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	<title>COMUNITA' PROVVISORIA . paesi .. paesaggi ... paesologia &#187; Cairano 7x</title>
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	<description>comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella</description>
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		<title>COMUNITA' PROVVISORIA . paesi .. paesaggi ... paesologia &#187; Cairano 7x</title>
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		<title>Comunicare l’ambiente e le sue politiche</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 10:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucabattista</dc:creator>
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Il dibattito su Cairano 7x &#8230;2010, si è animato in questi giorni.  Questo blog e l&#8217;incontro organizzato a Cairano sabato l&#8217;altro, hanno avuto il merito di riattivare il pensiero e di predisporci alla definizione operativa  e culturale di quello che dovrà succedere a giugno 2010. La &#8221;Comunità provvisoria&#8221; con alcuni dei sui aderenti è gia al lavoro del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=7484&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="aligncenter size-medium wp-image-7485" title="arcobaleno" src="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2009/10/arcobaleno.jpg?w=456&#038;h=133" alt="arcobaleno" width="456" height="133" /></p>
<p>Il dibattito su Cairano 7x &#8230;2010, si è animato in questi giorni.  Questo blog e l&#8217;incontro organizzato a Cairano sabato l&#8217;altro, hanno avuto il merito di riattivare il pensiero e di predisporci alla definizione operativa  e culturale di quello che dovrà succedere a giugno 2010. La &#8221;Comunità provvisoria&#8221; con alcuni dei sui aderenti è gia al lavoro del resto. E&#8217; vero che nel post &#8220;Idee per Cairano&#8221; più che proposte fattive, idee appunto,   (fatta eccezione per la pressante e giusta volontà di pubblicare il catalogo  e aggiungo a questo punto anche un video di sintesi grazie all&#8217;immensa mole di materiale girato da Michele Citoni ) sono emerse &#8220;metaquestioni&#8221; , tra l&#8217;altro pure necessarie, ma in realtà già abbondantemente metabolizzate da chi ha creduto da subito, lavorandoci, in Cairano 7x. Per tale motivo, ed in occasione anche dell&#8217;incontro di Sabato  a Bonito, pubblico una parte di quanto già presentato a Dragone in Belgio, e che rappresenta una visione , una proposta di Amici della Terra Irpinia, non unica ma forse da amalgamare, coordinare con tutte le altre. Tra l&#8217;altro, la forza di Cairano 7x è stata quella di mettere a sistema e di materializzare una rete anche di diverse associazioni, istituzioni (Amici della Terra appunto, ANAB, SLOW FOOD, + A sud, I Mesali, La Pro Loco, Comune di Cairano. ecc.) che rappresentano un ulteriore tassello di novità e di forza e che non può essere disperso, ma anzi va &#8220;codificato&#8221;, sottoscritto. Questo per cominciare veramente a ragionare su cosa e su chi invitare.  Si attendono valutazioni, suggerimenti, critiche,  stroncature . Grazie.</p>
<p><strong>Comunicare l’ambiente e le sue politiche<span id="more-7484"></span></strong></p>
<p><strong> </strong><em>Le domande per quali politiche ambientali </em></p>
<p> Che significa per le aree interne uno sviluppo sostenibile ? Ha ancora senso parlare di sviluppo sostenibile ? Come coniugare lo sviluppo con l&#8217;ambiente ma creando le condizioni di redditività e occupazione ? Unica condizione per far ritornare di nuovo la vita in quei luoghi.</p>
<p><strong>DONASI OCCHI …. E CORPO</strong></p>
<p>L’ambiente così come vissuto a Cairano e di conseguenza come esiste (e resiste) è già fonte e nutrimento di decrescita e sostenibililità, ma non lo si vede <strong>… è un panorama “invisibile” agli occhi comuni</strong> … <strong>o meglio è una speciale e fascinosa tipologia di panorama ambientale che è “invisibile” e per questo intrigante e da visionare</strong>, intendo al di là dello splendido belvedere vivo e vegeto e della bellezza della sua decadenza che sta sempre in continuo rifiorire.</p>
<p>Essa è quindi già espressione di una controtendenza che solo se resa visibile e quindi viva e vissuta è un’espressione di sviluppo, è un’occasione ….</p>
<p>Il nostro sforzo se tale si può chiamare è <strong>donare un occhio nuovo.  </strong>Con l’espressione “cairano è l’ultima occasione” si può manifestare con l’ardore dei viaggi e delle fughe, un modo e tempo vissuto in maniera differente, una sorta di esempio per l’Irpinia addormentata e in decadenza per cui si torna a fare come facevano i nostri nonni, <strong>semplicemente usare la terra che chissà se poi non significa solo guardarla, toccarla, odorarla, donargli un senso e così anche un uso di sé.</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>A Cairano negli anni sessanta hanno girato un film  di grosso impegno politico e di cultura neorealista LA  DONNACCIA. </strong><strong>Il film vide impegnato tutto il paese ed anche i cittadini dei paesi limitrofi.<br />
Cairano Sette x .. è il nastro temporale propizio per imprimere su nuova pellicola  la storia di un   luogo di  comunicazione ambientale.</strong></p>
<p><strong><br />
La proposta</strong>Si focalizza lo sforzo sul cortometraggio quale linguaggio di documentazione e comunicazione.<br />
Si  realizzano  due fasi:</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>1-  <strong>visionare materiali omologhi sui temi delle politiche ambientali. Esperienze concrete da altre parti d’Europa.-</strong></p>
<p> 2- realizzare materiali nei sette giorni insieme ad un laboratorio pratico. Montare i video registrati e tirarne fuori un esperienza che documenta da un lato i sette giorni (dando anche un contributo all&#8217;aspetto organizzativo della manifestazione) dall&#8217;altro luoghi, cose e persone di un  territorio che <strong>ha una storia ma che apre interrogativi circa il suo futuro.</strong></p>
<p> A Cairano in quei giorni , ma anche nei mesi precedenti, si allestirà su una piccola sala di regia dove poter trattare i filmati e produrre un cortometraggio o lungometraggio che sia.</p>
<p> <em>Dilatazione temporale</em></p>
<p> Si farà precedere questa fase da un mini corso tenuto da una  o più personalità nell&#8217;ambito del documentarismo, costruire una sceneggiatura nelle fasi del corso e poi far girar sul territorio tutti i partecipanti muniti di una semplice videocamera. (da svolgere a Cairano magari in qualche sabato precedente).</p>
<p> </p>
<p><em>Prospettive  temporale</em></p>
<p> <strong>L’attività generale finalizzata alla produzione di una serie di visioni filmiche  partendo da Cairano e da un tema (il vento, la salita,</strong> l’acqua, la fatica, la solitudine, sette x.. o altro) <strong>costituirà il</strong> <strong>primo nucleo di un archivio documentaristico che potrà finire in rete e conservato in luoghi fisici del comune e sempre visionabile (per esempio la Chiesa di San Leone).-</strong></p>
<p> <strong>Da qui una proposta per un possibile sviluppo, potrebbe essere, paradossalmente, una piccola industria artigianale evoluta che produce documentario socio scientifico ambientale nell&#8217;intero contesto urbano.</strong></p>
<p><strong>L&#8217;iniziativa potrebbe richiamare molti giovani talentuosi, si potrebbero<br />
coinvolgere tutte quelle strutture che si interessano di cinema amatoriale esistenti in seno alle scuole, associazioni o quant&#8217;altro. </strong></p>
<p><strong>Far evolvere il progetto in una joint adventure con qualche altra realtà omologa della comunità europea per produrre un confronto tra i modi e i contenuti per un<br />
documentario che abbia come oggetto il territorio. </strong></p>
<p><strong>Questo tipo di attività sono finanziate dalla comunità europea.<br />
Anche l&#8217;università potrebbe essere coinvolta in particolare le cattedre di<br />
 sociologia, antropologia, comunicazione, ecc.</strong></p>
<p> L’azione tesa a sviluppare  e produrre materiali audiovisivi in quei sette giorni è innovativa e relazionale. Infatti altre esperienze , pure autonome , serviranno a dare materaiali, suggestioni, idee, a chi costruirà i documentari.</p>
<p>  Altre  esperienze che Amici della Terra potrà articolerà se organizzata per tempo .</p>
<p> <strong><em>2 )  “Viaggiamo negli elementi” </em></strong></p>
<p>In questo caso specifico porterei un esempio di comunicazione ambientale così come inteso nell’accezione comune composto quindi di contributi multimediali, possibilmente video, cortometraggi <strong>e soprattutto  rappresentazioni di living theatre da parte delle scuole, associazioni e/o singoli. </strong></p>
<p>La prima volta che andai a Cairano mi restò impressionata la pellicola della salita fra i fili d’erba verso quella visione di cui si gode da belvedere e quindi ripenso volentieri anche a questo come tema di un laboratorio per 7&#215;7.</p>
<p><strong>Rivisitare la salita al belvedere come atto e sforzo creativo di rara bellezza, come fosse una strada “viva” (attiva dei meccanismi vitali) , come fosse un modo di ritrovare un portale spazio-tempo e immaginare un mondo nuovo oltre questo. </strong></p>
