La poesia dell’Amore universale in Nunziatina Policino
NELLA TERRA DI MEZZO di Paolo Saggese
Sempre di più, non solo in questi giorni, ma in ogni momento della vita, mi viene di pensare che, dopo tutto, per una sorte fausta, “divina”, dell’Umanità, noi tutti abbiamo a disposizione la Poesia che ci consente di rendere la nostra esistenza migliore, di colmare sentimenti, lacune, delusioni della vita, o qualsiasi altra “mancanza”. Insomma, aveva ragione Mario Luzi quando diceva che i poeti sono un bene prezioso, e si domandava e domandava: “cosa sarebbe stato il mondo e l’Umanità senza la Poesia?” Più o meno le stesse riflessioni espresse pubblicamente Antonio La Penna, a Montemiletto, quando riconosceva alla poesia quella funzione di farmaco che non tutti, purtroppo, sanno gustare. Tra l’altro, credo che la poesia, come anche la cultura, abbiano il dovere di mostrarci un altro mondo possibile rispetto a quello voluto dagli “impauriti” e dagli “abbienti” che sembrano dominare il panorama sociale italiano ed europeo, ovvero un mondo di accoglienza e di fratellanza universali, che ponga al centro l’essere, non l’avere, come ci ha insegnato la cultura anche di quell’esperienza rivoluzionaria adesso in toto criminalizzata, che fu il ’68. Con questo spirito, e come già ho avuto modo di esprimere pubblicamente, in occasione della presentazione pubblica del Diario lirico “Quotidianità” (Delta 3, Grottaminarda, 2007), occorre volgersi alla poesia “pura” di Nunziatina Policino, poesia nata nel corso degli anni, poesia nata attraverso le sedimentazioni di una vita vissuta nel rispetto, nell’Amore, nella Fede, nella tolleranza, nella gioia per le “piccole cose”, e con quelle grandi passioni affettive e umane, con quelle grandi sfide di educatrice e maestra, che, se ben perseguite, rendono la vita degna di essere vissuta. Questa poetessa di Prata Principato Ultra conferma, tra l’altro, un’altra impressione, che avevo ricavato qualche tempo fa: in questo paese della Valle del Sabato, c’è un’aria, che concilia alla poesia, se accanto a Nunziatina Policino dobbiamo annoverare anche la poesia “pura” di Maria Luisa Ripa e di Antonietta Gnerre. Ci sono, dunque, dei luoghi “favorevoli” alla poesia? Credo di sì, come vi sono luoghi, che, per vari aspetti della società e della loro storia, favoriscono altre arti, altre attitudini. E Prata mi sembra un luogo adatto alla Poesia, come penso, in Irpinia, Bisaccia, Nusco, Mirabella Eclano … Questa Poesia è poesia “pura”, come detto, poesia “lirica”, poesia ovvero della semplicità, della freschezza, dell’espressione spontanea e diretta dell’animo, del cuore, come ama dire Nunziatina Policino. È poesia pascoliana, nel senso alto, come scoperta degli affetti più vivi e duraturi, come scoperta di un nostro modo puro (“il fanciullino”) di vivere nel mondo, di cogliere gli istanti più profondi e forti della nostra vita, di scoprire quelle piccole cose, che ci consentono di rendere davvero grande la nostra vita. È poesia della comprensione, dell’ascolto, della tristezza, della gioia, del dolore, della solitudine, dell’abbandono, dell’addio, della delusione, e quindi della speranza, dell’attesa, del ricordo. È una “celebrazione” – questo vorrei sottolineare – dei sentimenti puri, dei sentimenti veri, che ci riconciliano alla vita. Questa poesia nasce innanzi tutto dalla necessità di raccontarsi, come diario dell’interiorità (da ciò il titolo “Quotidianità”), ma anche come diario di una vita non facile, di una vita, che ha presentato molte lotte, ha conosciuto delle sconfitte, ma anche vittorie: e questo libro ne è la conferma. La forma più comunemente utilizzata mi sembra quella del dialogo con gli altri, ma anche il soliloquio, proprio della poesia lirica da Catullo a noi, ha un posto importante, direi decisivo per comprendere questa poesia: perché questa che la poetessa ci testimonia, è una storia interiore, raccontata innanzi tutto a se stessa, come farmaco della vita. E così scrive, il 28 aprile 1986: “Sentii … / sentii … / Tentai di parlare / spiegare / ma … padrone di me / il vuoto. // […] Buio, buio, buio / solo buio / padrone di me: / il vuoto” (“Padrone”). Dunque, poesia del cuore, e poesia rivolta al proprio cuore: “Batte / dentro di me / un cuore indifeso / sognatore / perenne bambino / che da una calorosa stretta di mano / da uno smagliante sorriso / da dolci parole / in un baleno si lascia / colpire / catturare / incontrare” (“Dentro di me”). E tutta questa ricchezza interiore, spontanea, diretta, non artefatta, potranno facilmente cogliere coloro che prenderanno tra le mani questo libro, e in particolare i pratesi che potranno confrontarsi con la loro storia e con la loro interiorità. A questa prima raccolta – incentrata sui grandi problemi del mondo, sulla guerra e sulle violenze subite dalle donne, ma anche sull’educazione, sul rapporto con i giovani, sul mondo contadino, sul paese che non c’è più ed è un paese dell’anima, sulla madre contadina, sui fratelli – ne è poi seguita di recente un’altra, “Pensieri con ali di farfalla” (sempre edita dalla Delta 3 di Grottaminarda nel 2008), che si colloca sulla stessa scia, ed esprime nuovamente speranze e dolori per un mondo, che Nunziatina Policino vede estraneo e lontano dal suo essere. Con il suo modo semplice, essenziale, ma profondo, di vivere emozioni, passioni, la poetessa ci convince e ci induce ad abbandonarci alle sue parole, perché questa poesia si apre al sociale, si apre al mondo per pensarne uno diverso. Il tutto attraverso uno stile semplice, “cantato”, attraverso la filastrocca, il canto popolare, un andamento infantile che rivela profondità d’animo, ricchezza di pensiero e di sentire. Una testimonianza che ci aiuta appunto a vivere e a pensare che così la vita ha senso di essere vissuta. Questa poesia immediata ci convince anche perché non ha pretese, è parola e basta, e perciò anche può farsi poesia, come risulta da questi versi esemplari come tanti altri: “Rugosità / Rugosità / rugosità / la pelle / degli anziani / mostra. // Dolcezza / calma / rassegnazione / gli occhi / degli anziani / rivelano. // Lavoro duro / lavoro poco remunerato / lavoro senza ferie / lavoro / lavoro / lavoro / sacrifici / sacrifici / sacrifici / le mani rugose / le mani artrosi che / le mani tremanti / degli anziani / raccontano / raccontano / raccontano …”.
[Pubblicato su OTTOPAGINE il 31 luglio 2008]