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	<title>COMUNITA' PROVVISORIA . paesi .. paesaggi ... paesologia &#187; Alfonso Nannariello</title>
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	<description>comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella</description>
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		<title>COMUNITA' PROVVISORIA . paesi .. paesaggi ... paesologia &#187; Alfonso Nannariello</title>
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		<title>COLORI ARTIFICIALI</title>
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		<pubDate>Mon, 11 May 2009 01:28:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fornaitec</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfonso Nannariello]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alfonso Nannariello
Qualche anno più tardi iniziai ad andare anch’io alla processione con addosso il manto di raso azzur-ro bordato d’oro. Quando mi stancavo, lo lasciavo a qualcuno e me ne andavo.
La mattina della festa mi svegliava il primo sparo. Quando sentivo la banda mi alzavo.Per raccogliere le offerte, alcuni del comitato passa-vano con le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=6359&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di <em>Alfonso Nannariello</em></p>
<p>Qualche anno più tardi iniziai ad andare anch’io alla processione con addosso il manto di raso azzur-ro bordato d’oro. Quando mi stancavo, lo lasciavo a qualcuno e me ne andavo.</p>
<p><span id="more-6359"></span>La mattina della festa mi svegliava il primo sparo. Quando sentivo la banda mi alzavo.Per raccogliere le offerte, alcuni del comitato passa-vano con le guantiere di casa in casa. Tutti mette-vano qualcosa per lo scialo. Le strade principali del paese avevano mutato aspet-to. Per la serie degli archi trionfali, c’erano i pali con sotto un pannello dipinto e sopra i puntali di latta. Le bancarelle avevano messo in mostra carru-be, biscotti, noccioline, taralli, stecche di torrone. Appese avevano collane di ciambelle e di castagne secche, delle spade di plastica e qualche trombetta. Veniva anche una piccola giostra col tirassegno ad un colùss, ad una bambola, ad un ciondolo, ad un cane o a qualche altro piccolo oggetto.</p>
<p>La gente sembrava indaffarata. Su cose da nulla portava quell’attenzione che avrebbe dovuto riserva-re all’Onnipotente.Il panegirico non aveva effetto. Non si notava nes-suna disposizione all’unione con Dio, ad imitazione del santo. Alla beatitudine bastava sapersi costan-temente tra le sue braccia, sotto il suo manto, den-tro il suo sguardo amante. Credo che le parole a tinte troppo delicate di quell’oratoria fabbricassero solo immaginette, rendessero sedimento inerte l’al di là, facessero sentire non interessati a quel tipo di gloria. Quella luce biancosole stava bene ai santi, non era di certo adatta a quanti avevano bisogno di cose più aspre e più pesanti.</p>
<p>Corso Matteotti e parte di corso Garibaldi erano i luoghi obbligati per lo struscio. Lì, al tramonto, lo sguardo s’apriva sul visionario. La sera era illumina-ta dagli accordi stridenti di tutte quelle lampadine avvitate sul buio. Sotto quei colori accesi, intensi e forti, un fiume di persone in rimescolio.Anche la piazza ‘ngìmma Cort era trasfigurata. U ‘ndav’làt aveva quasi lo stesso colore dell’altare maggiore della Madonna. Illuminato, dalla lanterna alla cupola della cassa armonica, da lampadine bianche accese su ogni lato, somigliava a un dolce avvolto da zucchero fuso e poi ghiacciato.Per prenotarsi il posto, gli abitanti della zona inizia-vano a portare le sedie sulle scalinate e sul pianerot-tolo del Municipio, dal pomeriggio. Quelle delle prime file venivano legate alle ringhiere. Verso l’ora dello spettacolo la piazza s’affollava. Tut-ti gli spazi piano piano venivano gremiti, fin sopra il muraglione. Alcuni salivano sugli alberi e sulla tet-toia dell’orinatoio. Altri stavano affacciati ai balco-ni.</p>
<p>U Zùopp, nel suo angolo, gonfiava con la bocca i palloncini. Vicino, seduta sul marciapiede, accanto alla sua bacinella, come tutte le domeniche ed i giorni di festa, una signora vendeva i lupini.Il tavolato era l’abboccatoio. Intorno, la corte dei miracoli, la calca dei ragazzi e di alcuni grandi. So-prattutto nei pressi dei gradini. Molti, al passaggio delle cantanti, si spingevano per allungare la mano, come fanno gli storpi, e ricevere, come grazia, l’impressione di una parte polposa dei loro corpi. Altri, invece, si infilavano sotto l’impalcatura per spiare, tra lo spazio delle assi mai perfettamente po-ste, le loro parti più nascoste.</p>
<p>Dopo lo spettacolo, a mezzanotte, tornavamo a casa. Dalla lòggia vedevamo i fuochi sparati a Santa Lu-cia. Quei giorni di settembre finivano così, con le ulti-me tre botte della bottarìa.</p>
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		<title>SUL PETTO E ALL&#8217;OCCHIELLO</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/05/07/sul-petto-e-allocchiello/</link>
		<comments>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/05/07/sul-petto-e-allocchiello/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 May 2009 23:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fornaitec</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfonso Nannariello]]></category>

