Archivio per ottobre 2010
un attimo di bene
metto qui un pezzo uscito oggi sul manifesto
Oggi niente paese, niente casa, niente libri, niente piccoli giri in bicicletta, niente computer. Un giro nei paesi, ma non quelli lontani, un giro vicino, sempre a mezz’ora da casa.
Pensavo di fermarmi a Guardia e invece scendo sull’Ufita e poi mi allungo fino a Grottaminarda. C’è traffico, è il paese coi commerci, con l’autostrada e il suo indotto. Fa anche caldo. Mi viene l’idea di andare al cimitero. Ci sono passato tante volte e non ci sono mai entrato. La scritta in latino è molto bella: ti sia lieve la terra, dice. È una frase esemplare che i vivi possono dire ai morti. E forse c’è una frase che i morti possono dire ai vivi. Forse è per ascoltarla che entro nel cimitero, è una frase che non può avere parole, è un qualcosa che ti entra dentro senza la furia che hanno i vivi. La faccia di un morto su una lapide è come un albero, come un gatto. È qualcosa di irrimediabilmente innocente, qualcosa che ha dismesso la fosca battaglia per stare in mezzo agli altri. Ho voglia di vedere facce. Un cimitero è anche una grande mostra fotografica. Qui a Grotta non c’è nessun visitatore. Il parcheggio era affollato, ma sono andati tutti al mercato. Mi segno nomi e date, guardo specialmente quelli che sono nati dopo il sessanta. Camminando nel cimitero sento che il cuore si è rimesso a battere con precisione, prima sembrava disordinato, impaurito. Adesso cammino e faccio attenzione a quello che vedo. Il cimitero di Grottaminarda non ha marmi scintillanti e lapidi di forme strambe, non somiglia per niente all’orrenda piazza da poco realizzata. Insomma, c’è molto più ordine di quello che c’è fuori.
Adesso che sono qui a casa, adesso che sono passate molte ore, non so dire di preciso come mi sentivo stamattina, non so dire come la morte educava i miei passi e i miei pensieri. La nostra testa è fatta di lampi deboli e lontani oppure di un cielo basso e grigio e inerte. Basta poco e non sappiamo dove siamo, cosa pensiamo. E allora arrivano le parole da cui sfiliamo altre parole e altre ancora per non trovarci di fronte all’esatta insensatezza di appartenere a una specie che ha perso il filo del suo viaggio nel mondo. Stamattina non pensavo alle cose che sto scrivendo. Pensavo solo di mettere sul computer i nomi e le date che andavo trascrivendo sul taccuino. Villanova Antonio (1963-1998), De Paolo Concettina (1965- 2005), Michele Iacoviello (1972-2009)Palumbo Pasqualantonio (1958-1995), Maurizio Grillo (1970-1994) Romano Generoso (1962-1991), Romano Massimo (1970-1991), Carla Formato (1947.1997), Del Viscovo Michele (1960-1992), Dario Bottino (1963-1984), Amalia Minichiello (1984-2001), Blasi Guido (1968-1983), Di Vito Giulio (1977-1996). Stamattina ognuna di queste persone mi ha consegnato una sua frase, ognuna delle loro facce mi ha fatto compagnia per qualche attimo. Di più non è possibile.
Non sono mai stato così bene a Grotta come in questa ora passata al cimitero. Quel filo di dolce mestizia che mi ha accompagnato adesso si è dissolto. Oggi mi sono preso tutto il vento della vita, me lo sono preso anche io che sto sempre al riparo, incredulo di poter veramente partecipare a questa vicenda di stare al mondo, questa vicenda appartenuta anche alle persone di cui ho appena trascritto i nomi.
Uscito dal cimitero sono andato verso l’alto,verso la sobria bellezza di Frigento. La via panoramica chiamata Limiti era mossa da un vento senza fiamme. Poca gente in giro e tanta terra davanti a me. Contento di essere lì, sicuro di avere fatto bene ad andarci, contento di stare seduto senza far niente su uno scalino all’ombra.
È nuovamente tempo di scendere, vicino c’è un altro posto con una sua intensità. Vado alla Mefite. Un pozza di acqua e fango che ribolle può essere poco. Oggi è molto, il vento muove le canne, si sente che il luogo ha avuto una sua storia e io sento che è bello stare qui a bocca aperta, farsi entrare nel petto quest’aria che può sembrare l’alito di angeli ubriachi.
Vado verso Villamaina. So che c’è un boschetto con alberi poco fitti. Scendo a fare una foto e vedo una mamma di cinghiale con sei cuccioli. Non se ne scappano e non me ne scappo nemmeno io. Loro si avvicinano e mi avvicino pure io. Faccio tranquillamente le mie foto. Io sono un cacciatore di desolazione e non di animali. Li guardo con allegria, mi sento felice del fatto che non faccio paura, che questi animali smuovono la terra vicina ai miei piedi senza alzare lo sguardo verso di me. Forse hanno capito che vago nel mondo da disarmato. Li lascio a malincuore, ma questo bosco ormai è un altro luogo che mi appartiene, un luogo sacro come tutte le cose che ho visto oggi.
La giornata volge al tramonto. Passo per Gesualdo. Anche questa è una bella Irpinia. Mi basta vedere il castello da lontano e sono felice. Il mio passaggio dura poco più di una stretta di mano. Sento amicizia per questo luogo, mi basta averlo visto, gli voglio bene, voglio bene alle sue pietre. Oggi ho visto i morti di Grotta, la luce di Frigento, il fango della Mefite, ho viste tante cose , tutte bagnate in questa Irpinia d’agosto che non è né vuota né concitata. Un’Irpinia che sarebbe bello se avesse questi abitanti anche d’inverno.
Sono nuovamente a Grotta. I morti sono al loro posto e le macchine fanno i soliti giri. È ora di tornare a casa. Ci torno per scrivere, per onorare la bellezza semplice e appartata delle cose osservate.
