Per quanto mi riguarda non l’ho mai fatto e non mi pare che le mie opere ne abbiano sofferto. E che ne abbia sofferto la gente. Quanto, invece, all’assonanza tra architettura e urbanistica sono tra quei pochissimi che, convinti che si tratta di due espressioni che riguardano la stessa cosa, usano l’espressione zeviana di “urbatettura”. Sulla quale ho scritto qualcosa di un certo interesse. Profitto per inviarti una mia riflessione sulla proposta di legge sull’architettura (ovviamente avrei preferito “ urbatettura”) del ministro Bondi che vorrai cortesemente pubblicare sul tuo blog per sapere cosa ne pensare gli amici irpini. Un caro saluto a te e a Massimo.  E agli amici che interverranno.  GERARDO

 

Una legge inutile (su AGENZIARADICALE del 2 dicembre 2008)

Una legge sull’ architettura che non preveda la preliminare abrogazione degli articoli 17 e 18  della legge 415 del 18 novembre ’98, che affida la progettazione delle opere pubbliche ai burocrati comunali e provinciali non serve a niente. E come le precedenti leggi Melandri e Urbani nemmeno questa proposta dal ministro Bondi prevede questa abrogazione. Perciò è inutile. Ed è dannosa per le seguenti ragioni : 1) dopo oltre mezzo secolo viene riproposta la legge del 1942 sulla destinazione del 2% del costo di un’opera per l’inserimento di opere d’arte (?) negli edifici pubblici. Quasi che l’architettura non fosse essa stessa opera d’arte. Gli interventi “artistici” successivi alla realizzazione delle opere ( spesso  incongrui e deleteri) non hanno nulla a che vedere con la stretta collaborazione tra architetti e pittori e scultori che ha prodotto straordinari eventi architettonici come, cito un solo esempio, la Cappella di Ronchamp di LeCorbusier e dello scultore Savina; 2) viene riproposta la solita demagogica apertura ai “giovani”. Una condizione legata al mero dato anagrafico e non  alla freschezza della mente. Si continua, in altri termini, a trascurare il fatto che Wright era giovane a 92 anni, che LeCorbusier ha disegnato il piano di Meaux a 74 anni,  che Oscar Niemeyer continua a operare all’età di 99 anni e che il napoletano Vittorio DiPace è un giovane architetto di 101 anni;  3) viene ripetuto il solito impegno del ministero ai beni culturali a ricorrere ai pubblici concorsi per le opere di sua competenza ( ma quali ? ma quante?) in clamorosa contraddizione con “ la possibilità delle altre pubbliche amministrazioni di chiedere al ministero di provve dere alla ideazione o alla progettazione di opere di rilevante interesse architettonico e paesaggistico “. Un ministero che progetta ! Una simile puttanata (tra l’altro, fuori legge) non l’avevo mai sentita. Ma il nodo della questione non sta solo nell’ottenere che anche il nostro paese adotti sistematicamente l’istituto del pubblico concorso di idee o di progettazione. Sta sopra tutto nell’esigenza di evitare che quei pochi concorsi che si fanno si trasformino in una beffa o,peggio, in una truffa a causa dei Bandi stravaganti e delle Commissioni giudicatrici addomesticate ( sono vittima di una commissione che ha giudicato 235 progetti in sole 18 ore e il Tar mi ha risposto che non c’è una legge che stabilisce il tempo minimo…) . Talchè una legge sull’architettura ( preferirei sull’urbatettura)  deve avere un solo articolo. Questo.  “ Tutte le opere pubbliche di rilevante interesse architettonico, sociale e paesaggistico e le grandi trasformazioni urbane, sia di iniziativa pubblica che privata, devono essere realizzate attraverso concorsi internazionali aperti a tutti gli architetti e gli ingegneri edili del mondo, senza alcun tipo di condizioni o di limitazioni. E deve contenere: a ) il bando tipo ( tempi, elaborati e premi ) valido per tutte le amministrazioni pubbliche e i privati  ; b) la composizione delle commissioni giudicatrici internazionali con personalità del mondo culturale ( senza i rappresentanti degli Ordini professionali chè non hanno questo compito istituzionale) ; c) il Codice di comportamento delle stesse in grado di garantire trasparenza, obiettività, moralità e imparzialità con adeguati meccanismi di rendicontazione, di pubblicizzazione e di controllo “. Non serve altro. Concludo parafrasando la  frase che, se non fosse deceduto a fine dicembre ’99, Bruno Zevi avreb be pronunciato al congresso dell’IN/Arch del 28 gennaio 2000 come giudizio della legge sull’architettura proposta dalla ministra Giovanna Melandri (una legge salutata con squilli di tromba e rulli di tamburi dall’arch. Raffaele Sirica, presidente del CNA, che, con gli stessi squilli e gli stessi rulli, salutò la legge Melandri e la legge Urbani). La frase è questa  “E’ una legge che va decisamente respinta perché non risolve nessuno dei problemi dell’architettura e dell’urbanistica… se la tenga la sua legge, ministro Bondi”  

