COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Archivio per febbraio 2010

i temi di cairano

ieri sera abbiamo fatto una bella riunione ad avellino. molti i presenti. il lavoro prosegue e l’entusiasmo cresce anche se siamo ancora lontani da giugno.

sono stati individuati sei nuclei tematici. potrebbero diventare delle vere e proprie giornate a tema da lunedì al sabato.

qui di seguito i temi. sono puramente indicativi, possono essere affiancati o sostituiti con altri.

quello che chiediamo è che ognuno liberi le sue immaginizioni e dia un contributo sugli argomenti che gli sono più cari:

1. terremoto: trent’anni e non li dimostra

2. parco dell’irpinia d’oriente, il parco del silenzio e della luce

3. emigrazione: l’assenza di chi è partito e di chi non è mai venuto

4. l’impegno civile: esempi di buona di cittadinanza

5. almanacco di paesologia: un pensiero che nasce dai paesi

6: questo, per ora, lo ometto, mi piacerebbe fosse aggiunto da qualche lettore di questo post. ripeto è una partizione che serve più che altro per smuovre la mente. cairano non è un pacchetto preconfezionato, tutto si addensa in base alle disponibilità che raccogliamo, ma avendo ben chiaro lo spirito che anima la nostra festa. al momento ci siamo già assicurati la presenza di molte persone di grande valore (il criterio non è certo quello della fama) e torneranno molti degli ospiti dell’anno scorso, a cominciare da mario dondero che sarà presente con una sua mostra.

armin

Scritto da Arminio

27 febbraio 2010 alle 10:38 pm

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zazà

domenica 28 febbraio parlerò della comunità provvisoria e di cairano e di paesologia nel programma di rai radio 3

che si chiama zazà e va in onda in diretta da napoli a partire dalle ore 15.00.

ho scaricato dal sito la scaletta della puntata:

Nella settima puntata, in compagnia della musica live dei Gentlement’s Agreement, Zazà incontrerà: Giancarlo Cauteruccio e Monica Benvenuti in scena al teatro Mercadante di Napoli con il Trittico da Samuel Beckett; Dario De Luca e Settimo Pisano della compagnia Scena Verticale e del Festival Primavera dei teatri di Castrovillari, vincitore del premio speciale Ubu 2010; Roberto Ricco, coordinatore artistico della compagnia Kismet di Bari; Franco Arminio, poeta e scrittore irpino. In chiusura, l’appuntamento col finale travolgente di Luciano Saltarelli.

p.s.

continuo il mio instancabile appello a stringere le fila e ad accrescerle…..

Scritto da Arminio

26 febbraio 2010 alle 5:04 am

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Addio Pasquale Martiniello

di paolo saggese

Questi sono gli articoli più difficili da scrivere, quelli in cui si deve salutare un Amico, un Maestro, un Uomo verso il quale hai nutrito un “naturale” affetto, una “naturale” ammirazione, l’affetto e l’ammirazione che soltanto poche persone possono ispirare. Pasquale Martiniello era infatti un Poeta vero, perché era innanzitutto un Uomo vero, un uomo che sapeva guardare negli occhi la realtà, senza finzioni, senza ipocrisie, con realismo e con passione, con intelligenza e amore, e sapeva indicare la strada, sapeva comprendere gli altri, perché conosceva gli uomini, e sapeva comprenderli ed amarli. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

25 febbraio 2010 alle 10:41 pm

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la madre di vincenzo

se nella stanza c’è la morte

le cose sembrano più degne.

guardo la madre di vincenzo

e non posso vedere il cerchio rosso

che aveva intorno agli occhi.

guardo i vivi che le stanno intorno

poveri e preziosi come un bicchiere

come il calendario al muro.

esco fuori, sento l’abbraccio

impercettibile dell’aria.

andretta, 25 febbraio 2010

franco arminio

Scritto da Arminio

25 febbraio 2010 alle 10:10 pm

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PASOLINI, UN PADRE DEL NARRARE PAESOLOGICO

Segnalo l’interessante intervento di Valerio Magrelli alla manifestazione Sguardi a perdita d’occhio. I poeti leggono il cinema e pubblicato oggi  su Nazione Indiana con il titolo Sotto l’intercessione di Pasolini. Magrelli parla della sua personale esperienza con materiali e temi pasoliniani (cinema,letteratura, saggistica, poesia). L’intervento si articola in sette parti : prologo, il debutto poetico, geografie pasoliniane, un reportage, una prosa, due confessioni, una poesia.

A leggerlo con attenzione ci si accorge che Pasolini, ovunque abbia operato e  posato il suo sguardo, lo ha fatto con animo autenticamente paesologico.Così con le Poesia a Casarsa – il suo  debutto da  ventenne in dialetto friulano- Il Sogno di una cosa, La meglio gioventù, PPP coglie con passione e intensità i paesaggi incantati lungo gli argini del Tagliamento, e con le Ceneri di Gramsci, Ragazzi di Vita, Una Vita Violenta e i poemetti de La Religione del mio Tempo, con pari intensità  ritrae le desolate e a loro modo incantate periferie romane nella metà degli anni cinquanta. Pasolini senza saperlo traccia le linee di quel narrare paesologico che oggi molti scrittori sviluppano con partecipata e consapevole visione. Uno – il primo, se non l’inventore –  lo abbiamo in casa, e a volte ai suoi scritti rivolgiamo uno sguardo un po’ distratto…

Posto qui, la settima parte dell’intervento di Magrelli: una poesia dedicata a Pier Paolo Pasolini e vi rimando alla lettura del suo post su N.I. (Salvatore D’Angelo)

Una poesia

A Pierpaolo Pasolini

di Valerio Magrelli

Avrebbe minacciato un benzinaio
con la pistola carica
di un proiettile d’oro.
Cineasta e poeta, orafo e orco!
Ma cosa contestare a quest’accusa,
l’arma o la sua pallottola?
Santa Romana Chiesa o l’usignolo?
Quel colpo mai sparato traversa la sua opera
piegandola ad un duplice ossimoro,
fantastico fantasma di violenza
e pietà, di sangue e alloro.