Ho voglia di scrivere senza la lingua sporca che uso quando parlo con le persone. A parte qualche mezza frase che viene ogni tanto, il mio eloquio è vanamente concitato. Parlo e sento che non dovrei parlare. Dovrei soltanto far suonare il mio corpo. Scendere a picco sulle cose e risalire in verticale. Basta coi giri obliqui, tutti questi giri che mi hanno fatto impallidire. Voglio tornare a essere secco e delirante, voglio portare gli altri davanti al mio furore o alla mia calma e non sempre davanti a questa poltiglia di stati d’animo che cambiano aspetto appena li smuovi, appena ti ci muovi dentro. Voglio essere come le cose che ho visto oggi: i morti di Grotta, la luce di Frigento, il fango della Mefite, i cinghiali del bosco, le pietre di Gesualdo. In alcuni giorni, in alcuni minuti c’è un attimo di bene che vaga per il mondo. È il caso di riconoscerlo e nominarlo.
armin
Cartoline dei morti di franco arminio
Si dice che l’ora piú frequente in cui si muore è prima dell’alba. Io per anni mi sono svegliato alle quattro del mattino e ho aspettato in piedi che passasse l’ora brutta. Mi mettevo a leggere o guardavo la televisione. Qualche volta uscivo in strada. Sono morto alle sette di sera e non è stata una cosa cosí speciale…. Quel vago fastidio che era sempre stato il mondo, quel vago fastidio di essere al mondo è finito all’improvviso.
e che …….nessuno tocchi il Formicoso!
…….sento rumori di fondo,annunci di possibili baratti……attente “sentinelle”!!!!!!!
Franco Arminio
si scendeva verso la pianura
e la pianura non veniva mai.
i monti partorivano altri monti.
*
non c’erano
tutte queste case
non c’erano cancelli,
l’erba cresceva
ovunque,
anche dentro di noi.
*
nel cielo
una mattina
una grande rondine,
le sue ali
come le corna
di una vacca
in volo.
per uscire dal binario morto….
metto qui un pezzo uscito oggi sul mattino. fra un po’ vado a sant’andrea. mi pare che la cp è più viva che mai. ieri sera ne ho parlato a caserta davanti a duecento persone. dobbiamo partire da qui, ma da una fonte che sia solo nostra, ma lo sguardo è aperto verso il mondo.
armin
°°°
Le notizie sul taglio ai trasporti regionali che ancora una volta penalizzeranno i piccoli paesi e le zone montuose confermano la necessità di aprire una vertenza di queste zone nei confronti della Regione e del governo nazionale. In questi tagli è compresa anche la soppressione della tratta ferroviaria che va da Avellino a Rocchetta. Si tratta di una soppressione che non arrecherà danni particolari, in quanto le corse ordinarie non le usa nessuno, ma il danno è molto grave se si considerano i viaggi turistici che su quella Leggi il seguito di questo post »
“repetita iuvant”
La “politica” o ……del nostro scontento
Nella comunità provvisoria la politica in tutte le sue forme espressive gioca un ruolo accattivante ed insidioso assieme .E’ il convitato di pietra e la ammaliante sirena assieme che rischia di ingenerare equivoci,incomprensioni e conflitti inutili e distruttivi se non preventivamente chiariti nei suoi presupposti e finalità. La politica politicata o politicante anche quando ha a che fare con gli uomini, opera nella oggettività del potere, della saldezza delle istituzioni, della forza degli interessi. Questa è la politica che comunque ci interessa come cittadini non nello specifico della nostre iniziative culturali comunitarie. Sgombriamo il campo dagli equivoci :a noi non interessono per niente “i pensieri corti” e le pratiche di potere della politica politicante e strumentale.Tuttavia non escludiamo a priori la politica nella dimensione della parola, del pensiero, della rappresentazione, della narrazione che necessita di mediarsi e legittimarsi attraverso saperi; e che accettasse il rischio o la sfida cognitiva di confrontarsi con altri saperi autonomi ed aperti , ma critici quale è e deve essere il nostro. La “paesologia” come sapere comunitario non è nel potere , nell’ oggettività o “strategie di alcun tipo” ( parco rurale o analisi del territorio) che non si vivicano nello spirito della soggettività,nella creatività e esitenzialità del fare e del dire sociologicamente , letterariamente ,poeticamente o filosoficamente .”Non abbiamo idee buone sul mondo per tutta la giornata”.Tuttavia non amiamo e non rifiutiamo a priori ma siamo altro anche dal linguaggio del potere e dei contropoteri, delle istituzioni . Della radice della parola “politica” prediligiamo la sua accezione di ‘polemos’ (mutevole,nomade,cangiante ,plurale) alla classica “pòlis” (stabile,stanziale,univoca e singolare) .Come scrive Franco” c’è da affermare il primato dell’esperienza sul lògos. Quello che c’è fuori viene prima di quello che c’è dentro. L’aria (ci) sta più a cuore delle opinioni”. Leggi il seguito di questo post »
Su “Cuore comune” di Renata Morresi
di Viola Amarelli
“Cuore comune” (Pequod 2010) è la raccolta di esordio di Renata Morresi, studiosa universitaria e traduttrice, esordio lontano dalla fretta e dall’ansia editoriale. I sei “movimenti” che compongono il libro segnano, infatti, un’attesa e un ascolto collocati soprattutto nella dimensione dello spazio, che compare sin dall’incipit ( (tutto era spazio) per marcare anche i titoli di molte sezioni (da “Casa delle case” a “Nel campo”, dal “Mare alto” a “La terra distesa”) fino a caratterizzare il testo forse più compiuto della raccolta (forme uniche della continuità dello spazio).
