COMUNITA' PROVVISORIA

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CACTUS-CICALE – PETIZIONE per la FERROVIA

Carissimo ti invio questo articolo dell’architetto Valentina Corvigno animatrice della associazione In Loco_motivi  perché credo sia importante aprire un confronto tra In loco_motivi e Comunità  provvisoria; il 7 dicembre faremo una manifestazione e una conferenza stampa alla stazione di Avellino, alle ore 11.00 spero ci sia qualcuno di comunità provvisoria. Anzi visto che il treno e il parco dell’Irpinia d’oriente gravitano sugli stessi territori sarebbe opportuno che anche tu  ti attivassi, magari scrivendo qualcosa. Puoi mandarlo al Mattino che sta facendo una battaglia insieme a noi e che ci ha garantito massimo spazio. Un abbraccio,  Giovanni 

Avellino-Rocchetta: così comincia lo smantellamento di un territorio _di VALENTINA CORVIGNO

NEI COMMENTI : PETIZIONE per la FERROVIA / firma anche tu !

“Cactus, cicale. Il treno si ferma in stazioncine deserte senza capostazione, senza biglietteria. Alcune sono murate, altre distrutte dai vandali. Sempre i banditi? No, la globalizzazione. Sono i rami secchi, potati dai governatori dei flussi. In burocratese si chiamano stazioni “impresenziate”, astuto eufemismo per mascherare lo smantellamento. La fine dei territori comincia così, col bar e la panetteria che chiude, poi con le stazioni del silenzio. Sento che comincia il viaggio in uno straordinario patrimonio dilapidato. ”E’ proprio così, come Paolo Rumiz lo descrive nel suo piccolo romanzo, “L’Italia in seconda classe”, è così che comincia non lo smantellamento di una tratta ferroviaria ma lo smantellamento di un territorio. Ormai imminente è la pubblicazione dell’orario invernale per i treni irpini che vedranno notevolmente ridurre le loro corse e chiudere un’intera linea, quella che da Avellino porta a Rocchetta Sant’Antonio. I tagli verranno ovviamente fatti per permettere alle casse regionali di non continuare a dissanguarsi, viste le ormai famose difficoltà economiche in cui versa la Regione Campania. Ma è proprio vero che così, con i tagli orizzontali, può essere risolta una situazione di stallo economico, o forse è più importante riflettere sulle conseguenze di risparmi che ora fanno cassa ma che non preludono a nessuno sviluppo e che forse, peggio, portano a un degrado maggiore che domani dovrà essere risolto con più ingenti investimenti?

I tagli nei trasporti, agli ospedali, alle scuole cosa possono portare di buono al nostro territorio se questi non sono sottesi da un vero progetto di rilancio territoriale?

