COMUNITA’ PROVVISORIA . paesi .. paesaggi … paesologia

comunità paesologica per una regione del sud interno, dal Pollino alla Maiella

Posts Tagged ‘a Franco Arminio

CANDIDATI

con 70 commenti

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Noi non pensiamo che in Parlamento accada molto, ma non sarebbe male se ci andasse gente di valore, che ha letto e continua a leggere qualche libro. Non si può accettare che venga dato per scontato che al posto di Maccanico ci debba andare Enzo De Luca e al posto di Mancino ci vada Rosetta D’Amelio. Sarebbe questa la discontinuità di cui tanti parlano? Invece di mandarli a casa li promuoviamo? È vero, al momento nulla è deciso, ma Leggi il seguito di questo post »

Written by verderosa

3 Febbraio 2008 alle 10:15 pm

il giorno della fine del mondo

con 5 commenti

montevergine

giorno della candelora

immondizie ad alta quota

canti a devozione tra i pullman in manovra.

la plebe dominata dagli spagnoli

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Written by comunitaprovvisoria

2 Febbraio 2008 alle 10:45 pm

quadrara delle aquile

con 5 commenti

metto qui, nel blog della montagna, nel blog che va dietro al paesaggio, un dialogo del poeta CLAUDIO DAMIANI, prossimo ospite della comunità. _ f.a.

Caro Francesco, c’è stato un momento oggi quando camminavamo su quel tratto in quota sul sentiero piccolo nella parte nord che ho avuto un momento come di sospensione, mi sentivo leggera come senza gravità, gli alberi mi respiravano intorno e anche loro sembravano senza peso. Se mi fossi seduta avrei fatto più fatica, se anche fossi stata in volo, ferma Leggi il seguito di questo post »

Written by comunitaprovvisoria

31 Gennaio 2008 alle 4:56 pm

Lettera sulla dittatura

con 15 commenti

Viviamo in una società totalitaria. L’affermazione, dolorosamente vera, suona falsa perché non si vede chi sia il dittatore e si pensa che la dittatura per essere tale debba somigliare a quelle del passato. La dittatura presente, che potremmo anche semplicemente chiamare la dittatura del presente, è come un suono assordante per chi ha i sensi capaci di percepirla. Viviamo scontenti. Nessuno ci ha dato l’olio di ricino, nessuno ci ha vietato alcunché, eppure siamo qui prostrati da un’altra giornata vissuta sotto la tirannia di un tempo che uccide Leggi il seguito di questo post »

Written by comunitaprovvisoria

30 Gennaio 2008 alle 1:25 pm

partito democratico rivoluzionario

con 24 commenti

santojanni-verderosa-37.jpg  _ dal diario di Franco Arminio

lunedì 28 gennaio, 10.12  ____________ programma del partito

il partito democratico rivoluzionario è il partito dell’irpinia d’oriente.

il programma per ora costa di un solo punto: andare dietro il paesaggio, il nostro paesaggio.

un partito silenzioso. non è necessario sollevare troppe parole. un partito che urla a bassa voce.

un partito territoriale, comunitario.

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le cose vere

con 13 commenti

franco.jpg  Ogni tanto incontro qualcuno che mi rimprovera il mio ingresso nel PD. I ragionamenti sono più o meno questi: sei entrato nella democrazia cristiana… sono gli stessi di sempre…vogliono fare le solite porcherie e tu sei un illuso se pensi di cambiare il corso delle cose dall’interno…tu non c’entri niente con queste persone, ti possono solo sporcare, anzi per il fatto che ti sei messo insieme ti hanno già sporcato… Secondo me questi ragionamenti

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Written by comunitaprovvisoria

24 Gennaio 2008 alle 2:33 pm

assemblea a bisaccia

con 13 commenti

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sabato 19 gennaio alle ore 16
BISACCIA, centro anziani
assemblea provinciale per la salute e il paesaggio

presenteremo la raccolta delle firme e faremo il punto sulle nuove iniziative da intraprendere. da troppi giorni stiamo assistendo a una campagna portata avanti da sedicenti studiosi secondo i quali i rifiuti devono essere collocati nelle nostre zone.  è il momento di rispondere e di far valere le nostre ragioni.  __ franco arminio  

