Archivio per gennaio 2009
nel centro di conza nuova fervono
i lavori, ci sono
giochi per bambini che non ci sono
e poi sculture d’arte moderna
senza ammiratori.
METTO QUI IL TESTO DELLA PETIZIONE DI PANCHO PARDI CONTRO L’IPOTESI CHE BERLUSCONI DIVENTI PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. CHI INTENDE FIRMARLA PUò VIVISTARE IL SITO LIBERACITTADINANZA. in considerazioni delle numerose adesioni l’incontro di domani a bisaccia con pardi sarà al cinema romuleo e non più al centro anziani (sempre al paese vecchio)
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di
Viola Amarelli (da Avellino)
Affogammo, tra cumuli di
plastica, allumini, tubi già innocenti
incuranti metastasi di merci
ingoiammo fossili refoli di vento, l’eccedenza di stock, i filamenti
brillavano inesausti prendi prendi
intossicammo la mielina coi midolli,incapsulati, polistirolo espanso
colorando di nero seppie ataviche,
pillole e polveri per tirare avanti.
Bruciammo terra, i polmoni, le radici
continuando a ripeterci bugie,
sopraffatti, sconfitti, aspettando ci regalassero
gli avanzi, mentre ci chiedevano insistenti
su cavi, satelliti, diapason impazziti
se fossimo – e perché no – felici.
di Nunzio Festa (dalla Lucania)
l’uomo morto che cammina
e la gente che indovina
le bizze di partito
le partite fra dente e mina
in un nutrito
scempio a castello
del nostro ministro della guerra
del lanoso mantello
a doppia mandata
che non è colpa sua
ma dell’intera Nazione
della croce uncinata
appesa al mese
dei santi
e al Mese della madonna bianca
che non ne posso più del politicamente pulito
e corretto del tetto a scomparsa
delle perquisizioni
e se riuscite ditemelo anche voi
con una poesia – se ci riuscite
metto qui un pezzo uscito stamattina su ottopagine.
il male di vivere in questa versione irpinia 2009 è particolarmente insidioso. non dobbiamo perdere nessuna occasione per provare a farci compagnia. vi aspetto domani a bisaccia. dopo l’intervista a pardi possiamo trattenerci per la cena e per fare il punto sulle azioni della nostra comunità provvisoria. _ armin
Sono giorni cupi. Il buio si posa sugli uomini e sulle cose come una neve pesante. Non si fa in tempo a scrollarsi le spalle e siamo di nuovo curvi e carichi. L’Irpinia è una terra infelice e senza compassione. Dobbiamo fare qualcosa, dobbiamo farlo ogni giorno per accendere qualche luce in tanto buio. La politica e la cultura sono chiamate a saldarsi per produrre un nuovo illuminismo e gesti chiarissimi e coraggiosi. Non serve a niente giocare a risiko con le poltrone. C’è una spaventosa crisi dello spirito prima che dell’economia.
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Eduardo Alamaro, già postatore sulla prima edizione di questo blog (blogspot), ora sullo specialistico Archiwatch (il blog di giorgio muratore), ci invia un ‘ironicoamaro’ testo riferito agli scottanti fatti napoletani; si tratta di una ’lettera al direttore’, cestinata dal direttore di un quotidiano nazionalnapoletano! lo mettiamo qui, a disposizione dei lettori e degli amici comunitari che hanno conosciuto Edu_ardo
“Caro direttore, mi creda, sono molto triste per queste tragedie nostrane, “tra pazzia e scemenza”, come da vostra efficace sintesi giornalistica. Sono un cittadino medio, anzi medio-inferiore, della Napoli d’oggi. Di media in-formazione & cultura, tendente al basso, verso chi sta peggio di me. Quindi tarata e vocata a sinistra da sempre. Di formazione cattolica e di sani principi familiari e non familistici di base. Sono di quella generazione e de-generazione speranzosa, tutta ideologica e d’idee salvifiche. Quella che poi si è trovata e non ri-trovata ad amministrare la città, la provincia e la regione e l’Italia tutta. Ed è finita via via, scendendo per li rami, dal lontano ’75 a oggi, com’è finita.