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		<description><![CDATA[lunedì (diventato un giorno qualsiasi)
dell&#8217;antropologia narrativa -  di alfonso nannariello
dedicato ad ENZO LUONGO


Inclusa da tempo nell&#8217;itinerario delle processioni, di qua dalle vetrine, da maggio a settembre, stormivano le feste. Dov&#8217;era l&#8217;immagine dell&#8217;Assunta era il nostro nastrino all&#8217;occhiello. Le donne del vicinato allestivano un altarino con i copriletti. L&#8217;inginocchiatoio era na fazzatòra capovolta e coperta con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=6314&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>lunedì (diventato un giorno qualsiasi)<br />
dell&#8217;antropologia narrativa -  di <em>alfonso nannariello</em><br />
dedicato ad ENZO LUONGO</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p>Inclusa da tempo nell&#8217;itinerario delle processioni, di qua dalle vetrine, da maggio a settembre, stormivano le feste. Dov&#8217;era l&#8217;immagine dell&#8217;Assunta era il nostro nastrino all&#8217;occhiello. Le donne del vicinato allestivano un altarino con i copriletti. <span id="more-6314"></span>L&#8217;inginocchiatoio era na fazzatòra capovolta e coperta con un          tappeto. Sopra avevano un proprio posto i vasi con le foglie e quelli con i fiori, il braciere con l&#8217;incenso e i candelieri. In mezzo alla strada si lasciava un tavolo con ricami di tovaglie per una sosta della statua o del Corpus Domini il tempo dell&#8217;oremus e della benedizione. La gente dalle finestre spargeva petali di fiori. Preceduta da un colpo di grancassa, la banda attaccava un intenso gonfio brano musicale e la processione, con i palii, i campanelli, le ragazze con i segni di un voto portato in testa e i canti delle Figlie di Maria, ripartiva. Chi s&#8217;era solo affacciato ritornava dentro per il pranzo che s&#8217;era soliti finire con le noccioline, i taralli con il naspro e i biscotti di Montella, farciti al cioccolato.</p>
<p>Solo la statua di san Canio termina ai fianchi. Quando passava sentivo sempre qualcuno, come mio padre aveva fatto con me, spiegare a un bambino che, santo, le gambe  erano state tagliate.</p>
<p>Mi piace credere che san Canio sia stato rappresentato così perché era arrivato dall&#8217;Africa a noi per via di miracolo: un angelo, tra grandine e pioggia, lo afferrò mentre stava per essere decapitato, e lo trasportò alla periferia di Atella; secondo un&#8217;altra passio, invece, la nave che da anni marciva, sulla quale fu fatto salire per essere annegato con altri compagni, fu spinta da un vento improvviso alle coste della Campania.</p>
<p>Mi piace anche ritenere vero che queste legende siano la fonte di chi ha riprodotto quel corpo pur essendo informato che il santo cadde morto, stremato dalla fatica e dalle sofferenze. Mi piace crederlo come una delicatezza di quegli intagliatori di legno, maestri della misura, che lo hanno fatto così, pur sapendo che a Juliana o Tusciana che sia, il santo aveva testimoniato la fede nonostante atroci torture e che in Campania, invece, sradicato dal suo luogo natale, registrò un abbassamento del tono vitale e andò nascondendosi tra ruderi e rovi. Mi piace pensare che in quel busto ci sia un modo discreto, la maniera più umana, di racchiudere le forme della debolezza: il limo del fondale, che intorbidisce il bicchiere di ogni vita quando si ha paura, smosso dal palpito più forte della vena.</p>
<p>Dentro un reliquiario d&#8217;argento, incassato nel petto, è saldata con lo stagno, per sempre, la sua pena.</p>
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		<title>Via Concezione</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 06:43:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>abbranca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfonso Nannariello]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì dell&#8217;antropologia narrativa &#8211; di Alfonso Nannariello
dedicato a Michele Fumagallo
 
  
 