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Written by comunitaprovvisoria

18 Gennaio 2008 alle 4:45 pm

la casa in mezzo alle macerie

con 3 commenti

stiamo costruendo una casa in mezzo alle macerie.

doppio lavoro: costruire e spazzare via, nello stesso tempo.

sabato a bisaccia presentiamo il nostro sogno: la regione del sud interno, dal pollino alla maiella.

d’ora in poi sarà questa l’insegna luminosa della comunità.

non ci facciamo fregare dagli accaniti al contingente.

seguiremo con scrupolo le vicende dei rifiuti, ma tenendoci ben stretti alla nostra utopia.

arminio

Written by comunitaprovvisoria

17 Gennaio 2008 alle 10:12 am

la viltà e il silenzio

con 4 commenti

prima che sui giornali o sui blog letterari, metto qui questo pezzo.  questa è la mia casa. ma sono pronto a lasciarla se non arriva uno sforzo più grande. lo impongono i tempi.  c’è un tempo per agire e uno per indugiare.   _ adesso abbiamo le firme e l’assemblea di bisaccia.    _ un abbraccio a tutti quelli che hanno firmato.  f.a. 

(stasera, mercoledi 16 alle 19, la comunità provvisoria si incontra a Carpignano per una pizza; c’è un’unica trattoria al centro del borgo, difronte al santuario; tra Fontanarosa e Grottaminarda; chi vuole può raggiungerci)

La viltà e il silenzio 

Mi sveglio presto in questi giorni. È la testa che si mette a parlare e io non riesco a zittirla. Allora mi alzo, mi metto a scrivere, aspetto che arrivi l’ora per andare all’edicola. Porto con me il foglio dove raccolgo le firme per un petizione sui rifiuti. Parlo con disoccupati a oltranza, barbieri senza clienti, pensionati oziosi o avvizziti, architetti, geometri, impiegati comunali. Parlo, ascolto, mi lascio travolgere da cumuli di parole che si accatastano nelle Leggi il seguito di questo post »

Written by comunitaprovvisoria

16 Gennaio 2008 alle 11:42 am

rifiuti e disordine

con 2 commenti

Mi sono occupato fino alla nausea di rifiuti ai tempi della battaglia per salvare il Formicoso. Quella battaglia, durata quattro anni, fu vinta, ma come era facile prevedere il problema dei rifiuti ha assunto proporzioni gigantesche. Sappiamo colpe e colpevoli, sappiamo anche che siamo ben lontani dalla risoluzione della faccenda.
Avevo insieme ad Angelo Verderosa immaginato che la Comunità potesse elaborare una sua proposta e magari farla sottoscrivere. Prendo atto che questa via a molti non piace. Allora quello che possiamo dire è che ognuno si organizza come vuole, magari utilizzando anche questo blog per far conoscere le proprie idee e le proprie iniziative sulla materia. Alcuni possono raccogliere le firme, altri possono immaginare performance artistiche. Piena libertà a tutti, ma senza usare il cappello della “comunità”. Non siamo un partito e ci mettiamo poco a prendere una decisione e a cambiarla. Non abbiamo neppure paura di manifestare la nostra impotenza che poi è l’impotenza di tutti in questo periodo.
La nostra strada la costruiamo giorno per giorno, senza mete preordinate. Siamo provvisori e barcollanti, come i tempi impongono. E siamo anche felicemente disordinati. Cambiamo grafica ogni giorno e non nascondiamo le nostre indecisioni. Basti pensare per fare un esempio all’atteggiamento verso i commenti anonimi. Chi li vuole, chi non li vuole. Rimane l’evidenza che abbiamo iniziato il cammino a Bisaccia mettendoci in cerchio e invitando ognuno a dire chi era e cosa faceva nella vita.
Arminio

Written by comunitaprovvisoria

7 Gennaio 2008 alle 4:58 pm

ancora stipendi

con un commento

so che molti qui dentro non vogliono sentire parlare di quella che viene chiamata politica. ma come ho già scritto nell’ultimo post, per me il lavoro paesologico e poetico a volte s’intreccia con la passione civile.
questo pezzettino uscirà domani sul corriere, ma la precedenza è per la “comunità”.
arminio

