COMUNITA' PROVVISORIA

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C A I R A N O 7X… 2 ….e la “festa” continua….

 

CAIRANO………LA  FESTA !

« Se la musica è l’alimento dell’amore, seguitate a suonare,

datemene senza risparmio, così che, ormai sazio,

il mio appetito se ne ammali, e muoia.”

W.Shakespeare

 

La festa di Cairano rispecchia lo spirito leggero,provvisorio,creativo che vuole espressamente evitare finalità,modelli,formalismi già consumati nel passato.” Un luogo per chi ha due minuti tra le dita per sè”.Un luogo dove si possa comunicare e “conversare non sotto il peso delle nostre parole e dove si possa passeggiare con la naturalezza e la leggerezza di un passero sopra il ramo” .Dove viviamo la vita e …noi che ci conficchiamo in essa istante per istante”…Ho preso in prestito le parole leggere e profonde di Franco per dare il senso di “ciò che non siamo e non vogliamo”. Cairano è uno spazio aperto di libertà,di possibilità,di occasioni, di identità singolari ed autentiche,di espressioni ,di doni,di atti e pensieri politici nello spirito del confronto e dell’incontro ‘in comune’. “Nessun vento è favorevole per chi non conosce il porto”. Scriveva Seneca  in età precristiana  se pur per definire una etica soprattutto umana e lontano dalle prescrizioni cristiane.Noi abbiamo la presunzione e la modesta di andare ‘oltre’ alle morali antiche e moderne e cominciare una nuova storia e modalità di vivere se stessi e il proprio territorio.

Una “Festa” per noi non è un ‘porto’ in cui stabilire preventivamente e prospetticamente ciò che è possibile fare e non fare in essa,ma sapendo che ciò che si fa e si dice può essere disfatto, reso inoperoso e provvisorio,liberato,sospeso e sopratutto liberato da un “progetto” rigido e strutturato e economicamente definito,non contrapposto alle logiche egli scopi dei giorni “feriali”,operosi e produttivi. E’ un fare e un non fare come caso estremo di sospensione. Non ci sono fini, strenne,regali,oggetti d’uso e di scambio .Bisogna ridare senso alla categoria di “festosità” sganciata dalla ritualità,dalla ripetitività,dalla progettualità come attributo del pensare,dell’agire e del vivere. Recuperare la perdita del senso e la voglia di ‘festosità’ per non rischiare di danzare senza la musica. Una festa che non diventi progetto razionale e necessariamente ‘ingessato’ ma neanche che sia ‘liquido’,’mitico’o ’sacro’.

Una Festa degli “inoperosi e provvisori” strappati all’egemonia dell’economia…in cui le relazioni sociali vengono invertite. Leader-popolari e popolo-leader….sovranità ai Re buffoni,ai Clowns e ai poeti a dispetto di Platone e alla tirannia della Ragione.Una disattivazione dei valori e dei poteri costituiti  non come concessione temporanea ma come assunzione mentale e culturale.

Una festa della musica e della danza come liberazione del corpo dai suoi movimenti utilitari ma esibiti nella loro pura inoperosità ,leggerezza e gioco….senza ‘maschere carnascialesche” come neutralizzazione del volto e delle persone reali,autentiche e profonde.

Abbiamo bisogno di comunicare ’significanti’ con valore simbolico o strutturale zero e promuovere azioni,pensieri,idee, sensazioni,sentimenti e cose umane che la “Festa” svuota alleggerisce,rende inoperose,provvisorie per evitare ‘istituzionalizzazioni’ che separano,pietrificano, ricodificano,formalizzano nei classici dispositivi rituali e cerimoniali.

Una Festa dell’arte…..  l’arte che  apra all’infinito il mondo della significazione: colore, ritmo, profumo, pesantezza, profondità, spessore… Per liberare questa molteplicità nell’unità occorre saper mettere fine a una certa idea di arte romantica con la maiuscola. Ci sono le arti e, con esse, i sensi , il senso dei sensi, e la tecnica, di cui l’arte non è che la traduzione. Questo e gli altri temi  concorrono ad affermare che è proprio con le arti che il senso del mondo e la nostra idea di esso sono rimessi in gioco.

La festa della “poesia”…….Le Muse come “genius loci” che circolavano secoli fa per le nostre terre  grecizzate prendono il loro nome da una radice che indica l’eccitazione, la tensione viva che s’impenna, si fa impazienza, desiderio o collera, che arde per sapere e fare. Secondo una versione pacata, diciamo: “i movimenti dello spirito” (mens ha la stessa origine). La Musa anima, solleva, eccita, mette in movimento. Vigila più sulla forza che sulla forma. O meglio: vigila con forza sulla forma. Ma tale forza erompe in diverse forme. Si dà, improvvisamente, in forme multiple. Ci sono le Muse, non la Musa. Il loro numero è stato variabile, come i loro attributi, ma le Muse sono sempre state più d’una. È questa origine multipla che deve interessarci, ed è anche la ragione per la quale le Muse, come tali,  prestano solo il loro nome, questo nome improvvisamente moltiplicato, così da dare un titolo alla domanda: perché ci sono più arti e non una sola?