I luoghi qui non sono tuttavia solo e tanto deposito di memorie, specie familiari , pure presenti negli Album iniziali con un sotteso rilievo di perdita agrodolce. Con la loro concreta fisicità le case, i letti, il quartiere, il campeggio, il promontorio si delineano piuttosto nella trama della scrittura come matrice di una comune individuazione e di un possibile senso (La posizione orizzontale sul mare/ci livella frontali al cielo; Il letto si allunga a terra//girata sul fianco ne sento/più chiaro il suo cuore comune; Siamo tutti al completo, stretti/ in questi condomini). Gli stessi confini corporei si palesano liquidi, aprendosi ad un’alterità, a tratti ambigua, che diventa nel finale accoglienza (distesa come un prato/dispersa in molti fili uguali; non finisci in te/ continui dopo la maglietta), quasi a risolvere l’aporia di Bauman Leggi il seguito di questo post »
la mia personale notte sul tetto
Brande, materassi e coperte che scivolano sulle tegole da una finestra appesa su una scaletta, da cui a malapena passa l’aria: ecco il primo miracolo di una notte sul tetto. Di luce neanche a parlarne, il nubifragio di qualche giorno prima ha messo fuori uso l’impianto elettrico. Tentiamo più volte di rianimarla, come medici su un tavolo operatorio, ma i suoi segnali di vita si sono già dispersi da un po’. Allora cerchiamo qualche candela e una batteria.
Ma intanto sul manto tegolato appaiono i 2 Michele, Citoni e Friscione, che con le telecamere e le luci di supporto al seguito ci danno quelle tenue illuminazione di cui abbiamo bisogno. Decidiamo, quindi, di continuare così: sotto i riflettori della ribalta citoniana. Leggi il seguito di questo post »
……per amore della “bellezza”
di elda martino
Sul fondo e dall’alto
è così importante apparire?
anche la persona più insospettabile, con un microfono in mano, o una tastiera e un blog, è capace di lanciarsi in lunghissime dissertazioni piene di certezze, di dogmi.
il risultato è che non siamo in grado di riconoscere la grandezza altrui, lo splendore silenzioso di cose piccolissime o grandissime e di inchinarci di fronte a loro.
forse abbiamo tutti paura, paura di scomparire, di non essere “nessuno” di apparire gregari, accompagnatori, gregge.
ma questa paura è tipica di chi non nutre vera passione per gli altri, per la vita, per il mondo, non solo quello umano.
lunedì mattina, prima di andare via, ho raccolto a cairano un cane randagio quasi moribondo, me lo sono portato via per provare a salvarlo, perché per me equivaleva a fare un po’ di bene, di bene vero, immediato.
rivolgersi a un paese a un paesaggio è operazione che ha bisogno di grande mitezza, di gesti semplici, di menti pulite, poche parole, pochissimi concetti, molti, moltissimi dubbi.
è il dubbio, la frammentarietà, la crepa ad alimentare la nostra vita se vogliamo ancora dirci umani.non dovremmo mai dimenticare di essere il frutto di un caso, e non dovremmo dare al lògos più importanza di quanta non ne abbia.
cosa ce ne dobbiamo fare ancora dei profeti del “cosìsifa”, non abbiamo già subito, nel corso di trecentomila e più anni, già troppe colonizzazioni, troppi percorsi obbligati stabiliti da altri?
io da diverso tempo sto provando a percorrere altre strade. è un po’ come se, per andare a cairano o a monteverde, si sceglie di fare le strade interne invece che l’autostrada o l’ofantina…ma vuoi mettere?
quanti di noi lo fanno?pochi, pochissimi, perché molti sostengono di “non avere tempo”.
io a chi mi dice di non avere tempo non credo più, così come a chi cede troppo spesso alle lusinghe dell’esposizione fine a se stessa.
invece credo sempre di più ai generosi, ai puri di spirito, ai semplici, ai miti, ai furenti e ai folli.
il mio parere è, per dirla con pasolini, quello di cercare molto in alto o molto in basso. solo lì si può ancora trovare il vero splendore.
il tempo della mediaetas non funziona più, non a queste latitudini, non con queste temperature.
il nostro mondo è sfinito, sta morendo. non c’è spazio per galleggiare, bisogna andare a fondo, bisogna tirare un bel respiro e provare a scendere, oppure bisogna iniziare a volare.
elda martino
sabato 30 ottobre 2010 a sant’andrea di conza
A Sant’Andrea di Conza, terzo appuntamento con “COLORI d’AUTUNNO”. SABATO 30 ottobre, intera giornata dedicata ad eventi e dibattiti di Architettura. Si discuterà di “FABBRICHE” – Archeologie Industriali e Nuovi Usi; da luoghi del lavoro manuale a luoghi del pensiero collettivo.
In mattinata: presentazione del libro “IL CINEPORTO della Film Commission Torino Piemonte” Ed. Celid, con l’autore Luca Gibello, caporedattore del ‘Giornale dell’Architettura’ Allemandi Editore. Interventi di Luigi Centola, docente universitario, vincitore degli Holcim Awards per la costruzione sostenibile; Massimo Pica Ciamarra, docente universitario, presidente dell’O.I.A., vicepresidente dell’INARCH; Fulvio Fraternali, presidente dell’Ordine Architetti P.P.C. di Avellino; introduce Angelo Verderosa con la videodocumentazione dei lavori di recupero del prezioso forno Hoffmann interno alla Fornace di Sant’Andrea. Al convegno partecipano i ragazzi del Liceo Artistico di Calitri e del Liceo Classico di Sant’Angelo dei Lombardi. Alle ore 14 buffet con prodotti agroalimentari di qualità, irpini e lucani, selezionati e proposti da Antonio Vespucci, offerti dall’Amministrazione Comunale.