Scritto da soter54

25 febbraio 2010 alle 5:39 pm

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togliere i post

stamattina ho tolto anche il post dove avevo messo un’immagine di un interno ad andretta. non è capriccio, è un invito a usare il blog in maniera libera. liberamente e senza obblighi mettiamo una cosa. liberamente e senza obblighi la possiamo togliere.

un gruppo si costruisce su un impegno collettivo. io sono dispaciuto per il fatto che la comunità provvisoria non è conosciuta come merita. è vero che abbiamo tanti visitatori, ma facciamo fatica a diventare un soggetto riconosciuto e riconoscibile. non è solo l’ostracismo di chi finge di non vederci, siamo anche noi che abbiamo un po’ paura di chiudere il cerchio e di starci dentro.

forse dovremmo riprendere il discorso dell’APS., cioè della formalizzazione del gruppo anche a fini giuridici.

a fine marzo facciamo un’assemblea in cui riprendiamo la questione. intanto rivolgo ancora un accorato appello agli amici latitanti a farsi vedere e a farsi sentire. siamo qui, non ci paga nessuno. l’unica soddisfazione è stare insieme, stare insieme veramente.

armin

Scritto da Arminio

25 febbraio 2010 alle 10:29 am

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il blog e la poesia

so bene che un blog non è il luogo migliore per leggere una poesia. ho appena rimosso l’ultima poesia che avevo qui postato.  anche a cairano quest’anno ci saranno pochi scrittori. prendo atto che tra gli amici della cp l’interesse letterario non è preminente. la poesia è sterminata nelle scuole, abolita dalle pagine dei giornali e anche qui non trova casa. no problem, io mi occupo anche di altro…..

ho appena rifiutato l’ennesima proposta di candidatura alle regionali. immagino che queste proposte non siano ispirate dai miei versi ma dagli articoli e dalle iniziative politiche di questi anni.

conclusione: le poesie si cercheranno i loro lettori, ma cerchiamo di aumentare il nostro peso politico, cerchiamo di fare gruppo in modo ancora più convinto. intorno a noi ci sono solo macerie. dobbiamo sempre più spesso prendere iniziative legate a situazioni specifiche del nostro territorio.

armin

Scritto da Arminio

24 febbraio 2010 alle 11:16 pm

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cairano

venerdi ci vediamo ad avellino. non abbiamo costituito un organigramma. chi vuole dare una mano può raggiungerci. stiamo ragionando sui contenuti della prossima edizione.

mi pare che ci sia un generale accordo sulla necessità di non essere dispersivi.

alcuni nuclei si vanno definendo.

ci sarà una giornata sul tema dell’emigrazione, una sul terremoto ( a trent’anni dalla scossa…)e una sul parco dell’irpinia d’oriente.

fra un poco in campania si vota e vedremo chi dei candidati si impegna a favorire l’istituzione del parco che al momento è solo un disegno di legge depositato in regione da angelo giusto.

la comunità provvisoria non vive sulle nuvole. il nostro non è un blog dove si cazzeggia. siamo seriamente impegnati a cambiare il mondo e a cairano questo faremo, ma lo faremo in modo festoso….

armin

Scritto da Arminio

24 febbraio 2010 alle 3:30 pm

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IL COLORE DEL DOLORE, LA TENEREZZA DEGLI ADDII

La scrissi il 29 agosto 2009 quando stavo bene, ero in auto, era estate ed osservavo gli addii. E’ stata pubblicata in altro blog ma ve la porgo comunque nella speranza che l’accettiate, vale quel che vale.-( Enzo Luongo).

frottage di Francesco Forlani (da Nazione Indiana 22.2.2010)

Al bus

di Enzo Luongo

Piangono i fanciulli ‘tedeschi’
e non sanno dire il perché,
carezzando l’arida pelle
delle mani di nonno.

Il corpo
obbligato a viaggiare: va,
il resto
impalpabile affetto: resta.

Chiedete loro cosa sia il dolore:
“è l’odore di terra e di anni,
è il colore delle pene, il blu
delle vene dell’arida pelle
delle mani di nonno”.

Trovo questa poesia semplice e bella; è come un’acquaforte che registra l’essenziale nello scambio – e nel cambio – delle generazioni: il colore del dolore, la tenerezza degli addii. Tutto è costruito sulle giustapposizioni : fanciullo/nonno, viaggiare/restare, il dinamismo della vita che scorre/l’immobilità degli affetti , ciò che cambia ed evolve/ciò che inaridisce e che muore : e nel mezzo il dolore, il  “non detto” , per tutto ciò che nello scambio si perde e che non avrà espressione. Il virgolettato della chiusa finale è, mimeticamente, l’ipotesi/commento  del narratore che ha colto ciò che, al bus, in quegli addii tra i protagonisti non ha avuto espressione verbale se non nel linguaggio dei corpi e dei gesti.  Anche questa mi pare una bella “scrittura del mondo” e la sottolineo con il frottage di Francesco Forlani preso da Nazione Indiana del 22 febbraio scorso.  Enzo, nell’esergo, dice “vale quello che vale”. Io dico che vale. Perciò la riposto. (Salvatore D’Angelo)

Scritto da soter54

24 febbraio 2010 alle 1:52 pm

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SU UNA POESIA DI NADIA CAMPANA

                                  

                                               di  Donato Salzarulo

 Guardiamo dalla cima del monte

il filo di calma che è nato

del mio petto tu conti ogni grano

e ogni cuore si prende di colpo

il suo tempo: un amore

è tornato e si è accorto

il suo disco ci copre.

Adesso tu devi guardarmi

per quella collana di si

nella mia pelle che apre

la piana la strada

e i fondi della notte

i centesimi della sete.

