COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Una carovana nomade verso Cairano

3367923670_a35739b4c81

……in viaggio verso C A I R A N O
con la “carovana nomade”…..
22-29 giugno
Ognuno di noi che vive lontano dai paesi dell’Irpinia d’oriente sta preparando i suoi “zaini mentali” per il suo viaggio ‘nomade’ verso Cairano che non è un “miraggi0,una utopia,un sognoo una speranza” ma una realtà viva e quotidiana con una storia ,una cultura, una identità.Cairano non è le parole e i racconti che ne facciamo tuttavia ognuno di noi si parto con sè le sue parole,i suoi pensieri,le sue passioni,i suoi sentimenti per vivere quei giorni in quel luogo determinato con leggerezza e immaginazione ma sopratutto con autenticità.
Wittgentein ci dice che quello che sembra una certezza ,è “uno sfondo ereditato” qualcosa che abbiamo imparato.E anche di “noi”,gli oggetti ,le persone non sono realtà inoppugnabili ma spressioni di regole grammaticali ( linguaggio) che abbiamo appreso e che ora ci circondono come una seconda pelle.Come l’acqua per i pesci,come l’aria per noi , la cultura ci forma e ci conforma.Gli idealisti sostenevano che la realtà non è tale ma è una proiezione della mente o le cose devono tornare al loro posto,quello che il senso comune, le certezze intuitive e indiscutibili, assegnano ontologicamente?
Da tempo abbiamo imparato che a una parola corrisponde una parola,, che al racconto di un’azione corrisponde un’azione,ad una espressione del volto un moto dell’animo.Queste sono le nostre regole grammaticali.La grande verità è che “lo sfondo ereditato” è una struttura provvisoria,storica e quindi soggetto agli accidenti della storia o delle storie individuali.Le nostre regole grammaticali e sintattiche,cioè il mondo che ci informa e conforma, è soggetto al continuo cambiamento perché è una costruzione umana e come tale non ha nulla di fondamentale che permane.Va ridiscussa quindi l’intera antropologia.La nostra identità è sì una seconda pelle e la cultura è sì l’orizzonte di senso in cui fiduciosamente ci muoviamo senza farci fin troppe domande, ma anche che essa è un vestito che può essere cambiato e la nostra cultura è un orizzonte che può mutare.Il vestito,cioè l’identità, è indispensabile ma non bisogna prenderlo troppo sul serio.
Quello che conta è non perdere il centro in se stessi.E’ quello che ci permette di continuare a vivere o sopravvivere nel deserto della storia cercando di scoprire “i difficili segnavie” tra le precarie e mutabili rotte dei carovanieri viandanti nella storia o nelle storie.In una realtà che non ha strade segnate,definitive e sicure ( se ne vedi una è sicuramente o possibilmente un “miraggio”,l’uomo è sempre più un nomade o un viandante che è sicuro solo di stare in quel posto in quel preciso momento.Il suo è movimento puntuale , da un punto a quello immediatamente successivo .Il problema è non farsi prendere dalle vertigini dello spazio liscio o dalla paura della solitudine.
Educarsi a vivere senza mappe dal momento che il contesto sociale non è più in grado di dare senso alle nostre azioni.
Siamo come carovane nomadi che si muovono su un terreno liscio, e non dobbiamo lasciarci ingannare dagli orizzonti in movimento, senza enfatizzare il vestito che indossiamo, non lasciarci sopraffare dalla disperazione,quando manca l’acqua o l’oasi non corrispobnde alle indicazione della mappa o delle speranze..Vivere senza mappe è alienante solo per chi è educato a vivere di mappe e finalismi o verità eteronome.Sicuramente è un vivere con un senso di povertà antropologica e può essere faticoso ma è sicuramente meglio dell’iperattivismo dei nuovi mutanti o delle pigrizie immobilizzanti dei soparvvisuti alle mitologie ,alle metafisiche o peggio alle teologie astratte ed autoritarie.
………….è con questo spirito che abbaiamo intrapreso questo viaggio immaginifico e concreto verso C A I R A N O……..

