COMUNITA' PROVVISORIA

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CHIUDERE per APRIRSI

images.jpg  metto qui il primo capitolo di un diario elettorale che ho iniziato oggi sul quotidiano ottopagine   _____   Veltroni dice che il partito democratico deve andare da solo alle elezioni. È un gesto vagamente futurista, perché chiude a compromessi e tatticismi che ci hanno portato al disastro che è sotto gli occhi di tutti. Quello che a questo punto ci si aspetta è vedere come il rigore che si vuole avere con gli altri venga esercitato anche al proprio interno.  Per venire alle nostre latitudini, non si può andare da soli e poi immaginare di candidare al parlamento Bassolino (e annessa consorte) e gli assessori della regione Campania. Sarebbe veramente un suicidio, ma non per loro, per noi, per le persone che vogliono ancora immaginare un futuro. Ci si chiude alla vecchia politica per aprirsi al meglio della società, non per trovarsi un paracadute nella sconfitta. Siamo in una società post-politica e forse anche post-umana. Ognuno a suo modo, ogni giorno sperimenta la pena di vivere in un mondo autistico, dominato dalla religione della moneta. Problemi colossali, problemi che richiedono una svolta radicale e invece dobbiamo fare i conti con le aspirazioni di un ceto politico inamovibile.È difficile rimuovere i rifiuti dalle strade ma è difficile rimuovere anche chi ha prodotto questa situazione. Le cose che si leggono in questi giorni sui giornali locali circa le candidature sembrano totalmente scisse da quello che è avvenuto e sta avvenendo nella società. Capisco che non siamo in Finlandia. Capisco che c’è gente che va a votare in un certo modo perché così gli viene chiesto dal notabile locale. Capisco che l’emigrazione ha svuotato i nostri paesi, privandoli di persone importanti e anche di tanti giovani capaci, privandoli della rabbia di cui i giovani migliori sono portatori. Capisco che in queste condizioni i gruppi dirigenti sono deboli e sfiatati perché debole e sfiatata è la società che li esprime. Ma non si può sempre tirare a campare, anche perché c’è chi di questo andazzo campa e chi soccombe: i vecchi abbandonati in finti ospedali o gli operai sottopagati, tanto per fare due esempi.Ci aggiriamo in un paesaggio di rovine, umane e materiali. Si può e si deve tentare di ricostruire partendo dalle comunità in cui ognuno vive. Questa è la strada imposta dai tempi. Tutte le ambizioni dei singoli sono lecite, ma si muovono in uno spazio residuale, moralmente asfittico. Forse se in parlamento si guadagnassero duemila euro al mese e non ventimila, tutta questa ressa non ci sarebbe. E magari più del dilemma tra Maccanico e D’Amelio si parlerebbe se è giusto fare l’autodromo in valle Ufita o il parco del silenzio e della luce  a Monteverde.

franco arminio

11 Risposte

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  1. In Italia abbiamo assistito inermi alla fine del governo di centrosinistra

    In Campania assistiamo allibiti allo sfascio del territorio e della politica del centrosinistra

    In Irpinia assisteremo impotenti all’ennesima conservazione elettorale del centrosinistra

    Abbiamo finora votato per il centrosinistra, in Irpinia, in Campania, in Italia

    Non siamo più disposti a farlo

    chiediamo che alle politiche di aprile 2008 siano candidate persone ‘nuove’

    -che non abbiano avuto problemi con la giustizia e che non siano ‘mestieranti’ della politica

    -che siano colti, che abbiano meriti, e che sappiano scrivere e parlare bene in italiano

    -che siano tra la gente, capaci di ascoltare e di inventare.

    Capaci di sognare un’Italia, una Campania e un’Irpinia migliori.

    angelo, dario, enzo, michele c. e altri

    amici di franco

    7 febbraio 2008 at 8:49 PM

  2. Non ne possiamo più di scelte imposte dall’alto e non vorremmo che si approfittasse dell’attuale legge elettorale per imporre candidati secondo logiche di privilegio feudale.

    Non accettiamo più di essere rappresentati dagli stessi totem inamovibili che hanno sfregiato l’immagine della nostra regione dinanzi all’Italia e al mondo.

    bisogna rinnovare anche in Campania (prima regione per numero di giovani elettori), pena la sconfitta.

