COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

i temi di cairano

ieri sera abbiamo fatto una bella riunione ad avellino. molti i presenti. il lavoro prosegue e l’entusiasmo cresce anche se siamo ancora lontani da giugno.

sono stati individuati sei nuclei tematici. potrebbero diventare delle vere e proprie giornate a tema da lunedì al sabato.

qui di seguito i temi. sono puramente indicativi, possono essere affiancati o sostituiti con altri.

quello che chiediamo è che ognuno liberi le sue immaginizioni e dia un contributo sugli argomenti che gli sono più cari:

1. terremoto: trent’anni e non li dimostra

2. parco dell’irpinia d’oriente, il parco del silenzio e della luce

3. emigrazione: l’assenza di chi è partito e di chi non è mai venuto

4. l’impegno civile: esempi di buona di cittadinanza

5. almanacco di paesologia: un pensiero che nasce dai paesi

6: questo, per ora, lo ometto, mi piacerebbe fosse aggiunto da qualche lettore di questo post. ripeto è una partizione che serve più che altro per smuovre la mente. cairano non è un pacchetto preconfezionato, tutto si addensa in base alle disponibilità che raccogliamo, ma avendo ben chiaro lo spirito che anima la nostra festa. al momento ci siamo già assicurati la presenza di molte persone di grande valore (il criterio non è certo quello della fama) e torneranno molti degli ospiti dell’anno scorso, a cominciare da mario dondero che sarà presente con una sua mostra.

armin

Scritto da Arminio

27 febbraio 2010 a 10:38 pm

Pubblicato in AUTORI

71 Risposte

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  1. Per un grande Cairano 7×2010, come un concerto a più voci, con gioia e forza, così :

    Salvatore D'Angelo

    28 febbraio 2010 alle 2:26 am

  2. Contento della riunione e degli ottimi risultati.In questo momento in rapporto alla esperienza passata e prossima di Cairano sto lavorando su me stesso sulla categoria mentale e pratica di “inoperosità” come modello di un sentire, pensare, praticare “altro”, orientato all’efficienza ,alla costruzione, a trovare legamenti (legein) e alla produzione ma al recupero e al vivere quello che heidegger ha definito come “una festa del pensiero”.
    Come Agamben imbastire domande “Su ciò che possiamo non fare”.
    Potenza insegnava Aristotele non è solo possibilità di fare , ma anche di non fare: “ “ mentre il fuoco può soltanto bruciare” e gli altri viventi “possono solo questo o quello comportamento iscritto nella loro vocazione biologica”- scrive Agamben- l’uomo “può tanto una cosa che il suo contrario, sia fare che non fare” ed è dunque “l’animale che che può la propria impotenza”.Una possibilità come una forma di resistenza.
    Bisogna riconquistare una propria autonomia e capacità di sottrarsi ad una consegna acritica o fatalistica “in misura inaudita a forze processi” sui quali si sono perduti i controlli critici ed operativi.
    Confondere identità e ruoli sociali “ l’idea che ciascuno possa fare o essere indistintamente qualsia si cosa, il sospetto che non solo il medico che mi mi esamina potrebbe essere domani un viedeoartista, ma che perfino il carnefice che mi mi uccide sia in realtà, come nel ‘processo ‘ di kafka, un cantante, non sono che un riflesso della consapevolezza che tutti si stanno semplicemente piegando a quella fellesibbilità che è oggi la prima qualità che il mercato esige da ciascuno”
    Bisogna assolutamente recuperare la consapevolezza e la bontà di ciò che possiamo non fare e assieme riappropriarsi della capacità di intessere relazioni armoniche con zone di non conoscenza e e di conflittualità, di ignoranza costitutiva per dare una consistenza al nostro sapere.
    mauro orlando

    Mauro Orlando

    28 febbraio 2010 alle 8:34 am

  3. caro Mauro
    una volta recuperata la consapevolezza di cosa non fare
    direi che è il caso di metterci al lavoro.

    Cairano 2009, come l’esperienza ha dimostrato, è stato realizzato, per molti aspetti, da chi per una settimana ha fatto quello che di solito non fa durante l’intero anno.

    Ho letto il breve resoconto della riunione. Ora tocca riempire di contenuti le 6 giornate. Per il sesto tema suggerisco
    Lo sviluppo delle aree interne: le vere risorse e le false promesse.

    Si potrebbe parlare dell’invaso di Conza, dell’area archeologica di Cairano e di Conza, dell’agricoltura biologica, delle colture autoctone, etc. etc

    cordialmente
    mario perrotta

    mario perrotta

    28 febbraio 2010 alle 9:02 am

  4. Che riunione l’altra sera a “casa di Luca”, ho visto i volti di uomini e donne propositivi, la rabbia costruttiva di Elda, la costernazione di Luca per non essere stato compreso appieno nelle sue mail, la propositività di Salvatore, la attenta analisi di Paolo, la voglia di “fare” di Federico, il carisma costruttivo di Vittorio, la calma serafica di Fiorella, la partecipazione assorta di Sergio … insomma una comunità viva, arrembante, progettuale, propositiva. Al diavolo coloro che continuano a parlare tramite una tastiera invece di imbracciare la nostra bandiera e scendere in campo. La fucina delle idee sta già forgiando nuovi eventi, sdervono braccia, seminare è importante ma se non si ara il terreno dove si semina? Tra poco, sperando che questo schifoso inverno si ritiri cominceranno gli incontri a Cairano, con Cairano, per Cairano. Vorrei vedere centiania di comunitari salire al tempio con l’orgoglio di chi sa che finalmente esiste qualcosa nella terra dei rancorosi che va in direzione opposta, lavorare insieme remando nella stessa direzione, solo così potremmo raggiungere il porto della speranza. Bisogna avere il coraggio di “bastonare” coloro che cantano fuori dal coro solo per il gusto di rompere la cristalleria. La Rupe di cairano si presta a gettare di sotto i disfattisti ed i critici del nulla fare per nulla cambiare. Noi stiamo lavorando, forse sbaglieremo anche qualcosa, ma lavoriamo. Mia madre midiceva : figlio mio o’ parlà è arte leggia )!!! “figlio mio il parlare costa poca fatica” noi, stiamo insegnando che oltre al parlare siamo abituati al fare. Cairano non è un esercizio spirituale, Cairano è un simbolo, il simbolo di una terra che vuole cambiare, Cairano è la bandiera di un esercito del fare. Per questo il mio appello va a chi ha voglia di fare e di cambiare. Un nuovo pensare per un nuovo vivere.