Questo non è un articolo. Ne ho scritti due nei giorni scorsi e ovviamente non ho ricevuto nessuna risposta. Il tema era lo scandaloso rifiuto dei consiglieri regionali campani di ridursi lo stipendio del dieci per cento.
Lo so che i loro stipendi incidono ben poco sul complesso dei tanti sprechi della politica. Lo so che nessuno si è mai ridotto lo stipendio senza essere costretto a farlo. Ma queste evidenze non possono far considerare meno vergognoso il comportamento di consiglieri regionali che s’ispirano a valori cristiani e socialisti.
Io al gioco che il problema è sempre un altro non ci sto più e credo che non ci stiano più neppure le tante persone che hanno dato fiducia al progetto del partito democratico pensando che con le vecchie logiche né si risolvono i problemi e neppure si prendono i voti. Per quanto mi riguarda aggiungerei una R: partito democratico rivoluzionario. Una “rivoluzione” che viene dalla voglia di rifare comunità e di riannodarsi al proprio paesaggio. Una spinta pacifica ma potente, capace di coniugare scrupolo e utopia. _f.a.

Written by comunitaprovvisoria

6 Gennaio 2008 alle 4:59 pm

la libertà di essere vasti

con 9 commenti

Ieri mattina ho scritto l’articolo intitolato “stipendi e rifiuti”. L’ho scritto per un sentimento d’indignazione che mi dava un dolore fisico, dolore che la scrittura dell’articolo non ha dissolto. Ieri pomeriggio ho scritto le poesie che potrete leggere qui sotto. Perché le metto? Per affermare la liberà di essere vasti. Abito diversi luoghi. Sono una creatura di frontiera. Non è un merito. È così e basta. L’articolo è fatto ed è già perso nel vortice delle chiacchiere che si elidono a vicenda. Su queste poesie ritornerò, le alleverò come porcellini e non so che fine faranno. Le parole della poesia hanno bisogno di riletture nel tempo per vedere se resistono. Ma intanto, qualunque sia la vostra reazione, adesso sono qui, esposte come panni al vento. __ arminio 4.1.08
L’ASTRO INCAPPUCCIATO
1.
Batto i tasti senza sapere se sono vivo o morto,
guardo le mie scarpe, sento che ho le dita
un poco fredde e vado avanti, avanti
con la mente che mi bagna le braccia
e poi cade a terra, la mente come una luce
che filtra dal mio corpo e prende la via del mondo,
la mente che prende il mio corpo tra le sue braccia,
ora tutto il mondo è tra le mie braccia,
venite a vederlo, pare un bambino appena nato.

2.
Tutto questo tremare,
questo tremare in continuazione
che mi ha così stancato.
Mai un giorno, mai un momento
che sono stato tranquillamente morto
in mezzo alla vita, addormentato
come cosa tra le cose,
sempre lì a cercare, sempre ad agitarmi
per ingrandire l’attimo che viene
mai la voglia di evitarlo,
mai la voglia di trascurarvi,
di trascurarmi.
3.
Parliamo, lottiamo,
svegli, vivi, addormenti,
col sole, con la nebbia,
da bambini, da vecchi,
allegri, tristi, moribondi,
sempre noi,
ombre illuminate da un cerino,
cerini dell’ombra.
4.
Il giorno in cui moriremo
il vento come sempre passerà
in mezzo a questa casa che si chiama mondo.
In mezzo alla casa un corpo rigido,
trascinato via dalle invisibili formiche
dell’eternità.
5.
Quando moriamo
la mente si apre come una tovaglia,
si apre a tal punto che non può contenere
più nulla, neanche una briciola del nulla.

6.
In certi funerali le persone
hanno una bella faccia, bella voce
e pare che si vogliano riunire
come per sciogliere vecchi confini.
La casa del morto fa tenerezza.
C’è chi guarda con attenzione
anche un tavolo, anche un calendario.
7.
Un sorriso,
un femore rotto,
un amore, un morto…
tutto è appoggiato
sulla barca senza destino
che vaga per il corpo.
8.
Andate nel mio letto,
andate a prendere le mie mani
andate a prendere la mia faccia.
Con le mie mani ho salutato la mia faccia
con la mia faccia ho salutato le mie mani.
9.
Adesso ho un umore cieco,
mentre prima mi sentivo lieve
nel saliscendi della vita,
mi piaceva che andasse da ogni parte.
Adesso il tempo si è ammalato
mi passa dentro come una valanga,
come un cane affamato.