(Nadia Campana, Verso la mente, Crocetti, Milano 1990)

Nadia Campana è nata a Cesena nel 1954 ed è morta sui­cida a Milano nel 1985. Ha tradotto Emily Dickinson (Le stanze di alabastro, Feltrinelli 1983). Una raccolta di brevi saggi e riflessioni sulla letteratura è in corso di pubblica­zione dalla Editrice Polena di Milano. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

24 febbraio 2010 alle 1:21 pm

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I profumi che vuoi sentire

di Mario Pagliaro

Quando esci in bicicletta non devi chiederti dove vuoi andare ma cosa vuoi sentire.
Oggi non ha piovuto e il sole è stato freddo. Sono uscito in un orario strano, quando la gente mette i piedi sotto la tavola. Io, invece, li ho messi sopra i pedali deciso a capire se ancora la domenica all’ora di pranzo, camminando per le strade, si senta odore di carne arrostita, di bistecca “ai ferri”. Da piccolo era così, incontrovertibilmente così. Adesso?

Per riscaldarmi, di solito, faccio il giro del tribunale. Un paio di volte e poi giro, verso dove pare voglia andare. Per farlo ho percorso l’Avellino borghese, quella dei palazzi alti di via Tagliamento e di quelli ridicoli del Corso. Annusavo ma non sentivo niente. Non la spigola o il ragù invece della carne, proprio niente. Ho pensato: “per forza, qua oramai sono quasi tutti uffici, se qualcuno abita, abita ai piani alti e gli odori, si sa: salgono.” Le gambe sembravano toniche, il tendine l’avevo stirato (altrimenti quei quaranta punti si fanno sentire), l’unica era andare oltre, magari verso il “popolo”. Il cambio non mi piaceva, faceva clict clact, o forse era il pignone. Bho? Leggi il seguito di questo post »

Scritto da lucabattista

23 febbraio 2010 alle 10:47 pm

il migliore blog italiano

stasera un amico al telefono mi ha detto che comunità provvisoria è il miglior blog italiano.  il suo giudizio verteva su quattro motivi:

si parla di tutto, ma si parte da un luogo preciso

c’è un’adiacenza naturale tra lavoro culturale e lavoro politico

il blog è sorretto da un’idea nuova come la paesologia

dietro al blog c’è il lavoro su cairano e le altre esperienze che il gruppo porta avanti.

conclusione: trovate un’esperienza simile nell’italia del 2010…..

armin

Scritto da Arminio

23 febbraio 2010 alle 10:32 pm

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IL MONDO IN UNA REGIONE

di Adelelmo Ruggieri

È fatto di 8 reportages-racconti e 99 foto Il mondo in una regione, l’ottavo volume della collana “Carta bianca” (Ediesse1, Roma, 2009). I racconti sono di Angelo Ferracuti, le foto di Daniele Maurizi. Fa da prefazione un dialogo degli autori con Mario Dondero che si chiama “L’arte dell’avvicinamento”. Questa locuzione – ‘l’arte dell’avvicinamento’ – viene fuori da una domanda ‘sulla fotografia’ [in particolare sulla differenza fra il bianco e nero con quel che “di poetico” che il b/n aggiunge alle foto, e una immagine ‘a colori’, ma priva “di qualsiasi valore aggiunto”] che Maurizi rivolge a Dondero, e alla Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

23 febbraio 2010 alle 8:08 pm

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Il posto dell’anima

di marco ciriello
 
Nel catalogo dell’indolenza e delle coscienze congelate che è l’Irpinia, gli operai dell’Fma hanno scoperto le cariche della polizia e la precarietà del lavoro. Benvenuti in Occidente. Quello che colpisce davanti ai cancelli della fabbrica, oltre i cartelloni enormi del Partito delle Libertà che parlano di una Campania del fare mostrandone le bellezze (un grottesco montaggio, vista l’ambientazione), è l’ingenuità degli operai, il loro candore e l’impreparazione ai pugni nello stomaco che il capitalismo si è spinto a sferrare quaggiù. Una domenica di febbraio hanno capito che gli stavano scippando la vita e il lavoro e l’hanno capito nel peggiore dei modi: tardi, male e con la forza, per mano di polizia e carabinieri – in numero e assetto spropositato – che li hanno sgomberati per permettere ai motori che sono nella fabbrica di raggiungere lo stabilimento Fiat di Cassino e non arrestare la produzione. La merce non conosce ostacoli Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

23 febbraio 2010 alle 1:06 pm

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STASERA HO VISTO LE LUCCIOLE

STASERA HO VISTO LE LUCCIOLE

Un uomo cammina su un marciapiedi in una controra assolata. L’uomo è attratto dalla strada. Le crepe, le cicche, i tappi di bottiglie ingoiati come fossili, i dislivelli del cammino, la ragnatela come di vetro fratturato che si apre nell’asfalto. Dove sta andando? In nessun luogo, non c’è più un luogo vero dove quell’uomo possa andare, perché lui sta andando qui. È cosi che si muove il protagonista dei “Racconti di qui”, un uomo risucchiato dal mondo e convinto che prestando più attenzione alle cose esse finiranno per rivelargli il loro segreto [...] e le racconta come se narrasse la vita di un personaggio fatto di asfalto, cemento, fogne, pontili, facciate, crepe, discariche, buche, piazze, sabbie, vie, vicoli, mare: inseguendo nella fisionomia delle cose ferite che gridano quella verità che le fisionomie umane ammutolite o complici tacciono.

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di Davide Vargas

Stasera ho visto le lucciole.

In un parcheggio. Nell’intrico degli sterpi neri alla base del muro di cinta. Scintille a intermittenza rincorrersi come un flusso. Tutto intorno il buio della notte, i fari  spenti delle automobili, le case lontane. Il mare addormentato. Il cielo  nero assoluto.

Nei primi anni sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto in campagna  a causa dell’inquinamento dell’acqua (…) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più.

