Archivio per gennaio 2011
febbraio
cari amici
per tutto il mese di febbraio sarà lontano dal blog. vi invito a cominciare a pensare a cairano 7x, la prossima edizione sarà agli inizi di agosto, ma ci vuole un grande lavoro comunitario già da ora. ovviamente per comunicazioni importati possiamo sentirci via mail.
spero con tutto il cuore che la battaglia contro il consumo di suolo agricolo diventi sempre più uno degli elementi caratterizzanti del nostro blog.
un abbraccio a tutti e arrivederci a marzo.
da federico, cartoline a domicilio
giannini guido, fotografo
giovedì 3 febbraio alle ore 18.30 Luogo Libreria ” Feltrinelli “,via Santa Caterina a Chiaia 23 Presenteranno il volume:Franco Arminio e Generoso Picone. In contemporanea sarà inagurata anche la mostra di alcune delle foto pubblicate nel libro Guido Giannini Fotoreporter per vocazione
Aramis
LIQUIRIZIA
Era il 1979, avevo 21 anni e una testa che correva molto più dei miei piedi e, forse anche della mia Fiat 124 familiare color nocciola. Un pomeriggio piovoso con Raffaele, mio cugino, non sapendo che fare andammo al cinema. Liquirizia era il film in programmazione. Da quel giorno quel film non mi ha più lasciato. Ho conosciuto tra gli altri Ricki Gianco, un mostro del rock italiano. Ascoltatelo … è attualissimo e la canzone Cavallina Rock, visti gli eventi del percolato scaricato in mare in Campnia … “Siamo tutti nella merda” … ripete Ricki !!!
Se vi capita recuperate il film, è la risposta italiana a Greese !!!
No agli impianti fotovoltaici a terra!!!
_____ di Agostino Della Gatta
E’ davvero un problema che interessa sempre di più il territorio nazionale.
Venerdì ero in puglia per lavoro e durante il viaggio (tra le province di Taranto, Lecce, Brindisi, Bari ecc.) cominciavano a vedersi più impianti che tendoni dei vigneti. Non avevo macchina fotografica e, purtroppo, pioveva, ma alla prossima cercherò di documentare lo scempio dilagante.
Oggi invece ho trovato questo video molto bello e significativo.
Zibaldone di paesologia
di Franco Arminio
Quasi ogni mattina vado a trovare qualche paese come si va a trovare un vecchio zio, vado a vedere che faccia ha, a che punto è la sua malattia o la sua salute. Vado per vedere un paese, ma alla fine è il paese che mi vede, mi dice qualcosa di me che non sa dirmi nessuno.
Ci sono paesi accresciuti, deformati dalla spinta a diventare come le città e ci sono i paesi sperduti, affranti, quelli che non bastano mille curve per toccarli e quando arrivi senti che resterai per poco.
Nei paesi vedi il corso delle cose, l’inizio, lo svolgimento e la fine.
Io appartengo solo al mio paese. Sono un dente dentro la bocca del cavallo, un mattone dentro un muro. Sono il vento che mi agita la testa, che rompe i minuti in cui cammino.
Una volta nei piccoli luoghi si guardava il mondo come a una faccenda che avveniva altrove. Il paese era un altro mondo.
La paesologia è una forma d’attenzione. È uno sguardo lento, dilatato, verso queste creature che per secoli sono rimaste identiche a se stesse e ora sono in fuga dalla loro forma.
Non sai cosa sia e cosa contenga. Vedi case, senti parole, silenzi, in ogni modo resti fuori, perché il paese si è arrotolato in un suo sfinimento come tutte le cose che stanno al mondo, ciascuna aliena allo sfinimento altrui. Leggi il seguito di questo post »
Dinuccio e Nunziatina
metto qui un pezzo che compare in oratorio bizantino, in libreria a febbraio.
armin
in pochi giorni di questo livido marzo a Bisaccia sono morte due persone che definirei persone-paese. Due persone che hanno vissuto fino alla fine come se la loro esistenza non fosse segnata dai confini del loro corpo, ma fosse un alito, un frammento della vita del paese. Un vivere all’aperto, tutto giocato nello spazio pubblico pur non avendo mai ricoperto alcun ruolo di rilievo.
Dinuccio, maestro elementare, da giovane era quello che si occupava della squadra di calcio. Nunziatina, casalinga, apriva la sua casa quando arrivavano i compagni a fare i comizi. Erano tutti e due comunisti e interpretavano il comunismo in questa loro estrema apertura alla vita di tutti, quasi che fosse indistinguibile dalla propria. È proprio questo elemento che rende la loro scomparsa particolarmente grave. Ormai anche nei nostri paesi sembra prevalere la logica del farsi i fatti propri, del chiudersi in casa, e lo spazio esterno è divenuto un luogo in cui niente si può prendere e niente si può dare. Questa situazione indebolisce ulteriormente la già debole azione della politica. Se prevale il sentimento dell’Immunitas su quello della Communitas, la politica si vede sottratto lo spazio in cui agire e diventa una pratica tesa unicamente a sostenere se stessa.