L’Avellino-Rocchetta rappresenta una risorsa, oggi presente ed attiva sul territorio. Di questo abbiamo le prove. Un anno e mezzo di viaggi, organizzati a livello “amatoriale” da poche persone, in collaborazione stretta con il territorio, le sue peculiarità e le sue amministrazioni. In un sistema, sicuramente da perfezionare, si intravede una possibilità di sviluppo territoriale. I viaggi organizzati da InLoco_Motivi sono stati un crescendo di numeri, di conoscenza, di emozioni, di sensazioni, di esperienza. Più di 2500 persone che conoscevano solo in parte l’Irpinia hanno avuto una possibilità, attraverso InLoco_Motivi, di conoscere meglio la provincia di Avellino partendo dal mezzo che l’attraversava: una tratta storica di valore architettonico e paesaggistico inestimabile che da sola sarebbe da salvaguardare. Le corse utilizzate erano corse ordinarie, effettuate nei week end, e in sole 20 corse circa si sono contati più di 2500 partecipanti: ci domandiamo perché questi non possano far media con i fruitori feriali. Questi numeri parlano chiaro: l’Avellino-Rocchetta S.A. ha un futuro scritto, un futuro visibile: è una tratta ferroviaria a chiara vocazione turistica. Tale carattere prevalente le viene da se stessa e dal territorio. La tratta ha valenza certa di bene architettonico ed ambientale, per la storia che porta con sé e per gli elementi architettonici che caratterizzano sia la tratta che il territorio stesso: i ponti e i binari, solcano e scivolano su un territorio che ormai li ha fatti propri al punto da essere in simbiosi completa gli uni con l’altro, in un’armonia paesaggistica di una bellezza commovente. Il territorio irpino ha esso stesso peculiarità che lo rendono oggetto turistico, oltre che bene paesaggistico da tutelare e valorizzare nell’ottica di un progetto di sviluppo certamente sostenibile. Il progetto InLoco_Motivi ha solo messo in evidenza, assecondato una vocazione che sapeva essere già propria di questo territorio, scommettendoci tempo e fatica. Viene, ora, quasi naturale pensare alla tratta e al territorio assieme come elementi di un “Parco della qualità, del gusto, della cultura contadina, dei centri storici minori, dell’enogastronomia di qualità e del paesaggio”. Oggi, in realtà, l’Avellino-Rocchetta ed il suo territorio sono già parco tematico, il percorso sul treno è già un viaggio emozionale nella terra dei vini, nella terra dei paesaggi diversi, dei paesi presepe, della luce e del vento.Per questo motivo può funzionare, perché non ci sono forzature, non si stravolge il territorio, non lo si viola, ma, semplicemente, ci si adatta ad esso, senza sconvolgere sensi e funzioni. Con il progetto InLoco_Motivi si è data risposta ad una domanda di mercato non ancora palesata ma latente, latente nelle caratteristiche stesse del territorio. Sicuramente una modifica va fatta, un rafforzamento, un’ottimizzazione dell’integrazione ferro/gomma che permetterebbe alla ferrovia di essere servita dai bus nei tratti dalle stazioni ai paesi che sorgono normalmente sulle alture e durante questo anno e mezzo di viaggi, abbiamo verificato che questa integrazione non solo è possibile ma è funzionale sia alla ferrovia che ai comuni stessi ed è fruttuosa.Ma nel viaggio in treno esiste anche una vocazione didattica ed esiste un bisogno di conoscenza dell’Irpinia da parte degli studenti. Questa voglia di conoscenza non solo esiste ma va assolutamente incentivata: bisogna introdurre fin dalla prima istruzione la conoscenza del proprio territorio: la conoscenza genera amore per la stessa cosa che si conosce, e questo prelude alla nascita di interessi che sul territorio si esprimeranno più tardi, favorendo una ricerca sullo stesso e arginando quell’esodo di giovani che da anni caratterizza le nostre zone.Il viaggio in treno produce molte più emozioni ed è capace di favorire una maggiore cognizione del paesaggio e quindi della geografia irpina rispetto ad un banale viaggio in auto o un bus; permette, per il tempo più lento, di indicare i luoghi e di renderli posizionabili, per gli studenti, all’interno dello scacchiere dell’intero territorio. Si aggiunge a questo il naturale fascino del mezzo di trasporto, per se stesso portatore di storia dei popoli, del territorio e dell’architettura. InLoco_Motivi ha organizzato durante l’anno 2009/2010 alcuni viaggi per scolaresche che hanno avuto enorme success e si è proposto un programma interamente dedicato alle scuole, individuando dei filoni principali, afferenti al tema dell’ambiente e della natura, al tema dell’enogastronomia, zootecnia e soprattutto enologia, , ed infine il tema dell’architettura dei centri minori e dell’archeologia. Il progetto, presentato in collaborazione con il Provveditorato, è stato già diffuso in tutte scuole irpine, e ad oggi 2500 solo le adesione pervenuteci.In conclusione, pensare all’Avellino-Rocchetta non significa solo impedirne la chiusura, ma ridare nuovo impulso ad un territorio, incitando enti, scuole, aziende, proloco a fare rete tra loro, e a far rete con le province e le regioni vicine, attraversate dalla tratta, per uno sviluppo territoriale dedicato alla valorizzazione e all’innovazione delle caratteristiche territoriali.Tutto questo restituisce un ruolo alla tratta ferroviaria che non è affatto di “ramo secco” ma di mezzo assolutamente attivo nel territorio. C’è solo bisogno di amministratori illuminati che riescano a capire tale potenzialità, che tornino a pensare le loro terre con speranza e con progettualità seria. Per tutti questi motivi l’interesse sulla lUna binea dovrebbe coinvolgere non solo gli assessori ai Trasporti ed al Turismo Cultura ed Istruzione, ma anche quello all’Ambiente, alle Attività Produttive, alla Ricerca Tecnologica ed all’Agricoltura, a tutti i livelli, provinciale, regionale, interregionale.Ora l’appello è a tutte le istituzioni locali per farsi portavoce di un’esigenza che diviene base di un progetto più ampio, diviene il filo rosso di una visione possibile e diversa di questa terra, un visione che permette di riconquistare un progetto di lungo periodo spesso nascosto da obiettivi del breve tempo, facili ma poco duraturi ed inefficaci.Ora il mezzo c’è e la sua potenzialità a favore dello sviluppo territoriale è evidente, la vocazione del nostro territorio è chiara, la richiamano tutti i piani territoriali, dal regionale(PTR) al provinciale(PTCP), incluso un progetto Pain approvato(che vede protagonista la linea). Speriamo, tra qualche anno, di non doverci ricredere sulla chiusura della Ferrovia, sul fatto che potesse essere davvero il filo rosso dello sviluppo territoriale, perchè in quel caso riaprirla sarebbe molto più costoso.

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44 Risposte

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  1. Prego gli amici di comunità provvisoria di esternare quel che pensano sulla paventata chiusura della linea ferroviaria AVELLINO rOCCHETTA sANT’aNTONIO

    giovanni ventre

    3 dicembre 2010 at 3:49 pm

  2. Grazie giovanni e grazie angelo per l’ospitalità…spero davvero che in questa battaglia possiamo essere davvero e per una volta ancora tutti insieme…è importante!

    valentina

    3 dicembre 2010 at 4:19 pm

  3. Avviamo una raccolta di firme, una petizione promossa dal BLOG della COMUNITA’ PROVVISORIA in sinergia con IN LOCO MOTIVI per RIDARE VITA alla Ferrovia Storica AVELLINO-ROCCHETTA S.ANTONIO / una Ferrovia per il PARCO RURALE d’IRPINIA

    firma anche tu !

    lascia un commento su questo blog !