10.
Non sono mai stato dentro la vita.
Ci ho sempre girato intorno
come se fosse una mina antiuomo
che se la tocchi scoppia.
Adesso lo so che ho sbagliato
e che bisogna esplodere,
perché il nostro corpo è già una fiamma,
una succursale del sole,
un piccolo astro incappucciato.

Written by comunitaprovvisoria

4 Gennaio 2008 alle 11:04 pm

Pubblicato in a Franco Arminio

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stipendi e rifiuti

con 3 commenti

Metto qui un pezzo che uscirà domani 4 gennaio sul corriere del mezzogiorno. Quando comincio un discorso cerco di portarlo avanti e mi piace farlo anche senza vezzi letterari. So che in fondo è penoso dover ricordare certe cose, bisognerebbe parlare di ben altro (e io penso di farlo) ma abbiamo una regione sommersa di immondizia e abbiamo questi politici. Si può discutere sulle forme, ma un ritorno alla politica mi pare importante. Nei prossimi giorni mi piacerebbe che cominciassimo a ragionare intorno al tema del paesaggio. In fondo è stato il tema con cui abbiamo avviato la comunità. __ f.a. 3.1.2008
Stipendi e rifiuti
Il recente “rifiuto” dei consiglieri regionali di ridurre il proprio stipendio del dieci per cento è molto grave di fronte alla ormai macabra situazione dei “rifiuti”. Mettiamo anche che i politici campani siano bravissimi a risolvere ogni genere di problema, ma il fatto che da anni ci sia un commissario straordinario che si occupa dell’immondizia vuole dire che si tratta di politici destituiti di almeno una parte della loro funzione e quindi sarebbe logica la riduzione dello stipendio.
Qui non c’entra niente l’antipolitica e non c’entrano niente i discorsi sulla vecchia e la nuova politica. È una questione di giustizia. Un operaio viene pagato per le ore di lavoro effettivamente svolte. Nelle fabbriche bisogna recuperare anche un ritardo di cinque minuti. Non si capisce perché i politici debbano impunemente essere liberi di fare danno: basti pensare al fatto che senza rifiuti Napoli sarebbe piena di turisti. A questo punto qualcuno dirà che l’arma per far pagare il conto è in mano ai cittadini e si chiama voto. È un’obiezione fondata solo in parte. Sappiamo bene che con i meccanismi attuali non siamo noi a scegliere i nostri rappresentanti nelle istituzioni, ma si tratta semplicemente di confermare scelte fatte da altri.
Prima di discutere su come risolvere i problemi di una società, i diversi partiti hanno il dovere di avere le carte a posto. E siccome il pd, cioè il partito che governa quasi tutto in Campania, sta costruendo in questi giorni le sue carte, sarebbe opportuno che ci fossero scelte nette e di minima decenza.
Se la riduzione dello stipendio è un gesto di rispetto nei confronti dell’intera società che si pretende di governare, scrivere una norma che impegna gli eletti a versare una quota significativa al partito è un gesto di rispetto nei confronti della politica che si pretende di rappresentare. In questo campo si può procedere anche in maniera unilaterale, non c’è bisogno di tavoli e convergenze istituzionali.
Senza la riduzione degli scandalosi costi della politica è come assistere a un incontro di pugilato in cui i contendenti sono imbottiti di cocaina. La colluttazione è singolare: non si fanno male quelli che fingono di combattere ma i cittadini che assistono allo spettacolo.

Written by comunitaprovvisoria

4 Gennaio 2008 alle 11:03 pm

non solo irpinia

nessun commento

metto qui, proseguendo i miei esercizi di ammirazione, un testo appena letto su Zibaldoni, uno dei migliori luoghi della rete. http://www.zibaldoni.it/ andate a visitarlo. andare dietro il paesaggio, dietro il nostro paesaggio, non significa essere paesani. la comunità è un luogo aperto, ventilato. Zibaldoni ha un respiro internazionale ed è fatto ad Angri, mi pare un ottimo auspicio per il nostro lavoro. prossimamente metterò altri pezzi importati da questa preziosa rivista.

