Articoli con tag ‘calitri’
PRODOTTI A KM ZERO
MERCATINO con PRODOTTI a KM 0 – Calitri 29 dicembre – Sala Ex ECA / Dalle 17:30 alle 21:30
L’iniziativa Natale con prodotti a km zero, organizzata del Circolo Legambiente “Alta Irpinia” di Calitri, nasce dall’esigenza di sensibilizzare la comunità locale al consumo dei cosiddetti prodotti a “filiera corta”, cioè quei prodotti che provengono da un’area di produzione che dista al massimo 70 km dal luogo di consumo.
La “filiera corta” ci permette di conoscere il produttore e verificare la qualità del prodotto, ci dà la possibilità di acquistare a prezzi vantaggiosi e garantendo una retribuzione equa a chi vende. Non solo ma, una cosa importantissima, consumando i prodotti a km zero, si salvaguarda l’ambiente.
Alle ore 19:00 “APERITIVO A KM 0” offerto dal Circolo Legambiente “Alta Irpinia” di Calitri
info i produttori: Giuseppe Di Guglielmo, Calitri di.guglielmo@libero.it 328.6678524
i giorni delle cetonie
… i giorni delle cetonie… un posto incantato nella “Valle bleu” – Khalytri – borgo castello . 10 – 11 agosto 2010a torso irpino nudo
CALITRI / CERAMICA / MOSCARITOLO _ di Eduardo Alamaro
Cari amici, accludo il testo della mia segnalazione sull’ottimo Moscaritolo, da me pubblicata sulla rivista D’A, ott.-dic. 2009. Può essere di una qualche utilità per l’incontro prossimo venturo e d’avventuro a Calitri, terra ceramica. Eduardo Alamaro
Amici miei, rimaniamo in Irpinia. Andiamo a Calitri, anch’essa come Ariano, antico locus della ceramica. Vi lancio da questa finestra di D’A (e mi raccomando acchiappatelo!), un suggestivo vaso di Fulvio Moscaritolo, appartato e raffinato artefice del luogo. Mi è venuto alla mente questo suo corroso e corrosivo vaso del 2005 perché Moscaritolo collabora talvolta con i Russo di Ariano, coi quali è imparentato. E infatti questi mi avevano dato un catalogo delle sue pitture, opere scelte 1970 – 1980 (Delta 3 edizioni); nonché un fascicoletto della “St-Art” con un “percorso ermeneutico”, a cura di Michele Miscia.
Ma io avevo in mente invece quel suo vaso antico. Perché lo avevo collegato con le rugosità delle grotte scavate nella montagne dell’antico abitato di Ariano. Luoghi oggi inoperosi e desueti. Ma pur sempre ricchi di atmosfere Leggi il seguito di questo post »
le cetonie dorate di vincent
Un incendio, ultimo di una lunga serie di disastri, mette a dura prova la comunità di un vecchio borgo di collina.
La natura dolosa dell’evento appare subito evidente agli inquirenti, ma fra tutte le piste di indagine se ne affaccia una particolarmente surreale: l’incendio potrebbe essere stato provocato da un gruppo di insetti, probabilmente coleotteri della specie scarabeide.
L’ipotesi affascina soprattutto l’introverso e stravagante cronista Alex, che si reca sul posto deciso a fare luce sull’accaduto. Non immagina che quel soggiorno, o meglio un incontro, gli cambierà l’esistenza.
Il lettore si troverà così proiettato dall’entroterra della regione K* alle delizie del Kröller Müller Museum di Otterloo, dove la vicenda troverà una conclusione paradossale e poetica.