<p>Fare i paralleli con altre esperienze di silenzio e bellezza o fare solo della pura immaginazione su un percorso di ascensione e ascesi a contatto con la natura (che non resti solo pura scenografia) per stabilire contatti e connessioni finora mai immaginate. Sarà forse preferibile una formula tipo concorso da iniziare a pubblicizzare fin da ora che abbiamo la primavera davanti e le occasioni per visite guidate e gite fuori porta per girare con le fotovideocamere e il cui prodotto finale (o anche solo abbozzato) sarà visionato in occasione di 7&#215;7 e premiato magari con qualcosa che però al momento non so ancora identificare e scrivervi a riguardo.</p>
<p>Sarà una sorta di viaggio degli elementi , se si vorrà, <strong>e la salita sarà solo uno dei movimenti possibili, perché saranno concessi tutti i movimenti trasversali, penso ai viaggi nell’aria che proprio da qual luogo partono</strong> e mi viene facile pensare a tanti occhi che rendono visibile e viva quella fotografia brulicante di vite apparentemente addormentate sotto la valle avvolta dalla nebbia del non-pensiero.</p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>3)  “Tocchiamo gli elementi” </em></strong></p>
<p>Il nostro sforzo se tale si può chiamare è donare un occhio nuovo.</p>
<p><strong>Allora la Terra di Cairano la useremo, si organizzeranno passeggiate ecologiche , lungo i suoi fiumi l’Orata e l’Ofanto , vicino alle  sue fonti ed alle sue sorgenti,</strong> <strong>osserveremo e racconteremo dello flora e della fauna, raccoglieremo erbe buone da mangiare e cucinare.</strong></p>
<p><em>Questa attività potrà integrarsi con il laboratorio Cibo.</em></p>
<p><strong> </strong><strong> </strong><strong><em>4)   “Percezione dello spazio” </em></strong></p>
<p><strong>Gli abitanti di Cairano e gli  ospiti esterni lavoreranno per una  effettiva strutturazione emozionale dello spazio urbano di Cairano </strong>. In conclusione si  disegnarà una <strong>mappa,</strong> che potrà essere segnata  e materializzata dal vero . E addirittura si potrebbe immaginare <strong>un progetto partecipato di un luogo che poi il comune si impegnerà a realizzare.</strong> Il coinvogimento della Università, con la Facoltà di architettura di Napoli e la cattedra della prof. Mazzoleni, garantisce la coerenza scientifica.</p>
<p><strong><em>5) “Il viaggio” -  un treno per Cairano &#8211;  </em></strong></p>
<p><strong>La tratta  ferroviaria, Avellino Rocchetta Sant’Antonio</strong>, è un percorso della immaginazione,  <strong>il cui valore di percezione paesaggistica che offre è notevole  e probabilmente da solo vale un viaggio</strong>.</p>
<p>Come nel film La Donnaccia, la  stazione  di Cairano_Conza _Andretta rappresentava   il prodromo dei luoghi  della emigrazione verso la speranza “amara” di un futuro meno povero, oggi il “ramo secco” di TrenItalia  può fornire <strong>nuovi germogli vitali, e per Cairano 7x deve diventare il luogo dell’accoglienza. </strong></p>
<p>Il treno da Avellino diventa un luogo dove accadano eventi che introducono a ciò che accadrà a Cairano 7x.</p>
<p>Racconti del territorio, animazioni teatrali, degustazioni di prodotti tipici, tappe programmate di sota prima dell’arrivo a Cairano, potranno fornire ulteriori elementi di attrazione  e di coinvolgimento di visitatori e turisti.</p>
<p>Luca Battista</p>
Posted in a  Autori Comunitari, Cairano 7x, EVENTI Comunitari Tagged: altairpinia, ambiente, amici della terra, Cairano 7x, irpinia, irpinia d'oriente, la donnaccia, luca battista, ofanto, paesaggio, paesologia, Politica <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7484/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7484/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7484/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7484/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7484/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7484/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7484/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7484/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7484/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7484/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=7484&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Due principi &#8220;imprenditoriali&#8221; per Cairano 7x.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 21:48:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucabattista</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-7364" title="blog_1" src="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2009/10/blog_1.jpg?w=210&#038;h=300" alt="blog_1" width="210" height="300" />E&#8217; giusto,  riprendere  l&#8217;invito di Franco Arminio in relazione alla necessità di raccogliere proposte per Cairano  7x del 2010.  Il blog, questo enorme spazio aperto, può funzionare come luogo dove si esercita una sorta di &#8220;brain-storming&#8221; , circostanziato e motivato,  di idee e proposte. E&#8217; utile, però ,percorrere questa strada a patto che serva anche ad emendare qualche posizione,  che può erroneamente apparire un pò rigida sul significato politico e culturale che deve supportare il programma di Cairano 7x  -2010.  Per questo motivo voglio proporre da subito questo intervento , molto serio e dettagliato di Michela Mat che è un commento su quanto detto da Franco Dragone in Belgio a noi tutti e suggerisce una angolazione, un punto di vista. Infatti credo con convinzione, che il successo di Cairano 2010 nel tempo sarà garantito principalmente dalla capacità di  progettare tenendo conto di diverse prospettive, di diversi punti di vista. La esclusione di angolazioni che possono apparire molto particolareggiate o tecnicistiche , in realtà depotenzia  una visione prettamente culturale che rischia così di diventare troppo ideologica. E credetemi, per ridare senso ad una azione politica per i paesi e per il paesaggio tutto serve tranne che non dialogare con il pensiero politico-culturale che è ancora dominante. (Luca Battista)</em></p>
<p>Nel suo vademecum dragone ha lanciato due basilari principi imprenditoriali, mi permetto di intervenire, tentando di fare un po’ di ordine, almeno dal mio punto di vista che è rigorosamente aziendale. I due principi:<span id="more-7363"></span><br />
1) Partire dal mercato, dai bisogni insoddisfatti dei clienti , in questo caso i fruitori dell’evento<br />
A tale proposito, dice Dragone non interessa la quantità, ma la qualità. Tradotto in termini di marketing, sta dicendo che questo non vuole essere un evento di massa, deve essere un evento curato nei particolari che non è per tutti, ma solo per coloro, per quanto pochi essi possano essere, che ne apprezzano l’offerta, i benefici, insomma è per un’elite culturale e, quindi è un evento di nicchia. Ne consegue che non sono i numeri che possono misurare il successo di iniziative come questa, ma l’adeguatezza del target rispetto alla proposta di offerta dell’evento. In poche parole chi partecipa all’evento di cairano fa parte di un segmento di persone con caratteristiche esclusive e differenzianti e molto ben connotate, ad esempio, amanti dell’arte in tutte le sue forme espressive, amanti della natura, dei luoghi incontaminati, per cui l’evento dovrebbe essere in grado di attrarre solo e soltanto queste persone, cioè se ci va chiunque, qualcosa non ha funzionato<br />
2) Essere diversi. Ma diversi da chi? Dai concorrenti e chi sono i concorrenti? Sono quelli che mirano a soddisfare gli stessi bisogni Una volta individuato il target, distinguersi dai concorrenti significa individuare il vuoto di offerta da occupare, cioè predisporre delle iniziative che consentono di attivare un meccanismo di isolamento dagli altri eventi, o dalle altre iniziative culturali in generale, per cui questo evento è così diverso da non potersi più neanche confrontare con le altre offerte culturali. E da dove traiamo le diversità? Naturalmente si parte da ciò che si ha, e cioè risorse e competenze. Ma non tutte! Dragone dice solo quelle che rappresentano delle specificità. E cioè? In gergo aziendale, una risorsa si dice firm specific quando possiede tutte queste caratteristiche insieme: inimitabilità, durabilità (nel tempo non è soggetta a deprezzamento) appropriabilità (si devono poter trarre dei benefici, cioè capacità di creare valore per qualcuno), sostituibilità (non esistono sostituti di quella risorsa), superiorità competitiva (i nostri concorrenti non ce l’hanno una migliore della nostra) E qui veniamo ai talenti. I talenti fanno parte delle risorse, partire dai talenti del territorio, censirli e capire come possono andare a fare leva sulle altre specificità per valorizzarle Cioè ancora una volta, come per la domanda, il processo non è top down, ma bottom-up, partire dal basso, perché l’offerta dell’evento cairanese dovrà parlare di cairano e di tutti i luoghi dell’alta irpinia , cioè dovrà essere un prodotto che non può e non deve avere senso al di fuori dei confini di questo territorio, insomma non può essere esportato, non può vivere altrove, ma ciò non toglie che possa essere un prodotto di nicchia globale, perché il target a cui si rivolge non è un target locale, ma può essere anche nazionale ed internazionale. In poche parole chi apprezza l’offerta dell’evento cairanese può vivere in irpinia, nelle langhe, ma anche a new york, a Toronto, nell’africa subsahariana etc. In pratica una nicchia può essere tale in funzione della tipologia di offerta, della tipologia di cliente, ma potrebbe non esserlo in termini di area geografica, cioè il cliente, pur nella sua specificità potrebbe vivere in qualsiasi parte del mondo.</p>
