Archivio per dicembre 2010
LO SGUARDO DEL LUPO “IN ESILIO”
Ho ricevuto il testo che segue quale omaggio dell’autore inviato a una lista di amici . E’ un pezzo uscito su Buongiorno Irpinia . Per l’ampiezza delle considerazioni e gli stimoli che il pezzo stesso offre, ritengo giusto proporlo qui, in questo spazio post da me gestito, quale autonoma scelta e forse contravvenendo a un implicito diverso desiderio dell’autore. (Salvatore D’Angelo)
Terremoto: l´elaborazione di una perdita.
di Mauro Orlando
(foto Federico Iadarola)
La perdita è un problema esclusivo e doloroso dell´ “io incarnato” quindi non una semplice perdita di una persona , di una casa , di una terra ma perdita di senso della propria vita mentale e sociale. Dopo l´esperienza di un fatto luttuoso come un “terremoto del passato che non passa” ci resta l´aggravante di vivere consapevolmente in un mondo contemporaneo insensato con difficoltà di rassegnarsi alla sua ineluttabilità o adattarsi alla sua incongruenza economicistica . Legato poi alla possibilità della malinconia e della nostalgia con le sue code sofferenti di sofferenze e dolori per le varie emigrazioni e migrazioni che si sono diffuse sul territorio nazionale e mondiale. La nostra terra , bella terra d´Irpinia, ferita nella carne e negli affetti di chi continua a viverla “con le unghie conficcate nella terra e nell´anima” (F. Arminio) e chi la coltiva nel cuore e nella ragione al Nord d´Italia tra i vari benesseri di `produttori fragili e arricchiti´ nelle paure che non sanno più promuovere aggregazioni o solidarietà ma solo tristi lacerazioni e discriminazioni.
Per non smantellare tasselli del futuro possibile.
Ricopio, in questa nota il bell’articolo di fondo a firma di Aldo Balestra pubblicato sul Il mattino, edizione Avellino del 2 dicembre 2010. E’ l’ultimo tentativo di far compagnia alla moribonda Avellino-Rocchetta. Serve uno scatto d’impeto per procastinarne la fine e trovare -anzi praticare con continuità l’antidoto alla sua morte.
Il 7 dicembre, martedì , conferenza stampa alla stazione ferroviaria di Avellino, ci piacerebbe la partecipazione di tantissimi. Una mobilitazione per testimoniare questa volta a favore di una azione concreta, propositiva fattiva già messa in atto da in Loco Motivi.
Chiederemo, e lo stiamo già facendo, ai sindaci degli oltre 30 comuni interessati dalla tratta, ma perchè no anche di tutti gli altri , di seguire la strada già tracciata dal comune di Paternopoli e di Conza della Campania, che hanno deliberato (o stanno deliberando) contro la chiusura della stessa linea ferroviaria.
Alla Comunità Provvisoria, chiedo, di provare a raccogliersi intorno all’Avellino Rocchetta, elemento infrastrutturale decisivo per lo stesso Parco dell’Irpinia d’Oriente, indipendentemente da quello che diventerà : un’idea, un consorzio, un modo di riconsiderare la terra , un reale parco naturalistico. Magari riempire la stazione di Avellino , martedì 7 dicembre la mattina della conferenza stampa di chiusura.(L.B.)
di Aldo Balestra
Non dobbiamo, né vogliamo, commuovere. Desideriamo magari far riflettere, sollecitare contributi d’idee. Idee forti di una storia gloriosa, ma attuali; progetti sostenuti dal coraggio, ma realizzabili; proposte intrise di sogni ed ottimismo, ma utili. Che servano a questa provincia, proprio oggi e qui che ci domandiamo cosa sarà di una terra in crisi d’identità, sospesa tra passato e futuro, con la consapevolezza a volte inutilmente tronfia del primo e la paura forse eccessiva del secondo. Qui parliamo di una tratta ferroviaria condannata a morte. Esecuzione fissata per il 13 dicembre 2010. E questi sono i giorni più brutti, quelli in cui già si è entrati nel miglio verde, e si sa che il destino è segnato, e che le speranze di salvezza sono legate ad un filo. Leggi il seguito di questo post »
domani a baronissi
Pugliantagonista e l’Irpinia del terremoto
La redazione di Pugliantagonista.it e l’Archivio storico Benedetto Petrone , in occasione del trentennale dal terremoto dell’Irpinia , contribuiscono con articoli, ricerche, documenti dell’epoca e interviste al dibattito che nonostante gli anni trascorsi continua a riaccendersi su quella vicenda e le ripercussioni, politiche sociali e di costume essa ha avuto nel destino del popolo meridionale e nel rapporto con la vita nazionale.