La vita immunitaria è quella che si chiude all’interno dei propri confini protettivi, quella di chi disprezza le persone che non capisce. La vita ispirata alla Communitas era quella di Dinuccio che comprava i libri per farli leggere ai ragazzi della sua squadra, quella di Nunziatina che non ha mai messo le tendine davanti alla porta di casa. Questi sono gesti che non hanno nulla di grandioso, ma sono un buon esempio della civiltà che abbiamo smarrito precipitosamente in pochi decenni. Il paradosso è che, nonostante sia perduta, questa civiltà rimane un punto su cui far leva per darci un futuro. Dinuccio, che tutti chiamavano Krusciov, camminava ancora col giornale sotto il braccio anche se ormai non aveva neppure la forza per aprirlo. Immagino che doveva apparire una figura strana a quei ventenni che stanno qui senza guardare nessuno che non appartenga al loro branco. Questi ragazzi sembrano immunizzati dal contatto con gli altri, come se la loro vita fosse una faccenda in cui nessuno può mettere il naso. Nunziatina e Dinuccio parlavano di tutti, sapevano la vita di tutti.
UNA POESIA DI ANTONIO D’AGOSTINO
Posto volentieri una poesia di Antonio D’Agostino che qui piacevolmente si rivela poeta di qualità , muoversi nel proprio territorio ( la pianura dissonante) con tensione morale e un senso della spiritualità a cifra stilistica severa , che a tratti mi ricorda il Pasolini de La Religione del mio tempo e l’ Yves Bonnefoy più sintetico e metafisico.
La riflessione /osservazione sul paesaggio – esterno, materiale – e interiore, dei suoi abitatori – è tesa alla produzione di un’immagine, un quid salvifico che indichi un riscatto, una opportunità al camminatore spazientito, osservatore di sgomenta lucidità del paese delle ricadute nel sonno/ dei sentieri preclusi all’anima/ dove tutti sono in fuga da tutti. Ecco dunque la semina di grano oscuro che ha inquinato la terra, il paesaggio, ancor prima interni dei suoi abitatori, e altro non ha prodotto che contrade contratte nella preghiera delinquenziale/costipate nel solco opaco/di mani giunte e incancrenite/nell’estenuante rituale del tempo/che non dice più nulla di niente/.
Un poetare senza sconti, nemmeno per chi sarebbe preposto alle corrispondenze con il sacro e per il suo tempo, svuotato di senso, in quanto si eclissa nell’aria ovattata di salmi/un mondo dove tutto è sfinito/sede di reticenza, del perso pudore/e della perduta miseria. Poi la riflessione si fa acuta, ma non moralistica, perché nella diegesi poetica si passa dall’osservazione distaccata, dalla terza persona singolare alla prima persona plurale, e quel camminatore spazientito, che poteva essere l’ospite capitato nella pianura dissonante, piano piano si rivela per essere l’ io poetante che condivide il pathos ed è parte del paesaggio, e che si scioglie nel noi, in quel noi non più custodi/della finitezza e del lampo/dell’indovino che inaugurava il campo/. Un noi collettivo che rilegge il passato, dunque, come auspicio a farsi comunità che viene per intervenire sul presente, per ribellarsi a vicini litigiosi incuranti del pioppo che muore in solitudine/tra un muro, un garage,/una luce intermittente/e un rudere da rampicanti invaso,/stipato in uno spazio distante/straniato manufatto non più evocante/dai suoi acuti spiriti evacuato./
Un noi che deve farsi comunità che viene , per venir fuori da “questo” pantano degli spiriti e dello spirito. (Salvatore D’Angelo)
PANTANO DEGLI SPIRITI
(abbozzatura)
di Antonio D’Agostino

(Paola Lovisolo* – Autoritratto con albero)
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LA TORMENTA
GIUSEPPE ANTOLINO ALLA SUA PRIMA PROVA DI SCRITTORE
di Donato Salzarulo
Una lingua è il luogo da cui si vede il mondo e in cui
si tracciano i confini del nostro pensare e sentire.
V. Ferreira
Giuseppe Antolino è stato mio compagno di scuola. Nella foto-ricordo di quinta elementare, quella sul belvedere di Piazza Convento, lui è in seconda fila come me; in piedi sul gradino, appoggia il braccio destro sulle mie spalle, intorno al collo.
