COMUNITA' PROVVISORIA

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Non più gattopardi, ma nemmeno sciacalli o iene….lupi semmai!

 “Sul serio lei si rifiuta di fare il possibile per alleviare lo stato di povertà materiale e di cieca miseria morale in cui versa il suo popolo?”. “Siamo vecchi,Chevalier,sono almeno 25 secoli che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche e eterogenee civiltà tutte venute da fuori.Nessuna fatta da noi.Nessuna che sia nata qui.Da 2500 anni non siamo nient’altro che una colonia. Oh non lo dico per lagnarmi.E’ colpa nostra .Siamo molto stanchi svuotati,spenti” Così il Principe di Lampedusa, in altra epoca e con altra storia, si aggrappava alle sue aristocratiche e ”orgogliose verità” piuttosto che  che ascoltare la sua semplice e responsabile coscienza civile. Non è un periodo facile per un campano al Nord …..L’Irpinia  nella smemorata ignoranza padana  non è neanche  una spocchiosa “espressione geografica”!Dopo i giorni della “monnezza” elettorale ……giorni inquieti e dolorosi per ogni meridionale, e per un campano in particolare,stimolato da saccenti neopolitologi ‘padani’ e turbati e infiacchiti intellettuali napoletani , avevo ripreso in mano “Il mare non bagna Napoli” di A.M.Ortese e sono stato coinvolto in un atavico e rimosso sentimento di “spaesamento”. Un vecchio stato d’animo di impotenza e di rabbia che mi poteva portare -come per la Ortese- ad una vera “nevrosi” con “un che di esaltato ,di febbrile, che tende ai toni alti , dà nell’allucinato”. Il secondo sentimento che mi aveva colpito impietosamente è un senso di colpa per una mia coltivata propensione alla fuga e al nomadismo snob non solo dallo spazio ma anche nel tempo: dallo spazio degradato campano per la moderna,illuminista  e comoda Lombardia e dall’appagante e caldo “idealismo” crociano o gentiliano alla fredda “metafisica” della pragmatica e positivistica padania….. Come la Ortese mi ero rifugiato in un comodo e distaccato isolamento e “da molto ,moltissimo tempo, io detestavo con tutte le mie forze, senza quasi saperlo, la cosiddetta ‘realtà’: il meccanismo delle cose che sorgono nel tempo, e dal tempo sono distrutte. Questa realtà era per me incomprensibile e allucinante” Altro sentimento da aggiungere al “catalogo” era  stato un fastidio leggero ma profondo e… lasciare o dimenticare ancora una volta  Napoli. Infine un ‘ritorno” senza passione” e debilitato …”rivederla e compiangerla non bastava. Qualcuno aveva scritto che questa Napoli rifletteva una lacera condizione universale. Ero d’accordo, ma non sull’accettazione (implicita) di questo male. E se all’origine di tale lacera condizione, vi era appunto la infinita cecità del vivere, ebbene, era questo vivere , e la sua oscura sostanza, che io chiamavo in causa”. Ma tutto ciò non bastava. Come non bastava  ripetere con narcisismo letterario con il Principe: “Un sonno ,un lungo sonno questo è quello che i siciliani (i napoletani) vogliono e odieranno sempre quelli che – a turno- vorranno svegliarci…” e non ci basta più ricordargli che “….I siciliani (i napoletani) non vorranno migliorare perché si considerano “perfetti”. La vanità è il loro miglior difetto”. E allora- fuori metafora e falsa coscienza letteraria – bisogna ancora una volta “gridare” la nostra possibile “nevrosi” e rifiutare il rifugio o l’elogio della “fuga” dalla realtà e da Napoli. E come la Olcese riconoscere che “Napoli era città sterminata,( e che) godeva di infinite risorse nella sua grazia naturale, nel suo vivere piena di radici”. E noi dobbiamo riprenderci Napoli sopratutto per riprendeci le nostre radici e farle germogliare rigogliose anche in territori lacerati e devastati da più profonde ferite civili e disastri ambientali che hanno infettato più subdolamente il cuore e la mente, padana o europea,in nome di una modernità senza anima e di uno sviluppo senza progresso o , peggio senza radici. Noi non saremmo e non “fummo i gattopardi ,i leoni” E “chi ci sostituirà (non) saranno gli sciacalli e le iene. E tutti quanti gattopardi,leoni ,sciacalli e iene (non) saranno (mai) il sale della terra”. E non vorremmo neanche che “da noi ogni manifetazione, anche la più violenta , è una spirazione all’oblio” ma un responsabile esercizio democratico di diritto di cittadinanza libera, consapevole ed attiva come scritto nella nostra Carta Costituzionale……..Poi il ritorno in Irpinia ,l’inadeguatezza delle consumate risposte meridionaliste, la Comunità provvisoria e il nuovo viaggio  conoscitivo e teoretico della “paesologia” …….nuova storia e nuove storie!

 Mauro Orlando

Scritto da mercuzio

28 gennaio 2010 a 10:25 am

Pubblicato in AUTORI

7 Risposte

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  1. caro mauro
    fai bene a non attenerti all’intellettualismo dominante e a svolgere con cura la trama dei tuoi pensieri. vorrei che almeno qui ci ricordassimo sempre che siamo una terra pensosa.
    spero di vederti oggi a lioni!