Vogliamo parlare non solo di solidarietà umana ma impegno politico rivoluzionario, antagonista, rompipalle che molti compagni portarono in quei giorni nel “cratere del terremoto” fu una solidarietà attiva, che ben presto divenne scomoda per coloro, avvoltoi politici, mafiosi camorristici ed economici volevano gettarsi anima e corpo nel Grande Affare della Ricostruzione. Fu così che dopo un mese di impegno anima e corpo dei compagni, in particolar modo dell’Autonomia operaia coordinati da Radio Onda Rossa e i comitati autonomi di via dei Volsci di Roma, alla vigilia del Natale dell’80 nelle tende dei compagni irruppero i carabinieri che rifilarono il foglio di via ai volontari e fecero piazza pulita di coloro che stavano organizzando le popolazioni a denunciare affaristi, speculatori e politici corrotti.
contro gli estremisti della moderazione
nei prossimi giorni devo consegnare un nuovo libro. deve scegliere tra tanti pezzi. ne metterò qui qualcuno per sondare l’umore del blog. i libri si fanno anche così
Siamo assediati dai moderati, dagli ipocriti, dagli animali a sangue freddo, coccodrilli mummificati che all’improvviso si sciolgono e spalancano le loro fauci. Siamo in un mondo di fango. Vogliono distruggere la bellezza e chi la ama, hanno ridotto il mondo a un porcile di inganni, ma non sono contenti, vogliono che tu sia come loro. Gli estremisti della moderazione dominano la scena. Se dici una verità, una sola, ecco che diventi estremista parolaio. Il mondo non era mai stato tanto miserabile, perché non era mai stato tanto impregnato di questa ipocrisia, di questa melma di parole senza pensiero, di cuori senza sangue, di anime senza inferno e senza paradiso. Un limbo limaccioso di dementi e presuntuosi, ecco il panorama che ci offrono quelli che stanno sulla scena. Gente che non merita tanti riguardi ma una feroce contestazione. Peccato che adesso la contestazione non sia più di moda. Adesso è chic essere intelligenti e distaccati, col disincanto di chi ha sempre qualcosa di meglio da fare che non posare l’occhio sulla melma che ci circonda. Leggi il seguito di questo post »
il mio amico Cesare Maria Giannotti
Si è spento stamane a Roma il mio amico Cesare Maria Giannotti. Cesare amava questa terra irpina, la preferiva ormai a Cipro e alla Sicilia siracusana. Voglio ricordarlo in questo spazio web collettivo che è un po’ la casa di noi tutti e che Cesare seguiva quasi ogni sera in silenzio, da Roma.
Cesare Maria Giannotti è sempre stato, dai tempi dell’università, alla fine degli anni 50’, impegnato nel campo della comunicazione, dapprima come operatore culturale. Ha fondato e diretto per un quinquennio uno dei cineclub più importanti della capitale in Via della Lungara 220, con migliaia di iscritti, producendo oltre a rilevanti rassegne tematiche, come quella sul cinema americano underground, convegni come quello sul nuovo cinema russo organizzato con l’associazione Italia – URSS.
Laureato in Giurisprudenza alla Sapienza, ha iniziato la sua attività nel campo della regia realizzando una serie di documentari su temi vari, molti dei quali premiati dal Ministero dello Spettacolo. Ha realizzato inoltre documentari industriali e ha iniziato, alla fine degli anni 60’ la collaborazione con la RAI come regista e autore di inchieste, programmi scientifici ed educativi. Si è specializzato, quindi, nella TV LIVE realizzando la regia di numerosi eventi e programmi in diretta come ad esempio i concerti di Teresa De Sio e quello di Lucio Dalla e Pino Daniele dallo stadio di Napoli.
Il trombettiere di Custer
di NELLO AJELLO
Una favola, un’odissea, un romanzo corale. Riguarda la migrazione degli italiani nel mondo, fra Ottocento e Novecento. È la trama dell’appassionato resoconto che Angelo Mastrandrea, vicedirettore del “manifesto,” pubblica con il titolo “Il trombettiere di Custer” (Ediesse, pp. 160, E 10).
L’eroe che più rappresenta quel mondo è infatti Giovanni Martino – ribattezzato John Martin – il giovane salernitano che fu l’unico superstite dell’”eroica disfatta” di Little Big Horn. Gli si affiancano, raccontati con genuino impeto meridionalista, altri eroi di quella vicenda collettiva originata dalla miseria, ma qui ravvivata da un generoso spirito d’avventura. Si va da Vincenzo Fondacaro che, nel 1880-81 compì a ritroso, su un’esigua imbarcazione, la traversata dell’Oceano, fra Montevideo e Gibilterra, a quel Mario Savio che animò il Movimento studentesco americano, dagli esordi di Berkeley in avanti. Spuntano nell’epopea i protagonisti d’un personale miracolo economico – come Filippo Gagliardi, detto don Felipe, che edificò in Venezuela un consistente impero d’affari – e domestici talent-scout come il calabrese Mike Porco, cui si attribuisce la scoperta, nei primi anni Sessanta, di Bob Dylan.