GERARDO MAZZIOTTI g_mazziotti@yahoo.it

Written by verderosa

13 Gennaio 2009 a 7:40 pm

5 Risposte

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  1. Sull’ inutilità della legge non posso che essere d’accordo. E insisterei sulla trasparenza e sull’apertura dei concorsi pubblici a tutti. Che poi sono un circolo vizioso, e questo si capisce. Ogni volta, le limitazioni sono più imponenti della stessa opera per cui si bandisce il concorso, e questo esclude possibilità e possibilità.
    Dell’architettura partecipata, o dell’urbatettura (che però ho sempre trovato terribile nel suono!) partecipata, se ne parla spesso. Soprattutto dopo che si è compiuto uno scempio e si versano amare lacrime di coccodrillo. Non so quanto sia giusto, ma nel sistema del pazzesco andirivieni di stelle dell’architettura, non sarebbe proprio sbagliato ascoltare i bisogni della gente. Questo non vuol dire per forza esaudirne le richieste, ma averne più consapevolezza è cosa necessaria. Ma forse sto convenendo sulle sue stesse idee. Il limite è sottilissimo, vorrei capire di più.
    Mi riservo di ascoltare l’altra parte, sabato mattina, così evito di dire stronzate ora (non mi scuso per la parola, visto lo sciolto “puttanate” di cui sopra), e spero che qualche altra ragione le permetterà di partecipare al convegno.
    Saluti a lei.

    ursula

    13 Gennaio 2009 alle 11:41 pm

  2. CARO ANGELO,
    NON VEDO LA POLEMICA …

    – gerardo mazziotti INNANZITUTTO SI RICHIAMA A QUANTO LETTO SUL “CAHIER BLEU” (?) – FORSE VOLEVA DIRE “LE CARRE’ BLEU”- MA NON SO DOVE E QUANDO, E NON SONO ANCORA TROPPO SMEMORATO: UNA COSA E’ IL RUOLO SOSTANZIALE DELL’ARCHITETTURA, LA NECESSITA CHE COLLABORI AL MIGLIORAMENTO DELLA CONDIZIONE UMANA,

    ALTRO IL GENERICO PARLARE CON LA GENTE. NON RICORDO DI AVER MAI USATO QUESTE ESPRESSIONI.

    PERALTRO, PARTECIPAZIONE E SUE PRATICHE SONO COSA MOLTO SERIA, NON SI LIQUIDANO IN UNA BATTUTA !

    - ARCHITETTURA/URBANISTICA = URBATETTURA. UN RICORDO IMPORTANTE, MA LA QUESTIONE OGGI COINVOLGE NON SOLO A+U, MA MOLTE ALTRE QUESTIONI. SU QUELLA SCIA, MA DOPO DICVERSI DECENNI !

    PIU’ CHE ATTRAVERSO IL BLOG, CERCHERO’ – SALUTE/ENERGIE PERMETTENDO – DI RISPONDERE CON IL RAGIONAMENTO DI SABATO. LO RIPRECISO IN QUESTE ORE, TENENDO CONTO DELLE “POLEMICHE”

    SULLA QUESTIONE “LEGGE PER L’ARCHITETTURA”, ALLEGO UN MIO TESTO CHE ESCE (O E’ GIA’ USCITO) SUL GIORNALE DELL’ARCHITETTURA CHE AVEVA CHIESTO UNA RAFFRONTO FRA LE DIVERSE PROPOSTE DI LEGGE, TEMA CHE IL GIORNALE AFFRONTA IN MANIERA AMPIA.
    IL MIO “TRE LUSTRI DI LEGGI” RIPERCORRE IL PASSATO, MA APRE AD AZIONI FUTURE, UTOPICHE ED AL TEMPO STESSO TREMENDAMENTE REALI.