    giovanni ventre

    28 febbraio 2010 alle 11:16 am

  5. Non ho citato volutamente Franco nel post precedente, perchè non si può citare l’anima.

    giovanni ventre

    28 febbraio 2010 alle 11:18 am

  6. Io nel mio piccolo propongo di dedicare una giornata al fare, si al fare. Fare qualunque cosa ma fare. Abbandonare le panchine solitare della malinconia e della critica fine a se stessa. Per quanto concerne il parco dell’Irpinia d’oriente non dimentichiamo di inserire anche la dicitura “Museo del Territorio”.

    giovanni ventre

    28 febbraio 2010 alle 11:21 am

  7. ACQUA, SOLE E VENTO E L’INQUINAMENTO VIENE SPENTO.
    Si potrebbe con Mario e Angelo portare a Cairano questo slogan e crearci attorno un evento che veda al centro il Formicoso, cuore pulsante del parco dell’irpinia d’oriente e del museo del territorio.

    giovanni ventre

    28 febbraio 2010 alle 11:29 am

  8. Bene, mi sembra un buon programma.
    Per quanto mi riguarda offro piena disponibilità sul primo tema (terremoto e 30ennale) con qualche puntatina sul tema emigrazione.

    Nonostante l’anno scorso sia stata un’esperienza ottima, il programma di quest’anno mi sembra ancor più vicino alle richieste della nostra gente e ai problemi quotidiani, senza presunzioni di ricette miracolose.

    A presto cari comunitari.

    stefano

    28 febbraio 2010 alle 1:15 pm

  9. bene, sono contento dei commenti, spero che ce ne siano altri.
    il sesto tema che avevamo messo a fuoco era un omaggio alla lucania
    dovrebbe occuparsene in prevalenza l’amico di consoli
    dovrebbero esserci anche la proiezione di cristo si è fermato ad eboli e la presenza di francesco rosi.
    voglio vedere tanti altri amici scrivere qui, cairano è di tutti, ci stiamo muovendo con molto anticipo.
    già l’otto marzo ci sarà un’alra riunione per il laboratorio, insomma i lavori sono più che mai in corso

    Arminio

    28 febbraio 2010 alle 3:15 pm

  10. ‘o terremoto !

    Luigi Capone

    28 febbraio 2010 alle 4:02 pm

  11. Per il primo tema (Terremoto: trent’anni e non li dimostra) che ne dite di invitare qualcuno dall’Aquila e parlare del recupero di uno dei piu’ importanti centri storici d’Italia?

    Il rischio ora, come per noi 30 anni fa, è che il dopo sisma sia ricordato piu’ del sisma stesso. Sarà possibile in Italia, una buona volta, ricominciare a parlare del recupero dell’edilizia storica senza i condizionamenti della falsa modernità che ha prodotto lo scempio di buona parte dei nostri Centri Storici ?

    mario perrotta

    mario perrotta

    28 febbraio 2010 alle 6:58 pm

  12. Ancora per il primo tema, a corollario del precedente intervento, sarebbe interessante un confronto con altre realtà dove, invece, la ricostruzione non si è fatta sedurre dalla “falsa modernità” o “modernità incivile”. Fin quando i principi vengono solo enunciati, probabilmente, non acquisteranno mai la forza dell’evidenza e l’utilità dell’esempio derivante dalle buone pratiche. Potremmo scoprire, allora, che ci sono casi in cui è prevalso l’interesse pubblico che ha tenuto a freno gli “appetiti privati”.

    mario perrotta

    mario perrotta

    28 febbraio 2010 alle 7:07 pm

  13. Il tema del terremoto è stato l’argomento forse più dibattuto nel’incontro di venerdì. Il rischio ovviamente è quello di fare una sorta di retrospettiva fine a se stessa (come del resto faranno altri nel mese di novembre)o spingersi in tecnicismi, ricerche ed analisi più da progetto per così dire finanziabile.
    E del resto su questo blog già si era valutata la possibilità di affrontare in modo più organico l’intera storia del post terremoto. (vedi la scossa, Muta..menti)

    http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/01/01/mutamenti/#more-4106.

    Credo che a Cairano 7x bisogna affrontare il tema del terremoto come racconto in divenire usando la fotografia , il teatro, la musica . Per esempio proporre ed aggiornare il testo V° Grado della Scala Zaharoff Richter o altre esperienze.
    Da questi racconti, da questi fili di memoria e trame visive , forse si riescono a tracciare i motivi e le modalità di utilizzo di quanto la ricostruzione post terremoto ci ha lasciato.

    luca battista

    28 febbraio 2010 alle 7:28 pm

  14. caro Luca
    in parte condivido le tue preoccupazioni. Ma l’emergenza del Centro Storico dell’Aquila, lasciato a morire nella totale indifferenza, mi spinge ad insistere per dare un taglio meno artistico e più razionale all’incontro di Cairano. Dal cuore dell’Irpinia offesa dal post sisma lanciare un appello e dare un contributo alla salvezza di quello che riteniamo tutti importante mi sembra quasi un dovere.

    Non parlo, allora, di tecnica (si potrebbe, al contrario, raccontare dei nostri Centri Storici -in molti casi- come di un perfetto campionario merceologico di materiali sbagliati ed estranei alla nostra cultura, di forme contrarie ad ogni logica di buon costruito, etc.). Ma neppure vorrei soffermarmi troppo sui racconti o le suggestioni di uno spettacolo teatrale, per quanto bello ed interessante. (ricordo la bella rappresentazione alla Festa dell’Architettura di 10 anni fa, tenuta ad Avellino).