    OGNUNO SI ATTIVI CON MAILING LIST E FACEBOOK per promuovere la raccolta firme che stamperemo per la MANIFESTAZIONE di martedi’ 7 dicembre 2010 ad AVELLINO, ORE 11 – stazione ferroviaria

    firmatari :

    - Giovanni Ventre

    - Valentina Corvigno

    - Angelo Verderosa

    a_ver

    3 dicembre 2010 at 4:46 pm

  4. Ringraziandovi ancora una volta, vi dico che siete chiaramente invitati il 7 dicembre in stazione ad una conferenza stampa in merito. Sarebeb utilissimo che ci fossero anche tutti i sindaci della tratta, se ognuno di noi per i paesi propri e limitrofi potesse attivarsi nel telefonarli ed invitarli sarebbe di grandissimo aiuto.

    valentina

    3 dicembre 2010 at 5:02 pm

  5. Agostino Della Gatta
    Irpinia Turismo con il gruppo In_Loco_Motivi

    Irpinia Turismo

    3 dicembre 2010 at 5:06 pm

  6. sergio gioia come firma

    sergio gioia

    3 dicembre 2010 at 5:42 pm

  7. annusca

    3 dicembre 2010 at 7:08 pm

  8. Irpinando e Giovanni ventre sono firmatari della petizione

    ventre giovanni

    3 dicembre 2010 at 7:45 pm

  9. E’ il momento di tirar fuori le palle, è il momento di farcapire a tutti che l’unione fa la forza, cerchiamo di coinvolgere quanta più gente è possibile, per queste terre sta arrivando l’anno zero, tra poco ci chiuderanno anche il cesso, così non saremmo liberi neanche di andare a c….e ..

