IRPINIA, DONNE ARMENE e COLORI d’AUTUNNO
IRPINIA, DONNE ARMENE e COLORI d’AUTUNNO – - – - – - -_ di Gianni Marino
Quando - sabato sera 16 ottobre - sono entrato nella ex Fornace di Sant’Andrea di Conza per partecipare alla presentazione del programma ‘Colori d’Autunno’, una serie di appuntamenti culturali promossi da una giovanissima Amministrazione comunale (il sindaco ha meno di 30 anni) non ho potuto fare a meno di ammirare sia la struttura che ci ospitava, una vecchia fornace di laterizi, recuperata come esempio di archeologia industriale, sia la mostra del maestro armeno Khachik Abrahamyan: lungo le pareti di mattone erano – infatti - esposti ritratti intensi e fanstastici di donne armene dai colori e forme affascinati, cariche di bellezza.
L’iniziativa promossa da Comune è stata progettata come un esperimento ai primi passi. Essa tenta di far dialogare, travalicando il localismo, e tenta di mettere insieme le forze intellettuali che abitano ancora i piccoli paesi. L’obiettivo di questo ‘esperimento collettivo di rianimazione culturale’ è ‘produrre nuove relazioni’ e ‘nuove idee’ per riabitare i piccoli paesi.
Nel discutere con Angelo Verderosa, architetto e principale animatore dell’iniziativa, non riuscivo a nascondergli lo spiazzamento che provavo, anche perché ero stato invitato a discutere – come responsabile dell’Archivio Storico della CGIL di Avellino – di un tema che francamente ad una lettura molto superficiale mi sembrava solo suggestivo: Irpinia/Armenia. L’Irpinia la conosciamo fin troppo bene: grazie anche l’opera di tanti e per viverci e per essere residenti forse anche prima di nascere. Sono in atto profondi processi di disgregazione che sulle zone più povere hanno effetti devastanti . Nella marginalità e nella periferia la solitudine sociale o la trasformazione in non-luogo è quanto di peggio possa capitare. Contro tale declino solo nuovi soggetti possono contraporre nuove idee. Il rapporto fra generazioni diventa cruciale ma occorre individuare nuovi soggetti: i giovani certamente ma anche le donne.
“La speranza è che con la cultura, con l’arte, con la bellezza, partendo dalla consapevolezza della storia e delle risorse locali –in primis la terra e il territorio- questi nuovi soggetti possano incontrarsi e a ragionare in modo nuovo, per dare autosostenibilita’ a processi non solo culturali ma anche di produzione economica.”
Di fronte a tale ambizioso progetto, non potevo non ricordare quando – verso la metà degli anni settanta – Sant’Andrea divenne per tanti giovani dell’Alta Irpinia un punto di riferimento per la sua attività culturale (teatro soprattutto, ad es. Bruno Cirino).
Ho ricordato così le tavole disegnate da Staino su Sant’Andrea subito dopo il terremoto e pubblicate su Linus e su come il grande disegnatore sapeva cogliere la vivacità culturale di quel piccolo paese (non senza il rimpianto di ricordare Giorgio Gabriele protagonista di quella stagione di speranza, o come si diceva allora di ricostruzione e sviluppo). La domanda più sentita lungo tutto il dibattito: “E’ possibile una grande vita in un piccolo paese?”
Qualcuno ha azzardato una risposta che era un’altra domanda: come fare per ridurre lo scarto di futuro che distingue un giovane dei nostri paesi da uno che vive a Parigi. La parola più usata durante tutta la discussione è stata: sogno, a dimostrazione che essa conserva un valore irrudicibile a cui molti ancora credono.
Durante il dibattito non riuscivo a distogliere lo sguardo dai ritratti esposti. Donne armene.
E ripensavo a quel poco che sapevo di loro: qualche film, qualche libro. E mi è ritornata in mente l’intervista di una scrittrice armena Antonia Arslan autrice del libro “La masseria delle allodole”. Sono andato a rileggere l’intervista rilasciata a L’UNITA’: A lla domanda: ‘come descriverebbe il carattere del popolo armeno’, lei rispondeva: “ Nell’antichità gli armeni erano contadini, poi diventarono artigiani e commercianti. Ho descritto il loro carattere come “mite e fantasticante”: sono sempre state persone dolci ed educate, caratterizzate da una loro ingenuità, intesa come spontaneità di cuore. Hanno un forte senso della famiglia, una famiglia allargata che comprende gli anziani e i vicini. Non una famiglia patriarcale, però, perché le donne non hanno mai subito la figura del “padre padrone”. All’inizio del Novecento erano moltissime le donne armene che si diplomavano nelle scuole superiori, segno di un’emancipazione femminile che equivaleva all’alta considerazione in cui erano tenute nella società. Ancora il giornalista chiedeva: “le donne sono quelle che anche nel suo libro si oppongono alla brutalità della guerra e del genocidio con la loro capacità di conservare la vita, nonostante gli orrori della storia…”
La scrittrice rispondeva : “mi piacerebbe che questo emergesse come il messaggio centrale del romanzo. Nonostante tutto, le donne armene hanno saputo tenere duro, senza arrendersi di fronte alle immani difficoltà che si sono trovate ad affrontare, all’improvviso e senza aiuti dall’esterno. Lo hanno fatto con l’amore di cui si sono manifestate capaci, ma anche con l’astuzia, con la furbizia, mettendo insieme i fili e intrecciandoli tra loro, fino a far comparire, con la pazienza, il disegno del tappeto, per usare una metafora femminile come quella della tessitura e del ricamo. Le donne armene sono da sempre abilissime ricamatrici: nell’arte del ricamo si è espressa per secoli la loro creatività, attraverso l’originalità e, ancora una volta, la pazienza.”
