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Dal più alto dei cieli

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i lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

Gli arcangeli, da noi, ci sono tutti e tre.

Alla Nunziata c’è Gabriele con la vergine turbata.

All’Immacolata, invece, in una stanza c’era, forse di un metro e mezzo, la statua di Raffaele con Tobia che aveva in braccio un pesce grande quasi quanto il cane nero che ringhiava, con la coda alzata, allo spettatore.

Tutti e tre gli arcangeli avevano un aspetto tranquillo e volti luminosi, di una bellezza giovanile.

C’era anche un altro angelo. Era stato dipinto nel 1952 da Alfonso Metallo, un nostro pittore. Era il cherubino che cacciava Adamo ed Eva dal giardino dopo il peccato. Era un poco strano con le vesti sfolgoranti e i capelli biondi, ma con, sul viso, una luce irata. Si vedeva proprio che era impietoso, con quel suo braccio teso che diceva «Fuori!» e con, nell’altra mano, una vampa come spada.

Su una parete della sagrestia, erano appese dentro le cornici due stampe colorate di san Michele. Nel quadretto più piccolo, quello più vecchio, si distingueva bene sullo sfondo il profilo del vulcano di Monticchio.

Alla stazione, quando scendevamo per la festa, vedevamo gli angeli di cartapesta in volo con l’Assunta.

All’Immacolata, ce n’erano degli altri. Alcuni erano seduti perfino sul cornicione dell’altare maggiore. Uno addirittura, forse l’apripista, era sotto una volta, accanto ad un evangelista. Ce n’erano in girotondo in un quadro dell’incoronazione della Madonna. Ai piedi della sua statua, poi, c’erano dei putti.

Alla chiesa Madre, invece, gli angeli erano morti tutti, come nell’aria della fogna del vicolo sopra casa, le nuvole di mosche uccise dal D.D.T. Non che qui avessero disinfettato dagli angeli soltanto, ma anche dagli altri segni della trascendenza. Dentro restava la cenere di un volo, si sentiva al tatto una qualche assenza.

 

 

 

 

Written by alfonson

19 Gennaio 2009 a 9:31 am

Pubblicato in Alfonso Nannariello

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