COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Archivio per dicembre 2010

auguri

sempre 365 giorni sono e sempre c’è febbraio e luglio e c’è il lunedì e il sabato

e adesso c’è pure la comunità….

auguriamoci almeno una ventina di giorni belli, sparsi, provvisori, innocenti…

 

Scritto da Arminio

31 dicembre 2010 alle 8:32 pm

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… il viaggio riparte dalla ‘radura-fonte ‘ di Caposele

 di Mauro Orlando

“han bevuto profondamente ai fonti alpestri

sì che sapor d’acqua natia  rimanga nei cor esuli a conforto”

Heidegger  nel riproporci  la necessità del “viaggio” nella vita esistenziale ed individuale  delle persone  consigliava allo ‘sguardo filosofico’ la capacità di riconoscere nel proprio cammino  i “wermarken”  ….”i segnavie”. Essi sono i segni,le traccce, indicazioni posti lungo il cammino o un sentiero ,che servono per chi intende seguirlo,a riconoscerlo……  nel bosco -mondo  che ci ospita ,crea ‘pene’, ci affscina ……Anche quando viaggia nel mondo, il viaggiatore conserva tale tendenza ad abbottonarsi bene il pastrano e ad alzarsi il bavero, quasi a portare una difesa fra sé e le cose.

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Scritto da mercuzio

30 dicembre 2010 alle 8:04 am

Pubblicato in Mauro Orlando

l’arte del ’900 nella fornace

di VINCENZO CASTALDO     _    _     _  La pittura contemporanea non deve essere catalogata e descritta con astrusi artifizi perché è il prodotto di espressioni personali e può essere manifestata dallo spirito più semplice. È questo il senso della mostra «Frammenti d’Arte», inaugurata da Carlo Massimo Franchi nell’ex Fornace di laterizi a Sant’Andrea di Conza. La collettiva d’arte, rientrante nell’ambito della rassegna culturale di idee e progetti «Colori d’Autunno», promossa da Angelo Verderosa, l’amministrazione comunale e il portale web «IrpiniaTurismo», raggruppa un’ampia selezione di dipinti di pittori contemporanei che, con il loro genio artistico, hanno dato lustro all’arte italiana nel corso degli ultimi decenni. Renato Guttuso, Ezio Farinelli, Salvador Dalì, Francesca Giacomazzi, Angelo Dionigi Fornaciari, Athos Faccincani, Romano Mussolini, Michele La Sala e Romano Buratti sono solo alcuni degli artisti presenti in mostra, le cui opere, come spiegano i curatori, «vogliono rappresentare le tante tessere di un mosaico – per questo ”frammenti d’arte” – pronto ad accogliere i visitatori alla scoperta della bellezza della pittura contemporanea e delle emozioni che essa trasmette».

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a monteverde, domani 29

La polvere e la luna _  Un libro e uno spettacolo sul terremoto / di Paolo Saggese                                                                                     

All’interno del Festival della Poesia dei Paesi del Mediterraneo, che è in corso di svolgimento, sarà dedicato uno spazio particolare alla commemorazione del trentennale del sisma dell’80 secondo il programma che segue: il recital “La polvere e la luna: i poeti del 23 novembre”, Tratto dal libro omonimo a cura di Paolo Saggese (Delta 3 edizioni, 2010), della compagnia teatrale Xoana sarà proposto il 29 dicembre, a partire dalle ore 17.00, a Monteverde, presso la Sala Polivalente.

 Ecco il programma nello specifico:

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Scritto da A_ve

28 dicembre 2010 alle 7:57 pm

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77 ALAIA per l’IRPINIA

di GIOVANNI VENTRE  (27.12.2010)

Leggo che il signor Salvatore Alaia, sindaco di Sperone, paese della Bassa Irpinia, sta attuando a Roma, in Piazza del Quirinale uno sciopero della fame contro le chiusure della giunta Caldoro in riferimento al piano ospedaliero, leggo anche che ieri lo stesso alle 14.30 ha avuto un malore ed in ambulanza è stato trasportato all’ospedale San Giovanni, dove dopo due ore è stato dimesso ed è ritornato alla protesta. Ora mi chiedo, è costui un idiota o un eroe ??? Visto che i sindaci delle comunità interessate se ne stanno al caldo, mentre il prode di Sperone, che abita e vive in pianura, ai confini con Napoli sta mettendo in atto questa sensatissima protesta senza che alcuno si degni di lui ??? E noi comunitari che facciamo ??? Parliamo, scriviamo o per un giorno andiamo a dare man forte a questo sindaco eroe che di fatto sta rompendo la monotonia dei sindaci fantoccio buoni solo a chiedere il voto e poi amministrare nella più assoluta logica clientelare e senza mai mordere la mano al “padrone” che li ha fatti sedere su quella poltrona??? Io credo carissimi che dobbiamo dare un segnale e questa è l’occasione giusta per farlo. Franco ed Angelo, siete l’anima di questa comunità, organizzate una escursione di solidarietà al sindaco uomo, non fantoccio, non allineato, non schiavo dei padroni che da sempre sono abituati a comandare e ad ingrassare a danno di un popolo che ormai è di fatto avulso ad ogni segnale. Il 30 si potrebbe andare a Roma e trascorrere la mattinata assieme al signor Salvatore Alaia, in modo che anche lui abbia una spalla su cui piangere la sua delusione. Se ci fossero altri dieci sindaci così sono certo che vivremo un’altra Irpinia. A proposito io ho una macchina 7 posti. Facciamo il pieno e di buon mattino partiamo per questa sacrosanta crociata.  Resto in attesa di una risposta e vi abbraccio con affetto.