    ventre giovanni

    3 dicembre 2010 at 7:48 pm

  10. elda martino firma

    eldarin

    3 dicembre 2010 at 8:50 pm

  11. luciano malanga

    luciano

    3 dicembre 2010 at 9:29 pm

  12. franco arminio

    arminio

    3 dicembre 2010 at 9:53 pm

  13. mauro orlando e edda canali

    mercuzio

    3 dicembre 2010 at 10:42 pm

  14. Nicola Iacoviello e Maria Lombardi firmano e saranno presenti ad Avellino il 7/12.

    Nicola Iacoviello

    3 dicembre 2010 at 11:15 pm

  15. Ritornare a Montella ripercorrento l’ofantina
    Ovvero quella littorina della Avellino -Rocchetta

    Ritornare in Irpinia ripercorrendo in auto l’Ofantina, costeggiando molti tratti la linea ferroviaria Rocchetta –avellino per me e mio padre è sempre stata una grande emozione , Anche quest’anno , pochi giorni fa, in coincidenza del trentennale del terremoto lo abbiamo fatto attraverso il percorso teoricamente più disagevole ma sicuramente pieno di suggestione, e che l’autostrada non ci avrebbe regalato.
    Lasciata Candela sulla destra e oltrepassata la prima ansa dell’Ofanto che quest’anno grazie alle copiose piogge mostrava il vero volto del fiume più grande di Puglia, le rotaie della Foggia Potenza , i caselli ormai disabitati ci hanno accolto ancora una volta donandoci un viaggio in un tempo a cui mio padre e dio abbiamo vissuto ognuno per sé storie , emozioni, speranze, delusioni.
    In un flashback mi ritrovo bambino aggrappato ad un finestrino di un trenino partito da Foggia per Rocchetta sant’Antonio, in una giornata afosa di luglio di fine anni 50. Quel viaggio per me divenne per molti anni un rituale al quale mio padre, ogni estate, coinvolse l’intera famiglia. Si trattava di partire da Brindisi, un città pugliese bagnata dall’Adriatico, per raggiungere Montella , un piccolo paese sperduto tra le montagne dell’Irpinia e distante poche decine di chilometri dal porto di Salerno sul Tirreno.
    In quel tempo vivevamo a Brindisi, in una casa di campagna a poca distanza da un complesso di depositi di munizioni della Marina , ( dove mio padre sottufficiale faceva servizio) , oggi divenuto un grande invaso ed oasi faunistica e accingersi per quel viaggio era cosa non di poco conto.
    Si partiva ancora prima che facesse giorno, con le borse messe sulle biciclette di mamma e papà, che poi sarebbero state lasciate in un locale di un amico ferroviere pronte per il ritorno.
    Ricordo il latrare dei cani dei casolari prima di giungere alla ferrovia, le facce assonnate del capostazione e del bigliettaio che ogni volta che gli si diceva la destinazione:-“ Montella provincia di Avellino!”- , sembrava che cascasse dalle nuvole e gli dicessimo “-Timbuctù seconda classe andata e ritorno”-
    Poi, finalmente, si partiva ed io, che avevo appena cominciato a leggere e scrivere, sul mio quadernetto annotavo una per una le stazioncine a cui il “locale Brindisi Bari” un treno composto da una fumosa locomotiva a carbone e delle scomodissime carrozze dalle panche di legno, si fermava.
    Un elenco che sembrava infinito e solo quando si giungeva a Mola di Bari, allora comprendevamo che finalmente il primo traguardo stava per essere raggiunto. A Bari ci aspettava l’altro treno che noi avremmo abbandonato a Foggia per imbarcarci poi sulla “littorina “ della Foggia- Potenza. La stazione di Foggia per noi, che eravamo partiti rabbrividendo alle prime luci dell’alba , alle undici di un afoso giorno di fine luglio, era una vera sauna.
    Il primo sguardo era quello volto alla ricerca della fontana a cui dissetarci, riempire le bottiglie con l’ansia che quella strana vettura ferroviaria così diversa dalle locomotive a vapore o quelle diesel che avevamo lasciato, ci sfuggisse via lasciandoci in quella specie di deserto dei Tartari
    La parola “coincidenza” per me divenne il sinonimo di sopravvivenza, lotta per la vita, stare a galla anche nei momenti più difficili.
    Sì, perché raggiungere Montella rispettando gli orari della coincidenza a Bari, poi a Foggia e poi Rocchetta era per i miei genitori un’impresa, trascinandosi due bambini ei bagagli per un mese di vacanza.
    Giungere in ritardo e perdere la concidenza a Rocchetta poteva significare correre il rischio di passare la notte in quella stazioncina, cosa che comunque mi è successa solo un paio di volte in vita mia
    Ma giungere in orario a quella mitica stazione non significava esser sicuri di aggiudicarsi u tranquillo e comodo posto a sedere, poiché in quegli anni ben pochi avevano la possibilità di viaggiare in auto e gli emigranti, di cui la Puglia e l’Irpinia sono fabbriche a getto continuo, usavano il mezzo ferroviario per tornare d’estate alle loro paesi di origine e tutti, proprio negli stessi giorni del nostro viaggio!
    Molti di essi li vedevi trascinarsi appresso gli oggetti più incredibili, cose che nei piccoli negozi dei paesi di montagna non sarebbero mai giunte e che sarebbero state mostrate come feticci a padri, madri e nonni che aspettavano a casa il ritorno dei figlio andato a far fortuna al Nord.
    Fortunatamente per noi bambini, io e mia sorella venivamo trattati coi guanti gialli da quegli uomini dalle facce stravolte da molte ore di viaggio più di noi , con le mani ed il viso consumati dalle catene di montaggio o dalle lavorazioni chimiche , ma che sembravano rigenerarsi ad ogni casello o a ogni stazione e a ogni ponte sull’Ofanto che si oltrepassava .

    Per me e mia sorella un posto vicino al finestrino c’era sempre, nonostante la ressa con i grandi , tutti in piedi, stretti come sardine, in un mare di ventilatori, palette schiacciamosche, bacinelle in moplen, scolapasta di plastica. Ma la “lettorina “ ormai si inerpicava per le colline, lasciando i campi di grano e immergendosi in macchie di vegetazione e piante che mio padre cercava di elencarmi ma di cui io sistematicamente dimenticavo. I caselli poi ci regalavamo foto di vita . Galline, caprette, orti casalinghi, foglie di tabacco lasciate ad essiccare. Donne con la testa coperta da un fazzoletto che col dorso della mano si tergevano il sudore con la vanga in mano, bambini attaccati alle sottane che ti salutavano e poi l’Ofanto, e ancora tanti alberi che non erano gli ulivi della mia terra di Puglia. Uomini e donne al sole sulle aie a battere il gran turco mentre alberi di nocelle ci invitavano a d allungare la mano o addirittura a scendere. La littorina era un vociare di esseri umani felici, spensierati e ad un tratto ci accorgevamo che quel contenitore di umanità in movimento, diveniva la carrozza di un treno da parco giochi, con tanti bambini eccitati e contenti di arrivare a casa; sicuri di ritrovare le proprie case di pietra di fiume e travi di legno, identiche a quelle che avevano lasciato la prima volta che erano partiti per il Nord
    Quegli uomini ridevano , ritrovando un’innocenza lasciata anni prima, su quelle stesse rotaie, con le lacrime agli occhi a causa della miseria provocata da un uso feudale del territorio meridionale Ogni paese che incontravamo dietro di se portava storie di lotte , ribellioni, speranze soffocate nella repressione dello stato o dei padroni o semplicemente dalla fame.
    Paesi come Calitri dove campeggia in una piazza principale la statua dell’emigrante (Quando l’ho vista anni fa insieme con i miei figli , ragazzini, ho avuto un brivido , mi sembrava che lo avessi incontrato quell’uomo con la valigia di cartone legata con lo spago, proprio sulla littorina Rocchetta -Avellino ) ne sono l’esempio come i tanti che sono elencati nel libro Terra e Libertà, di Mercogliano, dedicato alle lotte sull’altopiano del Formicoso.
    Ma se per noi bambini quell’ultimo tratto di viaggio su quella macchina aliena che era la littorina,color marroncino, senza motrici apparenti e che ci dava l’impressione che viaggiasse senza macchinista, era la parte finale di un’avventura per mio padre invece era un ritorno agli anni della sua giovinezza e sembrava che conoscesse uno per uno i casellanti o i capistazione delle stazioncine che incontravamo.
    A Rocchetta da ragazzo quando lavorava per un’azienda di Montella , i Marinari, che tagliavano e commerciavano in legna, era amico di un casellante e mi raccontava come spesso da marinaio,in licenza, si fosse fermato da loro a trascorrere la notte e fosse andato armato di lampada insieme col figlio a prender pesci nel fiume gelido.
    Così era anche per altre stazioni, Calitri, Cassano, Bagnoli, luoghi che oggi sono solo occhiaie mute di molteplici teschi di quel cadavere dalla lunga spina dorsale di ferro e legno che è la ferrovia Rocchetta_Avellino, ma che invece, sino al terremoto dell’80 era parte vivente con quella comunità di uomini e donne irpine che racchiudevano nei loro cuori, una ricchezza di valori che oggi pagheremmo a peso d’oro per dare una svolta alla nostra società vuota, senza senso, cinica e gelida
    Fine prima parte
    Antonio Camuso
    osservatoriobrindisi@libero.it
    Brindisi 4 dicembre 2010