Scritto da mercuzio

28 aprile 2009 a 11:10 am

Pubblicato in AUTORI, CAIRANO 7x

14 Risposte

Iscriviti ai commenti con RSS .

  1. bravo mauro, testo ricco di spunti come sempre

    Arminio

    28 aprile 2009 alle 12:08 pm

  2. La ragion di Stato : i nobili spagnoli nell’Ebrea di Toledo(l850) uccidono la bellissima amante che rendeva ignaro il re, mettendo così in pericolo tutto il Paese. I nobili non si pentono di aver commesso quel delitto truculento, tuttavia la sua necessità non lo giustifica sul piano morale e dunque essi si sentono e si dichiarano colpevoli ,peccatori pronti ad espiare: hanno agito per il bene del Paese ,ma non secondo cio’ è giusto tra gli umani.
    Ordunque le non scritte leggi degli dei, ovvero gli inalienabili diritti umani vengono accusati di astrattezza ideologica e moralistica cui viene contrapposta la realtà della storia e la concreta storicità di ogni condizione umana, inevitabilmente diversa.
    Ma tutti gli uomini nascono veramente liberi ed eguali???
    L’uguaglianza è forse una falsificazione che inquina la natura umana?
    Forse i bambini neonati nascono tutti uguali e liberi, salvo il patrimonio genetico di cui sono portatori, non certamente l’uomo adulto che ha compiuto le sue scelte di vita.

    Le disuguaglianze di ogni genere e specie equivalgono alla individualità letteraria specifica, contro una Ragione universale pericolosamente eguagliatrice pure del gusto e della fantasia.

    Ma un dato di fatto non puo’ essere scambiato per un diritto, tuttavia poi taluni fanno di ciò che è, dell’essere, un precetto, un dover essere.

    Neppure Marx paradossalmente riusci’ ad unire la critica al giusnaturalismo all’irriducibile schietto naturalismo, quando affermo’ che spetta alla storia non alla natura portare la liberazione.
    L’utopia di una piena realizzazione della personalità umana si confonde con la crescente negazione del diritto in natura in nome della realtà storica che ha generato nel secolo breve la negazione dell’umanità intera non solo dei diritti universali.

    Conclusioni: è questo uno dei temi fondanti, armati di cemento neuronale, che ispira l’evento di Cairano?
    Grazie per l’ospitalità.

    rocco quagliariello

    28 aprile 2009 alle 1:34 pm

  3. Il sottoscritto approva l’iniziativa e parteciperà, ma si chiede cos’è questo oriente irpino, e dunque qual’è l’occidente… qual’è il suo confine, e ” non sarà un’altro ente parastatale?”…

    Luigi Capone

    28 aprile 2009 alle 8:07 pm

  4. rocco,rocco…….
    …..ma pecche!?
    diceva il vecchio e truculento gerarca fascista ,in “Amarcord” di Fellini,al povero e vecchio ‘anarchico’ nel costringerlo con violenza ad ingurgitare l’olio di ricino.
    Spero solo che hai sbagliato spazio per una risposta “fuori luogo” se pur confusamente colta.
    “Facimme e’ serie……appartenimma a’ morte”
    diceva saggiamente Totò al borioso Marchese ne “A’ livella”.Non sarebbe il caso di “lavare eventuali panni sporchi in famiglia”……”per il bene nostro e della ‘santa comunità provvisoria’?
    orlando.mauro@libero.it

    mercuzio

    29 aprile 2009 alle 7:18 am

  5. La Comunità Provvisoria, nell’anno dell’acquario;
    Cairanox7; il Raduno dei Clown Dottori; per realizzare: “l’uomo ridente”!

    In questa nostra “comunità provvisoria” dovremmo iniziare a comprendere che ogni persona merita rispetto. Rispetto di ognuno che non significa rispetto degli atteggiamenti sbagliati che il più delle volte sono prodotti, nella relazione con gli altri, da situazioni di ferite personali che possono produrre solo risentimento, acredini, invidia , odio, ecc.

