un racconto di vito solazzo
Lo specchio
Sono tre anni e più che, quando passo , con l’auto o a piedi, lo vedo. E’ sempre lì, con qualsiasi tempo. Che infurino tempeste o che il sole spacchi le pietre, è sempre lì : solo, sporco e sdraiato.
Se non dorme o sonnecchia, poggia la testa ad uno dei due muretti che delimitano da una parte la scalinata che porta alla metropolitana e dall’altra la scarpata del sottopasso ed il ponte su cui scorre una strada molto trafficata.
I due muretti ed il marciapiede del viadotto formano una grande piazzola triangolare, segnalata da un cartello ed utilizzabile esclusivamente della Protezione Civile per eventuali necessità. Lui occupa l’angolo estremo di questo spazio, circa 10 metri quadrati. Gli bastano: letto, pranzo, bagno, ripostiglio, armadio, balcone, cantina, ecc… tutto lì all’aperto. D’inverno esposizione Sud, uno spesso cartone, una coperta e un cappello impermeabile; d’estate esposizione Nord, qualche giornale, un lenzuolo ed in testa una paglietta. Ma non c’è stagione per l’immondizia! E’ sempre circondato da giornali, cartoni,foglie, buste di carta, di plastica, indumenti, rifiuti alimentari e non …….lui sembra non farci caso e, appoggiato con la schiena al muretto, esposta la sua ispida barba bianca, fissa davanti a sé: il caos del traffico, le arcate dei due ponti, gli alti palazzi e, poco più in là, le mura vaticane, l’antenna di radio Maria e la croce del Cupolone.
Ne ho visti di barboni a Roma, ne ho sentito di brutti fatti che li hanno riguardati, ho seguito anche qualche coraggiosa inchiesta televisiva che ben metteva in evidenza: scelte, caratteri, storie, condizioni e contraddizioni ma, notavo, che tutti, esposti come sono, occupano almeno due posti diversi a seconda della stagione: d’inverno sono disposti a tutto per un riparo coperto e caldo, d’estate il posto è indifferente. Nel nostro caso il posto è sempre quello: all’aperto e scoperto. Con il brutto o il bel tempo, con il caldo o con il freddo, con il buio o con la luce, sembra dire: io sono e resto qui.
Dall’angolo dei muretti, ottimo punto di osservazione, in disparte, fermo lì, forse ci fissa tutti. Ci fissa da dietro il cartello della Protezione Civile e da dietro la Croce di San Pietro; ci fissa, e ci ricorda, e ci richiama, e ci sbatte in faccia il fallimento della società civile e di quella religiosa e quando si alza per pisciare, lo fa senza ormai alcun ritegno, piscia. Piscia verso la strada trafficata,verso la corsa forsennata, senza limiti, senza remore, senza regole, pericolosa e spietata, buia e senza uscita; e forse fissa e piscia verso i blocchi e gli impedimenti e la mancanza di spazi e le ingiustizie e le mortificazioni.
Mi piacerebbe che pisciasse verso l’ingorgo delle coscienze.