IL SUD E’ UNA FINZIONE
di Donato Salzarulo
Tutto questo dibattito estivo sul Sud mi ha messo addosso una profonda insoddisfazione. A volte, un vero e proprio sentimento di repulsione.
Tanto per cominciare la parola-categoria. Il giorno del mio compleanno, il 28 maggio del 2009, ho letto sul Corriere della Sera il primo capitolo di un racconto di Salman Rushdie. S’intitola “Nel Sud” ed è stato scritto per la mostra di Franco Clemente al Madre di Napoli.
Ci sono due personaggi: Junior e Senior. Il primo, ad un certo punto, se ne viene fuori con una sparata tipica e abbastanza scontata sulle nostre bocche: «Siamo dei meridionali, nel sud della nostra città nel sud del nostro paese nel sud del nostro continente. Dio sia lodato. Siamo uomini cordiali, lenti e sensuali, non come la gente fredda e scostante del nord.».
Senior lo contraddice immediatamente: «In primo luogo il sud è una finzione, che esiste solo perché gli uomini hanno deciso di chiamarlo così. Poniamo che gli uomini avessero immaginato la terra capovolta! In tal caso saremo dei settentrionali. L’universo non capisce l’alto e il basso; come non lo capisce un cane. Per un cane non c’è né nord né sud. A questo proposito, i punti cardinali della bussola sono come il denaro, che ha valore solo perché gli uomini dicono che ce l’ha.
E in secondo luogo, tu non sei un tipo così cordiale, e una donna riderebbe se ti sentisse dire che ti consideri sensuale…Ma sei lento questo è indiscutibile.»
Meglio di così non si potrebbe dire. Il Sud è una finzione, una convenzione sociale. Se deve servire per appiccicarci o farci appiccicare addosso “identità immaginarie”, meglio denunciare la finzione, smascherarla. Se necessario, nel discorso pubblico possiamo provare anche ad abbandonarla.
Non posso continuare il gioco
Del rocchetto sull’assenza.
E’ come fare una partita
Con me solo in porta. Fai goal, ti dico,
fai goal. Non posso affidarti
la mia vita. Non è stanza, pacco, valigia
da preparare e disfare. Non posso.
Posso restare sveglio tutta la notte.
Questa e le prossime assegnate.
Posso guardare in faccia lo scacco del No
Che mi cresce intorno e il fallimento
Mortale. Posso gettarmi a capofitto
Sulle righe del quaderno, sfuggire
Allo scherno pietoso, allo schermo
Indecoroso e falso delle amicizie
False. Posso onestamente addormentare,
anestetizzare l’animale che mi guaisce
dentro. Posso fare molto.
Abbandonare il tuo volto.
Ecco c’è qualche volto amato da abbandonare, qualche madre irpina con cui non si può più continuare il freudiano “gioco del rocchetto”.
E’ solo una suggestione, lo capisco. Però vorrei dirla. Forse non dobbiamo immaginarci come “nuovo Sud”, ma come incarnazioni, prove, tentativi di un mondo altro, diverso. Perché nuovo Sud e non Europa nuova? Perché Europa nuova e non Mondo nuovo?…In fondo nella “Comunità provvisoria” affluiscono voci dislocate in vari nodi della Rete.
Grande Donato!Sono sempre più orgoglioso di averti conosciuto.Sto pensando anch’io a tutte le parole,le categorie, i luoghi comuni che ci hanno afflitto e imbrigliato per tanti anni.In altra parte del Blog ho letto considerazioni di Sgarbi su altri temi e la sensazione è stata di fastidio e noia assieme.Come faremo a spiegare le sensazioni di quelle due serate a Bisaccia dove tra un silenzio arcaico e un pensiero o un opinione abbozzata c’era tanta modernità fatta di dubbi,sospetti ,speranze.Diffidiamo degli estetismi alla Sgarbi come di tutto il vecchio armamentario de sud,sul sud e per il sud.Nella comunità si respira aria nuova …facciamo una vera pulizia di primavera perchè siamo nel giusto.Non so ancora perchè eper come ma l’ho sentito nitidamente in quelle serate bisaccesi.
