COMUNITA’ PROVVISORIA . paesi .. paesaggi … paesologia

comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella

Con l’anima e col corpo

con 6 commenti

i lunedì dell’antropologia narrativa - di alfonso nannariello 

 A Monticchio, l’arcangelo Michele, in guerra contro un angelo ribelle, era sceso fino a sotto terra.

Ci andai per la prima volta con la comare di cresima di Rosellina, alcuni anni dopo la nostra prima comunione, quando venne a farle visita dopo essersi sposata. Andammo all’abbazia, l’unica volta che ci sono stato. Me la ricordo scura, scavata nella roccia.  Poi facemmo un giro e le foto in riva al lago, le prime mie a colori.

Anche noi discendevamo agli inferi, ogni tanto.

Non certo al bar ru Riav’l che, neanche a farlo apposta, tra tutti i negozi e i bar di corso Matteotti, era l’unico dove per entrarvi si scendeva qualche gradino sotto il livello della strada. Si fermava la domenica papà a prendermi il gelato. Gli unici due gusti: limone e cioccolato.

Sotto la strada r Pìer, c’era u Puzz salìt. Nell’aria dell’acqua putrescente ru vagghiòn, dietro la casa di un mio amico, Iucc ru Sc’cattùs, c’era una grotta nel tufo. Per un po’ quel vuoto fu il nostro primissimo fortino. Poi non fu più cosa.

L’ingresso era quasi invisibile, nascosto dalla vegetazione incolta. Dentro c’erano escrementi di passanti che avevano avuto bisogno di fermarsi là, che avevano dovuto liberarsi dal tormento di quell’anima che lasciavano insepolta.

 

Credo che si doveva essere abbastanza abituati a vederla così, almeno quella dei bambini, che non doveva essere una gran seccatura se, in diverse case, era sempre pronta la paletta ed un secchio con la segatura. Da zie’ Salùta, la nonna di mio cugino Vitantonio, a volte anche all’asilo, la facevamo nei pressi della porta, lungo il muro. Dopo ogni parziale svuotamento cambiavamo posto, per non accumularla tutta lì.

Dopo aver finito la guardavamo orgogliosi come può essere orgoglioso per una propria opera un bambino. Quasi all’orlo della parete era come un merletto, come un giornino.

 

 

 

 

 

Written by alfonson

16 Febbraio 2009 a 10:46 am

6 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. eleganza, costanza, coerenza, sobrietà
    alfonso ammiro queste tue qualità nel portare avanti “i lunedì” sul blog …
    e ne approfitto per sperare in una tua maggiore apertura/partecipazione/condivisione al gruppo comunitario

    verderosa

    17 Febbraio 2009 alle 12:58 pm

  2. Agli escrementi si attribuiscano particolari significati; Freud ci ha trasmesso il concetto ad opera dell’ inconscio che il bambino offre come dono e sacrificio del proprio corpo alla madre.
    Il secondo significato attribuito dalla credenza popolare e infantile considera che i bambini nascono dall’ano. Nel linguaggio comune, per combinazione, le donne denotano la nascita di un bambino come dono. E di seguito altre definizioni che, dal dono degli escrementi e dalla consistenza, assume il concetto di denaro, dalla capacità di espellere feci, si mostra il desiderio di accumulo o di sperpero del denaro.
    Corpo e anima, mente e corpo. Giocoso modo di vivere tra il sacro e il profano, l’incavo della grotta e la vita.

    m.teresaiarrobino

    17 Febbraio 2009 alle 2:29 pm

  3. In questi ultimi anni molti intellettuali privi in realtà di solide conoscenze scientifiche hanno trasformato questioni molto serie in simboli di facile lettura. Con interventi di orientamento”romantico” hanno tentato di guadagnarsi l’applauso del pubblico raccontando di un passato mitico o usando categorie come “naturale”(bene) “artificiale”(male) “chimico”(veleno) “organico”(sano).
    Davanti a queste categorie non c’ è ragione che tenga, sicché il nostro romantico cuore spinge verso il “naturale” e l’”organico” e combatte il veleno. Ma il cuore è un organo largamente sopravvalutato. Il rischio è che la cultura umanistica alimenti una nuova inquisizione, di fronte alla quale è sempre più forte l’esigenza di un pensiero “laico”. Il buon laico in fondo somiglia al bravo uomo di scienza. Davanti al bicchiere d’acque non si lascia prendere dal panico (apocalittico) nè dall’emozione(creativa) Non ricama teorie sui bei tempi andati ma si concentra e cerca di fornire una misura, un metodo.
    Io appunto cerco di fare, nel mio piccolo, propriamente questo. Cordialmente Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    17 Febbraio 2009 alle 5:43 pm