Una tela di storie ombreggiate a volte dalla mafia, ma sempre rappresentative della voglia di vivere di persone e paesaggi nostrani che Cristo tardava a raggiungere. Lavorando al proprio tema l’autore ha interrogato anziani testimoni, consultato carte ingallite, ascoltato storici locali. Ne deriva questo ponte ideale fra i derelitti nostrani d’un tempo e quel dolce-amaro paradiso che chiamavano “La Merica”.
BERLUSCONI E SUA MADRE
DI ANDREA DI CONSOLI
Molti italiani avranno sorriso leggendo quel che certa diplomazia americana pensa del nostro Premier, perché delle sue attitudini mondane, delle sue feste dionisiache, delle sue nottate movimentate ne sanno ogni particolare, avendo noi tutti, su queste abitudini, riflettuto pubblicamente, non senza esserci divisi, per l’ennesima volta, tra “indulgenti” e “indignati”. Ora, al di là di questo tema – se sia conveniente o no che un Premier sia sfiancato e distratto fisicamente e psicologicamente da feste e nottate canterine – quel che conta è capire come sia stato possibile che, da un certo momento in poi, Berlusconi abbia esagerato ed esasperato tale aspetto della sua vita privata, minando non poco il proprio ruolo pubblico e la propria credibilità politica e istituzionale. Leggi il seguito di questo post »
IL MONDO CHE NON C’E’
di GIOVANNI VENTRE
Scrivo questa mia per raccogliere alcune considerazioni sul futuro che aspetta noi e in particolare i nostri figli.
Viviamo in un mondo che ha perso il respiro, asmatico, fermo, un mondo che non gira più intorno al suo asse impantanato in una laguna fetida, dove è tutto fermo a qualche centinaia di anni addietro.
Il progresso, la speranza di un mondo migliore stanno miseramente affondando avvolte da una melma putrida e collosa, una melma che non permette a nessuno di fuggire, di andare in cerca del vento perduto capace di gonfiare le vele dell’ottimismo e far ripartire la nave. Guardo mia figlia, nei suoi occhi scorgo l’innocenza beata della fanciullezza, la luce che solo gli occhi innocenti dei bambini riescono a catturare e fare propria, la spensieratezza di chi ancora per fortuna non conosce la cattiveria, la malignità l’accidia. Perché non impariamo dai bambini invece di costringerli a diventare come noi, a correre in cerca del primato, ad affossare chiunque si interponga tra noi e il successo, a usare la cattiveria, il tradimento, la gelosia, la maldicenza … per ottenere quello che poi sarà la nostra più grande sconfitta, la ricchezza, i soldi, la possibilità di poter avere tutto quello che si vuole a costo di rendere poveri, affamati, malati milioni di altri esseri umani. Anche Dio, ha le sue colpe, non avesse mai scacciato Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre probabilmente il mondo non avrebbe mai conosciuto la fame, le fabbriche della morte, la guerra, le pulizie etniche … probabilmente … bohhhh !!!
VIBONATI _cilento
io e saviano, narratori contro il buio
metto qui il pezzo che mi ha chiesto il mattino dopo la lettura televisiva di un mio brano da parte di saviano.
il titolo del post è lo stesso del giornale
°°°
Mi fa piacere che Saviano abbia ricordato la grande sventura dell’Irpinia. Quando parlava dei ragazzi morti nella casa dello studente all’Aquila, ho pensato ai tanti ragazzi morti nel bar Corrado a Sant’Angelo dei Lombardi: stessa storia, anche lì una costruzione fatta senza minimamente badare alla sicurezza. Ma la storia non è fatta solo di grandi drammi, ci sono anche slavine quotidiane, silenziose. Poco prima della trasmissione di Saviano ero al castello di Bisaccia dove si presentava un libro sul terremoto. L’incontro era Leggi il seguito di questo post »
giovanni ventre (e il treno)
Lento il treno avanza
sui binari sembra danza,
tutti gli occhi ai finestrini
assai belli i paesaggi irpini.
Fu De sanctis a volerla
del firmamento nuovo astro,
una cometa annunciatrice
per l’Irpinia di speranza nastro
Tanta gente ha trasportato
centovent’anni avanti e indietro,
contadini, militari, studenti ed emigranti
ha dato tanto a tutti quanti.
cari operai cassintegrati … tornate alla ‘terra’
—-Messaggio originale—-
Da: agernova@libero.it
Data: 29/11/2010 20.01
A: “Destinatari nascosti:”<>
Ogg: Fwd: Approfittare della crisi industriale per smettere di inquinare e tornare all’Agricoltura Biologica, unica fonte produttiva reale
Cari operai cassintegrati,