    Potremmo, quindi, passare i prossimi 10 anni a fotografare, suonare o rappresentare il problema. Alla fine ci renderemo tutti conto -probabilmente- che molte delle cose fatte non potrà mai avere un motivo e non sarà possibile tracciare i motivi e le modalità di utilizzo. Non fosse altro perchè saranno tutte strutture oramai deteriorate e che converrà demolire per mettere una parola fine allo scempio vissuto.

    mario perrotta

    mario perrotta

    28 febbraio 2010 alle 7:53 pm

  15. In realtà , vale pe rla giornata dedicata al terremopto, com pe rtutte le altre tematiche, l’idea è qu8ella di non soffermarsi su di un evento o su di un unico avvenimento. La rappresentazione teatrale per esmpio è solo un ulteriore momento di coinvolgimento.

    luca battista

    28 febbraio 2010 alle 8:00 pm

  16. una giornata è lunga e c’è spazio per gli aspetti artistici e per quelli storici e tecnici.
    quello che conta è quanta gente si mette al lavoro.
    e non creare dissidi artificiosi via web.
    siamo sulla buona strada, possiamo sbagliare solo noi.

    arminio

    28 febbraio 2010 alle 8:08 pm

  17. Caro Franco
    sono perfettamente in sintonia con te, ma quante risorse dobbiamo mettere in campo per una giornata lunga? Sono per deformazione professionale sempre angosciato dalla necessità di commisurare le risorse disponibili con i risultati. Alla fine , se ci ragioniamo serenamente, il tema dei 30 anni del terremoto potrebbe essere sufficiente a riempire tutti i sei giorni degli incontri.

    Non sovraccarichiamo di eventi e temi la manifestazione. Si rischia di perdere la necessaria calma e serenità, che pure deve accompagnarci per otto giorni.

    mario perrotta

    mario perrotta

    28 febbraio 2010 alle 8:20 pm

  18. capisco la tua preoccupazione
    ne parliamo nei prossimi incontri.
    devono essere giornate fatte anche di levità.
    alla fine è anche una festa….

    arminio

    28 febbraio 2010 alle 9:13 pm

  19. Caro Mario
    non capisco le tue urgenze angosciate .Ho grande stima delle persone pratiche e concrete a patto che non vogliono imbragare il mondo al proprio orologio professionale.Anche tu ammetti di essere “….per deformazione professionale sempre angosciato dalla necessità di commisurare le risorse disponibili con i risultati”.
    Io non penso alla categoria dell’”inoperosità” come rifiuto dei regolamenti e dei tempi imposti per imposizione o per bisogno alle persone da “necessità” esterne alle persone stesse . Inoperosi,cioè non dipendenti dal vincolo di un’operazione, eppure attivi,vivi ma con un segno di resistenza verso la prassi sociale generalizzata.L’inoperosità non essendo inerte ma attiva può produrre opere, fatti di varia natura a patto che sappiano reagire alla scissione, di tenere assieme potenza e impotenza dell’agire e pensare umano come è naturale nel gesto e segno artistico , per esempio . Fuori del campo estetico non si è immuni dal rischio dell’alienazione nell’ordine della economia e della produzione a cui si può opporre la defezione e il rifiuto ….sopratutto come cura di sè.
    Tutto questo anche per venire incontro al recuopero della “calma e serenità” che pure richiami per i sette giorni di Cairano.
    mauro orlando

    Mauro Orlando

    28 febbraio 2010 alle 9:35 pm

  20. I temi che proponete sono tutti convincenti. Vorrei che a essi si aggiungesse una riflessione sulla relazione, che spesso manca, tra la città e la sua provincia. Penso alla necessità di sguardi da far incrociare, di silenzi e diffidenze da superare, di unità da costruire, di incontri da cementare, di sincronie da ritrovare, di voci da far risuonare unite. Concordo molto, in ogni caso, con l’ultima affermazione di Arminio, sulla levità e sulla festa.

    franco festa

    28 febbraio 2010 alle 9:48 pm

  21. comprendo le tue riflessioni Mauro
    ma la mia preoccupazione, per quanto possa sembrare paradossale, è di tipo artistico. Mi spiego.

    L’inoperosità, intesa come non dipendente da vincoli esterni, mi ricorda molto lo spirito delle “Jam Session” musicali a cui spesso ho partecipato in un noto locale della Città di Avellino qualche anno fa. Solo per chi non è mai salito su di un palco può valere il mito della pura improvvisazione trascinati dalla musica. Per chi, invece, si è cimentato almeno una volta in una Jam Session è ben noto il livello di preparazione e rodaggio dei brani, fino al rispetto delle frazioni di secondo. La musica è matematica.

    Per Cairano la mia angoscia riguarda questo. Riguarda la capacità di accogliere gli ospiti senza appesantirli di inutili stress, “note stonate” o “brani eccessivamente lunghi. Credo che sia il minimo dovere di ospitalità per chi organizza un qualsiasi evento culturale e/o artistico.

    Il campo estetico, in ogni forma d’arte, si avvale di una razionale matrice di pensiero e di ordine. La nostra bravura, come di chi si cimenta nelle Jamm Session, sarà -infine- quella di trasmettere l’arte piuttosto che il mestiere.

    mario perrotta

    mario perrotta

    28 febbraio 2010 alle 9:53 pm

  22. cairano 7x potrebbe diventare l’evento dell’irpinia e quindi anche di avellino.
    io penso che già da questa seconda edizione sarà chiaro che è l’idea più potente e su cui tanti possono convergere.
    noi, come si dice in questi casi, siamo aperti, ma aperti veramente ad accogliere altri contributi.

