COMUNITA' PROVVISORIA

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ACCADIA

Metto qui un pezzo del nuovo libro paesologico che sto scrivendo. Spero qualche volta di avere con me nei miei giri un pò di amici comunitari.

armin

 

La strada che porta ad Accadia divaga, ti fa vedere il paese e poi te lo allontana. È sempre così da queste parti. Sono nel subappennino dauno, confine tra Puglia e Campania, luoghi di terra, di grano e pale eoliche.

Entro nel paese e leggo dei trenta euro che ci vogliono per farsi la tessera del partito democratico. Guardo un po’ di gerani ai balconi, l’insegna della Banca Popolare di Milano, una chiesa con un campanile che sembra un comignolo. Al centro della strada c’è una fontana con teste di cavallo e puttini che fanno la pipì.

Il corso di Accadia è un miscuglio di stili, case antiche con scalinate in pietra bianca e improbabili mattoncini marrone o blu anni settanta. Allora queste case sembravano di lusso e ora sembrano orrende.

Alla fine del corso comincia la parte vecchia del paese, quella abbandonata poco a poco dopo i tre grandi terremoti del secolo scorso: 1930, 1962, 1980. Sono stato qui l’ultima volta un paio di anni fa. Mi aveva colpito questa parte vecchia ben restaurata, ma completamente vuota. Le case sono vuote anche adesso e molte sono aperte, con gli infissi divelti, con i bagni rotti. In una vasca da bagno vedo un grillo e un geco, sono gli unici abitanti della casa. È incredibile che un patrimonio edilizio cosi importante sia completamente inutilizzato. Ogni tanto sullo sfondo dei vicoli ammiro il paesaggio circostante, un paesaggio pulito, non interrotto da ville e villette, un paesaggio che, a parte le pale eoliche, pare lo stesso di molti secoli fa.

Esco dal paese restaurato e incontro un persona, il signor Mario, professore in pensione, a cui chiedo notizie sull’uso delle case che ho visto. Mi dice che c’è stato un bando della regione e che adesso dovrebbe gestirle un’agenzia privata per portarci turisti. Non mi sembra una grande trovata. Questo è un paese da riabitare tutto l’anno e non a Pasquetta o a Ferragosto.

Il signor Mario mi mostra in una stanza tutte le sue opere in legno, dal duomo di Milano, ai dinosauri, alle carrozze, alla mole Antonelliana. La sua abilità con il legno non è casuale. Qui c’erano oltre venti falegnami e anche con le scarpe ci sapevano fare. Oggi un paese è un elenco di sparizioni. Non ci sono più i calzolai, non ci sono più i falegnami, non ci sono più i frutteti e neppure tutte le vigne di una volta. Si coltiva ancora il grano per il semplice fatto che il grano non ha bisogno di alcun lavoro manuale. In compenso nei paesi ci sono cose nuove. La figlia dei signor Mario fa l’estetista e ha perfino molti clienti anziani. Ormai non c’è paese anche piccolo che non abbia uno o più centri estetici.

Chiedo notizie dell’amministrazione. Vengo solo a sapere che il sindaco è un medico e anche questa è una cosa molto frequente nei paesi. Il signor Mario mi dice anche , che qui c’è un liceo scientifico ed è un po’ ripresa la pastorizia. Ci sono un paio di caseifici, gente che si è messa insieme per trasformare il latte, un miracolo per questi luoghi.

All’inizio del centro c’è il carcere vecchio, chiuso da tempo. Le otto guardie carcerarie sono dislocate al Comune, perché il carcere nuovo non è mai entrato in funzione. Appena fuori il centro antico una fontana del  1836 in stile neoclassico. Lo stemma del paese è una A con un ponte e un fiume. Una targa ricorda l’assedio di Accadia del 1462 e riporta l’antica struttura del castrum con la cinta muraria e le torri.