    Ognuno di noi per via di cose spiacevoli che ci sono potute capitare nella vita porta un fardello che ci impone “coraggio” e “resistenza” per sopravvivere.

    Anche se siamo il più delle volte anche consapevoli che potremmo usare alcuni dei più grandi doni naturali: l’amore e la pazienza.

    Cosi facendo siamo anche consapevoli che rischiamo di riprodurre lo stesso modello di società

    C’è un’albero di datteri in Egitto che da i frutti solo dopo cent’anni e per questo c’è un proverbio arabo che dice “… chi pianta il dattero sa che non ne potrà mangiare i frutti”.

    Nell’anno dell’acquario è possbile piantare datteri amorevoli.

    Il mondo di antagonisti e avversari, di violenza e manipolazione, di solitudine e isolamento non ci paice più e so che nessuno di noi ci vuole continuare vivere….e allora?

    L’altra sera Michelino mi ha detto si ma tu fai questi cerchi per vivere un’aspetto intimista della vita comunitaria ma noi teniamo i problemi da risolvere.

    Con la biblioteca dell’anima ed i cerchi del council e se volete come Clown “Dottore” mi sono posto un obiettivo minimo quello di “seminare” e non risolvere grandi problemi ma piccoli problemi semmai tra questi c’è: attenzione, intimita’, stima reciproca.

    Il tutto condividendo semplici intenzioni e “non regole” del rispetto.

    Certo non possiamo costringere nessuno ad amarci ma almeno possiamo dirgli di comunicare senza manifestare violenza e che quando si comunica, non con attitudine aggressiva, ma da amico, sostenitore e alleato, il primo risultato e’ la comprensione, e il secondo, essendo tutti noi esseri umani: amore incondizionato.

    L’uomo ridente nell’anno dell’acquario!

    Nanos

    Nanosecondo

    30 aprile 2009 alle 12:03 pm

  6. caro mauro
    il tuo testo mi rimanda soprattutto ad una certezza, una delle poche certezze in cui credo: “l’impermanenza” come tale viene definita da thich nhat hahn.
    è con questo spirito che mi impegno a vivere la mia vita e quindi lo stesso con cui sono proiettata verso cairano.
    a presto

    monica

    1 maggio 2009 alle 9:26 am

  7. Carisima Monica,
    stai attenta alle “certezze” e al “credere” la coerenza include anche un’altro elemento: il dubbio!

    E, quindi, l’incoerenza come sale della vita è l’unica possibilità di uscire fuori dai limiti dati dal noi (il potere) per ricongiungersi all’io sono o meglio…. il “se” sono.

    “L’impermanenza” è la saggezza o meglio la consapevolezza di considerarsi “unico e divino” è questo è giusto, è perfetto, ma ciò lo deve sempre nel confronto con l’altro, perchè il nostro io sono o se e solo uno specchio dell’altro.

    ORA ti manifesto un mio dubbio: L’impermanenza annulla l’ego …ma allora se non esiste un “Io”, chi è “colui che percepisce l’impermanenza” e al quale “si manifesta chiaramente la percezione dell’inconsitenza e mancanza di un io”?

    Chi è colui nel quale la percezione dell’inconsistenza determina la distruzione dell’ego e perchè distruggere l’ego?

    Se per “io” si intende l’ego sovrastrutturale, la personalità acquisita da una mente “separativa” allora posso essere daccordo che te l’io è un’illusione..ma propio per questo dovrebbe prtoeggersi perchè sarebbe la conferma che ogni io non ci appartiene ma è un pezzo del divino e della saggezza generale ……se poi l’io sono non lo identifico solo con questa parte spirtuale e allora devo dire che è gia tutto scritto da qualche altra parte….. nella memoria dell’acqua….nel nostro corpo ……..che è come l’ahrdwer di un computer la cui parte del cercello e solo il softwer ….

    il corpo è frutto dell’evoluzione millenaria da cui non potremmo mai sganciarci se non quando saremo morti …è l’uno + è la somma degli ordini dell’amore ……e secondo la teoria dell’impermanenza …solo la morte ci potrebbe far vivere la saggezza dell’impermanenza?