    antonio camuso

    4 dicembre 2010 at 1:01 am

  16. fabio nigro

    fabio nigro

    4 dicembre 2010 at 1:34 pm

  17. x

    Luigi Salzarulo

    4 dicembre 2010 at 2:26 pm

  18. Luigi Salzarulo

    Luigi Salzarulo

    4 dicembre 2010 at 2:27 pm

  19. fabio nigro firma

    fabio nigro

    4 dicembre 2010 at 2:45 pm

  20. Salvatore D’Angelo c’è in firma e per tutto ciò che andrà a costruirsi perchè l’Avellino-Rocchetta diventi uno dei “punti-immagine” degli itinerari del/nel Parco rurale dell’Irpinia d’Oriente.

    Salvatore D'Angelo

    4 dicembre 2010 at 2:59 pm

  21. bellissimo il racconto di Antonio Camuso, sarebbe bello averlo a bordo in uno dei prossimi viaggi incerca dell’Irpinia vera, quella rimasta seminascosta alla frenesia delmondo globale, che in fin dei conti è un mondo finto, inesistente, incongruente.

    ventre giovanni

    4 dicembre 2010 at 7:03 pm

  22. IL 1° SETTEMBRE 2009 CI SIAMO RITROVATI GRAZIE ALLA PASSIONE DI PIETRO MITRIONE SUL TRENO PER ROCCHETTA, ALLE 6.35 E’ INIZIATO IL VIAGGIO CHE CI HA PORTATI A CONDIVIDERE CON TREMILA PERSONE LA MERAVIGIOSA AVVENTURA DI iN LICO_MOTIVI. UNA AVVENTURA CHE E’ SOLO ALL’INIZIO …