questo testo mi era stato inviato da Giovanni Ventre l’altro ieri; non mi sono collegato al blog in questi ultimi giorni, pertanto chiedo scusa per il ritardo con il quale viene postato _ a.v. 28.12.2010 h.19.30

Scritto da A_ve

28 dicembre 2010 alle 7:31 pm

il pungitopo – ruscio

di Franca Molinaro _  IL Pungitopo – Ruscio

Chi ama passeggiare per boschi e valloni conosce perfettamente quelle fitte ai polpacci causate dalle spine del pungitopo. I querceti asciutti sono l’habitat preferito da questa piccola pianta spinosa che si abbina ad asparagi, muschi, licheni e tante altre forme di vita. In effetti, pochi tipi di bosco sono ricchi di vita come i querceti perchè, l’aperta cupola delle querce consente alla luce di penetrare il suolo e le foglie marciscono in fretta dopo la caduta formando un soffice humus nutriente per la vegetazione più piccola. Tali condizioni consentono la vita di una grande abbondanza di specie vegetali e animali. Tra le più strane e inconfondibili piante da sottobosco, nella nostra flora, troviamo il Ruscus aculeatus, della famiglia delle Liliaceae. Si tratta di un piccolo sempreverde con rizoma robusto provvisto di radici nella parte inferiore. I fusti, originati agli apici del rizoma, sono alti fino a 60 centimetri, hanno la porzione basale lignificata, la porzione terminale rigida e solcata, ramificata nella parte aerea. La pianta è munita di cladodi, rametti a forma di foglia terminanti con una spina pungente. Le foglie vere sono minute e sono inserite nella pagina superiore dei cladodi. I fiori maschili e quelli femminili si trovano su rami diversi, sono di colore verdastro ma di forma differente. Se i fiori femminili vengono impollinati si sviluppa il frutto, una bacca rossa  contenente il seme.

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Scritto da A_ve

28 dicembre 2010 alle 4:22 pm

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Museo dell’aria

facciamo le cose e poi ce le scordiamo, va bene anche così….

a cairano c’è anche questo e il giorno della befana potremmo vederci lì….

ne parliamo domani a materdomini, i parlamenti comunitari iniziano alle 15.30 presso il ristorante settebello

****

La prima realizzazione di Cairano 7x è il Museo dell’aria. Ha sede sulla rupe, sulla nuca del meteorite che spunta nella valle dell’Ofanto, tra il Formicoso e la sella di Conza. Il museo non ha arredi, non ha custodi. Per istituirlo ci siamo avvalsi unicamente della nostra immaginazione. Ci sono tanti musei in giro, spesso sono inutili. Non esisteva un Museo dell’aria, un luogo cioè dove le persone possono andare non per vedere qualcosa ma semplicemente per sentire che la nostra vita si svolge nell’aria e che non c’è niente al mondo che sia più importante dell’aria

Questo museo non appartiene allo Stato e neppure ai privati. Appartiene a chi sa stare all’aperto, a chi sa di essere una piccola parte di questo vorticare perenne a cui stanno appese le piccole scene della nostra vita e di quella degli altri. L’aria è una bestia colossale e generosa, dà la vita a noi e alle formiche, ai cani e alle piante. Il museo di Cairano è la nostra forma di devozione a questa bestia invisibile e senza forma. Forse quello che chiamiamo Dio è semplicemente l’aria ed è un Dio a cui ci piace credere, è un Dio che ha tanti fedeli inconsapevoli e tante chiese, una per ogni polmone, per ogni acquasantiera del respiro.

armin

Scritto da Arminio

28 dicembre 2010 alle 3:14 pm

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Da Cairano al Belgio con Dragone

metto qui un pezzo sul viaggio comunitario da dragone. domani a materdomini si parlerà anche dell’edizione 2011 di cairano7x.

il ritrovo è per le 11.30 a piazza sanità, all’ingresso di caposele

***

Nella piazza principale di La Louviere, sulla cima del campanile in mattoni, resi bruni da anni di esalazioni carbonifere, c’è un’enorme mezza luna. È la prima cosa che vedo quando scendiamo dal Mercedes nero con i vetri fumé che è venuto a prenderci in aeroporto.

La piazza è un grande quadrilatero delimitato da abitazioni a due o tre piani, brulica di attività per lo spettacolo del giorno dopo. Decido di fare un giro e vedo una lunghissima pedana che collega le due piazze principali, nell’altra è stato ricostruito un vero e proprio teatro barocco con una grande scena centrale, c’è un’orchestra che prova. Ci sono telecamere dappertutto e centinaia di proiettori e luci, ci sono bambini vestiti di bianco che eseguono passi di danza. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

28 dicembre 2010 alle 11:16 am

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il punto

far vedere stasera a teora giobbe a teora è una bella sfida….

sono curioso di vedere cosa ne viene fuori.

più tardi c’è l’esperimento lacedone con le cartoline in concerto insieme a pignatiello e innarella nel teatro dell’ipinia d’oriente

senza questi impegni sarei andato a roma da alaia. ieri sera l’ho chiamato, era in ospedale, ma intenzionato a tornare davanti al quirinale.

la vicenda degli ospedali di cui ho scritto fino alla noia

non è affatto chiusa. praticamente non ci sono i soldi nemmeno per chiuderli gli ospedali.

credo che nell’anno che sta per venire sia necessario creare spazi politici.

il blog va bene così (sarebbe ancora meglio se ci fossero più commenti, ma di questo ne parliamo a materdomini il 29)

quello che manca è uno spazio politico per dare peso alle nostre idee.

su questo sarebbe il caso di aprire una discussione.

armin

 

 

 

 

 

 

Scritto da Arminio

27 dicembre 2010 alle 11:37 am

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(io, pendente. deluso).

macerie in fiore di Paolo Battista

Omaggio a Mio fratello.  (L.B.)