<p>Ps<br />
A proposito di specificità, non sarebbe il caso di prendere in considerazione, tra gli altri, anche gli esponenti del nostro artigianato artistico, coinvolgere nell’evento le botteghe artigiane specializzate nella lavorazione delle ceramiche, del ferro battuto, della pietra, della paglia, dei ricami a tombolo? Penso che facciano a tutti gli effetti parte del nostro patrimonio artistico-culturale e poi potrebbero contribuire a costruire quella vera economia di cui parla dragone<br />
Michela Mat</p>
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		<title>DA CAIRANO AL BELGIO CON DRAGONE</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 09:58:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arminio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[metto qui l&#8217;omaggio a franco dragone uscito ieri sul mattino. e ringrazio anche i compagni di viaggio. rinnovo l&#8217;invito a tutti a proporre idee per le prossime iniziative a cairano. _ franco arminio
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Nella piazza principale di La Louviere, sulla cima del campanile in mattoni, resi bruni da anni di esalazioni carbonifere, c’è un’enorme mezza luna. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=7353&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em><img class="alignleft" title="26062009066" src="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2009/10/26062009066.jpg?w=384&#038;h=288" alt="26062009066" width="384" height="288" />metto qui l&#8217;omaggio a franco dragone uscito ieri sul mattino. e ringrazio anche i compagni di viaggio. rinnovo l&#8217;invito a tutti a proporre idee per le prossime iniziative a cairano. _ </em><em>franco arminio</em></p>
<p>***</p>
<p>Nella piazza principale di La Louviere, sulla cima del campanile in mattoni, resi bruni da anni di esalazioni carbonifere, c’è un’enorme mezza luna. È la prima cosa che vedo quando scendiamo dal Mercedes nero con i vetri fumé che è venuto a prenderci in aeroporto.</p>
<p>La piazza è un grande quadrilatero delimitato da abitazioni a due o tre piani, brulica di attività per lo spettacolo del giorno dopo. Decido di fare un giro e vedo una lunghissima pedana che collega le due piazze principali, nell’altra è stato ricostruito un vero e proprio teatro barocco con una grande scena centrale, c’è un’orchestra che prova. Ci sono telecamere dappertutto e centinaia di proiettori e luci, ci sono bambini vestiti di bianco che eseguono passi di danza.</p>
<p>Siamo in Belgio ma vedo facce e corpi fabbricati con dna meridionale. Sento un francese che ha le cadenze dei nostri dialetti. In questa zona ci sono più di trentamila irpini, ci sono più conzani o cairanesi qui che in Irpinia: al tempo delle elezioni gli aspiranti sindaci di Conza salgono da queste parti a fare i comizi.</p>
<p><span id="more-7353"></span><a href="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2009/10/26062009066.jpg"></a>C’è qualcosa nell’Europa continentale che non mi convince. Ti senti in un luogo in cui la storia ha fatto il suo lungo corso e ora pare non ci sia una direzione, è come se l’Europa tirassi avanti grazie alla sua efficienza, ma fosse priva di un cuore caldo. Mi pare che manchi la lietezza e lo sgomento, quasi che la vita fosse un eterno minuto di raccoglimento. Girando per Bruxelles e anche per la bellissima Bruges mi manca la particolarissima congiuntura della nostra Irpinia dove la civiltà contadina si è direttamente incrociata con la postmodernità producendo sbalzi, fenditure, squarci antropologici che alla fine rendono la nostra vita quotidiana difficile ma non priva di intensità.</p>
<p>Franco Dragone lo abbiamo incontrato per la prima volta in luglio, dopo Cairano 7X, i sette giorni dedicati alla decrescita felice che lui ha voluto promuovere e finanziare nel paese dal quale, a sette anni, era andato via con tutta la famiglia.</p>
<p>Da subito mi aveva dato l’impressione di essere un uomo speciale, capace di grandi sogni e di una grandissima umiltà, un irpino atipico, una mescola di operosità nordica e di sensuale oniricità bizantina. In quell’incontro ci aveva invitati, come Comunità Provvisoria, ossia come ideatori ed organizzatori di Cairano 7X, a La Louviere per la fine di settembre. Qui, ogni due anni, si svolge un evento voluto da lui, <em>Decrocher la Lune</em>, un grande spettacolo per questa città di circa ventimila abitanti.</p>
<p>La Louviere sta nel distretto minerario belga, quello reso famoso dai tristi fatti di Marcinelle, quello che ha fornito carbone all’Italia per anni in cambio di manodopera, di braccia, siciliane e irpine soprattutto. La crisi è arrivata anche qui, qualche anno fa, ed è arrivata la disoccupazione, ma, insieme a tutto questo, è arrivato anche un uomo come Dragone. Nel suo paese di adozione ha voluto collocare il quartiere generale delle sue attività, un grande ufficio con circa cento dipendenti, tutti giovani, molti residenti del posto, e poi architetti, informatici, scenografi, costumisti, alcuni dei quali trasferitisi qui dagli Stati Uniti, dal Canada, tutti impegnati a realizzare le spettacolari visioni che Franco porta in tutto il mondo.</p>
<p>Abbiamo la fortuna di dormire in un albergo proprio nella piazza centrale. La prima sera la passiamo a guardare le prove generali dello spettacolo, una performance nell’evento, un meccanismo perfetto di luci, suoni, corpi che danzano a decine di metri di altezza. Un’artista compie delle straordinarie evoluzioni sulla facciata del campanile. E’ sospesa ad un filo di acciaio, ma sembra che voli, che cammini in verticale sui mattoncini, ogni tanto salta e pare quasi che vada a sbattere vicino al muro, invece, poi, si ferma a mezz’aria e riprende a danzare.</p>
<p>Dragone quest’anno ha voluto uno spettacolo che avesse al centro i cittadini di questo paese, centinaia di fotografie sono state scattate, foto di bambini in bianco e nero, foto dalle quali intuisco immediatamente le differenti etnie di provenienza. Queste foto verranno proiettate sui muri dei palazzi, faranno da sfondo a tutto il percorso.</p>
<p>Gli alberi del paese sono decorati con disegni, ritratti realizzati dagli scolari, ritratti delle mamme, dei nonni, dei papà, linee essenziali su cartoncini bianchi, ritratti che diventeranno maschere da indossare la sera dello spettacolo.</p>
<p>Sancho, un grande pupazzo mosso da cinque persone, deve acchiappare la luna, come il nostro Marcoffio, personaggio della cultura popolare irpina, per farlo ha bisogno di guide, di indicazioni, ha bisogno dell’aiuto di tutti. Deve arrampicarsi sul campanile e raggiungere il suo sogno.</p>
<p>La sera dello spettacolo a La Louviere ci sono trentamila persone in piazza, sono venute dal Belgio, dalla Francia, dall’Olanda, una massa silenziosa e composta che si diverte e partecipa a tutto quello che succede, migliaia di persone per due ore con il naso all’insù a guardare le acrobazie degli artisti ed il sogno di Dragone.</p>
<p>Franco Dragone è sicuramente l’irpino più famoso nel mondo, le Cirque du Soleil è solo una delle sue creature. Eppure, quando gli parliamo, quando lo incontriamo, è sempre lui a farsi avanti, a ringraziare, a mettere a proprio agio gli ospiti. Ha una sua dolcezza particolare, parla un italiano familiare, che sa di casa, di infanzia, che sa di immaginazione e di fatica.</p>
<p>Ci dice che, senza investimento nella cultura non può esserci nessuno sviluppo economico, ci parla di Zizek, sofisticato filosofo sloveno,  nomina Barbiana (quanto tempo è che non sento più parlare di don Milani in Italia?), sogna di scuole primarie di alta formazione che facciano concorrenza alle scuole dei paesi vicini, ci ascolta senza interrompere, non impone un suo modello, vuole che le prossime Cairano 7X siano il frutto di un lavoro e di un progetto comune, crede, e si vede, nell’utopia, nel pensare in grande per la nostra terra.</p>
<p>Nelle sue parole, nel suo modo di guardare a Cairano non c’è nessun paternalismo, nessuna commiserazione nostalgica, c’è, invece, l’idea dell’eccellenza, l’idea che questa terra possa divenire centrale e smettere di essere considerata isolata, dimessa. C’è un orgoglio che vorrei sentire negli irpini che la abitano e che, troppo spesso, se ne vergognano. C’è una lezione fortissima, che Dragone ci trasmette con mitezza e con candore, l’idea che solo cambiando i modi di fare e di pensare si può cambiare davvero, e cambiare non vuol dire svendersi, mercificarsi, ma proporsi per ciò che si è, per la propria specificità, per il proprio valore.</p>
<p><em>La Lune</em><em> est la </em>recita il grande striscione che i bambini di La Louviere mostrano a Rancho, si, penso anch’io, la luna è là, dove noi vogliamo vederla, dove nessuno pensa che sia, dove, per cercarla, bisogna arrampicarsi e sudare.</p>
<p>E’ là la luna, sulla rupe di Cairano.</p>