Pier Paolo Pasolini 1° febbraio 1975

Me lo ricordo questo articolo.

Da allora non ho più visto luoghi con lucciole.

Mi avvicino con cautela. Solo un poco per guardare meglio.

Mi sento come un aviatore dei tempi eroici che sta sorvolando una città dove mille luci si accendono intorno alle tavole apparecchiate, alle poltrone agguantate come una ricompensa, ai libri pieni di parole, ai pensieri che si generano dopo le stanchezze. O intorno a disfatte domestiche. Un aviatore che non vede tutto questo ma sente che ogni luce che dal cielo notturno appare un punto minuscolo al confronto  del suo volo vicino alle stelle, ogni luce che si accende nella pianura o sul fianco della montagna o lungo un fiume, ognuno di quei puntini  è sempre l’involucro di un’esistenza.

Mi avvicino e scopro  un piccolo lembo di mondo. Il muro è marcio. L’asfalto tagliente e vicino.

Non si vedono che questi puntini luminosi che scappano via, immateriali, inesistenti.

Come sono fatte le lucciole. Non lo so. Come grilli. Non lo so, forse più piccole. Come le coccinelle. Non lo so. Da quale favola provengono.

Non oso avvicinarmi di più. Resto come in una sospensione. Dietro un vetro.

Ho paura che svanisca l’incanto o che si mostri l’inganno.

E’ così. Sto guardando l’essenza dell’inesistenza, l’eccezione di un’apparizione. Un’incongruenza. Un fuori luogo. Uno spettacolo inconsueto, una dimenticanza del passato, una distrazione della macchinazione dell’orrido presente, ma che non ti restituisce nulla se non strazio.

Come il ricordo di una perdita, quando pure appare vivo che lo puoi toccare.

Le luci si inseguono elettriche, si danno il tempo, una si accende quando l’altra si spegne, il movimento è continuo. Circolare.

Cerco tra il lucciolio gli odori dell’estate ma l’aria rimane muta.

Le luci continuano a sfrigolare.

Resto a guardare e mi chiedo in quale ganglio è intrappolata l’emozione.

Una volta mi sono svegliato presto per andare a vedere il lago in un posto dove il paesaggio è il lago. Un occhio tra montagne e faggete. Un appuntamento annunciato da tempo.

Sono uscito sul prato ma una nebbia come una passata di calce  lo nascondeva.

Troppo violento il tradimento. Mi guardo intorno.

Un tronco ferito si concede alla vista in un’inspiegabile messa a fuoco. Mostra i rigonfiamenti della sua impalcatura sotto la pelle. Ha un compito: vuole dire che la natura esiste dietro il velo bianco. Ombre di sagome erette appena percepibili rispondono all’appello. Ombre di rami sbiaditi si allungano come braccia che si cercano a tentoni. Una folla di ombre vicariato della realtà invisibile.

Una voce sta parlando solo a me. Mi indica una via di comprensione. Ma io non ho strumenti.

Oltre più niente. Come sempre quando cerco un’esperienza di significato nelle pieghe dell’apparenza.

Solo latte bianco.

Oltre non sono più sicuro di sapere cosa c’è. L’idea del lago, la sua rappresentazione. Ma cosa ne so in questo momento di quali correnti lo attraversano, quali colori lo rendono reale, quali sponde si stanno allungando e quali ritraendo. Cosa ne so delle increspature, degli uccelli che lo stanno sorvolando, delle nuvole che stanno scendendo come pastori sugli orli delle montagne che lo circondano. Cosa ne so di tutte le altre correnti, quelle invisibili che scivolano come continenti negli strati più profondi dell’enorme massa d’acqua. Di tutto quello che trasportano con sé, pesci vegetazione violenza. Cosa ne so della sua luminosità.

Che ne so io di cosa pensa un uomo dietro un velo.

Guardo più vicino a me.

Milioni di goccioline d’acqua sparse sui fili d’erba, sulle foglie secche, sulle pratoline e sugli occhietti della madonna. Puntini di ghiaccio come una spruzzata di zucchero sulle fogliette schiacciate, striature bianche sui fasci di fili d’erba pestati, umidità ovunque. Gocce vere e proprie, tante gocce trasparenti, rotonde come palline, sui  ciuffetti piegati da tutte quelle bollicine effervescenti.

Sulle mie scarpe di tela che assorbono acqua e cambiano colore.

Milioni di gocce colano dai fogliami, dai cornicioni lontani, dai davanzali.

Nell’aria scorre il profumo dei legni impregnati di guazza.

Ho pensato a una sorta di compensazione, all’acqua che comunque si faceva vedere. Come una trasmigrazione del lago sui prati.

In quel momento mi sembrava potesse bastare.

E’ vero, le lucciole non ci sono più.

L’onda va a ritroso e sommerge ogni incastro che avevo messo a posto. Molte cose non bastano più. I segnali di parole non dette rimangono soltanto parole non dette. Occasioni mancate.

Mi chiedo se non sia un bene.

Milioni di gocce d’acqua non sono il lago. Non sono questi pochi guizzi sopravvissuti le lucciole.  Non sono l’avanguardia di un mondo degno. Non sono le nostre infanzie interrotte. Non è in questo lembo di mondo, ai piedi di questo muro marcio tra gli ombrelli schiumosi delle pastinache, tra i tronchi delle tamerici avviluppati lì dove escono dalla terra come le gomene dei pescatori, intrecciate, rappezzate, sfilacciate, intrise di mare, il mare che poco distante tace come un patriarca addolorato, tra le rughe dell’aria che altro non raccontano se non gli affanni degli uomini crollati nel sonno,  non è qui  tra questi improbabili lampi intermittenti  che si trattiene il senso.

Eppure belle. Come  luci di stelle morte.