Sul parapetto in pietra della scalinata scivolavo per arrivare prima nella strada. Gli ultimi gradini li saltavo. Sul muro di fronte ritrovavo l’immagine di una madonna con i baffi. Non credo che Briuolo intendesse fare un’Assunta alla Duchamp; né che conoscesse Gli opposti psichici nell’alchimia, di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=6211&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h2 style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Bookman Old Style;">Lunedì dell&#8217;antropologia narrativa &#8211; <em>di Alfonso Nannariello</em></span></span></h2>
<h2 style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Bookman Old Style;">dedicato a Michele Fumagallo</span></span></h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;">Sul parapetto in pietra della scalinata scivolavo per arrivare prima nella strada. Gli ultimi gradini li saltavo. Sul muro di fronte ritrovavo l’immagine di una madonna con i baffi. Non credo che Briuolo intendesse fare un’Assunta alla Duchamp; né che conoscesse <em>Gli opposti psichici nell’alchimia</em>, di Jung; <span id="more-6211"></span>né che avesse l’idea della congiunzione del dogma mariologico col mistero cristologico. Mi divertiva quell’errore delle sfumature nere sotto al naso, ma dentro m’adombrava un verso delle cose, fino a quel momento viste sempre uguali.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;">Quasi ogni porta era un negozio, un’attività che appena si notava dalla strada.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;">Con i misurini del latte, zie’ Iètta r B’llin s’affacciava dietro le tendine. In una profondità di archi e volte, dov’era stato il negozio di Piumelli, cumbà Pasc’càl <sup>l</sup>u Sant’andriàn vendeva in masse d’ombra, tagliole, vetri e concentrata, lana d’acciaio e colori in polvere per muri. Volto d’angelo appassito, zie’ ‘Ng’lìna r Marianna sul bancone, accanto alla bilancia a bracci uguali, teneva due barattoli di liquirizia a lacci, un recipiente di concentrato di pomodoro che vendeva a peso, un pezzo di baccalà nell’acqua ammortita e, in sacchette di carta, alle sue spalle, maccheroni, gramigna e mal’tagliàt. Ogni mattina, dietro la porta, sulle scale, Pinomònd sistemava ortaggi, buste di sementi e sacchi di legumi. Di fronte, uno sotto il balconcino dell’altro, V<sup>’</sup>tucc r Z’cculìcch e zi’ Cànih r M’sciòn appendevano a un fildiferro le tomaie delle scarpe. Nella curva, prima del magazzino del grano r Rìh Rìh r Catnàzz, aveva la barberia u mup r Briùol che manifestava uno spirito vivace con atteggiamenti allegri, a tratti irosi, a tratti irrequieti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;">Più su e più giù ce n&#8217;erano degli altri. In alcuni la merce era il disordine. Torbidi stati d’animo in rassegna, in una bottega arrivavano quasi sulla soglia le sarde sotto sale, i cartoni e le cassette di generi diversi.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;">In tutti questi luoghi quasi in disparte, si sentiva la calma della luce evocare le cose sulle quali si posava.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;">Con un soffio nel corno d’ottone, Muss r Chèccia, quando ce n’erano, passava dicendo a gran voce notizie; ogni venerdì, mostrando le alici in un cono di cartone, scandiva l’arrivo del pescivendolo da Manfredonia</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;">chi</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;">vol u pessc’</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><span style="font-family:Times New Roman;"><sup><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">‘</span></sup><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">ngimma Cort</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;">èia arr’vàt</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;">lu p’sciaiùol.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
Posted in Alfonso Nannariello  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/comunitaprovvisoria.wordpress.com/6211/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/comunitaprovvisoria.wordpress.com/6211/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/comunitaprovvisoria.wordpress.com/6211/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/comunitaprovvisoria.wordpress.com/6211/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/comunitaprovvisoria.wordpress.com/6211/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/comunitaprovvisoria.wordpress.com/6211/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/comunitaprovvisoria.wordpress.com/6211/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/comunitaprovvisoria.wordpress.com/6211/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/comunitaprovvisoria.wordpress.com/6211/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/comunitaprovvisoria.wordpress.com/6211/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=6211&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>L’abito che indosso</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 07:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>abbranca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfonso Nannariello]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunedì dell&#8217;antropologia narrativa - di alfonso nannariello
dedicato a Rocco Quagliariello
 
 
 