COLLAPSUS ( poema in versi liberi ) . Poema dell’antimodernità

di Paolo Saggese

Paolo Battista è un poeta urbano, come da subito si è rivelato con la sua prima plaquette appunto “Canti urbani”, e con “Collapsus – poema in versi liberi” si conferma da irpino trapiantato a Roma poeta della metropoli e della modernità liquida. Una notazione marginale, prima di arrivare al cuore del problema, è che il poeta si richiama sin dal titolo alla cultura classica e alla tradizione letteraria italiana, sebbene proprio il richiamo alla classicità, come in Sanguineti, produca un forte contrasto tra passato e presente, tra canoni codificati e sperimentalismo. Infatti, si parte da un titolo latino, cui segue la nota esplicativa, che nega la natura stessa, la possibilità stessa del poema: non è possibile un poema in versi liberi, un poema che anzi alterna verso e prosa, mediante la tecnica comunque già classica del “prosimetrum”. È un po’ come l’Ovidio dell’“Ars amandi”, che scrive un poema didascalico in distici elegiaci (e non in esametri) dedicato non agli dei, alla filosofia o all’agricoltura (si pensi ad Esiodo, Lucrezio  Virgilio), ma all’arte di amare!

Dunque, “Collapsus” è un poema dei nostri tempi, un poema che definirei dell’antimodernità, perché questi crolli, queste cadute, queste rovine non sono quelle semplicemente del poeta, né semplicemente di Roma, la città eterna del Cristianesimo, né quelle della città eterna della classicità, sono bensì i crolli comuni, le rovine, le cadute, le polveri di macerie di un’intera civiltà, che è quella umana. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da lucabattista

26 dicembre 2010 alle 6:04 pm

teora e lacedonia, accade domani 27

a lle 18.oo a teora il mio giobbe e il libro di stefano ventura
poi a lacedonia il concerto…..
“NIENTE LETTERE D’AMORE, SOLO CARTOLINE DAI MORTI”
QUESTO IL TITOLO DELLA SERATA DEL 27 DICEMBRE AL TEATRO COMUNALE DI LACEDONIA.
SARANNO PRESENTATI IN ANTEPRIMA TUTTI GLI INEDITI CHE FARANNO PARTE DEL PROSSIMO CONCEPT ALBUM, CHE AVRA’ COME TEMA L’ ASSENZA (USCITA PREVISTA IN PRIMAVERA). AD ACCOMPAGNARE LE LETTERE D’AMORE MAI SPEDITE CI SARA’, COME OSPITE SPECIALE, IL POETA PAESOLOGO FRANCO ARMINIO, CHE CI TERRA’ COMPAGNIA CON PAR…OLE TRATTE DAL SUO ULTIMO LIBRO “CARTOLINE DAI MORTI”.

“NON E’ TUTTO, MA PER ADESSO PUO’ BASTARE!
E’ STATO UN LAVORO FATTO CON TANTO AMORE IN POCHISSIMI GIORNI, MA E’ STATO UN CAMMINO FATTO CON MERAVIGLIOSI MUSICISTI E POETI CHE SONO PRIMA DI TUTTO BELLISSIMI COMPAGNI DI VIAGGIO.

bUON VIAGGIO A TUTTI VOI!” (Antonio Pignatiello)

ECCO A VOI GLI SPETTRI CHE APPARIRANNO SUL PALCO:

PASQUALE INNARELLA: sAX

GIULIANO VALORI: PIANOFORTE MAGICO, TASTIERE E FISARMONICA

GIANLUCA PIZZORNO: CONTRABBASSO INNAMORATO

FRANCESCO PRADELLA: BATTERIA ROMANTICA

ANTONIO PIGNATIELLO: VOCE SOFFIATA, CHITARRA GRATTUGIATA

E ARMONICA SENTIMENTALE

FRANCO ARMINIO: VOCE NARRANTE…

INGRESSO: 5 EURO…

Scritto da Arminio

26 dicembre 2010 alle 3:42 pm

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Antonio Vespucci a Carmasciano, 20.11.2010

AltaIrpinia 20.11.2010 (1), inserito originariamente da angelo verderosa.

Visita alle Mefite e a Carmasciano, nel territorio di Rocca San Felice, con Enrico Finzi e consorte, Mario Marciano, Antonio Vespucci, Agostino Della Gatta, Antonio Bergamino.

20 novembre 2010 dopo il convegno “gli italiani e il sud” tenuto ad Avellino il 19.11.2010 / TP associati

approfondimenti :
comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/11/09/gli-italiani…
comunitaprovvisoria.wordpress.com/2010/11/26/enrico-finzi…

nella foto: antonio vespucci

altre foto: http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157625660016144/show/

dieci comandamenti

1. Pensa che si muore e che prima di morire tutti hanno diritto a un attimo di bene.

2. Ascolta con clemenza il mondo nei suoi sbadigli e nei suoi furori.

3. Prendi coscienza del tuo sfinimento e dello sfinimento altrui.

4. Scordati ogni giorno di te stesso e guarda con ammirazione le volpi, le poiane, il vento, il grano. Impara a chinarti su un mendicante, ad accarezzare un cane, a non distogliere gli occhi e il passo. Senti la sofferenza di una formica schiacciata sotto i piedi, onora le viscere esposte di un maiale squartato.