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___ arminio 2.1.2008
Il peso lieve dei sogni / Werner Herzog tradotto da Stefania Conte
Non sono mai stato uno di quelli che si preoccupano della cosiddetta felicità. Felicità è uno strano concetto. È qualcosa per cui io non sono proprio fatto. Non è mai stato un mio traguardo; io non penso in questi termini. Sembra sia lo scopo della vita di molte persone, ma io non ho scopi nella vita.
Credo di cercare qualcos’altro. Dare alla mia esistenza una qualche sorta di significato. È una risposta molto semplificata, lo so, ma che io sia felice o no non conta molto.
Mi è sempre piaciuto molto il mio lavoro. Forse piacere non è la parola giusta: l’ho sempre amato.
Significa molto per me godere del privilegio di fare questo mestiere, benché io abbia lottato per girare i miei film esattamente come desideravo e renderli tanto prossimi alla visione che stavo cercando.
All’età di quattordici anni, una volta compreso che per me il cinema era un necessità morale, non ho davvero avuto altra scelta che portare avanti i miei progetti.
Non mi annoio mai. Questa parola non esiste nel mio vocabolario. Pare che io spaventi e stupisca mia moglie essendo capace di rimanere a fissare ciò che si trova fuori dalla finestra talvolta per giorni, persino quando non accade nulla di speciale. Posso sembrare catatonico, ma non lo sono dentro. Ci sono tempeste che ruggiscono dentro. Penso fosse Wittgenstein che parlava dell’essere all’interno di una casa e vedere all’esterno una figura che si dibatte in modo strano
Da dentro non puoi capire quali bufere stiano imperversando lì fuori, e così trovi la cosa divertente.
Ogni mattina appena sveglio sento una specie di mancanza.
“Ancora! Perché non ho sognato?”. Mi sento come quelli che non mangiano o dormono abbastanza, che sono sempre affamati o stanchi, e questa può esser una delle ragioni per cui faccio film. Forse voglio creare per lo schermo quelle immagini che sono così manifestamente assenti dalla mia testa durante la notte. Comunque , io fantastico continuamente.
È mia sincera convinzione che le immagini nei miei film siano anche le vostre. In qualche modo, nelle profondità del vostro subconscio, le ritroverete mentre si celano inattive, come fossero amici che dormono. Vedere le immagini del film le risveglia, come se vi stessi presentando un fratello che non avete mai realmente conosciuto. Questa è la ragione per cui tante persone ovunque si sentono in collegamento coi miei film. La sola differenza tra voi e me è che io sono capace di esprimere con una qualche chiarezza queste immagini mai pronunciate e mai rivelate, i nostri sogni collettivi, comuni.
Ho sempre sentito che, fino ad un certo punto, il cinema dovrebbe incoraggiare ciascuno a prendere sul serio i propri sogni e ad avere la forza di fare davvero ciò che desidera, anche se talvolta si può fallire. In Burden of dreams, il fil m c he Les Blank ha girato sul set di Fitzcarraldo, racconto la storia del mio ritorno in Germania, quando le cose non andavano molto bene mentre giravamo, nel tentativo di non perdere tutti gli investitori del film. Tutti allora mi domandarono se ero intenzionato a continuare col mio progetto. “Ne hai davvero la forza e la volontà?”. Li guardai e risposi, “Come potete farmi questa domanda?” “Se abbandonassi questo progetto sarei un uomo senza sogni”. E andai avanti, a dispetto di queste resistenze, terminando il film.
Se qualcuno guarda Fitzcarraldo e trova il coraggio di portare avanti i propri progetti, allora il film ha davvero raggiunto il suo scopo.
Se una persona su trecento esce dal cinema dopo aver visto uno dei miei film non sentendosi più sola, allora ho ottenuto tutto quello che mi ero proposto girandolo.