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		<title>A Casteau in Belgio, con Franco Dragone.</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 17:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucabattista</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-medium wp-image-7350" title="280920091087" src="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2009/10/280920091087.jpg?w=201&#038;h=284" alt="280920091087" width="201" height="284" />L’appuntamento con Franco Dragone a La Louvriere, anzi per essere più precisi a Casteau, in Belgio è probabilmente uno di quegli incontri che saldano i gruppi, fortificano le idee, tracciano con maggiore chiarezza il sentiero o i sentieri da percorrere. In attesa di leggere l’omaggio, o per meglio dire, il racconto  che Franco Arminio pubblicherà su Il mattino e poi sul blog, voglio offrire alla lettura la  trascrizione delle notazioni, degli appunti, che ho scritto su un  tovagliolo  di carta mentre si discuteva con Franco Dragone e lo si ascoltava. E’ una sorta di traccia-elenco, trascritta senza mediazioni ed aggiustamenti,  buona come un memorandum da espandere  per far avanzare il processo culturale di Cairano 7x.             Luca Battista</p>
<p><em> Non si possono cambiare le cose senza cambiare il modo di fare.</em></p>
<p><em> Essere ambiziosi significa non quantità ma qualità.<span id="more-7349"></span></em></p>
<p><em> La città deve avere un progetto culturale , è necessario scriverlo e praticarlo. E’ fondamentale trovare l’elite che lo pratichi.</em></p>
<p><em> Se la Cultura popolare  è cultura di massa, è meglio che conduciamo noi il processo.</em></p>
<p><em> Essere chiari nella  lista delle attività per Cairano 7x. Usate il metodo dell’elenco.</em></p>
<p><em> Fare un programma individuando i temi giusti per i workshop.</em></p>
<p><em> Cairano non deve essere venduto agli inglesi, come è accaduto ad esempio a Trebbiano (La Spezia)</em></p>
<p><em> Per non cristallizzare Cairano è necessario creare, nel tempo e con tenacia, una vera economia.</em></p>
<p><em> Ad esempio puntare, usare la economia dell’intelletto , usando la mente , pensare ad una scuola, puntando sulla specificità.</em></p>
<p><em> In parallelo al livello delle attività culturali ed alla programmazione di Cairano 7x immaginare scuole di talento, master class, vere specificità, (ad esempio studi dei talenti che abbiamo sul posto in Irpinia).</em></p>
<p><em> Esempi di come si può puntare sulla specificità :</em></p>
<p><em>I narratori, la notte dei racconti, invitando i migliori del mondo. (Settimana del racconto).</em></p>
<p><em> 5 settimane – 5 corti – 5 continenti. 5 documentari da cinque grandi filmaker uno da ogni continente. Sguardo che loro portano su di noi.</em></p>
<p><em> Paesologia – offre la guida per rintracciare le tematiche generale.</em></p>
<p><em> Disponibilità intellettuale e cercare di capire – vedere – sentire quello che l’altro vuol dire.</em></p>
<p><em> Sentire di cosa ha bisogno Cairano.</em></p>
<p><em> Far scoppiare i quadri di riferimento &#8211; dobbiamo essere un po’ parassiti, attaccandoci alle grandi emergenze speciali, peculiari del  fare umano.</em></p>
<p><em> Lavorate sulle specificità – laboratori sulle specificità.</em></p>
<p><em>dalle parole di Franco Dragone, 28 settembre 2009.</em></p>
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		<title>Una strada ferrata  per il  paesaggio irpino.</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Sep 2009 19:11:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lucabattista</dc:creator>
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La ripresa dell’orario autunnale per la linea ferroviaria Avellino – Rocchetta San’Antonio (un tempo Ponte Santa Venere), pone per l’ennesima volta l’accento sulla necessità di perseguire soluzioni strategiche che ridiano  senso infrastrutturale ed economico alla più antica linea ferroviaria dell’Irpinia  e tra le più antiche  della  Campania , inaugurata nel suo intero percorso il 27 [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=7107&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-7109" title="percors_1895" src="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2009/09/percors_18951.jpg?w=670&#038;h=406" alt="percors_1895" width="670" height="406" /></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>La ripresa dell’orario autunnale per la linea ferroviaria Avellino – Rocchetta San’Antonio (un tempo Ponte Santa Venere), pone per l’ennesima volta l’accento sulla necessità di perseguire soluzioni strategiche che ridiano  senso infrastrutturale ed economico alla più antica linea ferroviaria dell’Irpinia  e tra le più antiche  della  Campania , inaugurata nel suo intero percorso il 27 ottobre del 1895.</p>
<p>Se all’origine divenne luogo privilegiato per il trasporto delle  grosse cisterne di vino prodotto nei territori attraversati,  ed in seguito,   le sue stazioni hanno rappresentato il prodromo dei luoghi  della emigrazione verso la speranza “amara” di un futuro meno povero, oggi il “ramo secco” di TrenItalia  può fornire nuovi germogli vitali.<span id="more-7107"></span></p>
<p>Una politica di programmazione basata sulla amplificazione di un turismo ambientale deve portare ad immaginare la tratta  ferroviaria, il cui valore di percezione paesaggistica che offre è notevole  (e probabilmente da solo vale un viaggio), come una vera e propria infrastruttura di servizio alla  conoscenza diretta delle qualità paesaggistico, culturali, artigianali ed enogastronomiche  dell’Irpinia.</p>
<p>Amici della Terra ritiene, altresì, che non è possibile immaginare che il rilancio ai fini turistici  della tratta  &#8211;  garantendo almeno corse nei giorni festivi ed integrazione minima con servizi pubblici di trasporto su gomma &#8211;  possa essere considerato separatamente dal processo di sviluppo più complessivo della Regione Campania e quindi dell’Irpinia.</p>
<p>Con tutta evidenza  è fondamentale però stabilire un linguaggio comune, un unico metro di valutazione che tenga conto in analisi complesse dei diversi punti di vista, da quello ambientale, a quello gestionale, a quello infrastrutturale, a quello storico sociale.</p>
<p>Pertanto, sembra opportuno che gli enti preposti, ed in particolare la Regione Campania si faccia carico di fornire gli strumenti necessari che valutino, in studi analitici,  tutte quelle esternalità, quei costi esterni, che ricadono sull’intera collettività sotto forma di danni (ambientali, al patrimonio immobiliare delle stazioni, alle attività produttive e sociali) e  che,  se non sono adeguatamente sostenuti nel processo decisionale svalutano  la gestione della attività stessa, come è il caso della tratta ferroviaria Avellino Rocchetta S.A.-</p>
<p>L’Italia, del resto è ricca di ferrovie che vanno lente  perché attraversano valli e canaloni, montagne e fiumi, ma le stesse sono spesso divenute nuovi elementi di supporto alla crescita economica del territorio, anche attraverso una gestione più privatistica ed imprenditoriale, ad esempio con società private, ma anche pubblico-private, vocate alla promozione turistica del territorio e a visioni dell’offerta  commerciale più attrattive.</p>
<p>Come  ad esempio la istituzione di un biglietto giornaliero che consenta la libera circolazione e il trasporto di biciclette con relativo adeguamento delle carrozze. Inoltre è fondamentale  il pieno inserimento nel territorio, con fermate realizzate in punti di facile accessibilità automobilistica con una piena integrazione del servizio di trasporto pubblico su gomma , che deve essere riorganizzato avendo come asse portante la ferrovia in una visione complessiva di rete integrata, e per questo occorre la collaborazione degli enti pubblici, a partire da Regione e Province.</p>
<p>Inoltre pure è fondamentale sottolineare come la tratta trasformata in un vero e proprio servizio turistico può garantire la implementazione di  possibili formule diversificate, che si adattano al territorio circostante ( degustazioni a bordo e nelle stazioni, escursioni nei luoghi attraversati, rievocazioni di storie e momenti delle epoche “gloriose” della linea ferroviaria, vagoni multimediali e sensoriali che raccontano la flora e la fauna  ed altro ancora). La scommessa è quella di dimostrare come è possibile, con forme innovative di gestione realizzate da partner privati , il riutilizzo delle ferrovie a scarso traffico, che percorrono zone rimaste fondamentalmente estranee a fenomeni di urbanizzazione e industrializzazione, rivestendo per questo un sostanziale ruolo naturalistico.</p>
<p>  </p>
<p>Luca Battista</p>
Posted in a  Autori Comunitari, Cairano 7x, la GUIDA Tagged: altairpinia, ambiente, amici della terra, avellino rocchetta s.a, calore, irpinia d'oriente, luca battista, ofanto, paesaggio, treno <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7107/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7107/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/comunitaprovvisoria.wordpress.com/7107/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=7107&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>appunti da cairano (3)</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 17:15:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arminio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cairano 7x]]></category>
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		<description><![CDATA[ (Primo pomeriggio di Sabato 27 giugno 2009) _ di  Donato Salzarulo
 Quando ti ho riconosciuto,
eri già passato, già consegnato
alle falde acquifere della morte.
Nel sottosuolo poroso della memoria,
non c’è volo di rondine che possa
salvarti, né grido di gabbiano
che possa riportarti alla lieve
carezza del mare.
                        Non posso nulla contro
questo continuo mancare. 
