Alla ricerca della propria “comunità interiore”
“ Non essere posseduti né dal passato né dal futuro. Occorre essere totalmente presenti”
K. Jaspers
Un tetto sicuro amniotico e protettivo, un cerchio caldo e materno capace di trasformarsi però in una fortezza assediata e soffocante, in un mondo di identici in perenne lotta contro i diversi, gli estranei interni ed esterni ma anche «un sogno che non smetteremo mai di sognare». La voglia e il piacere di comunità, il suo grande fascino e i suoi piccoli e quotidiani orrori, dietro quel senso di “mancanza”, di nostalgia, di silenzi e bellezze che permane in tutti noi in un nodo inconciliabile con la rumorosità ciarliera della modernità. Il conflitto interiore a cui è costretto l’individuo che la abita, spinto ogni giorno a barattare la sicurezza per la libertà, e viceversa. O meglio ancora, a oscillare come un pendolo, nella speranza di raggiungere l’agognato equilibrio tra due elementi «senza i quali l’esistenza umana è assai dura da sopportare».E la speranza e l’impegno che in questa comunità ci possa vivere e convivere anche un impenitente ‘cartesiano’ che semina dubbi, sospetti e speranze.…e poeti delle parole ,dei sentimenti,dei sogni … dei fatti e manufatti. Io sento ancora molto l’attrazione e un certo dominio o sovranità della ragione che cerco di alleggerire con il cuore e le sue passioni da una modernità sempre più avvolgente e distante dalle cose piccole profonde che Franco ci consiglia con tanto amore. Ma sono comunque convinto ,per me e miei amici più intimi, che per compiere anche una sola azione o usare una sola parola per comunicare, l’uomo dovrebbe pur sempre imporre a se stesso un qualche ordine e portare tutte le parti che lo compongono a un certo accordo; l’uomo non è chissà quale sostanza semplice sempre identica a se stessa, ma una molteplicità che richiede di essere ricomposta in unità e all’unità perviene solo in virtù di una attività di governo ( la vera politica per me )
Ogni uomo è una forma di governo o un modo di governare se stesso; è simile a una politèia,a una città governata che può esser solo raccontata agli altri mai imposta come scienza .
L’uomo migliore sarà pertanto colui che dà a se stesso la forma della costituzione migliore e l’uomo peggiore sarà colui che si dimostrerà incapace di portare a realizzazione in se stesso un ordine qualsiasi. Questo penso anche della peculiarità, autenticità ,possibilità e realtà della Comunità provvisoria. Franco ne è la sua anima “più leggera e piana come una ‘ballatetta’ che gira per l’Italia a raccontare a tutti di noi e delle nostre storie più intime e contraddittorie. Perchè lui come i poeti ha avuto questo dono del saper raccontare e che anche quando semina perplessità insieme a dolore che combatte dona, a noi prima e agli altri poi, soprattutto bellezza e speranze di futuro. Io auguro a lui soprattutto ma a tutti noi “lavoratori di questa vigna comune, una vita laicamente buona, giusta e felice . La felicità come condizione dell’uomo ,come grande cerchio che racchiude e modella i modi di vivere dell’uomo e che dall’uomo non può mai essere elusa o trascesa, ma da lui soltanto vissuta. Alla fin fine :ciò che rende uomo l’uomo, è la felicità come ‘eudeimonia’ cioè ordine dei propri demoni interiori.
mauro orlando

un commento a questo post per incoraggiamento all’au tore e per buon augurio.
rocco quagliariello
8 Novembre 2009 alle 7:34 pm