    arminio

    28 febbraio 2010 alle 10:37 pm

  23. Il mestiere.
    Il mestiere è fatto della polvere dei libri e della polvere del cantiere (per esempio).

    vittorio

    1 marzo 2010 alle 5:28 am

  24. io sono molto d’accordo con Mario.
    1) sei temi sono un’enormità.
    Per me andrebbe bene anche solo 1: il terremoto.
    2) Il tema o i temi andrebbero affrontati in questo modo:
    a) una buona pratica: il laboratorio del giorno
    b) una proposta forte di CP (le riunioni del pomeriggio)
    c) una narrazione (i racconti della sera)
    d) la chiave spettacolare (musica e immagini della notte)
    3) l’organizzaione dovrebbe riflettere lo schema delle fasi a, b, c, d.
    La parte feriale della settimana dovrebbe essere destinata per lo più alle fasi a e b.
    Nei finesettimana si dovrebbero polarizzare le fasi c e d, sia per dare forza alla divulgazione che per organizzare un “incoming” turistico adeguatamente organizzabile (Pro-Loco, Agostino).
    4) resto dell’idea che CP deve definire un budget di spesa per le fasi a, b, c e d e lasciare cassa e logistica a Cairano.
    saluti

    paolo

    1 marzo 2010 alle 10:03 am

  25. per quanto riguarda proposte di temi, oltre all’acqua, proposto venerdì (ma di cui non vedo traccia …) penso al tema del recupero e del reinserimento di detenuti che pure è in scaletta con:
    - Un laboratorio (tipo una campagna di scavi),
    - una riflessione sulle misure afflittive alternative alla detenzione (Gherardo Colombo ha scritto un libretto bellissimo: “Sulle regole”)
    - racconti di “storie di successo” in tema di recupero
    - le attività redentive fatte da Innarella con la musica sui minori a rischio
    ….

    paolo

    1 marzo 2010 alle 10:11 am

  26. Concludo per dire che i temi da affrontare devono essere quelli sui quali CP ha la forza di mettere in campo proposte. Sul tema del terremoto, per dire, io sono convinto – come dimostra l’Aquila – che c’è un “buco” nel modello di intervento postemergenziale: i terremotati sono come messi in quarantena e resi inabili a partecipare alla ricostruzione. Allora se CP deve parlare di terremoto lo faccia per definire un punto di vista, meglio una proposta, e diffonderla.
    Chi più di noi, che abbiamo visto una ricostruzione più devastante del terremoto, ha titolo e esperienza per dire “come non si deve fare”? Vedi Mauro, sono fortemente convinto che il non fare o l’improvvisare (come dice ottimamente Mario) sono le cose che richiedono non solo professionalità ma di quelle buone ….

    paolo

    1 marzo 2010 alle 10:34 am

  27. bella discussione, speriamo che arrivino altri contributi.
    decidere assieme e per il meglio. abbiamo tutto il tempo per trovare i giusti equilibri.

    Arminio

    1 marzo 2010 alle 12:59 pm

  28. la settimana non dovrebbe essere monotematica. abbiamo sempre detto che l’intreccio, la contaminazione, lo sconfinamento sono le chiavi di cairao. è dunque fondamentale che si intreccino diversi temi e diverse esperienze.
    comuunque questo è il mio pensiero, sono pronto a metterlo da parte se nel gruppo maturassero altre esigenze

    Arminio

    1 marzo 2010 alle 2:02 pm

  29. Io sono per intrecciare con semplicità più temi che abbiano tutti la stessa chiave di lettura paesologica. Inoltre alcuni temi (come quelli dell’acqua, dei Fondi FAS e di un nuovo approccio all’uso del territorio, sollevati da Mario Perrotta, possono benissimo essere trattati insieme nella sesta serata, ad esempio.
    Per questo – se siamo d’accordo – indicherei proprio Mario in qualità di coordinatore e organizzatore della giornata, in collegamento con il gruppo del maxilaboratorio. Con lui vedrei benissimo i Verderosa, Fausto Altavilla e Paolo Bruschi, tutti quali “gruppo di spinta” che li sintetizzi tutti in una serata a tema.
    Così come vedrei altrettanto bene Giovanni Ventre, Agostino Della Gatta e Antonio Luongo quali curatori e organizzatori della proposta sollevata da Agostino stessa circa l’artigianato e l’impulso turistico.

    Salvatore D'Angelo

    1 marzo 2010 alle 2:26 pm

  30. Due gusti meglio che uan … il problema per me non è QUANTI temi si trattano ma COME.
    Altrimenti più che contaminazione al meglio esce una antologia.

    paolo

    1 marzo 2010 alle 4:05 pm

  31. Sulle varie ipotesi che girano attorno al tema terremoto, credo che creare diversi momenti e abbracciare molti temi all’interno di una giornata o della settimana è l’idea migliore.
    Io pensavo ad un momento di riflessione storico-sociologica, sulla scia delle narrazioni personali e testimoniali e dell’esperienze concrete di questi 30 anni.
    Nei mesi scorsi è andata in onda su Radio 3 la Malanotte, di M. Anselmo, che aveva un approccio al tema molto suggestivo, e che può essere da stimolo.
    Spero di elaborare nei prossimi incontri con voi questa proposta.

    stefano

    1 marzo 2010 alle 4:08 pm

  32. ho fatto un piccolo aggiustamento al commento precedente.
    cairano 7x ha una modalità organizzativa superpartecipata.
    c’è veramente spazio per tutti.

    Arminio

    1 marzo 2010 alle 4:39 pm

  33. Io sono a disposizione. Anzi mi viene di suggerire un approcio molto forte per quanto concerne l’offerta turistica, Cairano potrebbe essere il volano di una offerta articolata. Una proposta per turisti attenti, partecipi. Proviamo a lanciare un sasso nel mondo agenziale irpino. Una offerta per Cairano che venga veicolata da tutte le agenzie di viaggio e di promozione turistica presenti sul territorio. Un modo per fare breccia nelle individualità lascive che scuotono i nostri cervelli.

    giovanni ventre

    1 marzo 2010 alle 5:03 pm

  34. caro giovanni
    questo è il tuo mestiere. procedi e prova a mettere insieme i tuoi colleghi intorno a cairano. in fondo è un esperimento, non ci perdono niente a farlo.