1. –Premio alla carriera per Mario Dondero.  Uscendo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=6885&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p align="center"> <a href="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2009/07/5849_102735472023_626112023_2490873_7206530_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6888" title="5849_102735472023_626112023_2490873_7206530_n" src="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2009/07/5849_102735472023_626112023_2490873_7206530_n.jpg?w=225&#038;h=300" alt="5849_102735472023_626112023_2490873_7206530_n" width="225" height="300" /></a>(Primo pomeriggio di Sabato 27 giugno 2009) _ di  Donato Salzarulo</p>
<p style="text-align:right;"> <em><span style="color:#800080;">Quando ti ho riconosciuto,</span></em></p>
<p align="right"><em><span style="color:#800080;">eri già passato, già consegnato</span></em></p>
<p align="right"><em><span style="color:#800080;">alle falde acquifere della morte.</span></em></p>
<p align="right"><em><span style="color:#800080;">Nel sottosuolo poroso della memoria,</span></em></p>
<p align="right"><em><span style="color:#800080;">non c’è volo di rondine che possa</span></em></p>
<p align="right"><em><span style="color:#800080;">salvarti, né grido di gabbiano</span></em></p>
<p align="right"><em><span style="color:#800080;">che possa riportarti alla lieve</span></em></p>
<p align="right"><em><span style="color:#800080;">carezza del mare.</span></em></p>
<p align="right"><em><span style="color:#800080;">                        Non posso nulla contro</span></em></p>
<p align="right"><em><span style="color:#800080;">questo continuo mancare.</span></em> </p>
<p><strong><em>1. –Premio alla carriera per Mario Dondero.  </em>Uscendo dal refettorio, sulla porta dove si sono sistemati, compro una maglietta XL di cotone bianco. Sul petto c’è il rettangolino con la scritta “Comunità Provvisoria”.</strong> Costa dieci euro, ma pago con un biglietto da venti. Non ha resto. “Fa niente, gli dico, tienili”. Non mi piace mangiare a sbafo e con l’offerta ho l’impressione di mettere a posto la mia coscienza. Niente da fare. Il giovane organizzatore non capisce e di <span id="more-6885"></span>magliette me ne dà due, invece di una. In più vi aggiunge anche uno di quei cappellini neri da basket, con la visiera lunga e la scritta sulla fronte “Cairano 7x”.</p>
<p>Il cappellino mi serve più di tutto. E’ una giornata col sole che picchia e l’aria, come si dice dalle mie parti, un po’ malata. <em>Sccattata</em>, per la precisione. Ho la piazza della fronte avvampata e la faccia arrossata, come quella di mia madre quando tornava da certe giornate di favonio trascorse a zappare nei terreni di Vallefiumata. Metto il berretto e con gli amici mi catapulto fuori, arrampicandoci verso il bar di zio Angiulino per bere un caffè. Prima vado a svuotare la vescica nel bagno che, avendo forse lo sciacquone rotto, continua a versare rivoli nella tazza.</p>
<p>Per sorseggiare il caffè, bisogna attendere parecchio. Siamo in tanti e il barista è tutt’altro che propenso a fare miracoli. Del resto, non abbiamo cartellini da timbrare e la cerimonia di premiazione non ha un’ora precisa da rispettare. Franco ha detto: ci vediamo dopo pranzo, verso le tre…</p>
<p>Mario Dondero è un simpaticissimo signor in abito di lino, un ottimo affabulatore, un grandissimo fotografo, un eccellente viaggiatore, un uomo saggio e ricco di esperienze…”Ho cominciato facendo il cronista”, ripete spesso.</p>
<p>Ha sulla spalla sinistra la sua compagna, la macchina fotografica cui deve la sua fama. Ogni tanto punta l’obiettivo e scatta. Anche a noi è capitato, mentre salivamo i gradini della strada, di essere inquadrati nel suo mirino. “Fermi!&#8230;” Ma nessuno si illude. Nessuno si aspetta di vedersi recapitare a casa la foto che gli è stata scattata dal Maestro. Niente. Chi lo conosce bene, sostiene che è fortuna rarissima ricevere in dono una sua foto,</p>
<p>Franco oggi è stato baciato da questa fortuna. Dondero gli ha regalato un primo piano in bianco e nero che più bello non si può. Il mio amico è felice e mostra la foto.</p>
<p>Ora siamo in piazza, in quella più larga, in quella, non ho capito bene se del Municipio o del Duomo. Siamo assiepati nello spazio in cui Franco tiene i fili della cerimonia. Alla mia sinistra, seduti per terra, sui gradini della strada un nutrito gruppo di giovani maschi e femmine con la maglietta arancione. Non so cosa fanno. Mi pare di aver capito che lavorino alla costruzione della cupola. Persone in mezzo alla piazza e persone alla mia destra, in un angolo d’ombra. Alcuni hanno la maglia blu, altri bianca come le due che il giovane organizzatore mi ha dato (io ne ho una in borsa, un’altra addosso), altri senza etichetta di ordinanza. Seduta su uno scalino, una donna allegra in jeans accarezza con dolcezza un cane randagio, spaesato. </p>
<p>“La parola al Sindaco!&#8230;” dice Franco. E un giovane un po’ impacciato cerca di argomentare il perché della premiazione. Ma sbaglia il nome del premiato. Si corregge. Sbaglia ancora. Si corregge. Alla fine risulta chiaro che per mille e mille ragioni la direzione di “Cairano 7x” intende dare un premio alla lunga e brillante carriera di Mario Dondero. La direzione e tutta l’organizzazione: la municipalità, la Pro-Loco, ecc. ecc.</p>
<p>Il Maestro è emozionato. Dal portone alle sue spalle escono due giovani con una grande pagnotta di pane. In mezzo, alto e rotondo, un pezzo intero di formaggio. Foto!&#8230;Foto!&#8230;Intanto zi Carminuccio attacca col suo organetto e in piazza si salta, si balla, si applaude. E’ festa grande, grande festa.</p>
<p>Il Maestro prende la parola per ringraziare. E’ felicissimo per l’omaggio tributatogli ed è contento per il pane ed il formaggio. Grazie Cairano!&#8230;Grazie a tutti!</p>
<p> </p>
<p><em>2. – Sulla Rupe con Adriana.</em> Chi fosse Adriana Rocco l’ho capito dopo, quando Franco l’ha presentata alla piccola folla assiepata sull’erba della Rupe. Prima in piazza e per le viuzze del paese avevo notato una signora vestita in arancione, con una veletta in testa e mi ero incuriosito. Chi sarà mai?&#8230;Quando dal luogo della cerimonia a Dondero, ci siamo arrampicati sul rostro di Cairano, sul suo becco d’aquila, oltre alla visione di uno spettacolo di rara bellezza (l’azzurro del lago artificiale, la valle, i monti, lo strapiombo sotto gli occhi), ho soddisfatto la mia curiosità: Adriana Rocco avrebbe condotto la “Meditazione nella luce, nell’aria, nella bellezza”, una meditazione che sarebbe stata poi anche una camminata dalla via delle grotte, zona cimitero, alla Rupe. Sinceramente quest’ultimo punto non l’ho capito subito. L’ho capito qualche oretta dopo, tornando a sfogliare il Programma di “Cairano 7x” e leggendo brani del libretto, distribuito – immagino – da Adriana, prima o durante il corteo. Mi riferisco al libricino di Thich Nhat Hanh, monaco zen, scrittore e poeta, nato in Vietnam nel 1926. Grande personalità, apprendo che “ha sempre vissuto la sua pratica spirituale come profondo impegno sociale e politico per la pace”. Ecco perché il titolo del libricino è “Passi di pace” e il sottotitolo “Meditazione camminata”.</p>
<p>Sulla Rupe, mi sono seduto per terra insieme agli altri. Poi, un po’ perché un esercito di formiche stava dando l’assalto alla mia gamba sinistra, un po’ perché stavo squagliando sotto il sole, un po’ perché le parole di Adriana non risuonavano granché nella mia preistorica caverna interiore, mi sono alzato e me ne sono andato sotto un gazebo di legno. Panchina comoda e ottimo tavolo. Ho cercato nella borsa rossa il bloc-notes, l’ho tirato fuori e mi sono messo a meditare, cioè, a “coltivare la mente” come giustamente sostiene il libricino.</p>
<p>Che ci faccio qui? Cosa chiedo a queste persone e a questo paesaggio? Che stiano ad ascoltare le mie poesie? Che leggano le mie parole e i miei pensieri? E chi sono io per pretendere tanto? Io che ieri mattina, a Cinisello, non sono riuscito a bloccare le pulsioni aggressive di un professore di matematica intenzionato a bocciare a tutti i costi un ragazzino?  Io che ho il privilegio di lasciare, nell’arco di poche ore, uno squallido quartiere di periferia metropolitana e venire qui a nutrirmi d’aria, contemplazioni, paesaggi, meditazioni, belle persone? Chi sono io?&#8230;</p>
<p>Domande tutt’altro che fredde e rese forse più vertiginose dalla luce ardente del sole e dall’abisso aperto sotto la Rupe. E’ qui quello che cerco oppure questo verde e quest’azzurro mi ingannano? Ma cosa cerco? Cosa effettivamente voglio?&#8230;</p>
<p>Mentre sprofondavo filosoficamente nelle mie faglie e fessure mentali, è arrivato Calabrese. Anche lui si è seduto sotto il gazebo e si è messo a scrivere di getto una poesia sul tavolo (inteso come supporto, sostituto della carta, non come argomento). Oh, meraviglia di un uomo!&#8230;Quante falde impregnano le nostre teste?!&#8230;</p>
<p>E con questa congettura, interrogativa e allo stesso tempo esclamativa, ho pensato che fosse giunto il momento di porre fine alla mia meditazione e lentamente, passo dopo passo, mi sono riportato nella piazzetta profumatissima dei tigli. Qui ho incontrato Andrea Gobetti. Stava avvolgendo una manciatina di tabacco in un piccolo rettangolo di carta velina. Gesto che ho visto fare milioni di volte a mio padre. Lo faceva con l’indice e il pollice, aiutandosi col medio. E devo dire – mi perdoni Andrea – con più perizia e velocità. Senza metterci il filtro.</p>
