COMUNITA' PROVVISORIA

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25 Gennaio 2011      

Esercizio di Paesologia

 Gaetano Calabrese

 IL VERDE SPLENDORE ALTOIRPINO

  Anche durante questi giorni nebbiosi, gelidi, sotto minaccia di nevicate, il verde altoirpino si perde a vista d’occhio.Lo trovi affisso sotto la scriminatura pedemontana della Catena dei Picentini e, in modo particolare, nelle belle Valli dell’Ofanto e del Calore.E’ un verde vivo, pronto a risplendere, che ti fa riposare lo sguardo.T’invita a fermarti per osservare il paesaggio, per annotare un’ora, per appendere i tuoi pensieri addensati ai rami delle siepi e degli alberi che sono in riposo vegetativo.Se, poi, il cielo è sereno – come quest’oggi – puoi afferrare a piene mani strascichi di luce verdeggiante, puoi avvolgere l’ansia nel tappeto ragnatelato della campagna, lavorata in ritagli, adagiata su corrugazioni strette che circondano tanti paesi collinari e di montagna, i quali si fronteggiano e dominano ampi orizzonti anche dalle conurbate periferie, il tutto nel riquadro grandangolare di un panorama punteggiato da una miriade di case sparse e nuclei di frazioncine.Queste case, però, viste da vicino si rivelano come grossolane villette con  tanti brutti giardinetti e sono recintate di tutto punto da muretti di cemento armato con ringhiere.Queste  villozze, con vaga aria campagnola, hanno tutte la medesima vetustà.Sono sorte per sancire il riscatto e l’addio alla povertà della cosiddetta “civiltà contadina” degli Anni e  Cinquanta e per affossare quel mondo amaro dell’emigrazione nordeuropea degli Anni Sessanta e Settanta.Sono state edificate dopo la catastrofe del disastroso terremoto del 23 Novembre 1980 con lauti contributi finanziari statali, elargiti per risarcire questa larga parte degli abitanti della “terra dell’osso”.

Così appare L’Alta Irpinia al viaggiatore che percorre la Statale Ofantina o le vecchie strade statali e provinciali che ben collegano i vari paesi viciniori di queste due valli pedemontane, o che da esse convergono verso Avellino, il nostro capoluogo di provincia.Il paesaggio è un gradevole scenario villettato, chiazzato da alcuni estesi spiazzi pianeggianti – quelli delle “aree industriali” -, corredati di labirintici nastri d’asfalto che intersecano cavalcavia e sottopassi.All’imbrunire, poi, queste aree davvero fanno una bella figura perché hanno tanti lampioni lungo strade rettilinee.Molto ricamo luminoso fanno anche i lampioni tra gl’innumerevoli saliscendi delle centinaia di strade interpoderali asfaltate che, dolcemente, s’inerpicano contro o lungo i fianchi dei pendii e che collegano quasi tutte le case sparse ai paesi e alle contrade.La notte, il paesaggio è vegliato dall’eccesso di questi filari illuminati e la campagna sembra molto abitata.Il paesaggio altoirpino non ha però l’eleganza e l’ordine delle campagne ben coltivate marchigiane, né i paesetti denotano quella linda cura e bellezza dei paesetti dell’Um-bria.C’è sempre qualcosa si selvatico nel verde altoirpino: nei campi, tra i siepai, tra le forre, i valloni e i costoni boscosi.Luoghi, paesi e contrade che stanno tra l’amenità naturale e una certa incuria.Quasi tutti i paesi di queste due valli sono stati oggetto di ricostruzione, alcuni totalmente ricostruiti,  e, ormai,  hanno fattezze e volti cambiati.Hanno facce, strade e case nuove, ma da essi – giorno dopo giorno – scompaiono parlate, mestieri e scappa tanta gioventù scolarizzata.In Alta Irpinia si può constatare ancora l’emorragia migratoria, il più che secolare fuggi fuggi dal Sud ma anche la sazia pinguedine fatta di automobili costose e sbirluccicanti fuoristrada.Qui c’è tutto lo stralunato correre enfatico della nostra  “ITALIETTA” che viaggia a tutto vapore televisivo, che fa in poche ore degli ultimi decenni di vita, cioè di ogni civiltà/umanità, polvere senza memoria.Vieni pure a curiosare, sconosciuto forestiero! Vieni in Alta Irpinia! Sarai tranquillo testimone del nostro ieri e del nostro oggi rassegnato. Potrai fare autentici “reportages” fotografici nel verde con lenti fotogrammi d’abbandono e t’accorgerai che qui tutto avviene senza scosse e frastuono, perché noi Irpini siamo abili a distruggere vestigia e civiltà, siamo assuefatti alla  “minorità del sud”.Qui consumiamo più che altrove – non  in modo  apparente ma solo più lentamente, forse – l’ultimo sacco di farina, l’ultima botticella di vino, avuti, come reliquie insieme all’eredità, da un vecchio incantato dal verde splendore della campagna, circondata dal silenzio dei monti viola-verdeazzurrati, che sposano ogni tanto il bianco della neve d’inverno per riflettere più luce nel cuore.Vieni in Alta Irpinia, amico! Potrai incontrare in una spera di sole un vecchio davanti l’uscio di casa e sapere che è solo, che ha lavorato invano per i suoi figli, venuti al mondo con la faccia scorzosa di una antica etnia e potrai auscultare il suo dignitoso mormorio, perché non sa darsi pace, perché non è riuscito a farli crescere robusti come alberi secolari, poiché i suoi figli sono stati preda del consumismo e non del progresso e da trent’anni in qua non mettono più radici profonde!