Tra tutte le versioni dell’accaduto circolate una, però, attirò l’attenzione degli inquirenti già poche ore dopo i fatti per la sua eccezionale unicità, e di questa esisteva agli atti della Procura Distrettuale di Santhangelo un corposo Leggi il seguito di questo post »
CALITRI, il ritorno
architettur@ in irpinia / incontri itineranti 2010 ___ 13°_ CALITRI sabato 17 aprile 2010 LEGNO, CERAMICA, PIETRA, PAESAGGIO Castello e Borgo storico di Calitri
(a breve il programma completo)
CALITRI sul TG1 delle 20 (servizio andato in onda il 15-03-2010)
“UN PAESINO DELL’IRPINIA, CALITRI, TRA I NOVE POSTI AL MONDO DOVE VIVERE BENE IN PENSIONE. LO HA INDICATO UNA RIVISTA Leggi il seguito di questo post »
“AVELLINO-ROCCHETTA SANT’ANTONIO”

foto_agostino della gatta © http://www.irpiniaturismo.it
UN VIAGGIO EMOZIONALE
di Giovanni Ventre
Il treno è appena partito, la stazione di Avellino si allontana lentamente, le rotaie scorrono dietro il piccolo treno composto di due carrozze. A bordo un centinaio di curiosi in cerca di emozioni. La tratta Avellino Rocchetta è un poco il filo di Arianna della storia d’Irpinia. Un grande uomo politico oltre che un insigne maestro poi diventato il maggiore critico letterario italiano, Francesco De Sanctis, ebbe alla fine dell’ottocento l’ intuizione di far attraversare buona parte dell’Irpinia da una strada ferrata che avrebbe significato per i territori attraversati un faro nella notte buia dei collegamenti con il mondo. La strada ferrata attraversa tre valli in cui scorrono i maggiori corsi Leggi il seguito di questo post »
un antropologo a cairano
Cairano, un pese minuscolo, il paese più piccolo della Campania, dove lo scrittore irpino Franco Arminio e il gruppo di «Comunità Provvisoria» hanno inventato un Festival atipico su decrescita, architettura e arti (Cairano 7x, Paesi, paesaggi, paesologia). Esperimento riuscito. Nei giorni scorsi si sono ritrovati a discutere a Cairano architetti, urbanisti, economisti, ma anche fotografi, pittori, artisti performativi, scrittori e poeti di tutta Italia. Tra gli altri sono stati a Cairano, Paolo Rumiz, Angelo Ferracuti, Andrea Di Consoli, Adelelmo Ruggieri, Antonella Anedda e Vinicio Capossela che si è esibito per il festival e ha letto pagine del Viaggio a Kuta.
Cairano 7x (me)
La mia prima volta a Cairano. Ho deciso che ci arriverò in macchina. Un viaggio in solitudine, dopo aver risalito al mattino presto la Salerno-Reggio Calabria. La rotta per il Sud imboccata verso Nord, una volta tanto. Accanto al Leggi il seguito di questo post »
saluti da vinicio
___ di vinicio capossela >>>>>>>>>>>> Caro Franco, ringrazio tutti voi della comunità provvisoria , della proloco, Franco Dragone e i suoi straordinari compaesani e il loro “alcalde” Luigi. Il”paese dei coppoloni” è stata una scoperta per me, che l’avevo sempre e solo indagato di sotto , di lato e di fronte..ma mai da sopra.Per favore dai un vero abbraccio a tutti quelli che hanno lavorato per questo sogno lungo sette giorni. Prima o poi mi diruperò sul serio involandomi come un uccello dalla rupe di Cairano.Credo che sia importante abitare un paese, anche nella sua assenza Leggi il seguito di questo post »
La web-radio
C’è finalmente, ascoltala!
(se trasmette)
La prima web-radio irpina ha iniziato le sue trasmissioni sperimentali
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Sui limiti del profondo
i lunedì dell’antropologia narrativa - di alfonso nannariello
Da casa alla stazione sarà stato 1 km in linea d’aria. D’estate, con tutte le porte aperte, sentivo passare la littorina. Qualcosa, col suo carattere di meraviglia ed incongruenza, mi sbalzava ad un altrove, mi faceva sentire diverso, mi differiva. Quel rumore metallico sul ponte dell’Ofanto era un trasalimento delle mie facoltà emotive, una rottura dei meccanismi del quotidiano, uno scrostare dal fondo le immagini interiori. Era la percezione di un senso oltre le cose, un senso che, mentre rendeva più solido il paesaggio esteriore, dentro lievitava nostalgie. Simultaneamente avvertivo il mio essere esteso mentre il mio corpo era fissato in un qui e in un ora.
