Archivio per febbraio 2011
oratorio a rocchetta
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venerdì 4 marzo · 17.30 – 19.30
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Sax Bar, Rocchetta Sant’Antonio (Fg),
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FestambienteSud
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giovedì 3 marzo · 18.30 – 20.30
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sede di Legambiente FestambienteSud
Gambadoro 27
Monte Sant’Angelo, Italy
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| Maggiori informazioni |
le parole de I PAESI MERIDIONALI
DA “LA PICCOLA GRANDE ITALIA” ALLA “PAESOLOGIA” Giovedì 3 Marzo 2011, ore 18,30 Franco ARMINIO, SCRITTORE E PAESOLOGO Sandro POLCI, RICERCATORE E DIRETTORE DEL CRESME Interverranno inoltre Direzione della trasmissione web: Pasquale GATTA Segue presso il DRENGOT’S WINE BAR |
Realtà ed amore , provocazione e coraggio.
Il 15 luglio 2010 è stata approvata in Argentina una legge che non solo legalizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso, ma consente altresì alle coppie omosessuali sposate di presentare domanda di adozione e (limitatamente alle coppie lesbiche) di accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Col nuovo diritto di famiglia l’Argentina si adegua – primo Paese sudamericano – alla soluzione già seguita da altre Nazioni americane (in cinque Stati U.S.A. e in alcune regioni del Canada è del pari consentito alle coppie omosessuali di contrarre matrimonio e di adottare bimbi) ed europee (Spagna, Belgio, Olanda, Svezia, Islanda, Regno Unito).
Proprio in Inghilterra a Febbraio del 2011, si accende di nuovo la polemica tra le varie confessioni religiose dopo che la chiesa anglicana accetta la possibilità di celebrare il rito religioso anche tra gay. E così il ministro liberaledemocratico Lynne Featherstone è pronta a rivedere la legge sulle unioni civili, il Civil Partnership Act del 2004, cancellandone l’unica parte che sancisce ufficialmente una diversità, impedendo alle coppie dello stesso sesso di giurarsi amore eterno in un luogo di culto. «Non è una questione di diritti dei gay. È un fatto di libertà religiosa», ha spiegato un portavoce del governo. Nessuna chiesa sarà obbligata a benedire le coppie gay davanti all’altare, ma a nessuna sarà impedito di farlo. Alcune confessioni protestanti come i Quaccheri, gli Unitari e i rami più progressisti dell’ebraismo hanno comunicato la propria adesione alla riforma. Netto e infastidito il no della Chiesa cattolica. Papa Benedetto XVI ha condannato le relazioni gay e i matrimoni omosessuali definendoli «una distruzione del lavoro di Dio».
L’arcivescovo anglicano , invece (e ci piace molto) sostiene che la vita dovrebbe essere più lineare e semplice di così e che l’amore, quello universale, sta nel cuore di tutti. «Le coppie eterosessuali hanno il diritto di scegliere tra un matrimonio civile e uno religioso. Le coppie gay no. Se i grandi maestri e gli illuminati della storia non sono riusciti a trovare una conclusione, come possiamo trovarla noi?». Libertà. Non chiede niente più di questo.
Giovanni Nacca: Spirale del ritorno
_poesie di Giovanni Nacca
i vivi al mio paese sono morti
li ho visti oggi con le spalle al sole
spingevano per entrare al cimitero
(Franco Arminio)
Chissà se da qualche parte
dove siete al freddo
giunge la nostra voce
o la poca luce di questi giorni.
Siete un mormorare di acque
lontane, indicibili derive
un incontro di risate
discrete, celate
come di chi scampa un pericolo.
nulla andrà perduto
ognuno hai i suoi toni, ognuno ha il suo stile di scrittura. non giova a nessuno che ci sia omogeneità.
l’importante è ritrovarsi quando si avviano grandi imprese, tipo cairano7x.
qui ci si può riscaldare i muscoli, si possono fabbricare idee e punti di vista
ma poi è il fuoco del fare che illumina entusiasmi e diserzioni.
ieri sera ho visto su fb che michele citoni ha messo la foto del mio libro come suo profilo. mi pare un gesto politico importante oltre che un gesto di grande amicizia. non è che devono farlo tutti, ma con quel gesto michele fa una scelta, indica che sta in un luogo, dice che c’è una battaglia culturale in corso e dice che fa parte di questa battaglia.
elda ha comprato decine di copie del libro e le “fa” comprare alle persone che incontra.
