PAESOLOGIA, PAESANOLOGIA E LOGICHE DI SCONTRO
di Salvatore D’Angelo
Posto qui un intervento cha avrei voluto fare nella colonna dei commenti al post CAIRANO 5 – quale risposta non solo a Paolo, sempre attento , acuto e breve, ma per rilanciare una discussione più che mai necessaria.
Nel commento n.19 di CAIRANO 5- , Paolo scrive :“Salvatore, quello che dici tu è espresso dal concetto di governance, che, come accennai a Grotta, supera il concetto di governo incardinato nei luoghi della politica formale e ri-aggrega su basi più ampie gli attori formali e la società civile, in comunità di scopo che vivono in funzione del raggiungimento di un progetto-obiettivo. Perciò provvisorie. La paesologia come la vedo io in questo quadro deve sviluppare due saperi, uno epistemologico (sapere cosa) e uno tecnico (sapere come). Dentro un programma gigantesco di queste dimensioni, ci sono, e alla grande, i franchi e gli angeli…”
Caro Paolo,
nulla da eccepire a quanto dici. Al di là delle polemiche, io credo che è con questo tipo di discussione che dovremmo arricchire con maggiore frequenza il blog ; lo spessore delle discussioni dovrebbe essere la base per eventuali iniziative. Lo so che le dimensioni del programma sono gigantesche; ma le macrodimensioni sono il frutto di una miriade di miniaggregati; insomma mattone per mattone, si costruisce una casa nuova, mentre abbattiamo con cautela i materiali della vecchia.
Però ciò che voglio dire con più forza è questo : C’E'BISOGNO DI SUPERARE AL NOSTRO INTERNO LE VECCHIE LOGICHE DI SCONTRO CON LE CONSEGUENTI DINAMICHE. Queste son cose che appartengono a quella politica e a quei gruppi cui noi tutti rifuggiamo, altrimenti perchè crederemmo nella CP?. Se riuscissimo a far questo senza ipocrisia, se discutessimo (con maggiore capacità di ascolto e voglia di capire) sul tema della paesologia, su questa nuova forma di umanesimo e sulla differenza tra essa e la paesanologia (con tutto il rispetto per le tradizioni paesane) faremmo tutti un passo avanti.
Vedi a me non spaventa lo scontro come frutto di un confronto leale, tutt’altro. Mi lascia perplesso il suo contrario, mi annoiano le logiche di prevalenza e di dominio, l’arte dell’esercizio del potere in quanto tale, in sé. E’ questo che trovo riduttivo. Mi annoiano le logiche del chi è più bravo e chi è più bello, i complessi di “Salieri”, l’invidia sublimata che produce sentimenti freddi, ambivalenti, sterili, sostanzialmente distruttivi; mi annoiano gli atteggiamenti strumentali, le ipocrisie subliminali, il dire le cose per vie traverse, il non dirle in modo diretto, franco, rispettoso,fermo, leale e “amorevole” (se la parola non spaventa).
Insomma, sono più che mai convinto che nella CP ci possano stare diverse culture e diversi approcci; questa è la sua forza e la sua vivacità. Ma l’anima dev’essere una ed è quella paesologica. Perchè sia vero, bisogna che si discuta ancora, con attenzione e capacità di ascolto, per chiarirci su cosa sia o debba essere questa unica anima paesologica.
Dopo Grottaminarda mi sarei aspettato maggiori e più incalzanti commenti su quel ricchissimo seminario. Siamo ancora in tempo a farlo.
E se incominciassimo col mettere a confronto cosa è paesologia e cosa è paesanologia? Ma in un’ ottica laica,in un’ottica, come dire, scientifica, non per dileggiare l’una ed esaltare l’altra. Solo per capire e capirci.
E se fosse, questo, il tema, di un prossimo e ravvicinato incontro?
PS. Certo che ( non solo) in un programma, ma in un’ottica siffatta. ci sono( e ci debbono essere) “gli angeli e i franchi”.. Sono necessari e imprescindibili, come tutti noi , del resto. Ciascuno col proprio bagaglio.
PPS Per avviare i lavori per il prossimo incontro, avviamo qui sul blog un gioco di questo tipo: ciascuno declini, sotto forma di brevi proposizioni cosa è per lui paesologia e cosa è paesanologia.
Vediamo cosa ne vien fuori.











