COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Archivio per marzo 2010

RIPENSARE IL MONDO- 1

 

Anne Demijttenaere mi ha segnalato dei servizi di Report di un paio di anni fa su Schonau e sull’attuale modello di sviluppo e di consumi, non solo energetici. Si sono dette e scritte montagne di libri sull’argomento. Ritengo utile e giusto riproporre questi servizi, perchè siano stimolo alla discussione e alla produzione di idee per l’azione, qui e ora, nei “ridotti locali”, cioè dove vivono le prime vittime – e (in)consapevoli complici - di quei modelli di sviluppo e consumo. Pubblico qui le prime parti. Seguranno via via tutte le altre.  Tanto perchè sia chiaro quali sono e dove ci stanno portando “ i modelli che funzionano”(Salvatore D’Angelo)

DALLA TRASMISSIONE REPORT DEL 16.3.2008

 

http://www.youtube.com/watch?v=lQYM41XRO-s

http://www.youtube.com/watch?v=eFcqrNQ3qr0

 http://www.youtube.com/watch?v=9nejkaM5E4o

http://www.youtube.com/watch?v=Pk4qocffcHw

http://www.youtube.com/watch?v=T9Ep15T4OTQ

http://www.youtube.com/watch?v=nMyBwnrsXY4

http://www.youtube.com/watch?v=GYhTyVYWhiE

 http://www.youtube.com/watch?v=Cn9H1cv20mk

 

 

 

 

 

 

Scritto da soter54

30 marzo 2010 alle 10:36 pm

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Una storiella filosofica e politica

Oggi è il tempo dei “sofisti”….Platone  ci ha spiegato che il sapere sofistico, neutrale e prono alle ‘oligarchie’ detiene un forza all’apparenza invincibile ed accattivante e tutti i dialoghi marciano sotto la convinzione che Socrate sarà sconfitto dal sapere oggettivato e subalterno dei sofisti.

Socrate  farà comunque opposizione a questo sapere e a questi comportamenti nella ‘pòlis’ soprattutto perché non ha mai pensato di dovere e potere “cambiare il mondo”  o sognare “paradisi perduti”  o riempire di parole gli “inverni di un perenne scontento” (nel libro sesto della  ’Repubblica’  Socrate dice che non è il medico a bussare alle porte dei malati, ma viceversa), perché i più si rivolgeranno sempre  a quel sapere o azione che li esenta da ogni fatica o richiesta di autenticità o coerenza  ai pensieri lunghi, complessi e difficili  e soprattutto li ottunde alla conoscenza, alla consapevolezza e responsabilità libera  soprattutto nel rispetto  di sé stessi.

Nelle nostre “pòlis” si vivono momenti tristi e sconsolanti e il mondo e gli uomini non sempre vanno nel verso dei nostri desideri , aspettative e dei nostri progetti……E allora il momento di ritornare in sé stessi  per recuperare le forze  perché il viaggio deve continuare ……. Cominciare da sé stessi  significa anche andare contro sé stessi per scoprire di essere frutto di rapporti umani, sociali e politici  non sempre comprensibili, edificanti e giustificabili. Ogni azione intellettuale o politica ha una funzione soprattutto esistenziale, esortativa e non dimostrativa, affermativa: per chi accoglie l’esortazione c’è la possibilità di trovare la propria strada, per gli altri routine e silenzio…… Leggi il seguito di questo post »

Scritto da mercuzio

30 marzo 2010 alle 10:18 am

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INTELLETTUALI E POTERE POLITICO IN IRPINIA

LA COMUNITA’ PROVVISORIA E I SEDARA

Continua il dibattito sulle pagine provinciali de  IL MATTINO. Dopo gli interventi di Ciriello, Perrotta, Morganti, Festa, D’Angelo, Fabrizio,(quest’ultimo potete leggerlo cliccando sul link qui sotto, in data 26 marzo con il titolo LA SECESSIONE DELLA TERRA DI MEZZO), stamani è stato pubblicato un articolo di Gianni Panzetta, irpino di Berlino e amico della Comunità Provvisoria. Lo rilancio qui di seguito con la titolazione della redazione avellinese de IL MATTINO. Un intervento molto interessante con un paragone (giustamente) provocatorio e suggestivo: il potere politico clientelare, trasversale ai partiti,visto come eterno Sedara (l’immortale famiglia de IL GATTOPARDO del “cambia tutto per non cambiare nulla”) pronto a frenare ogni autonomia col bastone e la carota : nel mezzo intellettuali tiepidi o (in)consapevoli strumenti dei Sedara di turno. Carne al fuoco per rilanciare alla grande la discussione…

http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20100326&ediz=AVELLINO&npag=37&file=obj_1430.xml&type=STANDARD

L’IRPINIA E I NEMICI DELLA COMUNITA’ PROVVISORIA

“Dopo secoli di buio un germe di rinascita dalle aree più marginali”

di Gianni Panzetta*

Ritengo doveroso come irpino emigrato a Berlino, dare un´interpretazione delle cause che hanno generato un acceso dibattito  su questo giornale. Le pietre appena lanciate  con i loro articoli da Ciriello e da Festa e  Morganti celano il sospetto di un attacco  alla C.P. per il solo fatto di essere autonoma, indipendente e propositiva in un territorio dove è tutto regolato dal  cancro inestirpabile di un Potere-politico-clientelare trasversale a tutti i partiti.

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Scritto da soter54

29 marzo 2010 alle 3:54 pm

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Caduta libera

di Paola Verdicchio

A «Mamaluk».

Il fantasma materno può guardarti anche da un nome.

Il treno della circumvesuviana sferragliava traballante verso Napoli. Sfiorava con la sua musica rugginosa le stazioni di Santa Maria del Pozzo, Barra, San Giovanni, Gianturco. I tossici effluvi delle ciminiere ogni giorno le aiutavano a morire, dolcemente, in anestesia totale.

C. guardava gli altri pendolari, le pesanti coltri di noia sui loro volti . Milioni di occhi appassiti a stare appesi ore e ore sotto speranze vecchie e tristi come il cucco. Le solite, quelle di tutti:uno sguardo seduttivo e infedele dritto in faccia,un tizzone puntato in mezzo al petto, uno squarcio di pelle profumata capace di massacrarti il cervello e di spingerti fuori dai binari, a vivere . Non riusciva distinguere la propria storia riflessa nei vetri opachi insieme a mille altre, né il suo volto.