         DIRITTI TOTALMENTE RISERVATI

                                a 

                GAETANO CALABRESE

e-mail: gaetanocalabrese(ciociola)tin(punto)it

Telef. 0827- 42.799; mobile: 328- 74.56.392                                                           

                                               

concessa la pubblicazione come post al blog comunità provvisoria

                                                                                                                     

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Written by Mercuzio

1 febbraio 2011 at 7:09 pm

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2 Risposte

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  1. Bravo Gaetano, ho apprezzato questo tuo sguardo al paesaggio, non privo di acute osservazioni, come questa, che forma la chiusura :

    “Potrai incontrare in una spera di sole un vecchio davanti l’uscio di casa e sapere che è solo, che ha lavorato invano per i suoi figli, venuti al mondo con la faccia scorzosa di una antica etnia e potrai auscultare il suo dignitoso mormorio, perché non sa darsi pace, perché non è riuscito a farli crescere robusti come alberi secolari, poiché i suoi figli sono stati preda del consumismo e non del progresso e da trent’anni in qua non mettono più radici profonde!”

    Salvatore D'Angelo

    3 febbraio 2011 at 12:31 am

  2. Molte grazie a Salvatore D’Angelo per la sua lettura.

    Il testo l’ho scritto per non dimenticare l’italiano e sapevo che per molti amici irpini – che conoscono bene il paesaggio in questione – esso poteva apparire inutile.
    C’è il risaputo, il noto, ma ho solo voluto sperimentare la scrittura nel rischio “promozione del territorio”, fare un piccolo testo con taglio “informativo” di tipo giornalistico, accennando a considerazioni critiche circa gli ingredienti sociali presenti in questa geografia che amo. Ho provato a scrivere nella fugacità, in modo succinto solo per offrire al lettore irpino e al lettore non irpino alcuni punti di osservazione di questa mia terra bella, amara ma trascurata, perché dominata, anzi assuefatta – da oltre cento – anni al silenzio da una classe politica poco illuminata e distratta, sorda alle voci di Salvemini, Fortunato, D’Orso ed altri meridionalisti acutissimi, anche contemporanei, quali Cassano etc, veramente meridiani a conto e ragione e che hanno combattuto e combattono contro questo destino che vorrebbe il nostro sud, la nostra regione in primo luogo rassegnati all’abbandono!
    Beh, il discorso potrebbe essere lungo e ampiamente sviluppato per tutti ma io ho voluto solo ribadire che la demarcazione = prima e dopo il terremoto del 1980= impone la necessità di riscatto a noi e alle distorsioni della vita italiana…
    Grazie per l’attenzione e per non essere incorso nella multa per divieto di sosta e abuso del tempo di chi mi ha trovato benevolmente “esposto” qui, ma so che sono tra amici e che, a telecamere spente – come spesso accade – verranno i commenti migliori! Buonagiornata a tutti, Gaetano, sempre sincero.

    Gaetano Calabrese

    3 febbraio 2011 at 10:03 am


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