COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Un museo etno-botanico

IL GIARDINO DELLA GRANDE MADRE _ a cura di Franca Molinaro

Lasciare le strade con lo scintillio delle luminarie natalizie, sfogo estremo della società consumistica, ed oltrepassare il portone del Museo della Civiltà Contadina di Aquilonia, ha significato, almeno per una sera, riappropriarsi del vero senso del Natale, quello scevro di ogni abuso e stravolgimento. È accaduto domenica 19 dicembre, ci siamo ritrovati tutti insieme senza abito da sera, avvolti nelle giacche a vento, causa nevischio e temperature polari, seduti su sedie intessute con paglia di Thypha latifolia, la ben nota Stiancia palustre spesso definita ‘mpagliaseggie. Abbiamo fatto un salto nel passato tra 13.000 oggetti della civiltà contadina, tra ottimi amici che calorosamente ci hanno accolto e dato fraternamente del tu sorvolando i convenevoli, senza luci intermittenti e invitanti cibarie festive, solo un comune sentire, modesto, quasi silenzioso. L’incontro voluto dall’amico Giovanni Famiglietti per presentare il libro curato da Paolo Saggese, La polvere e la luna, è stato occasione per ritrovarci a parlare di noi, della nostra terra, dei suoi problemi, di una storia millenaria di abusi e miseria.

Tra immagini, oggetti e parole nei diversi dialetti irpini, siamo stati d’accordo su un motivo importantissimo: l’Irpinia non è morta, non sono morti i suoi figli; spediti ai quattro angoli della terra, crocefissi, sotterrati vivi ma non morti, il loro spirito coraggioso e forte sopravvive in quel pugno di uomini che ci credono ancora. In ogni paese che andiamo scopriamo questa vita silenziosa ma radicata fortemente nei fianchi cretosi e franosi d’Irpinia. Non sono morti i borghi per quanto potrebbero apparire spettrali, per qualcuno invivibili, sono vivi e custodiscono tanti tesori, tante bellezze che non aspettano altro di essere scoperte, valorizzate, cantate. Così ad Aquilonia, ci provò e vi riuscì benissimo il compianto Beneamino Tartaglia, a cui è dedicato il museo, e la sua opera è tutt’ora perfezionata dall’impegno dell’amico Donato Tartaglia. Nel museo ogni oggetto ha una sua storia, e fuori, a due passi, l’antico centro di Carbonara distrutto dal terremoto del ’30, oggi parco archeologico, conserva ogni pietra con più di un ricordo, guerre e terremoti, sudori, preghiere, speranze. Allora è vero, non sono estinti i nostri territori anche se spopolati, vivono per chi li amministra e ci crede, vivono per chi lavora e si adopera per il loro rilancio. Vivono per come i loro abitanti sanno vivere, sanno rispettarsi e accogliere il forestiero anche se parla un dialetto totalmente differente e viene da un’altra provincia. Gli Irpini dei paesini non sono solo nomi sul necrologio, sono persone vive che ti abbracciano quando arrivi e ti offrono un sorriso, una calda stretta di mano, un proverbio e quel detto antico che era ormai passato dalla memoria. Ecco, è questa bella sensazione che apprezzo ogni volta che mi ritrovo ospite in un paesino sperduto sulle colline dell’entroterra, lontano dallo snobbismo del capoluogo o di quelle piccole cittadelle che si atteggiano a moderne metropoli. Entrare nel museo di Aquilonia è come immergersi in un passato recente, volutamente dimenticato, un passato in cui c’era posto per il coraggio, l’intraprendenza, la fiducia nelle capacità umane e, senza nostalgia di un tempo romantico perchè passato, scoprire i volti rugosi degli antenati, musi induriti dal sole e dalla fatica. Dopotutto siamo questo e non altro e non dobbiamo vergognarci di mantenere saldo questo legame con il passato, dobbiamo solo avere la capacità di discernere il buono dal non buono, ciò che era valido in quel mondo e ciò che va abbandonato perchè non corretto. Visitare gli ambienti del museo accompagnati dalla calda voce guida di Donato e osservare gli oggetti corredati da foto, proverbi e spiegazioni è stata un’esperienza unica ma più di tutto, per me etno-botanico è stato illuminante trovarmi di fronte alle belle stampe d’epoca che illustrano le piante con didascalia di nomi comuni e dialettali. A grandi caratteri, è inoltre riportata una gran quantità di rimedi naturali che Beniamino aveva già provveduto a pubblicare sul quinto Quaderno del Museo: Medicina Popolare, Terapie empiriche e pratiche magiche. Beniamino Tartaglia, uomo straordinario è tra i primi irpini che hanno documentato il valore terapeutico delle piante officinali e, il museo di Aquilonia è l’unico museo irpino che ha una sezione dedicata a tali pratiche. Nell’introduzione al suo libro Beniamino scrive una cosa sacrosanta: I nostri antichi progenitori, osservando il comportamento degli animali, che istintivamente erano portati a cercare ed a scoprire nelle erbe un sollievo ai loro malesseri ed al loro dolore, presero a discernere tra quelle che davano benessere e quelle che risultavano loro indigeste, dannose o addirittura letali. La vita umana e quella degli animali era naturalmente correlata con il mondo vegetale, in una simbiosi costante, in una coesistenza ed in una trama strettissima di rapporti tra l’alimentazione e la salute. Effettivamente l’uomo ha perduto la capacità di ascoltare il proprio corpo, capacità innata negli esseri in stretto contatto col creato. L’esempio più semplice è quello del cane o del gatto che mangia le foglie tenere delle graminacee per procurarsi il vomito: lisciandosi il pelo con la lingua raccoglie grumi di peli che ingoia e che potrebbero creare problemi all’apparato digerente, solo il rigurgito può liberarlo dal fastidio. Gli erbivori da pascolo sanno distinguere le piante velenose o sgradevoli, raramente muoiono avvelenati. Non mangiano il Ranunculus acris comunemente chiamato Botton d’oro, perchè ha un sapore acre e una certa quantità di veleno; come tutte le altre ranuncolacee infesta con facilità pascoli e campi perchè gli animali si rifiutano di brucarlo. Dopo l’essiccazione perde il veleno e la pianta può essere consumata con altre come foraggio ma la falciatura non estingue la pianta madre che continua a riprodursi in maniera endemica. In passato si riteneva che portare al collo un sacchettino contenente foglie di ranuncolo , guarisse dalla pazzia, questo è uno dei consigli non proprio saggi che la tradizione propone, resta comunque il fatto che portare al collo un sacchettino contenente erbe secche non danneggia e se uno ci crede chissà che la pazzia non scompaia per effetto placebo.