La Festa in fine come festa di una comunità e per la Comunità.

Se ci soffermiamo sul significato della parola «comunità», ci accorgiamo che essa è riconducibile, in definitiva, ad un duplice senso: ciò che è in comune ed essere-in-comune.

Se vogliamo, possiamo considerare ciò che è in comune come l’oggetto materiale del vissuto, la comunità stessa o, più precisamente, tutte le sue componenti che devono essere messe in comune. L’essere-in-comune rappresenta invece la modalità di esistenza del libero individuo che partecipa direttamente, insieme agli altri, a ciò che è in comune.

Una festa per scoprire praticare una “dimensione plurale del collettivo”

È proprio questa dimensione plurale del collettivo (o dei senza comunità) ad essere particolarmente interessante dal punto di vista politico. In questa “molteplicità” si intravede una dimensione in cui la persona non è separata dalla vita, o da se stessa, ma coincide con essa in un sinolo inscindibile di forma e forza, di esterno e d’interno, in cui il soggetto è finalmente norma a se stesso e non deve nulla ad istanze esterne e prescrittive. In altre parole, un unicum, o singolarità, che coniuga il singolare e il plurale nella stessa persona.

Vogliamo vivere nella Festa una idea di “comunità dei senza padri” (e dei senza madri). Correndo anche  i rischi di una società anomica, popolata da singolarità anarchiche ed irresponsabili. Per evitare  invece un ritorno ai valori consumati , alla personalizzazione della morale e della politica. Il pericolo più grande è invece proprio questo: richiudere la vita nei confini giuridici, vincolandola al dispositivo trascendentale della legge e della ragione, auspicare un conflitto tra una sorta di  costituzione materiale e la sua costituzione giuridica, al fine della nascita di una coscienza (che è il sintomo dolente dell’assoggettamento dell’individuo alla legge), in attesa del ritorno dei padri e delle madri.

 Le “comunità dei senza comunità” lo fanno costruendo patchwork (insiemi di singolarità e di molteplicità) che non hanno nostalgia delle forme personali della politica (familiari, autoritarie, corporative) e che si cimentano nella sperimentazione di programmi singolari.originali ed autentici.

 mauro orlando

Scritto da mercuzio

23 dicembre 2009 a 4:33 pm

Pubblicato in AUTORI

6 Risposte

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  1. E’ arduo, molto arduo, rispondere accortamente alle argomentazioni esposte. Argomentazioni ‘pasionarie’, presumo.

    Molte delle cose scritte, pur provenendo dalla ‘metafisica’ dei temi da affrontare, oppure dalla ‘trascendenza’ degli stessi, sono ovviamente condivisibili e le condivido, pur non essendo nelle ‘mie corde’ per via di quella malsana educazione che ho ricevuto (e delle quale comunque mi faccio vanto).

    Pensando punto per punto quanto scritto mi sorge il dubbio che pochi, forse troppo pochi, accettino questa sorta di ‘pacato e pregnante decalogo laico e provvisorio’. Credo che tanti ne farebbero volentieri a meno per non tormentarsi ulteriormente la vita.

    Sarebbe molto bello se si potessero rendere concreti molti dei temi affrontati, ma credo sarebbe pure difficile a causa della disomogeneità delle personalità che vorranno partecipare, pur disamorate, al gioco.

    Vorrei dare a Mercuzio un suggerimento perché Egli stesso cominci a ‘snellire’ i contenuti, a renderli ‘pratici’ (seppure si capisce con grande difficoltà), al fine di rendere anche più umano il rapporto tre sè (mercuzio) ed i suoi lettori ed estimatori.

    Leggere talvolta i suoi scritti per noi ‘incarcerati’ non solo fisici, nonostante l’abate Faria abbia armi affilatissime per smussare certe difficoltà, risulta improbo. Fare propri tali contenuti per noi due è un atto a velocità variabile, come se fossimo tormentati dal singhiozzo. Produce la stessa dolente apnea che ci attaccherebbe salendo (come dire) entusiati al ‘pio monte’ di Cairano.