(Brani liberamente tratti e adattati da Herzog on Herzog, Faber and Faber 2002)

Written by comunitaprovvisoria

4 Gennaio 2008 alle 11:02 pm

da Lisbona, Marco Ciriello

con 7 commenti

Per la serie “esercizi di ammirazione” iniziata con Innarella e proseguita con Fumagallo, mettiamo qui un reportage di Marco Ciriello. Si può essere bravi scrittori e vivere in un piccolo paese come Pietrastornina. Marco scrive per Il Mattino e ha pubblicato due libri con Pequod. Il resto ve lo dirà lui in uno dei prossimi incontri della Comunità. ___ f.a. 3.1.2008

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Le scale della metropolitana hanno il respiro dei poveri e la puzza di piscio di chi ci passa la notte. È quello il primo odore che senti, poi alzi gli occhi e leggi: «Cais do Sondré». Il secondo è un pensiero per la vita silenziosa della città. Ti muovi con familiarità, non devi fuggire dall’istante, c’è una tranquillità per le strade mattutine che sfiora la finzione. Ha rampe che ti consegnano al mare rubandoti il fiato e vicoli che ti inchiodano al realismo delle voci sui muri: «O Estado rouba, rouba ao Estado». Quando vedi un tram, vecchio, giallo, stinto, spuntare dalle spalle di un palazzo piastrellato d’umido: arrancare e presentarsi semplice e stupido alla ripetizione del suo tragitto, non puoi che sorridere della sua certezza: c’è e ci sarà ancora. Rassicurante come una preghiera. I tram attraversano ignari piazze immobili per il piacere dei turisti, sospesi in mezzo alle morbide piogge di questa città, orfani nella notte, girano per tranquillizzare. Lisbona ha un ritmo lento, per questo se li è tenuti, ha strade piene di luce e cieli trasparenti sul silenzio, spesso rotto dalla gente che urla a testa alta. In molti parlano soli. Seduti, composti, vecchi biglietti della sorte fra le mani o in tasca, fumano cattivo tabacco e puzzano di fritto i pazzi lisbonesi. Li puoi trovare seduti alle fermate dei tram o alle scale della metro, hanno tutti la faccia stanca, molti giorni di pietà in arretrato, e al pari dei tram riempiono le strade aspettando che finisca il giorno. Città tagliata col coltello, si mostra in disordine senza vergogna, sporca di cuore. Ha palazzi d’azzurro porcellana e finestre bianche, squadrate case che registrano luce e sguardi, calore, spazi stretti che diventano salite e selciati, e terrazze con panchine che ci passeresti la vita a guardare di sotto una smorfiosa cattedrale senza tetto, l’immenso spazio d’una piazza o una nave: pettine dimenticato in mezzo all’acqua. Qui si rischia la pigrizia di un sepolcro se lasci vincere l’anima. La ruggine, ombra ruffiana del tempo, accompagna i passi dei turisti. Le insegne sbiadite delle pasticcerie e le loro vetrine che sembrano strade dell’est fanno il paio con la malinconia dei giorni che s’accorciano e le facce da madonne tristi che hanno le portoghesi. In metropolitana, invece, vedi le città da dentro, senza palazzi, solo gente e gallerie, e storie, come quella che racconta a una sua amica la donna salita a «Baixa-Chiado». Dice di aver trovato uno che vendeva giornali d’epoca, comprato un quotidiano con la data di nascita del suo amore: quel giorno di marzo del ’56 si annunciava la prima traversata di non so che cima della terra del fuoco. O la ragazza angolana che – prima di scendere alla fermata di «Martim Moniz» – dice alla sua vicina di posto che oggi ha fatto i conti con la polvere e le ragnatele della casa dove lavora, e quando accenna alla sua vittoria sui ragni: ride rumorosamente, davvero contenta, come se avesse sconfitto Carlo Magno. Sulle pagine de o «Público» il sociologo Antonio Barreto racconta come sono cambiati i portoghesi negli ultimi anni, e seppure in movimento siano rimasti religiosissimi e orgogliosi della propria identità ma a un livello di vita ancora molto basso rispetto alla media europea. Alla fermata «Rossio» c’è un azulejos di una donna in fuga fino a scomparire dietro la linea delle piastrelle che tutti fotografano, e accanto una immagine di un’altra donna, stropicciata, quasi avesse pagato il passaggio. Prima dell’uscita un arabo vende chincaglierie e poco più in là un cieco