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Nobiltà dell’altura
prefazione di franco cassano a oratorio bizantino
franco Arminio è una figura di intellettuale insieme tipica e assolutamente originale nel panorama del nostro Sud. Egli, pur possedendo tutte le qualità per farlo, non è mai partito, non ha mai usato la sua intelligenza per scappare altrove. È rimasto invece fedele al-la sua terra, senza sacrificare a tale fedeltà la sua mobilità intellettuale o il suo spirito critico, di cui le pagine di questo libro sono un documento ricco e vibrante. Infatti per Arminio, e questo è un altro tratto singolare, l’amore dei luoghi nasce non, come spesso accade, dalla rimozione dei loro veleni, delle loro Leggi il seguito di questo post »
in viaggio con andrea
di andrea di consoli
Addentrarsi nella val Sarmento, specialmente per chi viene dal Materano o dal Metapontino, significa attraversare un luogo di confine tra due paesaggi caratteristici della Lucania; si passa cioè, nel giro di poche decine di chilometri, dai calanchi riarsi e desertici di Tursi o di Colobraro alla floridezza verde e rigogliosa del massiccio del Pollino. Nella val Sarmento ci sono però arrivato dal versante opposto, ovvero dopo aver attraversato in macchina il più grande Parco Nazionale europeo nei territori di Rotonda, Viggianello e San Severino, ovvero a partire dalla valle del Mercure. Uscire allo svincolo “Noepoli” della strada Sinnica (la lunga via che collega i due mari lucani, da Sapri a Metaponto) porta in paesi poco conosciuti quali Noepoli, San Paolo Albanese, San Costantino Albanese, Terranova di Pollino e Cersosimo; sono, questi, paesi “sfiniti”, arroccati, disabitati, posti su un confine geografico e culturale (alcuni di questi paesi sono di cultura arbëreshë) di basso interesse generale o movimento socio-economico. Il mio obiettivo è fermarmi a San Paolo Albanese, e provare a raccontare il paese lucano più disabitato e “sfinito” che ci sia in questa regione di 131 paesi (e di 2 città: Potenza e Leggi il seguito di questo post »
LUIGI DI RUSCIO 27.1.1930 – 23.2.2011
LUIGI DI RUSCIO. UN GRANDE POETA . SEMPLICE (ANCHE SGRAMMATICATO) MA EFFICACE EPIGRAMMATICO. VOGLIO RICORDARLO CON QUESTO POST. MI AVEVA SCRITTO DI RECENTE, TRASMETTENDOMI LA SUA COMMOZIONE PER LA LETTURA INTENSA DELLE SUE POESIE. IN SEGUITO AVEVA CHIESTO DI SCRIVERGLI PERCHE’ SI SENTIVA SOLO. PURTROPPO NON POSSIAMO PIU’ FARLO. CHE PECCATO. A VOLTE PENSO CHE IL NOSTRO AMICO ANDREA DI CONSOLI ABBIA RAGIONE QUANDO IMPRECA ALLA MORTE DICENDO “CHE SPRECO!”
( foto da NAZIONE INDIANA)
UNA POESIA INEDITA
di Luigi Di Ruscio
dalla libia all’irpinia d’oriente
faccio appello agli amici perché si crei da sa subito un movimento, parlandone già coi sindaci,
di accoglienza qui in irpinia d’oriente dei profughi libici.
abbiamo più case che abitanti, abitiamo una desolazione insopportabile…..
possiamo solo guarire e stare meglio se arriva sangue giovane, sangue vivo…
armin
il lettore che non c’è
metto un pezzo che ho scritto per il mattino e uscito oggi. dopo una notte di febbrile lavoro ora mi aspetta la puglia….stasera presento le cartoline prima a foggia e poi a san severo.
armin
°°°°
I librai fanno un mestiere difficile. Certa gente i libri non li compra neppure sotto tortura. Qualche tempo fa un signore benestante, ex preside, ex sindaco, ha preso un mio libro all’edicola e dopo che lo aveva letto lo ha restituito all’edicolante. Di recente una professoressa di liceo ha chiesto in prestito a mio figlio le mie Cartoline dai morti dicendogli che le servivano per fare una lezione nella sua classe. Mi sembrano due esempi emblematici: le prime persone che dovrebbero leggere i libri sono gli insegnanti, specialmente gli insegnanti di lettere, ma gli insegnanti di lettere quasi mai acquistano libri.
Non sono un esperto del mercato editoriale e neppure delle problematiche che devono affrontare le librerie. A ciascuno il suo lavoro. Il mio in questo caso è quello di raccontare quello che vedo, senza elaborare teorie. Bisogna mettersi anche dalla parte dei mancati lettori. Mi viene da pensare che a volte ci hanno provato a comprare qualche libro e sono rimasti delusi e adesso coltivano un astio per chi scrive. Sicuramente c’è anche questo motivo, oltre alla atavica tirchieria della borghesia meridionale. Una tirchieria che è congenita anche negli esponenti della politica. Raramente mi è capitato di incrociare nelle librerie avellinesi uno dei tanti protagonisti della politica. Loro i libri li vogliono in regalo.
In un contesto di questo tipo non me la sento di criticare o librai. Comunque è bene che si parli anche di loro. Vendere libri qui è un mestiere difficile, perché leggere è uno sforzo che implica tempo, lentezza, pensiero. Credo che una delle vere difficoltà stia in questo: nel costante atteggiamento di sottrazione, di abdicazione dal pensiero e da ciò che può farlo scaturire. Leggere un libro è diventato un gesto complicato, come è complicato, e quasi impossibile, parlarne. Guai a tirar fuori discorsi sulla letteratura, guai a impegnarsi in colloqui più impegnativi. Tutto deve rimanere, casomai, all’interno delle presentazioni dove spesso il pubblico è presente per obbligo più che per vero interesse.
La nostra è una provincia che si percepisce più povera di quello che è. E una percezione del genere non favorisce l’ingresso in libreria. Quando dico più povera non mi riferisco alla disponibilità economica, guardo anche alla povertà culturale in cui siamo convinti di vivere. Ci vediamo da sempre con gli occhi degli altri, occhi esterni, lontani, mai partecipi, mai accorti a ciò che questa terra produce.
Il portafogli è vuoto e anche la testa non è che sia piena di curiosità per ciò che fanno gli scrittori. O forse bisognerebbe tirare in ballo il provincialismo che ci attanaglia, quello stesso che impedisce il riconoscimento dell’altro e del suo valore, a meno che questo riconoscimento non venga dall’esterno, dalle realtà urbane possibilmente.
Chi scrive è chiamato a uno sforzo ulteriore: mettere in giro testi bellissimi, che dimostrino la fatica della scrittura e l’esposizione di chi la pratica. Testi folli o rivoluzionari, che non strizzano l’occhio, che non ammiccano. Testi anche pericolosi, che mettano in dubbio le certezze di un sistema ormai agonizzante. Questa forse è l’unica possibilità perché siano considerati meritevoli di acquisto da parte dei più generosi.
il disfacimento
ieri ero in un paese molto prossimo ad avellino. alle undici del mattino ho visto molte persone ubriache. il paese aveva una strada dritta e compatta, per il resto era un museo dell’incuria.
nei miei giri per l’irpinia si fa sempre più netta la sensazione di incontrare un’umanità avariata. non riesco quasi più a parlare, guardo, accendo la video camera, mi trascino col mio ginocchio leso, vado avanti a cercare qualche spicchio di bellezza residua.
stamattina è uscita una mia intervista sulla sanità. il succo è questo: dobbiamo combattere per il futuro, non per il passato. i sindaci annunciano azioni ma poi sono bloccati dalla paura. i cittadini aspettano non si sa cosa.
questo blog è nato per dare e per darci un futuro comunitario, oltre i campanili e il loro disfacimento.
bisogna inventare nuovo fabbriche, partendo dalla fabbrica dell’immaginazione.
bisogna dimettersi dalla fabbrica dell’accidia.
ci sono piccoli gesti, ma da fare subito, passare di qui, lasciare un saluto, a volte basta anche questo….
armin
salviamo la comunità
abbiamo fatto un lavoro collettivo molto importante. questo blog a chi lo vedeva da fuori appariva bellissimo. un blog che unisce passione civile e poesia, che mette insieme persone che fanno cose assai diverse nella vita, è una felice anomalia.
ultimamente il blog nei commenti appare monopolizzato dagli interventi di quagliariello. Se vogliamo aver cura di una grande intuizione umana, culturale e politica, dobbiamo fare una sola cosa: stare qui, scrivere, discutere, alimentare il fuoco delle iniziative.
chiedo agli amici che non scrivono da tempo di farsi vivi, chiedo a rocco di commentare i vari post tenendo conto che questo è uno spazio pubblico, visitato da mille persone al giorno.
non possiamo sciupare una cosa tanto bella. stiamo organizzando una straordinaria edizione di cairano 7x (proprio ieri mi è giunta una tesi di laurea sull’argomento). dobbiamo tutelare il paesaggio e garantire servizi decenti in un territorio in cui è rimasta poca gente e sempre più sofferente.
la settimana prossima ci vediamo. presto decideremo data e luogo
armin
LA LEGGE DELL’INNOMMABLE, INFERNO D’ UN NON LUOGO
Metto qui un pezzo di Giuseppe Montesano apparso sulla rivista elettronica Doppiozero, curata da Marco Belpoliti e un gruppo di valenti scrittori. Un pezzo a suo modo paesologico da quell’enorme non luogo che è la ex Terra di Lavoro tra Napoli e Caserta congestionata da centri commerciali, colate di cemento, costruzioni abusive, ondulari e inquietanti miasmi tra i Mazzoni e i Regi Lagni, dove fino a un quarantennio fa era ancora forte l’ odore dei pàsteni a mele, pesche o della canapa. Enorme non luogo dove è possibile cogliere – dall’inferno – un lampo di bellezza. Godiamoci questo splendido Montesano, scrittore di gran razza. (Salvatore D’Angelo)
SANT’ARPINO / PAESI E CITTA’
di Giuseppe Montesano
Dalla mia finestra vedo la casa del vicino. Quando non la guardo, la percepisco lo stesso, e a volte penso che è stata costruita abbattendo un grande ciliegio, un ciliegio immenso che faceva volare petali fin dentro la mia stanza, ma è una cosa che penso sempre più raramente, il tempo cancella tutto, tranne la nuvola bianca dei fiori di ciliegio, ma è solo questione di tempo. Certi giorni, forse perché guardare la casa del vicino non soddisfa particolarmente il mio bisogno di mondo, a volte esco. Non è facile uscire e andare in giro a piedi nelle strade del paese in cui abito. Ho spesso l’impressione che anche per spostarsi di pochi metri chiunque adoperi l’automobile, e sono costretto ad acuire i sensi difensivi per sopravvivere a queste automobili-pròtesi, motorini-pròtesi, camioncini-pròtesi, e anche alle incongrue biciclette, sulle quali smarriti residui di altri tempi, vecchi, vecchie, cingalesi, albanesi, ucraine, africani, tracotanti e ingenui o poveri, rischiano la vita non rendendosi conto che qui non è tempo di biciclette.
cartoline daune
Dall’altro mondo, Franco Arminio
La Spoon River del poeta di Bisaccia
Giovedì 24 febbraio, ore 18.30 – Libreria Ubik – Piazza Giordano – Foggia
Giovedì 24 febbraio, ore 20.45 – Caffè tra le Righe – Via De Cesare, 13 – San Severo
Presentazione delle “Cartoline dai morti”
p.s.
domani esce ORATORIO BIZANTINO
(già immagino le file davanti alle librerie avellinesi)
FEDELE GIORGIO
di FRANCA MOLINARO
A poco più di due anni dalla scomparsa dell’intellettuale Fedele Giorgio torniamo a ricordarlo con commozione e rispetto. Causa prima di questo ritorno è lo studio che il Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud, nella persona di Paolo Saggese, sta compiendo per conoscere la produzione poetica presente in provincia. Altro motivo valido è il lavoro che sta compiendo Don Donato Cassese, Direttore responsabile del periodico “il Seminario”, sulla vita e produzione del suo compaesano Giorgio. Già nel 2007, il periodico pubblicò, come allegato per gli abbonati, “Fior del mio paese, 111 stornelli agrodolci” nello stile degli stornelli abruzzesi. Fatto unico nella storia del periodico, come scrive Don Donato nella premessa, “unico” quindi speciale, un gesto di stima per l’amico esiliato in terra marsicana. Stima che persevera nel cuore di Cassese tanto da continuare a lavorare sulla figura dell’intellettuale. Sicuramente maturerà il momento in cui nascerà qualcosa che lo immortali per sempre preservandolo dall’oblio della dimenticanza, una fondazione, un premio o qualcosa di simile, questo ho suggerito all’amico Cassese, sere fa, quando ho ricevuto con piacere e sorpresa la sua telefonata ma, al momento, sembra non ci sia molta disponibilità economica per poter mettere idee in cantiere. Certo è che, l’opera di Giorgio, così sostanziosa, basta di per sé a rendergli l’immortalità.
De Sanctis al Quirinale
segnalazione di Antonio Vespucci per gli amici della Comunità Provvisoria
In occasione delle celebrazioni dei 150° anni dell’Unità d’Italia, il Palazzo del Quirinale ospita una mostra inedita sui grandi capolavori autografi della letteratura italiana esponendo per la prima volta in una stessa sede i manoscritti originali dei più importanti protagonisti della nostra tradizione letteraria, tra i quali: I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni , La Gerusalemme conquistata di Torquato Tasso, L’Infinito di Giacomo Leopardi, L’Orlando furioso di Ludovico Ariosto, il Decamerone di Giovanni Boccaccio con a latere la critica desanctisiana.
Filo conduttore della mostra il manoscritto autografo Storia della letteratura italiana di Francesco De Sanctis, con il quale si intende rendere omaggio alla lingua e alla letteratura italiana e più in generale alle radici culturali del nostro Paese.
Gli stessi grandi capolavori autografi della letteratura italiana in mostra al Quirinale potranno essere ammirati online ed essere soggetto di studio o di semplice curiosità da parte degli studiosi e degli studenti di tutto il mondo.
info: http://www.fondazionedesanctis.it/
Angelo Siciliano, Poeta della memoria contadina
di Paolo Saggese*
Resto ammirato di fronte alla produzione poetica, artistica e antropologica di Angelo (all’anagrafe Angelomaria) Siciliano, nato a Montecalvo nel 1946, e che, da una vita ormai, ha abbandonato con il “corpo” l’Irpinia. Nel 1965, infatti, aveva preso la strada per Napoli, in attesa di laurearsi alla “Federico II” in economia, poi il servizio militare, e dal 1973 si è trasferito a Trento, dove ha insegnato negli Istituti superiori e tutt’ora vive con la sua famiglia. Egli appartiene, dunque, pienamente a quelli che abbiamo definito i “poeti della diaspora”.
Del resto, lo stesso Siciliano, nella “Premessa” ad un fascicolo autoprodotto ed edito in quindici copie nel 2010, scrive: “Pur vivendo a Trento dal 1973, idealmente non mi sono mai separato dalla mia terra natale, Montecalvo e l’Irpinia. Solido permane il senso d’appartenenza alla civiltà mediterranea”.
Detto questo, occorre anche un’altra precisazione. Il percorso intellettuale e umano di Angelo Siciliano è così ricco, che non può essere sintetizzato in poche formule, e così, pur essendo poeta brillante in lingua, oltre che pittore sperimentale da sempre, ho voluto privilegiare una lettura “dialettale” per uno straordinario libro di cui parlerò a breve. La sua esperienza intellettuale ha inizio con Versi biologici (1977), cui seguono le poesie di Tra l’albero di Giuda e quello del Perdono (1987). Sono due raccolte di componimenti in italiano, che dimostrano un’eleganza e un’ispirazione non comuni, che richiamano alla memoria la migliore produzione dei poeti del Sud, da Scotellaro ad Alfonso Gatto, per arrivare agli autori della nostra Irpinia.
Il bucaneve e la Candelora
di FRANCA MOLINARO / Il Giardino della Grande Madre
Febbraio arriva con il primo pallido sole, filtrato tra nuvole, grigie come il colore dell’acquario che questo mese rappresenta. Il nome deriva dai februa latini, panni di lana utilizzati per aspergere il sangue delle vittime sacrificate a Giunone Salvatrice Madre Regina celebrata all’inizio del mese. Febbraio è il secondo mese dell’anno, il suo numero è il due che nasce dall’uno unità ed evolve verso la dualità. Il due rappresenta la prima divisione dell’unità nella sfera umana in quanto, nel divino l’uno è l’emanazione della divinità, lo zero è l’assoluto, la divinità stessa da cui tutto procede e comprende: l’eterno assenza di passato e futuro, costante e immobile presente. Febbraio dunque si avvia alla vita empirica ed a tutte le dicotomie presenti nella sfera materiale: il buio e la luce, l’amore e l’odio, il maschile e il femminile, nelle filosofie orientali yin e yang. L’origine della vita materiale. Il mese si apre con la festa della Candelora, il 2 febbraio, mutuata dai riti celti della luce nascente. La Chiesa dedicò il giorno alla purificazione della Vergine, probabilmente per esorcizzare la presenza coatta dell’antica Giunone. Nella tradizione popolare era in uso che la puerpera al primo parto, uscisse di casa dopo quaranta giorni per portare il figlio in chiesa, si diceva che doveva andare a “trasì ‘n’santa”. Quaranta, numero altamente simbolico, corrisponde anche al periodo di astinenza da rapporti dopo il parto e ai giorni in cui la donna è impura a causa delle perdite di sangue. Dopo quaranta giorni, inoltre, dovrebbe tornare il ciclo mestruale, il cosiddetto “capoparto”. Andare in chiesa era il modo per presentare al mondo il piccolo, battezzandolo e reintegrarsi, grazie alla purificazione, nel circuito ordinario. Nei giorni precedenti al battesimo del figlio, la donna non poteva avvicinarsi all’acqua né lavare. Si temeva che acque contaminate potessero, attraverso la madre, raggiungere il bimbo non battezzato, quindi contaminarlo. Il battesimo ha un forte potere apotropaico, chi ne è privo è estremamente vulnerabile.
nella speranza di un amore perduto…..non per sempre

gli enigmi e la bellezza del vivere anche la solitudine “vecchia e conosciuta amica” della nostra adolescenza nei piccoli paesi d’altura,che noi pesavamo di fuggire nel miraggio e l’illusione della modernità e del nuovo .E poi maturando nella riflessione poetica, Orazio ci avvertiva “Quid voles , hic est , est Ulubris ….nisi deficias animo aequo”. E per tanti anni siamo andati alla ricerca dell’”animus aequus” nella cultura,nella poesia ,nella filosofia e nella politica. Ma poi siamo stati a Cairano e lì abbiamo scoperto, tra le persone semplici e le cose comuni della quotidianità autentica , l’aspetto vero e profondo anche della bellezza,della felicità e della ….solitudine come portatrice di ansia attiva e di riflessione, di cura di sè tra gli altri,di meditazione e di amore,di serenità e di attesa nel ricordo e nella speranza superattivata per esorcizzare e allontanare il più possibile il calice amaro di una possibile ” fine di un amore” e …… lasciandola cantare ancora solo ai poeti.
oratorio dell’ansia
il 23 febbraio esce oratorio bizantino, un libro sulla nobiltà dell’altura….
intanto continua il mio oratorio dell’ansia … _ _ _ armin
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tremo sempre
tremo ancora
tra il cuore e la testa
ho una vena di carta
mi basta un soffio storto
nel mio corpo
per sentirmi morto
non ce la faccio più da tanti anni
non ce l’ho mai fatta
e continuo a lavorare
ai muri a secco della scrittura
per diradare un possibile equivoco….
….mi piace prefare questo mio commento con una foto a cui do un significato particolare ,non solo personale ……una matura donna lombarda ,mia compagna di vita, amica sicera e consapevole dell’Irpinia e del suo simbolo …. Cairano ……segno naturale e meta ideale e concreta del nostro diverso ,provvisorio e continuo “radicamento” in una terra bella e impossibile
….l’occasione è il bello e intrigante racconto di Cambria in un suo post che ci ricorda con passione e fede le storie e i segni dei nostri progenitori…..lo ripropongo come post e non solo come commento…..per condivisione ….
Bello, intrigante e pieno di fascino questo racconto di storie arcaiche al limite del mitico. Ho sempre coltivato con le mie nipotine la loro fantasia e curiosità non con le pesantezze e rigidità dei concetti e delle idee che pure sono la mia gioia e cruccio intellettuale ……ma con i racconti delle vecchie favole (cunti de li cunti) che da bambino una una “vecchia affabulatrice di cunti” ci raccontava le storie di banditi sanguinari e di eroi vendicatori delle nostre terre irpine, di padroni cattivi e contadini coraggiosi che lottavano per la giustizia contro i soprusi dei soliti ricchi……e leggevo nei loro scintillanti occhi gioia mista a curiosità,interesse e coinvolgimento che sono il lievito della mia cara filosofia.
CP, un’altra storia
la rivoluzione è iniziata…..
la rivoluzione è iniziata
solo in alcuni luoghi in alcune persone
ma è iniziata.
andateli a cercare
ditelo ai fruttivendoli o ai falegnami
a quelli che aggiustano computer
ditelo perfino agli scrittori
e agli architetti.
la rivoluzione è iniziata
da poco e non sappiamo
come si sta svolgendo
al massimo possiamo dire
perché non nevica
almeno fino alla prossima grande
nevicata.
la C.P. al formicoso, agosto 2008
Le ^ ^ ^ del MONTE CELICA _ Montella
DOMENICO CAMBRIA ^ ^ ^ LE TRE PIRAMIDI DEL MONTE CELICA
Alta valle del fiume Calore, Irpinia, una terra sotto tanti aspetti ancora dimenticata da Dio e dagli uomini, una conca dove nasce il fiume Calore, entro il quale si gettano i torrenti che scendono dai monti Picentini che le fanno da cornice: il Terminio, il Raja Magra, il Cervialto. Poi lei, la Celica, una montagna ritenuta sacra dal popolo dei Sanniti e certamente dai precedenti: i Pelasgi e gli Osci, oggi Riserva Naturale Integrale all’interno del Parco Regionale dei Monti Picentini. Una montagna che a guardarla affascina per quanto è bella, maestosa, con la cresta simile al profilo di un’aquila in volo, la testa al centro e il becco aguzzo che lancia i suoi stridî su valli mai esplorate come il Condor delle Ande, tra dirupi dove il sole non nasce mai, battuti solo dai lupi, che fanno sentire il loro ululato non più di guerra. Provenienti dall’Enotria, regione del Peloponneso, da qui transitarono verso il 5.000 a.C. gli Enotri alla ricerca di un fantastico lago (le fonti storiche ufficiali parlano del 2.500 a.C.) di cui parlava un’antica leggenda. Ma non lo trovarono quel lago e proseguirono per quell’antica strada, la Paestum-Manfredonia, oltre il colle di Fontigliano per immettersi nella valle dell’Ofanto, sino a giungere alla gloriosa Compsa, quasi un’isola posta al centro del fiume, successivamente chiamata, appunto, Kossa degli Enotri.
…a San Remo …ha vinto un amico di Cairano 7X
ha vinto la esperienza,la musica e anche la poesia che nella sua modestia lungimirante sa farsi popolare e colta senza spocchia e con la leggerezza che distingue sempre l’autentico dal superfluo,il retorico e il falso…… si chiude con stile una diaspora tra la canzone d’autore e la canzone popolare che dovrà trovare una vetrina adeguata al prossimo fetival con la partecipazione di Guccini, Battiato, De Gregori,Venditti in nome di Fabrizio De Andrè e………..permettetemi ha vinto anche un amico di Cairano 7X e della Comunità provvisoria che sceglie i propri amici senza chiederci niente in cambio tranne la loro sincera presenza con le proprie identità ,storie a patto che si hanno idee lunghe e sogni pratici…..
la paesologia
metto qui un lungo saggio sulla paesologia apparso sulla rivista telematica L’ULISSE e scritto da gian luca picconi. è il mio modo di farmi gli auguri di compleanno.
1. Da sempre il discorso letterario ha dimostrato di possedere virtualità ulteriori a quella estetica: in particolare è in grado di propagare e diffondere giudizi etico-politici. Cosa distingue allora un discorso la cui finalità è etico-politica da uno letterario? In un certo senso, niente. O meglio, a fare da elemento distintivo è l’attivazione di un frame che consenta di inquadrare il funzionamento comunicativo del testo riconoscendovi un comportamento finzionale. Questa attivazione dipende solo in parte da elementi presenti all’interno del testo. Qualsiasi testo, in quanto rappresentazione, contiene in sé alcuni elementi, in quantità variabile, che rimandano a una cornice finzionale, ma il lettore sceglie di tenere in conto solo quelli che ritiene pertinenti al tipo di testualità che si trova di fronte (e ciò anche in funzione di una serie di variabili testuali ed extratestuali). In un certo senso per qualsiasi discorso vale l’antico paradosso gorgiano dell’inganno in cui vince chi si lascia ingannare meglio: questa competenza nel lasciarsi ingannare del fruitore di qualsiasi atto comunicativo consiste nel saper scegliere, da parte del lettore, quali sono i tratti pertinenti su cui operare la suspension of disbelief, e quali quelli su cui tale suspension non va attivata. In questo senso è possibile dire che, se ogni testo presenta in certa misura aspetti finzionali, che non contrastano con l’attribuzione di un valore di verità, immediato o differito attraverso una ri- o trasvalutazione, degli enunciati desumibili dal discorso, ciò che cambia sono le gradazioni o i livelli di finzionalità individuabili nel suo discorso. Leggi il seguito di questo post »
La piccola Parigi
di vito solazzo
Occupava lo spazio tra il manicomio provinciale e la vecchia birreria. Oggi, ridotta di dimensioni, semi-diroccata, semi-abbandonata, in molti punti finemente ristrutturata e caparbiamente strappata alle erbacce , ai rovi e alla natura che si riprende quello che era suo,esiste e resiste come può la piccola Parigi. Strappata ancora più caparbiamente anche alla speculazione edilizia che l’avrebbe volentieri distrutta in un battibaleno, esiste e resiste la piccola Parigi con i suoi vicoli strettissimi, con i suoi orti odorosi di terra vera, con le sue aiuole di leggiadri bucaneve, con le sue due fontanelle, con i suoi centimetri di proprietà controllatissimi, circondata da presenze incombenti ed ingombranti di cemento, è ancora lì a dispetto di tanti, tra il magnifico, famoso e piacevolissimo parco di San Giovanni (ex manicomio) e il grande e moderno centro commerciale Giulia(ex birreria).
Il silenzio è totale, camminiamo senza far rumore, guardando dappertutto. Non c’è anima viva, tutto è basso, solo gli alberi tendono verso il cielo. Il mio sguardo coglie tra tutti il più vecchio, ne avrà viste di cotte e di crude, ne avrà viste di tristi e di allegre, ne avrà viste di tutti i colori, era certamente il più frequentato, il più pieno di vita, il più alto di tutti e l’occhio segue istintivamente i suoi robusti tronchi ed i suoi rami adesso spogli protesi come braccia imploranti verso il cielo. E là, Leggi il seguito di questo post »
mauro orlando, dalla a alla acca
a) , l’amore dei luoghi nasce non, come spesso accade, dalla rimozione dei loro veleni, delle loro miserie e delle loro impotenze, ma da uno sguardo lucido, che non nasconde nulla e non fa sconti a nessuno.
b) Ci sono troppi che, deprecando, sbattono la porta e se ne vanno altrove e di lì pontificano a distanza. E troppi, tra quelli che rimangono, che sono convinti che la modernità sia soprattutto vendersi e sapersi vendere. Troppe volte oggi l’amore dei luoghi è diventato un’industria, un modo per venderli nel grande mercato globale, marketing territoriale, l’idea che si possa diventare commercianti della propria identità, e quindi parte della grande simulazione e dello spettacolo globale
c) La paesologia, la disciplina che Arminio ha messo al mondo un po’ per gioco un po’ sul serio, è una «scienza arresa», non mira a vendere, ma a far capire, non è seduzione, ma un gesto di amore doloroso e insieme inaffondabile.
d) nell’Irpinia d’Oriente, una terra alta e battuta dai venti, una vera e propria «Mecca dei venti», uno dei pochi luoghi nei quali può venire in mente l’idea di un Museo dell’aria. Ma questi venti, che prendono la rincorsa da altre terre alte e arrivano da lontano, sono anche e soprattutto un luogo dell’anima, sottolineano la di-stanza dell’altura dai riti fescenninici della costa, dall’opulenza volgare e rumorosa di un mare fatto non più da marinai e navigatori, ma dalle plebi estive notturne e accaldate,
e) Ma questa nobiltà dell’altura, questa diversità riservata e austera, non diventano mai in Arminio la caduta in una sorta di mitizzazione, perché il benessere pesante e volgare non è rimasto confinato sul mare, ma è arrivato fino sui monti dell’Irpinia, in una forma fredda, ma non meno velenosa, e ha trasformato l’antica ritrosia in un collettivo voltare le spalle non solo ai luoghi e alla loro cura, ma a tutte le storie collettive
f) Arminio da tempo prova a vedere se è possibile cambiare le cose, se è possibile provare a far rivivere il calore della grande politica: la politica, dice, «se non è grande non è niente»; per contare qualcosa essa deve contenere la vita «che è slancio, coraggio, esposizione all’ignoto». La politica piccola non esiste e non merita questo nome: è riunione di condominio, liti feroci per centimetri o centesimi.
g) È difficile, ma bisogna provarci, non stancarsi neanche di fronte ai riflussi e alle sconfitte, anche quando si rimane da soli, e gli altri si defilano, prima l’uno, poi l’altro, chi con una scusa, chi con l’altra. Perché, anche in questo quadro difficile, non vengono mai a mancare le persone-paese, quelle che, nella loro vicenda individuale, riassumono i passaggi di una storia comune, le nascite, le unioni, le morti, talvolta tragiche e improvvise, talvolta annunciate e colpevolmente ignorate. E le persone¬paese sono anche quelle che, pur risiedendo altrove, sono rimaste legate ai luoghi in cui sono nate, e sono capaci di riconsegnare a essi l’energia e l’allegria che partendo avevano portato via nelle loro valigie.
h) The last but not least….. Il discorso di Arminio non è una nostalgia, ma un desiderio di futuro, e anche un atto di accusa: «Siamo noi la cosa che manca».
da garibaldi a cettolaqualunque
MARCELLO FALETRA x CP __________ da Garibaldi a Cettolaqualunque
“Questa ermafrodita generazione di Italiani, questi miei paesani ch’io ho cercato di nobilitarli tante volte e che si poco lo meritavano…Io sono sdegnato veramente di appartenere ad una famiglia che conta tanti codardi”, così scrive disgustato Garibaldi alla moglie durante l’assedio di Roma nel 1849. Si lamentava del fatto che dopo tanta pressione propagandistica per “unire” l’Italia, a fronteggiare i francesi vi erano un cospicuo gruppo di mercenari impreparati e con poca grinta. Per convincerli a combattere il 3 giugno del 1849 ricorse, in estremo, ad argomenti sessuali: “Voi siete i soldati che ieri con orgoglio si lasciarono baciare dalle donne romane, in compenso d’eroiche gesta! Che direbbero oggi le stesse, se voi non foste in caso di riprendere il casino dei Quattro Venti?” Ma non funzionò.
ABITARE UN SOGNO
Il libro in uscita di Franco Arminio, l’inventore della paesologia, mi invita a delle considerazioni sul modo di vivere e sulle conseguenze. Il grande problema è che si sono perduti i punti di riferimento. In molti casi sono stati sostituiti da falsi d’autore ma sempre falsi. Penso ai reality, alla malavisione, questo camino che è entrato nelle nostre case, che teniamo sempre acceso ma che manca di un tiraggio per eliminare i fumi dannosi, oserei dire che invece del fuoco, ci stiamo nutrendo del fumo. Un fumo nero, che ci toglie il respiro, ci soffoca. Penso al dramma di tanti ragazzi che credono che apparire in un reality significhi non essere più dimenticati, essere arrivati. Penso a tante ragazze che concedono il loro bel corpo alle telecamenre come a sopperire alla pochezza di materia grigia e di cultura che vi alberga. Penso ai tanti genitori, dispersi nelle foreste della notorietà, che accettano questi esercizi di alienazione con la speranza di un futuro pieno di soldi e di successo. L’uomo da sempre, per vivere, per progredire, ha bisogno di vivere un sogno, perchè il sogno è evanescente, però il sogno a volte può diventare realtà. I sogni ci aiutano a sopravvivere, ci rendono il cammino meno faticoso. Franco Arminio con i suoi scritti ci dice che sognare non è poi così difficile.
Premio del Paesaggio
da Anne Demijttenaere alla C.P. / << nell’ambito della selezione per il Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa 2011, Opera Bosco Museo di Arte nella Natura si conquista una menzione speciale >>.
Ho il piacere di comunicarvi che la Commissione dalla Direzione Generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, composta da dirigenti del MiBAC e da esperti di chiara fama, appartenenti a differenti discipline, incaricata alla selezione della candidatura italiana al Premio del paesaggio del Consiglio d’Europa, oltre ad identificare “Carbonia città del Novecento” come candidatura italiana al Premio del Consiglio d’Europa, ha inoltre assegnato una menzione speciale a Opera Bosco Museo di arte nella natura individuato all’interno dei 95 candidati pervenuti, quale migliore esempio di buone pratiche per la salvaguardia, gestione e/o pianificazione dei propri paesaggi.
L’esito della selezione, le relative motivazioni, i contenuti del Premio e le iniziative ad esso collegate potranno essere reperite sul sito www.premiopaesaggio.it.
La Direzione Generale, per dare seguito all’iniziativa e divulgare le buone pratiche di applicazione della Convenzione nel nostro Paese, ha programmato una serie di attività per la messa in rete, promozione e diffusione delle proposte progettuali risultate interessanti nei contenuti e ritenute meritevoli di menzione.
