A questo punto il signor Mario mi porta in un locale adiacente alla pro-loco. È un museo pieno di cose bellissime, anche se sono sistemate senza troppe pretese. Non sono un esperto di archeologia, ma si capisce che si tratta di pezzi importanti. In altri posti con materiali del genere avrebbero messo su una cosa pomposa, altisonante, qui il luogo non ha niente di scintillante, le didascalie sono fatte con una vecchia Olivetti. Mentre guardo tanta, austera bellezza mi viene un moto di rabbia e di tenerezza allo stesso tempo. Penso che voglio passare tutta la vita che mi resta a girare per paesi come questi fino a quando ce ne saranno. Penso che mi emozionano per il fatto che sono trascurati e che se la politica si occupasse più proficuamente di loro forse diventerebbero luoghi sciatti, convulsi, disordinati, come tutti i paesi del sud attraversati da una qualche forma di successo economico

Ritorno verso il corso: chiesa di San Vito , ricostruita nel 1973 da un architetto del posto. È rivestita di piastrelle bordeaux e sta di fronte a uno splendido  palazzo in stile liberty, abbandonato come tanti altri. A fianco c’è un osceno palazzo in cemento armato, giallo-ocra, deposto qui dalla furia della ricostruzione seguita al terremoto dell’ottanta.

Adesso sono in Piazza Giacomo Matteotti con un monumento ai caduti. Cinque vecchi sulle panchine parlano del nuovo carcere che non è stato mai aperto. A fianco al bar un palazzo con simboli strani, alcuni massonici( la stella, la croce celtica).

Prima di andarmene voglio andare a vedere il carcere nuovo e seguendo le indicazioni mi ritrovo in una sorta di corso supplementare. Non ha la mescolanza di bello e di brutto di quello principale. Questo è semplicemente brutto, ma la gente sta tutta qui. Ci sono ragazzi sui muretti e vecchi sulle panchine e quarantenni davanti al bar che giocano a carte. Qui c’è anche il Municipio. Nell’atrio, circondato dall’alluminio anodizzato c’è una statua muliebre, che immagino molto antica, sembra una divinità ma è molto rovinata, porta un velo e forse nasconde un po’ di sconcerto per il fatto di essere finita qui, nel luogo della scartoffie.

A questo punto è tempo di andare via, ma un po’ mi perdo nella zona periferica del paese, fatta di palazzine popolari. È incredibile come la gente abiti in questa case brutte e pensi di lasciare le bellissime case antiche a turisti che forse non verranno mai. Mi pare che Accadia sia una straordinaria illustrazione di come il Sud abbia bisogno non tanto di soldi e forse neppure di lavoro, ma di una elementare alfabetizzazione estetica. Il paese antico, con le case tutte attaccate una all’altra, con la sua misura perfettamente adattata al luogo  è la testimonianza di una cultura dell’abitare che si è rovinosamente perduta in pochi decenni. Ad Accadia come in tanti paesi del sud la gente ha scelto di abitare i luoghi in cui il paese somiglia più alla città, i luoghi in cui le case sono monadi isolate, frutto di abusivismo o di falotici piani urbanistici.

Sulla via del ritorno guardo con amore tutta la terra che mi circonda. Vorrei baciarla, vorrei abbracciarla. Io prima non la sentivo la terra, prima io sentivo solo la mia testa. Adesso dal mio angolino di carne e psiche guardo la serenità dei monti, l’eleganza degli alberi. E oggi ho anche la fortuna di vedere il grano che sta per essere mietuto. C’è una grazia nella natura che non meritiamo noi che ci agitiamo nelle nostre nevrosi, nella nostra voglia di imbrattare la perfezione quando si presenta.

Accadia mi ha detto ancora una volta come l’unica Italia che posso sopportare è quella dove si lavora la terra e dove non è tutto occupato da macchine e case, da capannoni e cartelli pubblicitari. È un’Italia che sta più a Oriente che a Occidente, più dalla parte della quiete che del caos. Uno per uno voglio vederli e rivederli tutti questi paesi che orlano il nord della Puglia. Mi piace vederli come sono adesso, con i fregi e gli sfregi della modernità ai margini, con un’aria rurale e bizantina nel cuore.