  4. Il nostro compito è difficile, quasi tutto ciò che è serio è difficile, e tutto è serio. La voluttà del corpo è una esperienza dei sensi non diversamente dal puro sguardo o dalla pura sensazione di cui un bel frutto fresco colma il palato e la lingua, un’esperienza grande e senza fine che ci è concessa, una conoscenza del mondo, la pienezza e lo splendore di ogni conoscenza. Non accoglierla è male, eppure quasi tutti di questa conoscenza fanno un uso pessimo e la sprecano impiegandola come stimolo nei punti stachi della loro vita o come distrazione e con come raccoglimento per attingere apogei.
    Gli uomini hanno mutato anche la natura del mangiare: l’indigenza da un lato e l’abbondanza dall’altro hanno turbato definitivamente la chiarezza di questo bisogno e torbidi si sono fatti tutti i bisogni profondi, semplici, in cui la vita si rinnova. Ma a ciascuno è dato vivere in chiarezza e trasparenza secondo natura,accogliendo umilmente il mistero della vita di cui la terra è colma fin nelle sue minime cose , in tal modo la creazione spirituale trarrebbe vigore da qualle fisica per sua stessa natura attraverso una più sommessa estatica eterna replica della voluttà del corpo.

    rocco quagliariello

    18 Febbraio 2009 alle 7:00 am

  5. Eppure vado avanti, più vado avanti più capisco che andare avanti è stato positivo,mentre per le nuove generazioni tornare indietro potrebbe rivelarsi un trauma perchè l’uomo che è riuscito a “violare” altri pianeti con la spinta del pensiero e dell’intelligenza, farebbe una enorme fatica a ricostruire piccole comunità,l’armonia del piccolo, semmai una volta ricostituite le modificherebbe secondo le proprie esigenze,finendo per stravolgere e snaturare il tutto.
    Conserviamo la lemoria di quel tempo, quella voglia di chiederci se qualle spinta portentosa nell’inseguire bagliori ed oggetti luccicanti sia valsa davvero il prezzo pagato, cioè la perdita sistematica dei valori che regnavano in quei pochi ripetitivi gesti comuni. Quello che mi fa più paura è la scarsa curiosotà dei giovani verso il percorso che altri hanno fatto per preparare le condizioni che loro hanno trovato e nelle quali sembra si sono adattati alla maniera migliore.Ma i ragazzi di qui, di qusto avamposto di confine senza confini non ce la fanno a restarci ancora. Mi piacerebbe ancora vederli fare quelle partite su quel campo , baraonde semplici e spontanee, divertirsi senza annoiarsi e senza sclerare. Li vedo accaniti a pistolettare la tastiera dei telefonini per inviare sms mms e scattare foto con oggetti luccicanti conquistati senza il ricatto del voto buono a scuola. Quando noi siamo stati piccoli adolescenti comandavano i grandi, ora che siamo diventati grandi la fanno da padroni i nostri giovani figli . Siamo incapaci di dire “no” ai nostri figli. La curiosità di vederli all’opera questi ragazzi adolescenti di oggi è tanta, il tempo arriverà in cui saranno loro a dover decidere, ma vedo che si divertono meno… Dove abbiamo sbagliato?

    rocco quagliariello

    18 Febbraio 2009 alle 1:51 pm

  6. un grazie a tutti per la/e lettura/e.
    grazie dell’attenzione alle cose, alla totalità della realtà, naturale e artificiale, organica e sintetica, esteriore e interiore. profonda e superficiale. che avvolge i tempi, presente futuro passato. noi siamo un tuttuno. sono laico e religioso, di merda ed elegante, un dono e una disgrazia.
    non abbiamo sbagliato, né stiamo sbagliando, a mio avviso. stiamo vivendo la vita così come ci è data di avvertirla e risponderle

    alfonso

    20 Febbraio 2009 alle 9:34 am


Lascia un commento