Il convoglio della speranza non faceva sconti, a nessuno. Il suo zaino languiva tra le decine di zaini sbrindellati da intollerabili attimi inerti. La vide. Sorrideva beffarda, con i suoi denti radi e neri. Allungava arrogante il suo cespuglio di stoppia su quella catasta di volti senza pupille, mani senza dita, camicie senza collo, pantaloni senza busto. Ormai da anni la signora dei topi le appariva dappertutto, anche sui vetri della circumvesuviana, con i suoi cenci e la sua puzza di morte e povertà . Era un’ossessione dannatamente reale, con la sua faccia di carne rancida e imputridita. Le sputava in faccia la sua follia impudente, derisoria e sfacciata. Le vomitava addosso lo stesso dolore. Ogni volta.

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Scritto da eldarin

28 marzo 2010 alle 12:47 pm

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L’IRPINIA E IL PRESENTE CHE GUARDA AL FUTURO

Sull’edizione avellinese de IL MATTINO continua il dibattito sulla Paesologia fomentato dal polemico intervento di Marco Ciriello in margine alla presentazione del libro FRANE FERME il 14 marzo scorso a Pratola Serra e pubblicato sul Mattino il 18 marzo. Dopo la replica di Mario Perrotta, pubblicata il 21, sono seguiti l’intervento di Davide Morganti il 23 e quello di Franco Festa il 24. Ieri è stato pubblicato il mio intervento, quale risposta a quello  di Morganti, che è riportato  nel link qui sotto; cliccandovi sopra potrete leggerne il contenuto. Di seguito posto il mio pezzo con la titolazione de IL MATTINO.Credo vi saranno altri articoli, tra cui alcuni scritti da amici comunitari. E’ una buona cosa: vuol dire che la paesologia non è un passatempo, ma davvero una novità dirompente che inizia a “sparigliare”. Spero vi siano molti contributi al dibattito sul nostro blog.

http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20100325&ediz=AVELLINO&npag=29&file=obj_1518.xml&type=STANDARD

http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20100325&ediz=AVELLINO&npag=36&file=obj_1687.xml&type=STANDARD

((andate sulla data del 23 MARZO , alle pagine 31 e 36, trovate l’articolo di Morganti)

LA PAESOLOGIA E’ UMANESIMO DELL’IRPINIA CHE RINASCE

di Salvatore D’Angelo

“Nomadi della lamentazione” all’opera

Non mi pare che sul blog della Comunità Provvisoria vi sia «un attacco isterico e smodato» alle critiche di Marco Ciriello («Il Mattino» di giovedì 18). Vi sono  prese di posizione molto articolate, tra cui alcune giustamente risentite.

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Scritto da soter54

26 marzo 2010 alle 1:48 am

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architettura in irpinia e comunità provvisoria a CALITRI

architettura in irpinia

per attivare i testi e i link, per il programma completo >>>  Calitri 17.4.2010

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Scritto da A_ve

25 marzo 2010 alle 9:46 pm

Il “pòlemos” è l’anima del comunitarismo paesologico.

 All’inizio del Visconte dimezzato Italo Calvino osserva che “nulla piace agli uomini quanto avere dei nemici e poi vedere se sono proprio come ci s’immagina”. La mia impressione è invece un’altra: chi costruisce nemici totali o personali  è più interessato ai fantasmi che crea, perché gli danno un’identità per opposizione, che a verificarne la consistenza reale. In questo modo di pensare, infatti, ciò che conta è fissare nuove piccole o grandi fortezze ideologiche, ritratti caricaturali e feticci persino fisici su cui scaricare la propria avversione irrisolta  in nome della propria libertà e forse anche a quella di un  proprio gruppo virtuale  o palese. L’identità per opposizione “a prescindere” ha sempre alimentato un pensiero narcisistico ma autoritario , aggredendo e minando sistematicamente i principi , e le pratiche  della democrazia della responsabilità e non solo delle convinzioni.La cultura in occidente  non ama la divisione. Ma è condizionata sin da Pitagora e Platone da un “timore radicale” di mettere fine ai conflitti, alle divisoni ,al dissidio. Se si aggiunge  l’influeza semitico-ebraica al nostro dna “biblico e messianico” col ricercare un “assoluto” fatto di purezza nei valori  e una universalità  negli ideali” il gioco si completa.

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Scritto da mercuzio

25 marzo 2010 alle 5:49 pm

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HINTERLAND E PAESE.

di  Adelelmo Ruggieri

Della “short story” ha molti tratti salienti questo racconto che ci arriva “dall’Hinterland milanese” [Donato Salzarulo: “Il mio maestro”; Cologno Monzese, 2008]: il tema trattato è storico sociale, e sin dal titolo l’accento è messo sull’elemento principale, e sin da subito porta il lettore nella storia e ha il suo finale (‘Ending’) (ma in questo caso non è né felice, né convenzionale, né accennato; in questo caso il finale è quello che non poteva non essere).

Ho letto questo cose in un sito che si chiama “studenti.it”. La pagina segnalava un’altra cosa importante, che le ‘short stories’ “si diffondevano maggiormente in paesi che attraversavano periodi di grande instabilità”. Ho riletto “Il mio maestro” appena ieri sera. Ma appena prima, prima di coricarmi, avevo riletto un po’ di pagine della mia enciclopedia da ragazzo (Il tesoro, UTET, 1960) di una sezione dedicata allo “scriver bene”. In quelle pagine si parlava della ‘posizione’ dell’aggettivo rispetto al sostantivo, e poi degli iperbati; e, a un certo punto, si parlava di Carducci, di quanto fosse iperbatico “l’esultante di castella e vigne / suol d’Aleramo”; . Carducci, a detta dell’estensore, sarebbe stato quello . Ma, insomma, è così, e insieme non è così. Di certo resta che Carducci è un autore immenso, e basterebbe solo “Pianto antico” a farlo tale. “Il mio maestro” inizia così: “Ho avuto un maestro unico”. Qui la questione della posticipazione dell’aggettivo è ancora più complessa; perché “unico” fa corpo per intero con “maestro”.

La ‘breve storia’ si svolge a Bisaccia alla fine degli anni ’50, dall’ingresso alle Elementari all’ingresso nella Scuola Media ancora non riformata. Il maestro si chiama Antonio. Donato è il piccolo scolaro. Gli scolari di quella classe, in Leggi il seguito di questo post »

Scritto da eldarin

24 marzo 2010 alle 10:32 am

Un “folletto” si aggira in Europa!La paesologia.