    P.S.: ah! dimenticavo! Il Natale è passato, noi due compagnucci di cella abbiamo mangiato la solita minestra mentre giungevano echi di luculliane scorpacciate. A noi hanno promesso per il prossimo anno due metri esatti di catena in più. Godremo di altra libertà! Auguri di buon anno ovviamente a tutti, godetevi quel tanto di libertà in più che vi rimane!

    montecristo

    montecristo

    28 dicembre 2009 alle 9:20 pm

  2. caro montecristo,
    purtroppo mi hanno tolto il bel gusto e la misteriosità della tua scelta di anonimia ‘carceraria’Ognuno comunque è libero (se consapevole) di scegliere il proprio carcere e i propri ‘Faria’come alterego.
    La tua scelta carceraria non aiuta l’umnazzazione del nostro dialogo comunque mentale che non dipendono solo da un possibile ‘snellimento’dei contenuti.Comunque sono consapevole che la mia ‘ideazione’ del mondo umano si molto sovraccaricarita e appesantita in questi ultimi anni e anche il mio lessico e argomentare è divetata sempre più barocca e bizantina assieme.
    C’è bisogno anche per te di una sorta di ‘rieducazione’ respiratoria (per evitare l’apnea) per poter riafffrontare con leggerezza e piacere il ‘pio monte’ di Cairano con la viva e sana laicità che pure rivendichi in altra parte del tuo scitto.
    Credimi non fidarti di chi ti promette solo la “riduzione delle catene”.Siccome il carcere non ti stato imposto ma è stao scelto …..spetta solo a te liberatene definitivamente per non farlo diventare un ‘habitus’ mentale e definitivo da cui diventa poi molto difficile uscire. Torna libero e leggero come Zarathustra dopo il suo volotario ritiro “…nelle montagne e nella solitudine della sua caverna…per sottrarsi alla vista degli uomini:aspettando come un seminatore ,che ha gettato il suo seme…” ….” un mattino si svegliò di soprassalto e un fanciullo lo aveva invitato a guardarsi allo specchio…..”..Ma avevo appena guardato allo specchio,che dovetti gridare, e il mio cuore era sconvolto :giacchè in esso non vidi me stesso, bens’ il ghigno deforme di un demonio….”
    Come vedi i miei argomenti non sono ‘metafisici, trascendenti…’ ma umani ,troppo umani….
    mauro orlando

    mercuzio

    29 dicembre 2009 alle 1:33 pm

  3. Peccato che Lei non sappia più sorridere di se stesso.
    E si prenda proprio sul serio, mentre il mio commento al solito era invece benevolo. Non dia retta alle ipotesi di Arminio e Eldarin che mi attribuiscono diversa identità. Dire la verità, per me, (e la dico sempre e continuerò a dirla) è normale perché so che nessuno ci crede in un mondo assuefatto alla menzogna.

    Io lo so bene che essendo ‘incarcerato vero!’ non posso essere creduto tale da un uomo libero come Lei. Me lo ripete sempre anche mamma quando le permettono di venirmi a trovare, povera donna! (è un problema di soldi e salute non solo di distanza).

    Che ci posso fare? Se non ha vergogna o imbarazzo ad accettare la ‘firma’ di un pregiudicato come me, che ha tanta nostalgia della libertà, allora le dono ‘la mia firma’ su ogni singola frase che Ella ha scritto, perché avrei voluto scriverle io quelle cose a tutti quelli che avrebbero voluto sentirsele dire.

    Però se non le avessi commentate io, ieri, (dopo averle studiate a lungo con Faria (al secolo Massoud al Mandria dal Sudan)), il suo post sarebbe caduto nel silenzio.
    Anzi: nel nulla della C.P.! Come del resto è avvenuto.
    Non sono io che Le chiedo ‘più concretezza’ ma il silenzio di chi non ha avuto il buon senso e lo stimolo a commentare.
    E Lei lo sa.

    montecristo

    p.s.: faccia una sorriso, una bella bevuta, dia i miei ossequi alla signora, bacetti ai bambini, un pizzicotto alla cameriera e si auguri da oggi in poi di imparare a riconoscere chi mente. Lasci perdere Zarathustra che non c’entra alcunché e non l’aiuta in tale frangente.
    E con questo di oggi mi sono giocato il collegamento dei prossimi dieci giorni. E va bene, che sarà sarà.