Nel pomeriggio, apertura della mostra “Fabbriche” – fotografie e videoproiezioni di Salvatore Di Vilio. Dibattito sui luoghi del lavoro con Leggi il seguito di questo post »
lotta di diritto e speranza
Carissimo, ti mando questo mio post e chiedo se può essere pubblicato, dobbiamo movimentare quante più coscienze è possibile in una lotta di diritto e di speranza. _ GIOVANNI VENTRE
Cari amici comunitari, non avrei mai voluto scrivere questo post. I famosi tagli regionali, dopo la sanità si abbattono sui trasporti, verrà eliminato l 20% delle tratte, per la maggior parte nelle zone interne, tanto per cambiare.
Tra le cose da abolire è stata individuata la tratta ferroviaria Avellino Rocchetta Sant’Antonio. Eppure il gruppo In_loco_motivi in un anno ha dimostrato che è Possibile un uso paesologico e turistico della linea in questione, i numeri parlano chiaro. Ora mi appello a voi, Comunità Provvisoria deve essere capofila nelle manifestazioni di protesta che certamente metteremo i atto nelle prossime settimane. In primo luogo perché la ferrovia è un bene di tutti, in secondo luogo perché è e deve essere parte integrante del progetto del Parco dell’Irpinia d’Oriente. In questo senso insieme agli amici di In_loco_motivi avevamo approntato un progetto inerente allo sviluppo di un sistema turistico locale che andasse a svilupparsi proprio nei territori attraversati dalla linea ferroviaria, un progetto che tiene conto delle potenzialità dei territori attraversati e anche della mobilità turistica che si sta creando attorno al progetto In_loco_motivi.
Questo mio appello nasce dalla rabbia e dallo sconforto, ogni volta che si cerca di dare vita a qualcosa di interessante in questa terra puntualmente Leggi il seguito di questo post »
la prima recensione
Caro Franco ti ringrazio per il prezioso dono. “Cartoline dai morti” l’ho letto piangendo e ridendo, alla fine non riuscivo più ad ingoiare le parole,si fermavano in gola.è stata una lettura asfissiante.
“Cartoline dai morti” è un libro enorme, si mette in tasca la morte.
fabio nigro
Nonostante tutto, chiude per sempre l’Avellino Rocchetta Sant’Antonio
Sta per accadere quello che ormai da sempre si prospetta per l’Avellino Rocchetta Sant’Antonio: la sua completa soppressione.
A nulla è valsa una delle concrete esperienze di promozione territoriale dal basso e senza fondi pubblici che ha visto letteralmente rinascere a nuova vita il treno sulla più antica tratta irpina , come mezzo a servizio del turismo e della conoscenza del territorio.
Questa non è la posizione ufficiale di In Loco Motivi (la rete di associazioni composta da Osservatorio CGIL, Rosso Fisso, Irpinia Turismo, Irpinando ed Amici della Terra), è solo una sintesi , riportata, con un sofferente stato d’animo , dei documenti che si sono prodotti in questi ultimi mesi.
Pietro Mitrione, Maria Tolmina Ciriello, Valentina Corvigno, Giovanni Ventre, Agostino Della Gatta, e gli uomini e le donne di Amici della Terra Irpinia hanno tracciato un solco profondo e fertile nell’arido terreno sotto i piedi dei decisori politici e delle realtà istituzionali irpine.
Quel solco, potrebbe essere richiuso soffocando ogni germoglio che pure cominciava a fiorire.
E’ molto probabile che sulla questione più complessiva del sistema dei trasporti in Campania si aprirà un’altra vertenza significativa.
Chiederemo con la forza che ci hanno dato le migliaia di persone in questi mesi, di lasciare germogliare i frutti di In Loco Motivi e del Treno Irpino del Paesaggio e chiederemo quella solidarietà che l’Irpinia ha sempre dimostrato di garantire verso giuste, motivate e concrete cause. (Luca Battista) Leggi il seguito di questo post »
ELDA
la morte del mondo è qualcosa che ormai si tocca con mano, possiamo agitarci
quanto ci pare, l’unica vera via è ripensare, ripensarci come parte di un tutto
molto più importante e grande di noi.
oggi in rete c’era questa frase di elda. mi pare che possa essere assunta come manifesto della comunità provvisoria. elda conduce una vita eroica. secondo me è un modello a cui ogni comunitario dovrebbe guardare.
mi farebbe piacere che questa frase trovasse ascolto. c’è tanto fumo in giro, ma queste sono parole scritte da una persona che mi pare la sintesi perfetta tra giovanna d’arco e anna maria ortese, una grande combattente e una grande scrittrice.
armin
luci a caserta
‘Ofca di Caserta.
- Secondo evento della rassegna “Luci sulla CIttà” durante il quale sarà trattato, attraverso riflessioni multidisciplinari. “Il paese perduto”
- vernissage: 29 ottobre 2010. ore 18:30
- curatori: Raffaele Cutillo, Matteo De Simone
- con: Franco Arminio, Campania Felix, Luigi Caterino, Maria Clarelli, Bruno Cristillo, Raffaele Cutillo, Alessandro de Carolis, Matteo De Simone, Donatella Di Cicco, Augusto Farraiuolo, Giovanni Izzo, Ilaria Mauro, Alessandro Mendini, Pasquale Persico, Massimiliano Rendina, Francesco Rinaldi, Roberto Russo, Carmine Scialla, Giovanni Tariello
- patrocini: Comune di Caserta
- Provincia di Caserta
- Club Unesco Caserta
- :
- • Presentazione
- • Copertina video Intervista a Alessandro Mendini, a cura di Raffele Cutillo e Maria Clarelli
- • Reading di Franco Arminio
- • Video “Lezioni di paesologia” a cura di Franco Arminio
- • Dialogo Franco Arminio con Pasquale Persico
- • Video Asino rosso” di Giovanni Tariello
- • Dialogo Raffaele Cutillo con Massimiliano Rendina
- • Video “Slide show” di Donatella Di Cicco
- • Body performance “Ingredienti: farina, lievito, acqua, sale” di Ilaria Mauro •
- Concerto “Suoni per l’identità” di Campania Felix (Augusto Ferraiuolo con Alessandro de Carolis, Carmine Scialla)
- • Fotografia
- Luigi Caterino
- Bruno Cristillo
- Giovanni Izzo
- Francesco Rinaldi
- Roberto Russo
- • Pittura
- Giovanni Tariello
l’autismo delle istituzioni
dopo il tetto ieri ho scritto l’ennesimo articolo che oggi è uscito sul mattino. sempre oggi intervista per tg di irpinianews e poi un lungo speciale sempre dedicato alla vicenda sanitaria, ma con un occhio all’ospedale: bisogna parlar chiaro, per il formicoso è solo una questione di tempo….