<p>Trascorsi una decina di minuti, siamo andati al bar. Abbiamo bevuto una birra e ci siamo messi a parlare con Adelelmo che se ne stava seduto su uno scalino.</p>
<p> </p>
<p><em>3. – Visita alla cupola e alle grotte.</em> A Cairano un po’ si sta insieme, un po’ ci si lascia. Ora si incontra un ospite o un comunitario, ora se ne incontra un altro. Se hai familiarizzato con qualcuno per qualcosa di più che la briciola di tempo in cui, magari, sei rimasto seduto al fianco, ti saluti. Altrimenti incroci sguardi, osservi abbigliamenti, corpi.</p>
<p>Può succedere che t’avvii in compagnia di un amico, che so?, Franco o Adelelmo, ad esempio, e per strada lo perdi o li perdi. Quindi, non ricordo più in compagnia di chi mi sono inerpicato verso la cupola. Di una bella fanciulla certamente no. Curiosità: ma perché continuano a chiamare cupola una costruzione in mattoni che è più simile ad una botte che ad un limone tagliato a metà? Mistero.</p>
<p>Comunque, la cupola è lì. Guarda verso il Formicoso e l’ho raggiunta dalla piazzetta della chiesa di San Leone, lungo la via che si dipana in alto, sempre più in alto, di fronte alla facciata.</p>
<p>Le grotte, invece, bisogna cercarle giù, imboccando la strada laterale alla piazza e incamminandosi verso la vallata. Giù ferve il laboratorio dei giardini. Ecco, un’altra caratteristica di questa “Cairano 7X”. Oltre agli incontri con autori, ai “parlamenti”, ai concerti, agli spettacoli teatrali e alle proiezioni di documentari e di film, da martedì 23 giugno sono stati attivati sette laboratori in sette “luoghi topici” del paese: l’ingresso-biblioteca, le grotte del Calvario, la rupe del Castello, ecc.</p>
<p>Andiamo allora verso le grotte. Prima di avviarci, Franco saluta due donne. Una mi appare più giovane dell’altra. Quasi madre e figlia. Franco abbraccia, quest’ultima. Una bella figliola devo dire. Alta, col viso aperto e  luminoso, con gli occhi che parlano e respirano in modo profondo e generoso. Come vorrei sapere da quali lembi di cielo e da quali moti nascosti attingono la loro forza, mi dico tra me e me. Intanto, Franco saluta e andiamo via.</p>
<p>Per strada, parliamo d’altro: del lavoro che sta facendo, dei sampietrini e dell’asfalto che anche a Cairano hanno sostituito in alcuni tratti  il ciottolato antico, quello fatto coi sassi e con lastre di pietra al centro…Mentre così chiacchieriamo, ci vengono incontro persone singole o a gruppi che salutano il direttore artistico o chiedono informazioni. Dopo un po’ lui si ferma ed io procedo da solo.</p>
<p>Scendo giù, sempre più giù, oltre le balle rettangolari di paglia, oltre “i giardini in movimento”, oltre le grotte del Calvario. Giù, finché la strada si fa di campagna e sento la febbre delle robinie bruciare sulla mia fronte, la musica del sole orchestrare il silenzio delle penombre…Laggiù, penso, in fondo alla valle, al centro o intorno al centro, scorre l’Ofanto, il fiume della mia infanzia. Più importante per me del Lambro, quello che lambisce la città in cui attualmente vivo e di cui pure racconto le gesta alluvionali. L’Ofanto, che si chiamava così, secondo mio padre, perché, durante una delle tante  guerre, nel suo letto sarebbero morti annegati tanti fanti e il generale, al cospetto di tanta sciagura, si sarebbe portato una mano sulla fronte e avrebbe esclamato “Oh, fante!”. Da qui, per una di quelle imprevedibili derive lessicali e aggiustamenti fonematici, il nome attuale.</p>
<p>Non so se mio padre se la fosse inventata questa leggenda o l’avesse ricevuta in dono dal passaparola oppure l’avesse raccolta in uno di quei momenti di affabulazione spontanea: in piazza, al mercato, andando in campagna o seduto vicino alla legna da bruciare nel camino. Mio padre, finito sotto padrone a nove anni e a lungo in giro per casoni e masserie pugliesi. Mio padre che ogni tanto penso di non aver riconosciuto come dovevo.</p>
<p>Ieri sera ho provato a raccontarla questa mia infanzia con l’Ofanto. E quando ho finito, ho avuto la sensazione che il pubblico si aspettasse altro, desiderasse che andassi avanti, che aggiungessi frasi al rivolo cieco delle parole, ai loro riflessi azzurri…Invece, non avevo nulla da aggiungere:</p>
<p><em>Ho trascorso l’infanzia in una masseria pugliese</em></p>
<p><em>dove mio padre, per quattro anni, dal Cinquantadue al Cinquantasei</em></p>
<p><em>del secolo morto, ha servito da massaro un padrone di nome don Attilio.</em></p>
<p><em>Oltre che mungerle le vacche, le portava a pascolare.</em></p>
<p><em>Nelle belle giornate gli facevo compagnia.</em></p>
<p><em>La masseria di Tavoletta, così si chiamava il luogo,</em></p>
<p><em>non aveva luce e acqua, né servizi igienici.</em></p>
<p><em>Non molto lontano scorreva l’Ofanto</em></p>
<p><em>e per bere c’era un pozzo con due secchi e la carrucola.</em></p>
<p><em>Il lume a petrolio era appeso alla parete.</em></p>
<p><em>A volte, la legna accesa nel grande camino, illuminava di più.</em></p>
<p><em>Il bagno lo facevo d’estate nell’Ofanto. D’inverno</em></p>
<p><em>mia madre riscaldava un po’ d’acqua in una conca.</em></p>
<p><em>- &#8211; - &#8211; </em></p>
<p><strong>commenta sull&#8217;originale :  </strong><a href="http://www.cairano7x.it/?p=1935"><strong>http://www.cairano7x.it/?p=1935</strong></a></p>
<p><strong> </strong></p>
<p> </p>
<p><em> </em></p>
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		<title>un antropologo a cairano</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Jul 2009 16:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Arminio</dc:creator>
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Cairano, un pese minuscolo, il paese più piccolo della Campania, dove lo scrittore irpino Franco Arminio e il gruppo di «Comunità Provvisoria» hanno inventato un Festival atipico su decrescita, architettura e arti (Cairano 7x, Paesi, paesaggi, paesologia). Esperimento riuscito. Nei giorni scorsi si sono ritrovati a discutere a Cairano architetti, urbanisti, economisti, ma [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=6883&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong><em><a href="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2009/07/5849_102735717023_626112023_2490911_8207910_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-6891" title="5849_102735717023_626112023_2490911_8207910_n" src="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2009/07/5849_102735717023_626112023_2490911_8207910_n.jpg?w=200&#038;h=300" alt="5849_102735717023_626112023_2490911_8207910_n" width="200" height="300" /></a>di mauro minervino</em></strong></p>
<p><strong><em>Cairano, un pese minuscolo, il paese più piccolo della Campania, dove lo scrittore irpino Franco Arminio e il gruppo di «Comunità Provvisoria» hanno inventato un Festival atipico su decrescita, architettura e arti (Cairano 7x, Paesi, paesaggi, paesologia). Esperimento riuscito. Nei giorni scorsi si sono ritrovati a discutere a Cairano architetti, urbanisti, economisti, ma anche fotografi, pittori, artisti performativi, scrittori e poeti di tutta Italia. Tra gli altri sono stati a Cairano, Paolo Rumiz, Angelo Ferracuti, Andrea Di Consoli, Adelelmo Ruggieri, Antonella Anedda e Vinicio Capossela che si è esibito per il festival e ha letto pagine del Viaggio a Kuta.</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Cairano 7x (me)</em></strong></p>
<p>La mia prima volta a Cairano. Ho deciso che ci arriverò in macchina. Un viaggio in solitudine, dopo aver risalito al mattino presto la Salerno-Reggio Calabria. La rotta per il Sud imboccata verso Nord, una volta tanto. Accanto al <span id="more-6883"></span>tracciato della A3 sfila tutto il vuoto e il pieno del Sud. Una mostra en plein air. Disordine, cantieri, interruzioni, traffico, paesaggi magnifici e orrori urbanistici, lentezza e supervelocità alternate a pericoli incombenti a ogni kilomentro. Dopo il Pollino la risalita del tratto appenninico della Salerno-Reggio C. per chi guida un mezzo è una fatica epica, una prova degna di un’ordalia medievale. Per me che la percorro da Cosenza Nord verso Salerno sono quasi 4 ore per 300 km da incubo. Finalmente esco dall’autostrada a Contursi. Seguo la traccia. Dopo un lungo rigiro su un groviglio di strade secondarie, singolarmente ben teneute e poco trafficate, mi trovo sciolto come sale nelle vene capillari dell’Irpinia orientale. Incontro indicazioni e vecchi cartelli stradali che suonano come targhe commemorative. Sfioro i paesi che rievocano la geografia sconvolta del “cratere”; Teora, Lioni, Andretta, Calitri, Conza, Bisaccia, Pesco Pagano. Io avevo quasi vent’anni, studiavo antropologia all’Università e prima della catastrofe di questi recessi demartiniani dell’altro Sud, non avevo ancora sentito parlare. Cambiò tutto col teremoto. Il terremoto del 1980, che qui ha spezzato assieme ai vecchi muri anche la dimenticanza secolare di queste antiche province agresti tumulate dalla storia nella lunga durata del grande contado meridionale. La lunga ricostruzione ha sanato le ferite vecchie, ne ha aperte di nuove. Modernità meno appariscenti che altrove. I paesi tra la montagna e l’Ofanto restano <em>paesi</em>. Un’idea di lontananza. La sembianza di unità, un velo di tristezza composta che si posa sulle case ancora ammucchiate sui crinali e colorate di nuovo; sensazioni che resistono anche alle tinte smaltate, talvolta troppo esuberanti. Comunque il contrario del caos ribollente ed eterogeneo che si incontra più a Sud; la Calabria, col suo paesaggio di cemento esploso e messo sottosopra da una sorta di perenne stato di emergenza. Tutto qui appare più ordinato, risarcito da poco, <em>rimpolpato</em>, ma in un modo che sembra definitivo e persino lussuoso. C’è come un tirarsi sù, per riabilitarsi dei secoli di dimenticanza e di grigiore messi improvvisamente a nudo dalle scosse di quel sisma che scoperchiò e disvelò lesistenza dell’Irpinia al resto d’Italia.</p>
