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appello agli Intellettuali napoletani contro la discarica in alta irpinia
di angelo verderosa _ appello agli Intellettuali napoletani contro la discarica in alta irpinia _28.3.2011
Come Comunità Provvisoria dovremmo a questo punto scrivere almeno un manifesto, un appello contro l’idea di una parte degli intellettuali napoletani (35 firmatari tra cui vari docenti universitari) di istituire una nuova mega-discarica in Alta Irpinia. Come si fa a pensare di imbrattare d’ufficio quel poco di natura che è rimasta all’interno della Campania?
Il manifesto però, oltre le nostre poche prime firme, dovrebbe portare le firme degli amici Intellettuali napoletani (buoni) che sono venuti più volte in Irpinia e che hanno condiviso i problemi e le visioni di questa parte marginale di territorio appenninico.
Penso a Chambers, a Curti, a Cillo, a Gravagnuolo, a De Grenet, a Cappiello, a Mazzoleni, Pica Ciamarra e tanti tanti altri. Ognuno di noi inviterà a firmare un amico napoletano. E questo appello lo facciamo arrivare sulla stampa napoletana.
Da Napoli a Napoli: perché non serve un’altra buca sversatoio in Alta Irpinia !
Ieri pomeriggio sono stato a fare visita ad Antonio Vespucci, appena rientrato da un complicato intervento ortopedico a Siena; Antonio ritiene che, come territorio, possiamo accogliere la frazione umida dei rifiuti napoletani, cioè gli avanzi del cibo, proprio la parte più problematica da gestire a causa della puzza; quello però da cui si può ottenere il compost; compost che può servire all’agricoltura come concime considerato che qui non si produce più letame.
MANIFESTO (in fieri) della POESIA MERIDIANA
Il secolo nuovo, che doveva essere secolo di pace, si è aperto con i bagliori della guerra, gli stessi che hanno squarciato il cielo per tutto il ventesimo secolo. Quel secolo, del resto, si apriva con il “Manifesto del Futurismo” di Marinetti che era proprio l’esaltazione più esplicita e delirante della violenza e della guerra.
Noi vogliamo inaugurare una nuova stagione della poesia, quella della Poesia Meridiana, ovvero di una poesia che partendo dalla cultura comune del Mediterraneo proponga agli uomini di oggi una cultura della pace, della fratellanza, dell’incontro, dell’accoglienza, del rispetto delle diversità e della multiculturalità.
Questo nuovo secolo si è aperto, altresì, con le emergenze ambientali che stanno distruggendo la Madre che gli uomini avrebbero dovuto venerare.
Questa “Mater” ci dice ogni giorno che ha bisogno del nostro aiuto non tanto perché Lei continui a vivere quanto perché consenta a noi uomini di poter continuare a vivere: la Terra, certo, vivrà anche dopo l’estinzione dell’uomo. La Poesia Meridiana pone al centro dunque la difesa della nostra Terra contro qualsiasi forma di “sviluppo” non sostenibile. Perciò, noi crediamo nella funzione etica della Poesia. Noi crediamo che la Poesia non possa e non debba abdicare al suo dovere di testimonianza come amava ribadire Salvatore Quasimodo nel suo “Discorso sulla poesia” del 1956.
La Poesia Meridiana è figlia del pensiero meridiano, quel pensiero che ricorda all’Uomo che ci sono dei limiti da rispettare, altrimenti siamo condannati all’autodistruzione, quel pensiero meridiano, che ci ricorda che l’uomo non è nato per produrre e consumare (i modelli imposti dal capitalismo amorale e dal consumismo), ma è nato per pensare e amare. L’uomo, invece, ha dimenticato i suoi limiti, non ne impone più a se stesso, si è trasformato in dio distruggendo la Natura, aspirando all’immortalità, polverizzando tutto per l’ansia di consumare.