4 maggio 2007

Campi Flegrei

Ore 22

Davide Vargas

RACCONTI DI QUI

Prefazione di Giuseppe Montesano

Con 12 fotografie di Luigi Spina

Tullio Pironti editore, Napoli 2009

(pp. 133, € 10,00)

Scritto da soter54

23 febbraio 2010 alle 10:21 am

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lettera agli amici della cp

di franco arminio

cari amici

stiamo entrando nel vivo del lavoro su cairano7x. la settimana di giugno è un grande appuntamente di politica e di cultura. non stiamo organizzando una settimana di spettacolo, stiamo lavorando per costruire un nuovo mondo. viviamo in una zona che ha gravi problemi economici e livelli di servizi indegni di un una società avanzata. non dobbiamo mai dimenticare questo. e non dobbamo mai dimenticare che non ci sono classi dirigenti degne di questo nome. non solo ad avellino o a roma, ma anche in europa. non ci sono idee. non ci sono movimenti che indichino strade nuove. siamo dominati dalla disperazione. la disperazione di chi sale sui tetti per chiedere un lavoro e la disperazione di chi va a puttane per dare un senso alla sua giornata (tanto per stare alle cronache di questi giorni).

io credo che non stiamo facendo buone cose, ma non possiamo fare tutto. noi non amministriamo niente, noi lavoriamo sulla costruzione di visioni, di concetti. facciamo quello che una volta si chiamava lavoro intellettuale.

questo blog è nato per non vivere la provincia come prigione. e per credere che anche in un piccolo paese è possibile una grande vita. non possiamo assicurare un lavoro ai nostri figli, ma almeno possiamo contribuire a costruire una nuova comunità che si metta alle spalle antichi vittimismi.

noi non siamo per la diffidenza e per il rancore. noi siamo per l’ammirazione.

cairano 7x è un lungo esercizio di ammirazione e vorrei che tutti si mettessero in testa che non è un luogo per fare gli spettatori, ma un’impresa collettiva. già venire a cairano non è un gesto da spettatori….

mi piace concludere questa mia lettera con l’eserzio di ammirazione che mi ha dedicato elda martino in occasione del mio cinquantesimo compleanno. quello che mi ha colpito nelle righe di elda è il coraggio di non lesinare, di non dare con una mano e trattenere con l’altra. è un difetto che noi irpini abbiamo. siamo emotivamente stitici, rividi, scontrosi, timorosi che qualcuno allunghi il passo. so che certi connotati non cambiano dalla sera alla mattina, ma noi dobbiamo dare qualche spallata. l’avventura del blog e di cairano non è un gioco di società, è il tentativo di fare un’altra società.

“Franco caro, cinquant’anni “dietro ai paesi”, come dici tu meritano molto di più che un semplice “tanti auguri”. Dalla tua scrittura, dalle immagini che evoca, dall’indignazione che la attraversa, dal dolore che la squarcia, dalla tua profonda innocenza, dal tuo impegno ossessivo e frenetico per questa terracarne che sei tu e che è te, si può imparare molto. Quindi io non ti faccio gli auguri, io ti dico GRAZIE per l’enorme fatica che ti è costata e ti costa ciò che scrivi( che non è commercio, ma necessità e dannazione) e questo viscerale attaccamento alla nostra terra, al suo paesaggio. Tu ci hai detto che si può pregare sull’altare del paesaggio, una preghiera laica e sentita, una preghiera che nessuno aveva mai pensato di rivolgere alla nostra terra sempre così svilita. I compleanni passano, il tuo lavoro, le tue poesie, il tuo rigore restano, per fortuna.”

 

 

Scritto da Arminio

21 febbraio 2010 alle 10:56 pm

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LA “SQUOLA” DI CLOWN ad Aquilonia



di Nanosecondo

Come ho già ricordato in altre occasioni il nome Clown deriva dall’inglese “colono” (lo zotico . l’inurbano, insomma il contadino). La sua storia si perde nella notte dei tempi.
In un viaggio che ho fatto in Egitto nel 2000 a.c., su un isoletta nel lago di Assuan, ho incontrato un Deo, si chiamava NanoBes. Figuratevi anche lui aveva uno strano arnese e mi dissi: “bella la tua moto del tempo  … ma la mia è più potente”  l’ho rincontrato un sacco di volte anche qui in giro per l’irpinia.
Teneva un garages del tempio di Philae
A Grottaminarda nel primo seminario di paesologgia vi ho parlato di “infiniti spazi” poetici e di immaginifici spazi dell’anima nel momento che ci si guarda a specchio negli occhi, o come fa Franco in giro per i paesi, guardando semplicemente un cane, una panchina, un vecchio e semmai parlando con loro nel tentativo di “fuga” da un vuoto e solitudine infinita, ma come  anche si può osservare la realtà e vedere tante altre cose immaginifiche.
Ora io sto vedendo al confine con tra oriente ed occidente, tra Campania, Puglia e Basilicata, si li proprio vicino a Cairano, una possibilità di “esplorare” un mondo da un punto di vista diverso: con gli occhi del clown all’interno del proprio contesto sociale e rurale.  Leggi il seguito di questo post »

Scritto da mercuzio

19 febbraio 2010 alle 1:15 pm

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……auguri paesologici!

 

 

Una lettera immaginaria sulla “paesologia” come auuguri per i 50 anni e come  viatico per una lunga amicizia e un lavoro proficuo per la nostra terra d’Irpinia……. 

“La paesologia è l’illusione di trovare anime mute, anime sconvolte dal clamore di un attimo qualsiasi e non dagli spettacolini del tubo catodico o del pianeta google.”Quanto lavoro ancora bisogna fare soprattutto sulle nostre coscienze vittime e carnefici di una libertà in “una società di oppressi.La libertà positiva è la libertà come autonomia …..pimaditutto libertà “di”e “per”più difficile della praticata libertà “da” .Anche da tutte le nuove situazioni di sudditanza che tu così efficacemente descrivi.Io avvertivo da tempo le tue stesse preoccupate sensazioni riguardo il degrado o l’uso degradato che si fa delle parole.Anch’io ho dichiarato guerra ma ho scelto per me il classico campo di battaglia che meglio conosco:la mia turbata e esacerbata anima. Tu hai scelto un campo più vasto,ricco ma anche più insidioso.Io mentalmente avevo limitato il senso ermeneuitico della tua analisi a ciò che dinamicamente si sviluppa nel nostro Blog e nella intera Comunità provvisoria ( o almeno in quello che ognuno di noi pensa di essa).

