LA BELLEZZA DELL’IRPINIA (nella comunita provvisoria)
La parola bellezza, si trova in vari post e commenti della comunita provvisoria, rappresentata molto bene in espressioni e contenuti, adesso si tratterebbe di praticarla nei nostri luoghi, attraversarla negli spazi, veicolarla da un tetto all’altro, parteciparla insieme, produrla in qualità, rappresentarla con cuore,
MI CHIAMO ANGELO SICILIANO
Mi chiamo Angelo Siciliano (Angelomaria all’anagrafe) e nacqui contadino a Montecalvo Irpino nel 1946. Rimasto orfano di padre, nel 1949, assieme a un fratello di dieci mesi, per scelta di mia madre, che decise di non rifarsi una vita, divenni capofamiglia.
Pascolavo le pecore e aiutavo a coltivare la terra, e pareva che il mio destino fosse di fare il pastore-contadino. Magari un poeta-contadino affabulatore. Sarei potuto diventare uno strologo di campagna. Ma ero curioso del mondo, di cui poco si sapeva da noi. Mi era innato il disegno e a 13 anni disegnavo e dipingevo con dei pennelli che mi ero fatto da solo, con il crine rubato alla coda di una vacca di una zia massara. (continua)
Sentimenti d’immagini

In natura nessun oggetto esisterebbe se non esistesse la luce. La luce disegna e crea le forme che noi vediamo perché queste riflettendo i raggi luminosi comunicano al nostro cervello la percezione dello spazio e delle cose. La quantità giusta di luce quindi ci permette di avere una nitida visione. Scattare molte fotografie stando molto attenti alle inquadrature e ai soggetti non sempre è il modo migliore di imparare bene, per esperienza molto di più ho appreso guardando e analizzando delle immagini che non scattandole. Per progredire e riuscire a ben comunicare, oltre ad un bagaglio (continua…)
IRPINI NEL MONDO E NELL’ANIMA / TERESA
IRPINI NEL MONDO E NELL’ANIMA / TERESA
Teresa Cella in persona, Mam Ter per un paio
Rispondo ad un invito della C.P. e mi presento in prima persona.
Primo tempo , colorando brandelli di storia già raccontati:
Sono Teresa C., sono nata ad Andretta il 2 luglio ‘51 ed ho cominciato ad emigrare a 28 giorni, in pieno solleone, con tutta una famiglia di donne (mamma, nonna e zia gio) e mio padre che aveva iniziato una carriera di “servitore dello Stato “ in Polizia .
Fu il Mastro di bottega di Manganelli, quando arrivò a Firenze negli anni 70.
Le tre donne avevano già migrato tra i vari paesi dell’ Irpinia al seguito del nonno ed erano rientrate ad Andretta , dopo la morte del nonno , poco prima che scoppiasse la guerra.
E Dizzy che inseguì la vita…
“Antonio come stai? Tutto bene carissimo, sono appena tornato dall’Afghanistan…..”
“ue ciamma verè!”
“ vabbuò t’aspetto a casa”
Alla fine mi identifico sempre nei pochi luoghi che sento familiari, come le case degli amici di sempre, di quelli che vedi molto raramente. Quasi sempre c’è un padre o una madre a ricordarti chi sei, da dove vieni, cosa pensi, dove vai….
PICCOLO FRATELLO PIERO
Un amico mi ha chiesto di sintetizzare il periodo irpino durato sette anni continuativi più altre soste. Dopo il primo anno consecutivo in questa terra Irpina, alla quale sono approdato per dare inizio alla nuova comunità monastica dell’Abbazia del Goleto, avrei voluto scrivere un articolo su “Il perfetto medioevo”; era l’aspetto socio-politico che mi si delineava mentalmente, giorno dopo giorno, prendendo atto delle procedure nei compiti, negli incarichi delle gestioni politiche ed amministrative (Principe, Vassalli, Valvassini e Valvassori). A distanza
POSSIAMO DARE ARIA AI NOSTRI SOGNI
Adelelmo Ruggieri
PORTE APERTE
“possiamo dare aria ai nostri sogni”
Sto andando in treno ad Ancona. Cinquanta anni fa molte coppie ci andavano in viaggio di nozze. Passavano amoreggiando la prima notte matrimoniale, e poi, la mattina dopo -dopo un’altra passeggiata in centro-, tornavano al paese sulle colline marchigiane. Sto dicendo naturalmente di coppie che appartenevano alle cosiddette classi meno abbienti, in pratica tutte quante. Le pochissime restanti partivano per chissà dove, prima tappa quasi sempre Venezia, poi di lì si vedrà, che tanto i soldi non finivano mai.
Ho con me un libro di Enzensberger che mi regalò Franco di passaggio
TINA, RICERCATRICE /castelnuovo di conza
Ogni volta che sento parlare di emigrazione, che sia in questo blog o nelle parole dell’ultima canzone di Eugenio Bennato, mi sento trascinata. Trascinata da un emozione che è un mix di malinconia ed incazzatura pura. Si ribella all’esodo la mia coscienza civile: lo fa contro un sistema politico che ci ha condannati al sottosviluppo. Ma (continua…)
METAPHISIQUE
_ Era l’inizio dell’anno … non mi sembra però sia cambiato molto … il tempo come soffio di vento ci annoia e non poco, se avessimo solo la facoltà di restare a osservare quieti, addolciti e appassiti solo i petali di nuovi fiori muoversi per questo subdolo vento non ci sarebbe storia da fare e vivere o morire … e poi se è vero che i fiori sono anch’essi “provvisori”, fiotti spontanei di bellezza a cui far attecchire bellezza, espressioni di giusta armonia in cui il tempo è il pretesto per nuovi lucenti sguardi verso l’altrove (continua…)
per una rete web di SENTINELLE IRPINE
ho appena letto la mail e mi perdonerai se l’ho inoltrata ad altri, fidatissimi, amici, insieme al sito della comunità. La proposta mi sembra ottima, la appoggio in toto. Dopo anni di disillusioni (e di bastonate varie), dopo aver creduto tanto (ed aver anche tanto sofferto) per questa nostra terra di mezzo, mi ritrovo qui, entusiasta e convinta della bontà delle ultime nascenti iniziative (comunità provvisoria in primis). (continua…)
Comunità provvisoria, l’Irpinia e il Silenzio
Scrivo con profonda disperazione e con più profonda speranza
Comunità provvisoria
Se la “comunità provvisoria” non è solo una velleità, non si esaurisce nel tempo, è un bisogno autentico, allora esserci dà una grande gioia. La più facile delle sue pagine uscirà da un travaglio lunghissimo. Tutto quello che è necessario , secondo me, si giustifica. Tuttavia è anche vero che è una terribile fatica, perché se l’impressione liberatrice avviene nella forma immediata, la stessa che si può avere discorrendo con un amico, quando si vuole comunicarla agli altri, va contenuta, sfrondata; soprattutto deve non tradire, perché una comunicazione sbagliata tradisce la verità di