Anche da zie’ Lina i disegni diventavano cose vere. Ogni anno teneva un corso di taglio e cucito.
Appena entravo nel suo salone sentivo l’odore di fodere e di stoffe. Sul tavolo e dentro c’era una specie di fermento: centimetro, aghi, forbici, gesso, squadre, registri di misure con [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=6093&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong>Lunedì dell&#8217;antropologia narrativa - <em>di alfonso nannariello</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong>dedicato a<em> Rocco Quagliariello</em></strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"> </p>
<p class="MsoBodyText3" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;color:windowtext;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoBodyText3" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;color:windowtext;font-family:&quot;">Anche da zie’ Lina i disegni diventavano cose vere. Ogni anno teneva un corso di taglio e cucito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Appena entravo nel suo salone sentivo l’odore di fodere e di stoffe. Sul tavolo e dentro c’era una specie di fermento: centimetro, aghi, forbici, gesso, squadre, registri di misure con approssimativi schizzi, carte di modelli, fili di imbastiture che rendevano già chiara la parte del vestito da realizzare. Le ragazze imparavano a prendere le distanze, a distinguere sporgenze ed imperfezioni, a saper fare una ripresa, a <span id="more-6093"></span>mettere a punto un abito con l’aiuto di diverse prove e diversi spillamenti, a correggere con lavorazioni di ferro ed altri mezzi qualche piccola cosa venuta male.<strong></strong></span></p>
<p class="MsoBodyText3" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;color:windowtext;font-family:&quot;">Della fine di ogni corso, quando si faceva festa, ricordo il solito profumo già sentito, che passavo tra le gambe della gente che ballava, ma non se mi fossi divertito.</span></p>
<p class="MsoBodyText3" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;color:windowtext;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoBodyText2" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Anche se comprò una piànta per costruirne un’altra, quella dove eravamo nati era la nostra vera casa, il mio vestito e quello di papà.<strong></strong></span></p>
<p class="MsoBodyText3" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;color:windowtext;font-family:&quot;">Separato da una tendina, avevo il letto nella camera di mamma e di papà. Di fronte allo specchio del comò mia madre insisteva con mio padre decisamente contrariato che sarebbe stato buono andarcene e insisteva prendendolo da più di un verso per sentirsi dire quel suo «sì». Forse di fronte a quel raddoppiamento della misura mamma sentiva aperte altre possibilità, sentiva di rendere più piena quella vita né acerba né matura. Mio padre, invece, che occorresse recarla a compimento qui.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"> </span></p>
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		<title>Decoratore d’interni</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Mar 2009 08:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfonson</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfonso Nannariello]]></category>

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		<description><![CDATA[i lunedì dell&#8217;antropologia narrativa &#8211; di alfonso nannariello
 
 
 
 
 
 
 
 
Io pure avevo un istinto d’arte. Non è facile capire da dove provenisse.
A volte mamma mi portava a fare i compiti a casa di suo padre affinché mi aiutasse nel disegno, visto che io non sapevo disegnare. Quando ricordo quelle volte alla mente torna una immagine soltanto: mio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=5710&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h2 style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="color:#ff0000;">i lunedì dell&#8217;antropologia narrativa &#8211; <em>di alfonso nannariello</em></span></span></h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0;" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong>Io pure avevo un istinto d’arte. Non è facile capire da dove provenisse.</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong>A volte mamma mi portava a fare i compiti a casa di suo padre affinché mi aiutasse nel disegno, visto che io non sapevo disegnare. Quando ricordo quelle volte alla mente torna una immagine soltanto: mio nonno con un pennino di inchiostro blu che, su un quaderno di una delle mie prime classi elementari, tracciava la forma di un uccello. Mio nonno pareva Dio e quello che faceva una cosa viva. Forse per la facilità di quei piccoli tratti o per la naturalezza con cui muoveva la mano, sentii che avrei potuto disegnare anch’io. In</strong> <span id="more-5710"></span>quinta elementare, mentre dal libro sussidiario copiavo per un concorso nazionale i costumi delle regioni italiane, il maestro si complimentò per il mio lavoro. Osservai quello che avevo fatto e vidi che stava venendo bene. E non avevo posto nessuna particolare volontà per riuscire. Molto tempo dopo, con un mio amico, sotto la sorveglianza r Caitàn r K’còzza, che aveva realizzato opere per diverse chiese di New York, decorai l’abside della cappella del cimitero.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">A casa, prima che io nascessi, mio padre, aveva dipinto una <em>Fuga in Egitto</em> sul fronte dell’arco dove ero nato e una testa di lupo in un angolo della parete della sua camera da letto. Allora il muratore era, ancora in qualche caso, anche pavimentista e decoratore. Per antico uso di famiglia, dal padre aveva imparato a fare maschere di gesso ed anche in cartapesta. Insegnò poi a farle pure a me. Quello che di certo meglio mi ha lasciato è l’immagine di sé impressami strato a strato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Dove aveva i ferri una volta trovai una lastra di vetro con sopra un piccolo ritratto ovale, ad olio, con il nome <span style="font-variant:small-caps;">Vincenzo Nannariello</span> scritto col nero e filettato d’oro. Mio padre non sapeva quale fosse il loro grado di parentela, sapeva solo quello che aveva sentito dire: che era un pittore. Mentre l’immagine dalla lastra si scrostava, questo era tutto quello che di lui restava. Molto di recente, da un libro su <em>L’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione di Calitri</em>, ho avuto una conferma di questa informazione ed ho saputo che, tra il 1910 ed il 1914, risiedeva a New Rochelle, ed era amico di pittori.</span></p>
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	</item>
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		<title>Da una parte all’altra</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Mar 2009 07:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfonson</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfonso Nannariello]]></category>

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		<description><![CDATA[i lunedì dell&#8217;antropologia narrativa &#8211; di alfonso nannariello   

