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Nonluoghi

E’ nell’anonimato del nonluogo che si prova in solitudine la comunanza dei destini umani. (Marc Augé, Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, Parigi 1992)
In questi ultimi mesi ho volontariamente sospeso la scrittura, forse in segno di protesta, forse di pigrizia, forse perché mi sono sentita, ancora una volta, sconfitta, trasparente, delusa. La nostra “terra che soffre” ha preteso il suo dazio, il pagamento di sudore, lavoro e fatica in cambio di indifferenza e, spesso, astiosa malsopportazione (vocabolo che, volontariamente, non cerco sul dizionario). Questa estate, mentre ero sul Formicoso in totale isolamento e silenzio, con gli occhi rivolti a terra, come richiede ciò che faccio,camminando per ore cercando segni, tracce, relitti di tempi andati e volontariamente cancellati, oppure mentre scavavo in altura, su quello strano crinale di arenaria che, un tempo, è stata un’arce sannitica e, dopo, una colonia romana, sentivo la solitudine.