<p> </p>
<p>Ti chiedi subito che posto è un paese come Cairano. Per me che ho sempre il mare negli occhi Cairano non è un paese di terra, è un’isola. Un’isola svettante su un mare fermo di campi smossi e pettinati dai solchi regolari delle arature. Quando ci arrivi da lontano dall’Ofantina, la strada di fondovalle, pensi subito a un meteorite appena caduto dal cielo. Il suo affioramento improvviso dal piano, in mezzo a un paesaggio che resta morbido e monotono, ha qualcosa di drammatico e misterioso. Come un coltello piantato in un corpo che giace da tempo riverso al suolo. Cambiando più volte di visuale, girandoci dentro e intorno in questi giorni, ovunque mi trovassi il paese di Cairano mi è venuto incontro come un punto di indecifrata e silenziosa esclamazione. Cairano è un segno fuori misura, un geroglifico di vertigine che esce dal grande spartito di terre levigate e arricciate dal vento che a perdita d’occhio ne attorniano la rima verticale con la calma di un soufflé ben riuscito. Qualcosa di simile a un afororisma poetico e folgorante che sbuca dal silenzio prolisso dell’Irpinia d’oriente. Un apologo irpino di quelli che scrive Franco Arminio, lo scrittore-paesologo che di questi luoghi di confine a cavallo tra la Campania, la Basilicata e la Puglia è divenuto il cantore, rinominando poeticamente quello che un tempo fu una porzione del grande contado delle terre di lavoro, le terre del rimorso demartiniano. Le <em>terre dell’osso</em> come le chiamano qui. Altri tempi, altre geografie, altre storie. Oggi queste terre larghe e piatte sono una frangia terminale del continente sudista, una frontiera interna. Sono terre di nessuno segnate da un futuro incerto, se è vero che qui sul tavoliere verde del Formicoso, già punteggiato dalle presenza sinistra di enormi pale eoliche, bianche e fitte come le croci di un cimitero di guerra, verrà costruita la più grande e mostruosa discarica d’Italia: 180 ettari di immondezzaio a cielo aperto. La fine di tutto, per la vita di queste comunità, per le speranze di salvare l’ambiente, per quel che resta della bellezza stranita di quest’angolo di Sud.      </p>
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<p>Le cartoline da Cairano avrebbero forse meritato, piu’ che gli scatti dei tanti fotografi e artisti in giro per il paese in questi giorni, il pennello in vena di capolavori di uno straniero romantico, folle e immaginifico come il pittore Caspar Friedrich. Ma queste sono state sempre terre rintanate, estreme, lontane dalle rotte veloci del Grand Tour classico, e nessun pittore è mai venuto a immortalare il nido d’aquila di Cairano.</p>
<p>Salendo a piedi sopra le ultime case del paese, dall’alto della sua rupe sopra il castello, ci si trova improvvisamente issati in cima a uno scoglio altissimo, impressionante. Un vasto panorama che dal verde muschio della valle dell’Ofanto vira al giallo secco della Capitanata che si apre come una falce di luce verso oriente. Il fronte opposto invece è chiuso dal muro alto e tenebroso dei monti Alburni, che da qui custodiscono la soglia invisibile del mare dell’Occidente. Sono gli alti monti cantati da Virgilio nelle Georgiche, Titani provenienti dal Tirreno che perseguitati dall’ira di Nettuno furono tramutati in roccia. Uno scenario vasto e solenne, da ammirare in silenzio, ascoltando il vento, che qui soffia sempre, imperioso e ostile. Una cosa è certa. Cairano è un’alzaia che invola la fantasia. Qui tra l’indolenza e il vento è la testa che si allegerisce e fila via. Come una volata di aquiloni, una mongolfiera che se ne va fluttuante per l’aria. E’ domenica e i pazzi di un club di acrobati del parapendio sono saliti fin quassù dal mattino radunati come uno stormo di uccelli di passo. Si preparano con cura. Distendono per terra, fuori da grandi sacchi di nylon, le ali dei loro enormi aquiloni colorati. Restano immobili in attesa sul ciglio del prepicipizio. Si fanno esca per il vento. Quasi tutti molto giovani. Prima di saltare a turno scherzano tra di loro e fanno previsioni sul tempo, sulla difficoltà e la bellezza del volo. Si rassicurano tra di loro con gesti nervosi e scaramantici. Ripetono i controlli di sicurezza dell’attrezzatura tecnica. Sono come marionette aggrappate a tiranti e fili sottilissimi. Governano il volo solo con le maniglie attaccate all’imbracatura. Nervosi e stanchi di riposare sul posatoio adesso i piloti si piantano di spalle al precipizio e aspettano un colpo di vento propizio ad andar via. All’improvviso una piroetta inverte la posizione di partenza, una raffica più violenta gonfia fragorosamente la vela e strappa all’istante il volatore dal suolo della rupe. E’ il momento più goffo e delicato. Poi le vele colorate si tuffano nel vuoto dalla rupe del castello e si lasciano portare lentamente in quota dal vento di Cairano. E’ lo spettacolo per questi giorni di festa. Il vento, che qui soffia sempre, imperioso e ostile, per oggi non serve alle pale ma solo dagli aquiloni colorati dei volatori a vela. Sotto di loro si spalanca un abisso che porta al lago di Conza e al fondovalle. Un mare di campi e di terre ondulate che sembrano continenti alla deriva.</p>
<p>Un posto come la rupe di Cairano vale da solo il viaggio.</p>
<p> </p>
<p>In giro, tutto intrno a Cairano, invece è un’altra storia. Un orlo continuo di pale e mulini a vento che parte da Bisaccia, dirimpetto a Cairano, e si chiude alle spalle oltre, la valle dell’Ofanto e il lago di Conza, verso le alture delle piccole dolomiti appenniche di Muro Lucano che girano verso sud-ovest. Sulla piramide di Cairano per fortuna non c’è spazio per posteggiare le pale. Sul paese non ci sono torri eoliche, che invece si propagano nel paesaggio circostante acccerchiando l’occhio senza interruzione. Qui girano pale, pale ovunque. Una cosa snervante. Il vento tra le colline e i campi dell’Irpinia è diventato un affare per la produzione di energia eolica. Ma per fortuna di Cairano, isola felice di un mare sopravento, la contrada ha tante pale intorno ma nessuna sopra. Evviva.</p>
<p>Il vento di Cairano di notte è una cantica che mormora e sibila per i vicoli. Da qua sopra mi viene di pensare istintivamente al fuoco, agli incendi. Ma Cairano è un posto dove un fuoco deve essere piu’ facile accenderlo o spegnerlo? Qui intorno però di ustioni e di incendi non c’è traccia. Il vento di Cairano è verde, è ancora <em>il vento</em> e basta. Al massimo serve per tenere a galla gli aquiloni nel cielo, a portarsi via lontano, lontanissimo, i pensieri. Anche i miei.</p>
<p> </p>
<p>In questo paese minuscolo, il più piccolo della Campania (411 abitanti, quasi tutti anziani), mi pare che tutti gli esseri vivano ancora al loro posto. Piu’ o meno in pace, piu’ o meno tranquilli, ma al loro posto, senza frenesia. Fragili o forti, alti e bassi, grandi e bambini (ce ne sono abbastanza per un paese di vecchi). I visibili e gli invisibili, i lontani e i vicini quelli nati e quelli ancora non nati, qui si capisce che trovano posto, e ne troveranno ancora. C’è uno spazio serbato per tutti. E lo spazio di questi tempi è una risorsa grande e rara. Come il vento, che qui a Cairano fa solo il lavoro del vento.</p>
<p>Aldilà delle apparenze Cairano nell’alta Irpinia ti da l’idea di un posto ben acconcio, che ha il suo senso. Un posto riconciliato con la sua storia. Quel senso compiuto nella consapevolezza di sé, che dovrebbe essere la firma di ogni paese e di chi lo abita. Un buon approdo per la vita, l’isola del tesoro di un tempo presente non oppresso da assilli e impegni particolari. Un paese della polpa, non dell’osso. Dopo tre giorni passati qui i fantasmi demartiniani sono spariti; se li è portati via la notte, il vento di Cairano. Niente mondo magico di ritorno, ne piu’ terre del rimorso, abbandonate per sempre senza rimpianto. Senza rimorso.</p>
<p>Me lo ricordano anche le ragazze della proloco, gentili e spigliate nel dialetto di casa; capaci di risolvere gli intoppi di questo festival molto arminiano. Vanno tutte all’università, studiano a Napoli, a Salerno o a Roma, parlano disinvolte dei loro progetti e intanto prenotano le loro vacanze in inglese su internet. Sanno che dovranno cercarsi un lavoro fuori, e si vivono il paese come un nido di ritorni e di partenze. Ma già vivono a cavallo tra due mondi, e sembra che ne trarranno un discreto beneficio. Cairano per loro non è una partita persa. Non sono gli unici abitanti del posto senza l’ansia di stare con un piede di qua e uno da un’altra parte del mondo.      </p>