Senza quel senso della nostalgia che mi prendeva in colonia, lontano da Calitri ero già stato e le stazioni già le conoscevo.
Il più delle volte ero stato portato a Nocera Inferiore, da zi’ Annina. Con suo marito, zi’ Munn, che era ferroviere, abitava in una palazzina in via [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=5569&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoBodyText" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="color:#ff0000;">i lunedì dell&#8217;antropologia narrativa &#8211; di alfonso nannariello </span></span></strong><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"> </span></strong><strong><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"> </span></strong></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><strong></strong></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Senza quel senso della nostalgia che mi prendeva in colonia, lontano da Calitri ero già stato e le stazioni già le conoscevo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Il più delle volte ero stato portato a Nocera Inferiore, da zi’ Annina. Con suo marito, zi’ Munn, che era ferroviere, abitava in una palazzina in via Nuova Olivella, a pochissimi metri dai binari. Zi’ Annina, per me, è stata un legame con le stazioni, anche quando veniva a Calitri. Ogni tanto mi portava con il pullman di Di Maio allo scalo, per un<em> doux après-midi</em> dalle sue amiche, le signorine Salvante, che ci offrivano il tè e ci servivano i biscotti su un vassoio.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span id="more-5569"></span>A volte, insieme ai miei compari di battesimo: Raffaele, suo figlio, e Concetta, una mia cugina, figlia di una sua sorella deceduta molto tempo prima, andavamo a Caserta, da zi’ ‘Ndina, che abitava alle case I.N.C.I.S., quelle vicino alla stazione.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">A Nocera, dal suo balcone, vedevo spostare vagoni da un binario all’altro, passare i merci e le altre manovre fatte. Una volta mi venne di diventare anch’io ferroviere. In particolare mi piacevano quelli che vedevo ai passaggi a livelli che abbassavano le barriere ed esponevano o facevano segnali con piccole bandiere. A casa, quando ritornai, per imitarli, me ne feci anch’io una con una stoffa rossa ed il palo di una scopa che non serviva più. Papà non voleva che giocassi così nella lòggia o sulle scalinate, ma che lo facessi in casa, perché, mi diceva</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:8pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">s<sup>’</sup>nò n pìglian p comunist.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><span style="font-size:8pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Senza quell’entusiasmo, il ferroviere l’avevo già fatto. Proprio quell’anno, ritornata dalle vacanze di Natale, la comare di cresima di Rosellina, mi aveva regalato un trenino elettrico con la motrice nera e due vagoni grigi. Non è che a guardarlo girare mi fossi divertito tanto, mi era piaciuto come sorpresa. Non me lo aspettavo. Fu la prima volta che ricevetti un dono nel giorno in cui arrivavano i tre re magi. Prima, nella calza, avevo sempre trovato caramelle e cioccolatini, insieme a un pugno di arachidi e due mandarini.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">A Riccione, per realizzare a scuola un piccolo <span style="font-variant:small-caps;">Museo Naturale</span>, eravamo stati abituati a fermare l’attenzione sulla forma delle cose per vedere se si fossero potute adattare a rappresentare un animale. Gli occhi iniziarono a guardare piccole cose e lo spirito si preparava a restare senza parole. Tra le ciglia si fermava solo ciò che aveva i segni grafici della meraviglia.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Una mattina di quell’estate, non so dove mia madre fosse andata, scesi con mio padre al cantiere di ronn Attilih Piumelli, allo scalo, dove doveva lavorare.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Scendemmo dal poggio dell’Immacolata a u Chiàn r la f’ndàna. Poi tirammo giù per la scorciatoia d’argilla con l’erba calpestata. Ai lati, una vegetazione disordinata e, di tanto in tanto, una conduttura della fogna, con lo scolo.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Sul ponte dell’Ofanto l’attimo della visione. Forse fu dovuto alla consapevolezza d’aver attraversato tutta quella distanza senza nessun mezzo, col mio corpo solo; forse fu dovuto alla luminosità del sole, ampia e leggera come un’annunciazione. So che fu un risorgere sognante. Avvertii l’appetibilità del mondo e sentii che, anche quello lontano, era a portata della mia mano. Dal regno dell’ignoto una spinta venne a farsi familiare: poter forare anch’io la membrana dei diversi spazi. E quando l’avvertivo, mi usciva dal corpo l’anima, come capita, in estasi, ai mistici veri, a volte anche ai novizi.</span></p>
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	</item>
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		<title>Sui limiti del profondo</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 07:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfonson</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfonso Nannariello]]></category>
		<category><![CDATA[calitri]]></category>
		<category><![CDATA[casa]]></category>
		<category><![CDATA[littorina]]></category>
		<category><![CDATA[ofanto]]></category>
		<category><![CDATA[pescopagano]]></category>
		<category><![CDATA[stazione]]></category>
		<category><![CDATA[treno]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
i lunedì dell&#8217;antropologia narrativa - di alfonso nannariello
 
