COMUNITA' PROVVISORIA

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il cuore caldo e spaventato degli uomini

 

Dopo Viaggio nel cratere (Sironi, 2003) e Circo dell’ipocondria (Le lettere, 2006), Franco Arminio manda alle stampe Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (Laterza, 186 pagine, 10,00 euro), un libro che segnerà in profondità le sorti della grande letteratura di “strapaese”, e le sorti della letteratura per frammenti, antiromanzesca e antiborghese (“Il paesologo non ama il narrare disteso, ma la smania aforistica, la frase singola, spaiata” scrive Arminio nel piccolo zibaldone finale dove, tra l’altro, ci sono immagini e intuizioni di superba bellezza: “Tre luoghi aperti nelle mattinate dei paesi: il bar, il Comune, il cimitero”; “Quasi ogni mattina vado a trovare qualche paese come si va a trovare un vecchio zio, vado a vedere che faccia ha, a che punto è la sua malattia o la sua salute. Vado per vedere un paese, ma alla fine è il paese che mi vede, mi dice qualcosa di me che non sa dirmi nessuno”, ecc.).

Un libro, questo, che è tante cose: uno zibaldone di pensieri, un libro di viaggi, un reportage, un diario, una miniera di soggetti, di figure, di profili, di oggetti, di scenografie urbane, un epicedio, un lamento, un momento di gioia mal trattenuta, un referto inesauribile di paure e di pietà. Franco Arminio, che è nato, e da sempre vive a Bisaccia, nell’Irpinia sbilanciata verso la Lucania, visita in questo libro i suoi paesi (Conza, Greci, Vallata, Aquilonia, Flumeri, ecc.), facendo anche alcune sortite “fuori casa”: in Val Germanasca, nel Cilento, e nel Salento. Ma le pagine più belle sono dedicate proprio alla sua Irpinia, ché Arminio, come egli stesso scrive, appartiene solo al suo paese, è “un dente dentro la bocca del cavallo, un mattone dentro un muro”.

Il padre della paesologia ha fondato un nuovo modo di viaggiare; è piuttosto un vagare, un perdersi tra cose belle e brutte, tra piazze deserte, sotto lampioni spenti, dinanzi a porte chiuse, sotto la neve o il sole; un fare domande per perdersi nel suono delle risposte, un fotografare cani, camion della frutta, anziani al bar. Niente di più lontano dal bozzetto, dall’oleografia e dal sottobosco paesano. Se avesse ancora senso, diremmo che Arminio ha uno sguardo geografico e letterario tra i più moderni in Italia (ma antico e moderno, in specie se contrapposti, sono vecchie categorie accademiche senza più significato).

Vento forte tra Lacedonia e Candela non auspica un ripopolamento o lo sviluppo “moderno” dei paesi (non cade nel tranello dell’utopia); non è un lamento del passato, dei bei tempi della civiltà contadina (non cede alle sirene delle “anime belle”); è, piuttosto, qualcosa che sta a metà: una dichiarazione d’amore del “qui ed ora” dei paesi per come sono adesso (i paesi della birra al bar, dei ricordi, dei silenzi, dei manifesti funebri, dei negozi, dei personaggi buffi, delle prepotenze, delle case anonime del dopo-terremoto, ecc.), un perdersi, tra paura e pace, nei “dintorni” di una terra straordinaria quanto più è ordinaria, vera, scrostata di ogni sovrastruttura ideologica.

Arminio sta nella sua Irpinia come l’albume sta nel guscio. Questa pace, però, è attraversata dalla nevrosi (collettiva) di Arminio, dalle sue parole, dai suoi presagi di morte (ma sono, appunto, nevrosi consustanziali ai paesi, alla loro lenta e pacifica agonia). Ma tutte le tragedie della sua terra – a partire dal terremoto del 1980 – non hanno fatto che rafforzare un vincolo di appartenenza (“La sera che ci fu il terremoto io stavo bene. Mi piaceva tutta quella gente per strada, tutti che si guardavano come se ognuno fosse una cosa preziosa. Quando molti si sono messi a dormire nelle macchine mi sono fatto un giro, li ho benedetti uno per uno”). E questa è un’immagine, se vogliamo, di aedo contemporaneo, di vate fraterno e antiretorico.