    Vorremmo trovare ascolto e ricevere risposta alla presente.

    angelo, dario, enzo, michele c. e altri

    amici di franco

    7 febbraio 2008 at 8:51 PM

  3. non mi sembra che FRANCO sia un “novello” …

    gianni

    7 febbraio 2008 at 9:08 PM

  4. Agli amici di Franco:
    La povertà o la miseria economica dei tempi passati sta diventando oggi povertà intellettuale, miseria di idee, di progetti, di prospettive, i desideri, le speranze e le aspirazioni quasi mai si realizzano, quasi mai trovano soddisfazione.

    il navigante

    7 febbraio 2008 at 9:27 PM

  5. a me in questo momento interessa solo avere degli amici e averli trovati grazie alla comunità provvisoria.
    questa è una cosa infintamente più importante delle vicende elettorali a cui sono fisiologicamente estraneo: non mi sono mai candidato, neppure alle elezioni scolastiche, sia come genitore che come insegnante.
    quello che mi dispiace molto è questa volontà di non convenire su niente che sistematicamente indebolisce la società civile e rinforza un ceto politico mediocre dal punto di vista intellettuale e vergognoso dal punto di vista morale (o viceversa).
    sono dispiaciuto per le persone che non stanno partecipano alle nostre discussioni di questi giorni. secondo stiamo perdendo una grande occasione, l’occasione di stare di stare vicini, di farci compagnia.
    come si fa a non capire che il lamento individuale contro lo stato delle cose non produce nulla, come si fa a non capire che abbiamo trovato uno strumento che prima non avevamo, come si fa a non capire che qui dentro può accadere qualcosa che può renderci tutti più vivi e più sensibili?
    armin.

    comunitaprovvisoria

    7 febbraio 2008 at 11:03 PM

  6. caro franco,
    il forum sembra aver “eletto” lei quale possibile canditato.
    nell’eventualità si concretizzi la cosa, quali sono i suoi intenti elettorali, quali i suoi programmi, le sue linee guida ?

    gianni

    8 febbraio 2008 at 8:37 am

  7. Noi proponiamo Franco Arminio in maniera nuova e propositiva e contro nessuno, pensiamo che sia giunta l’ora di dare spazio ad una voce centrata che ama la nostra terra e ne sa cogliere la bellezza la forza e la disperazione.
    dario

    DARIO

    8 febbraio 2008 at 11:02 am

  8. Da soli siamo vulnerabili: se cerchiamo di avvicinarci all’oceano come singole gocce d’acqua evaporeremo prima ancora di arrivare, ma se ci andiamo come un fiume, se ci andiamo come una comunità, siamo sicuri di raggiungerlo.
    Con una comunità che cammina insieme a noi, che ci sostiene e ci ricorda sempre l’esistenza del cielo azzurro che è ancora lì a nostra disposizione.

    Abbiamo tutti bisogno di una comunità, che ci impedisca di affondare nella palude della disperazione.

    Costruire una comunità è l’azione più importante del nostro secolo.