    Arminio

    28 gennaio 2010 alle 11:26 am

  2. Caro Mauro, quello che dici è vero. Bisogna però anche fare i conti con le iene e gli sciacalli che non aspettano altro che la notra terra sofferente muoia per poterne spolpare la carne. La napoletaneità e il menefreghismo dei “napoletani” uniti alla supposizione che Napoli sia tutto, fanno si che la nostra ele altre terre campane vengano viste solo come una bella riserva indana in cui sono confinati gli indigeni. Il fatto che siamo continuamente sotto il tiro dei fucili metropolitani e costieri fa si che ci sentiamo assadiati con la certezza che prima o poi saremmo assaltati dal generale Custer di turno che si curerà di sconfiggere definitivamente i “selvaggi” e si curerà di seppellire le millenarie tradizioni di questi fiero popoli non metropolitani. Per scongiurare tutto questo, credo che ci possa dare una mano il federalismo, per questo i nostri rappresentanti politici alla Regione Campania dovrebbero fare una sorta di patto per l’Irpinia, il cilento, il sannio e il casertano. Se poi si pensa che negli ultimim 30 anni dal sisma in poi sono arrivati fiumi di denaro serviti solo a distruggere più che a costruire, tranne rare eccezioni, allora il quadro è completo. Per questo Comunità provvisoria deve porsi quale vero collante tra i popoli della costa e quelli dell’interno, dobbiamo capire che siamo complemetari e solo unendo le potenzialità di ognuno possiamo arrivare a creare uno sviluppo sostenibile per entrambi le realtà. Spero sempre da buon sognatore ad un futuro più vivibile non tanto per noi ma per i nostri figli, a cui stiamo lasciando una pesantissima eredità.

    giovanni ventre

    28 gennaio 2010 alle 11:54 am

  3. Bravissimo, Mauro, sempre prezioso nelle riflessioni. Però, occhio ai lapsus! non si tratta di Anna Maria Olcese, ma Ortese, Anna Maria Ortese! Comunque il tuo discorso non fa una piega e lo condivido. Ed aggiungo che tutto questo niente ha a che vedere con il leghismo delle piccole patrie ottuse e reazionarie, senza memoria e senza anima. Le nostre radici , proprio perchè affondate in millenni di dolore e sofferenze, hanno solida memoria dell’umano e sanno riconoscere l’umano in ogni uomo che ha sofferto e soffre, indipendentemente dalla razza, dalla lingua, dalla superfetazione “culturale” (o inculturazione di tradizioni) che professa per accidente storico. Il nostro umano paesologico è sapere che ogni paese è un centro e ogni centro una periferia; il nostro umano paesologico sa – perchè lo vive sulla propria carne- che questo sistema di sviluppo senza progresso produce schiavi alla catena, senz’anima, spossessati dell’umano, rinchiusi, sulla difensiva, nei ridotti delle “piccole patrie reazionarie”, in quel maleodorante e malinteso senso dell’identità vista come una ” astratta e immutabile – e pretesa- perfezione” a danno e contro altre identità, viste come aliene. Il nostro umano paesologico è invece, illuminato e cosmopolita, nel senso che la provvisorietà e fragilità del nostro essere sono tali da darci consapevolezza e percezione che ogni posto, ogni piccola patria è il mondo, e ogni uomo ha gli stessi meccanismi primordiali; il nostro umano paesologico ha “rocciosa” consapevolezza di ciò e affronta le contraddizioni del “reale” con la forza di questa sua consapevolezza. Altro che nuova Lega!
    Ma avremo ancora modo di parlarne, scrivere, approfondire

    Saldan

    28 gennaio 2010 alle 12:45 pm

  4. Grazie ,Salvatore sentinella ortografica e attento e attivo commentatore di questo Blog !Io direi che il timore di una deriva di “leghismo meridionale” non ci riguarda in nessun modo e credo che il contrastarlo,il paventarlo o l’enfatizzarlo sia comunque un esrcizio inutile e insensata di polemica malposta alla fonte…..abbiamo ben altre idee da esplicitare e da approfondire….non facciamoci distrarre.
    mauro

    mercuzio

    28 gennaio 2010 alle 3:47 pm

  5. Mauro è chiaro il senso delle tue parole, eppure… eppure io penso che i concetti fondativi che esprime Salvatore vanno detti e qualche volta anche ripetuti. Rifiutare ogni connotazione di tipo identitario per la comunità (Elda ne parlò a Grotta in modo bello ed Alex) è un concetto forte che vale doppio perché temo che non manchi l’osservatore distratto che scambia il paesologo per rianimatore di campanili.

    paolo

    28 gennaio 2010 alle 4:14 pm

  6. il paesologo considera i paesi come sono e come erano una sventura
    al paesologo interessano i paesi che verranno
    se verranno con un nuovo umanesimo

    arminio

    28 gennaio 2010 alle 4:17 pm

  7. sottoscrivo interamente il post di mauro nel quale riconosco una parte di me che ho vissuto in territorio flegreo partenopeo nella citta di napoli per bel diciotto anni della mia vita, gli anni più ruggenti dalla tarda adolescenza alla maturità fino ai trentacinque partendo dai diciotto .
    Napoli mi ha aiutato a diventare uomo , mi ha insegnato a sorridere, a vedere il bicchiere mezzo pieno, a tollerare ed a condividere gioia e dolore.
    Senza Napoli dentro di me non saprei vivere, non potrei vivere, pur essendo di origini alteirpine, pur avendo vissuto in alta irpinia i primi diciotto anni della mia vita, pur sentendo forte il richiamo delle mie radici.
    Se, come scriove magiostralmente mauro, ci riappropriamo della napoletanità, se riusciamo a riprenderci Napoli, sarà più bella forte e vigorosa anche la verde Irpinia che con Napoli ha avuto sempre un rapporto privilegiato, paritario, in tutti gli ambiti.
    Sono sinceramente orgoglioso del commento di Mauro che condivido .
    Un caro affettuoso saluto. Rintintin conosciuto ai più

    rintintin

    28 gennaio 2010 alle 6:07 pm


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