Dopo la terza media, ci siamo persi di vista. Lui andò a studiare al liceo classico di Sant’Angelo dei Lombardi, io feci per quattro anni avanti e indietro col pullman all’istituto magistrale “Francesco De Sanctis” di Lacedonia.
Appena diplomato, migrai: per un anno a Torino (1967-68), poi qui, a Cologno Monzese, in questo hinterland milanese. D’estate, al paese sono sempre tornato. In certi periodi, anche tre o quattro volte in un anno, ma di Giuseppe nessuna traccia. Meglio, sapevo che non si era allontanato molto, però non mi era più capitato d’incontrarlo. Succede. Ho tre o quattro compagni di scuola non più rivisti.
Ed ecco, verso fine Novembre una mattina, aprire la posta elettronica e trovarmi, toh!, l’indirizzo di Giuseppe Antolino. Leggo con emozione e grande curiosità. Non sono due righe sbrigative. E’ una lettera, una bella pagina. Dice di aver letto su un blog il mio scritto sul nostro “signor maestro” e mi ricorda l’episodio (indimenticabile) di quando gli lanciò contro, in prima elementare, lo scarponcino destro. Un po’ il nostro maestro se l’era cercata. Per la terza volta, gli aveva negato l’autorizzazione ad andare al gabinetto. E il mio compagno evidentemente non aveva nessuna voglia di farsela addosso. Leggi il seguito di questo post »
blog
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tribù d’italia
domani dovevo essere a milano per partecipare a una riunione delle tribù d’italia, un gruppo di scirittori, artisti, operatori sociali che cerca un di costruire una rete dei resistenti…. non potendo per motivi familiari muovermi dalle mie alture ho mandato ad antonio moresco, una degli organizzatori della riunione, questa lettera….
Caro Antonio,
cari amici delle tribù d’Italia,
vi scrivo dal mio paese. Anche oggi sto davanti al computer, ci sto già da molte ore. Adesso è mezzogiorno e non vedo che altro potrò fare fino a mezzanotte. A me pare che tutto questo scrivere serva solo a rovinarsi la salute. Non puoi comprarti un cappotto con quello che scrivi, quasi mai si aprono dialoghi veri a partire dalle nostre parole. Ma io sono qui perché letteralmente non so fare altro. Sono finito in questa vita, mi ci sono messo giorno dopo giorno. Il mio impegno civile forse è un tentativo di uscire dal pozzo della scrittura. È un’attività molto faticosa, perché deve passare per riunioni in cui quasi sempre ci si stanca e si ha la sensazione che ognuno segua una sua strada e sia nella sostanza irreperibile.
PAESAGGI IRPINI
Ricevo e pubblico volentieri questo articolo di Michele Fumagallo, con intervista al Delegato FMA Giuseppe Morsa. La Fiat di Pratola Serra è un “luogo” della produzione, (dunque un luogo della vita) che va posto sotto l’occhio attento della nostra riflessione paesologica. Una delle suggestioni sollevate da Franco Arminio è quella della teoria della “decrescita” di Serge Latouche. Teoria che mette in discussione “questo” modo di produrre, fondato sull’idea dell’accumulazione dei beni ad libitum, cui la natura si sta incaricando di dimostrare che è pura follìa. E allora, se va “ripensata” una nuova organizzazione del lavoro, è possibile non interrogarsi su questo “modo” di produrre, che mostra ormai con evidenza tutti i suoi limiti?. E’ pensabile fondare la riorganizzazione del lavoro sulla liquidazione pura e semplice dei diritti di chi quella ricchezza la produce? Tutto questo può essere avulso dalla riflessione sul territorio, sul paesaggio e su una nuova proposta di paesaggio, che qui andiamo elaborando, seppure in maniera non organica e – per fortuna- non apodittica? Io credo che, “prestando ascolto” a questo articolo di Fumagallo – e alla conseguente intervista a Morsa – gli interrogativi da me posti si arricchiscono di un nuovo punto di osservazione, affatto peregrino. (Salvatore D’ Angelo)
PRATOLA SERRA A MOTORI SPENTI
Rinnovamenti, fabbrica integrata, snellezza giapponese, modello partecipativo, prati verdi. Erano le promesse della Fiat per la fabbrica di motori più importante per la casa di Torino, «gemella» dello stabilimento di Melfi al sud. Invece ora impera la cassa integrazione e una classe operaia giovane, età media 28 anni, si trova senza futuro. Un rappresentante della Fiom e un docente universitario hanno raccontato il caos
di Michele Fumagallo
PRATOLA SERRA (AVELLINO) – Gli studi sul mondo operaio, e soprattutto sul rapporto tra mondo operaio e territori, non sono più all’ordine del giorno come in anni lontani quando hanno fatto da spartiacque per la cultura più avveduta in Italia. E sono stati momenti di crescita per molti perché lavoro e cultura stavano insieme, e c’era un mondo di intellettuali estranei alla fabbrica che aveva un grande desiderio di capire e di immedesimarsi nella condizione operaia vissuta come “maestra” di vita per tutti. Altri tempi. Tuttavia le analisi e le inchieste sulle fabbriche sono continuate, e sono state spesso di grande utilità per tanti. Una di queste è il rapporto sulla Fma, fabbrica di motori Fiat situata in Irpinia. Un rapporto che può aiutare a capire proprio in un periodo in cui la Fiom si sta mobilitando per difendersi dagli attacchi antidemocratici di Fiat.