    Arminio

    1 marzo 2010 alle 5:36 pm

  35. @paolo
    alla task force (se ci sta) proporci un “come” intelligente, intrigante, coinvolgente.

    Salvatore D'Angelo

    1 marzo 2010 alle 5:54 pm

  36. @ salvatore
    ho scritto nel post delle 10.03 il mio “come”: la buona pratica (il laboratorio) e la proposta operativa di CP, la narrazione e la rappresentazione. La contaminazione non sta nella pluralità di temi, ma nella pluralità di approcci al tema, tenendo presente però che la CP (tutta, non solo le taske) deve misurarsi con la messa a punto di una visione e schierarsi assolutamente.
    (Tanto per dire il terremoto può essere anche raccontato con una proposta di consumo di suolo zero, l’agricoltura irpina con una proposta di filiere corte e GAS, la sicurezza con l’abolizione delle carceri …).
    Naturlamente il tutto deve essere non palloso, e per questo proponevo ci concentrare le parti più “spettacolari” (il cantante, l’architetto, il geografo, il pittore, il clown) nei due finesettimana per attivare una ricaduta economica di cui però devono essere protagonisti i cairanesi e gli operatori professionali (Giovanni, Agostino).
    CP deve promuovere visioni agibili sul territorio, catalizzare processi anche economici, ma (come la vedo io) non deve diventare ‘o mast’ ‘e festa.

    paolo

    1 marzo 2010 alle 7:30 pm

  37. @paolo

    bene, confrontiamoci e proviamo a trarne una sintesi operativa.In fondo, con sfumature divrese, andiamo nella stessa direzione. Insomma, “dibattiamo operando e operiamo dibattendo”, tenendo assieme i fili e le note di questo concerto a più voci.

    Salvatore D'Angelo

    1 marzo 2010 alle 8:03 pm

  38. Raccogliendo la proposta di Paolo, provo ad elaborare una bozza per un programma evento:

    Cairano 7x – 2010 – TERRE (in) moto
    23.11.1980 – 23.11.2010 – trenta anni e non li dimostra

    a) le buone pratiche: il laboratorio del giorno presenta le migliori esperienze di recupero dell’edilizia storica in Italia. Recupero della memoria ed utilizzo di sistemi di contenimento dei consumi energetici;

    b) la proposta della Comunità Provvisoria. Si discute e si elabora la carta di Cairano a favore dello stop del consumo del suolo. Si lancia l’appello in difesa del Centro Storico dell’Aquila;

    c) la narrazione: i racconti della sera sul terremoto, come si facevano una volta intorno al fuoco. Confronto tra generazioni e speranze future;

    d) lo spettacolo: musica ed immagini della notte nel vecchio borgo di Conza della Campania o della zona Castello di Cairano. Luoghi paradigmatici dell’abbandono e dell’oblio della memoria.

    mario perrotta
    http://marioperrotta.wordpress.com

    mario perrotta

    1 marzo 2010 alle 9:28 pm

  39. il tema del terremoto può essere spalmato anche su più giorni, dipende dal materiale che si riesce a raccogliere. ci sono dei video molto belli che sarebbe importante vedere insieme.

    Arminio

    1 marzo 2010 alle 10:02 pm

  40. ma veramente ritenete che il tema del terremoto deve tessere la trama complessiva di Cairano 7x ?
    Io ritengo più decisive le tematiche legate all’EMIGRAZIONE ed al PARCO DELL’IRPINIA D’ORIENTE.
    Contengono al loro interno, forse le problematicità e pure le soluzioni più spinte verso una visione futura e della sostenibilità di questi luoghi.
    Comunque evviva la superpartecipazione ! una cosa , però, giusto per provare afare il tecnico pure io, qual’è il limite temporale per decidere su cosa puntare senza ulteriori messe in discussione ?
    E vi prego di non fraintendermi. Grazie.

    luca battista

    1 marzo 2010 alle 10:16 pm

  41. caro luca
    il terremoto più che le chiacchiere della ricostruzione
    io credo che sia importante far rivedere certe immagini
    penso al bellissimo documentario di lina wertmuller

    Arminio

    1 marzo 2010 alle 10:58 pm

  42. Caro Franco, ecco mi trovi proprio in sintonia. Così come la citazione fatta da stefano ventura circa la narrazione radiofonica e così come il testo teatrale tra narrazione attualità e visioni future preso dal racconro di ray Bardbury e di grande impatto evocativo ed emotivo. Ecco penso che la giornata dedicata al terremoto possa essere raccontata così.

    luca battista

    1 marzo 2010 alle 11:49 pm

  43. come si fa a non intrecciare terremoto ed emigrazione? Il terremoto ha fatto tornare tanti, con lavoglia di fare,ma poi, visto l’insuccesso della ricostruzione senza sviluppo, tanti se ne sono andati. Le case vuote, i paesi vuoti sono una conferma. Ma dove vi vedete la prossima volta?
    Piacerebbe discutere anche a medi queste cose.

    emilia cirillo

    2 marzo 2010 alle 7:59 am

  44. Prendo spunto dall’intervento di Paolo. Cairano 7x deve caratterizzarsi per un tema specifico intorno al quale si possono innestare i vari punti di vista. Allora se partiamo da uno slogan, come per esempio: TERRE(in)MOTO – TRENTA anni e non li dimostra, si potrebbero organizzare incontri di approfondimento ed artistici, che comprendono i temi delineati nei precedenti interventi.