sono stato pure a terzino e mercoledì penso di tornare a pustarza, insomma: se non è un sessantotto delle montagne io cerco almeno di tenere in piedi qualche forma di obiezione all’indecenza che ci circonda.
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Non voglio allarmare nessuno, ma è evidente che c’è poco da fidarsi dei poteri commissariali che dopo la sanità adesso sono tornati anche per i rifiuti. Leggi il seguito di questo post »
DONI COMUNITARI
UN COMUNITARIO STORICO ci fa un grande dono.
“Volevo avvisarti che dopo una settimana di ‘perfezionamenti’, sono pronto e capace di fare la TV via web se vi serve. Posso trasmettere in diretta se necessario ma mi serve una connessione internet. In differita posso trasmettere documentari, musica, podcast o qualsiasi altra cosa sia necessario. L’audio può essere mono o stereo. Naturalmente i mezzi li ho al momento solo io e se necessario posso impiantare una stazione trasmittente da qualsiasi angolo del mondo purchè sia possibile una connessione.
Sto attualmente sperimentando la diretta audio/video con ripresa da un telefonino in modo che chiunque può diventare ‘reporter’ se vuole.
Siamo i primi.
Ecco l’indirizzo provvisorio della televisione della Comunità Provvisoria: http://www.livestream.com/cp_tv/
Annuncialo agli altri se lo ritieni necessario (certamente n.d.r.), troveranno il monoscopio (e quando ho tempo all’inizio di ogni ora trasmetto
qualcosa per regolare i volumi e lo schermo). Avviso che per vederla a tutto schermo basta passare col mouse sul
Festival della Poesia dei Paesi del Mediterraneo – III edizione
Ha inizio il Festival della Poesia dei Paesi del Mediterraneo – III edizione, che si svolgerà in Campania da ottobre a giugno, con inizio il 29 ottobre a Bagnoli Irpino per proseguire il giorno dopo a Nusco con una riflessione sul terremoto, che vedrà protagoniste le scuole della provincia di Avellino. Il Festival ha tre anime: una locale, con attenzione alla poesia della provincia, una nazionale, e quindi una mediterranea, con un omaggio alla produzione letteraria portoghese, spagnola e francese del Novecento. Quest’anno, si darà anche molto spazio al tema della poesia irpina, del terremoto e delle sue trasformazioni, al tema della poesia per l’unità d’Italia, alla questione della discriminazione della poesia del Sud dalla storia nazionale. Un altro aspetto importante è il recupero della figura di Giuseppe Marotta alla sua città Avellino, alla presenza del figlio del grande scrittore Luigi, che parteciperà alle manifestazioni del Festival.
Invitando gli amici della Comunità Provvisoria, trasmettiamo in allegato il programma intero e una parte dell’introduzione del Catalogo da lunedì in distribuzione.
Paolo Saggese e Giuseppe Iuliano
scarica il programma Festival della Poesia (III edizione)
L’ultima notte
un ‘amore interrotto’
prendo in prestito alcune parole e sentimenti
di Alda Merini
…..avevo bisogno di sentimenti,di parole,
di parole scelte sapientemente
di fiori detti pensieri
di rose dette presenze
di sogni che abitano gli alberi
piccoli paesi e grandi uomini
di canzoni semplici che fanno danzare le statue
di stelle che mormorino all’orecchio degli amanti
e di brezze che sconvolgono le teste
di quelli che amano amare…
avevo bisogno di poesia
…..la magia che brucia la pesantezza
ed i cattivi umori
la freddezza
delle parole che sanno diventare cattive
nell’offesa
e la tristezza e la solitudine degli uomini
che potesse risvegliare le emozioni
e dare colori,odori e sapori nuovi
alle cose,alle idee,ai sentimenti e alle passioni
ma sopratutto agli uomini
….mi avevo sopravvalutato impoverendomi
dei saperi personali
pensando che bastasse
dichiararli ‘comunitari e provvisori’
avevo puntato tutto
sull’umano,troppo umano
a rischio
in nome dell’amicizia …
….ora ho paura anche delle parole
sopratutto quando hanno ancora voglia
di raccontare i sogni e le speranze
di una terra e di uomini che amo
con “abundantiam cordis….. donec ac cadaver”
e non mi basta neanche dare retta ad Eschilo che scrive:
“…io parlo per coloro che sanno
e taccio per coloro che non sanno…”
non parlo e basta!
…ma sono felice della vostra felicità
Se per felicità si intede “eudaimonia”
…..armonia dei ‘demoni’ che ci hanno sopraffatto
negli utimi tempi!
Sappiate comunque che vi voglio ‘bene’
e che voglio il vostro bene!
… in fondo una anno non è ……per sempre!
mauro orlando
per michele d’ambrosio
Mi sentivo spesso al telefono con Michele. Era per parlare
dell’Irpinia o per invitarlo a qualche evento culturale che
organizzavo. Poteva essere a Bisaccia o a Cairano, lui c’era sempre.
