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	<title>Commenti a: quintessenza</title>
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	<description>comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella</description>
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		<title>Di: rocco quagliariello</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/07/02/quintessenza/#comment-13880</link>
		<dc:creator>rocco quagliariello</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jul 2009 12:23:16 +0000</pubDate>
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		<description>michelamat
pu� significare mat arazzo
ma anche mat ta... o mat erasso, quel che � sicuro , percepito in quanto tale, � il commento didas calico ironico istrionico del caro donato salzarulo cui ha fatto se guito risposta amara al vetriolo dell&#039;autrice del post a 4 mani...
per quel che mi riguarda la man cata risposta al mio commento � un&#039;ulteriore distrazione tipica del genere femminile...cui tutto pu� essere perdonato in nome dell&#039;a more

rocco.quagliariello@virgilio.it

abbiamo tutti un blues da pian gere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>michelamat<br />
pu� significare mat arazzo<br />
ma anche mat ta&#8230; o mat erasso, quel che � sicuro , percepito in quanto tale, � il commento didas calico ironico istrionico del caro donato salzarulo cui ha fatto se guito risposta amara al vetriolo dell&#8217;autrice del post a 4 mani&#8230;<br />
per quel che mi riguarda la man cata risposta al mio commento � un&#8217;ulteriore distrazione tipica del genere femminile&#8230;cui tutto pu� essere perdonato in nome dell&#8217;a more</p>
<p><a href="mailto:rocco.quagliariello@virgilio.it">rocco.quagliariello@virgilio.it</a></p>
<p>abbiamo tutti un blues da pian gere.</p>
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		<title>Di: rocco quagliariello</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/07/02/quintessenza/#comment-13864</link>
		<dc:creator>rocco quagliariello</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 04:14:07 +0000</pubDate>
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		<description>come eri bella Michela sotto quel l&#039;arco che ti riparava dal tempo rale, sorridevi con lo sguardo, os servando quell&#039;uomo misterioso con l&#039;ombrello, sotto la pioggia, che parlava per metafore, allego riche, mentre incrociava lo sguar do dei pellegrini della clemenza. nella chiesa di san leone c&#039;erano bambini ignari innocenti ma aleg giava pure il maligno sotto sem bianze umane bastava osserva re le posture e i vestimenti per capi re dove era il male. ma l&#039;innocen za dei fanciulli attirava l&#039;attenzio ne e nessuno seguiva le poesie, tutti guardavano te e la tua cu riosit� , l&#039;incantamento che ema nava il tuo sguardo. chi lo ha no tato se lo porta dentro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>come eri bella Michela sotto quel l&#8217;arco che ti riparava dal tempo rale, sorridevi con lo sguardo, os servando quell&#8217;uomo misterioso con l&#8217;ombrello, sotto la pioggia, che parlava per metafore, allego riche, mentre incrociava lo sguar do dei pellegrini della clemenza. nella chiesa di san leone c&#8217;erano bambini ignari innocenti ma aleg giava pure il maligno sotto sem bianze umane bastava osserva re le posture e i vestimenti per capi re dove era il male. ma l&#8217;innocen za dei fanciulli attirava l&#8217;attenzio ne e nessuno seguiva le poesie, tutti guardavano te e la tua cu riosit� , l&#8217;incantamento che ema nava il tuo sguardo. chi lo ha no tato se lo porta dentro</p>
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		<title>Di: Michela</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/07/02/quintessenza/#comment-13857</link>
		<dc:creator>Michela</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 19:05:32 +0000</pubDate>
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		<description>caro donato, in effetti mentre scrivevo di questa esperienza (un po’ anche tua) avevo la segreta speranza che tu intervenissi, mi aiutassi a scrivere questa storia. Cosa dire? Mi arrendo alle tue parole quello che tu scrivi non fa onore né a me né alla mia amica, ma tutto sommato detto così “avete mostrata una certa debolezza nell’arte del riconoscimento e delle corrispondenze” si può anche accettare, una pillola amara immersa in un barattolo di miele. La conclusione è che la nostra è stata la sperimentazione del fallimento della provvisorietà. certo se io e la mia amica avessimo riconosciuto in te e negli altri che si erano riuniti a leggere le poesie la nostra nuova meta, ora avremmo un’altra storia da raccontare, magari più bella, chissà. Non potremo mai saperlo, come non sapremo mai dove ci avrebbero condotto le persone che abbiamo abbandonato, le tante strade che abbiamo deciso di non imboccare o perché non abbiamo riconosciuto i segnali o perché abbiamo finto di non riconoscerli . Una cosa è certa chi abbandona soffre di più di chi è abbandonato, perché non ha il conforto della rassegnazione, e così, confesso che una sottile vena di malinconia mi pervadeva mentre lasciavo quella compagnia così provvisoriamente quanto miracolosamente costituitasi intorno alla lettura di poesie che non potrò forse mai più ascoltare. ma tu, donato, in quel momento non solo non ci hai invitato a desistere, ma ci hai incitato ad andare, ricordo ancora come te la ridevi…forse avevi già in mente la tua storia da raccontare.