5. Cerca continuamente parole migliori, senza credere troppo né alle tue né a quelle degli altri.

6. Impara a sentire l’energia del dolore, della vecchiaia, della povertà e della disperazione.

7. Vivi nascosto, coltiva il tuo rigore e lotta fino a rimanere senza fiato. Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, dai tutto te stesso, senza avarizia, senza remore.

8. Considera la vita nella sua miseria e non nella sua grandezza.

9. Diffida della ragione, dei ragionamenti, della freddezza stitica, dei cuori rinsecchiti. Evita i commerci umani, non limitarti a galleggiare, scendi verso il fondo anche a rischio di annegare.

10. Sorridi di questa umanità che si aggroviglia su se stessa e cedi la strada agli alberi.

franco arminio

p.s.

scorrendo i vari post c’è quello che riguarda l’incontro del 29 a materdomini. chi intende partecipare è pregato di mettere l’adesione nella colonna dei commenti

Scritto da Arminio

25 dicembre 2010 alle 10:56 pm

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Oggi è il tempo del mercato dei “sofisti”….Platone con la sua vita nomade e i suoi scritti ci ha spiegato che il sapere sofistico, si mostra neutrale e adattabile alle sedimentazioni ‘oligarchiche e autoritarie’ e possiede un forza attrattiva all’apparenza invincibile ed accattivante. E tutti i dialoghi marciano sotto la convinzione che Socrate non sarà sconfitto dal sapere oggettivato,pragmatico e subalterno dei sofisti. Socrate farà comunque opposizione a questo sapere e a questi comportamenti nella ‘pòlis’ soprattutto perché non ha mai pensato di dovere e potere “cambiare il mondo” o far sognare “paradisi perduti o da trovare ” o riempire di parole calde gli “inverni freddi di un perenne scontento”. Nel libro sesto della ’Repubblica’ Socrate dice che non è il medico a bussare alle porte dei malati, ma viceversa, perché sa i più si rivolgeranno sempre a quel sapere o azione che li esenta da ogni fatica o ricerca di autenticità alla vita o coerenza ai pensieri lunghi, complessi e difficili .
Nelle nostre “pòlis” si vivono momenti tristi e sconsolanti e il mondo e gli uomini non sempre vanno nel verso dei nostri desideri , aspettative e dei nostri progetti……E allora il momento di ritornare in sé stessi per recuperare le forze perché il viaggio deve continuare ……. Cominciare da sé stessi significa anche andare contro sé stessi per scoprire di essere frutto di rapporti umani, sociali e politici non sempre comprensibili, edificanti e giustificabili. Ogni azione intellettuale o politica ha una funzione soprattutto esistenziale, esortativa e non dimostrativa, affermativa: per chi accoglie l’esortazione c’è la possibilità di trovare la propria strada, per gli altri routine e silenzio…… Leggi il seguito di questo post »

Scritto da mercuzio

25 dicembre 2010 alle 11:21 am

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COSTRUIAMOCI LA FESTA…

cafri amici tra le feste comandate il 29 dicembre a materdomini possiamo costruirci la nostra festa. parlatene anche a chi non conosce la comunità provvisoria, non siamo una setta, non vogliamo appartarci, ma mischiarci…..

la bellezza è che noi possiamo anche non riuscire a infrangere l’autismo corale, ma ci stiamo provando…..

metto qui un pezzo tra i tanti a cui sto lavorando in questi giorni. se non avessi avuto l’incombenza di questo libro da consegnare tassitavamente ai primi di gennaio

sarei col sindaco alaia che sta difendendo la dignità dell’irpinia davanti al quirinale.

****

ANCHE IN UN PICCOLO PAESE È POSSIBILE UNA GRANDE VITA

Per noi che ci presumiamo vivi e capaci di capire ed agire adesso c’è una sola scelta: disporsi ad una lotta estesa, ubiqua, perenne. L’epoca impolitica ci vuole convenzionalmente disposti ad accudire le nostre cose e a lamentarci del mondo che si disfa. Invece bisogna accudire il mondo. E il nostro mondo è questo luogo. Qui deve e può accadere tutto. Bisogna spendere generosamente il proprio tempo. La politica non consiste nel parlare di politica, ma nel scegliere momento per momento chi ci è avverso e chi ci sostiene. La politica e i suoi alti conflitti per tenere fluido il sangue sociale, per impedire la trombosi collettiva. C’è da prendere la via della resistenza. Farsi partigiani della buona vita, non virtualizzata, né omologata. Una vita che tiene insieme la muta lussuria di una rosa e la necessità di un discorso civile. Bisogna mettersi al capezzale di questi paesi. Mettere a frutto i semi del loro perenne soffrire. Paesi delle mancanze. Del vento che scompiglia e agita. Qui più che altrove non si può stare fermi. La morte è sullo sfondo, ovunque e comunque. La morte prenderà ognuno, ma non può prendere quello che mettiamo tra noi. Nessuno può uccidere le nostre fantasie di avvicinamento. Lasciamo circolare tra noi sogno e ragione. Spendiamo le nostre forze prima che il tempo ce le sottragga. Un piccolo paese può essere il luogo di una grande vita.

