Ciò che mi lega alla Comunità provvisoria
Credo che la introduzione di Franco Cassano ad “Oratorio bizantino” sia un buon viatico per l’esperienza di “rupe dell’utopia” nella tappa di Cairano 7x 2011 ma nche un autentico, duro e generoso colpo allo stomaco a tutti noi “comunitari” della prima,seconda e ultima ora ! A patto che con onestà intellettuale e coraggio civile abbiamo la volontà di ammettere la nostra incapacità a valutare appieno nella sua effettiva,difficile e originale “rivoluzionarietà” la “scienza arresa” della paesologia anche come” cura di sé”che franco tra le sue tante ossessioni e contraddizioni ci ha regalato con i suoi scritti al di là dei nostri particolari e personali meriti e nonostante i nostri non sempre interessanti e stimolanti demeriti sia quando ci sperticavamo le mani in applausi esagerati e non richiesti sia quando storcevamo il naso ,o sgomitavamo al nostro vicino di sedia e ci mordicchiavamo le labbra per non materializzare verbalmente umori indigeriti e malposti o malevolenze banali,ingenerose , ovvie e usuali in terra d’Irpinia. Ora non abbiamo più alibi perchè un ragionatore e un filosofo (purtroppo avrei perferito un poeta!) ha saputo inanellare argomenti,considerazioni stringenti ed idee non comode che parlano sopratutto di noi,delle nostre pigrizie, miopie, rancori,umori se pur nel contesto non privilegiato come coperturtura e alibi delle categorie classiche della sociologia ortodossa e radicale sul meridionalismo del nobile senso antropologico,culturale e politico classico e del meno nobile senso comune abitudinario di sempre .
Certo Franco parla con ottimismo di volontà e ragione di questo testo come necessario”lievito” per la primavera della Comunità provvisoria. E in questo è ancora diplomaticamente buono e generoso. Io per inveterato “pessimismo della ragione” credo fermamente che di fronte a questo testo non ci siano alibi o pretesti e retro pensieri pensieri,pregiudizi per nessuno di noi .Il testo è lì …in buon italiano,compresnibile,semplice nella sua diretta e chiara complessità, “qui ne varrà la nostra nobilitade” Va letto e riletto con attenzione e considerato nelle sue critiche ditruttive e valorizzato in quelle costruttive che sono più numerose e accattivanti..Vogliamo frane un uso utile per il nostro spirito incerto,inquieto ed ambiguo del momento e insieme “lievito” per un “primavera” convinta, stabile nella sua provvisorietà e non mobile e occasionale nella sua ciclicità naturale? Dobbiamo predisporci,però, a non far scivolare sopra di noi alcune considerazioni del testo o peggio ingaggiare un inutile quanto dannoso “agonismo retorico o sofistico”….”hic Rhodus hic salta”.
Per mia comodità mi sono scelto dei punti da considerare e meditare .Li sottopongo alla vostra attenzione e giudizio critico:
a) , l’amore dei luoghi nasce non, come spesso accade, dalla rimozione dei loro veleni, delle loro miserie e delle loro impotenze, ma da uno sguardo lucido, che non nasconde nulla e non fa sconti a nessuno.
b) Ci sono troppi che, deprecando, sbattono la porta e se ne vanno altrove e di lì pontificano a distanza. E troppi, tra quelli che rimangono, che sono convinti che la modernità sia soprattutto vendersi e sapersi vendere. Troppe volte oggi l’amore dei luoghi è diventato un’industria, un modo per venderli nel grande mercato globale, marketing territoriale, l’idea che si possa diventare commercianti della propria identità, e quindi parte della grande simulazione e dello spettacolo globale
c) La paesologia, la disciplina che Arminio ha messo al mondo un po’ per gioco un po’ sul serio, è una «scienza arresa», non mira a vendere, ma a far capire, non è seduzione, ma un gesto di amore doloroso e insieme inaffondabile.
d) nell’Irpinia d’Oriente, una terra alta e battuta dai venti, una vera e propria «Mecca dei venti», uno dei pochi luoghi nei quali può venire in mente l’idea di un Museo dell’aria. Ma questi venti, che prendono la rincorsa da altre terre alte e arrivano da lontano, sono anche e soprattutto un luogo dell’anima, sottolineano la di-stanza dell’altura dai riti fescenninici della costa, dall’opulenza volgare e rumorosa di un mare fatto non più da marinai e navigatori, ma dalle plebi estive notturne e accaldate,
e) Ma questa nobiltà dell’altura, questa diversità riservata e austera, non diventano mai in Arminio la caduta in una sorta di mitizzazione, perché il benessere pesante e volgare non è rimasto confinato sul mare, ma è arrivato fino sui monti dell’Irpinia, in una forma fredda, ma non meno velenosa, e ha trasformato l’antica ritrosia in un collettivo voltare le spalle non solo ai luoghi e alla loro cura, ma a tutte le storie collettive
f) Arminio da tempo prova a vedere se è possibile cambiare le cose, se è possibile provare a far rivivere il calore della grande politica: la politica, dice, «se non è grande non è niente»; per contare qualcosa essa deve contenere la vita «che è slancio, coraggio, esposizione all’ignoto». La politica piccola non esiste e non merita questo nome: è riunione di condominio, liti feroci per centimetri o centesimi.
g) È difficile, ma bisogna provarci, non stancarsi neanche di fronte ai riflussi e alle sconfitte, anche quando si rimane da soli, e gli altri si defilano, prima l’uno, poi l’altro, chi con una scusa, chi con l’altra. Perché, anche in questo quadro difficile, non vengono mai a mancare le persone-paese, quelle che, nella loro vicenda individuale, riassumono i passaggi di una storia comune, le nascite, le unioni, le morti, talvolta tragiche e improvvise, talvolta annunciate e colpevolmente ignorate. E le persone¬paese sono anche quelle che, pur risiedendo altrove, sono rimaste legate ai luoghi in cui sono nate, e sono capaci di riconsegnare a essi l’energia e l’allegria che partendo avevano portato via nelle loro valigie.
h) The last but not least….. Il discorso di Arminio non è una nostalgia, ma un desiderio di futuro, e anche un atto di accusa: «Siamo noi la cosa che manca».
Mauro orlando











caro mauro
grazie per questo prezioso lavoro. io penso che in questa comunità la parola da usare più spesso è questa: grazie!
per esempio va ringraziato franco dragone che anche quest’anno di fatto sta sostenendo quasi tutte le spese della manifestazione.
quanto a oratorio, credo la sua strada forse si riaprirà nel prossimo autunno, quando esce il grande libro sul sud pubblicato da mondadori. si chiamerà TERRACARNE ed è una specie di summa di tutti questi miei trent’anni di lavoro al servizio delle mie nevrosi, compresa quella di rimanere qui…..
Arminio
30 giugno 2011 alle 12:18 pm
una cosa che vorrei ricordare a tutti è il lavoro e la passione di elda. credo che a cairano e in tutte le altre occasioni in cui la cp si è adunata
abbiamo avuto sempre la sua spinta.
lo ripeterò all’infinito: siamo qui per cambiare il passo di queste terra, a cominciare dalla storica incapacità di esprimere ammirazione per i vicini…..
Arminio
30 giugno 2011 alle 3:16 pm
nanos con gratitudine ……(questa volta non provvisoria).
Nanosecondo
30 giugno 2011 alle 4:36 pm
oddiosanto!! “plebi estive notturne e accaldate”…ma per favore! questa è misantropia da quindicenni repressi
giuseppe lissa
30 giugno 2011 alle 6:01 pm