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Il ricordo che porti
il ricordo che lasci
È un venerdì di novembre. Stasera il cielo rovescerà sul fermano una quantità immane di pioggia. Il violento nubifragio durerà non poche ore, causerà frane e smottamenti, o meglio, smottamenti e frane, funziona così.
Fango e acqua invaderanno le provinciali che dall’interno portano al mare. Sto partendo per Fano. Tornerò scalzo stanotte, i pantaloni fradici, con la febbre, ma ora non lo so, e sto tranquillo, senza febbre.
Alla stazione di San Giorgio un giovane che avrà intorno ai venticinque anni mi chiede una sigaretta, poi inizia a parlarmi:
ma lei è …?
chi?
no, niente è che… Saranno gli occhiali. Sono andato via di casa. Sono di Bari. Mi sono incazzato coi vecchi. Vado a Bologna. Ho un po’ di amici lassù. Volevano mandarmi a raccogliere le olive in campagna. Ma non mi pagano. E allora sono andato via. È due giorni che giro
ma la campagna è la vostra?
sì, ma non ho mai un centesimo
ma che studi hai fatto?
ho fatto l’alberghiero
che età hanno i tuoi genitori?
avranno come lei, 55
esatto. Tu non puoi immaginare quanti ne sono cinquantacinque. A questa età quasi tutto ti appare per quello che è. Sta arrivando il treno. Buona fortuna. Mi raccomando. Cerca di comprendere i tuoi genitori Leggi il seguito di questo post »
Domani sera, venerdì 9 gennaio, alle ore 17.30 a Napoli, presso l’associazione Giustino Fortunato in viaTarantino 4 (piazza Medaglie d’oro), sarà presentato l’ultimo film-documentario LIBERA NOS A MALO, realizzato dal regista Fulvio Wetzl con la mia collaborazione quale aiuto-regista.
Il film è prodotto da “LIBERA associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, che ha come referente nazionale Don Luigi Ciotti e Don Marcello Cozzi per la regione Basilicata.
A Ruviano, l’11 novembre, sfila una singolare processione che promuove un territorio ameno ma difficile, tra antiche usanze e prodotti tipici
di Paolo Graziano
Sulla carta geografica Ruviano è un puntino, uno spruzzo di case sulle colline circondate dalla grande ansa del Volturno. Il paese s’innalza di appena 100 metri sul livello del mare, ma il primo freddo autunnale, nell’entroterra telesino, avvinghia in una morsa feroce i pochi abitanti che passeggiano verso la piazzetta, ai piedi della torre dell’orologio.
Tuttavia la sera dell’11 novembre – giorno di San Martino – fa puntualmente eccezione, ogni anno: i vicoli e i crocicchi si riempiono di capannelli, la Pro Loco apre i battenti fino a tardi, spunta qualche caldarrostaio, e quello spruzzo di vecchi edifici in pietra sulla collina diventa un formicaio brulicante di curiosi, avventori, giornalisti e qualche troupe televisiva. Cosa aspettano? «Ma naturalmente la processione dei cornuti – spiega Pasquale Coppola, segretario dell’Associazione Cornuti Ruvianesi – tra poco comincerà la vestizione nella “tana” del sodalizio, poi gli uomini che appartengono alla confraternita sfileranno in processione, con lo stendardo e le corna rituali, per radunarsi ai piedi del paese e intonare l’inno». Leggi il seguito di questo post »
in piazza zio giovanni stamattina
era solo,
sono entrato all’edicola
e mi è sembrato che non potevo restarci
senza udire qualche zizzania.
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metto qui una poesia di valerio magrelli che appare sulla quarta di copertina di un libro intitolato “la lettura è crudele” uscito nell’ottobre 2008 nelle edzioni d’if.
Quando leggi, vai via, mi lasci solo
e inoltre mi impedisci di seguirti.
È come se, partendo,
non mi dicessi la tua destinazione.