Nelle società sviluppate ed avanzate dell’occidente europeo e nordamericano un nuovo “spettro” o “folletto” si aggira incontrollato in Europa:” la paesologia “ con la sua carica esistenziale, cognitiva e poetica   di un  sapere intellettualmente personalizzato  ma plurale e  comunitario  nel rispetto e amore per il  proprio territorio e la sua storia  .Una rivoluzione , prima di tutto, linguistica  che per ora tocca  il vocabolario politico e non preoccupa  le “cittadelle” consolidate ma affannate dei poteri politici locali e comincia a risistemare  i vocabolari dei professionisti della comunicazione, inossidabilmente stabili o a condizionare  le loro capacità descrittive o interpretative delle comunità locali,provinciali e regionali sia in senso sociologico ma soprattutto culturale- politico. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da mercuzio

23 marzo 2010 alle 7:02 pm

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da Berlino, Gianni Panzetta -

da Berlino, Gianni Panzetta -  BERLINO CAIRANO E RITORNO    _ _ _ _ _ _ La pietra lanciata da M. Ciriello ha avuto piu´di un effetto nella comunita´ provvisoria :   1) Di far chiudere a riccio istintivamente qualcuno che, a spada tratta e´intervenuto a difesa di F. Arminio e la comunita´provvisoria.        2) Di affrontare da parte di qualcun altro una riflessione articolata sui contenuti della risposta a Ciriello.            3)Di creare in altri, forse una ripulsa ad intervenire, perche´ pur condividendo lo “sbraitare a vuoto” della C. P. accusato da M. Ciriello non  ne condivide il fondamento della critica da lui fatta  e che mi sembra di riassumere  in “l´azione del fare e dell´agire e`prioritaria ai lamenti della comunita´ provvisoria e se non si agisce non si sta in Occidente”  (quanti silenzi ci sono stati! Stanno meditando ancora una risposta?)    4)Reazione spontanea o machiavellismo del potere? Io credo che il principio della democrazia praticato dalla C. P.in difesa di una “Polis” in costruzione ,perche´non l´abbiamo ancora costruita, anche se abbiamo trovato  in Cairano  la nostra Agora`e´tale da poter permettere qualsiasi opinione, anche a chi al momento si sottrae al dibattito. Il silenzio diventa pericoloso. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da A_ve

23 marzo 2010 alle 5:38 pm

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L’IRPINIA, LA PAESOLOGIA E BERLINO

Dopo l’incontro di Pratola Serra di domenica scorsa, l’articolo di Marco Ciriello su IL MATTINO del 18 marzo scorso e le numerose prese di posizione sul nostro blog, continua il dibattito con questo interessantissimo articolo del nostro amico comunitario Mario Perrotta, pubblicato su IL MATTINO di stamani. Lo riprendo e lo posto qui perché possa ancora svilupparsi la discussione; stavolta, al di là della giusta e sacrosanta polemica sulle stravolgenti tesi di Ciriello sulla Paesologia , entrando nel merito dei  contenuti e delle azioni da sviluppare perché si possa finalmente elaborare un modello alternativo a quello “berlinese”, un modello che io definirei “a misura di territorio” ma pienamente europeo.(Salvatore D’Angelo)

 

L’Irpinia, il modello Berlino e la sfida della modernità –

 

di  Mario Perrotta

 

L’articolo di Marco Ciriello di giovedì scorso, a valle di un incontro di presentazione del nuovo libro «Le Frane Ferme» (Mephite editore), mi spinge a contribuire a un dibattito che ritengo molto interessante per i nostri territori. Come spesso accade nell’elaborazione di una nuova forma d’arte e di pensiero la scintilla nasce, casualmente, da un confronto tra scrittori, associazioni culturali e abitanti di un borgo della Valle del Sabato. La lettura ad alta voce da parte degli autori ha il pregio di svelare, in qualche caso, dei messaggi e delle considerazioni che lo scrittore – qualche volta inconsapevolmente – tiene nascosto tra le righe, quasi fosse un enigma da far risolvere al suo lettore. Marco Ciriello nel risvolto della sua «Piega», il titolo del suo racconto, ci indica una posizione estrema, che lui stesso definisce da disertore e che, nello stesso tempo, ha la valenza della rassegnazione e della sfida. La rassegnazione riguarda l’amara consapevolezza del «troppo tardi», come dice il protagonista del suo racconto, e la constatazione di una incomprensibile incongruenza tra le reali necessità e un caos, avvertito mentre si aggira tra le case del suo paese. La sfida, d’altro canto, viene enunciata durante il dibattito e approfondita, appunto, nel suo articolo.

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Scritto da soter54

21 marzo 2010 alle 8:19 pm

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L’Europa della ragione e l’Irpinia del cuore

…..promuoviamo tanti “piccoli editoriali” come segno comunitario di appartenenza alla nostra Europa della ragione e assieme alla nostra Irpinia del cuore.

 

 