L’ultima volta l’ho visto proprio a Cairano. Nel nostro rapporto si
era fatta strada una vena d’affetto e di stima reciproca. Non era
stato così nel passato: ricordo un faccia a faccia nella sezione ds
di Paternopoli, ricordo la mia irruenza nel cercare di strapparlo alla
rigida armatura in cui aveva imprigionato la sua intelligenza. Molti
parleranno in questi giorni delle sue virtù e dei suoi vizi di uomo
politico. A me piace ricordarlo con un testo scritto molti anni fa in
cui lo ritraevo per come mi aveva colpito nei comizi e negli
interventi in sezione. D’Ambrosio aveva una lingua, aveva una musica
che nessun altro aveva e nessun altro ha.
L’Irpinia ha un glorioso attore classico e non lo sa. Si chiama Michele D’Ambrosio e attualmente lo si può vedere e ascoltare nel suo generoso tour provinciale per presentare la mozione di sinistra del suo partito. Ma in realtà si tratta d’altro. Una performance altissima, degna di un artista shakespeariano, o del teatro beckettiano: immaginate una cosa come “L’ultimo nastro di Michele”. Peccato che dove si esibisce D’Ambrosio nessuno spenga le luci per creare l’atmosfera adatta. E ovviamente intorno non ci deve essere niente, né prefatori, né accompagnatori. Un palcoscenico spoglio. Una sedia. La sua faccia. I gesti delle sue mani. In lui c’è qualcosa di caravaggesco. Sembra ispirato dai moralisti ispanici del seicento e dai vecchi padri del deserto.
Il teatro di D’Ambrosio è così forte che richiede spettatori molto sensibili e non la gente sospettosa e posticcia che segue le vicende della politica. Ci vorrebbe un bagno nello spirito della tragedia greca per rivitalizzare le sezioni diessine dove il nostro è costretto ad esibirsi per combattere contro gli anticomunisti che vorrebbero cacciarlo. In realtà la politica per D’Ambrosio è una vocazione metafisica, dove non ci sono cose e persone, ma grumi di pensiero da sciogliere nella sua fiera eloquenza. Lui non ha fatto piantare alberi, né costruire palazzi. Non ha commesso alcuna delle nefandezze di cui si sono macchiati quelli che continua ad avversare nei suoi monologhi, dove c’è un sentore lirico e spartano e non quel viluppo di meschinità e opportunismi a cui ci hanno abituato i politici dell’ultima ora. Quelli che recitano intorno a lui sembrano esistere molto a sproposito, tesi a spiegare l’afflizione delle loro tesi.
Se davvero la politica è un teatrino, bisogna andare a sentire gli attori migliori. La luccicosa bava di capre che disegnano per noi poli e ulivi non può in alcun modo costituire salvezza in questa Pompei della democrazia. E così, mentre da ogni parte calano le ceneri, può essere utile ascoltare il nostro Abramo. In piedi o seduto, lui resta sempre al suo posto, lontano dall’ambulatoria demenza dei nostri giorni.
oggi il tatto, domani il tetto
bell’incontro ravvicinato questa sera al castello di grottaminarda. eravamo in tanti e tutti animati da volontà varie ma buone. non siamo riusciti a prendere decisioni particolari, ma c’era molta vicinanza e voglia di ritrovare un cuore comune.
da domani si riparte. c’è l’incontro alla fornace di sant’andrea e poi l’appuntamento sul tetto dell’ospedale di bisaccia. Come detto tante volte, non si tratta di difendere ospedali che non hanno mai ben funzionato, ma reclamare i servizi minimi, a partire dalla rete dell’emergenza che da noi è a livelli non degni di un paese civile.
staremo lì tutta la notte per parlare davanti alla telecamera di michele citoni. l’idea è di realizzare un documentario: titolo provvisorio, UNA NOTTE SUL TETTO.
armin e citon
p.s
non dovrebbe fare freddo, ma non venite con vestiti leggeri.
ci sono cinque brande e perfino una stufa
ELOGIO DEL CORPO
le fatiche di questi mesi a lottare insieme a gente che ha la stessa mentalità delle persone che combatto
hanno aperto un varco al virus. oggi il corpo duole, ma è in giorni come questi che va reso omaggio al fragile vascello che ci conduce….
1.
Il corpo sa tutto o quasi
Il corpo conosce l’acqua perché la beve
conosce l’aria perché la respira
il corpo conosce i baci che dà e riceve.
Molta fatica fa con le parole
che ascolta o dice,
lì si confonde
tra linfa e parassita, tra la chioma
e la radice.
2.
Ci sono persone che abitano il loro corpo
da padroni, altri, come me,
spesso ne hanno timore, spesso restano
fuori dalla vasta ragnatela delle vene
perché l’anima di solito è indegna
del corpo a cui appartiene.
per domani, rimandando i commenti a domani
“Le offese le riceviamo da chi dovrebbe esserci vicino” … domani pomeriggio spero parleremo anche dello stato d’animo ‘infelice’ di numerosi, ormai, comunitari… Scrivo alcuni pensieri che …
RACCOLGO le osservazioni fattemi e le telefonate ricevute; lo scritto non ha dignità di POST; l’ho messo quindi come commento. _ a domani
rigas
leggete, domani a grotta decidiamo se aderisce anche la comunità provvisoria.
mi raccomando la puntualità: si comincia alle 16.00
Lo scorso 5 giugno diverse realtà e soggetti in rappresentanza di comitati, associazioni, sindacati, reti sociali di tutto il paese, si sono incontrati a Roma per discutere di come affrontare in Italia quella che è stata definita la più grave minaccia per l’umanità: i cambiamenti climatici. Da qui è nato un percorso per la costituzione della “Rete italiana per la giustizia ambientale e sociale”. Leggi il seguito di questo post »
Dalla Daunia con furore…
di Sergio Gioia
Sabato 9 ottobre si è tenuto il primo stage di paesologia della Comunità Provvisoria. È trascorsa una settimana e dopo tanto tempo non so se tenere un registro ironico o freddo di questo resoconto. Aggiungo che scrivo da Napoli, dove provo sentimenti e sensazioni un po’ diversi da quelli che provo quando sto in Irpinia, relativamente agli stessi fenomeni. Scrivo perché sollecitato a farlo da Franco: potrei comunque declinare cortesemente l’invito ma mi sento di non dover venir meno a quello che ormai non è più per me un impegno solitario, ma un qualcosa che mi fa sentire “sulla stessa barca” con tante altre persone che ho conosciuto in questi tre anni di esperienze comuni.