Scritto da Arminio

25 dicembre 2010 alle 10:58 am

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…auguri…

LA VITA LIRICA

Dunque, come dicono tutti, la vita politica è incompatibile con la vita lirica. l’Italia ormai è un paese invaso dalla politica: dentro le case nei bar, dentro gli ospedali, nei letti degli amanti, ovunque non si fa altro che alzare teatrini, altari all’arte del potere. la vita lirica è riservata
ai cani, agli alberi sotto la tempesta ai folli che vagano lontano da questa immonda festa. (F. Arminio)

..auguri lirici, comunitari e paesologici !

mauro orlando

Scritto da mercuzio

25 dicembre 2010 alle 9:01 am

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L’uomo che non aveva più nulla da dire

di Adelelmo Ruggieri

Non aveva più nulla da dire. Successe durante un telegiornale delle 20. Successe che venne data una notizia semplicemente orrenda, e tuttavia c’era una musica di sottofondo veramente bella. No, di più: azzurra e chiara. Era stato un errore di regia, sicuramente. Che altro pensare? Perfino la conduttrice, impassibile sempre, fece una smorfia di disgusto. A lui invece successe che si alzò dalla sedia ed emise una sorta di rantolo. Poi, subito dopo, voleva dire qualcosa e capì che non aveva più nulla da dire. Pensava, ma le parole non venivano, non aveva più parole per dire i pensieri che pensava. Egli non aveva più nulla da dire. Erano sei mesi che non aveva più nulla da dire, e quando non hai nulla da dire anche la preoccupazione che ti sale dentro è atroce. No, non è atroce, l’aggettivo è insopportabile, no, straziante, no, insostenibile. È che non riesci a dirla. Puoi conoscere mille aggettivi per dire com’è, ma non riesci a dirla. Non riesci a dire nulla. Sforzati, gli dicevano. Lui si sforzava, muoveva le labbra, ma non usciva una parola, e nemmeno un rantolo, come la volta in cui iniziò tutto. Ma l’altra sera una parola gli è uscita. Era sempre al telegiornale delle 20. Questa volta però la notizia era abbastanza bella e la musica di sottofondo semplicemente orrenda. E forse stavolta non fu un errore di regia: per mantenersi nella media avevano stemperato quel poco di bellezza mettendoci sopra una musichetta abbastanza atroce. Come l’altra volta anche questa volta si alzò con uno scatto dalla sedia ma anziché un rantolo gli venne fuori, a voce bassissima, una parola. Io stavo lì a fargli un po’ di compagnia, ma la disse talmente piano quella parola che non capimmo che parola era. Quando me ne andai, erano circa le 21:30, guardai sorridendo sua moglie Giovanna; le dissi che di qui a breve sicuramente le cose sarebbero migliorate. E lei mi guardò sorridendo. No, non era un sorriso: era dolcezza e tripudio. Mi ha chiamato poca fa, mi ha detto lieta, come un fiore a primavera, che gli sono uscite quattro parole nuove.

 

 

 

 

Scritto da Arminio

24 dicembre 2010 alle 9:59 am

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trenta note come regalo di natale ali amici della cp

VECCHIE STRADE

Via Orologio vecchio era molto lunga. Chi abitava all’inizio vedeva il tramonto molto prima di quelli che lo vedevano alla fine. La merda degli asini si raccoglieva nella curva dove i ragazzi giocavano a pallone. Facevamo sul serio allora, ci riempivano anche le vene di sudore.

Via Garibaldi era piena di logge insanguinate dal sangue del porco. Il vento di marzo dava nuovo slancio ai pazzi. Tutta una strada piena di risse e malumore, ma il giorno del santo si copriva di petali di rose.

Via Portolecchia aveva il grano e piccoli papaveri davanti alle porte. In fondo, verso la Ripa degli Impisi, c’era una barricata di spine.

Via Cafaro era una strada storta, squilibrata, con le nuvole che entravano e uscivano dalle orecchie dei muli.

Via Cavallo a gennaio aveva la neve che saliva fino alle finestre. Dentro le stanze imbiancate a calce ardeva il fumo, ardevano storie per stare insieme nella conca morta delle ore.

Via Cupa era la strada delle rondini e dei suicidi: almeno uno all’anno.

Via  Ponticello è la strada del meccanico che costruiva aeroplani di stagno perché ai suoi tempi automobili da aggiustare non ce n’erano. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

24 dicembre 2010 alle 8:51 am

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JAZZ a s.andrea di conza

Il rapporto tra Sant’Andrea ed i Jazz origina nella prima metà degli anni ’70.
Nomi di spicco del panorama jazzistico italiano si sono alternati nelle varie edizioni de “l’estate ricreativa e culturale” che muoveva i primi passi. Uno su tutti Giorgio Gaslini che, ora in formazione piano-solo ora con altri pilastri del jazz italiano, ha consentito a tanti di avvicinarsi a queste nuove sonorità fino al quel momento sconosciute.
Vicissitudini e fasi amministative alterne hanno fatto si che il jazz passasse in secondo piano rispetto ad altre pur valide manifestazioni ma non hanno spento il “sacro fuoco” che da sempre questo tipo di linguaggio musicale riesce ad evocare illuminando chi si fa sfiorare  anche solo per caso.
Da questa esigenza nasce la volontà, da parte di un gruppo di appassionati amici, di ridare la giusta valenza a questo tipo di musica, sperando che questa  sia solo la prima di una lunga serie di iniziative in tale direzione .
Si è deciso cioè di dare inizio alla prima edizione di “Jazz&Wine” che vedrà protagonisti unici della serata un gruppo jazz pugliese, “Marco Contardi Quartet”, ed un’azienda agricola della vicina Basilicata, e più precisamente di Rapolla, in provincia di Potenza che vede l’arch. Antonio Cascarano artefice di uno splendido aglianico del Vulture che ha voluto chiamare “Camerlengo” proprio come l’azienda che dirige.
La serata si srotolerà quindi sulle note floreali del vino che si degusterà, insieme a cibi della tradizione irpina , e successivamente, su quelle impalpabili ma quanto mai presenti del pianoforte del bravo Marco.  La ex fornace non aspetta altro che noi e voi per una serata, è il caso di dire, degna di nota. 
Rocco Cetrulo dà appuntamento agli amici lettori del blog ‘comunità provvisoria’ per MERCOLEDI’ 29 DICEMBRE alle 21, a Sant’Andrea di Conza, nella ex-Fornace. 
Jazz e Wine con Marco Contardi Quartet e il vino Camerlengo di Rapolla!