Il nostro “io” occidentale , moderno ed europeo  è costretto a cimentarsi  con i pieni dei poteri economici ee ai sospetti e dubbi  culturali  a cui ci eravamo abituati dall’Illuminismo in poi.La democrazia  sin dalle sue origini greche  ha contemplato una necessità di coinvolgere “il popolo delle navi” che dominavano i mari e portavono lustro ,benessere,potere  e cultura  a  sporcarsi le mani  e  essere coinvolti nel governo della ‘polis’ e  alla ‘politeia’.Questa la democrazia degli antichi .La democrazia dei moderni ha gli stessi statuti ‘ethici’ e “etnici’  ma diversi compiti e funzioni.Oggi noi abbiamo il problema anche anche nella esperienza  individuale come Comunità provvisoria di dare senso e sentiero  a tutti  “i nomadi di terra”  che le emigrazioni borghesi economiche ed intellettuali hanno disseminato nel mondo e nei cuori pulsanti delle capitali e dei ‘piccoli paesi’ di tutta Europa. Che tipo di Illuminismo ha alimentato le nostre solitudini urbane, le nostre nostalgie vogliose di concretezze e futuro e una razionalità (lògos) che non fosse autoreferenziale  e privatistica ma pluralista,socializzata e comunitaria.Abbiamo coltivato una   ragione  che si fa assieme  “luce” e si fà ‘compassionevole’ e ‘fraterna’ in un colloquio doloroso e difficile  con le “ombre”, con l’assenza, col mistero, con il sacro, con gli esclusi , gli sconfitti con i luoghi abbandonati o lontani. Abbiamo scoperto illuministicamente  (l’ “Aletheia antica”)il suo compito precipuo e costruttivo di  non solo capire e dare un nome alle cose e alle persone  ma di suggerire  altro.Creare aspettative e possibilità è già costruire presente  e precostituire futuro.Tutto ciò ripropone una caratura politica  molto complicata,complessa e sottile  che va al di là del sociologismo astratto ,dell’eropeismo ipostatico e accomodante, il meridionalismo di maniera se pur nobile. Scrivendo ciò io non penso alle “sufficienti spallucce” o alle comode pigrizie di una certa intellettualità meridionale, cittadina o periferica, ma anche ai circoli sociologici e intellettuali,a destra  come a sinistra, che imperversano nei vari  “profondo Nord” italiani ed europei  arrovellati sul  nuovo primato della “questione settentrionale”, del ruolo  primario o secondrio delle banche mondiali  malattia e terapia delle crisi ciclicamente  riproposte,  che fanno tabula rasa con spocchia e leggerezza anche del possibile “bambino insieme all’acqua sporca”.E allora avendo partecipato  alla lettura critica  e allo sviluppo assieme della cultura politica europea  dall’Illuminismo in poi , ci possiamo permettere il lusso e il dovere di adombrare sospetti e  suscitare dubbi in chi per vezzo, omologazione, anticonformismo, diserzione  si attarda in modo acritico e salvifico ad una “categoria concettuale” come ipostasi  che eviti l’impegno quotidiano,complesso, difficile ……..e su di lì o giù di lì in qualche redazione provinciale.  

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Scritto da mercuzio

20 marzo 2010 alle 10:35 am

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Lettera aperta al signor Ciriello

E’ evidente che il signor Ciriello, europeo irpino con la mente a Berlino non abbia capito nulla di quanto accade in Irpinia, che seppur europea a tutti gli effetti è distante anni luce dalla sua magnifica Berlino. I muri di cui parla sono stati abbattuti in diretta TV , in Irpinia i tanti cervelli europeisti, predicatori di aperture verso l’Europa ed il mondo hanno invece pensato a cullare solo i propri interessi in nome di una civiltà dimentica delle origini contadine. E’ indubbio che non si possa immaginare un ritorno alla civiltà contadina ma affacciarsi a guardare i sacrifici fatti dai nostri padri e dai nostri nonni non è affatto una cosa anti europeista. Il legame con la terra è per la nostra Irpinia cosa imprescindibile, negarlo vuol dire essere fuori dal mondo. L’analisi superficiale fatta da Cirillo dimostra ancora una volta il perché l’Irpinia è oggi quella che vediamo. Cirillo crede di essere il conservatore di tutte le verità, proprio come i politici o politicanti che fino ad oggi hanno governato la nostra terra negando anch’essi l’appartenenza ad un mondo contadino, un mondo vero, fatto di fatti, di lavoro di sacrificio, cercando un oasi inesistente, una apertura verso quell’Europa industrializzata che è improponibile in questi territori come dimostra ampiamente la storia degli ultimi anni. Leggi il seguito di questo post »

EUROPA, NOMADI, LAMENTI E DISERTORI

A PROPOSITO DI

“IL SOGNO DELL’OCCIDENTE E I NOMADI DEL LAMENTISMO”

Cliccate qui sotto :

http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/sfoglia.php?pbk=1&Date=20100318&Edition=AVELLINO&Section=NAZIONALE&Number=44&vis=G

Sul link indicato c’è l’articolo di Marco Ciriello apparso sull’edizione Irpina de IL MATTINO di ieri 18.3.2010 sotto il titolo “IL SOGNO DELL’OCCIDENTE E I NOMADI DEL LAMENTISMO”.

L’articolo va letto con attenzione, centellinato, considerato e mandato giù con cautela, perché , tra le altre cose, parla della Comunità Provvisoria ,di Franco Arminio e della paesologia. Chi non l’avesse fatto, può leggerlo, cliccando sopra il link. Una volta lettolo, potete seguire le considerazioni di seguito riportate e partecipare, mi auguro numerosi, al dibattito nella colonna dei commenti.

di Salvatore D’Angelo

Ciriello sviluppa una serie di considerazioni in margine alla presentazione di FRANE FERME , libro collettivo edito da Mephite.Il pezzo  inizia bene, individuando nella politica del dopo terremoto uno dei nodi che hanno creato guasti e ferite sul  territorio e nella gente, abbandonata a un vuoto di ascolto e di dialogo che è enorme e che farebbe emergere “un punto chiave dell’anima della (nostra) provincia, che appare scissa, senza guida né identità”, e che “ brancolando nel buio si appiglia a tutto, anche al passato.” E prosegue individuando correttamente nel deficit di analisi e proposta della politica (democristiani prima, centro destra e centro sinistra poi) uno dei nodi che hanno creato la violenta mutazione antropologica , la scissione,  il vuoto di identità. E si dice interessato a questo dramma, all’eccessiva voracità del cambio , alla stanchezza del vivere e alla confusione che ne è derivata.

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Scritto da soter54

19 marzo 2010 alle 3:04 am

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congedo provvisorio

cari amici

il blog è molto vivace. c’è da essere fieri di ciò che abbiamo fatto.

da qui a giugno io per problemi personali non potrò più scrivere nè postare testi di altri.

cercherò comunque di occuparmi di cairano7x.

un abbraccio a tutti e una raccomandazione: postate, commentate, abbiate cura di questa nostra creatura.

armin

Scritto da Arminio

18 marzo 2010 alle 12:21 am

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ARTE NELLA NATURA , ARTE DELLE ORIGINI

