Via della Pernice
di mauro pianesi
Non ci sono cacciatori o bracconieri. Via della Pernice si percorre tutta in un minuto e dieci, in discesa. In due minuti e quarantatré in salita, se si va piano per ammirarne i muri. Non c’è pubblicità su questi muri e neanche una scritta con le bombolette spray. Ci sono soltanto due portoni, uno di fronte all’altro, in un piccolo slargo che spesso è occupato da due o tre macchine parcheggiate nonostante di spazio, dopo loro, ne resti ben poco. Nonostante sul terzo lato di questo slargo, quello da cui parte l’ultimo tratto della via (che diventa il primo se la percorrete in discesa), si aprano due garage. Da lì escono di mattina le auto dei residenti. Agli inizi del ’900 dovevano essere le famose scuderie di Via della Pernice, che rifornivano di cavalli il Vaticano e varie famiglie nobili sparse per l’Italia. Fortuna che state leggendo e che non siete stati mai da queste parti, sennò mi dareste del matto: Delle scuderie qui! Ma invece è tutto vero.
Le due abitazioni di questo slargo sono medievali: quella di sinistra (scendendo) è autentica, quella di destra no ma è la più spettacolare, con una bella loggia doppia al primo piano. Beato chi ci abita. Ho parlato di due abitazioni ma, in realtà, è difficile distinguerle dalle altre, perché il centro di Perugia può solo dividersi in un discreto numero di isole, di macchie edificate: torri medievali palazzine ottocentesche facciate rinascimentali l’una di seguito all’altra, una appoggiata all’altra per decine di metri prima di trovare un vicolo, una piazza, di respiro. E che muri sghembi!… perché i muratori non usavano il filo a piombo ed è per questo, oltre che per il terreno accidentato, che molto spesso la visione prospettica di una via del centro perugino vi darà l’impressione che le case stiano giocando a nascondino, sporgendosi e ritraendosi a seconda del piede d’appoggio che usiate. Oppure no: restate pure piantati su tutti e due i piedi, ma divertitevi a fare l’occhiolino un po’ con il destro, un po’ con il sinistro e così via. Un’altra sensazione buffa è che le facciate, così sghembe e gonfie d’anni, stiano per scollarsi dal resto dei palazzi. In Via della Pernice queste illusioni ottiche sono più modeste, perché non c’è lo spazio sufficiente e non c’è tempo, vista la sua brevità. Ma basta fare altri due passi di numero fino a Via Vincioli, ad esempio, per godersi qualche buffa prospettiva del genere che dicevo.
Non c’è mai, mai, una merda di cane da queste parti. Mai. Qui non passano cani e se passano si vede che o l’hanno già fatta, o non fanno in tempo ad avere lo stimolo che la via è già finita. Qui non passano neanche cristiani. Il silenzio è denso come la panna cotta che fanno alla “Bocca Mia”, è basso e largo come il volo delle pernici. E se d’inverno cala la nebbia, che già fa notte presto, e la vostra unica compagnia saranno le due lanterne che spenzolano dagli angoli, be’, potrete ringraziare il vostro angelo di avervi condotto fin qui. Ammesso che lo ritroviate, l’angelo, e non si sia attardato a chiacchierare con una di quelle traslucide creature di vapore che se ne stanno appoggiate ai muri delle vie vicine. Incastrate fra i muri e il muso delle macchine gelate per ricevere la luce delle lanterne. Comunque, anche se non ritrovate subito i vostri angeli, voi non prendete paura. Perché, qui, siete salvi.