Da casa alla stazione sarà stato 1 km in linea d’aria. D’estate, con tutte le porte aperte, sentivo passare la littorina. Qualcosa, col suo carattere di meraviglia ed incongruenza, mi sbalzava ad un altrove, mi faceva sentire diverso, mi differiva. Quel rumore metallico sul ponte dell’Ofanto era un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=5124&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong>i<span style="color:#ff0000;"> lunedì dell&#8217;antropologia narrativa -</span></strong><span style="color:#ff0000;"> </span><strong>di alfonso nannariello</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Da casa alla stazione sarà stato 1 km in linea d’aria. D’estate, con tutte le porte aperte, sentivo passare la littorina. Qualcosa, col suo carattere di meraviglia ed incongruenza, mi sbalzava ad un altrove, mi faceva sentire diverso, mi differiva. Quel rumore metallico sul ponte dell’Ofanto era un trasalimento delle mie facoltà emotive, una rottura dei meccanismi del quotidiano, uno scrostare dal fondo le immagini interiori. Era la percezione di un senso oltre le cose, un senso che, mentre rendeva più solido il paesaggio esteriore, dentro lievitava nostalgie. Simultaneamente avvertivo il mio essere esteso mentre il mio corpo era fissato in un <em>qui</em> e in un <em>ora</em>.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">La scoperta della scritta <span style="font-variant:small-caps;">Calitri-Pescopagano</span> sul muro della stazione era un’ulteriore ed inequivocabile indicazione della simultaneità del <em>qui</em> e dell<em>’altrove</em>. Erano presenti in un medesimo punto il limite e le possibilità. Quel rumore di ferro che tornava improvviso, pungeva. Non differiva il ricordo di colonie e collegi, unici posti dove fino ad allora ero stato, ma, più profondamente, «<em>la nostalgie de l’infini</em>».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span id="more-5124"></span>La stazione ed il treno acquistavano un valore simbolico profondo. Erano oggetti contraddittori, incroci di sentimenti contrastanti. Rispetto al decennio precedente, tra il 1896 ed il 1905, aumentò di molto il numero di quelli che lasciarono Calitri. È naturale che da allora la stazione ed il treno, per tanti, siano state spine nella gola, terre di umori autunnali nelle quali fruttificava «<em>la mélancolie du départ</em>». </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">La ferrovia rappresentava in ogni caso una soglia tra l’al di qua e l’al di là, tra un’esistenza certamente rappresa e una che sarebbe potuta essere compiuta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Con l’elettrificazione della rete ferroviaria, il treno accentuò anche il senso tragico della fuga del tempo. Più velocemente spaesava. Più bruscamente faceva scandire sul metronomo delle industrie i ritmi vitali di chi se ne andava. Ricordo il volto degli emigrati che una sola volta all’anno tornavano: dopo la curva, vicino al bar r C’nzin r Pr’ttòsa, dov’era la fermata, quando scendevano dal postale con la valigia di stecche di cioccolata e sigarette e una città sott’acqua, in un’ampolla, con la neve che cadeva, sorridevano come Ulissi affaticati, diversamente dalla loro fotografia lasciata, in qualche posto in vista nella casa, per fare compagnia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">Più tardi ho capito perché dentro avvertivo quel trapasso improvviso. Di fronte ai dipinti di De Chirico ho conosciuto come nell’inconscio siano impresse le forme dei nostri simboli profondi e come basti, dall’impasto di cose intorno rapprese, l’istante di uno schianto a farli uscire.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"> </span></p>
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		<title>Nelle pause del suo tumulto</title>
		<link>http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/02/23/nelle-pause-del-suo-tumulto/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 07:33:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfonson</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfonso Nannariello]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa madre]]></category>
		<category><![CDATA[giobbe]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[testamento]]></category>
		<category><![CDATA[vita]]></category>

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		<description><![CDATA[i lunedì dell&#8217;antropologia narrativa _ di alfonso nannariello