Posto qui di seguito l’intervento di Laura De Martino in occasione della presentazione del catalogo di Artemisia 2009, volume collettaneo delle opere di Anne Demijttenaere, un’amica della Comunità Provvisoria e altri artisti di OPERABOSCO, il museo di Arte nella Natura curato dalla stessa Anne a Calcata, nel paese in cui vive. Quella di Anne è una forma di Arte che vuole ritornare alle origini, quando l’uomo primigeno, per esprimersi, utilizzava i materiali naturali o incideva sulle rupi con  materiali non inquinanti. Un ‘arte ecologica”,  alternativa al “puro mercato dell’Arte”. In tal senso un’arte paesologica”, se mi si passa l’aggettivo. Infatti utilizza un approccio dolce con l‘ambiente: le opere già sono nella natura, basta osservare con attenzione ed evidenziarle con i suoi Leggi il seguito di questo post »

Scritto da soter54

16 marzo 2010 alle 8:14 pm

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CALITRI, il ritorno

architettur@ in irpinia / incontri itineranti 2010 ___ 13°_ CALITRI sabato 17 aprile 2010 LEGNO, CERAMICA, PIETRA, PAESAGGIO  Castello e Borgo storico di Calitri 

(a breve il programma completo)

 CALITRI sul  TG1  delle 20 (servizio andato in onda il 15-03-2010)

“UN PAESINO DELL’IRPINIA, CALITRI, TRA I NOVE POSTI AL MONDO DOVE VIVERE BENE IN PENSIONE. LO HA INDICATO UNA RIVISTA Leggi il seguito di questo post »

Scritto da A_ve

16 marzo 2010 alle 5:01 pm

Fabrica. Presèpio.

Ma ti, vecio parlar, resisti

(A. Zanzotto)

 Fabio Franzin

incontra Adelelmo Ruggieri

per la Comunità Provvisoria

 Adelelmo: in una intervista di Fabio Giaretta a Fabio Franzin che gli chiede se la sua poesia può essere intesa come ‘risarcimento’ Franzin risponde raccontando un episodio che gli accadde una ventina di anni fa: entrò in un bar proprio nell’attimo in cui il titolare stava redarguendo con male parole – egli più esattamente dice: in malo modo – una cameriera. Franzin scorge nel viso di quella ragazza “l’umiliazione”, e in quell’istante decide che avrebbe scritto, descritto quel dolore. Dice così scritto-descritto. E da allora non ha più smesso. È questo l’incipit etico che Franzin assegna dunque alla sua poesia: questo episodio di umiliazione. Ma umile ed umiliazione stanno insieme. Umile è ciò che sta in basso, a terra. Umiliare è gettare a terra. Ma l’umile è anche colui che sa riconoscere la sua piccolezza di fronte alla grandezza della vita.

Giaretta in quella stessa intervista chiede a Franzin se  “il dialetto secondo lui è più vicino alle cose della lingua italiana”, e Fabio risponde che il dialetto è la lingua che nomina le cose per come appaiono e per ciò che esse impongono all’uomo. Non dice per come sono: è molto significativa questa cosa. Il dialetto dice Fabio dà inoltre voce, Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

15 marzo 2010 alle 8:09 pm

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FURORI.

E’ arrivato il momento di dismettere i panni della mitezza, della buona educazione a tutti i costi (ossia pure con gli stupidi, i bavosi e gli scostumati), del compromesso per non arrivare alla rottura. Non voglio più avere a che fare con quella parte di questa terra (di questo mondo) che non crede in se stessa, che non sa vedere la sua bellezza e la sua miseria insieme, senza nostalgia ma anche senza ciechi slanci verso modelli che non ci appartengono. Io non voglio più assistere a pantomime in cui tutti si lamentano di qualcosa e altri fanno spallucce e si trincerano dietro verità assolute, stili di vita e affermazioni agghiaccianti, sono stufa di questa levigatezza finta, voglio vedere lo squarcio, la frana, la frattura vera, profonda. Vorrei vedere, oltre a Franco,con il suo fervore titanico, la sua sofferenza, la sua terracarne, oltre a noi ( ad alcuni di noi),con il nostro impegno individuale e collettivo, altri esseri furenti che si indignano, che non restano quieti, vorrei che non ci fossero solo pochissime voci, ma mille, centomila insieme. Sarebbe bella una serata in cui, finalmente, si ammettesse che, qui, proprio qui ed ora, sta nascendo qualcosa di nuovo, sarebbe bello un momento in cui si riconoscesse il valore reale di un’esperienza come quella della Comunità Provvisoria. Invece sento solo Leggi il seguito di questo post »

Scritto da eldarin

15 marzo 2010 alle 5:39 pm

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….viaggio e il volo perenne per Cairano.

…..” A sinistra un movimento
di uccelli mancati
perdono il volo
e ciò non è grave”
franco arminio
………ma il nostro volo verso la Cairano del nostro cuore continua con la speranza di incontrare altri uccelli migratori non in cerca di “nidi” ,”isole” ma sentieri di terra e di cielo per farsi compagnia nel viaggio……

in viaggio verso C A I R A N O con la “carovana nomade”…..

Ognuno di noi che vive lontano dai paesi dell’Irpinia d’oriente sta preparando i suoi “zaini mentali” per il suo viaggio ‘nomade’ verso Cairano che non è un “miraggi0,una utopia,un sognoo una speranza” ma una realtà viva e quotidiana con una storia ,una cultura, una identità.Cairano non è le parole e i racconti che ne facciamo tuttavia ognuno di noi si parto con sè le sue parole,i suoi pensieri,le sue passioni,i suoi sentimenti per vivere quei giorni in quel luogo determinato con leggerezza e immaginazione ma sopratutto con autenticità.
Wittgentein ci dice che quello che sembra una certezza ,è “uno sfondo ereditato” qualcosa che abbiamo imparato.E anche di “noi”,gli oggetti ,le persone non sono realtà inoppugnabili ma spressioni di regole grammaticali ( linguaggio) che abbiamo appreso e che ora ci circondono come una seconda pelle.Come l’acqua per i pesci,come l’aria per noi , la cultura ci forma e ci conforma.Gli idealisti sostenevano che la realtà non è tale ma è una proiezione della mente o le cose devono tornare al loro posto,quello che il senso comune, le certezze intuitive e indiscutibili, assegnano ontologicamente?
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Scritto da mercuzio

15 marzo 2010 alle 9:19 am

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Il paese di Scotellaro

metto qui un pezzo uscito su “il manifesto” di oggi. è una bella pagina sulla lucania (c’è anche un articolo di michele fumagallo su una mostra a matera). la lucania sarà con noi per un giorno intero a cairano (se ne occuperà andrea di consoli). nel presentare l’autore del reportage si fa riferimento anche al convegno di paesologia che abbiamo tenuto a grottaminarda il 9 gennaio. è Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

14 marzo 2010 alle 9:47 am

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vivere in un paese rotto

metto qui un’intervista uscita stamattina su ottopagine. non parlo del mio lavoro letterario, ma del luogo da cui tutto questo lavoro nasce.

 armin

Che cosa lo ha indotto principalmente a scrivere questo suo ultimo libro, Nevica e ho le prove? E, inoltre, le chiedo: questo volume va contato a pagine o ad anni?