    UN VIAGGIO EMOZIONALE SULLA AVELLINO ROCCHETTA SANT’ANTONIO

    Il treno è appena partito, la stazione di Avellino si allontana lentamente, le rotaie scorrono dietro il piccolo treno composto di due carrozze. A bordo un centinaio di curiosi in cerca di emozioni. La tratta Avellino Rocchetta è un poco il filo di Arianna della storia d’Irpinia. Un grande uomo politico oltre che un insigne maestro poi diventato il maggiore critico letterario italiano, Francesco De Sanctis, ebbe alla fine dell’ottocento l’ intuizione di far attraversare buona parte dell’Irpinia da una strada ferrata che avrebbe significato per i territori attraversati un faro nella notte buia dei collegamenti con il mondo. La strada ferrata attraversa tre valli in cui scorrono i maggiori corsi d’acqua irpini, la valle del Sabato, quella del Calore e quella dell’Ofanto, le stazioni ( quello che rimane) sono situate in basso rispetto ai paesi che la dominano dall’alto, appollaiati sulle vette come galli stanchi persino di annunciare l’alba. Una volta uomini, donne e bambini, si levavano a notte fonda per intraprendere a piedi o a dorso d’asino la sterrata che li avrebbe condotti al treno e poi alla città. Il viaggio continua e il treno avanza lento col suo sferragliare caratteristico e col suono acuto che ne indica il passaggio, la prima cosa che mi colpisce è certamente molto singolare. In alcuni punti il fischiare del treno diventa continuo e lo stesso rallenta fino quasi a fermarsi, mi affaccio al finestrino certo che vi siano dei lavori in corso e con mia somma meraviglia mi accorgo che vi sono delle mulattiere che intersecano la ferrovia e che nessun passaggio a livello esiste ad indicare il passaggio del treno, allora il macchinista fa di necessità virtù, quasi si ferma prima di continuare il viaggio. Abbiamo superato la valle del Sabato e ci stiamo immettendo dal torrente Salzola nella valle del Calore, ci fermiamo alla stazione di Ponteromito – Cassano, poi a Montella e a Bagnoli, siamo nel cuore del Parco dei Picentini. Raggiungiamo Nusco e poi Lioni, qui sale a bordo l’onorevole Rosetta D’Amelio, unico rappresentante politico ad avere accettato l’invito, la signora si presenta sorridente e socievole, in men che non si dica ha accalappiato l’attenzione di quasi tutti i partecipanti. Mentre il treno viaggia veloce verso Conza per poi raggiungere Calitri, nel vagone si parla delle potenzialità della ferrovia e dello stato di abbandono in cui versa. Riceviamo dalla disponibilissima D’Amelio la promessa che qualcosa sarà fatto e che troveremo in lei una preziosa alleata. Il professore Antonio Panzone da Taurasi fa comparire una bottiglia di nettare rosso con la quale brindiamo alle promesse dell’onorevole. A Calitri la signora ci lascia per altri impegni e il viaggio continua nella Valle dell’Ofanto, fiume che è stato palcoscenico di importantissimi eventi nei millenni scorsi. Basta ricordare la battaglia di Canne e quella di Aquilonia. All’improvviso il paesaggio inizia a mutare, stiamo attraversando il territorio di Monteverde, e dopo il ponte di santa Venere entriamo nella stazione di Rocchetta Sant’Antonio. Sosta di un quarto d’ora prima della ripartenza. Quando il capostazione ci invita a salire per il viaggio di ritorno una cupa malinconia si impadronisce del mio animo. Stranamente e non so perché l’improvviso cambio di umore è palpabile quasi come la nebbia che la mattina avvolgeva il colle di Cairano. Cerco inutilmente una folata di vento liberatrice, ma nel profondo del mio animo non vi è alcun vento, per cui l’improvvisa malinconia resta immobile padrona dei miei sentimenti. Prendo la bottiglia d’acqua dallo zaino e bevo alcune sorsate. Mi disseto ma la malinconia non annega nel liquido ingerito. Allora cerco di distrarmi ammirando il paesaggio sedendomi. Arriviamo alla stazione di Rapone, Ruvo, San Fele, siamo in terra di Basilicata, sulla sponda destra dell’Ofanto, mi affaccio al finestrino e guardando il paesaggio lo sguardo si sofferma ai margini della massicciata, una fila interminabile di formiche si inseguono senza mai raggiungersi, mi portano alla mente i poveri contadini che si avviavano al treno che li avrebbe portati in terra straniera in cerca di una dignità e di un tozzo di pane per i loro figli. Anche quegli uomini come le formiche erano tutti uguali, tutti in fila con la valigia di cartone legata da uno spago consunto. All’improvviso quelle figure si materializzano nel mio cervello, li vedo salire sul treno e timidamente sedersi al mio fianco. La faccia rugosa frastagliata da anni di vento e sole, le mani callose e forzute, allenata da anni ed anni di esercizi con la zappa e la vanga. Riesco addirittura a sentire l’odore della naftalina che ancora impregna quell’unica giacca conservata gelosamente per i giorni di festa. Li vedo affacciarsi al finestrino e salutare con la mano i cari che sventolano fazzoletti bianchi come a voler scacciare le mosche fastidiose della povertà. Quando la stazione sparisce alla vista i disgraziati si seggono con gli occhi umidi di lacrime, lacrime amare che stanno a significare il fallimento di una vita. Il fischio del treno irrompe improvviso nei miei pensieri frantumandoli, ritorno in me e mi accorgo che il treno sta ripartendo e che alla stazione ci sono solo le formiche in fila indiana. Le saluto e andiamo via.
    Mi accorgo che il groppo che avevo in gola è sparito. Ecco, mi dico, per un attimo stavo vivendo le sensazioni che intere generazioni di contadini avevano vissuto in questi territori. Per fortuna oggi qualcosa è cambiato. A tutte le stazioni successive immagino i contadini fermi ad aspettare il treno della speranza. Alla stazione di Cairano invece ricordo del film magnifico girato da Camillo Marino e Silvio Siano, “La Donnaccia” La protagonista è Mariarosa Apicella, una bella prostituta, interpretata dalla sensuale Domique Boschero rimpatriata con il foglio di via al Sud, nel paese d’origine. Qui Mariarosa suscita scalpore perché i contadini iniziano a frequentarla fino a quando uno di loro, tra la disapprovazione dei compaesani, decide di sposarla.
    Sullo sfondo il dramma dell’emigrazione, il mito americano e la superstizione con l’episodio dell’indemoniata da esorcizzare. Mi ritornano in mente i bellissimi giorni trascorsi a Cairano questa estate in occasione della riuscitissima manifestazione “Cairano 7X”. Lentamente ed inesorabilmente il treno si avvicina ad Avellino ed alla fine di questo surreale viaggio in una terra mortificata dalla nullità di chi la amministra ricca solo di promesse non mantenute e di progetti mai partiti. E a proposito di partenze, qualcuno vuole che anche il treno del De Sanctis non parta più e che quei binari intrisi della storia della nostra gente contadina arrugginiscano nella dimenticanza di chi lastrica di indifferenza le strade della nostra storia.

