Archive for the ‘x Elda Martino’ Category
Arrivederci, Professore

Nicola Fierro è morto, domani a Bisaccia ci saranno i suoi funerali.
Grazie alla sua ostinazione ed alle sue preziosissime segnalazioni, paesi come Bisaccia, Lacedonia, Andretta, Monteverde hanno potuto conservare un poco della loro memoria, della loro antica storia.
gli archivi della soprintendenza sono pieni delle sue relazioni, frutto di ore, giornate intere dedicate a camminare, a cercare, a documentare.
quarant’anni dedicati all’irpinia d’oriente, quarant’anni (e forse di più) dedicati all’archeologia, ad evitare, per quanto possibile, le distruzioni e gli scempi.
Il tempo del fare.

In queste ultime settimane ho avuto modo di incontrare alcuni dei più attivi ed entusiasti membri della comunità provvisoria, ho rivisto il sorriso solare di Mario ( a proposito: Bentornato!), la capacità organizzativa e la fattività di Angelo, la disponibilità e la gentilezza silenziosa di Agostino, il fervore di Vittorio, l’attenta partecipazione di Mauro.
Abbiamo parlato, ho soprattutto ascoltato ciò che loro avevano da dire, da comunicare, a tratti ho letto un certo imbarazzo, una sorta di sottile delusione per l’assenza di molti, per l’apparente disinteresse di alcuni amici che, da un pò di tempo in qua, non si fanno più sentire sul blog e non partecipano ai nostri incontri con l’assiduità di prima.
All in the golden afternoon…

“Ed il Paese delle Meraviglie
nacque così, cullato dall’acqua,
schizzaron pazze fuori le sue figlie
e ora che la storia è terminata
noi verso casa dirigiam le chiglie:
la luna al sole chiede con permesso.
Alice mia, con mano tenerissima
deponi questa bambinella storia
“Una pioggia di euro…”

Queste sono le cosiddette mura pelasgiche (o ciclopiche) di Monteverde in una mia foto dell’aprile 2004.
Si tratta di una delle poche testimonianze visibili della presenza di cinte murarie fortificate, di probabile origine sannitica, presenti in quest’area dell’ Irpinia.
Non voglio dilungarmi sulla loro importanza storica, né sulle potenzialità attrattive che siti come quello di Monteverde potrebbero rivestire, se inseriti in una rete di attrattori; sarebbe un discorso lungo e, per molti, forse,noioso.
Nonluoghi

E’ nell’anonimato del nonluogo che si prova in solitudine la comunanza dei destini umani. (Marc Augé, Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, Parigi 1992)
In questi ultimi mesi ho volontariamente sospeso la scrittura, forse in segno di protesta, forse di pigrizia, forse perché mi sono sentita, ancora una volta, sconfitta, trasparente, delusa. La nostra “terra che soffre” ha preteso il suo dazio, il pagamento di sudore, lavoro e fatica in cambio di indifferenza e, spesso, astiosa malsopportazione (vocabolo che, volontariamente, non cerco sul dizionario). Questa estate, mentre ero sul Formicoso in totale isolamento e silenzio, con gli occhi rivolti a terra, come richiede ciò che faccio,camminando per ore cercando segni, tracce, relitti di tempi andati e volontariamente cancellati, oppure mentre scavavo in altura, su quello strano crinale di arenaria che, un tempo, è stata un’arce sannitica e, dopo, una colonia romana, sentivo la solitudine.
Delegittimazioni e altre amenità
di Elda Martino
sarà una mia impressione ma, in questi ultimi tempi, credo sia in corso un processo, nemmeno tanto nascosto, di delegittimazione nei confronti di tutti quelli che, in qualche misura, stanno lavorando per il Formicoso.
sono perplessa e non voglio cadere nella solita dietrologia da quattro soldi, ma niente mi leva dalla testa che qualcosa si stia muovendo sottotraccia per dividere, per aizzare, per instillare il dubbio.
le ingiurie,gli insulti o, peggio ancora, le alzate di spalle e l’indifferenza con le quali alcune proposte sono state “ascoltate”, temo derivino dal fastidio di sentirsi dire da altri che le vere, reali ( e mai davvero prese in considerazione)potenzialità di questi luoghi avrebbero potuto, e possono ancora, in piccolissima, media o decisiva misura, intervenire in “processi più grandi di loro”.
Alzo la testa.
Il tormento e l’estasi.
La ricerca è passione, questo è fuor di dubbio, e, quindi, spesso, anche sacrificio e tormento, qualche volta frustrazione, molte volte estasi.
I linguaggi burocratici, i tecnicismi, i tempi elefantiaci della macchina amministrativa, le sue palesi contraddizioni,fanno di tutto per sminuire, per cancellare, per ironizzare.
Così, un giorno scopri archi, volte, pozzi e , il giorno dopo, vieni aggredita, con livore, quasi con rabbia, da chi considera tutto questo un semplice fastidio, un ostacolo per i propri, bassissimi, fini.
Scusate, ma è troppo bella!(da Esenin)
Non mi lamento, non imploro, non piango,
Tutto passerà come il fumo dai bianchi meli;
Preda all’oro dell’appassire,
La mia giovinezza, lascerò.
E tu toccato dal freddo, o mio cuore,
Come ora più non batterai;
E il paese di betulle d’indiana
A camminare scalzo più non mi tenterà:
Est locus Italiae medio…