elegantissimo intona una nenia ogni volta che una moneta risuona nel contenitore di plastica giallognola ai suoi piedi. Alla fine della strada da un furgone verde viene fuori la voce di Amália Rodrigues che canta fado sommergendo la voce del cieco. Uscendo ad «Alameda» si spunta in un bel parco pieno di gente. C’è sole caldo e molti clochard stesi a terra. Un glabro ciccione è il padrone dell’enorme fontana che chiude il lato piccolo del parco con i suoi cavalli di pietra. Disteso, pancia all’aria, si gode la bella giornata. Poco distante un nero seduto su un mucchio di cartoni recita la parte del cattivo, urlando cose incomprensibili a quelli che corrono in tondo, chiude: un sassofonista biondo e barbuto che suona Louis Armstrong. Alla fermata successiva «Olaias», si esce di fronte a due campi nuovi di zecca, uno di rugby: vuoto, e l’altro di calcio, pieno zeppo di ragazzini che sognano Cristiano Ronaldo. Il più bravo ha una vecchia maglietta di Saviola, calciatore argentino, promessa non mantenuta, e agli altri proprio non riesce di marcarlo. Si riparte in compagnia di giovani tedesche, super attrezzate, hanno guide e mappe e telecamere. Mentre sfilano le stazioni di «Bela Vista», «Chelas», «Olivais» e «Cabo Ruivo», pura periferia, si ha l’impressione che tutti filmino le stesse cose che poi finiscono su You Tube, quasi a voler giustificare che hanno vissuto, viaggiando. E osservando le ragazze tedesche: più che fotografare o filmare, sembrano intente a controllare che tutto corrisponda alle guide, perdendo quelle poche ore di gioia che un posto regala a chi gli è estraneo. C’è una pagina di Pessoa dove racconta del più grande viaggiatore conosciuto: un garzone che passava dal suo ufficio, instancabile collezionista di dépliants pubblicitari di città. Un voyeur di cartine geografiche e illustrazioni di paesi lontani. Si faceva dare dalle agenzie di viaggio le guide a nome di un ipotetico ufficio. Aveva opuscoli pubblicitari delle rotte navali dal Portogallo all’India, all’Italia, fino all’Australia. E l’aspetto che lo divertiva maggiormente era che il ragazzo conosceva esattamente per quali ferrovie si andava a Parigi o a Londra, e la sua pronuncia sbagliata di posti lontani li rendeva ancora più misteriosi e interessanti, finendo per avere un mondo tutto immaginifico e distorto dai propri desideri. Tra il garzone di Pessoa e le ragazze tedesche c’è la differenza che passa fra l’innocenza di uno sguardo bambino e la corruzione di uno adulto, non a caso Wim Wenders si poneva una questione molto simile girando «Lisbon Story», finendo per affidarsi alla casualità dello sguardo. Quando si arriva nella nuova stazione «Oriente» opera di Santiago Calatrava, si precipita in una storia di Moebius: gli ascensori tondi e trasparenti che attraversano le arcate in cemento a vista, procurano un salto temporale per chi viene dal centro della vecchia Lisbona, piastrellata, colorata e decadente. Attraversando la stazione con la sua cresta d’osso da dinosauro, il centro commerciale e le opere di architettura di un vecchio expo, si guadagna la vista del fiume Tago. Qui c’è l’unico posto dove la città non esiste e perde completamente il suo fascino, diventando un altro mondo: l’oceanario. Però, dentro i bambini, e forse anche gli adulti, provano sentimenti in modo naturale verso una specie diversa. Ponendosi curiose domande del tipo: come è strana la vita dei pesci? che memoria hanno? c’è stato un tempo lontano che ci apparteneva? Lo scivolare nell’acqua dei pesci è amplificato fino a diventare il suono guida nell’edificio, grandi e piccoli ne seguono imparzialità e soggettività, capriole e cambi di rotta, e i loro occhietti a palla, incavati o anche introvabili, diventano oggetto di discussioni. Che poi vedere in una cosa più di quello che lei stessa vede: è non vedere nulla. L’interesse è per un piccolo, sottile, pesce zebrato dall’andatura sbilenca, e sulla gobba: riflessi dorati. Quando abbandona il suo lato dell’acquario e si abbassa fino a scomparire, sembra una navicella che affonda, portandosi via anche questo vago giorno lisbonese.

Written by comunitaprovvisoria

4 Gennaio 2008 alle 11:01 pm