    Giovanni Ventre

    ventre giovanni

    4 dicembre 2010 at 7:15 pm

  23. Loredana Colella (firma)

    Loredana

    4 dicembre 2010 at 8:14 pm

  24. Luca Sessa, firma

    Luca Sessa

    4 dicembre 2010 at 10:53 pm

  25. Franco Festa firma.

    franco festa

    5 dicembre 2010 at 12:01 am

  26. La scoperta di questa linea ferroviaria ha significato per me il coronarsi di un sogno e di una passione che nutro sin da bambino per i treni. Il mezzo ferrato che attraversa paesaggi stupendi, tra l’altro nella mia regione, con passo lento ma deciso non può fermarsi. Dalle mie prime gite a Montella sino ai viaggi con In Loco_Motivi per non dire di quella volta che con un mio amico Ingegnere (Alfonso) ho vissuto appieno il viaggio sulla linea di cui conservo tutte le foto. Per tutto questo contribuirò anche io a lottare con voi per quello che posso per salvare un pezzo della nostra Italia che non può morire.

    Giovanni Tessitore.

    Giovanni Tessitore

    5 dicembre 2010 at 12:24 am

  27. Gaetano Calabrese – firma -

    Gaetano Calabrese

    5 dicembre 2010 at 2:41 pm

  28. Antonio Morgante, firma.

    antonio morgante

    5 dicembre 2010 at 6:04 pm

  29. Monica Rosapane firma

    Rocco Quagliariello firma

    tanti amici nostri firmano con noi. sarem presenti alla Conferenza Stampa in Stazione

    rocco quagliariello

    6 dicembre 2010 at 9:47 am

  30. Bene, grazie a tutti…facciamo, allora, questo ultimo sforzo…cerchiamo di essere presenti in tanti, anzi tantissimi alla conferenza stampa di martedì 7 dicembre (domani, ore 11:00, in stazione)…se potete contattate i sindaci dei vostri paesi…la decisione della chiusura è solo di tipo politico…la risposta deve essere una seria risposta politica…più siamo meglio è!

    valentina

    6 dicembre 2010 at 9:58 am

  31. Ovviamente, ma è pleonastico sottolinearlo :

    firmano

    Luca Battista
    Raffaele Spagnuolo
    Erminia Renna
    Paola Maria Guerriero
    Flaviano Oliviero
    Eleonora Giaquinto
    Michele Nunziata
    Letizia Lieto
    Fiorella Guerriero

    Fuoco e passione di Amici della Terra Irpinia !

    lucabattista

    6 dicembre 2010 at 2:01 pm

  32. il 7 sta arrivando e noi domani inddosseremo i panni da lavoro, perchè noi siamo abituati a lavorare e non a depredare. Vetrella faccia un passo indietro la chiusura della ferrovia sarebbe un brutto colpo per questa parte di Campania che è già da troppo tempo in ginocchio.

    ventre giovanni

    6 dicembre 2010 at 6:40 pm

  33. Il mio grazie agli amici comunitari che hanno manifestato sensibilità e amore per la nostra ferrovia.
    Grazie

    ventre giovanni

    6 dicembre 2010 at 6:41 pm

  34. trecento chilometri di distanza e un impegno sindacale a Roma mi impediscono di esser fisicamente con voi ma vi prego non mollate
    quella ferrovia non è solo una teoria di pezzi di acciaio che si allungano per la terra d’irpinia , esse ne sono il testimone di una storia coinvolgente…vi racconterò una prossima volta quando mio zio raccolse presso il casello ferroviario di cassano un gruppo di paracadutisti americani che cascarono a pochi chilometri dai tedeschi che stavano a montella credendo di essersi paracadutati a montercrvino rovella dove dovevano far saltare la stazione… o anche del treno mitragliato a Montella dove fuopriusciava l’olio e mio zio lo fece distribuire alla popolazione con una trattativa con i tedeschi e ancora quando si scontrarono i due treni che si ritrovarono uno sull’altro…un racconto che faceva mia nonna mentre mi imboccava il latte prima di andare all’asilo…ma anche degli uomini con i mantelli a ruota , i baffi alla francesco giuseppe, gli occhi azzurri , resti di passaggi di normanni e longobardi, e il sigaro o la pipa in bocca che vedevi salire al mattino presto , ancora buio pesto…in quegli occhi ci potevi leggere un intera società contadina che avrebbe potuto darci tanto e miseramente annientata da speculatori, industriali del cemento e globalizzatori selvaggi…
    sono con voi domani e nelle prossime lotte … anche da Brindisi
    la rocchetta -avellino deve vivere!
    antonio camuso

    antonio camuso

    6 dicembre 2010 at 8:42 pm

  35. La domanda che poniamo alla compagine politico ed istituzionale è definire il sistema economico, culturale e sociale che sostiene la scelta di mantenere la tratta Avellino Rocchetta S.A..Alla conferenza stampa di martedì 7, alla stazione di avellino, con forza si chiederà anche questo. Oltre che la necessità di non far fermare il treno. Chi può venga,che si scriva poi “..all’affollatissima conferenza stampa…”

    luca b

    6 dicembre 2010 at 10:35 pm

  36. Eppure i più importanti strumenti di pianificazione e programmazione regionali e quindi provinciali , vigenti , adottati o in via di elaborazione non hanno mai dimenticato od omesso l’Avellino Rocchetta Sant’Antonio. Allora che questa clas…se dirigente si assuma fino in fondo le proprie responsabilità. Non si può pianificare a chiacchiere e con fiumi di inchiostro e poi non passare all’azione concreta. Come si può immaginare di sopprimere la tratta Av_rocchetta per poi riaprirla in funzione di ancora ipotetici mega finanziamenti. Si parte – anche – da quello che c’è e che abbiamo dimostrato funzionare.