Eventi e…….turismo in Irpinia
____ di Agostino Della Gatta
Riprendo questa intervista fattami da Michele Ciasullo sul blog dell’UPI http://www.universitapopolareirpinia.it/wordpress2/botta-e-risposta-con-agostino.html con l’auspicio di riattivare una “sana” discussione sul tema:
1° domanda)
Si è quasi conclusa la stagione delle sagre,delle feste patronali,ecc. é possibile fare un primo bilancio e qualche considerazione “a caldo” ?
…………. nbel portale abbiamo realizzato un calendario eventi (http://www.irpiniaturismo.it/eventi/ricerca.php) che, con nostro grande impegno, arricchiamo giorno per giorno, constatando però la scarsa collaborazione, nonostante i continui e ripetuti inviti, degli enti e delle associazioni locali.
In relazione all’estate Irpina un primo bilancio è sicuramente positivo; il dato scaturisce dal notevole numero di eventi e manifestazioni organizzate nei comuni Irpini, sia dagli Enti che dalle Associazioni locali, a riprova di un interessamento ancora vivo per il proprio territorio e che, anche se solo per una serata, hanno contribuito ad incrementare il numero di persone in giro per l’Irpinia.
Le considerazioni da fare su tali attività sarebbero davvero tante, ma limito le mie a quelle che ritengo più importanti e di cui, a mio modesto giudizio, sarebbe opportuno tenerne conto negli anni a venire:
sgarbi paesologo contro le pale eoliche a sepino
riposo
durante la presentazione di cartoline dai morti a lioni
finalmente sono riuscito a concedermi un poco di riposo.
I CAMPI DELLA MORTE !!!
In onore a quanti hanno dato e danno la vita senza alcuna colpa, se non quella di una idea differente dai loro aguzzini. Le ideologie sono il male peggiore dell’umanità.
I CAMPI DELLA MORTE !!!
Corpi inermi, carcasse, larve.
Sotto la stoffa a righe,
solo la forza di resistere
per sopravvivere.
Il filo spinato imprigiona
uomini, donne e bambini
senza colpa alcuna
solo l’appartenere ad una razza.
Il vento dell’odio
soffia forte sulle pianure d’Europa,
sibila impetuoso
gelando anche la pietà e l’amore.
Forni crematori,
inceneritori dell’anima.
Piombo caldo trafigge la carne
rubando la vita.
Pioggia di lacrime,
volti scavati.
Gallerie senza uscite
urla sofferenti inascoltate.
Quei luoghi di orrore
ricordano i mostri
l’uomo, la cattiveria,
la bruttura, la ferocia .
E ancora c’è chi a loro inneggia
iene affamate di odio razzista.
Sentinelle di pace, diffondiamo l’amore
non abbiamo bisogno di altro orrore !!!
Giovanni Ventre
Guido Giannini…. occhio comunitario e paesologico
| Ora |
giovedì 3 febbraio alle ore 18.30 – 04 marzo alle ore 21.30
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| Luogo | Libreria ” Feltrinelli “,via Santa Caterina a Chiaia 23 -Napoli |
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| Maggiori informazioni | Presenteranno il volume:Franco Arminio e Generoso Picone. In contemporanea sarà inagurata anche la mostra di alcune delle foto pubblicate nel libro |
GUIDO GIANNINI : FOTOREPORTER PER VOCAZIONE: IL CHIOSTRO e LIBRARTERIA EDITRICE
“Il fotografo della decenza quotidiana”
L’occhio segreto e radicale di Guido Giannini.