p.s.
la meditazione camminata è stata bellissima anche se, nel nostro caso, una negazione della  provvisorietà…forse</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>caro donato, in effetti mentre scrivevo di questa esperienza (un po’ anche tua) avevo la segreta speranza che tu intervenissi, mi aiutassi a scrivere questa storia. Cosa dire? Mi arrendo alle tue parole quello che tu scrivi non fa onore né a me né alla mia amica, ma tutto sommato detto così “avete mostrata una certa debolezza nell’arte del riconoscimento e delle corrispondenze” si può anche accettare, una pillola amara immersa in un barattolo di miele. La conclusione è che la nostra è stata la sperimentazione del fallimento della provvisorietà. certo se io e la mia amica avessimo riconosciuto in te e negli altri che si erano riuniti a leggere le poesie la nostra nuova meta, ora avremmo un’altra storia da raccontare, magari più bella, chissà. Non potremo mai saperlo, come non sapremo mai dove ci avrebbero condotto le persone che abbiamo abbandonato, le tante strade che abbiamo deciso di non imboccare o perché non abbiamo riconosciuto i segnali o perché abbiamo finto di non riconoscerli . Una cosa è certa chi abbandona soffre di più di chi è abbandonato, perché non ha il conforto della rassegnazione, e così, confesso che una sottile vena di malinconia mi pervadeva mentre lasciavo quella compagnia così provvisoriamente quanto miracolosamente costituitasi intorno alla lettura di poesie che non potrò forse mai più ascoltare. ma tu, donato, in quel momento non solo non ci hai invitato a desistere, ma ci hai incitato ad andare, ricordo ancora come te la ridevi…forse avevi già in mente la tua storia da raccontare.</p>
<p>p.s.<br />
la meditazione camminata è stata bellissima anche se, nel nostro caso, una negazione della  provvisorietà…forse</p>
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		<title>Di: Donato Salzarulo</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/07/02/quintessenza/#comment-13844</link>
		<dc:creator>Donato Salzarulo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 11:37:33 +0000</pubDate>
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		<description>Oh, cara Michela, quindi esisti! Esisti tu ed esiste pure la tua carissima amica. Il mio non è stato un sogno…”Ogni passo è la meta” hanno letto le bambine nella chiesa, mentre fuori imperversava il temporale. La provvisorietà è questa. Ho cercato disperatamente di farvi capire che tutti i segni (non riconoscimento della maestra zen, temporale incombente, ecc.) vi disponevano ad un altro incontro e ad un&#039;altra sorta di meditazione (Baudelaire: “La Nature est un temple où de vivants piliers / Laissent parfois sortir de confuses paroles…”). Voi dovevate incontrare me e i miei pensieri, non quelli, per voi importanti, di Adriana. Ma così come non avete RICONOSCIUTO prima la maestra zen, non avete RICONOSCIUTO ciò che stava succedendo. Pur con allegria e stupore, avete opposto una tenace resistenza alle mie parole. I meditativi sono allora tornati nel vostro orizzonte.
Se ci pensi sopra, è successo qualcosa d’importante, qualcosa che ha che fare con l’abilità e l’arte del “riconoscere”.  Avete mostrata, cara Michela, una certa debolezza nell’arte delle “corrispondenze” e del “riconoscimento”. Provvisoriamente non significa quello che mi sembra tu sostenga, cioè, deragliare per un po’ dal proprio percorso programmato. Significa letteralmente, proprio vivere nel provvisorio,  “Ogni passo è la meta”. Il passo di vita provvisoriamente vissuta, in quel momento, era quello che stavate vivendo con me ed io con voi. Voi eravate la mia meta ed io la vostra. Ora lo riconosci?...Comunque, il fatto che ne parli (e ne scrivi) vuol dire che hai vissuto un’esperienza. Il che non è poco. 
Donato</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Oh, cara Michela, quindi esisti! Esisti tu ed esiste pure la tua carissima amica. Il mio non è stato un sogno…”Ogni passo è la meta” hanno letto le bambine nella chiesa, mentre fuori imperversava il temporale. La provvisorietà è questa. Ho cercato disperatamente di farvi capire che tutti i segni (non riconoscimento della maestra zen, temporale incombente, ecc.) vi disponevano ad un altro incontro e ad un&#8217;altra sorta di meditazione (Baudelaire: “La Nature est un temple où de vivants piliers / Laissent parfois sortir de confuses paroles…”). Voi dovevate incontrare me e i miei pensieri, non quelli, per voi importanti, di Adriana. Ma così come non avete RICONOSCIUTO prima la maestra zen, non avete RICONOSCIUTO ciò che stava succedendo. Pur con allegria e stupore, avete opposto una tenace resistenza alle mie parole. I meditativi sono allora tornati nel vostro orizzonte.<br />
Se ci pensi sopra, è successo qualcosa d’importante, qualcosa che ha che fare con l’abilità e l’arte del “riconoscere”.  Avete mostrata, cara Michela, una certa debolezza nell’arte delle “corrispondenze” e del “riconoscimento”. Provvisoriamente non significa quello che mi sembra tu sostenga, cioè, deragliare per un po’ dal proprio percorso programmato. Significa letteralmente, proprio vivere nel provvisorio,  “Ogni passo è la meta”. Il passo di vita provvisoriamente vissuta, in quel momento, era quello che stavate vivendo con me ed io con voi. Voi eravate la mia meta ed io la vostra. Ora lo riconosci?&#8230;Comunque, il fatto che ne parli (e ne scrivi) vuol dire che hai vissuto un’esperienza. Il che non è poco.<br />
Donato</p>
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