la parola ai ragazzi
metto qui due lettere di ragazzi che non hanno ancora vent’anni.
La prima è di cecilia da candela ed è già apparsa sul blo nella colonna dei comenti al mio pezzo su candela.
La seconda è presa da facebook dove si è costituito un gruppo di miei fans composto quasi solo da ragazzi giovanissimi.
questo blog e specialmente la festa di cairano deve coinvolgerli di più.
Caro mio Paese
dove sei finito?Eri una cosa di vita , di bellezza, una musica dolce nel mio ricordo d’infanzia. Un paese a cui bastava pochissimo per essere gioioso. Una piazzetta, dove ho giocato, dove ho stretto amicizie che durano ancora oggi, dove ho affrontato i primi problemi della vita discutendone con gli altri. E poi lo scivolo al parco giochi, le feste, i veglioni, la gioventù sulla rotonda e i fiori più belli nei prati. Altri tempi, ma non un secolo fa! Purtroppo prendo tutte le cose troppo sul serio e queste cose devo dirle; lo sai perché? Mi raccontano che eri troppo bello! Io ci credo ma voglio anche credere che non hai smarrito la tua anima, la tua storia perché questa impronta singolare del tuo essere non può svanire così. È un po’ come un negozio di prodotti tipici e artigianali nei confronti di un ipermercato. E’ la particolarità che ti contraddistingue. La mia vita è sempre stata piena di queste tue particolarità: il dialetto, simile ma differente a quello dei paesi vicini; la gente, spesso identificata con soprannomi incredibili; la campagna che ci circonda; e via via le sagre, la festa di paese e l’estate. E queste sicurezze unite all’oratorio, la scuola, la pizza con gli amici e soprattutto a tanta, tanta umanità hanno fatto di me quella che sono: una ragazza che ama la vita e il suo paese. E ora un sogno: quel sogno che ci fa sognare e non sognare, dormire ad occhi aperti, pensare e non pensare, guardare l’orizzonte che è irraggiungibile, e continuare a camminare perché tu possa riprendere lo splendore di un tempo!
Quello a cui noi tutti abbiamo assistito nell’ultimo decennio è stato un lento ma inesorabile declino per il nostro paese. I problemi che lo affliggono sono molteplici; non si può certo dire che realtà piccole come la nostra siano favorite da politiche nazionali, che preferiscono concentrare sempre più il grosso delle risorse sui grossi centri.
C’è una forte sensazione di abbandono, resa ancor più amara dalla considerazione che tutto ciò avviene in uno Stato democratico, che dovrebbe innanzitutto tutelare le minoranze. Ma ciò che è ancor più preoccupante è percepire come, a questo abbandono, corrisponda una nostra apatica accettazione.
Sembra che la nostra coscienza civile sia caduta in un profondo letargo, salvo alcuni risvegli sporadici in casi di assoluta necessità. Il momento che ci stiamo apprestando a vivere, tuttavia, non è meno importante: le elezioni imminenti non possono e non devono trovarci impreparati e distaccati.
Certo, qualcuno potrà dire che già si sta facendo, che già ci si sta muovendo: ma dove?
Negli ambiti della vecchia politica di partito, fatta di decisioni e personaggi stantii. Non si discute con la gente o, se lo si fa, si sceglie la via più subdola della politica: quella degli incontri di gabinetto o delle lectio ex cathedra.
Quello di cui abbiamo bisogno è un nuovo modo di pensare e di vivere la vita civile del nostro paese. Noi che scriviamo siamo pochi, ma speriamo di diventare molti di più, e vogliamo proprio questo. Ci piacerebbe, inoltre, riuscire a coinvolgere, in quello che speriamo sarà solo il primo passo verso un nuovo periodo di cambiamento e coinvolgimento sociale, i grandi assenti, decantati e corteggiati in modo più retorico che reale e serio: i giovani.
Siamo dell’opinione che solo noi della nuova generazione possiamo realmente contribuire ad un cambiamento di rotta che sia effettivo e fruttuoso.
Ovviamente non ci limitiamo alle critiche e all’ideologia. Abbiamo idee ben precise per Bisaccia.
La prima e più importante, condizione per noi fondamentale affinché si possa iniziare a parlare di cambiamento, è la candidatura a sindaco di Franco Arminio, espressione più positiva delle potenzialità del nostro paese. Un intellettuale del suo calibro, sempre in prima linea nell’impegno civile, sarebbe a nostro avviso la risposta migliore al clima di degrado civile e morale in cui ci troviamo a dover vivere.
Franco Arminio sindaco, dunque, per tutti coloro che sono stanchi del marciume che ci circonda e che ci auguriamo accoglieranno la nostra proposta, unendo le loro voci al nostro coro, per ora piccolo, in un canto di liberazione e rigenerazione.
Carmen De Vito










Grazie franco …..per avere aperto le finestre! L’aria si stava facendo pesante e piena di umori negativi.
mauro
mercuzio
30 marzo 2009 alle 11:16 am
la lettera dei ragazzi è coraggiosa, significa mettersi contro gli amministraori che ci sono e quelli che potrebbero esserci,
è un gesto che va incoraggiato.
qui non c’è la comorra ma comunque troppe persone hanno paura di esporsi.
la comunità provvisoria è nata per incoraggiare gli irpini a essere cittadini e non sudditi
Arminio
30 marzo 2009 alle 12:18 pm
Dopo le finestre, speriamo che Franco apra anche le porte,in tal modo potremo entrare ed uscire liberamente a senso unico alternato, senza spingere a con la regola ” anziani, bambini e donne prioritariamente”.
rocco quagliariello
30 marzo 2009 alle 12:52 pm
I ragazzi sono il futuro, troppe volte restano inascoltatti, incompresi, io sogno che siano proprio loro a dare voce alla voglia di cambiamento, che si collochino al centro della discussione e della vita dei luoghi che vivono, che abitano. I luoghi dei loro sogni, i luoghi dei loro amori, i luoghi delle loro speranze e speriamo i luoghi dei loro figli. Forza ragazzi, urlate la vostra voglia di cambiare questo mondo di merda dove a galleggiare sono sempre i soliti “stronzi”
Giovanni Ventre
giovanni ventre
31 marzo 2009 alle 12:14 pm
l’inqualificabile attacco di cui sono stati fatti oggetto i ragazzi che hanno denunciato la situazione di disagio che si vive a Bisaccia, dimostra chiaramente che i giovani hanno ragione di contestare i riti stanchi e squallidi che si ripetono a ogni elezione: alcuni, pochi si arrogano il diritto di decidere per gli altri e pretendono di non essere disturbati nei loro giochetti, ma non bisogna lasciarglielo fare
tonino, da Bisaccia
4 aprile 2009 alle 4:23 pm
la situazione opportunamente e coraggiosamente denunciata dai ragazzi di Bisaccia è diffusa ed ubiquitaria in ogni paese della nostra Provincia, con rarissime eccezioni legate a sforzi di volontariato e di coinvolgimento partecipativo alla vita sociale dei medesimi paesi.
I ragazzi di Bisaccia hanno solo avuto più coraggio dei ragazzi degli altri paesi e per questo va a loro un plauso ed un incoraggiamento.
rocco quagliariello
4 aprile 2009 alle 8:22 pm