La scoperta della scritta Calitri-Pescopagano sul muro della stazione era un’ulteriore ed inequivocabile indicazione della simultaneità del qui e dell’altrove. Erano presenti in un medesimo punto il limite e le possibilità. Quel rumore di ferro che tornava improvviso, pungeva. Non differiva il ricordo di colonie e collegi, unici posti dove fino ad allora ero stato, ma, più profondamente, «la nostalgie de l’infini».
Jesu Passio
i lunedì dell’antropologia narrativa - di alfonso nannariello
La quaresima era un rumore di cose acute urtate tra loro. Era un rimettere a posto la stanza. Era un rimettere ordine al soqquadro del Carnevale che aveva levato la carne più in alto di tutto e sfogato ogni sua pulsione. Era la mortificazione del corpo. Era la punizione per la dissacrazione del «prendete e mangiatene tutti. Prendete e bevetene tutti» dell’Ultima Cena.
Sotto il silenzio grigiopiombo del cielo, la scena di un’allegria brutale: un’umanità imbestiata ed urlante parodiava la comunione bevendo vini mescolati nel ventre tondo di Carnevale –una damigiana dentro il fantoccio coperto dalle vesti- e spartendosi il ben di Dio raccolto nei panieri e dentro i cesti.
Con aniline nere
i lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello
Uno nella curva sembrava rifrangere la parte più sospetta di ciò che è fuori dell’ordine della natura. Su un bicipite teneva tatuata l’immagine della Madonna di Pompei. La si vedeva quando, stando in canottiera, si rinfrescava l’anima riarsa dal bruciore dei campi dove, tra luglio ed agosto, lavorava.
Forse il suo verso contrario mi era stato spiegato da voci addensate su di lui, o forse dal suo aspetto, oppure dal fatto che stava in uno scantinato, come costretto ad una punizione, interrato tra ghiaia e carbone. Purificando col setaccio queste rene d’incertezze resta separato un materiale: quell’uomo aggrinzito, con quel braccio a me sembrava reggere tutta la scurìa[1]. Perciò, per tutta la durata della sua vita, immancabilmente, alla sua vista mi sentivo dentro un freddo, come quando il tempo cambia.
L’inatteso
_ i lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello

abbazia del goleto, torre febronia, particolare foto a.v.2008
Nell’angolo a sinistra della cristalliera, per Natale mio padre preparava un presepio senza cielo, su una superficie di tavole inchiodate, col muschio che andavamo a fare a Santa Lucia e gli alberi coi rami, spezzati nella nebbia, dei cipressi. Le pecore e i pastori erano comprati, altri, in terracotta dipinta, li aveva fatti lui, anni prima. Coperta col muschio, la capanna era una lamiera curva, il palazzo di Erode un tubo d’eternit pitturato, il paesaggio un deserto di tufo con la neve d’ovatta o di cemento bianco. Vicino c’era l’albero con i fili d’argento e la stella cometa di plastica e lustrini; sopra a tutti i rami babbonatali e renne di cioccolata avvolti in una carta stagnola.
Nelle vene
i lunedì dell’antropologia narrativa -di Alfonso Nannariello
Gennaio era una mano di cementite bianca che cancellava tutto l’orizzonte. Era un cielo crudo. Era mia madre che mi passava i panni sopra il fuoco ed io, sotto le coperte, che restavo nudo. O me lo mostrava, così senza calore, quando apriva gli scuri al mio risveglio.
Gennaio era nel barattolo di vetro sopra il davanzale. Era un paesaggio di foglie d’alloro tra parti di maiale sommerse da un silenzio di gelatina di brodo ed aceto. Era, dalle finestre di casa, la luce opaca sul bosco spoglio e il colle innevato.
In posa altèra
i lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello
Si sarebbe potuto, sfogliando, scambiarne non pochi per apaches o cherokees.
Dalle foto di calitrani della fine dell’’800 e del primo ‘900 che ho visto nella raccolta curata dal mio amico Franco Arminio, Siamo esseri antichi, e dalla descrizione di De Sanctis me li figuro una bestemmia fatta carne. Sembrano, in quella posa altèra, ritenersi i più in alto nella scala degli esseri esistenti.