mauro
mercuzio
1 settembre 2009 alle 4:21 pm
hai ragione mauro. il pezzo di sgarbi depone sul sud il solito vecchio sguardo…
donato ci dirà tante altre cose….
arminio
1 settembre 2009 alle 5:39 pm
Lo scritto è molto interessante e richiama una importante questione di geografia umana: la differenza fra spazio assoluto e spazio relativo. Se facciamo riferimento allo spazio assoluto possiamo definire un luogo geograficamente ben preciso in termini di coordinate , allora ha senso parlare di Nord o Sud, ma se vogliamo soffermarci ad analizzare una determinata realtà nella sua complessità e varietà, nela sua molteplicità, dobbiamo acquisire un punto di vista diverso, quello dello spazio relativo , dovremmo soffermarci a analizzare le funzioni e le relazioni presenti in quello spazio i flussi di persone, di beni e informazioni che caratterizzano quel determinato territorio. Per questo è importante dire che “il Sud è una finzione” Pensando alla realtà contemporanea così veloce, caleidoscopica, forse le due categorie , Nord Sud pensate in termini assoluti come grandi contenitori da riempire,non hanno più senso.Diventa allora fondamentale partire da un’idea di spazio relativo e quindi di nord e sud relativo.Non so se sono riuscita a spiegare bene quello che avevo in mente. Un saluto
PS Ovviamente la poesia è bellissima…
Angela
1 settembre 2009 alle 9:06 pm
per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo: l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e lo presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che questa idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita (ma è stato proprio così?) ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? È sorto un piccolo regno di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, [...] un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale (cioè non l’unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!”
Fëdor Michajlovic’ Dostoevskij, Diario di uno scrittore,
michele ciasullo
1 settembre 2009 alle 10:46 pm
Sì, caro Mauro, anch’io ho la tua stessa sensazione. Dobbiamo sforzarci di dire, di provare a dire quello spazio mentale che sta tra il silenzio arcaico e il pensiero o l’opinione appena abbozzata…
Grazie, Angela, per averci ricordato i concetti di “spazio assoluto” e “spazio relativo”. Mi sembrano importanti. Cercherò di approfondire.
Anche la citazione dostoevskijana di Michele è molto importante. Il problema, però, oggi lo porrei così: se dopo 150 anni finalmente il 95 per cento degli italiani parla un italiano con accento regionale perché dobbiamo tornare a parlare i molti dialetti dei Comuni?…Per carità, lunga vita ai dialetti! Ma che senso hanno queste provocazioni estive della Lega? Invece di opporre una “Lega Sud” (o un “partito del Sud) ad una del Nord, non sarebbe il caso di pensare in grande e di stimolare nei nostri figlioli e nipoti il desiderio di imparare, oltre all’inevitabile inglese, il cinese, l’arabo, il russo…Oh, signori, dobbiamo confrontarci col Mondo non con quattro “bauscia” (come si dice da queste parti)!
Donato Salzarulo
2 settembre 2009 alle 9:33 am
appunto!…
M.ciasullo
michele ciasullo
2 settembre 2009 alle 9:58 am
caro donato
permettimi di farti un amichevolissimo appunto in pubblico:
cerca di commentare anche i post degli altri.
tu hai tutte le qualità per farlo e puoi stimolare anche gli interventi degli altri.
ovviamente l’appunto vale per tutti: pochi commenti. spesso l’autore del post ha la sensazione che intorno a lui ci sia indifferenza.
Arminio
3 settembre 2009 alle 11:01 am
ovviamente intendevo dire: cerca di commentare ancora di più, perché comunque lo fai già abbastanza.
Arminio
3 settembre 2009 alle 11:03 am
Caro Franco,
farò del mio meglio…Ti assicuro, però, leggo TUTTI i post che appaiono sul blog.
Donato Salzarulo
3 settembre 2009 alle 11:14 am