    E, un pò come andare a Cairano per andare a trovare i morti…..non credi?

    Invece il problema che abbiamo difronte noi oggi e come pensare ad andare a Cairano e far vivere un “non luogo” non nella dualità corpo e spirito ma nella sua unicità? paesologicamente parlando …?

    Il “soggetto” della nostra azione quindi resta la capacità di percepice e/o diviene semplice consapevolezza dell’impermanenza (morte),

    Colui che sperimenta la consistenza e la presenza di un io, quello sì che esiste; altrimenti chi è, o che cosa è che fa l’esperienza del non-io?

    Allora io penso che questo “quid”, lo possiamo chiamare: Io Spirituale, Se Superiore, il Testimone, Principio di Autocoscienza, pura consapevolezza, l’Essere, l’Anima o meglio le anime (io ne conosco almeno tre: animale affettiva, spirituale) o coscienza universale ed allora l’obiettivo che abbiamo è costruire il paradiso qui adesso….o più semplicemnete castelli in aria….avendo coscienza che le fondamente non possono essere che l’unione di tutti gli individui e del proprio io sono qui adesso, ora.

    Ecco credo che semplicemente dobbiamo essere più coscienti del fatto che il nostro “io” è a specchio con gli altri ed è solo nella relazione con l’altro che possiamo realizzare i nostri bisogni sia quelli puramente materiali che d’amore.

    Noi siamo un “campo morfogentico” nel quale il percorso che faremo non può essere diverso dall’obiettivo finale che ognuno di noi ha e che nella sua diversità intravede. Io sono ed esisto insieme agli altri se no non sono qui adesso nel tempo presente.

    Noi possiamo essere solo la nostra utopia indivuale. Confrontarsi con l’altro il nostro “ego” di per se non è negativo anzi rafforza il senso dell’impermanenza …..e quella parte dell’ego (imposto dal noi che non ci rende liberi nel nostro io sono: l’essere unico e divino)…..l’ego quindi non è da eliminare ma se vuoi da riscrivere …. da ..l’ego non è da sconfiggere perchè solo questa cosa produrrebbe danni: malattie ecc….conflitti biologici…ma da leggere e semmai riscrivere facendosi aiutare dall’altro….(l’epigenitica oggi è un campo importante della scienza biologica e medica) … l’ego quindi non lo puoi sconffingere se non a costo di ucciderti ……e allora “morire prima per non morire” ….canalizzando ed a differenza del credere che rischia di “appartenere” al “noi” dovremmo porci il problema di “incontrarci” liberando l’ego dalle sovrastrutture del “noi” (le maschere che altri ci hanno meso adosso).

    Ecco questa è la Cairano che immagino un luogo senza maschere. In questo il clown …che molti confondono come una maschera teatrale e non come un’espressione del se vero ed autentica.

    per questo cerco di camminare nella bellezza alla ricerca di “uomini ridenti”,

    nanos

    Nanosecondo

    1 maggio 2009 alle 5:24 pm

  8. è dura lasciar andare il proprio sè, il proprio ego, la prigione del proprio corpo,
    è dura liberarsi dalle catene delle sovrastrutture, delle categorie…
    è difficile andare verso gli altri come fossimo aria senza arroganze, presunzioni, certezze,
    nudi, spogli, nell’umiltà, nell’essenzialità dell’anima, sentendo niente altro che il vento dell’impermanenza che ci soffia dentro e ci fa ricominciare ogni giorno
    ci fa ripartire e andare in cerca dell’altro con cui condividere questo viaggio terreno senza paure…
    caro nanos
    e tanto tanto altro ancora.

