COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

la guerra del fiato sprecato/3

il discorso è inarrestabile, forse ci sarà anche una quarta parte…

vi aspetto a lioni, oggi alle 18.00

armin

Non godevo della fiducia dei miei genitori e quando sono uscito di casa non ho goduto della fiducia del mio paese, ovviamente. I miei amici non mi hanno curato come avrei voluto, né io mi sono preso cura di loro come avrebbero voluto. Accade così in un paese manicomio, accade che le amicizie sono luoghi di incuria. Mi ha fatto molto male questo perenne embargo emotivo verso la mia natura più vera. Piano piano mi ha disposto a ritirare nel profondo le mie parti molli e a esibire in superficie una sorta di fantoccio che poteva essere colpito a piacimento. Forse sono stato sfortunato, forse a un certo punto ho trovato conveniente questa situazione perché mi permetteva di scrivere. Uscivo e mi umiliavo, tornavo a casa e scrivevo.

Ho già raccontato questa storia, questa mia vita nel paese della cicuta, forse dovrei raccontare meglio quello che mi accade adesso coi nuovi amici. È ancora e sempre una guerra affidata alle parole. Tutta la mia vita è segnata dalle parole, quelle che scrivo, quelle che mi rivolgono le persone. I miei genitori mi ritenevano pazzo, per i miei amici ero un egocentrico e un narcisista. Siamo sempre nella sfera del patologico. Quando da noi la gente si aspetta il peggio, inevitabilmente è il peggio che riusciamo a dare. Canetti diceva che si tratta solo di capire per chi ci scambiano. Declinando in chiave paesologica questo pensiero si può dire che in paese l’equivoco avviene sempre al ribasso. E qui è il punto. Io sono un egocentrico strano, uno che tende ad attribuire agli altri un valore più grande di quello effettivo. Le mie relazioni con gli altri sono pertanto sempre inquinate da un senso di delusione e recriminazione. Ho passato la vita a recriminare, a pensare che gli altri non mi hanno mai raggiunto dove li aspettavo. Capita anche adesso quando esce un libro, quando pubblico un articolo in rete o su un giornale. Direi che questo mio ossessivo scrivere e parlare, che viene facilmente rubricato come una prova di egocentrismo, sia invece dovuto a una costante attesa dell’altro, a una perenne tensione a un’amicizia, a un amore più grande.

Anche il mio costante pensiero della morte non è la paura di non esserci, ma la paura di andarmene senza avere avuto risposte. Continuo a produrre domande o forse continuo a fare sempre la stessa domanda, pensando che ci sia qualcuno da qualche parte che possa ascoltarmi. La mia è una ribellione all’autismo corale, una ribellione al quieto vivere, al traccheggio, all’indugio. Mi piace la presa diretta, mi piace chi vaga per il mondo a viso scoperto. E invece è tutto un ballo in maschera. La società della comunicazione induce a smerciare parole a cui non si crede. Sono anni che vagheggio di murarmi in un silenzio impenetrabile, sono anni che vagheggio di sottrarmi ad ogni forma di commercio, ma ho bisogno di parole perfino per chiarirmi questo sentimento. Oggi anche il silenzio è colmo di parole. In principio fu il verbo e doveva servire a dare luce alle cose che portiamo dentro. Oggi il verbo è al principio e alla fine. Nasciamo e moriamo in un pulviscolo di parole, non c’è modo di uscirne. Siamo estenuati dal nostro stesso parlare e da chi ci parla. L’amicizia e l’inimicizia si nutrono delle stesse parole. La verità e la menzogna viaggiano con gli stessi aggettivi. L’altro  è scomparso, ma siamo scomparsi pure noi, annegati in un mare di parole. Gli altri non avvistano noi ma le nostre parole. Noi non avvistiamo gli altri, ma le loro parole.

In effetti è il mondo che parla, è una fisarmonica squarciata che suona anche se non la tocca nessuno. Ed è un suono che confonde tutto. In questo frastuono è difficile capire cosa stiamo diventando, cosa vogliamo essere, cosa vogliamo dare. Io chiamo guerra una situazione del genere e ci sono morti e feriti, come in tutte le guerre. Ci sono generali, colonnelli e soldati semplici. Il fronte non è lontano, è dietro la nostra fronte, è nei neuroni intossicati della nostra coscienza.