Quelle espressioni asciutte e quella gravità testimoniano una smisurata opinione di sé, che li fa competere in forza e rigore con Dio. Sembravano ritenere di possedere tutta l’elevazione data a degli esseri in un tempo mitico. Forse in virtù di questa consapevolezza, che non consentiva loro di abbassarsi ad esseri inferiori, erano attenti a non decadere da quel loro stato, a non gettar via il loro onore con parole fuori posto o commettendo azioni sconvenienti ed atti vili.
In una concisa chiarezza
i lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello
Qualche giorno prima del matrimonio nella casa di mia madre si esposero con cura i panni della dote, per farli apprezzare. Poi si compilò l’«Elenco nominativo del corredo» che fu «letto, accettato e sottofirmato dagli sposi in presenza di tutti gli invitati».
La lista serviva ai figli maschi per non fare avanzare alle sorelle pretese alla divisione finale. Letta di fronte agli invitati serviva a far giudicare l’intima corrispondenza di quanto era dato con le possibilità economiche della famiglia e a far riconoscere che non più di quello era dovuto alla figlia che andava a costruire la casa del marito.
qualcosa si muove …
Venite a CALITRI, a scoprire i segreti deliziosi custoditi nelle Antiche Grotte di Stagionatura e le tecniche antiche della lavorazione della ceramica precedenti all’invenzione della ruota.
Festeggiamo al Wine&Bar La Terrazza del Borgo, antico palazzo medievale che sovrasta la collina di Calitri, con un party con tanta musica, menu a tema cocktail e l’ottimo vino aglianico di Taurasi.
il gigante e il mago, questa sera vinicio capossela su raiuno
“C’è qualcosa nel mondo dello spettacolo che ti salva, ed è che tutto si può fantasticare. Uno può avere creature che l’accompagnano per una vita, e rendono fiaba una storia, come il Gigante e il Mago, creature che hai dentro fino da piccolo e che la strada a volta ti regala se sei pronto per l’incanto. Creature che camminano nel buio e cercano di tenere accesa dentro la fiammella della loro innocenza e della loro umanità, tra apparizioni disumane». Vinicio Capossela
IL GIGANTE E IL MAGO è il videoclip che anticipa la pubblicazione di DA SOLO, il settimo album di studio di Vinicio Capossela. Scritto da Vinicio Capossela con Gianfranco Firriolo, regista e direttore della fotografia, il videoclip è stato girato in più sessioni, a cominciare dalle scene del playback con il “Mighty Wurlitzer” (organo dalle mille timbriche nato per l’accompagnamento dei film muti di inizio secolo) che sono state girate a marzo 2008 vicino a Phoenix, in Arizona, e precisamente all’interno dell’Organ Stop Pizza di Mesa, un ristorante pizzeria che dispone al proprio interno, per gli avventori, di uno straordinario Mighty Wurlitzer rotante. Lì Vinicio ha incontrato uno dei due protagonisti della canzone, il Mago (Christopher Wonder).
De iusta proportione
I lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello
In verità a casa qualche cornice c’era. Le conservo ancora. Una era nel salone: una striscia dorata di due dita con il bordo stuccato come se fosse un intaglio. Dentro, su un foglio di compensato quaranta per cinquanta, era dipinto ad olio un lago stretto tra i monti e le case. Era il regalo di Alfonso Usiello, un pittore di Torre Annunziata che al matrimonio dei miei aveva fatto da testimone. Appena un poco più in basso, tra le due foto dei nonni, il quadro stava sulla parete come una marca a fare la sua figura. Nel quadro tutto era fermo come in un quadro è fermo, ma avevo l’impressione di un silenzioso arrivo da una barca.
Una tempera compatta
I lunedì dell’antropologia narrativa – di Alfonso Nannariello
Il padre di mio padre morì nel 1935, a cinquantasei anni. Era tornato dalla guerra a fare il muratore. A casa gli obbedivano senza che alzasse mai la voce, a volte senza che parlasse. In quel silenzio pacato e fermo era raccolta la sua forza, lo spirito inviolabile della sua personalità.
Credo che in tutta la sua vita non abbia mai messo la cravatta. Sull’ingrandimento di una foto del marzo del ‘33, fatta per la carta d’identità, gliela dipinse il fotografo con una tempera compatta. Gli fece anche il colletto della camicia con un celeste molto molto chiaro.