“AVANZI DI BANDIERA”, ANNO 2011

Posto qui questo bel canto civile di Giuseppe Limone, filosofo e poeta. Nei pochi giorni che ci separano dall’anno nuovo, al di fuori del privato se auguri comunitari sono a farsi, per quel che mi riguarda credo che vadano fatti proprio a questo nostro Paese che fatica e essere Nazione. Un augurio che non faccia risuonare ancora il grido dantesco “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello” (Purgatorio, Canto VI vv.76-78), che invece possa servire ad avviare un grande e trasversale dibattito civile, democratico, in profondità, su di noi in quanto Italiani, su di noi in quanto aggregato di territori, di culture  e di accenti dialettali, la nostra grande ricchezza, come ebbero la lungimiranza di capire i padri costituenti nel 1946-48. Un dibattito sui ritardi nell’attuazione dei dettami costituzionali ( le Regioni, previste nella Costituzione, furono avviate solo 25 anni dopo) o addirittura sull’inattuazione di altri e fondamentali. Con l’augurio che esso vada in profondità sugli aspetti peggiori del nostro carattere, che abbia il coraggio di far piazza pulita dell’ albertosordismo cronico dell’italiano medio – trasversale a ideologie, partiti , schieramenti, consorterie – e possa finalmente addivenire a  una misura aurea di proposte largamente condivise per  un nuovo assetto costituzionale- politico- amministrativo e civile del nostro Paese, frutto del concorso di idee di tutti i territori, alla pari, senza furberie albertosordiste. Auguri di cuore a noi tutti e al nostro Paese. (Salvatore D’Angelo)

MILANO NON ESISTE  _ di Giuseppe Limone

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Scritto da soter54

23 dicembre 2010 alle 7:50 pm

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pignatiello, innarella, arminio…..

TEATRO COMUNALE LACEDONIA

Via M. Bianchi
Lacedonia, Italy
lunedì 27 dicembre alle ore 21.30 – 28 dicembre alle ore 1.30

 
 

“NIENTE LETTERE D’AMORE, SOLO CARTOLINE DAI MORTI”
QUESTO IL TITOLO DELLA SERATA DEL 27 DICEMBRE AL TEATRO COMUNALE DI LACEDONIA.
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Scritto da Arminio

23 dicembre 2010 alle 4:51 pm

PRODOTTI A KM ZERO

MERCATINO con PRODOTTI a KM 0  – Calitri 29 dicembre  – Sala Ex ECA / Dalle 17:30 alle 21:30

L’iniziativa Natale con prodotti a km zero, organizzata del Circolo Legambiente “Alta Irpinia” di Calitri, nasce dall’esigenza di sensibilizzare la comunità locale al consumo dei cosiddetti prodotti a “filiera corta”, cioè quei prodotti che provengono da un’area di produzione che dista al massimo 70 km dal luogo di consumo.

La “filiera corta” ci permette di conoscere il produttore e verificare la qualità del prodotto, ci dà la possibilità di acquistare a prezzi vantaggiosi e garantendo una retribuzione equa a chi vende. Non solo ma, una cosa importantissima, consumando i prodotti a km zero, si salvaguarda l’ambiente.

Alle ore 19:00 “APERITIVO A KM 0” offerto dal Circolo Legambiente “Alta Irpinia” di Calitri

info i produttori: Giuseppe Di Guglielmo, Calitri  di.guglielmo@libero.it       328.6678524

Scritto da A_ve

23 dicembre 2010 alle 3:15 pm

un post brevissimo

metto qui una piccolo commento preso da facebook di un bravo scrittore che pochi conoscono. ogni volta che esce un mio libro si ripropone un sottile senso di colpa, come se parlare del proprio lavoro significasse offendere qualcuno…

ci vediamo il 29 a materdomini!

***

Si scrive per essere letti. E non da quattro persone, ma dal numero più alto di lettori possibile. Segnalare e promuovere la propria scrittura è un prolungamento del tutto legittimo dell’atto di scrivere, oltre che una rischiosa esposizione al giudizio degli altri. Franco ci invita a comprare e leggere il suo libro. Che avrebbe dovuto fare, dopo averlo scritto e pubblicato, nasconderlo? Nascondersi?

francesco pecoraro

 

Scritto da Arminio

23 dicembre 2010 alle 1:05 pm

Pubblicato in AUTORI

per salvare un alone di noi stessi

Davanti a noi c’è sempre un paesaggio, un lenzuolo aperto tra le tempie. Noi siamo qui, tra alture e colline che ci danno uno spazio, un confine. Qui erano le corse infantili, il pallone che rotolava in ogni luogo, gli asini che risalivano dai sentieri, i maiali davanti alle porte delle case. Adesso a un altro secolo si apre il libro dell’Irpinia e tutti abitiamo in una sostanza senza letizia e senza dramma: il limbo di una vita passata a vagare intorno al cerchio in cui non si entra. In una società che ha sempre coltivato una sua fastidiosa e compiaciuta allergia al futuro, in una terra carente di iodio, il lento metabolismo degli individui non poteva non produrre una maggioranza bradicardica, priva di guizzi creativi, murata in una muta, letargica ruminazione delle proprie debolezze. Ormai può dirsi compiuta la mutazione dalle miserie della civiltà contadina alle ricchezze di una modernità incivile. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

