PASOLINI, UN PADRE DEL NARRARE PAESOLOGICO
Segnalo l’interessante intervento di Valerio Magrelli alla manifestazione Sguardi a perdita d’occhio. I poeti leggono il cinema e pubblicato oggi su Nazione Indiana con il titolo Sotto l’intercessione di Pasolini. Magrelli parla della sua personale esperienza con materiali e temi pasoliniani (cinema,letteratura, saggistica, poesia). L’intervento si articola in sette parti : prologo, il debutto poetico, geografie pasoliniane, un reportage, una prosa, due confessioni, una poesia.
A leggerlo con attenzione ci si accorge che Pasolini, ovunque abbia operato e posato il suo sguardo, lo ha fatto con animo autenticamente paesologico.Così con le Poesia a Casarsa – il suo debutto da ventenne in dialetto friulano- Il Sogno di una cosa, La meglio gioventù, PPP coglie con passione e intensità i paesaggi incantati lungo gli argini del Tagliamento, e con le Ceneri di Gramsci, Ragazzi di Vita, Una Vita Violenta e i poemetti de La Religione del mio Tempo, con pari intensità ritrae le desolate e a loro modo incantate periferie romane nella metà degli anni cinquanta. Pasolini senza saperlo traccia le linee di quel narrare paesologico che oggi molti scrittori sviluppano con partecipata e consapevole visione. Uno – il primo, se non l’inventore – lo abbiamo in casa, e a volte ai suoi scritti rivolgiamo uno sguardo un po’ distratto…
Posto qui, la settima parte dell’intervento di Magrelli: una poesia dedicata a Pier Paolo Pasolini e vi rimando alla lettura del suo post su N.I. (Salvatore D’Angelo)
Una poesia
A Pierpaolo Pasolini
di Valerio Magrelli
Avrebbe minacciato un benzinaio
con la pistola carica
di un proiettile d’oro.
Cineasta e poeta, orafo e orco!
Ma cosa contestare a quest’accusa,
l’arma o la sua pallottola?
Santa Romana Chiesa o l’usignolo?
Quel colpo mai sparato traversa la sua opera
piegandola ad un duplice ossimoro,
fantastico fantasma di violenza
e pietà, di sangue e alloro.