    monica

    1 maggio 2009 alle 8:36 pm

  9. [è dura... andare in cerca dell’altro con cui condividere questo viaggio terreno senza paure...]
    – Aggiungo: forse, forse

    Forse

    1 maggio 2009 alle 9:01 pm

  10. Bello ed interessante questo dialogo tra una ‘buddista’,un clown e un ‘filosofo’! Inconsistenza ,parola magica e astratta assieme.Sono le parole ad intrigarmi e turbarmi assieme perchè mi incuriosiscono stimolandomi e nello stesso tempo mi impauriscono insospettendomi.Io personalemnete sto facendo un percorso di ricerca delle parole da portare a Cairano non solo come esercizio retorico o letterario ma come fatto identitario e di autenticità.”Le parole sono segni sonori di concetti.scriveva Nietzsche,i concetti sono gruppi più o meno sicuri di sentimenti ricorrenti e tra loro intrecciati….” Per capirsi non basta che tutti adoperano le stesse parole ma sapere che ogni parola oltre al suo significato è una espressione di una particolare esperienza interiore di un “io”.E qui il dialogo possibile si complica se non c’è disponibilità di ascolto e leggerenza di risposte. Paradossalmente N. annotava che oramai si può scrivere solo “annotando me stesso, per me”.Altrimenti la stessa parola ha un significato diverso per i due o tre che si parlano, e quindi essi ascoltano e leggono la stessa parola ma fraintendono ciò che significa.Non riescono a cogliere nulla del sentimento che muove quella parola e di cui quella parola è il rivestiemnteo sonoro.
    Una “comunità” diventa veramente tale quando riusciamo a comunicare senza necessariaente dover pensare prioritaraiamente al significato della parole ma saper individuare con immediatezza e facilità i propri e gli altrui bisogni e sentimenti.Nulla d’altra parte resiste – nè amicizia,nè amore, quando si giunge a dire con le stesse parole e si intendono cose diverse.D’altronde per una nostra sordità conoscitiva o pigrizia psicologica o pudore sociale inveterato nessuno di noi parla di ciò che sente,dei suoi bisogni, del suoi vissuti, delle sue esperienze interiori o perchè pensa di non essere capito, di non interessare o perchè si pensa come eslusivo e non comune per un lettore o persona normale. Insomma è bello comunicare e condividere questo viaggio mentale e comunitario ma a nostro rischio e pericolo……….mai con “paura”!

    mauro orlando

    mercuzio

    3 maggio 2009 alle 9:04 am

  11. COME LA VITA IN COMUNE PUO’ CREARE UN MONDO MIGLIORE?

    Crediamo fermamente che è possibile cambiare la realtà che non ci piace ed anche con grande convinzione (personale) ho aderito fin dall’inizio alla costituzione della “Comunità Provvisoria”, un “non luogo” dove è possibile confrontarsi tra “diversi” e costruire “castelli in aria” con l’aiuto di poeti, scrittori, imbianchini, contadini, muratori, mierc, fabbri, architetti, filosofi, giocolieri, saltimbanchi, acrobati e clownsm e idraulici, buddista e yndù, avvocati e scienziamenti vari.

    Perchè? Semplicemente non ero contento di vivere in un mondo di antagonisti e avversari, di violenza e manipolazione, di solitudine e isolamento. Ho sempre saputo che il mondo in cui siamo cresciuti era cosi’, ma non necessariamente dobbiamo continuare a viverci.

    Io vivo in un “cerchio largo” di “poesie fatte persone” di scienziamenti vari avendo coscienza che solo l’utopia può farci navigare “fuori dalle rotte abituali come “SOGNATORI PRATICI” …per ritrovarsi in una “biblioteca dell’anima”, in compagnia di clown dottori (uomini di medicina) i soli a poter curarare tutti i mali del mondo con un sorriso.