La morte non è l’ultima parola, la notte ha già toccato la sua meta.
Lo so per certo ora.
I morti sepolti nell’antica chiesa Madre devono essere già risorti se le loro ossa non si sono più trovate. Non ce n’è traccia in nessun verbale di nessun consiglio comunale dell’epoca [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=5062&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="color:#ff0000;"><strong>i lunedì dell&#8217;antropologia narrativa</strong> </span>_ <em>di alfonso nannariello</em></p>
<p><em></em></p>
<p>La morte non è l’ultima parola, la notte ha già toccato la sua meta.</p>
<p>Lo so per certo ora.</p>
<p><strong>I morti sepolti nell’antica chiesa Madre devono essere già risorti se le loro ossa non si sono più trovate. Non ce n’è traccia in nessun verbale di nessun consiglio comunale dell’epoca in cui questa chiesa, irreparabile per i danni della frana e di diversi terremoti, fu demolita. Deve essere proprio così, a conferma della certezza di Giobbe nel cui Testamento ritiene inutile cercare le ossa, i resti dei figli, tra le rovine della casa che su di loro è crollata, perché tanto non saranno trovati avendoli il creatore elevati a sé.</strong> <span id="more-5062"></span>Non si trova nessun riferimento alle ossa di questi nostri morti nemmeno nei verbali dei consigli successivi al 1910, anno in cui Calitri fu scelto come epicentro da quel dio iroso che disastra tutto ogni volta che si ritiene offeso. Nelle pause del suo tumulto fu realizzata una piazza sterrando gran parte del terrapieno sul quale la chiesa sorgeva. Dopo l’altro conato del suo sfogo, quello del ’30, la piazza fu completamente ridisegnata: fu ampliata e armonizzata col nuovo prospetto della CASA DEL COMUNE. Al suo centro fu alzato un marciapiede coronato da platani e sistemata una fontana. In un suo angolo, quello della mano del muraglione che reggeva la collina tagliata, fu costruito un orinatoio. Si fece un tunnel sotto il Municipio per portale gente anche da un’altra parte. Fecero capolinea lì i pullman di Di Maio. In tutto quello spazio e in tutta quella luce i pensieri si facevano ariosi e calmi i passi. Quando salivo io sul marciapiede sotto il contrafforte c’erano due chioschi di legno splendenti di verde vittoria con le piante, mi pare, ottagonali. Uno era l’edicola r R’nat Senza vràzz che qualche tempo prima era servito per vendere FRUTTA E GIORNALI, l’altro era ru Zùopp, che in vari modi si industriava per tirare avanti. Da u Zùopp la gente arrivava attirata dalla musica diffusa da un paio di altoparlanti. Da lui si acquistavano caramelle al sapore di liquirizia e menta, dei portafortuna e qualche petardo. La domenica si sorteggiavano premi appariscenti e palloncini. Si giocava anche d’azzardo ad una roulette che lui stesso aveva costruito facendo su un quadrato di legno quattro diversi settori con quattro diversi colori. Al centro della base aveva fissato un perno su cui ruotava una barra di ferro che, nella scanalatura verticale di un’estremità, aveva uno spezzone di film per linguetta. Girando intorno ad una corona di chiodi, la pellicola si fermava nello spazio vuoto ad indicare una delle minuscole carte napoletane incollate sul piano e uno dei quadranti. Ogni tanto, quando diventava vincita quella che fino ad allora era stata solo una speranza, qualcuno, secondo quanto aveva puntato, esumava da dentro l’esultanza.</p>
Posted in Alfonso Nannariello Tagged: chiesa madre, giobbe, morte, testamento, vita <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/comunitaprovvisoria.wordpress.com/5062/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/comunitaprovvisoria.wordpress.com/5062/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/comunitaprovvisoria.wordpress.com/5062/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/comunitaprovvisoria.wordpress.com/5062/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/comunitaprovvisoria.wordpress.com/5062/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/comunitaprovvisoria.wordpress.com/5062/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/comunitaprovvisoria.wordpress.com/5062/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/comunitaprovvisoria.wordpress.com/5062/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/comunitaprovvisoria.wordpress.com/5062/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/comunitaprovvisoria.wordpress.com/5062/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=5062&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Con l’anima e col corpo</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Feb 2009 08:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfonson</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfonso Nannariello]]></category>
		<category><![CDATA[abbazia]]></category>
		<category><![CDATA[arcangelo michele]]></category>
		<category><![CDATA[grotta]]></category>
		<category><![CDATA[monticchio]]></category>