22 dicembre 2010 alle 10:48 pm

Pubblicato in Franco Arminio _

La consapevolezza del fare. Per non seppellire l’Avellino_Rocchetta

Il ciclico dibattito che si ripete ad ogni coma profondo della storica, identitaria e futuribile tratta ferroviaria Avellino_Rocchetta – favorito soprattutto dalla chiamata in causa dei rappresentanti istituzionali e sollecitata dalla condotta  tutta “politica” che è scaturita dall’azione della rete di associazioni di In Loco Motivi -  sembra di nuovo arenarsi nel risultato concreto prodotto: corse giornaliere , “turistiche” e dedicate a progetti scolastici soppresse .

L’incontro svoltosi a Napoli con l’assesore regionale ai trasporti, prof. Vetrella, i dirigenti dell’Acam (Agenzia Campana Mobilità Sostenibile) ed i vertici di TreniItalia, “santifica” la definitva chiusura della linea. Nonostante che la riduzione ai tagli dei trasferimenti governativi alla regione , in materia di trasporto pubblico,  sia passata dal 30% al 10% , non si è riscontrata alcuna ricaduta sulle scelte decise  senza nessun preliminare confronto con il territorio. L’Irpinia è completamente falcidiata di tutto il trasporto su treno , confermando solo pochissime corse per Benevento e quelle, forse,  decisamente inutili per Roma, vista la sovrapposizione con diverse corse con autolinee.

Il criterio della soppressione delle corse a “domanda debole“ è un trucco, buono per ingannare i superficiali e gli apatici.Tutto ciò dimostra e rende visibile la mistificazione che la classe politica e dirigente irpina ha messo in atto nelle ultime settimane, abdicando di fatto dal ruolo che le compete : stabilire priorità e scegliere.

Ricordiamo , con la stessa meraviglia di quando ne fu data notizia a caratteri cubitali sulla stampa locale , della presa di posizione del vicepresidente regionale che induceva a ritenere “salva” l’avellno _rocchetta e non soppressa, giocando con i termini ed i significati effettivi che stanno dietro a scelte già compiute.

Riporto un articolo pubblicato su Il mattino il 21 dicembre, spero non un epitaffio o un “quel che poteva essere” , buono solo per future recriminazioni. (luca battista) Leggi il seguito di questo post »

a materdomini

il 29 dicembre ci vediamo a materdomini. l’invito è rivolto anche a chi non ha mai partecpato agli incontri della cp.

il programma è questo:

ore 12.00 visita alle sorgenti del sele, appuntamento a caposele

ore 13.00 pranzo comunitario presso il ristorante settebello dell’amico luciano malanga

ore 15.30 parlamenti comunitari sull’anno che verrà…..

ore 17.30 presentazione di cartoline dai morti

 

p.s.

si prega gli amici di indicare espressamente la propria partecipazione. è bene che luciano sappia per tempo, diciamo entro il 27, per quante persone deve preparare il pranzo. non credo sia il caso di indicare qui la quota di partecipazione. il menù terrà conto che non possiamo ingozzarci oltremodo….

la locandina riprende quella realizzata da salvatore di vilio per l’incontro a succivo….

armin

 

 

 

Scritto da Arminio

22 dicembre 2010 alle 2:24 pm

Pubblicato in AUTORI

a teora

Lunedi 27 dicembre, ore 18

Teatro Comunale di Teora
proiezione di Giobbe a Teora

di Franco Arminio
e presentazione di
Non sembrava novembre quella sera
di Stefano Ventura

Saranno presenti gli autori

p.s.

mi piace allegare qui una letterina ricevuta su facebook da paolo muran, grande documentarista che abbiamo avuto con noi nella prima edizione di cairano 7x. parla del video “teora” 2010 che ho messo su youtube. ancora una volta c’è il solito problema: sembra che per esprimere ammirazione senza riserve ci vuole un pò di lontananza. in qualche modo la comunità è nata anche per rompere questo schema: spezzare il tabù che impedisce l’ammirazione dei vicini

Paolo Muran 21 dicembre alle ore 13.57 Segnala

Grandissimo Franco
Bellissimissimo
Ottima fotografia, atmosfera spiazzante e sospesa
il tuo lavoro video più bello (almeno di quelli fino ad ora visti da me)
Una perla, opaca, rara, preziosissima
Complimenti sinceri
Un abbraccione fratello

Scritto da Arminio

22 dicembre 2010 alle 11:07 am

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l’italia che cerco

l’italia che cerco ogni giorno è annidata nei paesi più sperduti, l’italia che resiste dove c’è poca gente, dove ci sono alberi, erbacce, cardi, l’italia che vive ancora solo dove è più dimessa, l’italia che non crede alla pagliacciata del progresso, l’italia dei cani randagi, dei vecchi seduti sulle scale, delle case di pietra incollate in lunghe file che si attorcigliano. questa italia vive ancora solo nel sud interno ma non ovunque. ci vuole che non ci sia città, che non ci sia pianura, ci vuole che non ci sia l’industria o l’industria dell’agricoltura, ci vuole che non ci siano uffici e grandi scuole e strade dritte e mare e serre e nani nei giardini. l’italia che amo ha più di ottant’anni e rughe non lisciate, è una tribù di reumi e bastoni, è ugualmente lontana dall’europa calvinista e dall’africa animista, è una terra di magie arrangiate, di cimiteri sempre ampliati, di piazze livide e rancorose. io voglio frugare tutta la vita in questa italia fino a quando scompare, voglio restare tutta la vita dentro i suoi paesi rotti e malandati. sono un guardiano della più solitaria disperazione. io sono vivo nei paesi invernali quando passa un funerale, sono vivo quando nevica e nei giorni più ventosi, nelle case dove i ragni fanno i nidi nelle damigiane, nei bar degli scapoli. sono vivo ad aquilonia, a roscigno, a conza, ad apice.

armin

p.s

tenetevi liberi per il 29, facciamo una bella uscita, presto il programma….