Scritto da Arminio

23 luglio 2009 a 8:04 am

Pubblicato in AUTORI

16 Risposte

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  1. prima o poi dobbiamo fare una spedizione di gruppo ad accadia. se non ci andiamo noi chi ci può andare?

    Arminio

    24 luglio 2009 alle 3:02 pm

  2. ho appena finito di leggere il libro vento forte tra lacedonia e candela, trovare indicato il sito alla fine mi ha dato una speranza, nonostante il caldo impossibile sono venuta a vederlo…
    non è che ho molto da dire, ma penso che tornerò qui per capire.
    Sono però un po’ lontana all’Irpinia.

    Grrr

    24 luglio 2009 alle 5:40 pm

  3. grazie: mi è sembrato di essere li

    giovanna

    26 luglio 2009 alle 3:45 pm

  4. organizziamo una spedizione comunitaria da qualche parte, i giri paesologici erano la nostra adrenalina…

    sergiogioia

    27 luglio 2009 alle 1:37 pm

  5. Bellissima descrizione, mi sembra di essere stata ad Accadia pun non avendola mai vista. Grazie Franco che ci rendi partecipi di questi tuoi scritti. Ormai credo che noi di comunità provvisoria dipendiamo non poco dai tuoi racconti

    giovanni ventre

    4 agosto 2009 alle 11:02 am

  6. Che bellezza!
    Sai tirare fuori tutta la poesia di questi luoghi, quella che sembrava persa, che ci sforziamo di considerare persa!
    Tu invece sai bene che non puo’ morire, che è li’ e che basta guardare con gli occhi del cuore, farla passare per la mente e all’improvviso rivive, con emozioni struggenti, come solo tu sai fare cosi bene!
    Sei grande!
    Franco Di Lascia!

    Franco

    4 agosto 2009 alle 2:27 pm

  7. Straordinario !
    Sono figlio di emigranti, venuti a Milano da Accadia ormai quasi 40 anni fa.
    Leggendo le tue righe ho assaporato tutti i profumi della mia terra, si, mia terra , perchè anche se sono nato a Milano e qui ho sempre vissuto, la mia vita è sempre stata legata ad Accadia.
    Mi associo in tutto quello che hai scritto. La bellezza di un territorio che regala tanti sogni ma , che allo stesso tempo, guarda , senza motivo, al modello di vita della città, rovinando così tutto quello che di meraviglioso custodisce.
    E’ vero !! Queste zone hanno bisogno più di gusto che di soldi… La speranza è sempre l’ultima a morire … si dice!!!

    Grazie.
    Lorenzo.

    Lorenzo

    29 agosto 2009 alle 8:12 am

  8. ottima descrizione mi ha fatto rivivere il paese di cui sono originario,anche io figlio di emigranti nato a roma ma con accadia sempre nel cuore teatro di molte infanzie passate li e ancor oggi non passa anno che non ci vado.

    grazie roberto

    roberto schiavone

    10 settembre 2009 alle 10:50 am

  9. Il paese è molto più bello della descrizione.
    La strada per arrivare su è piena zeppa di ginestre in estate.
    Raramente se ne vedono tante.
    Il paese vecchio è disabitato e la gente ha ricostruito nella zona nuova perchè fino a 15 anni fa su quel territorio vigeva un decreto regio che dichiarava la zona altamente sismica e quindi non abitabile, poi non so come si sono avuti dei finanziamenti per ristrutturare tutto. Comunque adesso c’è in ballo un progetto molto ambizioso da parte dell’amministrazione comunale, non ho capito bene cosa, ma sembra debba richiamare tanti turisti.
    Invito tutti a visitarlo, è un paese che mette pace, abbastanza silenzioso, cosa rara oggi che siamo circondati da tanto rumore.
    Filomena

    filomena

    7 ottobre 2009 alle 4:22 pm

  10. P A T E T I C O…libro paeselogico?? Che?? questa tua descrizione mi sembra più una continua critica,volta ad infangare la popolazione…. poi non capisco i commenti.. vabbè la gent è strana fort……