    luca b

    6 dicembre 2010 at 10:47 pm

  37. tra poco ci conteremo, e come dice Franco io domani porrei l’accento non sui presenti ma sui disertori.

    ventre giovanni

    7 dicembre 2010 at 10:03 am

  38. se la ferrovia muore
    fra trent’anni capire che è stato un grave errore farla morire.
    occorre mobilitare i ragazzi delle scuole.
    p.s.
    se a ottobre si fosse avviata la vertenza irpina di cui tanto ho scritto
    forse non saremmo a questo punto….

    Arminio

    7 dicembre 2010 at 10:53 pm

  39. Volevo ringraziare tutti coloro che ieri erano presenti alla conferenza stampa; non so cosa riusciremo ad ottenere, spero che almeno sia passato un messaggio: ieri ognuno ha fatto la sua parte perchè ognuno è il tassello di un tutto…ogni tassello è importante, anche quello che in qualche occasione sembra sia sbeccato e stenti a mettersi a posto…ma siamo stati tutti utili a far capire che guardiamo il nostro territorio come i custodi di un bene prezioso..che non vogliamo rovinare, piuttosto valorizzare e far capire quanto possa ancora essere più e più bello. GRAZIE A TUTTI.

    valentina

    8 dicembre 2010 at 9:49 am

  40. La nostra battaglia è appena cominciata.Abbiamo solo ottenuto che si facesse un pò più di luce su un angolo buio della “gestione” del nostro territorio,dobbiamo ancora ottenere tutto:da lunedì l’avellino-rocchetta non parte più,è sospesa. SABATO 11 DALLA STAZIONE DI AVELLINO PARTE FORSE L’ULTIMO TRENO PER ROCCHETTA.VI ASPETTIAMO ALLE 6.10 IN STAZIONE,VEDREMO L’ALBA INSIEME, E CHE SIA DAVVERO L’ALBA DI UN NUOVO GIORNO

    valentina

    8 dicembre 2010 at 12:01 pm

  41. purtroppo l’undici sono a formia.
    ci sarà di sicuro alle prossime manifestazioni….

    arminio

    8 dicembre 2010 at 1:33 pm

  42. Vedrò se riesco a svegliarmi alle 4.30 per essere alla stazione di Avellino in tempo per (spero non) l’ultimo viaggio dell’Avellino-Rocchhetta.

    Salvatore D'Angelo

    8 dicembre 2010 at 9:12 pm

  43. E’ importante esserci, capisco che è sabato e che è un orario improponibile ma è l’unico che abbiamo…di seguito vi scrivo le varie fermate così magari potete prendere il treno lungo la tratta se per voi è più facile:

    ANDATA
    partenza ore 6,35 da AVELLINO
    fermate:
    LUOGOSANO 7,07- CASTELFRANCI 7,19- MONTEMARANO 7,26- CASSANO IRPINO 7,31- MONTELLA 7,37-BAGNOLI IRPINO 7,43- NUSCO 7,51- CAMPI DI NUSCO 7,56- LIONI 8,06- MORRA DE SANCTIS 8,13- CONZA DELLA CAMPANIA 8,24- CALITRI 8,36- RAPONE 8,42
    arrivo a ROCCHETTA 9,14

    RITORNO
    partenza da ROCCHETTA ore 9,27
    fermate:
    RAPONE 9,55- CALITRI 10,01- CONZA DELLA CAMPANIA 10,13- MORRA DE SANCTIS 10,24- LIONI 10,33- MONTELLA 10,55- CASTELFRANCI 11,08- LUOGOSANO 11,20
    arrivo ad AVELLINO ore 11,57
    E’ IMPORTANTISSIMO.
    E SE AVETE VOLGIA DI PORTARE CON VOI MUSICA E ARTE…BEN VENGA TUTTO…è UNA PROTESTA MA ANCHE UN FESTA…DELL’IRPINIA TUTTA.

    valentina

    9 dicembre 2010 at 1:01 pm

  44. Aderisco con forza alla vostra azione per la sopravvivenza della linea ferroviaria Avellino- Rocchetta, che potrebbe continuare ad esistere integrandola con autobus in modo da rendere raggiungibili in tempi non biblici i mille paesi irpini. Un’idea: perchè non collegare con bus navetta le stazioni ferroviarie di Baiano e di Avellino tra di loro? con opportune coincidenze si assicurerebbe una circolazione accettabile,anche su strada ferrata, tra Napoli (olim “la Capitale”) e l’Irpinia.
    P.S.Grazie per le stupende gite in treno che ho fatto con “in loco_motivi”! spero possano ripetersi.

    Antonio Nazzaro

    15 dicembre 2010 at 9:07 pm


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