LA DEMOCRAZIA SPRANGATA
metto qui un pezzo scritto a caldo e uscito ieri sul mattino. è un commento a quello che era da poco accaduto a napoli. ieri i sindaci della nostra zona si sono riuniti e ancora non sono riusciti a organizzare una risposta forte. capisco che non è facile sia per loro che per i cittadini. io penso che si fanno tante dichiarazioni ma poi nessuno vuole perdere niente, tutti vorremmo combattere a costo zero…..
ricordo agli amici della cp i due prossimi appuntamenti: venerdì alle 16.00 al castello di grottaminarda e sabato alle 19.00 a bisaccia: cena comunitaria e poi notte sul tetto dell’ospedale per parlare di tutto quello di cui si può parlare in una lunga notte davanti alla telecamera di michele citoni.
armin
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Il presidente Caldoro nemmeno questa volta ha accettato di parlare coi sindaci. Per me adesso sarebbe troppo facile dire che ho avuto ragione nel sostenere che questa seconda spedizione verso Napoli sarebbe stata inutile. Ho cercato in tutti i modi di dissuadere il mio sindaco, ma adesso non è il momento di fare polemiche tra di noi ed è chiaro che a questo punto la vicenda degli ospedali diventa quasi un dettaglio. È la seconda volta che Caldoro non si prende il fastidio di mandare un fax per dire una cosa semplice semplice: signori, il piano non si cambia e non intendo ricevere nessuno. Sarebbe stata una cosa sgradevole, ma sarebbe stata una scelta politica, in qualche modo lecita. E invece siamo davanti a una vera e propria fuga dalla realtà. Benissimo, allora vadano avanti con l’allucinazione di scelte difese come se fossero le tavole della legge. Trovino i soldi per allestire i servizi alternativi e ci facciano vedere se sanno attuare le cose previste. Chiediamo almeno la decenza che lo scambio tra la sanità finta che abbiamo e quella miserabile che avremo avvenga in contemporanea. Poi, se un giorno dovessimo accorgerci di avere finalmente una sanità decente, dovremo riconoscere di aver sbagliato, di aver combattuto una battaglia che si doveva fare nel secolo scorso.
Procedano i solerti commissari, hanno il diritto e il dovere di riorganizzare la sanità. Sono passati tre mesi da quando il piano è stato approvato. Perché la fase attuativa non è ancora iniziata? Procedano pure con la loro foga di chiudere, portino su un vassoio d’argento al vampiro Tremonti la testa mozzata dei nostri ospedali, il guadagno è davvero misera cosa rispetto alla figuraccia rimediata in questi mesi e in questi giorni. La democrazia sprangata: è questo lo scandalo. Quello che si farà o non si farà per la sanità in Irpinia d’oriente sarà comunque inaffidabile perché i cittadini e i sindaci non hanno alcun motivo per avere fiducia in Caldoro. A questo punto quella tenda sul tetto dell’ospedale non è più in Campania, non c’è bisogno di referendum e dichiarazioni, di fatto siamo già altrove. Parafrasando un grande poeta potremmo dire: siamo giunti alla disperazione senza sgomento, scendiamo, buon proseguimento. Detto altrimenti: sciopero generale e dimissioni di tutti i sindaci, per provare almeno a costruire l’Irpinia, visto che la Campania non c’è, e anche per dire che chi governa dovrebbe avere almeno un poco di buona educazione.
E speriamo che la protesta serva almeno a far capire fuori dalla nostra provincia che in questo contesto l’idea di fare una discarica sul Formicoso scatenerebbe la guerra civile.
Per fare una poesia
per fare una poesia
c’è sempre da scrivere un’altra cosa,
quella che abbiamo visto
non è mai la rosa.
per fare una poesia
il mondo ti deve cadere in bocca,
la lingua lo rovista e non lo tocca.
per fare una poesia
devi sentirti come un’anguilla
sull’autostrada, non è la letteratura
e le sue trame, è il lampo di luce
che la distingue dal catrame.
per fare una poesia
devi mirare
il centro della terra,
lì dove non potrà mai arrivare
il colpo di un fucile,
la carta di una caramella.
per fare una poesia
non ci vuole niente
ma proprio niente,
nessuna idea
nessuno sforzo,
basta che abbiate un corpo
uno solo, ma che non sia vostro.
Franco Arminio da IL PRIMO AMORE
Non “un addio” ma “un arrivederci e……grazie”!!
Caro amici irpini , comunitari e provvisori.