    XXXXX

    18 ottobre 2009 alle 6:51 pm

  11. E’ proprio vero, non conoscevo il paese di Accasdia e, quando ne sentivo parlare, credevo che coloro che vi sono nati esagerassero. Poi, l’anno scorso ho organizzato proprio quì il mio mercatino del collezionismo. Andavo via al mattino presto da Foggia sempre stressato e, una volta giunto ad Accadia, mi rilassavo. Spero di ritornarci anche quest’anno non tanto per il mercatino, che comunque contribuisce ad attirare turisti nel Rione Fossi nel periodo natalizio, quanto per ritrovare tanti cari amici del posto e approfitto di questo spazio per invitare quanti non fossero ancora andati ad Accadia a visitare questo piccolo centro del subappennino dauno al confine con l’irpinia.

    salvatore

    28 novembre 2009 alle 1:45 pm

  12. ciao a tutti Accadia è bellisima ci ho passato tutte le estati della mia infanzia.Per la fine dell’anno sarò lì ritorno finalmente dai miei nonnini che vi abitano da circa sessantanni.Adoro la gente del posto i luoghi storici e le feste di paese che qui dalle mie parti in Piemonte non saranno mai così coinvolgenti.
    Forza tutti ad Accadia per l’ultimo giorno dell’anno.

    laura

    8 dicembre 2009 alle 8:27 pm

  13. Ho vissuto ad Accadia per circa 27 anni, tutta la mia infanzia e la gioventù. Compiendo ormai quest’anno 40 anni si guarda a quello che è stato con una certa tristezza dimenticandosi il più delle volte come è triste per un giovane vivere in un piccolo paese lontano dai grandi centri impossibilitato a cogliere le occasioni della vita.Sicuramente è un bellissimo paese ma la gente molte volte è ipocrita, in ognni caso sono contento di esservi vissuto ma sono altrettanto contento che i miei figli cresceranno in una città come Milano.

    ANTONIO

    17 gennaio 2010 alle 7:09 pm

  14. In un mio precedente commento avevo parlato di un possibile ritorno ad Accadia per organizzare ancora una volta il mercatino di natale, e così è stato; infatti, anche quest’anno, si è svolto regolarmente. Peccato però che, a causa del freddo, molte persone non hanno avuto la possibilità di venire a visitarci in quanto la zona al confine con il Rione Fossi è anch’essa, purtroppo, quasi totalmente disabitata. Sono felicissimo di essere ritornato in questo paese e voglio ringraziare l’amministrazione comunale ed i membri tutti della pro loco, per avermi ancora una volta dato la possibilità di trascorrere 15 giorni con la comunità accadiese. Inoltre, ringrazio tutti coloro che hanno visitato il mercatino.
    Spero di poter ritornare presto, grazie ancora di cuore a tutti.

    salvatore

    27 febbraio 2010 alle 9:53 pm

  15. paese di cacca

    clara

    30 luglio 2010 alle 10:43 am

  16. Ciao Franco,
    ti ricordi che due o tre anni fa, dopo aver letto “Vento forte tra Lacedonia e Candela” ti avevo parlato di Accadia? L’hai descritta proprio come la vedo io, che malinconia e che poesia. Grazie per la tua pubblicazione, la vedo soltanto oggi. Si, hai ragione abbiamo bisogno di educazione estetica, il bello ci fa stare in armonia con gli altri e con noi stessi. Per favore continua a scrivere, anche il tuo senso estetico ci serve a farci vivere meglio.

    FILOMENASANSANO

    3 agosto 2010 alle 5:37 pm


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