Via Concezione
Lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello
dedicato a Michele Fumagallo
Sul parapetto in pietra della scalinata scivolavo per arrivare prima nella strada. Gli ultimi gradini li saltavo. Sul muro di fronte ritrovavo l’immagine di una madonna con i baffi. Non credo che Briuolo intendesse fare un’Assunta alla Duchamp; né che conoscesse Gli opposti psichici nell’alchimia, di Jung; né che avesse l’idea della congiunzione del dogma mariologico col mistero cristologico. Mi divertiva quell’errore delle sfumature nere sotto al naso, ma dentro m’adombrava un verso delle cose, fino a quel momento viste sempre uguali.
Quasi ogni porta era un negozio, un’attività che appena si notava dalla strada.
Con i misurini del latte, zie’ Iètta r B’llin s’affacciava dietro le tendine. In una profondità di archi e volte, dov’era stato il negozio di Piumelli, cumbà Pasc’càl lu Sant’andriàn vendeva in masse d’ombra, tagliole, vetri e concentrata, lana d’acciaio e colori in polvere per muri. Volto d’angelo appassito, zie’ ‘Ng’lìna r Marianna sul bancone, accanto alla bilancia a bracci uguali, teneva due barattoli di liquirizia a lacci, un recipiente di concentrato di pomodoro che vendeva a peso, un pezzo di baccalà nell’acqua ammortita e, in sacchette di carta, alle sue spalle, maccheroni, gramigna e mal’tagliàt. Ogni mattina, dietro la porta, sulle scale, Pinomònd sistemava ortaggi, buste di sementi e sacchi di legumi. Di fronte, uno sotto il balconcino dell’altro, V’tucc r Z’cculìcch e zi’ Cànih r M’sciòn appendevano a un fildiferro le tomaie delle scarpe. Nella curva, prima del magazzino del grano r Rìh Rìh r Catnàzz, aveva la barberia u mup r Briùol che manifestava uno spirito vivace con atteggiamenti allegri, a tratti irosi, a tratti irrequieti.
Più su e più giù ce n’erano degli altri. In alcuni la merce era il disordine. Torbidi stati d’animo in rassegna, in una bottega arrivavano quasi sulla soglia le sarde sotto sale, i cartoni e le cassette di generi diversi.
In tutti questi luoghi quasi in disparte, si sentiva la calma della luce evocare le cose sulle quali si posava.
Con un soffio nel corno d’ottone, Muss r Chèccia, quando ce n’erano, passava dicendo a gran voce notizie; ogni venerdì, mostrando le alici in un cono di cartone, scandiva l’arrivo del pescivendolo da Manfredonia
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vol u pessc’
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lu p’sciaiùol.