Anche se la scoprissi (e l’ho scoperta,
tant’è vero che posso vederti, se soltanto mi sporgo),
comunque non mi lasci avvicinare.
La lettura è crudele, è ostile e solitaria.
l’appuntamento con pardi è a bisaccia alle 17.30 al centro del paese vecchio. _ già pervenute molte adesioni. mi piacerebbe capire chi ha intenzione di restare a cena al grillo d’oro.
*** Francesco Pardi detto Pancho (Pisa, 25 aprile 1945) è un politico e scrittore italiano. Figlio dell’etologo Leo, visse a Torino dal 1951 al 1961 mentre nel 1962 si trasferì definitivamente a Firenze. Laureato in filosofia, è stato ricercatore nella facoltà di architettura ed attualmente è professore associato di urbanistica.
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questo paese fu impervio
e accogliente,
rughe, vicoli e trincee d’una profonda
pacata vecchiaia.
ora è un immenso deposito
di materiale edile
germinazione e refuso di forme mute
devote alla desolazione.
infime, intime inerzie
infinite ideazioni parassite
incuria e diffidenza.
ma qui, nell’empia congrega di clausura,
io resto e scrivo, a oltranza
con puntiglio e cura.
franco arminio
metto qui questo bel testo inviatomi da Felice Casucci, docente all’Università del Sannio. Noi siamo molto attenti ai nostri vicini di paesaggio…
spero che nessuno si lamenti per la lunghezza del testo.
Gli interessanti possono stamparselo o copiarlo sul proprio computer.
armin Leggi il seguito di questo post »
NELLA TERRA DI MEZZO
di Paolo Saggese
Raffaele Della Fera (Calabritto, 1954) appartiene a quella schiera nutrita di ingegneri votati alla letteratura e alla poesia. Figura poliedrica di poeta, scrittore, artista, saggista, è stato tra i fondatori del gruppo “Clan H” di Avellino, oltre che vincitore, nel lontano 1984, del Primo premio assoluto di narrativa Città di Avellino con il racconto “Oscar degli Specchi” e di recente di un prestigioso terzo posto per la poesia edita nel Premio Nazionale Cervati.
In ambito poetico, Raffaele Della Fera appartiene alla numerosa linea della “poesia lirica”, come hanno già mostrato le non poche raccolte di liriche edite a partire dai primi anni Ottanta del secolo scorso: “Bianchi Cavalli Alati” (1980), “Cespugli aerei” (1984), “Grazie” (1986), “Pensieri di dentro” (2004), e da ultimo, la recentissima silloge “La corsa dell’anima. Viaggio senza ritorno”, per i tipi delle Edizioni della Meridiana di Firenze, a cura della Irpina trapiantata in Toscana Cristina Romagnolo.
Poesia dell’anima, dunque, quella di Della Fera, profondamente segnata dalla terribile tragedia del terremoto del 23 novembre 1980. Poesia religiosa, quella di Raffaele Della Fera, che cerca nel Signore un approdo, una certezza, la sola alle pene dell’esistenza: “Stanotte la nebbia scende più fitta / non servirà questo a celare i problemi // ancora riescono i politicanti a parlare / le macerie delle loro responsabilità / hanno ucciso. // Noi vorremmo gridare / ma è troppo il lutto che ci accomuna / noi vogliamo come Cristo / porgere la guancia / ma l’opera sarà ancora più alta / il cielo saprà ricoprire / anche questo quadro // il Cristo ripeterà questa passione / per noi”. Così in una poesia di “Cespugli aerei”, che testimonia un senso di cupo pessimismo e di rivolta poi non più presente nella produzione successiva.
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mele marce, ragnatele
sull’anima tombale del paese.
urlano i cani
le faine passano sui cavi
sui tetti delle case. ____________ franco arminio
p.s.
metto ancora una poesia sul tema “terremoto” e ne metterò altre ancora invitando tutti a tenere presente che dopo l’incontro di Aquilonia questo è uno dei fili su cui ci muoveremo. una volta sollevato un tema poi bisogna portarlo avanti.