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		<description><![CDATA[
i lunedì dell&#8217;antropologia narrativa - di alfonso nannariello 
 A Monticchio, l’arcangelo Michele, in guerra contro un angelo ribelle, era sceso fino a sotto terra.
Ci andai per la prima volta con la comare di cresima di Rosellina, alcuni anni dopo la nostra prima comunione, quando venne a farle visita dopo essersi sposata. Andammo all’abbazia, l’unica volta che ci [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=4890&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoBodyText" style="text-align:center;margin:0;" align="center">
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><strong>i<span style="color:#ff0000;"> lunedì dell&#8217;antropologia narrativa - <em>di alfonso nannariello</em></span></strong><span style="color:#ff0000;"> </span></span></p>
<p style="text-align:left;"> A Monticchio, l’arcangelo Michele, in guerra contro un angelo ribelle, era sceso fino a sotto terra.</p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:left;">Ci andai per la prima volta con la comare di cresima di Rosellina, alcuni anni dopo la nostra prima comunione, quando venne a farle visita dopo essersi sposata. Andammo all’abbazia, l’unica volta che ci sono stato. Me la ricordo scura, scavata nella roccia.  Poi facemmo un giro e le foto in riva al lago, le prime mie a colori.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;">Anche noi discendevamo agli inferi, ogni tanto.</p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:left;"><span id="more-4890"></span>Non certo al bar ru Riav’l che, neanche a farlo apposta, tra tutti i negozi e i bar di corso Matteotti, era l’unico dove per entrarvi si scendeva qualche gradino sotto il livello della strada. Si fermava la domenica papà a prendermi il gelato. Gli unici due gusti: limone e cioccolato.</p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:left;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;">Sotto la strada r Pìer, c’era u Puzz salìt. Nell’aria dell’acqua putrescente ru vagghiòn, dietro la casa di un mio amico, Iucc ru Sc’cattùs, c’era una grotta nel tufo. Per un po’ quel vuoto fu il nostro primissimo fortino. Poi non fu più cosa.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;">L’ingresso era quasi invisibile, nascosto dalla vegetazione incolta. Dentro c’erano escrementi di passanti che avevano avuto bisogno di fermarsi là, che avevano dovuto liberarsi dal tormento di quell’anima che lasciavano insepolta.</p>
<p style="text-align:left;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;">Credo che si doveva essere abbastanza abituati a vederla così, almeno quella dei bambini, che non doveva essere una gran seccatura se, in diverse case, era sempre pronta la paletta ed un secchio con la segatura. Da zie’ Salùta, la nonna di mio cugino Vitantonio, a volte anche all’asilo, la facevamo nei pressi della porta, lungo il muro. Dopo ogni parziale svuotamento cambiavamo posto, per non accumularla tutta lì.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:left;">Dopo aver finito la guardavamo orgogliosi come può essere orgoglioso per una propria opera un bambino. Quasi all’orlo della parete era come un merletto, come un giornino.</p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:left;"> </p>
<p style="text-align:center;margin:0;" align="center"> </p>
<p style="text-align:center;margin:0;" align="center"> </p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:center;margin:0;" align="center"> </p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:center;margin:0;" align="center"> </p>
Posted in Alfonso Nannariello Tagged: abbazia, arcangelo michele, grotta, monticchio <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4890/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4890/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4890/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4890/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4890/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4890/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4890/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4890/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4890/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4890/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=4890&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Con gli occhi appesantiti</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 07:41:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfonson</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alfonso Nannariello]]></category>

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		<description><![CDATA[
i lunedì dell&#8217;antropologia narrativa &#8211; Alfonso Nannariello 


Allora forse non c’erano o, forse, non li vidi. Sull’altare maggiore, della chiesa Madre scoprii più tardi due angeli imprigionati nei  marmi bianchi e levigati. Stavano così senza far niente, molli nello spirito come chi ha perso le forze o per sempre qualcosa. Sembravano, così senza colore e senza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=4782&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h5 style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;color:windowtext;font-family:&quot;"></span></h5>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;margin:0 -14.15pt 0 0;" align="center"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;"><strong>i<span style="color:#ff0000;"> lunedì dell&#8217;antropologia narrativa &#8211; Alfonso Nannariello</span></strong><span style="color:#ff0000;"> </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 -14.15pt 0 0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 -14.15pt 0 0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 -14.15pt 0 0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;">Allora forse non c’erano o, forse, non li vidi. Sull’altare maggiore, della chiesa Madre scoprii più tardi due angeli imprigionati nei  marmi bianchi e levigati. Stavano così senza far niente, molli nello spirito come chi ha perso le forze o per sempre qualcosa. Sembravano, così senza colore e senza venature, ancora più morti di quelli carezzevoli, scolpiti nella pietra, che ha quella pelle porosa di licheni, messi sotto i cipressi sulle tombe dei bambini.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 -14.15pt 0 0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 -14.15pt 0 0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Times New Roman;">L’angelo passa quando meno te lo aspetti. Diventano come lui i bambini che raccoglie dalla terra, senza difetti. Noi lo sentivamo sempre giusto. Di certo era educativo, anche quando ci dicevano</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Bookman Old Style;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Bookman Old Style;"><span id="more-4782"></span>passa l’ang’l e ric: Ammènn!</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="text-align:center;margin:0;" align="center"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Bookman Old Style;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Bookman Old Style;">per ricordarci che saremmo stati cacciati dalla grazia ed incantati, per punizione, nello stesso difetto di chi, per un suo difetto, da noi era deriso.</span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Bookman Old Style;"> </span></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0;"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;"><span style="font-family:Bookman Old Style;">A scuola, per sapere della nostra sorte alla fine della vita, giocavamo a «inferno e paradiso» con un foglio di quaderno, colorato con la matita rossa e blu, piegato in un certo modo per poterlo aprire infilato tra le dita.<strong></strong></span></span></p>
Posted in Alfonso Nannariello  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4782/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4782/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4782/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4782/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4782/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4782/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4782/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4782/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4782/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/comunitaprovvisoria.wordpress.com/4782/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=4782&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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