Beniamino Tartaglia, con la sua raccolta ha reso un grande servigio all’etno-botanica, egli registra, nel suo quaderno, ben 128 piante tra erbe ed ortaggi con l’unica ingenuità di non riportare il nome scientifico che è l’unico modo per l’identificazione assoluta di un vegetale. Ad esempio riporta Felce come didascalia all’Asplenium adiantum, una Polypodiacea officinale, ma felce è il nome comune delle Polypodiacee in cui è compresa anche la Felix mas molto velenosa, comunque impiegata in erboristeria ma in maniera più parca; ancora chiama Erba di San Pietro o Calendula la Chrysantemum balsamita, che in altri luoghi è chiamata Balsamina o Erba di Santa Maria perchè coltivata a Firenze dai monaci di Santa Maria del Fiore, nulla a che vedere con la Calendula arvensis o officinalis. Naturalmente sono piccoli particolari che coglie solo l’esperto e che non compromettono assolutamente il lavoro certosino di Beneamino perchè lui non consiglia ma riporta, insomma un eccellente lavoro da etnografo se si considera che è stato un pioniere nella materia e che, per ora, non se ne conosce altri più accreditati. Personalmente segnalo a tutti, studiosi o non, i Quaderni del Museo, perchè offrono un quadro totale della cultura contadina dell’entroterra, nessun altro oltre Tartaglia ha compiuto un lavoro tanto dettagliato sulle nostre civiltà. Concludo con un detto riportato nel Quaderno numero 5: L’uovo cacato lu juorn re Natale huarisce tutt li male. Se avete una gallina che vi ha deposto un uovo nella giornata di ieri mangiatelo subito perchè guarisce tutti i mali.

_ pubblicato nella rubrica di franca molinaro su ottopagine

About these ads

Written by A_ve

3 gennaio 2011 at 11:13 am

Pubblicato su AUTORI

Tagged with ,

3 Risposte

Subscribe to comments with RSS.

  1. commento moderato

    rocco quagliariello

    3 gennaio 2011 at 11:37 am

  2. Angelo stai esagerando . Mi auguro che tu sia consapevole di aver oltrepassato il limite della decenza, del pudore e del rigore in qualità di Amministratore del Blog che fa copia incolla di articoli di giornali e di rubriche etno botaniche.
    L’etnologia è cosa ben diversa dalla botanica di wikipedia o altro motore di ricerca.
    Grazie per la moderazione alias censura moralistica
    RQ

    rocco quagliariello

    3 gennaio 2011 at 6:48 pm

  3. nessun copia-incolla sul blog, lasciamo ad altri questo mestiere veteroborghese. Conosco e mi onoro di conoscere la signora Franca Molinaro; le ho chiesto di aprire una sua finestra su questo blog; attualmente il ‘giardino della grande madre’ è pubblicato su ottopagine e quindi sul C.P.
    Restiamo in attesa di Suoi post Illustre Dottor Rocco in modo da superare il limite narciso del commento non commentabile. Ho già preparato un titolo per la Sua auspicabile rubrica.

    a_ver

    3 gennaio 2011 at 7:02 pm


I commenti sono chiusi.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 53 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: