COMUNITA' PROVVISORIA

terra, paesi, paesaggi, paesologia _ il BLOG

Archivio per gennaio 2011

Il castello di Nusco, storia e archeologia

Venerdi’, 14 gennaio 2011 ore 16,00

Nusco, Palazzo Vescovile – Piazza S. Amato

Presentazione del libro: IL CASTELLO DI NUSCO Storia ed Archeologia  a cura di Immacolata Gatto e Antonio Ressa – De Angelis, editore

intervengono: Giuseppe DE MITA Sindaco di Nusco –  Antonio RESSA Architetto –  Gabriella PESCATORI COLUCCI già Funzionaria della Soprintendenza ai B.A. di Salerno Avellino e Benevento – Enrico CUOZZO Docente di Storia medievale ‘Università Suor Benincasa – Immacolata GATTO Archeologa – Vito DE NICOLA Funzionario della Soprintendenza ai B.S.A.E. di Salerno ed Avellino

dibattito: I BENI CULTURALI NEI PICCOLI CENTRI

interventi prenotati: Adele CAMPANELLI Soprintendente per i B.A. di Leggi il seguito di questo post »

Scritto da A_ve

12 gennaio 2011 alle 2:39 am

lettera ai comunitari (2)

di PAOLO DE FALCO

Cari amici di CP, la lettera di Giovanni Ventre mi da l’occasione di scrivervi, come pensavo da un po’ di tempo. Forse qualcuno ricorderà che ho partecipato alla prima edizione di Cairano 7X, su invito di Franco Arminio. Portai i miei film-documentari sugli italiani in Argentina e Cile (Radice e frontiera e Frontiera blanca) ma soprattutto venni con la mia piccola troupe poiché stavo girando il mio film Via Appia. Quando seppi di quello che stavate organizzando a Cairano pensai che sarebbe stato molto interessante venire a stare con voi, non solo per la lavorazione del mio film.
E così è stato: Cairano, la Piana del Formicoso, Arminio e alcuni di voi sono entrati nel film. E durante 7X ho conosciuto Giacomo De Stefano al quale proposi di lavorare con me, attraversando i fiumi del sud con una piccola barchetta.
Non voglio parlare del mio film ora. Ma raccontarvi di alcune sensazioni che fanno seguito a ciò che ha scritto Giovanni Ventre.
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Scritto da A_ve

11 gennaio 2011 alle 7:50 pm

lo scippo delle acque e la comunità tace

di GIOVANNI VENTRE  _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ _ Stamattina su Ottopagine, c’è l’articolo “ Pavoncelli Bis, il governo non si ferma. Proroga di un anno per il raddoppio. Semaforo verde nonostante sentenze e valutazioni”.

Sono stato catastroficamente profeta nella lettera aperta ai comunitari, uno dei punti riguarda proprio la passività comunitaria riguardo al problema dello sfruttamento delle acque. La Puglia, un carrarmato contro l’Irpinia un giocattolino, e la Campania che come al solito sta a guardare senza fottersene più di tanto. La “nostra” acqua e quella parola nostra non intende acqua di Giovanni o di pasquale o di Clitunnio, nostra è riferita alla terra che si sta uccidendo, la verde Irpinia, vanto di tutti i campani e non cosa sarà quando il furto delle acque la renderà brulla ??? Una terra inabitabile. Quello che vogliono i decisori regionali.

Tagliano gli ospedali, tagliano i servizi pubblici, depauperano le sorgenti … così finalmente desertifichiamo la terra dei “coppoloni”, anche qui Vinicio Capossela è stato profetico, perché mi pare che apparteniamo un po’ tutti a quel popolo che si nasconde sotto il cappello in aforisma al tanto decantato struzzo. Nell’articolo, non scritto da me, si legge: Se qualcuno avesse ancora qualche dubbio riguardo alla disparità delle forze in campo per quanto concerne la guerra dell’acqua tra Irpinia e Puglia, adesso fugherà ogni sospetto.

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Scritto da A_ve

11 gennaio 2011 alle 9:52 am

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LETTERA APERTA AI COMUNITARI

di GIOVANNI VENTRE  _ _ _ Credo sia arrivato il momento di aprire una discussione sul futuro di Comunita’ Provvisoria e del blog. Quello che sto per scrivere farà storcere il naso a tanti e sperò farà piacere a tanti altri. Comunità Provvisoria è ad oggi un mirabile esempio di mosaico. Tanti pezzi che messi insieme formano un bellissimo disegno. I “mastri” della mirabile opera sono principalmente Franco Arminio, lo scrittore sofferente e Angelo Verderosa l’architetto insofferente. Intorno a loro una serie di personalità che definire deliziose è poco. Altra anima forte è certamente Elda Martino, che spesso ho definito una donna con le p…. . ci sono poi Salvatore d’Angelo, Mauro Orlando, Gaetano Calabrese, Rocco Quagliariello, Mario Festa , … Sono arrivato in punta di piedi, (e devo dire che uno dei migliori in tutti i sensi Agostino della Gatta poco dopo è voluto uscire di scena )… attratto, in verità dagli scritti pungenti, interiormente sofferti di Franco che mi hanno subito dato una forte scossa emotiva. Dopo tanti anni un nuovo terremoto mi aveva sconvolto. Franco scrive di territori sofferenti, abbandonati, desolati, lasciati morire con la complicità di chi negli ultimi decenni ha governato il Meridione d’Italia. Negli scritti di Franco, tra le riga, leggo non solo di morte annunciata ma anche di resurrezione possibile, di una nuova visione dei territori della cicuta e Franco ci dice anche quale potrebbe essere la panacea.

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Scritto da A_ve

10 gennaio 2011 alle 9:41 pm

Frammenti di fabbrica nel paesaggio

Nadia Agustoni

in conversazione con Adelelmo Ruggieri

per la Comunità Provvisoria

Abitando in  una zona che era periferia industriale e inizio di campagna e non avendo le case il bagno ma solo un gabinetto ogni due famiglie, il sabato era il giorno del bucato grande. I lavatoi davano sulla roggia e se l’acqua permetteva, cioè era acqua e non un composto chimico variopinto, il sabato una parte del bucato la lavavano lì. I lavatoti, gli altri giorni, servivano a noi bambini per giocare. Avendo una tettoia che risultava bassa la nostra impresa era salirci sopra e camminare sulle tegole più in fretta possibile. Cadere voleva dire farsi il bagno nella roggia e farsi male probabilmente. Questo gioco lo facevano solo i più grandi, i piccoli no. La paura di una morte per annegamento era l’incubo degli adulti in ogni casa. Non ho mai sentito fosse annegato nessuno, ma mettevano talmente in guardia sul tenere d’occhio i più piccoli che di fatto tutti eravamo stati bambini collettivi. Bastava un niente e una finestra si apriva e una vicina ti dava voce “don det?” [“dove vai?”] e bisognava obbedire. In più i ragazzi grandi pur giocando difficilmente mollavano i piccoli. Fossero fratelli, sorelle, cugini o compagni di avventure.           

CONTINUA, scarica il pdf >  frammenti di fabbrica nel paesaggio

Nadia Agustoni: Lavatoi, in Taccuino nero (Le voci della luna, 2009)      

l’ABETE

IL GIARDINO DELLA GRANDE MADRE _ a cura di Franca Molinaro

 

Trascorsa l’Epifania, “Ogni festa piglia la via” come dice un vecchio proverbio irpino ma “Rispunnivo Santo Bonito: Ce stace puro ancora la mia”, il permaloso santo bonitese voleva ricordare che le feste invernali finivano il 15 gennaio, appunto il giorno di San Bonito, giorno in cui “Ogni mogliera vatte a lo marito”. Ma non si prenda la cosa alla lettera perchè non accadeva affatto questo altrimenti il resto dell’anno sarebbe diventato un inferno peggiore a quanto già non fosse. In ogni modo, con queste festività terminava il ciclo invernale e ci si avviava verso un’altra ricorrenza calendariale, quella del 17 gennaio e cioè di sant’Antonio Abate, giorno in cui inizia il carnevale momento di intervallo e rivoluzionamento di un vecchio stato di cose per avviarsi alla rinascita primaverile. Il solstizio invernale, in cui il sole ha toccato il fondo, è ormai superato da giorni, la vita sopita nella terra ricomincia a pulsare con le prime gemme, la Grande Madre si risveglia dal sonno della “nera” notte. Il nero era il colore della divinità, oscurità-utero in cui si emulsionava la vita e la morte in attesa della resurrezione. Nero, colore trasmesso ad alcune icone di Vergini mediterranee ed infine alla Vergine cristiana e non a caso il primo gennaio è dedicato alla Vergine Maria, unica donna, nella cultura occidentale, che potesse ereditare la simbologia arcaica della vita feconda e, come la Grande Madre, capace di generare senza compagno. La rinascita, dunque è affidata alle gemme tenere che cominciano a gonfiarsi sui rami del gelsomino invernale o della cydonia del Giappone, a tutti quegli arbusti decidui che presto si copriranno di magnifici fiori.

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Scritto da A_ve

10 gennaio 2011 alle 8:03 pm

Franco a Fahrenheit……

….una intervista  chiara e articolata  sulla paesologia e la esperienza della Comunità provvisoria ! Facciamo uno sforzo per  essere all’altezza  di un così importante e qualificato intervento in una vetrina nazionale tanto importante………
10/01/2011
Franco Arminio e le cartoline dai morti

 immagine evento

Il paesaggio cui Franco Arminio si dedica in questo suo ultimo lavoro è quello della possibilità: Cartoline dai morti è, infatti, una raccolta di racconti brevissimi: cartoline da un luogo sconosciuto sulla morte di 128 personaggi senza nome, di quelli che possono aver popolato i luoghi delle sue esplorazioni paesologiche. La vita dalla morte, si riduce a poche cose: una luce sul comodino, un barattolo di caffè, un maglione verde, le prime rose, una torta di compleanno, un solitario, le rondini che fanno avanti e indietro, una donna sconosciuta…
Cartoline dai morti
ps:qualcuno è tecnicamente capace di pubblicare il documento sonoro?http://www.radio.rai.it/podcast/A0082212.mp3

Scritto da mercuzio

10 gennaio 2011 alle 7:11 pm

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parole “comunitarie” che coltivo.

 

IDENTITA’……..

Ci sono parole buone che ci sostengono nelle decisioni importanti della nostra vita,che illuminano i passi che compiamo, che ispirano i nostri modi di orientarci nel mondo,che riempiono i vuoti e gli spazi della nostra mente,dei ricordi,della memoria e danno senso ai rapporti con gli altri.Ma le stesse parole possono essere ‘avvelenate’ quando confondono realtà,finzione e aspirazione e diventano “mito” per persone ,singoli,gruppi o comunità e possono  diventare  “sostanza”,”essenza” che escludono il dibattito,il conflitto,le differenze o peggio si fanno “sostanza” biologica,storica o culturale sfociando nel razzismo,nell’etnofobia e nel fondamentalismo.Essa è parola che determina senso e consapevolezza di incompletezza,comunicazione,convivenza,scambio,interazione …alterità. Non privilegia la coerenza,la stabilità,l’unità,la chiusura ,la sufficienza ma il dubbio,il sopetto e quindi la curiosità , l’apertura,la comunicazione,lo scambio,il mutamento,la trasformazione,la creatività e l’innovazione.Identità può diventare parola avvelenata e tossica pur essendo parola nitida e bella,fiduciosamente condivisa,di uso universale quando promette ciò che non c’è,quando ci illude in ciò che “non siamo e non vogliamo”,quando fa passare per reale ciò che è desiderio, auspicio  finzione ,al massimo ,aspirazione o “falsa coscienza” e “mito” per coprire  paure vecchie e nuove  di una modernità strapiena di beni,di merci,di ricchezza e desolatamente povera di relazioni e di progetti di convivenza e condivisione.

mauro orlando

Scritto da mercuzio

10 gennaio 2011 alle 12:39 pm

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prossimamente

cari amici

oggi ero molto stanco e nervoso, sono troppi mesi che tiro la carretta…

poi c’è il fatto che una parte di me non è comunitaria ma è in mano a demoni autistici. insomma, non sono uno che vive facilmente in un gruppo e il fatto che in fondo sto con voi da tanto tempo

vuol dire che siete persone non comuni.

io domani vado a parlare alla casa sulla roccia e poi lunedì alle 15 parla a radio tre, a fharenheit, insomma non c’è tregua…..

stanotte devo lavorare al libro (dico i fatti miei perchè penso che la comunità provvisoria non è un partito ed è un luogo in cui sia lecito dire anche i fatti propri, anzi, si deve partire proprio da quelli….)

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Scritto da Arminio

8 gennaio 2011 alle 9:35 pm

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Una befana a Roma

di GIOVANNI VENTRE

Oggi 7 gennaio 2011 sono particolarmente amareggiato, interiormente mortificato e fisicamente stanco. Ieri sono stato a Roma in Piazza del Quirinale, dove su un marciapiede, avvolto in una carta cellofanata, di quelle che si usano per confezionare le uova di pasqua era sofferente un uomo. Un sindaco, il sindaco di Sperone, cittadina della Bassa Irpinia, quella che confina con Napoli, densamente popolata, lontana anni luce da Bisaccia e Sant’Angelo dei Lombardi, paesi dell’Alta irpinia, scarsamente popolata e sofferente per la decisione di voler chiudere gli ospedali. Alaia è su quel marciapiedi inerme, senza mangiare da più di una settimana e dal 5 gennaio senza bere, per protestare non contro la decisione di sopprimere gli ospedali, ma semplicemente per protestare contro l’atteggiamento piratesco del presidente Caldoro di non ricevere i sindaci irpini nonostante gli stessi fossero stati convocati a Napoli. Aiala è uomo forte, quando mi sono abbassato a salutarlo, avevo davanti un uomo fiaccato nel fisico, sofferente per i dolori ai reni, ma nei suoi occhi chiari ho letto una determinazione che mi fa paura. Gli occhi di Salvatore erano vivi, forti, vigili. Erano gli occhi di una stirpe di uomini che un dì abitarono le nostre terre, gli Hirpini, etnia sannita appenninica che avevano come simbolo il lupo.

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Scritto da A_ve

8 gennaio 2011 alle 1:27 pm

perché il mondo non cambia?

Perché il mondo non cambia? Semplice, il mondo non cambia perché non lo vuole cambiare quasi nessuno, o meglio pochi lo vogliono cambiare (se la cosa appare troppo costosa). Tutto qui, il mondo va dove vogliamo noi. Il mondo è docile, cambiano corso perfino i fiumi, gli alberi possono apprendere a non fiorire, il sole potrebbe decidersi a scomparire. Il mondo non cambia perché non è mai stato così pieno di ipocrisia: bisognerebbe impedire agli uomini di parlare tra di loro, sono troppe le bugie che in questo modo si mettono in circolazione. E invece questo è il mondo della comunicazione e gli esseri umani sono sempre più cavi, passa di tutto nei loro cuori, nessun demone trova la strada chiusa, ma il demone di casa è quello del denaro, è il lui il nuovo dio del mondo, è sceso sulla terra e l’ha spaccata in miliardi di piccoli pezzi: una zolla per ognuno e il mondo che era di tutti adesso è di nessuno.

p.s.

ci vediamo domani mattina alle 10.30 a grottaminarda. ovviamente non è un ordine, viene chi ne ha voglia, chi è lieto di stare con noi. non è la convocazione del comitato centrale del partito e io non sono togliatti…..

Scritto da Arminio

7 gennaio 2011 alle 9:48 pm

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così parlò gaetano…..

Scritto da Arminio

7 gennaio 2011 alle 6:41 pm

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tornare a casa

poco fa alaia mi ha detto che torna a casa. il sindaco è in salvo, non la nostra salute morale.

chiedo a tutti di venire domani a grottaminarda, chiedo a chi non può o non vuole venire di dirlo sotto questo post. chiedo a chi viene di informare altri amici dell’appuntamento. immagino che domani debba avvenire un vero e proprio atto rifondativo della comunità. non c’è bisogna di tante persone, ma che sia determinate e generose.

dobbiamo decidere una volta per tutti se abbiamo una casa e se è questa……

armin

Scritto da Arminio

7 gennaio 2011 alle 3:34 pm

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salvatò torna a casa

Caro Salvatore,

oggi è il giorno che devi tornare a casa, con o senza il fax dalla regione. ieri ti ho visto provatissimo, non puoi passare un altra notte su quel marciapiedi.

Questo tuo gesto ha reso palesi le molte miserie e le pochissime nobiltà della politica provinciale, regionale e nazionale,

ha reso palese anche lo stato comatoso della pubblica opinione e l’atteggiamento pilatesco del Presidente Napolitano.

A questo punto la tua vittoria è tornare a casa. Non sei tu lo sconfitto, ma tutti quelli che da anni continuano a ingegnarsi intorno alla sanità producendo solo sprechi e cattiva assistenza.

Vedremo il prossimo 14 gennaio se verranno fuori decisioni che diradino il fumo che abbiamo visto in questi mesi. Vedremo se la Regione ha un’idea di quali soluzioni alternative dare alla chiusura degli ospedali: al momento ci sono solo chiacchiere, di diverso orientamento, ma sempre chiacchiere. Non c’è un solo atto in questi mesi che abbia migliorato i servizi per i cittadini. In irpinia d’oriente esiste un’assistenza sanitaria molto approssimativa, indegna di una nazione civile, questa è l’unica verità che abbiamo sotto gli occhi.

Caro Salvatore

tu hai denunciato tutto questo e hai evidenziato lo squallore della nostra democrazia. Non puoi fare altro, non devi fare altro.

Lo lotta continuerà in altre forme. Quando si lotta generosamente e fino in fondo non è mai inutile.

un abbraccio dall’Irpinia d’Oriente

franco arminio

Scritto da Arminio

7 gennaio 2011 alle 2:08 pm

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lettera al presidente della repubblica

di ROCCO QUAGLIARIELLO

Carissimo Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica, già Presidente della Camera, già Onorevole Deputato, già Membro della Direzione Nazionale del PCI e della Segreteria Nazionale del PCI Segretari Longo Berlinguer Paietta prima di Occhetto…chi Le scrive è figlio del compianto Francesco Quagliariello, “Ciccio” che ha avuto in vita il piacere e l’onore di ricerverLa a Sant’Angelo dei Lombardi non solo nella sede del Partito(Palazzo del Popolo loggia De Sanctis) ma soprattutto nella abitazione privata sita al quarto piano del Palazzo Iapicca . Mia Madre Maria Rosara Caprio vedova Quagliariello conta oggi i suoi ottantanni sempreverdi, vedova da oltre venti anni La saluta con ammirazione e grande affetto.E’ ancora orgogliosa di averLe fatto assaggiare la scamorza lionese e montellese alla fiamma ardente con sopressata caposelese santangiolese e vino aglianico nella nostra umile cucina soggiorno.
Le scrivo da medico umanista dirigente sanitario del SSN SS Regione Campania ASL di Avellino Struttura Complessa Dipartimentale di Medicina Legale, Corso Europa 66 Avellino Città.
Ieri mattina giorno dell’Epifanìa sarei potuto venire ad ossequiarla a Napoli, al sole splendido di Napoli, ma ho preferito, me ne scuso, recarmi a Roma in Piazza del Quirinale di fronte all’ingresso delle Scuderie del Quirinale ove, su un marciapiede, si consuma la dignitosissima battaglia personale e territoriale del Sindaco di Sperone(AV) Dott Salvatore Alaia.Salutandolo, da medico che conosce i segreti e l’arte, ho percepito:arti periferici freddi madidipolso radiale flebile, con ritmo tachicardico e battiti ectopici extrasistolicicute giallo paglierina con chiazze paonazze zigomatichesegni evidenti di secchezza delle mocose da disidratazionerallentamento delle funzioni corporee rilevabili al colloquiosegni di iniziale sofferenza renale contrazione dell diuresi ed edemi sottopalpebralirallentamento del processo comunicativo per intervenuta disartria con spasmi mandibolari e mascellari superiordesquamazione cutanea periorbitaria e periorale prolabiale
Insomma, Sig Presidente, una condizione clinicamente critica delle salute rapportata alla prognosi quoad vitam e non solo quoad valetudinem.
Sono a chiederLe di IMPEDIRE LA MORTE FISICA CORPOREA DI QUESTO CITTADINO PRIMA ANCORA CHE SINDACO.
LE RAMMENTO CHE NON IMPEDIRE POTENDOLO CHE UN EVENTO SI VERIFICHI ESSENDO PREVEDIBILE EQUIVALE DI FATTO NELLA SOSTANZA A CAGIONARLO.
CON UMILTA’ AFFETTUOSA GRATITUDINE DEVOZIONE ED AMMIRAZIONE CONFIDO NEL SUO INTERVENTO E LA SALUTO CON DEFERENTE OMAGGIO E STIMA INCONDIZIONATA

ROCCO QUAGLIARIELLO – Sant’Angelo dei Lombardi (ALTA IRPINIA) il 7 di gennaio 2011
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AUTORIZZO AD INVIARE QUESTA LETTERA APERTA CHE SOTTOSCRIVO NELLA SUA INTEREZZA SOLO A CONDIZIONE CHE ESSA NON VENGA MANIPOLATA RICUCITA O ANCHE MINIMAMENTE MODIFICATA DA EVENTUALI INOPPORTUNE NON GRADITE CONSUETUDINI GIORNALISTICHE DEI MASS MEDIA.ESSA PUO’ ESSERE UTILIZZATA UFFICIALMENTE IN TUTTE LE SEDI SOLO E SOLTANTO INTEGRALE COSI’ COME IL MIO CUORE L’HA CONCEPITA.DIFFIDO CHIUNQUE A FARNE USO DIVERSO DA QUELLO MANIFESTATO IN QUESTA COMUNICAZIONE RESPONSABILE DI VOLONTA’ DICHIARATA SU UN BLOG DI PUBBLICA UTILITA’.ROCCO QUAGLIARIELLO
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FOTO di copertina: salvatore alaia sindaco di sperone in sciopero della fame e della sete a roma per la sanità in irPinia – roma 6.1.2011 – foto cacioman – picasa

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VIDEOmessaggio di Salvatore Alaia al Presidente della Repubblica
video di MICHELE CITONI
http://www.youtube.com/watch?v=YXk3GurKEwk
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videomessaggio di ALAIA al presidente della repubblica

video di MICHELE CITONI _ Roma 6.1.2011

Scritto da A_ve

7 gennaio 2011 alle 10:28 am

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oggi a roma

oggi eravamo in sette, arminio, gaetano, sergio pagliarulo, rocco, giovanni, michele frascione con telecamera+ michele citoni che ci aspettava  a roma e poi luca sessa e gaspare balsamo e infine andrea di consoli.

non abbiamo visto irpini, a parte un paio di miei amici di bisaccia.

già ieri era mi ero irritato a vedere le immagini di alaia sul marciapiedi, ma a vederlo da vicino è stato anche peggio.

è comunque stata una giornata importante. alaia è stato molto contento, gli abbiamo dato la forza di attraversare questo giorno difficile e credo anche la notte. domani mattina la cosa dovrebbe risolversi. ho parlato  a telefono prima con il vice presidente della regione e poi con il presidente della provincia. domani mattina dovrebbe arrivare un fax dalla regione. se alaia non torna a casa ci trasferiremo noi a roma.

la comunità provvisoria oggi aveva un senso profondo. ho parlato con un pò di giornalisti, abbiamo realizzato una video lettera per napolitano che potete vedere sul canale youtube di michele citoni.

a un certo punto ho avvicinato la senatrice finocchiaro, di passaggio nella zona. spiegato il caso, ha detto che avrebbe fatto qualcosa lunedì: i tempi della politica coincidono sempre meno con quelli delle persone.

ho avvicinato anche un troupe di ballarò in zona per altri motivi. li ho pregati di intervistare alaia, ma difficilmente l’intervista andrà in onda.

un discorso a parte merita il comportamento pilatesco del presidente napolitano. sono stato ammesso a colloquio con un funzionario e mi ha sostanzialmente detto che loro non intendono interferire. ho insistito chiedendo che considero vergognoso non intervenire in questi casi. e poi lì c’è un sacco di gente che è pagata proprio per questo, per fare la manutenzione della democrazia: mica fanno i mattoni, o pascolano le mucche? insomma: se non gestiscono e risolvono situazioni come queste a che serve il quirinale?

le condizioni di alaia sono molto critiche, ma ho ragione di credere che abbiamo fatto qualcosa di utile e domani lo verificheremo.

adesso il prossimo appuntamento  con la comunità provvisoria è sabato mattina a grottaminarda. si parte coi parlamenti dalle 10.30

si procede con chi c’è…

sarà un anno molto operoso e oggi è stato un inizio dolente, ma felice.

armin

p.s.

stamattina è uscita sul manifesto la mia lettera a napolitano. non l’avevo mandata ad altri giornali nazioni. so bene ormai in che mondo viviamo…..

Scritto da Arminio

6 gennaio 2011 alle 10:53 pm

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teatro dell’osso a TEORA : sabato 8

sabato 8 gennaio 2011 ore 21 :  Teatro Comunale di Teora (Av) : DUE  PARTITE _ di Cristina Comencini 

http://www.teatrodellosso.it/teatro-comunale-di-teora/duepartite/

 “Due Partite” è una commedia in due atti, vincitrice nel 2007 del premio Gassman come miglior testo italiano, scritta da Cristina Comencini. Una volta alzato il sipario, ci caliamo in un salotto borghese degli anni ’60 italiani, dove quattro donne si ritrovano ogni giovedì sera per scoprire le proprie carte. Due atti, due partite: una è quella palese, evidente, una canasta intrecciata di parole, che dovrebbe servire a distogliere le protagoniste dall’altra partita, ben più impegnativa, che queste vivono quotidianamente tra le mura domestiche: la loro vita di mogli, di madri, la loro vita di amanti, in altre parole la partita dell’essere donne.
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Scritto da A_ve

6 gennaio 2011 alle 10:33 pm

Il ceppo natalizio e il vischio

IL GIARDINO DELLA GRANDE MADRE* _ a cura di Franca Molinaro

Molte sono le forme vegetali che compaiono nel periodo dell’Avvento, dal ceppo all’abete, dal vischio al pungitopo o l’agrifoglio, di recente introduzione la stella di natale. Tutti simboli provenienti da una antica tradizione pagana reperibile in ogni continente, così è l’albero simbolo del congiungimento tra cielo e terra, albero cosmico presente in tutte le civiltà. Nel nostro entroterra l’albero di Natale è arrivato nel secolo scorso, ma era comunque presente come simbolo nel ceppo natalizio. Praticamente il ceppo era una grossa sezione di tronco di quercia, di cerro o leccio, un legno duro che garantisse carboni e lunga durata. Si diceva che il ceppo posto nel caminetto la sera del ventiquattro doveva restare acceso fino al giorno dell’Epifania, cosa difficile, in effetti, il ceppo, per grande che potesse essere, resisteva un paio di giorni. La sera del ventiquattro, il capofamiglia sceglieva un grosso ceppo, vi incideva una croce e lo portava davanti al caminetto; prima della cena riuniva tutta la famiglia, si inginocchiava, baciava il legno e si segnava con una croce. Tutta la famiglia seguiva lo stesso rito poi si dava inizio alla recita delle preghiere ed infine si cenava.

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Scritto da A_ve

6 gennaio 2011 alle 12:06 pm

vergogna

un sindaco da giorni costretto su un marciapiedi…….

guardate le immagini in rete…..

penso che napolitano dovrebbe interrompere una scena del genere.

domani andiamo a dire semplicemente questo: uno stato di questo tipo è una vergogna!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

p.s

il senatore calabrò disse che veniva a dare una mano per fare il piano sanitario

e ora scopriamo che prenderà un sacco di soldi…….

una vergogna minore, ma sempre una cosa vergognosa……..

p.s.

il senatore calabrò è quello che ha fatto una brutta legge sul testamento biologico che pone la vita dei cittadini nelle mani dei medici (categoria a cui appartiene)

armin

Scritto da Arminio

5 gennaio 2011 alle 10:26 pm

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8 gennaio a grottaminarda: programma

ore 10.30, castello d’aquino

parlamenti comunitari:

azioni politiche, cairano 7x, organizzazione del blog

0re 13.30, pranzo (sede da definire)

dalle 17.00 alle 20.00

Museo Narrante. Un percorso di storie e suoni attraverso il tempo.

Castello d’Aquino

a cura di: Elda Martino & Co.C.I.S.

Scritto da Arminio

5 gennaio 2011 alle 2:48 pm

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la bella,comunitaria ed utile giornata di Caposele

 

un ricordo poetico autografo di Gaetano Calabrese……

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Scritto da mercuzio

5 gennaio 2011 alle 2:35 pm

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….i labirinti della politica irpina….

…pubblicato oggi su BuongiornoIrpinia

Vecchio e nuovo…….

La dannazione di essere “campani o irpini”,per uno che per scelta ha deciso prima di tutto di vivere nel “profondo nord” è cercare di non perdere la sua identità irpina, essere costretto a difendere anche ideologicamente di essere italiano contro la barbarica,insidiosa  e plebea “politica culturale” di Bossi e quella sofistica e manageriale di Tremonti.Torno in Irpina per gli affetti e le festività e mi ritrovo su”Buongiorno” una luna lunga e stimolante intervista dell’on De Mita.Una lunga consuetudine amicale di famiglia nel tempo mi ha costretto ad un rapporto di attenta ermeneutica del suo pensiero espresso e di obiettivo rilievo delle possibili contraddizioni nella gestione concreta del potere nella mia terra e a livello nazionale. Il fascino delle argomentazioni e gli intrigati labirinti dei ragionamenti mai banali non hanno tuttavia mai limitato o condizionato la mia analisi basata epistemolgicamente sulla libertà ,sul sospetto,il dubbio e la speranza e le scelte politiche conseguenti e alternative. Come in questo saggio e contraddittorio intervento una attenta lettura è stata stimolante e utile non solo per una presa di coscienza individuale ma soprattutto politica come “funzione da svolgere” non più come “presidio moderato del territorio” né come testimonianza se pur “orgogliosa” di essere irpini o campani. Lo scarto con gli anni d’oro del ‘demitismo’ migliore e operativo è la incapacità attuale di proporre o stimolare ancora classe dirigente adeguata al grande ragionamento della politica pensata e alle possibli risposte alle complesse esigenze locali e globali. Si dirà “mala tempora currunt” e di conseguenza si lavora con il materiale inadeguato che si ha a disposizione. Leggi il seguito di questo post »

Scritto da mercuzio

5 gennaio 2011 alle 2:23 pm

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lo spirito comunitario

domani si parte dal bar all’uscita di avellino ovest….

presenze confermate: arminio, calabrese, martino, pagliarulo, quagliariello, ventre….

verderosa e orlando hanno comunicato che hanno la febbre….

nigro e malanga hanno comunicato la loro impossibilità a partecipare….

dagli altri nessuna notizia…..

resto in fiduciosa attesa…..

p.s.

date anche un cenno per l’incontro di grottaminarda, ore 10.30, castello. dopo pranzo c’è un interessante performace archeologica curata da elda, sempre al castello

p.s.2

tornerò a roma il giorno dieci per una lunga intervista a faherenheit e ovviamente tornerò da alaia, se dovesse essere ancora lì.

Scritto da Arminio

5 gennaio 2011 alle 2:02 pm

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l’ultimo gesto d’amore

mercoledì 5 gennaio · 17.30 – 20.30

Luogo Albergo ristorante “Al Castello”

via San Giovanni, 12 ROCCHETTA SANT’ANTONIO (FOGGIA)


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“Essere un uomo significa avere coraggio, avere dignità, credere nell’umanità, amare senza permettere ad un amore di diventare un’ancora”.

Verrà presentato a Rocchetta il libro “L’ultimo gesto d’amore” di Pino Giannini e Mina Welby.

Mina Welby è una donna che per amore ha dovuto riconoscere al suo uomo il diritto di una morte opportuna. In questa lunga intervista vengono ricostruite le circostanze di un caso le cui problematiche… giuridiche e sociali ancora attendono di essere adeguatamente affrontate. Un libro d’amore non convenzionale, che commuove per intensità, per trasporto: le vicende di due innamorati che cercano di battere la malattia scrivendo insieme giorno dopo giorno una irripetibile storia d’amore.

Parteciperanno:
MINA WELBY
PINO GIANNINI,giornalista
FRANCO ARMINIO, scrittore

e con il contributo artistico del cantautore MEZZAFEMMINA

Tra gli ospiti: Andrea Trisciuoglio (Associazione Coscioni), Gianfranco Pazienza, (SEL), Associazione Amici Di Davide, Franco Di Lascia.
Nel corso della serata verrà dedicato un momento per rendere omaggio a MARIATERESA DI LASCIA, la scrittrice e politica radicale che ha dato corpo a nemerose battaglie per i diritti civili.

L’evento è organizzato dall’Associazione radicale “Mariateresa Di Lascia”, in collaborazione con Pro Loco Rocchetta e Associazione LiberaMente.

Scritto da Arminio

5 gennaio 2011 alle 1:13 pm

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L’ITALIA CHE CERCO

cari amici, metto qui un pezzo uscito oggi sul manifesto. farà parte del libro che uscirà con mondadori a settembre 2011. intanto sto limando quello che esce a febbraio. sono stati giorni durissimi e la giornata di ieri è stata molto penosa. sinceramente tutto questo sforzo mi pare una sorta di suicidio…..

spero che tutti gli amici si facciano vivi circa il viaggio a roma, anche solo per dire che non possono o non vogliono venire: non c’è nessun problema. ricordo ancora una volta che sabato otto la comunità è convocata presso il castello di grottaminarda (ore 10.30).

*****

L’Italia che cerco ogni giorno è annidata nei paesi più sperduti, l’Italia che resiste dove c’è poca gente, dove ci sono alberi, erbacce, cardi, l’Italia che vive ancora solo dove è più dimessa, che non crede alla pagliacciata del progresso, l’Italia dei cani randagi, dei vecchi seduti sulle scale, delle case di pietra incollate in lunghe file che si attorcigliano. Questa Italia vive ancora solo nel sud interno ma bisogna andare a cercarla. Ci vuole che non ci sia città, che non ci sia pianura, ci vuole che non ci sia l’industria o l’industria dell’agricoltura, ci vuole che non ci siano uffici e grandi scuole e strade dritte e mare e serre e nani nei giardini. L’Italia che amo ha più di ottant’anni e rughe non lisciate, è una tribù di reumi e bastoni, è ugualmente lontana dall’Europa calvinista e dall’Africa animista, è una terra di magie arrangiate, di cimiteri sempre ampliati, di piazze livide e Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

5 gennaio 2011 alle 8:27 am

L’ARCA DEGLI ANTICHI

dal mattino di oggi…

di franco arminio

***

Ho fatto una scoperta: se voglio fare delle belle foto devo andare ad Andretta nel giorno del mercato. Qui si possono incontrare i vecchi come ormai non si vedono più da nessuna parte. Deformati dall’artrosi, nasi giganteschi, occhi cerchiati di sangue, scialli colorati o neri, cappelli, bastoni, tutta una tribù raccolta intorno ai camioncini che vendono calze, maglie, biscotti. Ogni volto uno scatto. Nessuno si adira, tutti si lasciano fotografare senza sentirsi violati. Gli anziani di Andretta hanno tratti forti, si sente che queste loro facce sono state lungamente esposte alla fatica, al freddo e al sole dell’altura ventosa. I giovani di adesso quando saranno vecchi non avranno gli stessi volti.

Fino a mezzo secolo fa poteva capitare di sentir dire una frase del genere: è morto un vecchio di quarant’anni. Quando vediamo le foto degli anziani di una volta non dobbiamo dimenticare che spesso erano cinquantenni. Adesso la vita si è allungata. Qui siamo rimasti in pochi ma si vive di più, anche se sempre più spesso si vive da soli o con le badanti. Forse l’unico popolo che ci è rimasto è quello degli antichi. E io non mi stanco mai di scrivere di loro. Una delle cartoline del mio ultimo libro è dedicata proprio a un centenario: “Avevo novantanove anni. I miei figli venivano alla casa di riposo solo per parlarmi della festa dei cento anni. A me la cosa non mi faceva nessun effetto. Io non li sentivo, sentivo solo la mia stanchezza. E volevo morire per non sentire più neanche quella. È successo sotto gli occhi della prima figlia. Mi stava dando uno spicchio di mela e mi parlava della torta col numero cento. L’uno deve essere lungo quanto un bastone e gli zeri quanto le ruote di una bicicletta, stava dicendo.”

 

 

Scritto da Arminio

5 gennaio 2011 alle 8:15 am

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Dal molo e dintorni

di vito solazzo

Entro nel mare passeggiando. Il molo sembra un lungo e largo  tappeto messo lì apposta per me.  Chiacchiero, lecco un gelato, guardo lontano, penso vicino, da solo o in compagnia, i miei occhi  comunque diventano blu e son calmi o ondeggiano, abbagliano o son cupi.  Le narici si dilatano, pronte a catturare profumi di essenze lontane che, mischiate alle acque  orientali, sfiorano le onde e mi invadono. E mi sembra di udire nenie, voci, richiami, e  seguo suoni profondi e percorsi puliti e sempre più mi addentro nel mare, fino al Castello, a Grado e ai monti innevati.

Di sera, il gioco di non girarsi vale fino alla rosa dei venti.

Ed ora girati!

L’occhio coglie immediatamente una larga fascia di luce e in essa un ricamo: è la piazza tessuta con fili d’oro. Archi, finestre, balconi, colonne, man mano che ti avvicini, incantano e  raccontano. Dicono di un tempo non molto lontano, di ricchezza, di cultura, di scienza e Leggi il seguito di questo post »

Scritto da Arminio

4 gennaio 2011 alle 10:13 pm

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LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Illustre Presidente Napolitano,

da molti giorni il sindaco di Sperone Salvatore Alaia manifesta davanti al Quirinale. Sappiamo bene che il Capo dello Stato italiano non può occuparsi delle rimostranze di ogni singolo cittadino, ma il suo intervento diretto potrebbe risolvere rapidamente questo specifico caso. Alaia manifesta lo sdegno suo e di tutti noi per la sanità irpina che non ha mai funzionato e che quando sarà attuato il Piano della Regione Campania nella nostra zona sarà praticamente azzerata.

Di certo, signor Presidente, si renderà conto che prima delle questioni di politica sanitaria, di cui lei non è responsabile, si pone un problema di garanzie democratiche: di tale problema noi le chiediamo, come cittadini italiani, di chiedere conto. Il governatore della Regione Campania ha deciso di non ricevere i sindaci irpini che hanno manifestato e continuano a manifestare contro il piano. E fin qui la cosa potrebbe essere anche tollerabile, sebbene non corrisponda ai compiti di chi, eletto su basi democratiche, ha il preciso dovere di ascoltare le istanze che provengono dai cittadini.

È necessario che lei sappia, Caro Presidente, che il governatore della Campania è arrivato per due volte a rifiutare di essere presente a un incontro con i sindaci deciso proprio nei palazzi della Regione.

I Piani Sanitari sono sempre discutibili e la Regione ha il diritto di operare le scelte che ritiene più opportune, se queste, però, non ledono i diritti fondamentali dei cittadini, primo fra tutti il diritto alla salute e alle cure sanitarie pubbliche.

Nessun rappresentante di un governo democratico può permettersi di prendere in giro i cittadini di una provincia che hanno manifestato il loro dissenso al Piano Sanitario in maniera assolutamente pacifica.

Caro Presidente, con questa lettera non le chiediamo di assumere decisioni fuori dal suo stile o fuori dai suoi compiti istituzionali. Ciò  che le chiediamo è di ricevere e di ascoltare un sindaco che esercita il suo diritto di protestare e di manifestare per una causa serissima e degna di considerazione. La democrazia di cui lei è il massimo garante le permette di dare ad Alaia e a tutti noi la risposta che riterrà più adatta. Qualunque sia, noi l’accetteremo, ma è chiaro, caro Presidente, che non può essere il silenzio a cui abbiamo assistito finora.

BISACCIA, 4-01-2011

Franco Arminio

N.B.: se volete potete inviare tramite il sito www.quirinale.it (nella home page – in alto a destra su POSTA) oppure direttamente all’indirizzo: https://servizi.quirinale.it/webmail/

Scritto da Arminio

4 gennaio 2011 alle 2:59 pm

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la strada per roma….

metto qui sotto una drammatica lettera del sindaco di sperone. è evidente a questo punto che la nostra presenza a roma non  ha molto a che fare con la questione degli ospedali (su cui tutte le opinioni sono lecite) ma con un elementare esercizio di salute morale. può darsi che l’azione di alaia sia sbagliata, ma rimane il problema che non si può far finta di niente, rimane il problema che non andando a roma si sceglie comunque una strada, quella dell’indifferenza.

non voglio convincere nessuno. abbiamo detto che ci sono tredici posti. si parte alle sette e mezza da sant’angelo e alle 8 da avellino. per ulteriori informazioni potete contattare angelo verderosa e giovanni ventre. comprendo che ognuno ha i suoi impicci e i suoi impegni. io per essere a roma il sei ho rinviato per l’ennesima volta la consegna del mio libro a cui sto lavorando notte e giorno ormai da settimane.

chi non viene a roma spero che venga almeno a grottaminarda sabato otto gennaio. ci vediamo al castello alle dieci e mezza. parleremo di cairano e delle altre azioni possibili in questo nuovo anno.

armin

****

Al Consigliere di Stato

Dr. Alberto Ruffo

Affari Interni e

Rapporti con le Autonomie

Palazzo del Quirinale

00187 – R O M A

Alla Questura

di Roma

ALLA Questura

di Avellino

Dal 31 Dicembre 2010 ho ripreso  lo sciopero della fame rimanendo all’addiaccio in Piazza del Quirinale per protesta contro l’indifferenza del  governatore della Regione Campania Stefano Caldoro su una questione, quello del Piano Sanitario della Regione Campania,  che merita attenzione sia pure a livello della dialettica democratica ed istituzionale.

Auspicavo che almeno il Presidente della Repubblica On.le Giorgio Napolitano fosse stato sensibile alla mia richiesta e si sarebbe reso autorevolmente parte attiva, quale capo dello STATO,  presso l’On.le Caldoro per invitarlo a ricevere la delegazione dei sindaci e amministratori dell’irpinia che da  10 mesi stanno invocando una ridefizione del Piano Sanitario.

Ciò nonostante, al rifiuto del governatore Stefano Caldoro, si aggiunge il silenzio del QUIRINALE che incurante della mia forma di rivendicazione pacifica, non violenta civile e democratica,  sta annegando nella più totale indifferenza le speranze di un popolo, quello Irpino, che mi onoro di rappresentare, ignorando completamente la mia presenza, sia come Sindaco e, quindi rappresentante delle istituzioni, sia come UOMO.

Se nemmeno il Presidente della Repubblica vuole ricevermi allora passerò ad un gesto ancora più estremo: allo sciopero della fame affiancherò gradualmente lo sciopero della sete fino ad annientarmi fisicamente lasciando pesare sulla sua coscienza, come un macigno, le conseguenze di questa decisione.

La ritengo perciò responsabile, in prima persona, di quanto mi sta accadendo e di ciò che drammaticamente mi può accadere chiamando in questa sorte di “omicidio di STATO” la correità morale del Presidente della Repubblica.

Sono pronto a tutto per una battaglia ideale e di contenuti affinché vinca il diritto della gente contro la protervia e l’arroganza dei massimi rappresentanti delle istituzioni. Smetterò solo in presenza del Capo dello Stato in cui confido fino all’ultimo istante cessando, al momento, ogni comunicazione con funzionari dello Stato e rifiutando categoricamente ogni cura ed assistenza sanitaria.

Le Procure della Repubblica di Roma e di Avellino sono invitate a prendere atto della presente comunicazione.

Il Sindaco

Salvatore Alaia

 

 

 

Scritto da Arminio

4 gennaio 2011 alle 12:11 pm

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per un sessantotto delle montagne

metto qui un pezzo scritto mentre infuriava la battaglia per la sanità. quella storia non è chiusa. il 6 gennaio sarò al quirinale insieme agli amici della comunità provvisoria. porteremo il nostro sostegno a salvatore alaia che è lì da tempo a reclamare un maggior rispetto delle isitituzioni nei riguardi dei cittadini.   armin

****  Dovrei fare il paesologo, girare per gli amati paesi e invece sto sul tetto di un ospedale a vagheggiare la nascita di un sessantotto delle montagne. Deliro o è veramente possibile scuotere la polvere e la miseria spirituale partendo proprio dai luoghi marginali e dalle cause perse? Non so che pensare, un giorno mi sembra che l’esercizio della lotta si vada allargando, il giorno dopo mi sembra di vivere in una democrazia sempre più anginosa, dove perfino la lotta è una fiction e nessuno crede veramente all’idea di cambiare il mondo.

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Scritto da Arminio

3 gennaio 2011 alle 3:38 pm

Pubblicato in Franco Arminio _

Anche in un piccolo paese è possibile una grande vita

metto qui un pezzo uscito oggi sul mattino. andremo a roma il 6 gennaio e l’otto gennaio ci vedremo a grottaminarda. la comunità provvisoria è la nostra frontiera contro l’avanzata della miseria spirituale

**** Nei paesi è ancora possibile, ma non per molto, sottrarsi  alla forza di gravità  del pensiero unico, alla mercificazione onnivora e onnipresente, al demenziale  allineamento conformistico che ha reso l’occidente un luogo triste e spiritualmente miserabile. Scansare questi pericoli non significa ricadere nell’antica melma dei propri vizi, indugiare coi ripetenti sotto il proprio campanile. C’è un “feticismo dello sviluppo”, ma c’è anche un feticismo della sofferenza e del fallire. I nostri paesi, al riguardo, sono dei veri e propri cataloghi. Vi si può trovare di tutto: chi rimanda al giorno dopo quello che doveva fare un anno prima, chi sputa veleno su ogni cosa, chi marcisce nella paranoia. Talvolta questa terra mi fa pensare a certi pazienti che quando li si vuole dimettere fanno resistenza, non vogliono lasciare la corsia, si sono abituati ad essere malati tra altri malati e a perdere l’aria viva e pungente del mondo esterno, la grazia del rischio e della bellezza.

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Scritto da Arminio

3 gennaio 2011 alle 12:33 pm

Pubblicato in Franco Arminio _

a TREVICO il 5 gennaio

INVITO di PAOLO SAGGESE alla C.P. per il 5 gennaio a TREVICO

L’Amministrazione Comunale di Trevico e il Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud presentano  Poeti dialettali irpini del ’900 /  a cura di Franca Molinaro  – Interventi: Sindaco Antonio Picari, Alessandro Di Napoli, Paolo Saggese _  Letture poetiche a cura di Giuseppe Della Vecchia, Giuseppe Iuliano, Franca Molinaro, Teresa Romei, Salvatore Salvatore. _ Saranno letti i versi di Agostino Astrominica (Nusco), Fedele Giorgio(Sant’Andrea di Conza),  Gennaro Romei (Serino), Raffaele Salvatore (Carife).

Scritto da A_ve

3 gennaio 2011 alle 12:04 pm

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