COMUNITA' PROVVISORIA

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POETA CON FAMIGLIA

metto qui un poesia tratta da “POETA CON FAMIGLIA”

il libretto di versi uscito recentemente per le edizioni d’if

vedo che il blog un pò langue. nessun problema, con la calura è giusto che la rete vada in secondo piano…

armin

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Sono qui che lavoro contro il mio destino

contro mia madre

contro la noce scura in cui mi ha concepito.

Sono diventato uno che dice

ma resterà sempre una crepa

la mia radice.

Scritto da Arminio

30 luglio 2009 a 11:22 am

Pubblicato in AUTORI

2 Risposte

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  1. Caro franco ,
    ho publicato questa tua belleissima poesia sul mio Blog con queste mie libere considerazioni

    Quello che colpisce nella poesia, è l’illimitata forza dell’espansione e la profonda , sfrondata intimità nel cuore rotondo della parola . E’ la pretesa di poter cantare con la sola chitarra una straordinaria e delicata fuga melodica di Bach ! Il limite non gli basta mai nei due sensi : in sù e in giù. L’anima di un poeta è sconfinata e ha bisogno di altri mondi fuori o dentro di noi. Può cercarli nel infinito “cielo stellato sopra di noi” o nelle pieghe o nelle crepe profonde e lacerate della proria anima gioiosa o dolorante. L’universo è troppo piccolo per il suo amore o per il suo dolore . Oltre tutte le forme reali e suoi innumerevoli colori , vuole abbracciare “ le ombre di tutte le forme, i colori e le sensazioni che pensano e vivono, tutto il possibile, tutto l’immaginabile, finchè le fonti si confondono col fiume- i fiumi con l’oceano- i venti del cielo sempre in dolci moti si uniscono”, ogni cosa si raccoglie e si scioglie nell’Uno o nell’infinitesimamente piccolo,unico del singolo uomo.
    Così l’ambizione smisurata e la irrazionale capacità della poesia è di fondere in sé le cosmogonie e le cosmologie arcaiche, i miti che l’uomo ha creato e ricreato, ridiventando “ il riconosciuto legislatore del mondo”, come erano stati Orfeo e Pindaro o il raccontatore ,il cantore isolato ,l’aedo, il trovatore per enigmi e sentimenti delle ” crepe” ,i dolori , le gioie,le tristezze di un qualsiasi “io” che vaga inonsapevole e cosciente nel gioco delle parole che cercano di dare senso e vita ai propri demoni o folletti che tra una parola e l’altra, nella modulazione delle sillabe e dei fonemi, azzardare un linguaggio che riesca a dire le ragioni di un desiderio o la bellezza sconclusionata e imprevedibile di un dolore . Il verso e la parola isolati lo urtano. Ogni parola deve gettare onde e suoni e ricami attorno a sé : riempire periodi sempre più vasti, sintassi sempre più gonfie, adornarsi di cascate di aggettivi, di un materiale verbale quasi senza significato e nello stesso tempo farsi piccolo,profondo,leggero ,impalpabile come l’aria per le ali di un uccello che ardisce volare . La parola aspira alla condizione dell’acqua : alla condizione della nuvola imbevuta trionfalmente imbevuta di luce-vapore dentro vapore, nube dentro nube, luce dentro luce, ,”chiari di bosco o bagliore accecante , come in un quadro di Turner. La meta è la dissoluzione di tutte le forme : l’unione dell’amore e della morte . èros e thànatos, nell’estasi metafisica o nei piccoli origami “umani troppo umani” ,”radici” di una vita quotidiana mai banale e superficiale.

    muro orlando

    In agosto sono a grotta spero di poterti vedere …

    mercuzio

    31 luglio 2009 alle 12:02 pm

  2. caro mauro
    ti vengo a trovare volentieri a grottaminarda.
    intanto grazie per le belle riflessioni.
    il libretto da cui è tratto questa poesia lo tengo un pò nascosto, certi libri non devono prendere molta luce.

    Arminio

    1 agosto 2009 alle 8:40 pm


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