Per me scrivere è una necessità. Non scrivo per fare un libro, ma per provare a rendere sopportabile il luogo in cui vivo, per avere la sensazione che il mio Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

14 marzo 2010 alle 9:37 am

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ancora emigranti

metto qui un pezzo uscito stamattina sul mattino di oggi.

a cairano parleremo per un giorno interno di emigranti…

armin

****

Gli italiani del Sud continuano a emigrare al Nord, ma il fatto ormai non fa più notizia. È un’emigrazione trasversale. Mandiamo via ingegneri e professori, imbianchini e manovali. Non si parte più la mattina presto con il treno, spesso di parte con la macchina propria e senza svegliarsi all’alba. Insomma, non c’è più la valigia di cartone, non si fa il giro dei parenti prima di partire, Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

14 marzo 2010 alle 9:32 am

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UN GRADITO RITORNO

 

Posto qui un testo di un amico della Comunità Provvisoria, che vive e insegna all’Accademia di Belle Arti di Palermo : Marcello Faletra. Un testo molto stimolante, ricco di spunti filosofici e  politici, ma soprattutto denso di afflato etico, nel senso greco del termine (ethos). Vi sono tantissime cose: Brecht e Bertolaso, la libertà, Al Capone e Gomorra, Saviano e Lucky Luciano, Ciancimino, Falcone e Borsellino, Robin Hood e Fabrizio Corona, Oliver Twist e i Misteri di Parigi, Dickens e Sue, la Parmalat, la Cirio e l’Alitalia, l’opera d’arte, Neumann e la cosa pubblica, Ballard e il gratta e vinci, Dio, Kafka e Camus e tanto altro, il tutto espresso con stile e passione. Insomma un testo che è anch’esso una lettura/scrittura del mondo, che impagino con il bel frottage di Effeffe tratto da Nazione Indiana. Buona lettura (Salvatore D’Angelo)

 

 

IL CRIMINALE E I PESCATORI DEL NIENTE

di Marcello Faletra


 

Ne L’opera da tre soldi (1928) Bertold Brecht annunciava il connubio fra politica e criminalità. Ottant’anni dopo questo annuncio è diventato la ragion pratica della storia politica italiana. Niente politica senza criminalità. I fatti degli ultimi giorni lo confermano ampiamente. Numerosi sono i delinquenti giudicati in via definitiva che sono al parlamento. Molti altri rivestono altrove cariche pubbliche.

In tutte le società in cui gli uomini sono sfruttati, oppressi ed alienati, il criminale assume la maschera dell’uomo libero, diviene un idealtipo. Sperperando liberamente il suo bottino (o quello dello stato) può far credere che lo dia anche ai poveri (gli strani amici di Bertolaso avvezzi ai fasti della Maddalena e del Salaria Sport Village lo provano ampiamente)

Questo accade perché la società classifica convenzionalmente come criminale chiunque le si ribelli. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da soter54

12 marzo 2010 alle 10:30 am

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Toccata o fuga a dalla “politica”.

..pensare o vivere la politica è come  vivere nella Torre di Babele…noi della Comunità provvisoria  dobbiamo ingaggiare  con umiltà e spregiudicatezza una sfida cognitiva , linguistica  e culturale anche in questo ambito……

E’ da molti secoli che  la filosofia ha  sperimentato con insuccesso la sua attrazione   o capacità di guidare la politica e di governare la città. La prima vittima  fu Platone  a Siracusa . Da sempre è ricorrente  …la  «tentazione di Siracusa» la sindrome ricorrente degli intellettuali di voler modificare la storia, intervenire nel governo della città e consigliare la politica, alternandosi ciclicamente alla sindrome opposta, che potremmo battezzare «tentazione di San Casciano», ovvero la località, denominata 1′«Albergaccio», in cui si rifugiò Machiavelli dopo le scottature della sua esperienza politica. Tutti gli intellettuali delusi dalla politica inseguono un loro Albergaccio in cui vivere, come la fine di un incubo o l’inizio di una sdegnosa solitudine, il loro disincanto politico e magari il loro operoso rientro nell’attività intellettuale.Lo stesso ragionamento si potrebbe fare per un poeta ,un letterato o un intellettuale in genere.
Il dramma del filosofo o del poeta  in politica, al servizio della città, aveva del resto dilaniato Platone, facendolo cadere in una insolubile contraddizione: se il fine del vero saggio non è il potere ma la personale realizzazione spirituale (l’eudemonia), perché egli deve volgersi al governo della città? E’ possibile governare bene la polis sapendo che ci sono cose superiori che meritano le nostre energie e la nostra attenzione? E’ possibile usare con saggezza e mantenere con fermezza il potere, pur non nutrendo alcuna vera passione per il potere, anzi un sottile disprezzo? Si può insomma costringere il saggio a governare la città suo malgrado o perlomeno a consigliare chi governa? Con l’aggravante che, spesso non si tratta nemmeno di governare e di produrre opere per la città ma di spendere le proprie risorse in procedure insensate e avvilenti, dedicando gran parte del proprio tempo e dei propri buoni uffici per pararsi le spalle dai nemici e dagli amici. I mezzi divorano i fini. Un doppio scacco: rinunciare alla filosofia o alla poesia  per governare e a governare per sopravvivere politicamente.Noi nella “Comunità provvisoria” stiamo tendando e realizzando un mo do altro di pensare e vivere la filosofia,la poesia ,la cultura in genere e  soprattutto la POLITICA.

 Abbiamo concretamente sperimentato di persona che la politica può esser in grado di esprimere la nostra ‘individualità’ nella comunità sottraendoci alle appartenenze strumentali, al rifiuto, o al nascondimento , alla visibilità e alla comunicazione con gli altri ,privilegiando e  reclamando prima di tutto il rispetto e la non manomissione oligarchica ,autoritaria e personalistica  dei diritti fondamentali  del nostro agire politico.