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Scritto da mercuzio

19 febbraio 2010 alle 8:45 am

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PE´ CIENT´ANNI, OHI FIGLIO MIO!

 

Posto volentieri questo testo di Gaetano Calabrese , che ha voluto in questo modo esprimere gli auguri a  Franco che oggi compie cinquant’anni. Mi associo negli auguri  di Gaetano  a  Franco, uno degli animatori di questo blog e della Comunità Provvisoria  tra i più preziosi. Dice una mia vecchia compagna di scuola che i cinquanta sono uno spartiacque e che da questa età in poi è meglio contare gli anni ripartendo da zero, come se si ricominciasse da capo. Beh, io ho…sei anni e debbo dire che in parte è vero. Perché sia poi così, è meglio che ciascuno provi a darsi una risposta per proprio conto vivendo questa esperienza. A Franco, dunque , scoprire se è vero. Con gli auguri miei e di tutti quelli che gli vogliono bene.-( Salvatore D’Angelo)

PE´ CIENT´ANNI, OHI FIGLIO MIO!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Poesia improvvisata per Franco Arminio che compie cinquant´anni. 

 

di Gaetano Calabrese

(Poeta errante dell’Irpinia)

 

 

Non capita tutti li iuorni

 ca se ne vanno li taluorni

e lo core de `na mamma

pe´ `na iornata `ntèra

leva friddo e manna

 luce co´ la prima spèra

de sole mai tramontato:

que*(g)dda venuta

da lo primo chianto assuto

fore da `no munno d´acqua,

addò lo sango se fece carne

 e po’, co´ tanta sofferenza stracqua,

arreventào criaturo, cristiano

sempe vasato `n fronte,

abbrazzato, a lo primo chianto accoiétato…

Accossì `na iornata

resta fissata

dint´a la memoria

 de `na mamma

ca s´arricorda la soia storia

caduta da `na stella `n*(g)cantata…

 Torna e tornarrà lo compleanno,

figlio mio,

 co´ li vasi mii

dint´a **l´uocchi tui

 pe´ levarte ogni affanno,

pe´ cient´anni

 e co´ tutti li contruocchi! -

Quessa è la verità

pe´ nui figli addecriati,

penzati, sonnati,

amati da quanno `ngenetati

cresciuti co´ li sospiri

 fatti latte de speranza,

priezza senza fine,

 vita fore de lo mistero,

core raddoppiato:

mai addormuto,

mai scocetato….

 

 

Dialetto di LIONI(AV)

*Omesse note glottologiche e traduzione -

 ** licenza Poetica

Scritto da soter54

19 febbraio 2010 alle 1:05 am

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Il ritorno di Tony

di marco ciriello

La sera che Tony Petrosino tornò al paese ci faceva freddo per davvero e tutto pareva immobile come in una vetrina, lui era abituato all’America delle luci e non si aspettava che Giano fosse diventato un presepe vuoto: dove la neve è cenere e i monti carne secca. Venne giù dal bus, poggiò la sua valigia a terra, fra le due gambe e la strinse più per abitudine che per il reale pericolo che qualcuno potesse portargliela via, diede un rapido giro di occhi alla piazza, poi con la mano a coppa si coprì per accendere una sigaretta e quando rialzò gli occhi scorse una vecchia dietro i vetri che lo spiava, lui pensò là l’ho lasciata là l’ho trovata, abbozzò un sorriso, si tirò su il bavero Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

17 febbraio 2010 alle 8:04 pm

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Uomini del “vivere” prima che del “fare”.

 

-Abbiamo perso l’amico, si dice in questo secolo. . 

-No, il nemico, dice una voce, sul finire di questo stesso secolo.

Ed entrambi parlano del politico, ecco quel che vorremmo ricordare

Noi lavoriamo per pensare ad un nuovo tipo di comunità. Non una comunità anacoretica  di quelli che amano allontanarsi, di singolarità solitarie con vocazioni a ritirarsi in una sorta di slegamento sociale senza appartenenze e legami. Non siamo per una ‘singolarità” qualunque in nome di una identità comune al di la della forma in cui essa sia modulata. .La esperienza della Comunità provvisoria,  di Cairano, la ricerca  conoscitiva della “paesologia” rispecchia lo spirito leggero,provvisorio,creativo, che vuole espressamente evitare finalità,modelli,formalismi già consumati nel passato.” Un luogo per chi ha due minuti tra le dita per sè”.Un luogo dove si possa comunicare e “conversare non sotto il peso delle nostre parole e dove si possa passeggiare con la naturalezza e la leggerezza di un passero sopra il ramo” .Dove viviamo la vita e …noi che ci conficchiamo in essa istante per istante”…Nell’impazzare ‘ideologico’ dell’uomo del fare  come il ‘passepartout’ di tutte le pigrizie,le lentezze,arretratezze di un umanesimo che confligge con una idea di modernità  che ci vede non solo sospettosi  ma contrariati   e resistenti.

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Scritto da mercuzio

17 febbraio 2010 alle 9:45 am

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QUALE IL SUONO DEL QUADERNO DI LEGNO ?

di  Salvatore D’Angelo  _ Posto qui ancora poesie di Andrea Di Consoli, tratte dal suo QUADERNO DI LEGNO, e rileggendole mi domando, appunto, quale sarebbe il suono di questo quaderno di legno. Qui ne propongo alcune dalla sezione n. 7, quella che va sotto l’epigrafe di “Pagana e oscena filosofia del paese”.

La sequenza è casuale, non è quella impaginata nel libro. So di fare cosa parzialissima, arbitraria, perché il libro va letto nella sequenza proposta, per  non perdere il fascino del “racconto”, ché di un racconto si tratta, o meglio, del movimento “raccontato”  del pensiero e del sentimento della vita e della morte, dell’io e di Dio, dell’essere e del nulla, dello sgomento – perfino della depressione  che questo può creare -, della rabbia, della malinconia, della lucida, disperata ansia della ragione, dell’io impossibilitato, perché esso stesso frantumato, a raccontare una “realtà” frantumata, fatta di mille superfetazioni che ne annullano l’essenza, vanificandone i punti di riferimento; e dell’ansia  a “raccontarlo” tutto questo – anche con durezza e scandalo (penso al Reparto n. 9 nel fondo


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Scritto da soter54

16 febbraio 2010 alle 3:00 pm

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DUE PASSI AVANTI

 di Franco Festa

Bisogna camminare piano, procedere con calma. Se vado di fretta mi faccio del male. Ecco, ora mi fermo un istante. Mi siedo sulla panchina. Tanto non passa nessuno e nessuno pensa a me. Piove appena.

E’ un poco che non ricordo bene tante cose. Nomi, date, città. No, non è una cosa grave. Di quella sera di un anno fa ricordo tutto. Mi sentivo contenta e avrei voluto parlargli di me, del fatto che bastavano piccole cose per stare bene insieme, ma dalla mia parte neppure guardava. Camminava a distanza, due passi avanti. Andava a casa della madre a via Colombo. Quando siamo arrivati ha spinto il pesante portone di vetro ed è entrato, senza aspettare. Sono riuscita a stento a passare prima che si chiudesse, l’ascensore era già partito. Sono corsa per le scale, volevo sorprenderlo, farmi trovare davanti alla porta. Ce l’ho fatta. Quando è uscito dalla cabina e mi ha vista  mi ha spinta di lato, ha inserito la chiave, ha spalancato l’uscio e lo ha rinchiuso, con un colpo secco. Sono rimasta lì fuori, neppure arrabbiata, ma dispiaciuta perché non riuscivo a capire dove avessi sbagliato.  E’ capitato altre volte, ma non così. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

15 febbraio 2010 alle 11:12 pm

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pugliese nicola

di marco ciriello

Avella. È uno dei tanti mattini sonnolenti tirati fuori dal mazzo dei giorni. Il mare è lontano, non ci sono navi da aspettare, solo la vita all’osso. Il paese è deserto, la piazza vuota. Qui vive Nicola Pugliese, scrittore di molti racconti (raccolti  a breve: “La nave nera”, dalla “Compagnia dei trovatori” di Nando Vitali), e di un solo grande libro: “Malacqua”, uscito nel 1977 per Einaudi. Quattro giorni di pioggia e una città immobile. Il romanzo è il verbale di un disastro – solo annunciato; cognomi e nomi, posti precisi e avvenimenti impalpabili. Pugliese ha lavorato come giornalista per “Abc”, al “Roma”, poi ha smesso. Baffi staliniani, doppie lenti, alto e spettinato, si presenta con un quadro in mano – visto d’ingresso della nuova vita. Dice che è figlio di Kafka, non di Magritte, gioca a scacchi con Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

15 febbraio 2010 alle 4:17 pm

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I BUCHI NERI DELLA MEMORIA

di Andrea Di Consoli


HERBERT LIST



 

L’alba romana ha colori rossi e bianchi

e uccelli esperti in esoterici scarabocchi              .

In questo scenario, ogni mattina,

prima di dimenticare,

io cerco di ricordare.

Mi sovvengono sempre le stesse cose:

il natale dell’ 89, l’Hotel Amaca,

l’improvviso buio nella piazza.

Il resto non me lo ricordo più.

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Scritto da soter54

15 febbraio 2010 alle 1:42 pm

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I DESIDERI NEL TEMPO DELLA FRETTA.

di  ZYGMUNT BAUMAN

( da “L’etica in un mondo di consumatori”, Laterza 2010)

Il tempo, nell’era liquido-moderna della società dei consumatori, non è né ciclico né lineare. (…)Direi che è invece puntinista, frantumato in una moltitudine di pezzetti distinti, ognuno ridotto a un punto che si avvicina sempre più alla sua idealizazione geometrica di non dimensionalità. (…) Ogni punto si presume contenga un infinito potenziale di espansione e un’infinità di possibilità che attendono di esplodere se adeguatamente innescate.

(…) Una vita “del momento” è normalmente una vita “della fretta”. Ogni punto può essere vissuto come un nuovo inizio, ma spesso e volentieri il traguardo arriverà poco dopo la partenza, e in mezzo sarà accaduto ben poco. Solo una moltitudine, in inarrestabile espansione, di inizi può- semplicemente può-compensare la profusione di false partenze. Solo le vaste distese di nuovi inizi che siamo convinti ci aspettino più avanti, solo una moltitudine sperata di punti le cui potenzialità da Big Bang ancora non sono state messe alla prova, e che perciò ancora non sono state screditate, possono salvare la speranza dalle macerie delle conclusioni premature e degli inizi abortiti.

Nella vita adessista dell’avido consumatore di Erlebnisse (esperienze già vissute), la ragione di affrettarsi non è acquisire, collezionare il più possibile, ma rottamare e sostituire più che si può. (…) O il Big Bang avviene proprio ora, in questo esatto momento e al primo tentativo, oppure attardarsi in quel particolare punto non ha più senso: è tempo di spostarsi in un altro punto.

Nella società dei produttori che ormai sta scomparendo dalla memoria il consiglio, in un caso simile, sarebbe stato, “insisti”. Ma non nella società dei consumatori: qui gli utensili inefficaci devono essere abbandonati, non affilati e rimessi alla prova con più competenza, più impegno e migliori risultati.