    Le domande ed i temi principali potrebbero essere:

    rispetto alla domanda trenta anni dopo, COSA FARE? propongo:
    - limitare il consumo di suolo: le strategie di contenimento e le possibili economie: i parchi naturali, le oasi naturalistiche, le aree archeologiche e gli incentivi al riuso. Le esperienze di autoproduzione alimentare;

    - aumentare le opportunità di lavoro e sviluppo: i nuovi caratteri dell’emigrazione dopo il programma straordinario di ricostruzione delle aree interne. Le opportunità offerte dal nuovo programma di investimenti europeo 2007/2013: strategie e priorità;

    rispetto alla domanda trenta anni dopo, COME FARE ?, propongo:
    - impegno civile: gli esempi di buone pratiche di tipo imprenditoriale, turistico, culturale, urbanistico ed edilizio su realtà locali italiane che hanno dovuto affrontare le problematiche della ricostruzione e dello sviluppo. Le nuove forme di promozione turistica attraverso la valorizzazione residenziale dei Borghi storici;

    rispetto alla domanda trenta anni dopo, QUALI VALORI?, propongo:
    - il contributo della paesologia: i valori che lo sguardo Paesologico ci aiuta a mettere a fuoco per evidenziare le nostre vere risorse. L’interdisciplinarietà tra forme d’arte e scienza come nuovo umanesimo delle aree interne. Presentazione del primo Almanacco di Paesologia;
    - la Lucania e le aree interne del Mezzogiorno: un territorio di straordinaria importanza storica e paesaggistica come la metafora di tutte le aree dimenticate e poco valorizzate d’Italia. Il recupero e la valorizzazione dei tracciati delle antiche vie Consolari come strumento di rilancio turistico e culturale delle aree interne.

    Le sei giornate, ovviamente, dovranno contenere la discussione interdisciplinare e la rappresentazione artistica. Per la prima la mattina ed il pomeriggio, per la seconda la sera privilegiando la Terrazza panoramica di Cairano e le aree intorno all’area del Castello, magari recuperando alla pubblica fruizione – in sinergia con le scelte dell’Amministrazione Comunale -qualche manufatto abbandonato.

    Mario Perrotta

    mario perrotta

    2 marzo 2010 alle 8:54 am

  45. la proposta di Mario mi sembra un’ottima griglia di cucitura dei temi, da arricchire ulteriormente con la parte laboratoriale-artistico-spettacolare. L’idea portante di TERRE (in) MOTO mi sembra un bel fil rouge attorno al quale organizzare le sei giornate con i temi proposti un po’ da tutti e nella lettera di Mario ben sintetizzati. Secondo me si può lavorare intorno a questo schema per organizzarvi le varie sfumature da altri proposte. Mi sembra importante utilizzarla come base per la riunione dell’8 marzo dedicata ai laboratori.

    sda

    Salvatore D'Angelo

    2 marzo 2010 alle 9:52 am

  46. @emilia cirillo
    TERRE(in)MOTO intreccerà benissimo i temi dell’emigrazione e dell’immigrazione, due facce dello stesso problema. E infatti saranno punti fermi di Cairano 7×2010. La prossima riunione sarà specifica sui laboratori e si svolgerà l’8 marzo alle 16.30 a Lapio nello studio di Vittorio Iannino. Dopo di chè riprenderanno le riunioni a tema generale a Cairano.

    Salvatore D'Angelo

    2 marzo 2010 alle 9:57 am

  47. Terre(in)Moto mi sembra un ottimo slogan.Unisce ,come dice Salvatore D’Angelo, emigrazione ed immigrazione, e ha come tema il terremoto.
    Verso quale moto? Sono daccordo con Mario, le sue proproste mi sembrano esaustive.
    Ma cerchiamo anche di parlare di Avellino, di questa città improduttiva e molto molto provinciale. Grazie. Alla prossima

    emilia cirillo

    2 marzo 2010 alle 10:25 am

  48. Il tema della Città è, secondo me, da affiancare al tema della emigrazione/immigrazione. Cerco di spiegare il motivo.

    Alla fatidica domanda Cosa Fare, devo dire con grande franchezza, la Città recentemente non ha dato risposte da Capoluogo. Un segnale di centralità nel territorio è fornito, spesso, dalla capacità di attrarre nuove intelligenze e nuovi saperi. Questa capacità di attrazione, dalle scelte discusse di recente, mi sembra debole e poco convinta. L’emigrazione, allora, nelle sue nuove forme che toccano molto di più alti livelli di scolarità -come l’esperienza dei nostri amici ci insegna- si rivolge verso i territori che da anni hanno investito nella qualità dei servizi e del riconoscimento dell’intelligenza come “risorsa non rinnovabile”.

    L’immigrazione, d’altro canto, nelle nostre aree riguarda l’assistenza agli anziani che è proprio speculare, se ci ragioniamo con calma, del primo fenomeno. I giovani lasciano i paesi alla ricerca delle opportunità di lavoro consone al loro curriculum di studio e si recano al Nord. Restano da accudire gli anziani, ed ecco che l’immigrazione dai paesi dell’Est, quasi come il meccanismo dei vasi comunicanti in idraulica, va a riequilibrare il nostro sistema sociale.

    mario perrotta

    mario perrotta

    2 marzo 2010 alle 10:38 am

  49. Un’osservazione sul titolo proposto da Mario. La riposto qui anche se già accolta negli scambi diretti tra noi. “Terre in moto” è già utilizzato da un altro festival (vedi link allegato alla mia firma), avviato ad Apice Vecchia (BN) e in seguito diventato itinerante. Io l’ho usato per il mio documentario sul venticinquennale del terremoto (a proposito, ovviamente è a disposizione per una eventuale proiezione a Cairano) perché una manifestazione e un film possono anche chiamarsi nello stesso modo, ma due manifestazioni con lo stesso nome potrebbero essere un problema.

    In generale. Il tema terremoto può essere la chiave tematica più valida per Cairano 2010 se è inteso appunto come una porta d’accesso. Evitarla mi sembrerebbe una rimozione, ma passare da lì, nel trentennale e in assoluto, serve per andare in molte direzioni. Quindi non pura e semplice rievocazione, ma elemento centrale di consapevolezza per fondare l’analisi dell’oggi e la prefigurazione del futuro.

    Per quanto riguarda le tante direzioni/temi possibili, una cosa da fare è mettersi dalla parte del visitatore. Dobbiamo avere cura di proporre un’esperienza di soggiorno credibile, che non imponga stress, ritmi eccessivi, sovrapposizioni tra eventi che possano provocare frustrazioni, ma nemmeno tempi morti imprevisti. Lasciamo anche dei vuoti, ma programmati.