 Ma tutto non è ancora perso . E allora perché la politica ,ancora una volta, si possa rivelare  capace di  farci esprimerci nella nostra più intima individualità sociale ,lo si può desumere proprio prendendo in esame e nella giusta e relativa considerazione l’atto politico per eccellenza, l’essenza dell’atto politico : il voto.

Bisogna ammettere che oggi, drammatizzando un po’ il tutto, gran parte della   politica fluisce sul voto e rifluisce a partire dal voto. Il voto è nonostante tutto l’elemento fondativo della politica.E’  molte chiacchiere e sofisticherie, agitazione passionale, movimento ancestrale, ma è là , nel voto, che tutto viene ripresentato nella sua forma politica nel segreto della cabina e della propria coscienza politica. Ebbene se questo è vero – e questo è l’unica cosa cui ci metto la mano- allora  facciamo che  il voto debba  o riesca ad esprimere veramente tutto noi stessi , i nostri progetti concreti ,i nostri sogni e le nostre idee democratiche .

 Nel seggio elettorale è la politica, o meglio il nostro vero io che la politica, appunto,  pretende di esprimere che deve emergere .Nell’atto del voto, si stabilisce un nesso essenziale tra la politica e ciò che ciascuno di noi è al di là dei legami amicali o familistici ma per il bene comune collettivo. Per questo ritorno a dire: la politica esiste per quello che è, con tutta la sua potenza e i suoi limiti, prima di tutto perché mette in gioco noi stessi, sempre e comunque.

Quindi è ciascuno di noi che anche con il suo voto la crea o la ricrea, la fortifica e ogni volta la rilancia e gli dà senso. Anche nella sue forme  concrete inadeguate,  inattuali o degenerate.

mauro orlando

Scritto da mercuzio

12 marzo 2010 alle 9:50 am

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DAL FRIULI, A FRANCO ARMINIO

SUL BLOG, LA CP E NON SOLO

di Camilla

l´altro giorno avrei voluto scrivere in merito ai ripensamenti che hai avuto nel pubblicare la foto d´interno e alcuni versi sul blog della comunità provvisoria / poi una serie di impedimenti pratici mi hanno tenuta lontana dal computer e l´intenzione è rimasta sospesa /

ho conosciuto la vostra pagina attraverso un amico e mi ha conquistata proprio per la speciale mescolanza dei contenuti, che esprimono i passaggi, le incertezze e gli aspetti differenti di una collettività e dei suoi tanti momenti / mi piace che il blog sia la registrazione fedele degli aspetti che caratterizzano la vita delle persone in un luogo, quelli culturali, quelli fisici, quelli pratici e naturalmente quelli politici, che forse in una visione allargata e sociale della politica riguardano ogni altro livello possibile /

poi leggo che vuoi fare del blog uno strumento più concreto, più pratico /

capisco appena, ma provo intimamente un senso di distanza, perché abito nell´estremo nord e mi muovo poco, ed allora penso a se sarà ancora possibile trovare quel respiro che era scaturiva proprio dai contenuti non sempre marcatamente pratici o politici, e che producevano affinità più estese e transterritoriali /

per un momento, avverto il buco delle due pagine cancellate /

la fotografia dell´interno quasi antico mi aveva risvegliato memorie molto lontane, legate alla casa paterna demolita dopo il terremoto del ´76 / era una foto che non necessitava di alcuna didascalia, permetteva di ricordare e di mettere a confronto il mio mondo di adesso, il friuli ricostruito e ormai evoluto (avevo scritto arricchito, poi ho cambiato, forse non è del tutto vero), con le consuetudini e gli scenari di quando ero bambina, negli anni 60-70 /

questo cambiamento negli standard e nelle aspettative estetiche è stato per certi versi brutale

ed ho scoperto di non saper proprio dire se queste case moderne e comode ci abbiano condotto a una vita migliore – mi viene da dire che ora tutte le abitazioni hanno la porta chiusa e che i nostri comuni respingono gli stranieri e le strade sono quasi sempre deserte – tanto tutti si muovono in macchina verso il lavoro o vanno a fare la spesa nei grandi centri commerciali e negli ipermercati /

sono paesi benestanti di gente che lavora molto, gente pratica e attenta che non intende rinunciare alle proprie comodità /

mi capita di viaggiare in corriera per andare a scuola attraverso piccoli paesi del friuli dove la vecchia osteria e l´emporio hanno le porte sprangate da anni e le insegne rimangono a sbiadire in attesa di una riqualificazione edilizia e di una riconversione / cambiano le regole di vita, i ritmi, e le aspettative si fanno dei signoli /

per questo mi era piaciuto quel muro scrostato, che raccontava come se avesse tante pagine un tempo molto lontano da qui / quando le case erano così c´era più miseria, è vero, e tutti avrebbero diritto a una casa comoda e salubre, ma questo non dovrebbe significare perdere la memoria, dimenticare tante cose e smettere di vivere lo spazio (e il tempo) comune /

queste nuove case non hanno insetti – tempo fa nel mio lavandino in acciaio ho trovato un grande scorpione e sono sobbalzata come se si fosse trattato di un dinosauro! mentre da piccola ricordo mia zia che li bruciava di fronte all´uscio, nel cortile, e libellule giganti che entravano dalla porta della cucina e uscivano dalla finestra del tinello (mi nascondevo sotto il tavolo…) – ricordo anche le tante mani di vernice sugli stipiti delle porte e la carta di giornale nel bagno per pulirsi /

la grande televisione quasi sempre spenta che anni prima era stata un richiamo popolare nella vecchia osteria e il ticchettio dell´orologio mentre mia nonna mi insegnava a disegnare, nel pomeriggio, quando gli uomini si ritiravano nelle stanze al piano superiore per dormire un poco /

c´era una austerità preziosa in quella vita spartana, il contatto con aspetti del mondo che ora paiono definitivamente perduti /

quella foto conteneva aspetti contrastanti sollevati dal tempo e dalla geografia – ognuno poteva trovare risposte differenti e pescare in ricordi più o meno remoti / così, spero che il blog continuerà a esistere come un contenitore di frammenti diversi, espressione di tutti ma anche dei signoli, e senza rinunciare agli aspetti espressivi apparentemente più lontani da un fine concreto /

ma questa è solo la mia opinione e forse voi guardate a un progetto più strutturato che da qui mi è difficile intendere, chissà

in ogni caso, auguro sinceramente un buon futuro alla vostra comunità

con affetto

camilla

Scritto da soter54

11 marzo 2010 alle 10:35 am

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versetti degli emigranti

Franco Arminio, dal blog “la dimora del tempo sospeso”

l’emigrante
per sua natura
è un pensatore.

nel 1901 michele fede partì per gli stati uniti
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1929 florindo fede partì per il brasile
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1947 agostino fede partì per la francia
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
nel 1960 salvatore fede partì per la svizzera
con un abito impeccabile che lui stesso aveva cucito.
oggi al paese nessuno sa più cucire
e l’emigrazione dei sarti è finita.