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E’ nell’anonimato del nonluogo che si prova in solitudine la comunanza dei destini umani. (Marc Augé, Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, Parigi 1992)
In questi ultimi mesi ho volontariamente sospeso la scrittura, forse in segno di protesta, forse di pigrizia, forse perché mi sono sentita, ancora una volta, sconfitta, trasparente, delusa. La nostra “terra che soffre” ha preteso il suo dazio, il pagamento di sudore, lavoro e fatica in cambio di indifferenza e, spesso, astiosa malsopportazione (vocabolo che, volontariamente, non cerco sul dizionario). Questa estate, mentre ero sul Formicoso in totale isolamento e silenzio, con gli occhi rivolti a terra, come richiede ciò che faccio,camminando per ore cercando segni, tracce, relitti di tempi andati e volontariamente cancellati, oppure mentre scavavo in altura, su quello strano crinale di arenaria che, un tempo, è stata un’arce sannitica e, dopo, una colonia romana, sentivo la solitudine.
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Alcune consideraziioni,domande per un incontro a cui non parteciperò.
Che cos’è la politica? Chi è l’uomo politico? Sono queste le domande che guidano la nostra ricerca e verso le quali vi vogliamo condurre. Da dove iniziare per cercare le risposte? La via migliore, forse, è quella di osservare quel che accade attorno a noi, di partire dalla nostra esperienza quotidiana, da come nel mondo contemporaneo la politica e l’uomo politico entrano nel nostro orizzonte, ci vengono incontro. La politica, in primo luogo, ci appare un ambito che si colloca accanto ad altri ambiti, e i suoi confini ci appaiono facilmente individuabili, tanto che non incontriamo difficoltà a stabilire quando il discorso verte sulla politica, o sullo sport, o sull’economia, o sulla scienza e così via. Se sentiamo parlare di partiti, di elezioni, di voto, di governo, di parlamento, di Stato, di istituzioni democratiche, non abbiamo dubbi: in gioco è la politica.
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in mezzo alle rovine c’è un pallore
aperto, disperato.
tutta la famiglia si stringe
intorno ai vetri
della cristalliera, dentro
le tazze, tra le ceramiche
e le bomboniere. __ franco arminio

Spettro_di_P.Battista
_________
di Marcello Faletra
Sabra e Chatila nel 1982, Jenin nell’aprile del 2002, adesso Gaza. Le prime due stragi con la regia di Sharon. Lungo tutti questi anni: muri, deportazioni, maltrattamenti, omicidi, umiliazioni, saccheggiamenti di villaggi profughi, distruzioni di ospedali, di scuole, di infrastrutture…
Nel nome di queste città sono state perpetrate stragi d’ogni specie. La verità sul massacro di Jenin è stata impedita con ogni mezzo. La commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite non è stata fatta entrare nei territori oggetto del massacro, nel silenzio complice delle “democrazie” occidentali.
Questa non è una guerra. Non vede due eserciti schierati l’uno contro l’altro. E’ la lenta e progressiva agonia del popolo palestinese. L’asimmetria militare è lampante. Cacciabombardieri, carriarmati, incrociatori e una Leggi il seguito di questo post »
Il 2009, come ci siamo detti prima a frigento e poi ad aquilonia, deve essere l’anno del ‘fare’.
Per iniziare, considerato il programma che ci siamo dati, dobbiamo utilizzare al meglio sia il Blog che Facebook
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Chi ha ricevuto l’invito dal Blog provveda a registrarsi su http://wordpress.com (basta poco); una volta registrati si può postare direttamente (testi, foto, filmati, commenti), senza ulteriori passaggi.
Chi non ha ricevuto l‘invito e vuole scrivere sul Blog può inviare una mail di segnalazione a: altairpinia@gmail.com
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Per mettere un ‘post’ sul BLOG (conviene stampare questo testo e tenerlo a vista):
- aprire sul proprio pc un programma di scrittura; scrivere il testo; se si utilizza ‘word’ di Microsoft, in alto a sinistra c’è una finestra (stili e formattazione); selezionare il testo da pubblicare e fare “cancella Leggi il seguito di questo post »
i lunedì dell’antropologia narrativa – di alfonso nannariello
Una presenza minacciosa mi aveva già sconvolto. Quella sensazione di un male imminente che mi versava dentro lo scuro già la conoscevo.