<p>Su 196 famigle e 411 abitanti registrati all’anagrafe a Cairano, ho scoperto, che  vivono anche degli stranieri. Una coppia di scozzesi ha preso casa qui. C’e anche la famiglia di un venditore ambulante arabo, con bambini al seguito e moglie discretamente velata; gente tranquilla che se ne va a spasso per le strade di Cairano come fosse a Tunisi. C’è anche una coppia di giovani americani che torna spesso al paese. La ragazza che parla con accento yankee ha la nonna di Cairano e una casa qui, che per lei è sempre aperta. Lei e il marito americano insegnano in una università della California. Tornano spesso. Hanno due figli piccoli, biondi e molto vivaci. Uno dei due si chiama Dante, per non far torto alla tradizione. Poi ci sono gli emigrati di qui, quelli di cairano che lavorano fuori e che tornano al paese per l’estate con al seguito le loro famiglie ibride remixate con mogli e mariti <em>furastieri</em> e dell’<em>alta Italia</em>. Invece una ragazza di colore l’ho incontrata stamattina. L’ho vista uscire dalla chiesa evangelica aperta per la funzione, sul ciglio del paese. Una chiesa evangelica a Cairano non è una cosa che ti aspetti di più, ma c’è. E forse ci sono anche qui le anonime e quasi invisibili badanti ucraine, polacche e rumene che per pochi euro al mese ci aiutano ad allungare i giorni dei nostri vecchi padri, madri e nonni infragiliti dall’oramai interminabile vecchiaia della nostra società opulenta. Per la buona pace delle nostre coscienze e delle nostre famiglie di ingrati e bravi nevrastenici. </p>
<p>Questa insolita mescola globalista anche a Cairano non dovrebbe stupire nessuno; sarà così sempre di piu’. Anzi il paese, ogni paese, qui come altrove, al sud come a nord, sarà  ripopolato e tenuto vivo dagli avventizi, dagli stranieri. O così o i paesi finiranno. Ci sarà un paese nuovo messo insieme da questi frantumi di umanità, di nuovi naufraghi del tempo che saliranno il monte come nuovi pionieri. Lo dice la storia. In fondo è sempre successo qui al Sud.   </p>
<p> </p>
<p>Altre cose che adesso so di Cairano:</p>
<p>c’è una via <em>Cimitero</em> al centro del paese;</p>
<p>non ho visto fontanelle per l’acqua pubblica, perché forse non ci si abbevera gratis dopo che si è arrivati fin quassù;</p>
<p>al bar se chiedi un bicchiere d’acqua non te lo danno mai pieno (forse ricordo di antiche penurie idriche su questo scoglio isolato);</p>
<p>però se prendi del vino il bicchiere è sempre pieno e poi fare il bis facilmente;</p>
<p>ci sono pochi cani e nessuno sembra davvero un randagio;</p>
<p>quasi tutti i cani sono neri;</p>
<p>invece non ho visto per strada neanche un gatto, neanche uno: </p>
<p>ci sono tre chiese, e la gente ci va;</p>
<p>in un paese dove tutto è in salita mi sono chiesto se pure gli amori sono in salita e gli abbandoni in discesa, o viceversa;</p>
<p>a Cairano non c’è un bancomat e nemmeno una banca, e questo mi sembra miracoloso;</p>
<p>a Cairano non c’è neanche una pompa di benzina, ma macchine tante e anche grosse, e questo invece mi sembra pericoloso;</p>
<p>ci sono due bar e un minimarket, ma neanche un fruttivendolo e un verduraio, ma forse sono generi comuni che la gente del posto si procura dalla terra, si fa da sé e nessuno compra;</p>
<p>in uno dei bar la correzione del caffè con un goccio di fernet costa 20 centesimi (prezzi da città).</p>
<p>Cairano mi sembra un paese piuttosto felice di essere il paese che è. Un paese che se ci sono guai non viene a rinfacciartreli subito per chiedere un’elemosina, un po’ di degnazione. Ai paesi come Cairano non bisogna fare mancare la compagnia, sì. Per il resto Cairano è un paese così come ne ho visti tanti al Sud; uno dei posti che <em>abito</em>. Dove anch’io sono nato, ho vissuto e amato.           </p>
<p>     </p>
<p>Salpo da qui e ritorno in fondo a Sud. E’ sbucato il sole da poco su una mattina di bonaccia, senza un filo di vento. Scivolo in auto verso l’Ofantina con un senso di conforto. Rivedo da lontano l’isola di Cairano, lo scoglio di Giano, il monte irpino del rifugio. Riecco staccarsi l’Athos di queste mie giornate di insolito silenzio in mezzo al mare mollemente ondoso dell’Irpinia d’oriente. Cairano per me. Il ricordo improvviso di un giro di vento; il sole secco di terra che mi  brucia la faccia su una panchina in cima al paese; la piazzetta con la chiesa di San Leone sotto i tigli odorosi; un acquazzone improvviso; un arcobaleno enorme che si stacca dal cielo e tocca la terra riverniciata di fresco; gli occhi chiari e il saluto timido di un ragazza di cui non mi ricordo più il nome, tranne che seguiva i seminari sul paesaggio e che somiglia a una Jodie Foster di paese, più amabile e attraente. Non sono ricordi da poco i souvenir che mi porto dietro da questi miei giorni a Cairano.</p>
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		<title>cairano, sabato 27 giugno 2009</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jul 2009 06:16:25 +0000</pubDate>
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cairano7xverderosa27609_ 094, inserito originariamente da angelo verderosa.
entrano nuovi ragazzi nella comunità provvisoria, alcuni anziani, stanchi, escono; non c&#8217;è nemmeno un euro ma adesso mettiamo mano al catalogo con allegato video; chi è disponibile a lavorarci ?
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<p>entrano nuovi ragazzi nella comunità provvisoria, alcuni anziani, stanchi, escono; non c&#8217;è nemmeno un euro ma adesso mettiamo mano al catalogo con allegato video; chi è disponibile a lavorarci ?<br />
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		<title>a Cairano 7x : IAIN CHAMBERS</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 19:18:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>verderosa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Cairano 7x]]></category>
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		<category><![CDATA[iain chambers]]></category>

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Il senso mobile e la percezione fluida del ‘territorio’, dove l’intreccio tra dettagli immediati, quotidiani, locali e processi planetari, sia d’oggi sia di ieri, sarà approfondito.
 L’elaborazione di una cartografia diversa che fornisca delle mappe che permetterebero di recepire il senso di un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=comunitaprovvisoria.wordpress.com&blog=2467644&post=6832&subd=comunitaprovvisoria&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div id="attachment_6833" class="wp-caption alignleft" style="width: 240px"><a href="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2009/07/cairano-7x-verderosa_26_6_09-173.jpg"><img class="size-full wp-image-6833  " title="cairano 7x verderosa_26_6_09 173" src="http://comunitaprovvisoria.files.wordpress.com/2009/07/cairano-7x-verderosa_26_6_09-173.jpg?w=230&#038;h=154" alt="iain chambers a cairano 7x" width="230" height="154" /></a><p class="wp-caption-text">iain chambers a cairano 7x</p></div>
<p>Alcune delle tematiche accennate a Cairano 7x, che spero siano affrontate nella comunità provvisoria  :</p>
<p>Il senso mobile e la percezione fluida del ‘territorio’, dove l’intreccio tra dettagli immediati, quotidiani, locali e processi planetari, sia d’oggi sia di ieri, sarà approfondito.</p>
<p> L’elaborazione di una cartografia diversa che fornisca delle mappe che permetterebero di recepire il senso di un futuro prossimo dove un sesto della popolazione mondiale sarà in uno stato di migrazione, e perciò quasi sempre anche in uno stato illegale come non-cittadini e ‘non-persone’.</p>
<p>Con questa fluidità di coordinate fornite dalle mappe mobili si affronta l’idea di una tradizione lineare per proporre un taglio, uno squarcio su un paesaggio messo in transito da un senso di discontinuità, transito e <span id="more-6832"></span>traduzione, dove non si tratta di rapportarsi con la tradizione contro la modernità quanto di insistere sulle prospettive alternative del paesaggio.</p>
<p>«Si fa presto a dire mappa, che poi è un termine che deriva dall’arabo e significa un pezzo di stoffa con il quale si avvolgono le cose per portarle dietro come un fagotto.» Franco Farinelli</p>
<p> Partendo dallo studio attento delle soluzioni solo apparentemente ‘povere’ e subalterne, si apre dunque per l’architettura e per gli studi sulla cultura dell’habitat un percorso di conoscenza estremamente nuovo e ricco di potenzialità inesplorate, in cui <em>‘place and planet’</em> (il luogo specifico ed i processi planetari) sono intrecciati in modo tale da sfidare ogni logica aprioristica del progetto. La bio-politica (la gestione delle risorse e delle ‘soluzioni’) ora in atto, deve confrontarsi con le bio-pratiche, spesso estremamente diverse.</p>
<p>Là dove la modernità, con le sue visioni e le sue tecniche, viene “creolizzata”, ibridizzata dalle necessità di sopravvivenza, là dove i segni del dimorare e dei linguaggi identitari risultano più fluidi e molto meno garantiti, i testi architettonici e paesaggistici divengono dei palisesti complessi e mutevoli in cui si sovrappongono molteplici e a volte contraddittorie interpretazioni dei territori e degli scambi culturali. Il risultato di questa contaminazione genera un humus particolarmente fertile in cui fermentano i germi di un futuro di speranza e di progetti ancora tutto da scoprire.</p>
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<p>Iain Chambers è stato tra gli animatori del Centro per gli Studi Culturali di Birmingham, in Inghilterra. Trasferitosi in Italia, insegna Studi culturali e postcoloniali all’Università di Napoli “L’Orientale”. In Italia ha pubblicato, tra l’altro, <em>Dialoghi di frontiera</em> (1995), <em>Hendrix, hip hop e l’interruzione del pensiero</em> (con Paul Gilroy, 1995), <em>Ritmi urbani</em> (2003), <em>Paesaggi migratori</em> (2003), <em>Sulla soglia del mondo </em>(2003), <em>Le molte voci del Mediterraneo</em> (2007) ed <em>Esercizi di potere</em> (a cura, 2006).</p>
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		<title>cairano 7x, rassegna stampa</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 07:38:40 +0000</pubDate>
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cairano 7x, rassegna stampa
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