    Michele Citoni

    2 marzo 2010 alle 1:53 pm

  50. Caro Mario,condivido in pieno la forma ed i contenuti della proposta nel tuo ultimo intervento perche´all´interno della griglia TERRE(in)MOTO da te abbozzata rientranoanche tutti i punti della riunione, che in ogni modo possono essere variati in funzione di ulteriori riflessioni. Vedrei cosi´come tema di Cairano7x “TERRE(in )MOTO :trent´anni e non li dimostra.1)Parco dell´Irpinia d´oriente,il parco del silenzio della luce ( e aggiungerei) della memoria.2)Emigrazione:l´assenza di chi e´partito e di chi non e´arrivato.3)L´impegno civile:esempi di buona cittadinanza.4)Almanacco di paesologia:un pensiero che nasce dai paesi.C´e´naturalmente da articolare la formula organizzativa su cui mi impegno ad intervenire con una successiva riflessione.

    gianni panzetta

    2 marzo 2010 alle 1:55 pm

  51. Per quanto riguarda L’Aquila, mi sembrano interlocutori importanti:

    1) Il Comitatus Aquilanus, che ha prodotto una ricerca sulle sciagurate scelte insediative bertolasiane e un libro intitolato “Non si uccide così anche una città?”
    2) Il collettivo 3.32, la realtà più viva (e prevalentemente giovanile) di mobilitazione permanente nel post-sisma
    3) Gruppo composto soprattutto da architetti e altre professionalità che riflettono su una possibile ricostruzione sostenibile.

    Michele Citoni

    2 marzo 2010 alle 2:30 pm

  52. Rispetto alle osservazioni di Michele (giustissime):

    Il sottotitolo della manifestazione Cairano 7x
    potrebbe essere questo:

    Cairano7x: paesi, paesaggi e paesologia
    2010 TERREmoti: trenta anni e non li dimostra

    Concordo sul ritmo con il quale costruire la “partitura” della manifestazione. Strategica è la scelta se gli incontri debbano svolgersi in sequenza (tutti possono seguire tutto) o in parallelo (selezione e scelta da parte del visitatore).

    mario perrotta

    mario perrotta

    2 marzo 2010 alle 2:30 pm

  53. E’ saltato il nome del n. 3: Collettivo 99

    Michele Citoni

    2 marzo 2010 alle 2:30 pm

  54. il documentario di Michele è assolutamente da vedere, per esempio la prima sera nella Chiesa di San Leone. La visione potrebbe costituire l’apertura della manifestazione. A seguire il dibattito con l’illustrazione degli eventi della settimana. In questa sera potrebbe confluire anche il documentario di cui parlava Franco. Le opere proposte da Luca potrebbero trovare spazio nel week end come suggerisce Paolo

    mario perrotta

    mario perrotta

    2 marzo 2010 alle 2:45 pm

  55. per me era ovvio che il documentario di michele deve essere visto.
    direi che possiamo cominciare ad adoperarci per trovare altro materiale.

    Arminio

    2 marzo 2010 alle 2:54 pm

  56. IL terremoto e le cose immote.
    Dobbiamo attaccare i fortini in cui si continuano a costruire mine, quelle mine che vengono poi disseminate lungo i sentieri dello sviluppo economico e sociale delle nostre terre. Io sono per le manifestani ad effetto, non mi piace stare nel limbo. Cairano è in alto, dalla rupe si osserva il mare verde dell’Irpinia, ogni giorno, durante la manifestazione scaraventiamo giù dalla rupe un personaggio che ha contribuito al buio in cui brancoliamo.

    giovanni ventre

    2 marzo 2010 alle 3:20 pm

  57. Sul titolo, avevo pensato a TERRAeMOTO, con il dittongo-congiunzione … così in sintesi estema c’è il tutto (il terremoto) letto attraverso le sue parti (la terra e (il movimento del)le persone).

    paolo

    2 marzo 2010 alle 3:52 pm

  58. Vorrei anche richiamare anche su una suggestione di Elda (quello che vogliamo deve risultare da quello che facciamo/fabbrichiamo). Il laboratorio come costruzione di una buona pratica, non deve essere una parte del programma Cairano 7x ma la proposta di CP IN CARNE ED OSSA. (Tanto per dire, se fossimo ad Avellino, potrebbe essere la costruzione di un orto urbano. A Cairano magari la cosa farebbe ridere….)

    E, con Michele, vorrei anche richiamare su una polarizzazione degli eventi “spettacolari” nei finesettimana, favorendo l’incoming turistico. Si otterrebbe sia il risultato di dare visibilità a Cp e a Cairano, sia di innescare ricadute economiche.

    paolo

    2 marzo 2010 alle 4:06 pm

  59. L’anno venturo ricorre il 150 dell’unificazione … l’emigrazione con il brigantaggio fu la risposta del Sud ad una unificazione sostanzialmente imposta … ecco l’emigrazione me la stiperei per l’anno venturo ….

    paolo

    2 marzo 2010 alle 4:13 pm

  60. Una raccolta di film sul terremoto l’abbiamo avviata io e Ilaria Vitellio. Senz’altro da contattare anche Michele Schiavino, regista dell’Alto Sele che girò in pellicola molto materiale e ne ha tratto tre film. Io possiedo le tre puntate del 1981 del programma “Cronaca” (Rai Due), interamente dedicate al dopo terremoto, di cui ci si dovrebbe fare autorizzare la proiezione. Il film della Wertmuller sta su Youtube, procurarne una copia per proiezione (e l’autorizzazione) può non essere facile ma da provare. C’è poi Nick Dines che ha fatto un film sul terremoto a Napoli, ma questo ci porta più lontano. I materiali potenzialmente sono molti. Se si potesse attrezzare una saletta con tre monitor, lettori e cuffie li metteremmo a disposizione dei più appassionati h24.