Un paio di giorni dopo il solstizio d’estate, a san Giovanni, si battezzavano le bambole. Era un giorno di festa. Vestito per bene salii da zie’ Lina. Con delle stoffe, una cuffia e delle fasce preparava u pup’l a Rosellina. Con gli altri bambini vicini di casa andammo alla funzione, chi come compare chi come genitore.
La chiesa di san Michele l’avevo vista solo da fuori. Pezzi di calcina si staccavano dagli intonaci dei muri. Dalla luce passammo a un umore d’ombra improvviso. Dentro mi pareva che fosse tutto confuso. L’aria del chiuso profumava di foglie e di mele.
Eravamo tutti intorno al prete per vedere. Vicino a me un bambino, che forse già l’aveva altre volte visto, sottovoce disse
u riav’l!
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nonostante la neve anche l’incontro di aquilonia ha messo sotto gli occhi di tutti la bellezza della nostra avventura. a questo punto diventa anche difficile sciuparla. col clima che si è creato nei mesi estivi dovremmo introdurre il numero chiuso.
intanto adesso il nostro viaggio d’inverno ha un’altra tappa, apparentemente molto diversa da quella di oggi.
sabato prossimo a bisaccia
Non ci ho pensato, è stato un colpo di fulmine! Il primo, il secondo, il terzo… no, non mancherò neanche stavolta, mi sono detta ogni sabato mattina stropicciandomi gli occhi chiusi nel tentativo di aprirli a forza davanti a uno specchio inclemente. E ogni volta si è dimostrato così, unico! L’appuntamento è comunque a 100 km da casa mia. Di più, mai di meno. E va bene. Va bene anche questo. Stacco dal mio mondo e via, si parte. E va bene pure se tremo ad ogni curva di pioggia, o di nebbia, o di neve. Caspita, va bene pure questo. E poi l’hanno capito tutti che mi piace sempre di più, non posso nasconderlo ormai. Oggi mi è scappato e l’ho detto ad alta voce: “SONO SEMPRE PIU’ INNAMORATA!” Mi sono sentita per un attimo osservata… forse dovevo aspettare un pò… Ma che ci posso fare? Mi sono innamorata del gruppo provvisorio, proprio così. Questa comunità di persone trasversale, lenta, propositiva, allegra, che parla d’arte e di paesi, di storia e facebook, di cibo e musica, mi fa letteralmente morire! Oggi la colpa è stata di quel filo di alluminio che non la finisce mai, e mi fa pure schiattare di risate! E va bene pure se da oggi in poi si lavora sulla guida, sulla documentazione, sull’albergo diffuso, sul parco dell’irpinia d’oriente. Va bene,va bene tutto. Sul progetto della casa comunitaria insisterò un pò di più, così la smetterò di sorbirmi 100km di nebbia ai miei ritorni. Ma non lo dirò a nessuno…
è una marcia da fermo.
non mi allontano mai
dal formicoso, dal calaggio:
cane del paese,
terra e carne
terracarne del paesaggio.
franco arminio
domani la comunità provvisoria incontra ad aquilonia un gruppo di studiosi che vengono da ovest.
metto qui il pezzo dedicato al paese in “VENTO FORTE TRA LACEDONIA E CANDELA”.
P.S.
chi vuole un pò di paesologia da divano può sintonizzarsi nel pomeriggio su rai uno: nella trasmissione “effetto sabato” servizio su arminio e i suoi paesi.