“Uno spettro segreto e inquietante si aggira libero per Cairano…..l’occhio di Guido Giannini! Cairano 7x 2010 sta segnando una sua tappa ulteriore. Lo spazio e il tempo lento e dilatato assieme sconvolgerebbe la stessa ‘ragion pura ‘ kantiana anche se solo al livello della percezione semplicemente estetica senza finalità di ‘razionalizzazioni’ .Qui abbiamo esistenzialmente vissuto il non sentirsi impegnato in nessuna ‘forma a priori’ come obbligo conoscitivo e etico sfiorando in ogni attimo le insidie sofferenti del nihilismo e del relativismo. Abbiamo semplicemente immaginato e concepito il vivere quotidiano e i suoi attimi nelle contrarie maniere di vita come un insieme complesso di contingenza strane e impossibili. Ci ha individualmente aiutati ad apprezzare la ricchezza del possibile e assieme a consolarci dell ‘angustia del presente .Qualcuno ha scritto saggiamente che “ l’universo contiene sempre molte più cose di quelle che al momento è possibile trovarvi”.
viaggio d’inverno nella terra dell’osso
domenica c’è stato a bisaccia il primo viaggio d’inverno nella terra dell’osso.
il prossimo sarà a febbraio, sui monti della daunia.
metto qui una foto in miniatura di federico iadarola, uno dei fotografi che fanno parte della spedizione.
cairano 7x sarà una bella occasione per presentare tutto il lavoro.
dobbiamo assolutamente riprendere e ridare vigore alla nostra iniziativa per ostacolare anche in irpinia il consumo di suolo agricolo, una delle più grandi piaghe della nostra nazione.
ribelliamoci
è un freddo inutile
quello che adesso è nelle vie.
il paese è il nido più alto
della desolazione
e più sotto
il colore del mondo
è grigio.
affiggete fuori dalla porta
questo avviso:
ribelliamoci
e che non sia la nostra nuca
di tanto gelo il nido.
franco arminio, 27-01-2011
PER NON DIMENTICARE
27 GENNAIO 2011
NUNCA MAS! MAI PIU’!
Noi superstiti,
stringiamo la vostra mano,
riconosciamo i vostri occhi -
ma solo l’addio ci tiene ancora uniti,
l’addio nella polvere
ci tiene uniti a voi
Nelly Sachs, estratto da CORO DEI SUPERSTITI
I castelli di sabbia dell’economia da fonti rinnovabili.
La Terza rivoluzione Industriale è quella che caratterizzerà il tempo che verrà. L’Era dell’Ambiente. Come tutte le rivoluzioni industriali genera economia e benessere . Per questa finalità non può reggersi su incentivi statali e pubblici. E’ quello che è capitato in Italia negli ultimi anni con gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. A Roma il 24 gennaio si è svolta una interessante conferenza pubblica promossa dall’associazione Bruno trentin. Un modo per ascoltare le riflessione di chi ricopre ruoli chiave nel sistema economico e di gestione energetica italiano.
Se mancassero i fondi pubblici il sistema economico legato alle rinnovabili crollerebbe. Il settore delle energie rinnovabili si sostiene principalmente sulle sovvenzioni pubbliche, e di conseguenza è interessato da una bolla speculativa che potrebbe esplodere se venissero meno i fondi statali. A lanciare il monito è il presidente dell’Abi Giuseppe Mussari, intervenuto il 24 gennaio alla conferenza pubblica “L’energia per il lavoro sostenibile – La terza rivoluzione industriale”, promossa dall’Associazione Bruno Trentin.
Rischio di bolla speculativa
Massari ha spiegato che “i conti economici di queste imprese senza le provvidenze statali non reggerebbero. Avere investito nell’installazione del pannello o del mulino a vento ha determinato la creazione di un sistema economico garantito da soldi pubblici”. Ciò comporta “il rischio di una potenziale bolla speculativa pronta a esplodere” afferma Mussari, in quanto “potrebbe venir meno il finanziamento pubblico” o “qualcuno potrebbe tirare fuori il pannello più efficiente e quello esistente diverrebbe obsoleto”, con effetti sui piani finanziari. Leggi il seguito di questo post »
MONDO CAPOVOLTO/UN DIVERSO PARERE
I miei complimenti a geo, per l’articolo e per i commenti, l’uno e gli altri ripresi da http://georgiamada.splinder.com
Quanto al ”barnum” messo su dal Cartaro, per renderlo inefficace basterebbe copiaincollarlo e riprodurlo fino alla noia, per svuotarlo di credibilità e di senso. Si otterrebbe quello che già Guy Debord aveva con estrema lucidità analizzato cinquanta e più anni fa ne LA SOCIETA’ DELLO SPETTACOLO: mostrare l’assurda inanità di una società che implode su se stessa, per accelerate convulsioni…. la Santanché che ripete il “numero” di alzarsi e andar via in ogni trasmissione, l’osceno spettro di Sgarbi avvoltolato in isterie sempre più fasulle, la corte delle donnine beneficate che fa il giro delle sette chiese televisive, il Cartaro stesso – come uno sfiatato Sor Pampurio - a ripetere il numero ormai logoro del Grande Fratello orwelliano, incombente voce fuori studio, a levare alta la frusta da domatore di “nani e ballerine”… e intanto – nel reale – avanzano sempre più lo sterminio dei diritti del lavoro, le nuove forme di povertà, di miseria morale e materiale eccetera eccetera
Tutto questo dovrebbe vederlo “ad libitum” quel generone -ampio e fluido- ipnotizzato nell’inazione dal vuoto pneumatico del cervello, che è il vero “capitale” del Cartaro.