Il libro di Arminio è una “Spoon River” dei vivi che si preparano a morire (anche la morte, qui, è un’ombra concreta, amichevolmente tetra, che si aggira tra le strade). Ma quel che più commuove, di questo libro, è il saper amare le cose e le persone nonostante l’agguato quotidiano dei pensieri neri, del “naufragio”, dello sfinimento, della morte (la morte, per Arminio, è una notizia improvvisa, come un terremoto, o un ictus); è il saper amare solo ciò che davvero si ama (“Forse io sono un paesologo dei miei paesi e di Castro dei Volsci non so che dire. Mi manca la radice infiammata della residenza, mi manca il nervo che lega gli occhi al cuore”); l’attrazione innamorata per il marginale, il superfluo e i perdenti (“Tonino è morto per sfinimento, perché era un giocatore rimasto per anni e anni sul campo a giocare la partita della solitudine, mai un intervallo, mai un goal, tutto un andare avanti e indietro, senza concludere mai”; e ancora: “A Lacedonia si vive le ricordo di un passato in cui c’erano tanti uffici e adesso non c’è neppure un negozio di scarpe. A me questo non dispiace. Sono venuto qui proprio per le cose che non ci sono. In fondo le delusioni, le mancanze, sono le stampelle a cui si sorregge la mia scrittura”). E quest’ultimo pensiero, a rileggerlo, è non soltanto una politica e un’etica, ma una poetica, e un insegnamento a tutti quelli che credono che nei paesi non accada nulla, ché Arminio ci dimostra, con questo libro indimenticabile e commovente, che si può fare letteratura con gli antieroi, con i falliti, con le parole non dette, con le azioni non fatte, con gli uomini silenziosi, con i non-paesaggi, con la desolazione delle piazze deserte, a dimostrazione dell’assunto che un grande scrittore non ha bisogno della Storia o della cronaca nera per toccare il cuore caldo e spaventato degli uomini.

(da l’Unità, 5-07- 2008)

 

ANDREA DI CONSOLI 

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Written by Arminio

17 luglio 2008 a 10:54 pm

Pubblicato su AUTORI

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10 Risposte

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  1. Riuscire nell’impresa, è un’impresa vera e propria, di chiudere un libro è qualcosa che va festeggiato, come quando si finisce una casa e ci si raccoglie felici a cena tutti quanti la fecero.
    Congratulazioni Franco e buon vento – buona navigazione per “Vento forte tra Lacedonia e Candela”.

    Adelelmo

    ar

    19 luglio 2008 at 9:19 am

  2. grazie caro adel.
    tu lo sai quanta fatica costa chiudere un libro.
    ma la fatica più grande è sempre quando esce, è nel vedere che questa casa nessuno ha voglia di festeggiarla, perché non si capisce che un libro se è un vero libro non è una casa dell’autore, ma una casa di tutti.

    Arminio

    19 luglio 2008 at 1:38 pm

  3. Sono d’accordo un libro quando viene dato alla stampa non è più dell’autore, ma è un pò di tutti quelli che lo leggono. Ognuno ha la libertà e la facoltà di interpretarlo ed utilizzarlo come meglio crede. Ho lasciato un commento e una mia testimonianza dell’amore che nutro per la mia terra, l’Irpinia sotto “vento forte tra Lacedonia e Candela”. Sono di Scampitella, anche se da una quindicina d’anni residente al nord. Ho scoperto ieri il vostro blog e mi sono sentita subito più vicina alla mia come alla vostra piccola comunità virtuale, che ha tutte le positività e tutte le negatività dei nostri piccoli centri di montagna. Ho sempre apprezzato chi continua a combattere affinché i nostri piccoli paesi continuino a far sentire la propria voce. Auguro a tutti voi una buona domenica.
    P:S: Poiché la vostra sembra una grande famiglia in cui più o meno ci si conosce volevo porre un interrogativo ad A.Imbriano. Il nome non mi è nuovo e mi piacerebbe sapere se ha qualche attinenza con un certo A.Imbriano che ha frequentato anni or sono la facoltà di Ingegneria a Napoli o se si tratta di semplice omonimia.

