quintessenza
di michelamat >>>> La mia esperienza cairanese sarebbe dovuta partire con la meditazione camminata, ma poi si è tramutata in una piacevole sperimentazione di quel concetto di provvisorietà che è la quintessenza dell’evento di cairano.
Quando sono giunta a cairano in compagnia di una mia carissima amica, una delle prime persone che abbiamo incontrato è stata nel bar proprio la donna che nei momenti successivi, senza saperlo, avremmo cercato ovunque illudendoci di trovarla ora in una donna vestita tutta di verde, ora in una vestita tutta di azzurro. Era la maestra zen che, sebbene ne avesse tutte le caratteristiche, e nel modo in cui era vestita e nel suo aspetto fisico, non è stata da noi lì per lì riconosciuta. Più tardi Salzarulo conosciuto casualmente sempre nel corso di questa ricerca spasmodica della meditazione e dei meditativi, nella chiesa di san leone, dove ci eravamo rifugiati per scampare al temporale, ne avrebbe dato una spiegazione filosofica ricorrendo all’inadeguatezza delle categorie mentali che non consente di interpretare correttamente i segnali che dall’esterno riceve il nostro cervello. In nome della provvisorietà, che oramai cominciavamo ad assorbire e a fare nostra, ci eravamo rassegnate a non meditare e ci apprestavamo a partecipare alla lettura di poesie, sempre nella chiesa di san leone, quando improvvisamente dal portale della chiesa rimasto aperto scorgiamo alcune persone che lentamente procedono verso la parte alta del paese. Capiamo che si tratta dei meditativi, abbandoniamo la chiesa e ci uniamo a loro. In quel momento mi appare chiaro il significato della provvisorietà: ciò che non sei riuscito a realizzare nel momento in cui te l’eri programmato e che ti succede improvvisamente quando ormai avevi abbandonato l’idea di quel programma.
Contenta di questa nuova personale scoperta, lentamente cominciamo la risalita meditata verso la rupe, con il silenzio che non ci abbandona mai e che si fa più forte quando il suono delle campane ci sorprende lungo il cammino. Procedendo tra le stradine e le case dal sapore umile arriviamo sulla rupe e ci consegniamo al mondo. Ho capito che l’unica felicità possibile è la felicità naturale, che mi sentivo felice perché per la prima volta forse il paesaggio che mi stava di fronte non era la cornice, ma il quadro stesso della mia vita.
grazie cairano7x
Oh, cara Michela, quindi esisti! Esisti tu ed esiste pure la tua carissima amica. Il mio non è stato un sogno…”Ogni passo è la meta” hanno letto le bambine nella chiesa, mentre fuori imperversava il temporale. La provvisorietà è questa. Ho cercato disperatamente di farvi capire che tutti i segni (non riconoscimento della maestra zen, temporale incombente, ecc.) vi disponevano ad un altro incontro e ad un’altra sorta di meditazione (Baudelaire: “La Nature est un temple où de vivants piliers / Laissent parfois sortir de confuses paroles…”). Voi dovevate incontrare me e i miei pensieri, non quelli, per voi importanti, di Adriana. Ma così come non avete RICONOSCIUTO prima la maestra zen, non avete RICONOSCIUTO ciò che stava succedendo. Pur con allegria e stupore, avete opposto una tenace resistenza alle mie parole. I meditativi sono allora tornati nel vostro orizzonte.
Se ci pensi sopra, è successo qualcosa d’importante, qualcosa che ha che fare con l’abilità e l’arte del “riconoscere”. Avete mostrata, cara Michela, una certa debolezza nell’arte delle “corrispondenze” e del “riconoscimento”. Provvisoriamente non significa quello che mi sembra tu sostenga, cioè, deragliare per un po’ dal proprio percorso programmato. Significa letteralmente, proprio vivere nel provvisorio, “Ogni passo è la meta”. Il passo di vita provvisoriamente vissuta, in quel momento, era quello che stavate vivendo con me ed io con voi. Voi eravate la mia meta ed io la vostra. Ora lo riconosci?…Comunque, il fatto che ne parli (e ne scrivi) vuol dire che hai vissuto un’esperienza. Il che non è poco.
Donato
Donato Salzarulo
2 Luglio 2009 alle 12:37 pm
caro donato, in effetti mentre scrivevo di questa esperienza (un po’ anche tua) avevo la segreta speranza che tu intervenissi, mi aiutassi a scrivere questa storia. Cosa dire? Mi arrendo alle tue parole quello che tu scrivi non fa onore né a me né alla mia amica, ma tutto sommato detto così “avete mostrata una certa debolezza nell’arte del riconoscimento e delle corrispondenze” si può anche accettare, una pillola amara immersa in un barattolo di miele. La conclusione è che la nostra è stata la sperimentazione del fallimento della provvisorietà. certo se io e la mia amica avessimo riconosciuto in te e negli altri che si erano riuniti a leggere le poesie la nostra nuova meta, ora avremmo un’altra storia da raccontare, magari più bella, chissà. Non potremo mai saperlo, come non sapremo mai dove ci avrebbero condotto le persone che abbiamo abbandonato, le tante strade che abbiamo deciso di non imboccare o perché non abbiamo riconosciuto i segnali o perché abbiamo finto di non riconoscerli . Una cosa è certa chi abbandona soffre di più di chi è abbandonato, perché non ha il conforto della rassegnazione, e così, confesso che una sottile vena di malinconia mi pervadeva mentre lasciavo quella compagnia così provvisoriamente quanto miracolosamente costituitasi intorno alla lettura di poesie che non potrò forse mai più ascoltare. ma tu, donato, in quel momento non solo non ci hai invitato a desistere, ma ci hai incitato ad andare, ricordo ancora come te la ridevi…forse avevi già in mente la tua storia da raccontare.
p.s.
la meditazione camminata è stata bellissima anche se, nel nostro caso, una negazione della provvisorietà…forse
Michela
2 Luglio 2009 alle 8:05 pm
come eri bella Michela sotto quel l’arco che ti riparava dal tempo rale, sorridevi con lo sguardo, os servando quell’uomo misterioso con l’ombrello, sotto la pioggia, che parlava per metafore, allego riche, mentre incrociava lo sguar do dei pellegrini della clemenza. nella chiesa di san leone c’erano bambini ignari innocenti ma aleg giava pure il maligno sotto sem bianze umane bastava osserva re le posture e i vestimenti per capi re dove era il male. ma l’innocen za dei fanciulli attirava l’attenzio ne e nessuno seguiva le poesie, tutti guardavano te e la tua cu riosit� , l’incantamento che ema nava il tuo sguardo. chi lo ha no tato se lo porta dentro
rocco quagliariello
3 Luglio 2009 alle 5:14 am
michelamat
pu� significare mat arazzo
ma anche mat ta… o mat erasso, quel che � sicuro , percepito in quanto tale, � il commento didas calico ironico istrionico del caro donato salzarulo cui ha fatto se guito risposta amara al vetriolo dell’autrice del post a 4 mani…
per quel che mi riguarda la man cata risposta al mio commento � un’ulteriore distrazione tipica del genere femminile…cui tutto pu� essere perdonato in nome dell’a more
rocco.quagliariello@virgilio.it
abbiamo tutti un blues da pian gere.
rocco quagliariello
4 Luglio 2009 alle 1:23 pm