    Sò che tutti voi la pensate un pò come me, e questo mi basta perchè so che volete come me un mondo di amore, e attenzione, e intimita’, e supporto reciproco ….in forme architettoniche libertarie.

    Per impedire però che il nostro “cerchio largo”….. comunitario…. va benissimo anche molto provvisorio …in cui voglio continuare a vivere…. venga contaminato dal mondo esterno…. da deliri di potere…., di oppressione….., e lotta…, e alienazione…, ci dovremmo imporre nuove regole…..non c’è bisogno di elezioni ….perche le nostre saranno semplici intenzioni: una delle prime è essere tutti vigili…, ed esercitare…., a stare insieme…, nel rispetto dell’altro e della sua diversità.

    Per sognare praticamente …..più che di lezioni parliamo nele vento degli eventi…..il Raduno dei Clown Dottori di Flumeri (AV) …nasce nello stesso contesto, territorio ….di una regione la Campania di una provincia come quella di Avellino ….., un territorio ancora dove è possibile accarezzare il vento e sentire il profumo dei fiori …..dove è possibile sedersi in cerchio tra uomini e donne…..e dove ci si può ancora salvalrsi dagli scempi perpetrati dall’uomo…..

    Le stesse motivazioni sono alla base anche di un’altro immaginifico evento Cairanox7 …..e se volete Cairanox7 è l’impermanenza…..

    Ogni cosa esistente è impermanente.
    Quando si comincia a osservare ciò,
    con comprensione profonda e diretta esperienza,
    allora ci si mantiene distaccati dalla sofferenza:
    questo è il cammino della purificazione.
    (Dhammapada, XX-277)

    ….è cosi che questi luoghi diventano simbolo di un’esperienza che è intima e di comprensione ….di ogni possibile strada per il cambiamento…..io non ne conososco solo una …….ma ci vuole tempo…..e per questo viaggio nel tempo con la mia moto….alla ricerca del tempo.

    Ecco perchè se vi siete persi la vostra comunità ….e ne cercate una nuova GIOIOSA e paesologicamente AMOREVOLE…e poetica….venite a trovare …nudi, spogli, nell’umiltà, nell’essenzialità dell’anima, sentendo niente altro che il vento del tempo …che ci soffia dentro e ci fa ricominciare ogni giorno
    ci fa ripartire e andare in cerca dell’altro con cui condividere questo viaggio terreno senza paure…

    carissimo Angelo Mercurzio e mia dolce Monica “ci sforzeremo diligentemente”.

    che la bellezza ci circondi tutti, nanos

    Nanosecondo

    3 maggio 2009 alle 9:32 pm

  12. cairano è un dono
    è il viaggio dell’anima
    è un viaggio già cominciato
    siamo già partiti
    e il bello è che condivideremo, staremo insieme, ci guarderemo, ci ascolteremo,
    ascolteremo cairano
    respireremo l’aria
    nella luce carezzati dal vento della rupe:
    non è una straordinaria magica realtà?

    monica

    4 maggio 2009 alle 12:20 pm

  13. caro mauro
    per le persone che stimo con le quali vado confrontandomi vorrei essere semplicemente “monica” e mi piace pensare che gli altri pure siano mauro, enzo, franco, angelo etc…

    mi rendo conto che accennare sul blog all’impermanenza thichnahtiana, al non-sè e ad altri argomenti di studio, concetti filosofici vari che ho fatto miei, nel senso che sono una praticante, è sempre un rischio ma i miei commenti sono frutto della relazione tra il mio pensiero e quello che leggo su questo blog. tant’è che, ad esempio, è il tuo articolo, caro mauro, che mi ha rimandato, mi ha suscitato quello che poi ho scritto. nel caso specifico, secondo me, anche tu con le parole e gli argomenti che conosci, parli di impermanenza.

    monica

    4 maggio 2009 alle 12:52 pm

  14. io sono, nanos

    ho già ucciso enzo

    Nanosecondo

    4 maggio 2009 alle 11:24 pm


I commenti sono chiusi.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 46 other followers