*

erano undici figli, nati nello stesso letto, Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

10 marzo 2010 alle 5:18 pm

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intanto mio padre…..

Intanto mio padre non ha più bocca

a quest’ora

e non ha più dormito

dal giorno della sua morte.

 

il dieci marzo del 2003 moriva mio padre. più passa il tempo e più capisco che senza di lui stare a bisaccia ha poco senso. lui era il filo nervoso che accendeva il luogo, l’osteria di via mancini era il cuore del paese perché un paese da qualche parte deve pur averlo un cuore. sono cresciuto nello sconcerto di avere un padre tanto ammirato da chi veniva da fuori e di cui non mai sentito parlar bene nel suo paese. viene da questa storia tutta la mia battaglia in questa terra incapace di ammirazione. questo blog sta cambiando un pò l’ethos della nostra provincia, magari ce ne accorgeremo quando non ci sarà più: alcuni non si fanno vivi come se la comunità fosse infinita, pensano che c’è sempre tempo e invece la comunità è veramente provvisoria….

armin

Scritto da Arminio

10 marzo 2010 alle 1:48 pm

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formicoso eolico

armin, 2010

Scritto da Arminio

9 marzo 2010 alle 10:27 pm

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il giorno nero

è un giorno nero.
se n’è andato a un certo punto
pure il bianco della neve.
 

armin

p.s.

rimetto qui pure la poesia postata stamattina e poi tolta. il blog non è una luogo burocratico, e poi è casa nostra….

questa poesia  è il frutto di un montaggio di due testi scritti entrambi molti anni fa. ringrazio elda che mi dà sempre preziosi consigli ogni volta che metto mano alle mie scritture del presente e del passato.

°°°°

un’aria da poeti russi,

ombre fredde e fini.

c’era fumo. una piccola

folla fra i camini.

sui vetri, con le dita

disegnata a mano libera

l’adolescenza, la vita

giovanile.

tante linee

nessuna prospettiva.

Scritto da Arminio

9 marzo 2010 alle 6:41 pm

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9 MARZO 1998 – 9 MARZO 2010

Oggi ricorre il dodicesimo anniversario della morte di Anna Maria Ortese, una delle scrittrici più grandi e ancora poco conosciute e studiate del nostro panorama letterario.  Dal 1946 animatrice, insieme a Rea, Compagnone, Scognamiglio, Prunas e Mastrocinque di SUD una rivista letteraria anticipatrice e anticonformista, che ora l’Editore Lavieri, sotto la direzione di Francesco Forlani e di un manipolo di intrepidi intellettuali tra cui Giampaolo Graziano, cerca di rilanciare in edizione trimestrale, nel solco di quella tradizione. (Tra l’altro un paio di trimestri fa SUD , sotto il titolo di IRPINIA WAVE ha dedicato tre paginoni a poeti e scrittori irpini, tra cui Franco Arminio, Viola Amarelli, Livio Borriello e altri). Anna Maria Ortese ha scritto opere fondamentali e ancora di grande attualità, tra cui IL MARE NON BAGNA NAPOLI, con cui vinse il premio Strega nel 1953, l’IGUANA, IL PORTO DI TOLEDO e il CARDILLO ADDOLORATO (1993), grazie al quale conobbe anche un grande successo di pubblico. Scrittrice tra le più visionarie e anticipatrici, la Ortese, nata a Roma, ma napoletana d’adozione, esordi sul finire degli anni trenta con ANGELICI DOLORI, un bellissimo libro di racconti, e non ha mai smesso di scrivere, sia come giornalista che come narratrice. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da soter54

9 marzo 2010 alle 12:33 pm

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Il viaggio verso Cairano….continua!

di mauro orlando

In piena campagna lettorale  nella nosra Regione … ‘i cahiers de doleances” o il catalogo delle domande sulla   drammatica,complessa e seria   vita e sulle possibili prospettive  dei “piccoli paesi” dell’Irpinia del dopoterremoto ha bisogno non di risposte immediati e convincenti  che non possono dare  la politica locale, regionale o nazionale  che non ha  consumato le sue   capacità ai pensieri lunghi ossessionata dai pensieri corti della gestione  dei poteri personali e del governo  pragmatico della quotidianità.Le risposte  altresì   non possiamo produrle nemmeno   rivolgendoci alla notevole letteratura sociologica,antropologica o politologica del nostro passato illustre ma prestando un attento e rispettoso  ascolto  agli auspici,alle speranze ,alle intuizioni ,alle argomentazioni e idee  che spesso vengono praticate  nelle nostre comunità  cosiddette periferiche  di   comunitari ….sognatori pratici ,provvisori e aspiranti inoperosi . …

continua nei commenti….

Scritto da mercuzio

9 marzo 2010 alle 10:13 am

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calitri e il mondo

Siamo stati abituati a pensare che qui non c’è niente. I nostri politici ci hanno sempre parlato di una terra povera, priva di risorse, una terra che offriva solo due prospettive: affidarsi alle loro promesse o andare via. Io, come altri, sono rimasto qui, pensando che anche in un piccolo paese è possibile una grande vita. La notizia che Calitri è stato indicato da una rivista inglese come uno dei nove luoghi del mondo dove andarsi a godere la pensione non mi stupisce e non mi esalta.

Immagino che molti irpini siano rimasti sorpresi nel leggere una notizia del genere. Mi spiace che questo paese non sia entrato nella classifica dei cento borghi più belli d’Italia e non abbia ottenuto la bandiera arancione. Ho visto tanti posti che hanno avuto entrambi i riconoscimenti e che non hanno la bellezza di questa perla dell’Irpinia d’Oriente. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

7 marzo 2010 alle 7:37 pm

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