Caro Salvatore,
sono completamente d’accordo con tutto quello che scrivi ed accolgo il tuo invito mettendo qui sotto le mie definizioni.
Paesologia: lo studio di un gruppo di paesi.
Paesanologia: lo studio di UN paese.
Come vedi, la seconda e’ solamente un particolare della prima. Per studio intendo tutto quello che si fa per capire i paesi/il paese e poter rispondere alle domande seguenti: perche’ sono cosi?…Come saranno in dieci anni, in cinquanta anni?…E’ necessario cambiare qualcosa?…Cosa cambiare?…Chi cambiare?..Perche’ cambiare?… Come cambiare?…Chi deve lavorare per realizzare i cambiamenti?…Che deve fare individualmente chi ne e’ interessato?…
Raffaele Ruberto
31 gennaio 2010 alle 2:39 am
Caro Salvatore,
la paesologia è il racconto di quello che saremo.
(Saremo. Noi. Domani.)
Nei luoghi che abiteremo.
Un racconto proattivo, una profezia che cerca di autoavverarsi.
Un racconto in esperanto, che non ammette esclusioni.
Tag: noi (senza esclusioni), domani, qui (senza limiti), proattivo.
p.s. sembra un crivello a maglie larghe, ma per me funziona …
paolo
31 gennaio 2010 alle 4:43 am
C’è bisogno di un chiarimento e un accordo. Per raggiungere un accordo si è disposti a “diluire “ il problema. Vaghezza reticenza e silenzio sono il peggior avvia per un accordo. La tradizione quando la si lascia tranquilla alimenta fiducia, quando la si scuote e la si mostra alimenta sospetti e contrapposizione. Per questo può diventare pericolosa se non la si maneggia con precauzione e serietà.
Tocca convinzioni culturali , etiche e interessi materiali profondi.
Non c’è bisogno di invocare o richiamare gli antichi, che conoscevano il rischio di disfacimento e di disordine, di discordia, di “stasi”, insito nella proposta o richiesta di mutamento radicale,profondo,autentico come uno sguardo e uno spirito “paesologico sul mondo e sugli uomini che lo costruiscono,lo pensano e lo abitano.Si parte per metodo e intuizione dai piccoli paesi non per stabilire facili contrapposizioni con i grandi centri urbanizzati e i”non luoghi” commerciali e turistici. Per una sorta di contrappasso o paradosso storico-sociale …..l’abbandono,l’incuria, la perifericità diventano di fatto una chance,una possibilità per ripensare e ridisegnare un possibile futuro e una speranza non utopico o mitico.
Bisogna per questo viaggio inedito e imprevedibile attrezzarsi di nuovi linguaggi e nuovi strumenti conoscitivi ed operativi e anche di alcune precauzioni.
Bisogna prevenire la diffidenza preconcetta e il sospetto di secondi fini, di tradimento delle promesse e dello spirito profondo di una nuova comunità. Liberarsi dai retropensieri di combutta o ubbidienza tra pochi contro la maggioranza ecc. e di tutti gli stati d’animo freddi che Franco sa raccontare e descrivere con particolare incisività e dinamicità….
Quando si tratta di definire identità e regole del gioco tutti i giocatori hanno dei buoni o pessimi motivi per diffidare degli altri giocatori.
Il vero cambiamento è sempre un momento di sospensione e di incertezza tra il vecchio, destinato a non valere più e che resiste, e il nuovo che ancora non c’è e non sa come sarà.
Speranze e timori si mescolano in modo tale che le speranze eccessive degli uni possano alimentare i timori legittimi degli altri e viceversa .
Ma il sospetto (preconcetto e sistematico), è il sentimento tra tutti il più corrosivo e immobilizzante e su di esso e con esso non si costruisce alcunché anzi si distrugge ‘a prescindere”. Bisogna coltivare e praticare il sospetto o il dubbio metodico di kantiana memoria. Sapendo che il timore legittimo di possibili accordi o compromessi mette in gioco la possibilità di coniugare convenienza e coerenza riproponendo il vecchio contrasto tra un etica delle conseguenze o delle responsabilità e un etica delle convinzioni. Bisogna evitare gli opportunismi e le piaggerie inutili quanto il fanatismo e il fondamentalismo della coerenza e delle convinzioni etiche .Insomma far coincidere e conciliare responsabilmente realtà e idealità. Fare in modo che ciò che sia pregevole nei concetti e nella teoria non sia spregevole nella realtà e viceversa. Ora: fare ogni sforzo e di tutto …chè la buona convenienza appare cattiva connivenza o trama di nuovi poteri oligarchici o personali.