Scritto da Arminio

21 dicembre 2010 alle 10:43 pm

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LETTERA A MIO PADRE

Venerdi sera è mancato il padre di Giovanni Ventre  amico comunitario, co-autore di questo blog e del post che segue, scritto in memoria del papà, uomo di indiscusse virtù e immensa serietà. Il Blog della Comunità Provvisoria è vicino a Giovanni e alla sua famiglia.

Lettera a mio padre _ di Giovanni Ventre 17 dicembre 2010 

Quante cose avevo da dirti e non ti ho detto, quante vorrei dirtene e non potrò più farlo. Era quasi mezzanotte, di venerdi 17 dicembre 2010, la grandine cadeva sui tetti e sui vetri creando una sorta di rullio di tamburi, tu nel letto inerme aspettavi di poter inscenare l’ultimo atto della tua esistenza. L’ultimo respiro ti ha regalato finalmente la serenità dopo sei mesi trascorsi in un letto. La morte non è poi tanto brutta quando mette fine alle sofferenze. Eri lì, inerme, il tuo corpo non aveva più confini, era una sorta di pianura dove non soffiava più il vento ad animare il paesaggio, nessun fiume caldo scorreva più nelle tue vene, solo stalattiti fredde generate dalla grotta della morte. Credo però di poter affermare che se oggi potessi parlare ci diresti che sei andato via da un mondo che non era più il tuo mondo, un mondo che stiamo uccidendo in nome di un vivere frivolo e inutile, un mondo dove la famiglia non è quella che tu hai sempre insegnato fosse. Siamo quattro fratelli, nel tuo insegnamento mai abbiamo messo in atto guerre fratricide, fomentato odio nonostante qualcuno abbia fatto di tutto perché ciò accadesse.

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Scritto da A_ve

21 dicembre 2010 alle 10:51 am

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il RAFANO / TEORA e le tomacelle

Il giardino della Grande Madre

IL RAFANO e le tommacelle teoresi /  a cura di Franca Molinaro

In questi giorni ho avuto modo di incontrare, in Alta Irpinia, amici preoccupati per la sorte del rafano di Teora, oggi, mi riferiscono, importato dalla Svizzera per il fabbisogno locale. Incuriosita sono andata in paese a cercare notizie di questo particolare ortaggio. Teora ha origini remote, è legato alla cultura di Oliveto-Cairano per via delle tombe a fossa, più tristemente è ricordato dopo il terremoto dell’ottanta per la  sua totale distruzione, e selvaggia ricostruzione. Teora antico vive soltanto in un rudere della chiesa e nel patrimonio immateriale mantenuto vivo da un pugno di amici, vanta, però, una particolare tradizione, quella della tomacella insaporita con  la radice grattugiata del Rafano. Con la promozione dei prodotti  tipici la tomacella teorese ha avuto un certo successo tanto da indurre un aumento della produzione. Di conseguenza più tomacelle, più rafano da raccogliere fino al rischio di estensione della preziosa radice.

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Scritto da A_ve

21 dicembre 2010 alle 10:45 am

ANTONELLA

_una poesia di MONIA GAITA  

Antonella,

lo so quel che signìfica recìdere le véne alle radici

e reclutare mano d’òpera di fòrza e di reazióne necessària e rediviva

nel cammino.

Non è per rappresàglia contro chi non ti aiutò che andasti fuòri,

ma fu il caràttere corsivo regolare d’ un lavóro piantasémi

a sciògliere il cortèo dell’indeciso

lungo le còstole di pèttine appuntite del partire.

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Scritto da A_ve

21 dicembre 2010 alle 10:42 am

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frammenti d’arte nella ‘fornace’ di s.andrea

Scritto da A_ve

21 dicembre 2010 alle 10:27 am

un pezzo di oratorio bizantino, a febbraio in libreria

Dinuccio e Nunziatina

In pochi giorni di questo livido marzo a Bisaccia sono morte due persone che definirei persone-paese. Intendo dire due persone che hanno vissuto fino alla fine come se la loro esistenza non fosse segnata dai confini del loro corpo, ma fosse un alito, un frammento della vita del paese. Un vivere all’aperto, tutto giocato nello spazio pubblico pur non avendo mai ricoperto alcun ruolo di rilievo. Dinuccio, maestro elementare, da giovane era quello che si occupava della squadra di calcio. Nunziatina, casalinga, apriva la sua casa quando arrivavano i compagni a fare i comizi. I nostri erano tutti e due comunisti e direi che interpretavano il comunismo in questa loro estrema apertura alla vita di tutti, quasi che fosse indistinguibile dalla propria. Ed è proprio questo elemento che rende la loro scomparsa particolarmente grave. Ormai anche nei nostri paesi si tende ad adottare stili di vita che sono cattive imitazioni dello stile cittadino. Sembra prevalere la logica del farsi i fatti propri, del chiudersi in casa, come se lo spazio esterno fosse un luogo in cui niente si può prendere e niente si può dare. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

21 dicembre 2010 alle 8:54 am

Pubblicato in AUTORI

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