Nel prescrivermi un “anno sabbatico” di distinzione e di distanza dalla esperienza nella “Comunità provvisoria” della ‘prima…seconda e terza ora’…..prima di tutto voglio esternarvi il mio naturale ed umano “affetto” maturato nei tanti incontri che abbiamo avuto e insieme il “rispetto” per il vostro impegno nelle iniziative ristrette ,allargate e pubbliche pensate e praticate per “abundantiam cordis” (per eccesso d’amore) per la nostra bella e cara terra d’Irpinia.Sono non a caso due sentimenti distinti ma essenziali nella originale esperienza culturale politica che abbiamo intrapresa nella nostra ,ainoi , non più giovane età e vita sentimentale,mentale e politica. E’ stato il “sentimento” ,non necessariamente contrapposto alla “ragione”, la peculiarità e l’anima di questa nuova esigenza di cultura politica che ci ha piacevolmente trascinato in questa straordinaria esperienza esistenziale,culturale e sociale .
uno sciopero per stare insieme
mi piacerebbe che a novembre ci fosse uno sciopero generale dell’irpinia, mi piacerebbe vedere il corso del capoluogo riempito di trentamila persone. le comunità devono ritrovarsi e unirsi ad altre comunità. non c’è altra strada. mi piacerebbe che la comunità provvisoria fosse il lievito di questa iniziativa. a mio parere questo è un momento per osare cose che da noi sono sempre state inimmaginabili. l’irpinia non c’è e non c’è mai stata. forse possiamo costruirla in momenti difficili come questi.
armin
dal volontariato all’impresa culturale
Sabato 16 ottobre 2010 _ ex Fornace di Sant’Andrea di Conza / / / Colori d’Autunno : Nuova stagione di seminagione culturale / Mostra di pittura del maestro armeno Khachik Abrahamyan / Contributo al dibattito
Divido questa mia riflessione in cinque parti con l’impegno a non superare i dieci minuti, correndo vari rischi di incompletezza, approssimazione ed oscurità.
- 1. Una premessa di carattere generica sull’impresa culturale in Italia e, più nello specifico, a Sant’Andrea
- 2. L’arte contemporanea. Significati generali ed ambizioni
- 3. L’arte contemporanea degli artisti armeni
- 4. Il valore didattico e formativo per i giovani di eventi artistici di questo tipo
- 5. Conclusioni provvisorie
Una premessa sull’impresa culturale in Italia e a Sant’Andrea
In un’intervista a Radio3 Rai di giovedì scorso, Walter Santagata, grande esperto di politiche culturali ed autore tra l’altro di testi come Patrimonio culturale e cultura materiale,commentava, con non celato rammarico, la grave affermazione del Ministro Tremonti “la cultura non si mangia”, con la quale quest’ultimo ha liquidato le pur tardive proteste del Ministro Bondi ai tagli alla cultura.
Santagata ha dovuto, invece, ricordare che in Italia lavorano nel settore culturale ben 2 milioni ed 800 mila persone: dai musei, al design, dalla pubblicità al software, dalle mostre all’industria editoriale, dal teatro al cinema e così via, senza parlare di Scuola, Università e ricerca.
Penso che questo dato da solo possa mettere fine alla stucchevole riproposizione, nel terzo millennio, del carmina non dant panem di medievale memoria.
Al contrario, tutto spinge a dire che un significativo elemento della crisi italiana, economica ma soprattutto morale, consiste proprio nell’incapacità di trasformare tutto ciò che chiamiamo genericamente cultura in risorsa: eppure è a tutti noto che da solo, il patrimonio museale dell’Italia corrisponde ad oltre la metà dell’intero patrimonio mondiale: e noi continuiamo a non avere una visione adeguata per utilizzarlo!
A tal riguardo, ho spesso dovuto richiamare la mia personale esperienza in Irlanda, nell’ormai lontano 1993, allorquando ad un gruppo di insegnanti italiani e spagnoli, gli irlandesi presentarono un sito archeologico con Leggi il seguito di questo post »
IL SESSANTOTTO DELLE MONTAGNE
quando ho iniziato la battaglia per la sanità mi era ben chiaro che era la parte che stava per il tutto.
dopo quello che è successo oggi a napoli si apre uno scenario completamente diverso. caldoro governa dal satellite…
a questo punto la comunità provvisoria non può nascondersi.
armin
venerdi a grottaminarda
venerdì 22 ottobre alle ore 16.00 (puntuali perchè alle 18,30 chiude il castello) la comunità provvisoria si ritrova nel castello di grottaminarda. la riunione è aperta a chi è sempre qui, a chi si affaccia ogni tanto, a chi non si affaccia più, a chi vuole conoscerci meglio, a chi non ci conosce affatto.
i parlamenti verteranno su 3+1 punti: 1. riorganizzazione del blog /// 2. avvio del lavoro per fare cairano7x, edizione 2011 /// 3. partecipazione alle attività in corso : sant’andrea di conza /// 4. sanità irpinia
Alla luce dell’esperienza maturata negli ultimi mesi invitiamo gli amici comunitari a esprimere la loro adesione all’iniziativa o un eventuale dissenso. Chi è impossibilitato a venire può postare nella colonna dei commenti le sue osservazioni sui punti in oggetto. Si raccomanda la puntualità! ___ C.P.
tutti sogniamo
Dall’incontro di presentazione “Colori d’Autunno” / 16 ottobre 2010 presso la Fornace di S. Andrea di Conza _ di ANNA FIERRO
E’ stato piacevole e costruttivo ascoltare gli interventi dei vari relatori a quest’incontro di presentazione dell’iniziativa “Colori d’Autunno” finalizzato anche all’esposizione dei lavori del pittore armeno Khachik Abrahamyan.
Inevitabilmente il tema si è incentrato sulla nostra realtà territoriale, sulla disgregazione culturale che vive e sulla necessità di avvicinare le giovani generazioni, gli studenti, i ragazzi ma anche gli adulti, ad iniziative volte all’apprezzamento e alla valorizzazione del nostro patrimonio culturale, paesaggistico, letterario, architettonico ed enogastronomico.
Un dirigente scolastico ha sottolineato che la nostra presenza in quel luogo fosse un segno positivo di ripresa del Sogno da parte degli irpini.
Sogno, questo termine ha suscitato in me l’esigenza, quasi un impeto, ad intervenire per rimarcare il concetto secondo mio modestissimo avviso, alla base dell’esistenza.
Tutti sogniamo nel senso di desiderare ardentemente qualcosa, Leggi il seguito di questo post »
