*****
Vado ad Aquilonia. Voglio vedere la processione di San Vito, il patrono del paese. Parcheggio e mi metto in strada armato di videocamera e macchina fotografica. L’aria non mi sembra particolarmente festosa. Poche bancarelle. Anziani in fila sotto l’unico albero che assicura un poco d’ombra. Ce n’erano tanti, ma li hanno tagliati per fare la piazza nuova. Dal centro della piazza zampilla l’acqua di una fontana che somiglia assai poco alle fonti in cui ci si andava ad abbeverare. Adesso è un puro gioco estetico. Direi che è un bel lavoro, ma ai miei occhi sembra che toglie suggestione al paese più che aggiungerla. Lo stesso si può dire della fila di case che sostituisce le vecchie casette messe su dopo il terremoto del 1930. Porticato di legno, forme ondulate, Leggi il seguito di questo post »

filippica-di-arminio-su-vecchia-e-nuova-bisaccia-maggio-2007-foto a_v_
di Luca Battista
Metto qui in sintesi lo schema di un proposta di un progetto di analisi e ricerca, abbozzato e scritto qualche tempo fa e poi di volta in volta affinato. E’ una prima fase descrittiva, nell’incontro di Aquilonia il 3 gennaio, ci sarà da approfondire e forse provare a costruire un primo vero gruppo di lavoro, fattivo e collaborativo.
<< “MUTAMENTI”: 23 –11-1980 / 2010. Il territorio, i progetti, le opere.>>
“Azione” documentaria delle trasformazioni sociali, urbane e territoriali connesse alla fase della ricostruzione post-sismica in Irpinia”.
La ricostruzione in Irpinia rappresenta certamente un segmento significativo nella storia contemporanea della regione che salda il post-terremoto con le prospettive di sviluppo delineatesi nell’ultimo decennio del secolo scorso.
Dopo trenta anni – superato il tempo della cronaca – si può cominciare a porre le basi per una storicizzazione documentaria di una fase, quella del dopo terremoto appunto, che, innegabilmente, ha prodotto mutamenti sostanziali. Leggi il seguito di questo post »
è bello che per molti di voi il primo viaggio dell’anno sarà in irpinia d’oriente.
ad aquilonia il tre gennaio vi stupirà il museo dei contadini e verranno molte domande davanti al restauro del paese antico.
poi ci sarà da aprire bene le orecchie: nel pomeriggio ci saranno parlamenti d’autore. molti amici nuovi, compreso qualcuno che viene da molto lontano e il grande pasquale innarella.
a me l’hanno rubata. mi piacerebbe che qualcuno s’incaricasse di fare delle riprese video.
la lunga giornta finirà a bisaccia, il covo della paesologia….
l’irpinia d’oriente sarà senza neve, ma abbigliatevi comunque adeguatamente.
armin

dario e basilio, giornata C.P. a Rocca, nov_2007 _foto a.v.
____ da un commento di Basilio Muto
Premessa: con queste riflessioni non voglio stabilire in maniera assoluta e definitiva quello che per me stesso è bene e quello che è male, ma ciò che è saggio e ciò che è scellerato verso l’altro da me medesimo; su basi patafisiche. Le fessure umane son divenute troppo larghe per contenere con parchezza e pacatezza l’infinita ingordigia spasmodica dell’uomo che corre, corre; corre per arrivare a mete sempre diverse, e così facendo non assapora l’infinito contenuto in poche gocce di affastellato calore, di traguardi posseduti e non compresi. Calma! Respirate profondamente, irrorate gli alveoli polmonari e lasciar fiorire la piantina di ginepro.
Perché voler entrare nella cruna di un minuscolo ago, nella quale per addentrarsi è necessario essere esseri asfittici e non invece vitali, enormi, incontenibili, instancabili cammelli. Il mio cammello potrebbe decidere, come fan molti, di indossare una maschera da inerte filamento e gabbare l’ago, ma riemerge appena in tempo perché comprende che in quel caso portando a fine il suo scopo……….!?!, violenterebbe irrimediabilmente l’ago, e magari verrebbe al fine, anche cento volte ed una ancora, in tutti i sensi, perpetrando però un’infamia che danneggerebbe con un sol’ atto il mondo intero; indi sé stesso.
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