    A PRESTO

    M

    segue testo

    massimo pica ciamarra

    14 Gennaio 2009 alle 10:20 am

  3. Tre lustri di leggi
    Nel febbraio 1994, l’INARCH gestì la sessione “Qualità del progetto” nell’ambito del Convegno organizzato dal Ministero dei LLPP sulle politiche urbane. Proprio in quei giorni venne emanata la Legge 109/94. L’INARCH reagì con un forte ”Appello per l’architettura”, poi con l’idea di una Legge per l’Architettura. Di qui il progetto di “Direttiva europea per l’architettura e la qualità degli ambienti di vita” (OIA / le Carrè Bleu, 1997), quindi il “Codice di autoregolamentazione per le amministrazioni pubbliche” (1998 ) peraltro con il sostegno dell’allora Ministro Veltroni. L’idea di una Legge per l’Architettura prende forza nel 1999 ad Assisi grazie al CNA, diviene disegno di legge Melandri, quindi Disegno di Legge Urbani approvato dal Consiglio dei Ministri nel febbraio 2004. Nel novembre 2007 viene presentato al Senato il disegno di legge Zanda che non fa in tempo a sviluppare il suo iter. Nel luglio 2008 il Ministro Bondi riprende l’iniziativa: di qui il Disegno di Legge che il Consiglio dei Ministri ha approvato il 19 novembre.

    Quasi una “commedia degli equivoci”: dal 1994 il titolo resta sostanzialmente lo stesso, ma i sani caratteri pragmatici delle primissime formulazioni mancano in quelle successive che, diverse nei contenuti, tutte affermano l’esigenza di qualità (spesso abilmente evitandone definizioni) e quella di incentivare i concorsi di progettazione (ma nessuna distingue con chiarezza le “gare” dai “concorsi”). Questi poi, nella stesura ora approvata dal CdM, sono limitati alle sole opere di competenza del Ministero per i beni e le attività culturali e della Presidenza del Consiglio. Il Disegno di Legge Urbani (analogamente quello Bondi) intendeva sostenere le opere di architettura contemporanea ex post, una volta riconosciute di qualità.
    È il disegno di legge del 2007 che intuisce l’urgenza di tirare fuori il progetto dal Codice degli Appalti e quindi di intervenire su alcuni dei suoi articoli, che riprende dalle primissime formulazioni il principio basilare del progetto come “opera d’ingegno” e della sua unità, consapevole dell’attentato alla qualità insito nel frazionamento del progetto in singole fasi affidate a soggetti diversi. Diversamente da quello del 2007, il Disegno di Legge 2008 non prevede l’istituto del “programma di progetto”, non interviene sulla qualità della domanda, premessa e presupposto del confronto fra qualità alternative.
    Certo, di principio, l’attuale DdL a costo zero apre alle energie più giovani, incentiva la presenza di opere d’arte nelle città e negli edifici; è attento a risparmio energetico e “sostenibilità”, punta a tutelare il passato e ad incoraggiare il divenire dei nostri ambienti. Enunciati felici che si scontrano con le azioni diametralmente opposte suggellate dalla 163/2006, dall’incentivazione degli UT e di progetti privi di confronti, da improprie regole della cosiddetta Bersani che a confronti di qualità sostituisce confronti di costo ostacolando comportamenti progettuali etici e la qualità diffusa.

    Le scissioni schizofreniche del nostro apparato normativo impongono un’azione costituente. La risoluzione del Consiglio d’Europa (21 gennaio 2001) incoraggia gli Stati membri a “promuovere la qualità architettonica attraverso politiche esemplari nel settore della costruzione pubblica”, ma gran parte dei nostri ospedali, delle scuole, degli spazi di formazione recente a dir poco preoccupa.
    Se l’esigenza di qualità diffusa nelle trasformazioni del territorio e degli ambienti di vita è vera, occorre perseguire la difficile idea dell’integrazione: fondere legge urbanistica, proposte di legge sul governo del territorio, legge sulla qualità architettonica, legge sul paesaggio, legge sull’ambiente, legge sulla tutela e valorizzazione del patrimonio architettonico del passato e tutto quanto incide sulla produzione di quello del futuro. Cioè una legge di principi che saldi indissolubilmente piano e progetto, che si occupi della qualità delle trasformazioni dell’ambiente di vita – delle infrastrutture come degli edifici – alla quale si affianchi la regolamentazione degli strumenti (di piano come di progetto) e che trovi un “codice degli appalti” coerente. In altre parole: integrazione (nei principi), coordinamento (degli strumenti), collaborazione (anziché conflittualità, nelle attuazioni).