Se si sta agitando un po’ più del necessario, beh, allora vuol dire che qualche crepa un po’ più larga in quel muro si sta aprendo…
Aspettiamo fiduciosi, va, nella pervicace speranza ( e smentendo mio nonno) che prima o poi ” ‘a semmenta ‘re fessi” se non morire, dovrà almeno rinsecchire un po’ e germinarne molto meno!..
Campa cavallo? Mah…
(Salvatore D’Angelo)
da L’utero è mio e me lo gestisco io
a La figa è mia e me la tariffo io
di georgiamada
Triste spettacolo, le nostre donne
per noi primizie non han d’amor:
ancora impuberi, sciolte le gonne,
si danno in braccio di lor signor..
Son nostre figlie le prostitute
che muoion tisiche negli ospedal,
le disgraziate si son vendute
per una cena, per un grembial
In questi ultimi anni tutto è andato letteralmente a puttana. Tutto è stato rovesciato, capovolto, sporcato e travisato e sembra non essere rimasto più nessuno in grado di rimettere in piedi le parole (espressione e contenuto) nei loro autentici significati.
la rivoluzione
Voglio la rivoluzione, nient’altro che la rivoluzione. La voglio da me stesso, prima ancora che dal mondo. La voglio perché la furberia dolciastra e la scalmanata indifferenza hanno preso in mano i territori della parola e anche quelli del silenzio. Chi scrive viene tollerato a patto che rimanga nel recinto. Le sue ambizioni possono essere anche altissime, ma solo se vengono esercitate in luoghi millimetrici, invisibili. I fanatici della moderazione avanzano ovunque. In politica come in letteratura.
Io sono fuori da questo mondo e fuori da questa vita. Non è un merito e spero non diventi una colpa. È andata così e sono fatti miei. Dal luogo in cui parlo, con la morte che mi passa nel cuore molte volte al giorno, io sono costretto ad ambire alla rivoluzione, non ho altra scelta. E se guardo un albero, non gli chiedo soltanto di farmi ombra, e se vedo una donna non mi accontento delle solite cerimonie, voglio l’infinito e non mi basta neanche quello, dell’infinito voglio la radice, il luogo in cui inizia, voglio sentire come è cominciata questa infiammazione, questo delirio della materia che chiamiamo vita.
un intervento di livio borriello
_di LIVIO BORRIELLO _ _ _ Il prezzo del coito orale come misura del valore umano e il moralismo della sinistra.
L’eros è sempre trasgressione. Anche la più casta attrazione coniugale, ci spiegò il filosofo Bataille, si genera a partire dalla violazione di qualche regola. Oppure, nei termini divulgativi di Woody Allen: il sesso è una cosa sporca solo se è fatto bene. Che Berlusconi sia un porco, quindi, mi va benissimo, anzi è uno dei pochi suoi tratti che trovo apprezzabili, uno dei pochi veramente schietti e liberi.
Il disprezzo del cane Fede per i poveri, e il servilismo con cui si prostra ai ricchi, è invece il fatto più sconvolgente, più laido e più rivoltante – nel doppio senso di indurre a rivoltarsi lo stomaco e il popolo – che emerge dall’ultima puntata di intercettazioni. E ovviamente è indotto e intimamente condiviso dal padrone che l’ha allevato e dressato.
I HAVE A DREAM !!!
Il 28 Agosto 1963 a Washington, Stati Uniti d’America, Martin Luter King, politico attivista e pastore protestante, leader dei diritti civili, che l’anno successivo alla età di soli trentacinque anni riceveva il premio Nobel per la pace, tenne un discorso in una piazza gremita di 250.000 persone di tutte le razze contro il razzismo e le ingiustizie sociali. “I have a dream” … io ho un sogno … ripeteva, i have a dream « Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: ” Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali” » i have a dream. ” che i miei figli non saranno giudicati per il colore della pelle ma per le idee, per le loro capacità” I have a dream … In Italia un mese prime si era spento il Papa buono, Giovanni XXIII, anche lui aveva detto alla radio ” in un discorso alla luna” qualche tempo prima, “stasera tornando a casa troverete i vostri bambini, date una carezza loro come l’avesse data il Papa”.
