COMUNITA' PROVVISORIA

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una sorta di vento diverso

(da un commento di Giovanni Ventre / Irpinando)

Ieri sera per la prima volta ho notato una sorta di vento diverso, nell’aria leggiava uno spirito di ribellione forte ed aspro, come l’odore del mosto di novembre. Essendo scaduto il tempo a disposizione, siamo stati invitati a terminare la riunione perchè si doveva chiudere il Carcere borbonico, se ci fossimo fatti chiudere dentro credo sarebbe stata una bella esperienza, vivere una nottata in un luogo dove tanta gente ha sofferto e dove tanti briganti sono stati rinchiusi, tanti avversatori borbonici hanno sofferto, in nome di una libertà che ci ha portato a dove siamo oggi, al nulla, all’apparente libertà in nome di una sciocca democrazia che mette al primo posto l’annullamento dell’essere comune in nome di un vivere mistificato, una sorta di cibo precotto con cui ci fanno nutrire tutti i giorni, e si sa, chi ha la pancia piena non si ribella. Io credo nel mio piccolo che non dobbiamo commettere l’errore che altri, troppi prima di noi hanno commesso. Il credere di essere portatori dell’unica verità, il criticare tutto e tutti quelli diversi dal nostro percepire la vita come sacrificio quotidiano immersi in un mare di merda che ci soffoca e da cui pochi riescono ad emergere. Dobbiamo fare in modo che il nosro pensare la vita, in generale, dei piccoli luoghi in particolare può essere una ancora di salvezza cui aggrapparsi, per fare questo abbiamo bisogno che le nostre voci vengano sentite, abbiamo bisogno di visibilità. Penso che Cairano prossimo debba essere il luogo di incontro tra coloro che già professano questa nuova idea, ma debba diventare il luogo dove attirare gli scettici e con loro avere un confronto vero, far capire alla gente comune che il treno su cui viaggiamo tra poco lascerà i binari per schiantarsi contro qualche palazzone di cemento armato di quella città abnorme che è diventata la nostra civiltà (meglio sarebbe definirla inciviltà): Penso che Cairano nella settimana di Giugno debba accogliere i pellegrini della clemenza ma debba anche prodigarsi in nome degli apostoli del buon vivere di far capire ai distratti, agli abulici, ai repressi, agli sfigati, e anche ai baciati dalla fortuna che esiste un altro modo di vivere, che esistono anche le piccole comunità, i santuari del buon mangiare, del buon dormire, del buon respirare, del buon discorrere, e le cattedrali deidcate allo stare insieme in nome del gusto di vedersi, di toccarsi, di esistere. Per questo non potendo essere con voi stasera a Lioni, vi chiedo di mettere in risalto la possibilità che la zona delle cantine, possa diventare il luogo dove incontrarci e dove incontrare i pellegrini della curiosità e far capire loro che non bisogna essere al centro per essere importanti. La zona delle cantine deve diventare il santuario dell’accoglienza dei comunitari e non. Il buon vino ed il buon mangiare, il discorrere lonatano dai clamori delle oasi rumorose di carovanieri carichi solo della loro superficialità.
Buon lavoro a voi tutti, con affetto.

Scritto da A_ve

22 dicembre 2009 a 10:12 pm

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2 Risposte

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  1. Grande Giovanni!!!!
    Condivido pienamente.

    Agostino Della Gatta

    23 dicembre 2009 alle 9:26 am

  2. apprendo con piacere dal post di giovanni ventre che tira un’aria nuova all’interno del gruppo definito comunità provvisoria.

    per motivi a tutti noti non mi è stato possibile essere presente alla serata del 21/12/2009 al carcere borbonico.

    ricordo ,nei viaggi paterni nella fredda URSS, che si aspettava “il sol dell’avvenire” che da un momento all’altro sarebbe dovuto spuntare da est ed arrivare in occidente passando per il continente europeo.

    abbiamo atteso invano alcune generazioni, almeno tre, che questo avvenisse,ma si è rivelato un’utopia.

    Ora attendiamo di verificare i risultati della rivoluzione non violenta sul nuovo modo di abitare il mondo e la terra, con la speranza di toccare con mano i frutti di questo duro paziente lavoro, impegnandoci tutti, nessuno escluso, affinchè anche questa attesa non sia stata vana , impedendo che anche questo miraggio non resti un’utopia.

    Garbo gentilezza Rocco Quagliariello

    rocco quagliariello

    23 dicembre 2009 alle 1:11 pm


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