    montecristo

    29 dicembre 2009 alle 4:15 pm

  4. fuori dagli equivoci! Io ho sempre considerato i suoi interventi “benevoli” nel senso intelligente e motivato dell’aggettivo. Ho assecondato le sue metafore sulle “prigioni ,gli pseudonimi” non solo come puro artificio estetico-letterario ma cercando di meritarmi la sua benevolenza evitando di dare buoni e scontati buoni consigli a lei e a Faria che siete buoni e accreditati lettori, chiosatori ed ermeneuti dei miei arzigogolii postfilosofici.Zarathustra non è una rituale snobberia di una sinistra svuotata dal passato e incapace di pensre un senso per un futuro possibile.E’ una biografia intellettuale ricca e ed utile per esorcizzare vecchi tic psicologici, ricorrenti prigioni mentali, fughe esteizzanti nel passato e nel futuro del mito e tanti altri ‘difetti’o ‘bacature’ della nostra cultura occidentale.E’veroin questi ultimi tempi ho dismparato a sorridere dime ma ,credimi, sto facendo un bel lavoro di alleggerimento,di scrematura, di descoriazione e sgrumature (forse sono neologismi ma rendono l’idea!)sul mio accumulo di conoscenze e saperi. Rispetto alla possibile ermeneutica dei ‘mentitori’ mi sto esercitando sui grandi protagonisti della nostra storia e poco mi attizzano le comparse,le controfigure, le mosche cocchiere e meno che meno “…i nani e le ballerine “.Mi interessano poco le copie e preferisco sempre gli originali …Io frequento in questo periodo persone originali ed autentiche che stimo per quello che dicono,scivono e sentono.Ogni riferimento a fatti e persone epuramente arbitrario e casuale.
    Comunque con stima e simpatia intellettuale
    mauro orlando

    mercuzio

    29 dicembre 2009 alle 5:51 pm

  5. Per favore spiegatemi un pò sta cosa che io non ci capisco più niente adesso.

    All’ora Mercuzio tu sei il mio angelo custode che nel tentativo di fuggire dalla comunità provvisoria ha incontrato il conte di Montecristo e gli chiede a lui di fare la parte dell’Abate Faria, per indicargli il tesoro e vendicarsi cosi di tutti i padri e di tutte le madri.

    Ora la cosa che non capisco e come se tu sei Mercuzio e lui Montecristo , l’abate Faria lo dovrebbe fare un’altro a meno che lui si trasformi per un momento e cambiando cella non entra ed esce dalla sua e ti insegna anche a te di scienza pratica e tecnologie idonee che ne so l’uso tenaglie, giarviti, martelli, scalpelli ecc per poter fuggire dai libri dove ti sei incastrato anche tu, tanto da diventarne prigioniero. Ma come tu che sei un angelo e che nulla ti è sconosciuto, parli ancora del conosciuto, oggi, agli inizi del XXI secolo?

    Faria (io non credo che sia Montecristo), lo sai anche tu Mercuzio è dotato di una tenacia e di una astuzia fuori dal comune, ed è riuscito a progettare ed eseguire in passato complessi piani di fuga, con pazienza in tanti anni. Ciò risolleverebbe le tue e le sue speranze di fuga e forse a differenza di Edda ti potrà convincere a non arrenderti alla lettura dei libri ma a semmai a scriverne tu uno della tua vita.

    Io credo che con Faria, tu possa instaurare un’amicizia profonda, perchè è uno specchio e ti potrà mostrare il suo arsenale di oggetti che potreste utilizzare per la vostra “evasione”.

    Certo a trattato filosofico abedue siete pieni di mille arguzie letterarie ma adesso prova a narrargli una fiaba , quelle sono sempre a lieto fine, e sono semplici finanche un bambino la può leggere e comprendere anche se è di enorme cultura.

    Lo so tu hai come Faria la lettura assidua di classici nel periodo precedente alla prigione.

    Ed io, come un giovane marinaio, sono impressionato dal vostro sapere, che racconta la storia di tutti senza raccontare la vostra.

    Nella speranza che quell’uomo straordinario di Faria o Montecristo che sia straordinario trovi le cause delle peripezie che lo hanno portato al castello della sua prigione, perchè in pochissimo tempo non provate a scrivere insieme la fiaba di Mercurzio, Montecristo e Faria che finalmente so scappati dalle loro prigioni per sbarcare sull’isola che non c’è e che si chiama “comunità provvisoria” ?

    In pochissimo tempo, sfruttando il vostro ingegno e alcune conoscenze, sia tu Mercurzio, che Faria o come diaviolo si fa chiamare questo uscito dalla rete con il nome di Montecristo ricostruirete la trama, l’ordito ed il filo conduttore del complotto che vi sta portato alla rovina, compreso il ruolo di Franco Arminio di Bisaccia e degli architetti anche lui Angelo di Verderosa e di quell’altro si il medico Michelino di Ciasulli o Ciasullo (mi imbroglio sempre con la “i” o con la “o” finale) che in seguito alle vostre atroci scoperte giurate che, una volta usciti da queste prigioni, la vendetta sarebbe caduta terribile e inesorabile su coloro che vi hanno privato di tutto ciò che aveva caro al mondo: la libertà.

    E, poi non si sa mai e probabile che trovate anche voi un tesoro e ce lo spartiamo.

    cia , nanos

    Nanosecondo

    7 gennaio 2010 alle 9:09 am

  6. ops …..dimenticavo

    ….in attesa del ritorno dei padri e delle madri.

    Nanosecondo

    7 gennaio 2010 alle 9:14 am


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