Scritto da eldarin

15 febbraio 2010 alle 12:54 pm

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E tu da dove vieni

di claudio damiani

E tu da dove vieni, che mi spiri sugli occhi
aria, e tu terra amica che subito mi circondi
e tu anche strada, che timida di un rossore
t’imporpori, te forte che pure tanto hai sopportato
e visto, o scaturita dalle curve
della collina. Ora più magra forse sei, ma bella
con radi cespi anneriti dall’inverno
e scarse bacche aggrinzite, stillanti, Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

14 febbraio 2010 alle 5:09 pm

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DIARIO DEL SUD

di Gianni Celati

Mattino, ore 11, 23 maggio. Sono sul trenino che va a Foggia, per sbarcare a Candela, dove Franco Arminio. dovrebbe venirmi a prendere. Trenino con tre carrozze, occupate da studenti che tornano a casa… Ieri sera ho dormito in una pensione tristissima, dove il padrone m’aveva detto: “La carta d’identità gliela restituisco quando va via”. Non so cosa potevo rubargli, dato che la camera era completamente nuda, a parte il letto. Tipo tozzo, pelato, che parla solo con ruggiti, aveva l’aria di volermi far rigare dritto. E di notte non smetteva mai di andare al gabinetto, scatarrando a tutto spiano. La moglie invece aveva una voce delicata, sguardo timido, altezza sul metro e cinquanta. Alla mattina s’è scusata… Qui ci fermiamo a Pietragalla, in aperta campagna. Altra fermata in aperta campagna, località Possidente. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

14 febbraio 2010 alle 11:53 am

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zamberletti

di Andrea Di Consoli  

Il padre della Protezione civile, Giuseppe Zamberletti, ne ha viste tante, nella sua vita politica; e certamente non si scandalizza per il marasma in cui è preciptata la “sua” creatura. Troppi marasmi ha visto, l’ex Commissario Zamberletti, epperò sul “caso Bertolaso” ha le idee chiare: “Premetto che ho molta stima per Bertolaso, che conosco bene. Bertolaso ha un grande merito. Dal 1999 al 2001 la legge Bassanini tentò di creare un’Agenzia sottoposa di nuovo al Ministero dell’interno. Era una legge che ci faceva tornare al passato. Io mi opposi fortemente a questa possibilità, e il merito di Bertolaso è di aver sposato in pieno la nostra filosofia della Protezione civile, e di averla rimessa in funzione. Questo è il suo merito storico, e nessuna glielo potrà mai togliere. Il guaio però è sempre stato che il Governo ha usato la Protezione civile per cavare le castagne dal fuoco. E l’ha usata nei modi più disparati, Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

14 febbraio 2010 alle 10:39 am

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…….. il viaggio culturale verso Cairano è anche politico!

 

Come ci prepariamo a questo nuovo appuntamento  a Cairano? E perchè Cairano per i comunitari non è una sagra o una gita fuori porta ma un momento essenziale  per la declinazione  dei vari spiriti vitali della ” paesologia”. La comunità provvisoria si ritrova,si confrontra  …si verifica nei suoi sentimenti e idee culturali e politiche sapendo che le parole e gli aggettivi si sono logorati e consumati  col rischio di perdere senso e concretezza. Anche la “politica”   viene reclusa in una pratica  di pensieri corti e freddi  costringendo l’individuo nella difficile scelta tra solitudine e comunità o ad una evaporazione  in una mera possibilità o fuga metafisica o religiosa. La “politica” è la prima forma di cura di sè e  degli altri.

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Scritto da mercuzio

14 febbraio 2010 alle 8:40 am

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una mail

Franco, scrivo questa mail per ringraziarti.Leggendo i tuoi libri e ascoltandoti alla radio e al seminario di Grottaminarda ho trovato l’entusiasmo per riapprossimarmi alla terra. Sono figlio di madre contadina e a scuola mi vergognavo. Mentre lei cercava d’insegnarmi a leggere un frutteto, io avevo in testa l’orario dei treni e il desiderio di andare via. Dopo migliaia di chilometri e anni passati a montare e smontare ponteggi, in Brianza e in Francia, ho smesso di vergognarmi. Da circa tre anni vivo ad Andretta e da poco ho cominciato a ripulire dai rovi un pezzo di terra. Era un orto una ventina di anni fa e forse ritornerà ad esserlo. Saluti e buon lavoro. Fabio Nigro…pattinatore d’altopiano

Scritto da Arminio

13 febbraio 2010 alle 5:10 pm

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il resto di niente

di marco ciriello 

«Non rimane che spostare le nuvole». Questa la chiusa di ogni discorso per Gerardo Stella, cassintegrato Fiat – ma adesso mi richiamano –, aggiunge dopo la denuncia di inattività. Passa la mattina ad aspettare la lettera che lo riporti in fabbrica e la sera a raccontare l’attesa nel bar di Giano. Ogni tanto scruta il cielo e tira fuori quel suo desiderio dal petto, la sua soluzione definitiva. Ha cinquantasei anni e ne ha visti di campionati di calcio, albe e inverni. Mani come tenaglie, barba corta su faccia asciugata, fisico nerboruto Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

13 febbraio 2010 alle 1:03 pm

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Roma la respinge, la neve.

di andrea di consoli

Per un attimo ci abbiamo creduto. Che Roma si potesse bloccare, che i bambini si potessero finalmente riappropriare delle strade, che il biancore della neve potesse placare la frenesia quotidiana, lo smog, il traffico, gli insulti tra i guidatori. Ci siamo affacciati dalle finestre di casa e dai balconi degli uffici con la speranza che il miracolo potesse finalmente riaccadere. Tutti stavamo col naso all’insù, speranzosi di una nevicata poderosa. E in cuor nostro dicevamo: “Dai, continua a buttarla giù, cielo, non ti fermare”. E in effetti la neve attecchiva, le macchine cominciavano a essere tutte Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

12 febbraio 2010 alle 9:48 pm

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