    Michele Citoni

    2 marzo 2010 alle 10:50 pm

  61. TERRAE-MOTO, il titolo di Paolo, mi convince molto.

    Salvatore D'Angelo

    2 marzo 2010 alle 11:31 pm

  62. sono molto affscinato e felice di questo esuberante laboratorio di “sognatoi pratici”.La proposta di Mario mi sembra la più articolata al di là del suo titolo …..un po dadaista (niente contro questa cultura) e modaiola.Ma va bene comunque io sono nelle mia cervellotica cotituzione un realista perchè ho una grande fiducia nelleo spiito autentico comunitario e paesologico che anima tutte queste idee.
    Basta non dimenticare che per Cairano 7x questa è la sua peculiare ed orginale forza!
    Sono convinto che con queste vostre forze andremo molto avanti nei nostri sogni e speranze.
    mauro orlando

    mercuzio

    3 marzo 2010 alle 8:39 am

  63. Franco ,carissimi,
    proprio ieri ho sentito Luca.Ho saputo che uno dei temi di cairano 7x potrebbe essere il terremoto.
    Proprio 12 anni fa ,come ricordava il buon Perrotta in un post,abbiamo rappresentato in happening un testo molto forte tratto da Ray Bardbury con contaminazioni musicali e poetiche .Credo che possa essere una buona idea rappresentarlo a Cairano.Con delle integrazioni tipo quelle di Mauro Del Mauro(fratello di Giacomo e di stanza a Milano )il quale ha scritto un libro molto interessante sul terremoto,o varie ed eventuali, per calarlo nella realta’ e dimensione attuale.Sono a disposizione.Anche per eventuali laboratori e workshop ma soprattutto “sognatoi pratici”o come per le Nuvole di Aristofane “pensatoi” e aggiungerei “alati”.

    …se questo è sogno,sospendimi la memoria…calderon
    Un saluto a tutti i “provvisori”.
    Salvatore Mazza

    salvatore mazza

    4 marzo 2010 alle 11:59 pm

  64. La processione

    Luigi Capone

    5 marzo 2010 alle 4:14 pm

  65. Purtoppo quando sono andato alla presentazione del libro di franco gli avevo accennato che lo spettacolo teatrale poteva essere una buona idea ma chiaramente in quelle occasioni i diretti interessati sono sempre presi da mille saluti e pensieri….quindi non ho avuto il tempo di spiegare bene l’idea…se realmente c’è la voglia di parlare di terremoto credo che con questo spettacolo non ci sia modo migliare per farlo chiaramente anche perchè l’arte sta sopra le parti, sta sopra di tutto ed è la migliore ricetta per far capire alle persone il punto di vista che si vuole esprimere…quale occasione migliore di questa per proporre Ray Bradbury ( poesia, musica, teatro, bellezza, cosa c’è di meglio)…non rischiamo di essere troppo razionali perchè la razionalità uccide la passione,la sensibilità e travolge in modo politico anche argomentazioni che potrebbero essere trattate con più tranquillità, che non vuol dire meno serietà…
    ma secondo il mio modesto parere è la razionalità che uccide la socialità e la partecipazione e l’arte e la volontà di fare delle cose e l’etica già incastrata tra architetti divini e/o burocrati…quindi viva la libertà di proponimento e abbasso la troppa razionalità. spero tanto che prendiate in considerazione la storia dello spettacolo visto che unisce le forze di più persone che tengono a quello che fanno con amore e sincerità…..ciao a tutti, a presto!

    paolo battista

    6 marzo 2010 alle 8:32 am

  66. 2.

    Purtoppo quando sono andato alla presentazione del libro di franco gli avevo accennato che lo spettacolo teatrale poteva essere una buona idea ma chiaramente in quelle occasioni i diretti interessati sono sempre presi da mille saluti e pensieri….quindi non ho avuto il tempo di spiegare bene l’idea…se realmente c’è la voglia di parlare di terremoto credo che con questo spettacolo non ci sia modo migliare per farlo chiaramente anche perchè l’arte sta sopra le parti, sta sopra di tutto ed è la migliore ricetta per far capire alle persone il punto di vista che si vuole esprimere…quale occasione migliore di questa per proporre Ray Bradbury ( poesia, musica, teatro, bellezza, cosa c’è di meglio)…non rischiamo di essere troppo razionali perchè la razionalità uccide la passione,la sensibilità e travolge in modo politico anche argomentazioni che potrebbero essere trattate con più tranquillità, che non vuol dire meno serietà…
    ma secondo il mio modesto parere è la razionalità che uccide la socialità e la partecipazione e l’arte e la volontà di fare delle cose e l’etica già incastrata tra architetti divini e/o burocrati…quindi viva la libertà di proponimento e abbasso la troppa razionalità. spero tanto che prendiate in considerazione la storia dello spettacolo visto che unisce le forze di più persone che tengono a quello che fanno con amore e sincerità…..ciao a tutti, a presto!

    paolo battista

    6 marzo 2010 alle 8:41 am

    paolo battista

    6 marzo 2010 alle 12:51 pm

  67. che dire … questa è la nostra storia, quelle persone credevano nelle promesse di chi auspicava una vita miglore, si sono ritrovati in una terra di nessuno. La Fiat scappa, gli imprenditori scappano, i ragazzi emigrano … lui continua a padroneggiare in nome di una superiorità intellettuale e politica … che dire ai posteri l’ardua sentenza.

    giovanni ventre

    6 marzo 2010 alle 6:14 pm

  68. Per Salvatore Mazza:
    Carissimo, sarebbe bello se potresti mettere in scena quella storia che si doveva fare per le scuole al carcere borbonico e venne annullata causa pioggia.
    Se non erro parlava di emigrazione e disagio sociale.

    giovanni ventre

    6 marzo 2010 alle 6:16 pm

  69. La vera tragedia è che si tenta di negare il passato, e non di far tesoro di esso.

    Luigi Capone

    6 marzo 2010 alle 6:21 pm

  70. Qui mi pare che si cerchi proprio di far tesoro del passato, non di negarlo. Mi sembra che sei un po’ distratto caro Luigi.

    Salvatore D'Angelo

    7 marzo 2010 alle 6:34 pm


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