Due modi per por Leggi il seguito di questo post »
Una giornata paesologica a Bisaccia in compagnia del “silenzio”
” Il paesologo non va a vedere i paesi, non segue le insegne, le evita il più possibile, così come evita i percorsi obbligati, le corsie chiuse. Questo posto doveva avere una sua grazia appartata, volerla svelare a tutti i costi un po’ la fa svanire” F. Arminio
Rivisitazione di un dialogo immaginifico tra Mercuzio e il clown Nanos.
- Ah che solitudine ,che bella compagnia e…..che silenzio ieri a Bisaccia con gli “occhi” spalancati per cogliere l’incantamento della “ grande vita dei piccoli paesi” mortificando almeno per un giorno le pretese padronali e autoritarie delle parole!
- “Silenzio”!Non cominciamo con i paradossi e le stranezze. Hai voglia di meravigliarmi o confondermi?
- Ascolta ,ma veramente non senti una musica in questo silenzio?
- Mi dispiace ,no!
FUKSAS CUCCHI PALADINO a FOLIGNO
sekezione di foto _ slideshow http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157625890451688/show/
info http://www.flickr.com/photos/verderosa/sets/72157625890451688/
le associazioni ambientaliste e il fotovoltaico a terra
Dlgs rinnovabili, nuove proposte di modifica dalle associazioni
Greenpeace, Legambiente e WWF: ‘limitare i divieti di installare impianti fotovoltaici alle aree agricole di pregio’
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Continua la mobilitazione da parte delle organizzazioni ambientaliste e del settore delle rinnovabili per chiedere al Governo di modificare lo schema di decreto legislativo che riordina la disciplina delle rinnovabili e il sistema egli incentivi.
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Rinnovabili, il CdM approva le strategie per la sostenibilità
Nei giorni scorsi Greenpeace, Legambiente e WWF – assieme a tre organizzazioni del settore delle rinnovabili – Fondazione sviluppo sostenibile, Kyoto Club e ISES ITALIA, hanno lanciato un nuovo allarme sulle conseguenze negative che lo schema di decreto potrebbe sul settore delle rinnovabili. Le associazioni hanno, inoltre, proposto una serie di emendamenti (scaricabili a fine testo) finalizzati a migliorare il testo del decreto e a garantire la stabilità del mercato delle rinnovabili, l’efficienza negli incentivi e il perseguimento degli obiettivi fissati dall’Unione Europea per il 2020.
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PER DIRE DI ESSERE QUI
Cosa bisogna scrivere per smuovere le persone? A questa domanda mi viene una sola risposta: non bisogna scrivere niente, perché non c’è niente da smuovere. Quello di battersi per migliorare il mondo è un gioco nobile, ma forse questa è un’epoca in cui questo gioco semplicemente non è più possibile. La vita, la nostra e quella degli altri, la vita stessa del pianeta, tutto ormai ha preso una nota frivola e anche quando proviamo a drammatizzarla, a darle peso, non succede niente. Lo stile dell’epoca è questa evanescenza irrimediabile. Forse è il prezzo di un mondo in cui tutti parlano, mai la recita è stato tanto affollata. Mai tanti uomini hanno intrecciato i loro umori e i loro discorsi. Le società avevano gerarchie, meccanismi di esclusione. Ancora adesso ci sono i ricchi e i poveri, ma la distribuzione del denaro non incide più di tanto sull’umore dell’epoca. La questione più che economica è psicologica. Non abbiamo mai avuto tanti io alla ribalta, tanti capricci in cerca di lenimento. Il mondo è diventato una gigantesca scuola materna. Ci sono pochissimi adulti in giro. Dopo un’adolescenza a oltranza molti diventano direttamente decrepiti. Gli uomini e le donne non riescono più a trattenere il dolore, la vescica è bucata, zampilliamo i nostri umori da ogni parte. Non c’è più riserbo, non sono concepite lunghe attese, la cosa deve accadere molto prima o molto dopo il momento in cui può accadere, cioè mai. Non facciamo esperienze, facciamo racconti di esperienze che non abbiamo avuto o che abbia affidato a un sorta di sosia che svolge le mansioni quotidiane. Siamo come intonacati. La cosiddetta vita quotidiana è tutto un lavorio per chiudere buchi, fessure, per lisciarsi, per creare una superficie compatta, coerente. Tutto questo ci pesa perché la vita degli uomini viene fuori quando più è rotta, sbilanciata. Il cuore lavora con lietezza solo quando facciamo cose assurde, cose coraggiose. Il cuore si smuove quando diamo credito alla crepa originaria da cui veniamo, quando la parola non è imbottita di parole, ma viene da un silenzio implacabile, che si può solo rigare col chiodo storto di qualche sillaba. Noi sappiamo pochissimo, tutti i versi, tutte le filosofie e le religione, tutte le scienze sono piccoli fiammiferi gettati in un pozzo nero. Non c’è un disegno da compiere. Un attimo contiene quello che contiene e poi si passa al successivo. Ovviamente anche questo è un pensiero sputato nel nulla, un modo per essere qui, o soltanto per dire di essere qui, perché forse siamo già altrove, ma non sappiamo dove.