Scritto da Arminio

28 gennaio 2010 a 1:29 pm

Pubblicato in AUTORI

18 Risposte

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  1. Non c’è due senza tre!
    Armin si confessa, comin cia una fase nuova della prosa letteraria e paeso logica arminiana.
    Sono confessioni pubbli che in forma di io narran te che svela dettagli e curve della memoria affet tiva ed emotiva.
    Sarà un libro straordinario ci sono tutti i presupposti. PS Oggi pomeriggio a Lio ni non potrò esserci, me ne duole, me ne scuso.
    Auguro un proficuo lavoro
    Rocco Quagliariello.

    rocco

    28 gennaio 2010 alle 1:50 pm

  2. Il mio commento inviato dieci minuti orsono è in fase di moderazione.
    Angelo ti avverto nuova mente spokkioso sfasato. Impaginalo grazie.Rocco

    roccia

    28 gennaio 2010 alle 2:00 pm

  3. rocco ho provveduto io a postare il commento. ci deve essere qualche problema nel sistema, angelo non c’entra niente. e poi mica sta sempre davanti al computer? e poi mica è pagato? e poi ti sembra il caso di rivolgerti a lui in questo modo?
    che comunità vogliamo costrire se chi lavora per costruirla viene attaccato in questo modo senza che ce ne sia motivo?
    caro rocco tu usi offendere le persone con molta disinvoltura. nonostnte questo non c’è alcun filtro nei tuoi confronti. ci siamo affidati alla tua intelligenza, che è notevole,e anche al tuo genio linguistico, ma ne fai un pessimo uso.
    ti prego per l’ultima volta di esprimere le tue valutazioni senza offendere gratuitamente le persone.

    Arminio

    28 gennaio 2010 alle 3:06 pm

  4. Gentile Q
    ma lei in questo modo distoglie i commentatori dal pregevole testo di Arminio. Bisogna leggere, affezionarsi alle questioni, non alle miserie che attribuiamo agli altri. Comunque forse non è un blog un luogo adatto per leggere un testo del genere. Il blog porta fretta

    dario

    28 gennaio 2010 alle 3:32 pm

  5. Nasreddin e un amico hanno sete, ma possono pagarsi solo un bicchiere di tè in due. “Facciamo così”, propone l’amico: “ tu bevi prima la tua metà, poi io bevo la mia e la zucchero con lo zucchero che ho in tasca.” “ Bene”, accetta Nasreddin. “Ma a me il tè piace salato: salerò prima la mia metà”.

    [ Tratto da: Storie di Nasreddin. Libreria Editrice Psiche 2004]

    arminio

    28 gennaio 2010 alle 3:54 pm

  6. tre commenti di scuse inviati sul post per angelo non ancora impaginati col mio nome e cognome.
    chiedo a chi puo’ di farlo al più presto.
    Rilevo perplessità sul filtro spam e sul sistema di filtro che la procedura di software utilizza in automatico e mi chiedo quale “manina” mi abbia riposizionato nel filtro, ovviamente potrebbe essere anche una “manina di umanoide robotica ,un micro chip” non necessariamente umana.
    grazie. rintintin a tutti noto.

    rintintin

    28 gennaio 2010 alle 5:20 pm

  7. @armin
    Sono palpitanti e tenere le tue note autobiografiche, Sbagli non è fiato sprecato.

    Mi preme raccontarti/vi la storia di una frase:
    Il primo cinema che è arrivato al mio paese era azionato a manovella e si faceva su un lenzuolo in piazza, questa novità l’avevano portata due fratelli, uno faceva l’elettricista e l’altro il musicista di organo e di violino di cui era maestro, Leopoldo dice mio padre era uno in gamba, sapeva suonare ed aggiustare orologi ed altri marchingegni. Alla fine dello spettacolo compariva la scritta “Arrivederci e grazie fratelli Malanga”
    Io li vedo lì, sospesi nel tempo, a leggere e rileggere questa frase di commiato mentre si sbaraccava l’incanto e si tornava tutti a casa.
    I due fratelli sono morti da svariati decenni ma quella frase dalle mie parti sopravvive.
    Cosa c’era dietro l’ho saputo solo ieri, a tavola con mio padre ne abbiamo parlato
    ——————
    Al mio paese ci vado ogni settimana e conto di starci man mano sempre di più, colgo segnali positivi che non voglio trascurare. Io da questa gente provengo, eravamo boscaioli-artigiani- musicisti. Incisa sottile a mano ho tra le mie cose una cassa d’orologio con la firma di Leopoldo, una “M” liberty, e solo il cognome.
    —————-
    Il paese della cicuta ce l’hai magistralmente mostrato, mi piacerebbe ORA scoprire il paese degli altri communitari per lora BOCCA … baci a tutti!
    ———-
    luc versione telepass

    telepass

    28 gennaio 2010 alle 8:06 pm

  8. E’ il mio primo post che leggo, dopo tempo e tempo. Qualcuno sempre ad annebbiare e a sputare marciume gratuito. Mah. Mi spiace ritrovare anche il peggio, speravo fosse passato. Non fa niente. Grazie Franco, le tue parole sanno di focolare. E nonostante il calore che emanano, ho ancora i brividi addosso. Un abbraccio alla Comunità.

    ursula

    28 gennaio 2010 alle 10:53 pm

  9. rapito…

    drvannetiello

    29 gennaio 2010 alle 12:18 am

  10. Nel commento delle 10.53 pm del 28 gennaio 2010 c’è materia per un pro
    cesso kafkiano, oltre che” marciume gratuito sputato” autobiografico, da far venire non solo brividi ma pure nausea e disgusto “teatrale”.Siamo testimoni oculari di disgustose lasci vie e sguardi ammiccanti esibizio nistici, un velo pietoso sui” ritorni di fiamma”.