    Rocchina Spellecchia

    19 luglio 2008 at 3:03 pm

  4. Credo che il libro appartenga innanzitutto all’editore …
    Scherzo naturalmente.Parlando di libri , due aforismi che mi piacciono in modo particolare

    . Francesco Bacone:”La lettura rende un uomo completo, la conversazione lo rende agile di spirito e la scrittura lo rende preciso” (il blog raccoglie tutti questi momenti in uno solo: meraviglie della tecnologia!)

    . Honorè De Balzac: “Una notte d’amore è un libro letto in meno” ( Meno male che esistono anche i pomeriggi d’amore, così risolviamo il problema!)
    Vi auguro una bella domenica

    angela

    19 luglio 2008 at 4:31 pm

  5. Le tue pubblicazioni sono fari che si accendono sulla terra d’irpinia.

    Auguri ….Tonino

    antonio morgante

    19 luglio 2008 at 6:25 pm

  6. domani esce sul corriere del mezzogiorno un pezzo che parla di paesologia. lo ha scritto lo storico giuseppe galasso.
    spero che questo libro sia sentito dai comunitari un pò come cosa propria. sarebbe per me il più grande successo.

    Arminio

    19 luglio 2008 at 9:09 pm

  7. Cara Angela, sei la mia Angela vero? Speravo di avere una risposta ai miei due commenti sul sito da dei miei conterranei, invece mi ritrovo anche qui a comunicare con te. Due residenti a Cologno, di cui una nostalgica irpina, che discutono come due intruse in una comunità provvisoria. Non so cosa mi apettavo. D’altronde è un semplice blog ed è giusto che non tutti leggono tutto di tutto . Baci, Rocchina.

    Rocchina Spellecchia

    19 luglio 2008 at 9:33 pm

  8. @ rocchina
    spero non resterai delusa nel sapere che non sono quell’A. Imbriano, ingegnere, che ipotizzavi! Io vivo a Monza, sono originario di Sant’Angelo dei Lombardi e sono medico, laureato diversi anni fa…. a Pavia!
    Ciao!
    antonio

    aimbriano

    22 luglio 2008 at 9:54 am

  9. @Antonio
    Avevo già dei dubbi e leggendo più attentamente comunità provvisoria ho scoperto parte del tuo passato e della tua formazione. Mi scuso per l’errata ipotesi. Sono comunque lieta del fatto che la lotta per un migliore futuro delle nostre zone parte anche da persone che sono lontane, ma che hanno con esse un rapporto difficile da scindere.

    Rocchina Spellecchia

    22 luglio 2008 at 6:13 pm

  10. A proposito di lontananza , tra qualche ora sorò un po’ più vicina… Partirò per le vacanze e tornerò nella terra dei miei nonni: il Gargano . Anche qui ce ne sarebbero di iniziative da intraprendere, ma la gente mi sembra un po’ persa dietro il facile guadagno del turismo mordi e fuggi. L’incendio dello scorso anno, che ha distrutto diversi ettari di foresta del Parco Nazionale , non ha insegnato granchè agli amministartori locali. Pensate che a Peschici il giorno 24 ci saranno diverse iniziative per ricordare l’incendio : Claudia Koll ,e Addirittura Renzo Arbore si daranno da fare per dirci quanto è stato distrutto , quanto ancora bisogna costruire e bla bla. Intanto ho saputo da comuni amici che già qualcuno sta pensando a costruire in alcune zone distrutte dalle fiamme…Lo sapevamo già che finiva così! Buone vacanze a tutti voi e grazie della compagnia e dell’informazione.

    angela

    22 luglio 2008 at 10:43 pm


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