    Thai monaco Zen vietnamita

    dario

    dario

    8 febbraio 2008 at 12:06 PM

  9. In quel momento apparve la volpe.
    “Buon giorno”, disse la volpe.
    “Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
    “Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”
    “Chi sei?” domando’ il piccolo principe, “sei molto carino…”
    “Sono una volpe”, disse la volpe.
    “Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono cosi’ triste…”
    “Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomestica”.
    “Ah! scusa”, fece il piccolo principe.
    Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
    “Che cosa vuol dire ?”
    “Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”
    “Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
    “Che cosa vuol dire ?”
    “Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso! Allevano anche
    delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”
    “No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “?”
    “E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire …”
    “Creare dei legami?”
    “Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi,
    noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro’ per te unica al mondo”.
    “Comincio a capire” disse il piccolo principe. “C’e’ un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”
    “E’ possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”
    “Oh! non e’ sulla Terra”, disse il piccolo principe.
    La volpe sembro’ perplessa: “Su un altro pianeta?”
    “Si”.
    “Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”
    “No”.
    “Questo mi interessa. E delle galline?”
    “No”.
    “Non c’e’ niente di perfetto”, sospiro’ la volpe. Ma la volpe ritorno’ alla sua idea:
    “La mia vita e’monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a
    me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano.
    E io mi annoio percio’. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara’ illuminata.
    Conoscero’ un rumore di passi che sara’ diverso da tutti gli altri. Gli
    altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara’ uscire dalla
    tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu’ in fondo, dei campi
    di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e’ inutile. I campi
    di grano non mi ricordano nulla. E questo e’ triste! Ma tu hai dei capelli
    color dell’oro. Allora sara’ meraviglioso quando mi avrai addomesticato.
    Il grano, che e’ dorato, mi fara’ pensare a te. E amero’ il rumore del
    vento nel grano…”
    La volpe tacque e guardo’ a lungo il piccolo principe:
    “Per favore… addomesticami”, disse.
    “Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, pero’. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.
    “Non ci conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno piu’ tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia’ fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu’ amici.
    Se tu vuoi un amico addomesticami!”
    “Che cosa bisogna fare?” domando’ il piccolo principe.
    “Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, cosi’, nell’erba. Io ti guardero’ con la coda dell’occhio e tu non
    dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai
    sederti un po’ piu’ vicino…”
    Il piccolo principe ritorno’ l’indomani.
    “Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
    “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero’ ad essere
    felice. Col passare dell’ora aumentera’ la mia felicita’. Quando saranno le quattro, incomincero’ ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro’ il prezzo
    della felicita’! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro’ mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
    “Che cos’e’ un rito?” disse il piccolo principe.
    “Anche questa e’ una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’e’ un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio.
    Allora il giovedi e’ un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero
    tutti, e non avrei mai vacanza”.
    Cosi’ il piccolo principe addomestico’ la volpe.
    E quando l’ora della partenza fu vicina:
    “Ah!” disse la volpe, “… piangero'”.
    “La colpa e’ tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto
    che ti addomesticassi…”
    “E’ vero”, disse la volpe.
    “Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
    “E’ certo”, disse la volpe.
    “Ma allora che ci guadagni?”
    “Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.
    Poi soggiunse: “Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua e’ unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero’ un segreto”.
    Il piccolo principe se ne ando’ a rivedere le rose.
    “Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come
    era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne
    ho fatto il mio amico ed ora e’ per me unica al mondo”.
    E le rose erano a disagio.
    “Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si puo’ morire per voi. Certamente,
    un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei,
    lei sola, e’ piu’ importante di tutte voi, perche’ e’ lei che ho innaffiata.
    Perche’ e’ lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche’ e’ lei che
    ho riparata col paravento. Perche’ su di lei ho uccisi i bruchi (salvo
    i due o tre per le farfalle). Perche’ e’ lei che ho ascoltato lamentarsi
    o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche’ e’ la mia rosa”.
    E ritorno’ dalla volpe.
    “Addio”, disse.
    “Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale e’ invisibile agli occhi”.
    “L’essenziale e’ invisibile agli occhi”, ripete’ il piccolo principe, per ricordarselo.
    “E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi’ importante”.
    “E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurro’ il piccolo principe per ricordarselo.
    “Gli uomini hanno dimenticato questa verita’. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua
    rosa…”
    “Io sono responsabile della mia rosa…” ripete’ il piccolo principe per ricordarselo.

    — Antoine de Sant-Exupèry : Il piccolo principe —

    io sono … la volpe
    mi farò addomesticare
    … e voi sarete responsabili !!!

    ;-)

    gianni

    8 febbraio 2008 at 1:04 PM

  10. Costruire legami e realizzare la comunità.

    Grazie Gianni per averci regalato questa pagina leggera e speciale!

    dario

    dario

    8 febbraio 2008 at 2:28 PM

  11. Continuo sull’ onda dei riferimenti cari ad ognuno di noi, dopo Dario e Gianni, costruendo comunità: personalmente mi rivolgo alle parole che seguono ogni volta che tocco la mia illusione di essere una goccia sola soletta nel turbinio delle intemperie, mentre ogni mia azione è aiutata e sostenuta e potata dentro un’ onda diversa, ogni volta diversa.
    Teresa C.

    “Vista in un certo modo, un’ onda del mare sembra possedere un’ identità propria, un inizio e una fine, una nascita e una morte.
    Vista in un altro modo, l’ onda in se stessa NON esiste perchè non è altro che l’ attività dell’ acqua.
    Un’ onda è “VUOTA” di identità separata, ma “PIENA” di acqua.
    Se riflettete sulla natura dell’onda , capirete che si tratta di un qualcosa reso temporaneamente possibile dall’ azione combinata del vento e dell’ acqua, e dipende da un certo numero di circostanze che cambiano di continuo.
    Inoltre, vedrete che ogni onda è strettamente legata alle altre . ”

    Da Lama Sogyal Rimpoche-Il Libro tibetano del vivere e morire-
    Rgpa Italia org e Francia-Lerab Ling

    HERA-Klescampania

    8 febbraio 2008 at 8:00 PM


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