Anche se più spesso si usavano camicie r p’stàgna[1] e fazzoletti da collo, avere una cravatta e camicie col colletto non era più raro. Lui di certo una cravatta vera l’aveva, tanto che sua moglie lo riprese, così mi ha detto mia cugina Lisabbètta, il giorno della foto, quando non la mise.
IL ROMANZO DEL FORMICOSO
il Formicoso d’inverno (foto da google earth)
metto qui il pezzo scritto ieri sera sul formicoso e uscito stamattina sul corriere del mezzogiorno e su ottopagine. l’ho scritto prima che la serata entrasse nel vivo. sul senso e sulle emozioni vissute ieri sera ad andretta mi piacerebbe che ci fosse un bel giro di parole comunitarie. _ armin
***
ll romanzo del Formicoso è arrivato al capitolo Capossela. Il grande artista dell’Irpinia d’oriente(madre di Andretta, padre di Calitri) appartiene a questa terra più di tanti altri politicanti che hanno rappresentato l’Irpinia in maniera non sempre felice. Caposella ha vissuto poco in queste zone ma porta già nell’andatura il dna di questa terra. Da lontano si guarda a questi posti come luoghi arretrati. Il guaio è che anche molti politici locali hanno un’idea piccola di questi posti, assumendo il pensiero che altri hanno di noi.
Il lago di nebbia
Salve, sono un’amica di Luciana Cerreta e il blog comunità provvisoria mi è stato segnalato da lei. Sono di Calitri e sarei contenta se mi pubblicaste questa poesia sul Vs. blog. Grazie. Cordiali saluti. Maria Acocella.
Le prime luci dell’alba attendevano il loro momento, come se anche loro volessero ancora lasciare spazio a quel meraviglioso spettacolo.
Io, mia sorella e altri due amici siamo usciti un pò assonnati e frastornati dalla festa.
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LUCIA, SCRITTRICE /calitri /brescia
… la storia è quella di mia madre, una storia vecchia, o meglio antica, dove racconta, tra l’altro, del suo viaggio di nozze fatto da Calitri a Monticchio, un bel viaggio lungo se si considera il fatto che lo fece a piedi. E’ un racconto/intervista tratto dalla raccolta “dentro e fuori”. Avviso i naviganti che è un po’ lungo. Ciao Lucia
Ai miei nipoti vorrei chiedere perché non sono mai contenti.
Hanno tutto e non sono mai contenti.
Si siede sotto l’arco della porta finestra, un arco profondo cinquanta centimetri. La sedia tocca lo spigolo di un altro arco che si allunga sul soffitto e si incrocia giusto al centro con altri tre archi che si dipartono dai restanti angoli della stanza, le pareti sono talmente Leggi il seguito di questo post »
CALITRI e UNGARETTI
C A L I T R I
Una poesia di Ungaretti da “ritrovare”
Nel 1949, nelle edizioni della Meridiana di Milano, Ungaretti pubblicò la sua prima raccolta di poemi in prosa: Il povero nella città, composta con gli articoli comparsi nella «Gazzetta del Popolo» di Torino tra il 1931 e il 1934, periodo in cui, come inviato speciale della testata, aveva compiuto una serie di viaggi all’estero e in diverse regioni italiane, annotandone le impressioni.
a SUD di DIO (provvisoriamente)
a SUD di DIO (provvisoriamente) , intervista di Angela Congiunti al ‘comunitario’ Alfonso Nannariello . calitri 4 gennaio 2008
che cos’è la poesia?
la poesia è arte. come tutta l’arte è qualcosa di indefinito. non perché non si sia Leggi il seguito di questo post »
partito democratico rivoluzionario
_ dal diario di Franco Arminio
lunedì 28 gennaio, 10.12 ____________ programma del partito
il partito democratico rivoluzionario è il partito dell’irpinia d’oriente.
il programma per ora costa di un solo punto: andare dietro il paesaggio, il nostro paesaggio.
un partito silenzioso. non è necessario sollevare troppe parole. un partito che urla a bassa voce.
un partito territoriale, comunitario.