    retrovirus

    29 gennaio 2010 alle 12:50 am

  11. Mi permetta Sig. Ursula: le guerre di religione scatenate l’anno scorso, e alle quali Lei partecipò attivamente, contro qualche dissidente del blog sono finite. Ora pare che viviamo in relativa pace. Il Sovrano sopporta (ancora male) i dissidenti ma c’è una tregua e tutti ne siamo contenti. Peccato che non l’abbiano informata, facendole fare una brutta figura. Si informi meglio la prossima Volta prima di piombare in cristalleria in modo così brutale.
    Usi l’educazione come grimaldello contro “I suoi nemici” (o quelli che altri le indicano come tali), e poi, prima di piovere inopportunamente dal cielo, pensi, pensi, pensi, pensi …. .
    montecristo

    montecristo

    29 gennaio 2010 alle 10:21 am

  12. caro franco. non è fiato sprecato. e ne sei consapevole anche tu.

    monica

    29 gennaio 2010 alle 10:44 am

  13. Penso di aver trovato la soluzione al problema!
    Aboliamo la scrittura ed anche la parola!

    Affidiamoci completamente alla comunicazione non verbale…e incominciamo ad esercitarci nella trasmissione del pensiero!

    Suvvia ragazzi,prendete le cose troppo sul serio!

    “sia gli ottimisti che i pessimisti muoiono allo stesso modo…ma vivono in modo diverso!”

    Primo ministro d’Istraele

    fraternamente michele ciasullo

    michele ciasullo

    29 gennaio 2010 alle 11:58 am

  14. sarai l’obiettivo strategico da abbattere prioritario secondo la geopolitica dell’asse arabo musulmano palestinese iraniano

    rantantandant'an

    29 gennaio 2010 alle 12:01 pm

  15. Ma cosa vi succede??? il lungo inverno vi ha intorpidito non solo i muscoli ma anche il cervello. Tanta bella materia cerebrale sprecata in discussioni inutili e improduttive. Le vostre intelligenze servono a comunità provisoria a crescere ed a proporre. A cosa serve attaccare Franco o altri in nome di una stessa battaglia ??? Perchè non focalizziamo le nostre armi mentali contro il bunker dell’indifferenza che costringe le nostre terre a non poter guardare oltre. Credo comunque che ognuno abbia diritto di esprimere le proprie opinioni, è poi una questione di sensibilità ed educazione non offendere l’altrui pensiero ed operato. Voglio comunque ricordare ai tanti che sono buoni solo a scrivere che Franco e altri comunitari “lavorano” per poter organizzare eventi che danno un senso allo scrivere sul blog. Se veramente vogliamo ottenere dei risultati dobbiamo remare tutti nella stessa direzione, il porto di attracco deve essere uno ed uno solo altrimanti facciamo il gioco dei pirati che da sempre padroneggiano nelle acque limacciose che imprigionano l’alba facendoci vivere solo di tramonti. Cerchiamo la luce, cerchiamola sempre e comunque. Franco di luci ne ha accese tante.

    giovanni ventre

    29 gennaio 2010 alle 12:15 pm

  16. mi chiedo come mai per fare opera di ‘bassa macelleria’ mediatica c’è bisogno di tanta “fantasia anonima”!!!!!!!
    mauro

    mercuzio

    30 gennaio 2010 alle 6:59 pm

  17. chiedo pubblicamente a mauro ed enzolu di intraprendere un’azione congiunta di mediazione moderata “persuasiva” nei confronti del” sistema software” comunitario che ha “in automatico” deciso di posizionare la mia identità in filtro spam, cioè di rimuovere questa malvagità arbitraria ed antidemocratica.
    da parte mia l’impegno di un rispetto condiviso ma che sia reciproco non unidirezionale, cioè somigli ad comportamento umano fattuale di armin e non al suo “alter ego”, intellettuale del pragma al quale ho chiesto scusa ripetutamente in pubblico senza che “il sistema operatiovo del blog” abbia avuto il pudore di pubblicarlo rendendoilo visibile trasparente come sono io.
    un grazie sentito anticipato e propiziatorio.

    concordia

    1 febbraio 2010 alle 5:56 am

  18. ho letto stamane all’alba e riletto ed approfondito l’articolo pubblicato a nome franco arminio sul “Il Mattino di Avellino” odierno.

    condiviso integralmente il contenuto.

    il miglior armin che conosco è l’autore di questo arricolo, quello che ho incontrato a grottaminarda e successivamente al trip di Napoli.

    questo è l’armin che accetto, cui porto rispetto ed affettuosa amicizia rinnovata sincera.

    grazie armin a nome dei lettori de Il Mattino e del Blog.

    occor

    1 febbraio 2010 alle 7:45 am


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