    Massimo Pica Ciamarra

    massimo pica ciamarra

    14 Gennaio 2009 alle 10:22 am

  4. Grazie Comunità.
    Mai avrei pensato, solo sei mesi fa, quello che oggi posso fare.

    Grazie Professore.
    Sono queste le lezioni alle quali assistere.

    E’ sicuramente inutile, ma mi permetta di riportare, qui, ciò che mi sono ricordato di avere fra le mie riviste:
    L’ARCHITETTURA, n.513/514-1998. Editoriali in breve.
    CONTRO GARE TRUFFA E CONCORSI DA FAR WEST
    Scrive Gerardo Mazziotti su “Il Mattino”: “Ne sono vittime sacrificali la stragrande maggioranza degli architetti. Ma questo lascia del tutto indifferenti il Ministero del Lavoro, i sindacati e, inaudito, gli Ordini Professionali, provinciali e nazionali. Che andrebbero sollecitamente soppressi ai sensi dell’art. 18 della Costituzione… Pochissimi esempi. L’IACP di Bari si permette di bandire un concorso riservato agli architetti di 35 anni, a danno dei trentaseienni e oltre. La II Università di Napoli, le ASL e altri enti, per realizzare il Policlinico di
    Caserta, ricorrono alle cosiddette ‘gare di prequalificazione’. E le riservano a professionisti in possesso di determinati titoli che, soprattutto, abbiano già progettato ‘strutture similari’. Poco importa se poi questi criteri, finiscano per premiare esperienze professionali di nessun valore, quando non addirittura meritevoli di censura”.

    Mi sarebbe piaciuto, pure, citare gli estremi di un memorabile editoriale in cui Bruno Zevi a proposito dei progettisti comunali e provinciali li definisce esangui burocrati (libri e riviste non si prestano).

    Professore, grazie di nuovo. Mi ha fatto star bene.

    E domani, Nusco: PICA CIAMARRA in Irpinia.
    Imperdibile.

    vittorio

    16 Gennaio 2009 alle 7:12 pm

  5. Grazie Comunità.
    Mai avrei pensato, solo sei mesi fa, quello che oggi posso fare.

    Grazie Professore.
    Sono queste le lezioni alle quali assistere.

    E’ sicuramente inutile, ma mi permetta di riportare, qui, ciò che mi sono ricordato di avere fra le mie riviste:
    L’ARCHITETTURA, n. 513/514 -1998. Editoriali in breve.
    CONTRO GARE TRUFFA E CONCORSI DA FAR WEST
    Scrive Gerardo Mazziotti su “Il Mattino”: “Ne sono vittime sacrificali la stragrande maggioranza degli architetti. Ma questo lascia del tutto indifferenti il Ministero del Lavoro, i sindacati e, inaudito, gli Ordini Professionali, provinciali e nazionali. Che andrebbero sollecitamente soppressi ai sensi dell’art. 18 della Costituzione… Pochissimi esempi. L’IACP di Bari si permette di bandire un concorso riservato agli architetti di 35 anni, a danno dei trentaseienni e oltre. La II Università di Napoli, le ASL e altri enti, per realizzare il Policlinico di
    Caserta, ricorrono alle cosiddette ‘gare di prequalificazione’. E le riservano a professionisti in possesso di determinati titoli che, soprattutto, abbiano già progettato ‘strutture similari’. Poco importa se poi questi criteri, finiscano per premiare esperienze professionali di nessun valore, quando non addirittura meritevoli di censura”.

    Mi sarebbe piaciuto, pure, citare gli estremi di un memorabile editoriale in cui Bruno Zevi a proposito dei progettisti comunali e provinciali li definisce esangui burocrati (libri e riviste non si prestano).

    Professore, grazie di nuovo. Mi ha fatto star bene.

    E domani, Nusco: PICA CIAMARRA in Irpinia.
    Imperdibile.

    vittorio

    16 Gennaio 2009 alle 7:33 pm


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