Vaghezza ,silenzi e reticenza basati sulla sfiducia reciproca sono gli ingredienti ideali perchè si consolidino rapporti di micropotere che me mortificano la crescita di sé e la possibile cura degli latri. Le cose ovvie e semplici spesso sono sottovalutate dai grandi strateghi dei poteri ossidabili .
Il sospetto (preconcetto e sistematico) si dissipa in un solo modo: con la chiarezza delle posizioni, delle opinioni ed idee distinte e/o contrarie e la risolutezza nel difenderle. La chiarezza si fa distinguendo, secondo un ordine logico e pratico , gli argomenti e le idee su cui l’accordo c’è, quelle su cui potrebbe esserci a determinate condizioni, e quelle su cui non ‘è e non potrà o deve esserci. La risolutezza si dimostra nella convinzione con cui si difendono le proprie ragioni. Per adesso quel che manca è un idea generale e condivisa della Comunità provvisoria e della”paesologia” che la informa. Idea generale che va costruita con gradualità,pazienza,volontà intelligenza e tempi lunghi che hanno necessità di azioni e pensieri sempre in reale rapporto con uomini e cose con cui si viene a contatto. Per ora procediamo in ordine sparso e liberamente alla esposizione delle idee tenendo a bada il “cupio dissolvi” tipicamente irpino o meridionale ……preludio di sfaldamento e sconfitta per tutti ….nessuno escluso.
mauro orlando
Ps…..mi raccomando evitiamo “i bignami”,le enciclopedie , le dottrine ma alimentiamo racconti ,siggestioni e saperi che creino “koinonìa” e “eudeimonia” ……comunità e felicità in ognuno di noi……
mercuzio
31 gennaio 2010 alle 8:17 am
commento di saldan impostato da eldarin…
magìe del sistema e della tecnologia quando funziona e non si inceppa
Eldarin: i lupi perdono il pelo, si sa, ma non il vizio, le volpi, all’erta per non divenir la preda, prima o poi finiscono in pellicceria,malgrado loro.
Saldan: marx è finito in soffitta e molti hanno buttato la chiave della porta della soffitta, molti tranne te, sei una specie in via di estinzione, protetta da chi???
aladino
31 gennaio 2010 alle 3:52 pm
la paesologia è l’altra faccia del giano bifronte paesologico, nel sennso che l’una(paesologia) si nutre dei contenuti dell’altra(paesanologia) per esistere e sopravvivere.
questo commento non è offensivo, è un’opinione documentata.
maremmamaiala
31 gennaio 2010 alle 10:14 pm
anch’io vorrei” alimentare racconti suggestioni e saperi”, ma l’invidia offusca la mente di chi è invidioso , si trasforma in rancore sine materia ed infine in accidia comunitaria.
pirata poppò
31 gennaio 2010 alle 10:18 pm
Credo che la paesologia non possa prescindere in alcun modo dalla paesanologia non fosse altro perchè le due cose troppo spesso si intersecano. Un paese è formato da un insieme di case in cui vivono un insieme di persone diverse ma accomunate da un filo conduttivo che sono le tradizioni, gli usi ed i costumi. Chi vive a Lauro ha una concezione di vita diversa da chi abita a Cairano. In Irpinia addirittura in paesi distanti solo pochi chilometri vi sono modi di vivere, di cucinare, di parlare completamente diversi. Ora mi rendo anche conto che occuparsi di paesanologia sarebbe arduo ed infinitamente dispersivo per cui come Franco ha spesso sottolineato noi ci occupiamo di paesologia, quindi del presente e del futuro dei luoghi che visitiamo, un pò meno del passato. Nell’articolo che stamane Franco ha pubblicato sul Mattino di Avellino ho letto ” Io giro per i paesi per vedere i segni della peste ma anche quelli di una futura guarigione” queste parole sono la sintesi del concetto paesologico di Franco, la presenza nei luoghi quale speranza di un futuro migliore.
giovanni ventre
1 febbraio 2010 alle 12:33 pm