“c’è un luogo, in mezzo all’Italia … sotto alti monti…”
stavo pensando che sarebbe bello se la cp volesse, in un giorno di vento, provare a sentire ciò che mephitis ha ancora da dire. forse resterebbe muta, come ha quasi sempre fatto, continuando a borbottare indifferente o, forse, ci impesterebbe con i suoi miasmi, ridendo dei nostri ipersensibili nasi eppure potremmo provare senza nostalgie sciocche, ognuno con le sue motivazioni o le sue perplessità, ognuno con il suo “dentro” pensiamoci. _ elda
IDDU…
Gli strombolani , quando si riferiscono al vulcano, lo chiamano “Iddu” (è alle mie spalle in questa foto scattata un paio di mesi dopo gli eventi del 2003)
Mi stavo chiedendo se pure noi abbiamo coniato-nel tempo- una sorta di definizione del genere per riferirci al nostro personale “Iddu”, il terremoto.
Perché ? Perché ho notato che gli strombolani hanno, in un certo senso, esorcizzato la presenza di un rischio incombente evitando di nominarne apertamente la fonte, ma, di fatto, assolutizzandola con l’attribuzione di un pronome personale in maiuscolo. _ Sarei curiosa di sapere cosa ne pensate voi. elda _
VIAGGIO SENTIMENTALE in una TERRA di MEZZO
Viene poi il popolo degli Irpini, anch’essi di ceppo sannita.
Ricevettero questo nome dal lupo che fece da guida alla loro migrazione:
i Sanniti chiamano hirpos il lupo.
Confinano con i Lucani dell’entroterra.
Strabone, 5.4.12
VIAGGIO SENTIMENTALE IN UNA TERRA DI MEZZO
E’ l’alba quando mi alzo per raggiungere l’area degli scavi, ho sonno, come sempre, e mi chiedo perché una persona che ama dormire abbia scelto un lavoro così mattiniero. Nella mente i problemi di cantiere, gli operai, i turni, la documentazione da tenere in ordine,gli articoli da consegnare; negli occhi il sole che intuisco dietro le colline mentre corro verso il primo bar del paese per il primo caffè. Giornata tipo.
dal blog di elda martino
La Comunità Provvisoria, di cui sono una adepta/amica/simpatizzante/sostenitrice (insomma, trovatelo un pò voi il termine adatto), si propone da qualche tempo (era gennaio, se non mi sbaglio, quando l’idea fu lanciata per la prima volta) di organizzare una rete di sentinelle sul territorio, sentinelle che denuncino gli scempi o, più semplicemente, le brutture che la nostra terra subisce quasi quotidianamente.
Oggi, nel mare magnum degli orripilanti esempi che mi crescono intorno, giorno dopo giorno, vorrei segnalare la cementificazione dell’intero territorio compreso tra i comuni di Avellino, Monteforte, Summonte ed Ospedaletto, cementificazione che sta procedendo a ritmi frenetici a dispetto dei cosiddetti Parchi regionali, delle città giardino e delle belle, bellissime chiacchiere che si fanno intorno ai concetti dell’ecosostenibilità, della tutela delle aree verdi, dei biomi etc.etc. etc.