franco arminio, 22. 01. 2011
Un colloquio con Wilfing Architettura #5
Comunità provvisoria,
a fine mese vorrei pubblicare il nostro colloquio su Wilfing Architettura.
Vi chiedo d’integrare con altri commenti l’ultima domanda.
Ve la ripropongo:
«La vita vista da dietro, dalla morte, si riduce a poche cose: una luce sul comodino, un barattolo di caffè, un maglione verde, le prime rose, una torta di compleanno, un solitario, le rondini che fanno avanti e indietro, una donna sconosciuta.
In 125 racconti, ironici e fulminanti, Franco Arminio ci dà il resoconto dei tanti modi di morire inviandoci cartoline da un posto sconosciuto, spedendoci di volta in volta un soffio impercettibile, una leggera pena, una vertigine, una sorpresa».
Parafrasando il recente libro di Franco Arminio, vi chiedo una cartolina dai vivi.
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Oro incenso e mirra
Il Giardino della Grande Madre di Franca Molinaro
Con l’Epifania del Signore una nuova luce si è irradiata sull’umanità, la luce del Salvatore che è nato contemporaneamente al nuovo anno. Gli Orientali chiamavano questa festa “eortè ton phothon” cioè “festa delle luci” eco dell’antica tradizione mazdeica del Fuoco e della Luce, in alcuni dialetti, invece, è definita “Pasqua bofania” che sta a significare all’incirca la stessa cosa. L’Epifania, festa cristiana, è anche epifania della vita sopita nei rami spogli degli alberi, nei semi dal cotiledone gonfio, nascosti sotto la neve. La Befana, che appare alla fine del periodo di transizione tra il vecchio e il nuovo anno, per la Chiesa fine del Tempo di Natale, è una delle immagini di Madre Natura che giunta alla fine del ciclo vegetativo appare rinsecchita e prima di morire affida al nuovo ciclo i suoi doni, i semi, grazie ai quali ricomparirà come giovane vergine primaverile. In alcuni paesi è festeggiata il primo dell’anno allo stesso modo di Giano, la divinità con un volto vecchio rivolto al passato ed un volto fanciullo rivolto al futuro.
«CARTOLINE DAI MORTI» . APPUNTI DI LETTURA
oggi è uscita su Alias l’ennesima recensione, ma adesso è tempo di dare spazio a questo saggio di Donato Salzarulo
che appare qui in anteprima.
So che morirò, ma non lo credo
J. Madaule
Al termine della lettura dell’ultimo libro di Franco Arminio, «Cartoline dai morti» (Nottetempo, 2010, pagg.137, euro 8,00), mi è tornata in mente una massima di Spinoza. Cito a memoria: l’uomo libero su nessuna cosa riflette meno che sulla morte. La sua sapienza non è meditazione della morte, ma della vita.
In fondo, mi sono detto, i morti non scrivono nulla e chi attribuisce loro delle cartoline è un abile e sperimentato scrittore vivo (io preferirei di più definirlo poeta) che utilizza questa intelligente finzione per parlare d’altro. Della vita, direi. Della vita dei singoli e di tutti che sappiamo tragicamente mortale. Ogni storia deve finire / ogni pigna di glicine sfiorire.
E’ probabile che il filosofo olandese, come Epicuro – ricordate? La morte non ci riguarda, finché viviamo non esiste e, quando sopraggiunge, noi non ci siamo più – , mascherasse dietro quel suo pensiero la disperazione, l’angoscia del dover, comunque, morire. Probabile che volesse convincersi di un pensiero di cui forse non era intimamente convinto; non è escluso che stesse esorcizzando. E’ vero, però, che della morte parlano solo i vivi. In chiusura, è l’autore stesso a confessarlo: «I morti non ti pensano, non ti mandano nessuna cartolina.» (pag. 136) Leggi il seguito di questo post »