Ecco credo proprio che l’Irpinia abbia veramente bisogno di ritrovare le sue radici armene.
E a Sant’Andrea di Conza, una sera di sabato, si respirava speranza.
COLORI d’AUTUNNO, gli interventi finora pubblicati : http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/colori-dautunno-a-santandrea-di-conza/contributi-al-dibattito-e-rassegna-stampa/
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- Ringrazio Gianni Marino per il contributo culturale dato nella giornata del 16 ottobre a Sant’Andrea di Conza e per il testo di sintesi qui pubblicato.
Ringrazio tutti i relatori che mi hanno inviato i testi degli interventi tenuti a Sant’Andrea di Conza. Invito i lettori del Blog a leggerli e a commentarli
testo di Gerardo Vespucci http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/10/19/dal-volontariato-allimpresa-culturale/ + http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/colori-dautunno-a-santandrea-di-conza/contributi-al-dibattito-e-rassegna-stampa/di-gerardo-vespucci/
testo di Anna Fierro http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/colori-dautunno-a-santandrea-di-conza/contributi-al-dibattito-e-rassegna-stampa/di-anna-fierro/
testo di Vincenzo Castaldo http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/colori-dautunno-a-santandrea-di-conza/contributi-al-dibattito-e-rassegna-stampa/fabbriche-dismesse-officine-di-idee/
testo di Micaela Passalacqua http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/colori-dautunno-a-santandrea-di-conza/contributi-al-dibattito-e-rassegna-stampa/di-micaela-passalacqua/
testo di Antonella Garzilli http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/colori-dautunno-a-santandrea-di-conza/contributi-al-dibattito-e-rassegna-stampa/di-antonella-garzilli/
testo di Antonio Iannece http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/colori-dautunno-a-santandrea-di-conza/contributi-al-dibattito-e-rassegna-stampa/di-antonio-iannece/
testo di Luca Gibello http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/colori-dautunno-a-santandrea-di-conza/contributi-al-dibattito-e-rassegna-stampa/di-luca-gibello/
testi di Angelo Verderosa http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/10/16/oggi-incontro-comunitario-a-santandrea-di-conza/ http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/09/22/autunno-a-santandrea-di-conza/
verderosa
8 novembre 2010 alle 8:53 am
la doppia scelta di eliminare ogni filtro e consentire la rimozione ad opera dell’autore del post è quanto di più sensato e corretto si potesse immaginare. complimenti all’amministratore!
sergio gioia
8 novembre 2010 alle 1:44 pm
ieri sera ho ricevuto una gradita telefonata nella quale mi è stato spiegato in modo provvisoriamente chiaro e comprensibile cosa significa aver rimosso i filtri anti spam ed anche cosa volesse dire il carissimo autore del commento dell’8/11/2010 ore 1.44 pm…
In tal modo ognuno si gestisce l’etica della responsabilità delle scelte soggettive ed arbitrarie di impaginare commenti al post di cui si dichiara postatore.
In tal modo la discrezionalità ed il buon senso si trasformano in becero arbitrio, soggettivismo di giudizio, si ritorna alle pagelline della scuola elementare in base alle quali si veniva promosso bocciato in base al comportamento ed alla sottomissione piuttosto che in base al merito ed alla qualità, alla volontà, alle potenzialità espresse.
Questo, direbbe un noto semiologo, è OSCURANTISMO RETRO GRADO ANTIDEMOCRATICO.
COMPLIMENTI A CHI HA FINALMENTE STANATO I COLPEVOLI RETROGRADI PROTAGONISTI DELLì’OSCURANTISMO MEDIATICO RESPONSABILI IRRESPONSABILMENTE DEI CONTENUTI E DEL TONO VERBALE DEI POST DI CUI SI DICHIARANO POSTATORI
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ROCCO QUAGLIARIELLO
aruspice roccioso
9 novembre 2010 alle 10:42 am